Jesu is Charlie

di admin @CostanzaMBlog

La fontana del villaggio

grunewald

No non ė un errore di stampa, l’ho proprio voluto scrivere così, perché io non ho proprio nè la voglia nè la ragione di dire che sono Charlie: disapprovo totalmente la loro linea editoriale, non ho mai comprato il loro giornale, le loro vignette mi fanno schifo, perché mai dovrei identificarmi con loro?

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33 commenti to “Jesu is Charlie”

  1. Ecco, esatto. Dato per scontato che non c’è mai alcuna giustificazione all’ omicidio, siamo appunto così sicuri che l’alternativa è la cultura anarchica e dissacratoria? Fare terra bruciata di tutti i valori più profondi non costruisce una cultura che può resistere… sono addoloratissima per i morti, ma neanch’ io mi identifico con Charlie.
    Seconda questione: girano questi post e sms con le matitine simbolo della libertà assoluta di espressione, anche, evidentemente, quando è dissacratoria, satirica, e, a volte, pesantemente. Ok. Ma siamo sicuri, anche qui, che vale per tutti? Io ci sarò sabato prossimo al convegno di Milano: vorrei potervi ascoltare senza che qualcuno lo impedisca come in occasione delle Sentinelle…o noi siamo diversi e per noi la libertà di espressione non vale? presentiamoci con le magliette con le matitine….voglio proprio vedere….

  2. Proprio così, la violenza è sempre condannata, ma non bisogna provocarla.

  3. Non mi identifico con Charlie ,sono cristiana , amo la libertà di opinione di stampa di religione ,x me Libertà .è il rispetto assoluto della Libertà altrui , mi identifico con Gesù Cristo che con la sua Verità mi ha reso lLIBERA .

  4. Propongo ai lettori di questo bel blog questo lucido e drammatico articolo di Luigi Amicone, direttore del settimanale Tempi: http://www.tempi.it/l-orrenda-strage-dei-giornalisti-a-parigi-le-nostre-bugie-buoniste-e-il-coraggio-della-verita-di-un-generale-islamico#.VLG0JIHYOrU

  5. mi spiace essere stato anticipato. stavo studiando un disegnino da accompagnare alla scritta. Non si può più tacere.

  6. Bravo don Fabio!
    @pasquale, ecco il disegnino:

  7. Ma io non sono Charlie

    E’ impossibile certo non condannare il massacro dei giornalisti in Francia, ed è doveroso in questi giorni mostrarsi tutti uniti e scendere in piazza con i manifestanti, perfino accanto ai musulmani moderati che finalmente si oppongono. Ma c’è qualcosa che stona in tutti quei cartelli Je suis Charlie, branditi in mano ovunque.
    Se gridare “Io sono Charlie” significa esprimere solidarietà verso le vittime del terrorismo fondamentalista, nulla da dire. Ci sarebbe però da chiedersi dov’erano queste folle quando i bersagli non erano dei vignettisti che disegnavano il Papa in atteggiamenti omosessuali o Maometto gay. E dov’erano i cartelli con scritto “Io sono Oriana Fallaci”, quando la giornalista fu mitragliata dai kalashnikov delle parole dai quotidiani come La repubblica, che l’accusava di islamofobia solo perché profetizzava quanto sta avvenendo oggi? E dov’erano i cartelli con scritto “Io sono Magdi Cristiano Allam”, vice-direttore del Corriere della Sera, quando anche lui, come la Fallaci, ricevette con una fatwa la sua sentenza di condanna a morte, e si ridusse a girare con la sua famiglia sotto scorta armata per anni? Questo perché aveva denunciato, non con la satira, ma con l’esperienza vissuta, quella violenza che ora si è armata contro i suoi colleghi.
    Quando andai a intervistarlo dovetti essere perquisito da tre filtri di agenti nel suo albergo; e dov’era tutta la difesa alla libertà di stampa quando Allam era costretto a vivere in quel modo? O quando fu chiamato a processo dallo stesso Ordine dei Giornalisti? E dov’erano i cartelli con scritto “Io sono Ratzinger”, quando il Pontefice fu minacciato a seguito del suo mitissimo discorso di Ratisbona?
    A quel tempo Michele Serra non invitò tutti a portare un crocifisso nel taschino così come ora invita a portare nel taschino una matita, a simbolo dei vignettisti uccisi.
    E’ giusto gridare per le piazze “siamo tutti francesi” dopo che per anni siamo rimasti sordi alla strage dei cristiani in Medio Oriente? Perché quando questi venivano (e vengono tuttora) crocifissi e decapitati nessuno grida “siamo tutti cristiani”? Ci siamo disinteressati dell’espansione dell’Isis che ora occupa mezza Siria e mezzo Iraq con i relativi pozzi di petrolio che servono a finanziare il terrorismo, così come ci siamo disinteressati dell’espansione degli eserciti di Boko Haram, che in questi giorni ha incendiato altri 16 villaggi, ed ora ci stupiamo se troviamo le milizie in tuta nera e col distintivo del Califfo già a combattere per le nostre strade.
    Ci stupiamo se al grido di Allah Akbar si va in giro per l’Europa a mitragliare persone o a investire volontariamente una serie di passanti con l’auto. Il mondo non ha capito che siamo di fronte a una nuova forma di totalitarismo mondiale, ancora peggiore di quello che fu il nazismo od il comunismo sovietico. O forse lo sta comprendendo adesso, ma solo perché stavolta l’obiettivo è stato un giornale laicista ed anticlericale, che amava offendere i simboli del cristianesimo fino a rappresentare lo Spirito Santo che sodomizza Gesù Crocifisso mentre questi a sua volta sodomizza il Padre Eterno.

    No, mi dispiace, ma io non sono Charlie. O meglio lo sono perché è morto un uomo. Gli sono solidale come giornalista, come cristiano, come cittadino. Proprio perché in questo momento occorre essere tutti uniti. Tutti uniti appunto: chiedendo però che anche chi scende ora nelle piazze lo sia quando gli obiettivi colpiti non rientrano fra le sue simpatie.

    Stefano Biavaschi – 10.01.2015

    http://www.anapscuola.it/visualizza__rubrica.php?id=411&aut=Stefano+Biavaschi

      • Ecco questa si può chiamarla correttamente “satira”… anche se è più il ritratto di una cruda (e per molti versi ipocrita) realtà.

    • pezzo interessante, Bariom.
      interessante perché mostra come si possa confondere le idee con un po’ di argomenti di facile presa, anche se non perfettamente pertinenti. Chissà se questo pezzo è stato presentato a scuola a dei ragazzi per dimostrare la fallacia di certi ragionamenti, tipo:
      – OF scriveva, e le critiche mosse erano per iscritto e non a mezzo piombo. Ruvida lei, ruvida una parte delle risposte che ha ottenuto. si chiama dialettica a mezzo stampa, alcuni la chiaman anche ‘cultura’. Ma nessuno ha cercato di torcere un capello alla Fallaci, mi pare.
      – ad una scrittrice si risponde – solitamente- scrivendo. Se ciò che produce non ti piace, non lo leggi (e se si tratta di un libro, non lo compri).
      – MCA, al tempo ricordato dal sig. Biavaschi , era vicedirettore del più grande giornale italiano, e finì sotto protezione: ecco, casomai non se ne fosse accorto, la libertà di parola era proprio quella cosa intorno a lui: erano quei poliziotti al servizio della sua sicurezza (quelli, che per inciso, vennero negati al sig. Marco Biagi), era il suo giornale che continuava a pubblicarlo, anche se scriveva pezzi un po ‘sopra le righe’.
      – Parmi ricordare che il mitissimo discorso di Ratisbona venne più volte spiegato, con ampiezza e gran spiegamento di mezzi (di comunicazione). E a nessuno venne in mente di dire “Il Papa se l’è cercata”.
      – Da che mondo è mondo, l’indignazione per un torto subito da un nostro simile è inversamente proporzionale al quadrato della distanza che ci separa dal poveretto. Per cui sentiamo come una grande ingiustizia quella causata ad un nostro vicino o parente (ma non bisbetico, altrimenti ‘se l’è cercata’), mentre poco ci si scalda per le percosse subite da un passante di new york o ottawa o perth. Evidentemente il sig. Biavaschi non ha mai fatto mente locale alla suddetta legge.
      – l’Europa pare abbia notato l’assassinio di inermi vignettisti (dai più considerati anche di cattivo gusto, viste le tirature del giornale in questione), sì. E non perché fossero anticlericali o blasfemi o -perdindirindina- anticattolici. Come ho detto, cambia poco o nulla. Ma perché la loro possibilità di insultare è comunque sentita come una libertà (la stessa alla quale si appella Allam,). Libertà alla quale il sig. Biavaschi non è avvezzo, evidentemente. Forse preferisce la censura -ma forse la chiama prudenza, autolimitazione-, magari in nome del buon gusto (oggi); dell’ordine (domani); della moralità (in un futuro non distante) – ovviamente trattasi sempre del buon gusto, ordine e moralità sua!
      – E per piacere: libertà è responsabilità personale di fronte alla legge che ne definisce il campo d’azione. Per cui – nel caso della stampa- è previsto il reato di diffamazione eccetera. Non sto dicendo che si possa pubblicare qualsiasi cosa. Qualsiasi cosa all’interno di leggi, leggi che valgono a casa nostra, leggi che ci siamo dati (ed i francesi, in materia, hanno una legge considerata restrittiva, tant’è che il giornale era già stato multato – qualcuno informi SB).
      – Infine: tutti uniti per qualsiasi causa, altrimenti non vale! Aspetto di sapere chi -ente morale, laico o ecclesiastico, confessionale o massonico- chi, ci potrà finalmente dire per cosa valga la pena scendere nelle piazze a dimostrare, a prescindere dalle simpatie dei singoli -ma ho come l’impressione che SB abbia già la risposta pronta, e che non sia l’ex arbitro Collina…

      No, non sono stato a lezione dal sig. Biavaschi. Ma ho manifestato anche per la sua libertà (anche in passato, mica solo in questi giorni).

      • Commento interessante il tuo…
        Seppure puntuale punto su punto credo che tu possa comprendere che la tesi sostenuta da Biavaschi non vuole portare sullo stesso piano le reazioni da una parte criminali e quelle che fai giustamente rientrare nella dialettica e nella “cultura”, ma le motivazioni di fondo che hanno mosso tanta parigina manifestazione…
        Non è certo perché sono morte dodici persone… (ne possono morire di più in un giorno sulla strada).

        É per l’attentato alla libertà, giusto… Al proprio modo di vivere, ecc. ecc.

        E allora dove era tutta questa sensibilità quando già più di una voce si era alzata a dare l’allarme? Inascoltata, anzi bollata con tutte le accezioni negative possibili.

        Biavaschi non può che stigmatizzare le vignette in questione… Doveva forse compiacersene perché è stata esercitata una “libertà”?
        Andiamo, Fortebraccio, usa la tua logica anche con un minimo di immedesimazione nell’altrui sentimento…

        Quanto alla ben nota legge dell’inversamente proporzionale (distanza – percezione – reazione)… ben nota ma piuttosto ipocrita, qui il paragone non è da farsi con le percosse ad un passante di New York… per favore! Ma rispetto più di un genocidio in atto!
        Che diremo allora delle stragi della storia? Che sono troppo lontane da noi, non solo nello spazio ma anche nel tempo?!

        Puoi tu come tutti, puoi manifestare per quello che credi… Finché ancora ci resta tempo…
        Spero di trovarti in piazza quando la lesa libertà riguarderà solo i cristiani (ovviamente che siano a te abbastanza vicini…) 😉

        • Poi sai il resto… tutto ciò che appartiene alla libertà di dire, pubblicare (più che di “fare”), sostenere, diventa molto cabvilloso e non mi appassiona particolarmente.

          Tu stesso dici: “Non sto dicendo che si possa pubblicare qualsiasi cosa.” E allora cosa? Tutto, niente, forse si o forse no… Certo specifichi: “Qualsiasi cosa all’interno di leggi… ecc” Quali leggi? Di quale periodo storico? Di quale Paese? Secondo il nostro metro le nostre sono leggi liberali le altrui no e se domani ci venisse impedito di proclamare (dire, fare, scrivere…) certe verità (ma diciamo anche solo “concetti”…) della Scrittura?
          Notizia di ieri, allora la nostra avanzata libertà valga anche per Dieudonné…

          Vedi un po’ tu… non voglio aprire una disquisizione, punto su punto. Come ho detto non mi appassiona più di tanto.
          Lo scambio dialettico intento, non certo che siano temi che non mi toccano.

          Ciao.

        • Certo che comprendo la tesi, anzi la dividerei in due.
          Una parte -che è quella che mi irrita di più- è fatta da fatti ed interpretazioni esagerati o accostati in maniera impropria (la Fallaci crivellata da una mitragliata di parole!) che mi stupiscono, ma perché -credo e forse spero- volutamente messe lì a ‘far casino’.
          Poi c’è una parte che può suonare anche ragionevole (“perché indignarsi ora e non prima?”), ma manca di realismo, o se preferisci, mal cela rancorosa rassegnazione: non ci si può indignare per qualsiasi causa, lo sanno anche i ventenni!

          Le voci inascoltate.
          Lasciamo perdere il silenzioso lavoro delle forze dell’ordine e dei servizi segreti (tipo: Abu Omar; e pensiamo sia stato l’unico caso?), quelle che han trovato sempre opposizione sono le visioni catastrofiste che si basano sull’impossibilità di una convivenza – o addirittura un’ibridazione. “Arrendetevi, sarete assimilati. Ogni resistenza è inutile” (semi cit.).

          Che differenza c’è tra un vignettista, una pornostar e un medico abortista? In fin dei conti nessuna: ognuno esercita secondo la sua coscienza nell’ambito della legge. Il fatto che possano esercitare legalmente non vuol dire che chiunque debba sentirsi obbligato ad apprezzare e/o usufruire dei loro servigi – e ci mancherebbe!
          Quel che non mi piace di quel ragionamento è la china verso il “se lo sono andati a cercare”.
          Ma il precetto è “se il tuo occhio ti offende, cavatelo”. E non “strappale la minigonna e puniscila!”.
          Quei vignettisti non sono eroi, ma restano vittime innocenti.

          SB si lamenta che nessuno ricordi le stragi di cristiani odierne.
          Ha ragione, da vendere.
          Certo, poi bisognerebbe aggiungere che non sono solo i cristiani a morire, direi chiunque si trovi sulla strada di questi qui (perdonami, non riesco a trovare un aggettivo adeguato). nel senso che identificare le vittime con la loro religione ci permette il giochetto di trattarle in maniera diversa rispetto ai disperati sui barconi – ma scappano tutti dalla fame, dalla morte… fa veramente differenza, il credo?

          Ultimo: la libertà -che non è uno spazio libero.
          Tutti gli stati, comunque siano articolati, hanno una cosa in comune: non è permesso, a prescindere da come sia articolato il concetto di libertà, avvalersene per minarlo alla base. Vedi alla Legge Mancino…

          Grazie Bariom
          (è sempre un piacere ragionar con te)

          • Grazie dell’apprezzamento Fortebraccio… bontà tua. 😉

            Solo due cose brevemente (é ora tarda o quanto meno sono piuttosto stanco…): certo “quelli” non guardano troppo o del tutto a quale sia il credo delle vittime… basta non essere dei “loro”, ma non credo che solo per amore del voler a tutti i costi sostenere che “non c’è tanta differenza” tu non possa riconoscere che una sistematica e violenta persecuzione contro i cristiani ci sia…

            Per il resto sulle affermazioni del Prof. Biavaschi, mi pare tu faccia molti “processi alle intenzioni”… Ci sono cose che ti urtano a livello personale o come “filosofia di pensiero” e quindi su tutto viene gettata un’ombra sinistra e malevoli intenzioni…

            Poi sai per tornare alle vignette, che non è la stessa cosa se scegliere o meno di “usufruire” dei “servizi” di una prostituta, prova a pensare se pubblicassero una vignetta che ritrae tuo padre o tua madre sodomizzati da ch’esso… un asino! Che diresti? Liberta di satira? Sarebbe “satira”?
            “Poco male, tanto li denuncio…” (neppure imbracciò un mitra, si capisce…)
            Perché di questo stiamo parlando, anzi volendo citare adattandolo un passo delle Scritture: “Qui c’è ben più di tuo padre e tua madre…”

            Pensaci…

            Buonanotte

  8. Non c’è limite all’orrore…..
    Boko haram ha ucciso anche bambini e una donna che stava partorendo: «La metà del bambino era già uscita. È morta così»

    http://www.tempi.it/videogallery/boko-haram-rade-al-suolo-3-700-edifici-uccide-una-donna-mentre-partorisce#.VLeEy2SG-6E

  9. Arrivo in ritardio…
    Grazie Mario, Viviana e altri per i contributi che, alcuni, mi rileggerò con più calma.

  10. A Padova non ci facciamo mancare niente.Quelli del Santo (povero Sant’Antonio!) hanno fatto il Calendario interreligioso con i “santi” buddisti e musulmani. Non per niente durante la Settimana Santa è venuto a pontificare iddu da noi: il priore di Bose. E poi qualcuno si meravigliava quando ho scritto che a Bose nel giorno della Medaglia Miracolosa festeggiano San Budda. Non ci sconfiggerà l’Islam, lo facciamo da soli. Loro dovranno solo raccogliere le spoglie.

    http://www.nocristianofobia.org/il-calendario-interreligiosamente-corretto-del-messaggero-di-santantonio/

    • oh mio Dio !

      • E c’è pure la possibilità che l’attuale rettore della Basilica diventi pure vescovo (ad aprile Mattiazzo va via). Se la linea è questa a posto siamo!

        • I cristiani sono chiamati ad essere il sale della terra, non la melassa

          • E se il sale perdesse sapore (e diventasse melassa) “con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.” 😉 😦

    • Mmmmh… non vedo allora perché non inserire il calendario Cinese…
      Certo probabilmente ha a che fare con l’unicità delle tre grandi Religioni monoteistiche… però… 😐

      Commneto critico invece a quella parte di articolo dove si fa polemica rispetto la visita della delegazione islamica alle spoglie mortali del Santo… Dove starebbe il probelma in questo specifico caso mi sfugge.
      Se poi la foto sta lì a dimostrare (come viene detto) “la linea dialogante” non vedo perché inserire questo specifico episodio nella linea di un “dialogo malposto” o “malinterpretato”.

  11. Come pure il Belgio. Ma cosa si aspettava? Il 25% della popolazione è musulmana. Quando saranno di più (loro si riproducono, noi no) vorranno imporre la loro legge, è ovvio. Mica ci ringrazieranno per averli fatti proliferare sotto le nostre libertà! Da così a peggio!

    http://www.lorenzofontana.org/partito-islamico-belga-fra-dieci-anni-la-sharia/

    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/belgio-1083355.html

    http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/ovunque-jihad-estremisti-uccisi-belgio-stavano-preparando-92554.htm

  12. chi non ha voluto avere un Padre, avrà un padrone

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