I capelli della mia bambina e l’infinito

di autori vari

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i-denti
di Paola Belletti    per La Croce

Ho una domanda seria. L’ho copiata da mia figlia, la più grande. Che però me l’ha posta quando aveva sei anni mi pare. “Perché Gesù i denti nuovi ce li fa crescere piano piano?”

Vi lascio un po’ di tempo per pensarci.

O per andarvene, ovvio. Magari vi scade il parcheggio o avete altre degnissime urgenze.

Però trovo sia una bellissima domanda.
Visto che io sono fatta dal Signore – sì ok mamma attraverso di te e il papà me l’hai già detto cento volte- visto che sono fatta così che cresco e cambio e non posso più per esempio tornare piccola- però mi piacerebbe, uffa!!- visto che i dentini di latte – da latte, si dice da latte – cadono e ce ne servono altri più duri, perché non vengono fuori tutti in una volta? Perché Gesù ce li fa crescere piano piano?
La mia risposta è stata non lo so. Anzi aspetta. No, non sono andata a cercare su google.

Parlano di una cosa che comincia. Che parte piano e poi si manifesta, di un fenomeno prima che sia del tutto compiuto. Di un seme. Un progetto. Un’intenzione?

Ecco. Allora che intenzioni ha Dio su di noi? Che intenzione ha su di te Marty facendoti così, coi denti nuovi che prima non si vedono poi si affacciano alla gengiva – che male..- poi crescono?

Non lo so. Ci sto pensando ancora, medito.

Bè nel tuo caso era anche per darti il tempo di abituarti al concetto di “permanente”.

Cioè, figlia mia ostinata, questi denti sono de-fi-ni-ti-vi.

L’ultima occasione di fare pace con lo spazzolino elettrico e di passare a un livello superiore di confidenza con filo interdentale e collutorio.

Per capire che se si rompono poi è diffic..

Ma come sei caduta? Perché stavi correndo in giardino al buio? E dov’è adesso tua sorella?

Fa vedere..Come hai fatto?

Non importa. Dov’è che hai sentito cadere la punta del dente?

Sì era quello nuovo. Incisivo superiore.

Io tachicardica. Un misto di rabbia e dispiacere e fretta di trovare una soluzione o la macchina del tempo per impedire questa cosa.
“Il dentista mio amico mi sta dicendo che se troviamo il frammento e lo mettiamo nel latte domani glielo incollano” mi riferisce il marito diversamente scattante.

Tutti carponi, con torcia alla mano a cercare tra il marciapiede e i fili d’erba. Anche Don Daniele ospite a cena.

Mezz’ora buona: troppi fili, troppa erba. Nessun dente. Niente frammento.

Ecco Marty permanente vuol dire che te lo tieni così. Per un po’ almeno. No dai basta piangere (lei piange e io vorrei tanto farlo. La mia bambina..), lo faremo sistemare.

Non c’è niente come le esperienze di vita vissuta per insegnare dei concetti astratti

Però pensandoci bene è proprio un classico . Questo di far crescere, dico; del divenire, del procedere piano piano. E’ una firma nella nostra natura del suo innamorato Creatore.

Lui, il Compiuto, il Perfetto, Il Tutto totalmente bastante a Sé stesso che ci crea per amore.

Ecco Marty tu e il tuo dente permanente che cresce poco alla volta siete un’idea di Dio. Curiosa in effetti, ma bella. E’ bello vedere crescere le cose; è bello proteggerle e favorirle; è entusiasmante accorgersi e stupirsi di come siamo (stati) fatti. Ti ha fatto come una promessa. Non ti annienta con le cose già tutte fatte e così evidenti che non puoi fare altro che dire “tutto è tuo, Signore”; gioca con la tua libertà.

Immersi nel tempo e intrappolati sul pianeta Terra, come dici tu da quando hai saputo dove abitiamo, diventiamo piano piano quello che già siamo. Abituiamo gli occhi poco per volta alla luce.

Io nel mio piccolo incasinatissimo modo vorrei esserti un po’ Beatrice e tu Dante; e mentre mi guardi dai miei occhi vorrei che imparassi a guardare. Questo funziona se anche io continuo a guardare altrove.

Sì, è vero spesso mando gli occhi al cielo ed è pura e semplice esasperazione. Più spesso ancora è solo stanchezza.

Ma a volte, se in tre notti maturo un monte ore di sonno vicino alla decina (chi ha figli piccoli sa che non è un’iperbole) allora ti guardo in faccia, ti spiego per la quattrocentesima volta come si usa lo spazzolino e di nuovo adduco i tre principali argomenti a sostegno della tesi per la quale vale la pena lavarseli anche se stai crollando di sonno e ti convinco che mi ringrazierai di averti costretta a farlo. E ti sorrido accarezzandoti i capelli. Ne hai un’infinità.

I capelli della mia bambina e l’infinito.

Imparare il corretto impiego del collutorio e il concetto un po’ ardito di gargarismo prima della maggiore età e sapere che alla fine di tutto avremo un corpo così bello e giovane e perfetto – come Maria, come Gesù gli unici due veri archetipi – che possiamo pure farci una risata sul frammento perduto del tuo incisivo.

Sei una promessa bellissima tesoro.

Vediamo di mantenerla.

la croce

 

 

3 commenti to “I capelli della mia bambina e l’infinito”

  1. cara Paola, che bel blog, anch’io sono in ricerca, come la tua bambina, del senso delle cose. Solo che ho qualche anno in più e una sofferenza più grande di un dentino rotto, anche se tutto va commisurato all’età. Penso che con la tua Luce potresti aiutarmi, dai un’occhiata alla mia storia? ti dispiace? se non lo farai non importa. mi hai già regalato un sorriso

  2. scusami volevo dire che bel post!

  3. Commovente e divertente allo stesso tempo…. come sempre! 🙂

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