Cristiada e “il bisogno che qualcosa accada”

di autori vari

Oltre a rilanciare gli assaggi de La Croce, oggi vogliamo segnalare a chi non lo sapesse che Cristiada, di Dean Wright, viene distribuito in questi mesi in Italia, e a Roma a partire dal 12 dicembre. L’elenco delle sale in cui attualmente il film è in programma si trova su www.cristiada.it, mentre le prenotazioni per le sale di Roma possono essere fatte online qui.


fusilado

di Giovanni Marcotullio (per La Croce – Quotidiano)

In Messico tra il 1926 e il 1929 sono stati uccisi 85.000 cattolici e voi non lo sapete. Nessuno lo sa. Un presidente anticlericale e massone mise fuorilegge la Chiesa, ne confiscò i beni, fece uccidere preti, donne e bambini cristiani. I cristiani combatterono in nome di Cristo Re e vinsero. La libertà di culto venne ristabilita. Questa storia è diventata un film di Hollywood ma la massoneria internazionale non l’ha fatto distribuire in Europa. Questo film è Cristiada.

Di questo film finalmente doppiato in italiano e visibile in qualche sala oggi vi parlerò. Ma facciamo un passo indietro.

Intorno al 1910, mentre l’Europa si godeva gli ultimi raggi della belle époque – finché i fragili equilibri nazionali non fossero collassati nella Grande Guerra – il Messico cominciava a insorgere, con Francisco Madero, contro il regime instaurato per più di un trentennio da Porfirio Diaz: “giovane liberale invecchiato”, Diaz si era lentamente avvicinato alle gerarchie ecclesiastiche e agli Stati europei. Nel 1917 fu promulgata la Costituzione messicana, che trasformava i latifondi in comuni, prestava grande attenzione alla condizione operaia e recideva molti dei legami dello Stato col clero. I rovesciamenti continuarono, e fu di Plutarco Calles il merito di aver riunificato l’esercito e il governo. A questo punto, tra i vari provvedimenti, furono varate leggi fortemente restrittive nei confronti del clero e di tutta la Chiesa (dal solito tentativo di costituire una Chiesa nazionale fino alla pura e semplice proibizione del culto pubblico). Il popolo insorse. Gli insorti vennero detti “cristeros”.

L’anticlericalismo non era certo appannaggio di Calles: veniva allevato con cura nei circoli giacobini diffusi da più di un ventennio. Calles però portò a casa un risultato che altri neanche si sognavano, e il 28 maggio 1926, un mese prima della firma della legge, se ne vide ricompensato con una medaglia al merito dal Maestro della Massoneria di Rito scozzese. Parlare di massoneria è sempre antipatico: non ne abbiamo i titoli e per di più le fonti (poche o tante che siano) sono spesso confuse, quasi mai verificabili. Questa volta è forse necessario farvi qualche cenno, speriamo solo per lo stretto indispensabile e rifuggendo ogni facile complottismo. Come si potrebbe dimostrare, ad esempio, che “Cristiada”, la pellicola di Dean Wright dedicata alla memoria dell’insorgenza cristera, non abbia facilmente trovato produttori/distributori oltreoceano per le pressioni della massoneria? Sa di ridicolo; e certo che è strano… O come immaginare una produzione che spende dodici milioni di dollari per un film, coinvolgendo mostri sacri dell’olimpo hollywoodiano (Andy Garcia, Peter O’Toole, Eva Longoria…), e si rassegna a vederne rientrare nove ai botteghini? Morto Calles, gli unici poteri superstiti dagli anni dei fatti sono la Chiesa e la Massoneria. Sarà una coincidenza; e certo che è strano… E come mai un cast stellare diretto da chi ha curato gli effetti speciali de Il Signore degli Anelli e Titanic, circondato da una colonna sonora dell’autore di quella di Braveheart, è riuscito a produrre un film tanto mediocre (una stellina sola, su cinque!, dai critici de L’Espresso)? Sembra pazzesco; e certo…

Ma non si può vedere, questo film? Si può, sì: una nascente Produttrice cinematografica ha rotto gli indugi, ha fatto doppiare il film e da ottobre lo sta distribuendo nelle sale italiane. Dal 12 dicembre anche a Roma e Milano. Dappertutto sale piene, programmazioni protratte, gente commossa fino alle lacrime: le viscere, il cuore e la mente si dilatano nella sublime percezione di come un massacro possa essere tanto meraviglioso. Le persone si salutano, fuori dal cinema, al suono di “¡ Viva Cristo Rey !”. Perché? Cosa succede in quell’ora e venti di pellicola?

Perlopiù, la prima scoperta che lo spettatore fa è quella della realtà storica: lo stesso Andy Garcia ha dichiarato di aver conosciuto a scuola la rivoluzione messicana, ma l’insorgenza cristera solo preparandosi alle riprese di “Cristiada”. Effettivamente i comuni manuali di storia trascurano l’insorgenza (e non offrono molto spazio neanche alla rivoluzione), chiunque può sincerarsene. Curioso, perché in questa rivoluzione, e nel successivo governo di Calles, tra circoli giacobini e ambasciate internazionali sovietiche, c’è molto del Vecchio Mondo.

Ma questo lo lasciamo ai politologi, perché veniamo presi da una seconda scoperta: storie che credevamo confinate a un vago e indistinto “medioevo” – a una mitologica “era delle crociate” – si sono ripetute neanche cento anni fa, quando i nostri nonni erano in buona parte già nati. È stato detto e ripetuto che il XX secolo ha una pagina di martirologio più estesa di quelle di tutti i secoli precedenti… ma son cose che, appunto, “si dicono”: le immagini di una pellicola ambientata nel Novecento ti prendono a schiaffi. Pare un western, sembra una crociata, ma se guardi bene non è l’uno né l’altra, e ci dànno voce le parole che Paolo VI, da poco regnante, pronunciò per la canonizzazione di Carlo Lwanga e compagni, nel 1964: «Questi martiri […] aggiungono all’albo dei vittoriosi, qual è il Martirologio, una pagina tragica e magnifica, veramente degna di aggiungersi a quelle meravigliose dell’Africa antica, che noi moderni, uomini di poca fede, pensavamo non potessero avere degno seguito mai più».

A ben vedere, è da quando l’Impero romano ha smesso di perseguitare i cristiani che questi sono diventati “moderni”, e ce lo dice Agostino, un testimone eccezionale di quel fatale passaggio storico:

Nessuno dunque dica: “Non posso essere martire, perché non c’è [più] persecuzione per i cristiani”! […] Se Cristo è la verità, soffre per Cristo chiunque venga condannato per la verità […]. Nessuno accampi scuse: tutti i tempi sono aperti ai martiri (Aug., s. 94/A, 2).

E prosegue, Agostino, ricordando con le parole di Paolo che «tutti quelli che vogliono vivere religiosamente in Cristo Gesù soffriranno persecuzione» (2 Tim 3, 12).

Da questo complesso nodo di amore e odio, morte e vita, prende forma la posizione paradossale del cristianesimo di fronte al martirio: sotto le persecuzioni, Tertulliano scriveva con una mano l’Ad martyres, per esaltare la vittoria di Cristo nei martiri, e con l’altra l’Apologeticum, per difendere i cristiani dalla persecuzione imperiale. In questa stessa opera, da una parte si accusava l’Impero di sopruso e di sterminio arbitrario, dall’altra lo si avvisava che la repressione avrebbe fatto crescere (e non decrescere) la Chiesa, perché “il sangue dei martiri è seme di cristiani”. Così diceva pure Paolo VI, che rendeva grazie per “il dono del martirio” e dichiarava apertamente la speranza di non riceverlo più (!): «Oh, Dio voglia che siano gli ultimi, tanto il loro olocausto è grande e prezioso».

Contraddizione? Paradosso, piuttosto, in cui sta il seme della sensazione del sublime che ti prende guardando “Cristiada”. E anzi, lì c’è ancora di più, perché ci si trova davanti a un affresco in cui alcuni cadono stringendo il crocifisso, altri il fucile, tutti dedicando l’ultima voce a “Cristo Rey” e alla “Virgen de Guadalupe”. Ma, viene da chiedersi, non c’è differenza tra chi muore sparando e chi “come agnello condotto al macello”? È la stessa cosa, in fondo, imbracciare un fucile o un crocifisso?

Bisognerebbe chiederlo al cardinale Saraiva Martins, che il 20 novembre 2005 beatificò insieme “tredici martiri messicani”, tra cui alcuni attivisti nonviolenti, come Anacleto González Flores, e alcuni cristeros, come José Sánchez del Río. Il particolare non dovette essergli sfuggito, dato che il cardinal Martins era prefetto, all’epoca, della Congregazione per le cause dei Santi: Anacleto e José, per di più, sono nominati nell’omelia uno di seguito all’altro. Certo, dell’uno si esalta la linea nonviolenta e dell’altro si tace l’impegno militare, e tuttavia il giorno dopo il Cardinale si è recato nella città di nascita di José per celebrare una messa di ringraziamento particolare per il giovane cristero. Quel giorno il Cardinale fece appena un cenno alle “difíciles circunstancias históricas” in cui è sbocciato il fiore eroico del martirio di José… Difficili davvero, difficili da vivere poco più che da spiegare: è un attimo e, se non si sta attenti, ci si trova a inneggiare al “Jihad cristiano” (magari estrapolando dalla Bibbia qualche versetto e torcendolo a mo’ di puntello); tuttavia non si può negare, né il Cardinale l’ha fatto, che «la Chiesa di oggi in Messico è frutto della testimonianza di molti martiri, confessori, sacerdoti, religiose e cristiani sincerissimi che hanno difeso e diffuso la propria fede con valore».

Nella storia la guerra può talvolta sembrare (e forse essere) la via obbligata per la pace, ma la Chiesa non l’ha mai benedetta in assoluto e senza riserve, e così è stato anche per l’insorgenza cristera, di modo che nei nonviolenti e nei cristeros essa riconosce e celebra non l’azione o la sopportazione, ma “la difesa e la diffusione” della fede. La testimonianza, cioè il martirio, che si dà in tanti modi quanti sono i colori della luce. Di questa potente complessità il film di Dean Wright riesce a rendere la difficile “policromia”: sacerdoti disarmati e sacerdoti armati, laici armati e laici disarmati; cristiani di fede matura e solida, cristiani tiepidi o quasi inconsapevoli, briganti e avventurieri; azioni militari eroiche e delitti infami. Le qualità e i demeriti di Calles e del suo governo passano sullo sfondo, come in ogni pagina del martirologio la crudeltà del boia non è che una cornice di un evento più grande e più profondo. Qui si parla di cristiani.

Come nel Martirio di s. Matteo di Caravaggio, la grande arte ha la forza e il dovere di svelare questo evento più grande che passa tra le righe della storia: lo schemino “buoni/cattivi”, su cui tanto cinema gira, non funziona con Cristiada, perché la prima persona per cui un martire muore è il proprio carnefice (il centurione si converte alla morte di Cristo). Ai torturatori del giovane José non bastò la sua militanza nell’esercito cristero per restare indifferenti alla speranza immortale con cui moriva. Ed era stato un nemico in armi!

Se fosse stata un’altra storia, José avrebbe giurato di vendicare Anacleto e si sarebbe arruolato per questo: nella storia che è stata (storia solo in parte romanzata nella sceneggiatura), José prega sulla tomba di Anacleto di ricevere anche lui la grazia del martirio, e non vive come una contraddizione con lui la scelta di militare nell’esercito cristero. Poche altre pellicole hanno esaltato “il trionfo della croce” fino a questi spunti sublimi – guardi Cristiada e ti torna nel cuore l’ultimo sguardo che in The Mission (1986) p. Gabriel e p. Rodrigo si scambiano, morenti entrambi, dopo aver guidato l’uno un’insorgenza, l’altro una processione eucaristica.

Il martirio è la gloria del cristianesimo, non «il suo mestiere, la sua vanità» (come cantava De Andre’ della madre del suo “impiegato”): per questo i cristiani non lo cercano e non lo rifiutano, non se ne vendicano e non lo rinfacciano. L’irruzione di questa enorme novità spezza le faide e dissolve i rancori: così l’Impero persecutore poté diventare cristiano in una sola generazione; così Paolo VI, sempre in Uganda nel ’64, disse che «questi martiri […] aprono una nuova epoca; non […] di persecuzioni e di contrasti religiosi, ma di rigenerazione cristiana e civile».

In realtà, di fronte all’evento del martirio ogni pretesa “rivoluzione” non sembra altro che un pallido tentativo di restaurazione, e i cristiani faranno bene a non lasciarsi confondere. Per questo Cristiada è nata come una pellicola intramontabile e pone, come ogni pagina del martirologio, una duplice sfida: ai cristiani perché riscoprano “il bisogno che qualcosa cominci” (Chesterton), al mondo perché smetta di opporsi a quell’inizio sempre nuovo – e vi partecipi, invece, come può e come vuole.

 

la croce

25 commenti to “Cristiada e “il bisogno che qualcosa accada””

  1. E’ davvero una storia che pochissimi conoscono e davvero terribile..Tuttavia, proprio nell’attuale Messico e nella parte occidentale del continente sudamericano (corrispondente all’incirca all’attuale Perù e Bolivia),quasi 4 secoli prima del generale Calles, i “conquistadores” spagnoli cattolici, nel nome della croce per la cristianizzazione, ma in realtà animati da pura brama di conquista e di razzìa, distrussero due tra le più sviluppate e complesse civiltà mai prodotte dall’uomo: quella dei Maya e quella degli Incas,sterminando ( in un numero mai quantificato, ma probabilmente di milioni di persone) i nativi locali..Le persecuzioni nel nome di religioni, ideologie varie, sete di potere, attraversano imancabilmente,purtroppo, le nostra storia..fino ad oggi…

  2. Mi scuso per un errore che è facile commettere: mi riferivo agli Aztechi e non ai Maya come scritto; quest’ultima, civiltà di molto antecedente alla prima..

    • Bravo Giampaolo. Ottime osservazioni. Solo una piccola precisaione: è vero che la civiltà dei Maya è dimolto antecedente a quella degli Aztechi, ma non è vero che la prima fosse scomparsa all’epoca della conquista, infatti vi erano ancora alcune città stato nella regione dello Yucatan, non più fiorenti come un tempo, ma ben presenti. E, fra l’altro, le popolazioni Maya furono in grado di resistere per anni alla conquista spagnola (dal 1528 in poi), guidata da un ex collaboratore di Cortes: Francisco de Montejo.
      La cosa grottesca è che de Montejo si servì anche di mercenari aztechi! A69

    • Se non si ha vergogna a scrivere sciocchezze come “numero mai qualificato, ma probabilmente di milioni di persone”, non vedo perché mai ci si debba preoccupare di procedere ad altre correzioni.

      • Per l’appunto..non si dovrebbero fare commenti..sciocchi e disinformati..

        • Allora perché insisti a scrivere?

          • E’ quello che mi domando pure io..prima di lei..lei per che cosa scrive?

            • Le mie ragioni possono essere le più disparate, per esempio farmi due risate a spese di qualcuno che esce dal banale mondo della comune menzogna per entrare nella sempre inesplorata galassia di quella che personalmente definisco “storiografia kafkiana”. What else?

        • […] le responsabilità dello spopolamento rimangono quindi divise fra spagnoli e indios secondo gli spazi e i tempi del processo della conquista.
          Dal 1493 fino al 1540 si svolge una fase confusa e a volte anche violenta; a partire dal 1540 si entra nella fase polemica da un punto di vista teologico, morale e giuridico con la definizione precisa delle responsabilità e il primo bilancio della conquista.
          È il periodo in cui si tenta una riconversione coloniale (1542-1573). Segue la fase della definitiva stabilità pacifica coloniale raggiunta (1573-1609). Dal 1609 fino alle indipendenze si sviluppa la tappa vicereale creola e meticcia.
          Quanto alle responsabilità degli aspetti più negativi della conquista le testimonianze segnalano anche i conquistadores e encomenderos, frequentemente con nomi e cognomi. Tutte le testimonianze, senza eccezione, scusano la Corona dal punto di vista politico e giuridico.
          Progressivamente anche la Corona, spinta continuamente dalla Chiesa, va prendendo una coscienza più chiara delle proprie responsabilità. La conquista fu dura e a volte anche violenta, non meno che le guerre che insanguinavano l’Europa dell’epoca, ma subito in America nacque una volontà ben precisa di mettere fine a quel grave disordine, e questo per grazia della coscienza cattolica.

          http://www.kattoliko.it/leggendanera/modules.php?name=News&file=article&sid=1983

  3. visto il film l’anno scorso in spagnolo con sottotitoli.
    per un quadro abbastanza ben fatto e completo : http://www.reginamundi.info/Cristeros/Default.asp

    tra i quali due martiri giovani. molto giovani: Tomas de la Mora,16 anni e Josè Sanchez del Rio, 14 anni.

    un po’ come sul Foglio di oggi,pag.2 g.meotti:

    “Quei 4 bambini cristiani decapitati per aver rifiutato l’islam”

    “…le cose hanno iniziato a mettersi male a Baghdad a raccontato il vicario anglicano di Baghdad,Canon Andrew White…i militanti islamici sono andati da un adulto e gli hanno detto: dì le parole di conversione all’islam o uccidiamo i tuoi bambini. disperato, l’uomo ha pronunciato le parole. poi mi ha chiamato e mi ha chiesto se Gesù avrebbe smesso di amarlo se avesse pronunciato la formula di abiura. gli ho risposto che Gesù lo avrebbe amato per sempre.

    i quattro bambini invece hanno risposto di no, che avrebbero seguito Gesù fino alla morte.
    “noi amiamo Yeshua(Gesù in arabo,ndr) abbiamo seguito sempre Yeshua,Yeshua è sempre stato con noi” hanno risposto i bambini ai jihadisti dell’isis.

    i terroristi: dì le parole. i bambini: non possiamo.

    così hanno pagato con la vita.hanno tagliato loro la testa.”

    ( il prossimo che mi parla di dialogo, metto mano alla pistola….)

    • Ancora una volta i bambini ci sono di esempio e ci passano avanti…

      • caro Bariom, colgo l’occasione del tuo commento per farti una domanda che pongo a me stesso da tanto: sacrificheresti la vita dei tuoi figli (non la tua!) per la tua fede?? nessun dubbio su quello che dovrei fare (non dico “che farei”, perche’ peccherei di self confidence) se mi mettessero davanti all’alternativa tra l’abiura e la mia morte. posso e devo dare la mia vita per la fede. ma posso dare la vita dei miei figli per la mia fede??

        • Caro Jason, è un giusta domanda. Tu la poni a me e a te stesso e credimi più volte anch’io me la sono posta…

          Credo però sia un domanda mal posta perché io non “scommetterei” su di me per, molto, molto meno… (una seria tentazione, una persecuzione, la croce), ma so che scommetterei certamente su Nostro signore Gesù Cristo, sul fatto che Dio si è rivelato a me come Padre, sulla certezza che in me può (qualora io acconsenta) agire lo Spirito Santo.

          Come potrei dire io, anche solo parlando per me: “io darò il mio sangue, la mia vita per la Fede in Dio!”?
          Sinceramente diffido di chi fa simili affermazioni con troppa leggerezza…

          Parliamo di Virtù Eroiche, di Martirio e per quanto sia giusto contemplarle e ritenerle un possibile accadere nella nostra vita, sono Grazie particolarissime che Dio concede a chi ha un cuore disposto ad essergli fedele sino in fondo.
          Il mio cuore è tale? E’ Dio che scruta e conosce i cuori, il mio lo conosce meglio di me… certo so che il mio desiderio sarebbe quello.. quello di MAI tradirlo e tanto mi basta, il resto lo lascio alla Sua Volontà e alla Sua Grazia.

          Ciò che nella Scrittura mi è di Luce, di ammonimento, di testimonianza, può certamente essere il ben noto episodio episodio della madre dei sette fratelli e il non pensare che sia un “bella favoletta” o un sorta di racconto mitologico:

          2Maccabei 7

          1 Ci fu anche il caso di sette fratelli che, presi insieme alla loro madre, furono costretti dal re a forza di flagelli e nerbate a cibarsi di carni suine proibite. 2 Uno di essi, facendosi interprete di tutti, disse: «Che cosa cerchi di indagare o sapere da noi? Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le patrie leggi». 3 Allora il re irritato comandò di mettere al fuoco padelle e caldaie. 4 Diventate queste subito roventi, il re comandò di tagliare la lingua, di scorticare e tagliare le estremità a quello che era stato loro portavoce, sotto gli occhi degli altri fratelli e della madre. 5 Quando quegli fu mutilato di tutte le membra, comandò di accostarlo al fuoco e di arrostirlo mentre era ancora vivo. Mentre il fumo si spandeva largamente all’intorno della padella, gli altri si esortavano a vicenda con la loro madre a morire da forti, esclamando: 6 «Il Signore Dio ci vede dall’alto e in tutta verità ci dà conforto, precisamente come dichiarò Mosè nel canto della protesta: Egli si muoverà a compassione dei suoi servi». 7 Venuto meno il primo, in egual modo traevano allo scherno il secondo e, strappatagli la pelle del capo con i capelli, gli domandavano: «Sei disposto a mangiare, prima che il tuo corpo venga straziato in ogni suo membro?». 8 Egli rispondendo nella lingua paterna protestava: «No». Perciò anch’egli si ebbe gli stessi tormenti del primo. 9 Giunto all’ultimo respiro, disse: «Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re del mondo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna». 10 Dopo costui fu torturato il terzo, che alla loro richiesta mise fuori prontamente la lingua e stese con coraggio le mani 11 e disse dignitosamente: «Da Dio ho queste membra e, per le sue leggi, le disprezzo, ma da lui spero di riaverle di nuovo»; 12 così lo stesso re e i suoi dignitari rimasero colpiti dalla fierezza del giovinetto, che non teneva in nessun conto le torture. 13 Fatto morire anche costui, si misero a straziare il quarto con gli stessi tormenti. 14 Ridotto in fin di vita, egli diceva: «È bello morire a causa degli uomini, per attendere da Dio l’adempimento delle speranze di essere da lui di nuovo risuscitati; ma per te la risurrezione non sarà per la vita». 15 Subito dopo, fu condotto avanti il quinto e fu torturato. 16 Ma egli, guardando il re, diceva: «Tu hai potere sugli uomini, e sebbene mortale, fai quanto ti piace; ma non credere che il nostro popolo sia stato abbandonato da Dio. 17 Quanto a te, aspetta e vedrai la grandezza della sua forza, come strazierà te e la tua discendenza». 18 Dopo di lui presero il sesto; mentre stava per morire, egli disse: «Non illuderti stoltamente; noi soffriamo queste cose per causa nostra, perché abbiamo peccato contro il nostro Dio; perciò ci succedono cose che muovono a meraviglia. 19 Ma tu non credere di andare impunito dopo aver osato di combattere contro Dio».
          20 La madre era soprattutto ammirevole e degna di gloriosa memoria, perché vedendo morire sette figli in un sol giorno, sopportava tutto serenamente per le speranze poste nel Signore. 21 Esortava ciascuno di essi nella lingua paterna, piena di nobili sentimenti e, sostenendo la tenerezza femminile con un coraggio virile, diceva loro: 22 «Non so come siate apparsi nel mio seno; non io vi ho dato lo spirito e la vita, né io ho dato forma alle membra di ciascuno di voi. 23 Senza dubbio il creatore del mondo, che ha plasmato alla origine l’uomo e ha provveduto alla generazione di tutti, per la sua misericordia vi restituirà di nuovo lo spirito e la vita, come voi ora per le sue leggi non vi curate di voi stessi».
          24 Antioco, credendosi disprezzato e sospettando che quella voce fosse di scherno, esortava il più giovane che era ancora vivo e non solo a parole, ma con giuramenti prometteva che l’avrebbe fatto ricco e molto felice se avesse abbandonato gli usi paterni, e che l’avrebbe fatto suo amico e gli avrebbe affidato cariche. 25 Ma poiché il giovinetto non badava affatto a queste parole il re, chiamata la madre, la esortava a farsi consigliera di salvezza per il ragazzo. 26 Dopo che il re la ebbe esortata a lungo, essa accettò di persuadere il figlio; 27 chinatasi verso di lui, beffandosi del crudele tiranno, disse nella lingua paterna: «Figlio, abbi pietà di me che ti ho portato in seno nove mesi, che ti ho allattato per tre anni, ti ho allevato, ti ho condotto a questa età e ti ho dato il nutrimento. 28 Ti scongiuro, figlio, contempla il cielo e la terra, osserva quanto vi è in essi e sappi che Dio li ha fatti non da cose preesistenti; tale è anche l’origine del genere umano. 29 Non temere questo carnefice ma, mostrandoti degno dei tuoi fratelli, accetta la morte, perché io ti possa riavere insieme con i tuoi fratelli nel giorno della misericordia». 30 Mentre essa finiva di parlare, il giovane disse: «Che aspettate? Non obbedisco al comando del re, ma ascolto il comando della legge che è stata data ai nostri padri per mezzo di Mosè. 31 Ma tu, che ti fai autore di tutte le sventure degli Ebrei, non sfuggirai alle mani di Dio. 32 Per i nostri peccati noi soffriamo. 33 Se per nostro castigo e correzione il Signore vivente si adira per breve tempo con noi, presto si volgerà di nuovo verso i suoi servi. 34 Ma tu, o sacrilego e di tutti gli uomini il più empio, non esaltarti invano, agitando segrete speranze, mentre alzi la mano contro i figli del Cielo; 35 perché non sei ancora al sicuro dal giudizio dell’onnipotente Dio che tutto vede. 36 Già ora i nostri fratelli, che hanno sopportato breve tormento, hanno conseguito da Dio l’eredità della vita eterna. Tu invece subirai per giudizio di Dio il giusto castigo della tua superbia. 37 Anche io, come già i miei fratelli, sacrifico il corpo e la vita per le patrie leggi, supplicando Dio che presto si mostri placato al suo popolo e che tu fra dure prove e flagelli debba confessare che egli solo è Dio; 38 con me invece e con i miei fratelli possa arrestarsi l’ira dell’Onnipotente, giustamente attirata su tutta la nostra stirpe». 39 Il re, divenuto furibondo, si sfogò su costui più crudelmente che sugli altri, sentendosi invelenito dallo scherno. 40 Così anche costui passò all’altra vita puro, confidando pienamente nel Signore. 41 Ultima dopo i figli, anche la madre incontrò la morte.

          • Se poi la domanda era più rivolta al tema “posso disporre (e quindi “donare”) la mia vita, ma posso fare altrettanto di quella dei miei figli?”

            Il discorso diviene più complesso e avrebbe molte più sfaccettature… qui e ora mi è impossibile affrontarlo 😉

    • http://www.reginamundi.info/Cristeros/Default.asp
      E’ una ricostruzione molto interessante e molto utile per chi non conoscesse quegli avvenimenti, ma che riporta un inesattezza che si è più volte tramandata:

      “Il pontefice Pio XI protestò contro la violazione degli accordi con due lettere encicliche: la “Acerba anima” del 25 settembre 1932 e la “Nos es muy conocida” del 28 marzo 1937. Il Santo Padre rese legittimo il diritto alla rivolta, anche armata, per la difesa della fede, e spronò i cattolici a resistere in ogni modo.”

      Se si leggono per intero i documenti citati e le altre lettere inviate dalla Santa Sede in quei tragici giorni, non si può evincere che la – rivolta armata – abbia trovato una qualche sorta di “benedizione”.

      Riprendo da un mio passato commento sul tema:

      Se ci si vuole dare il tempo di leggere i due documenti

      http://www.vatican.va/holy_father/pius_xi/encyclicals/documents/hf_p-xi_enc_19320929_acerba-animi_it.html

      http://www.vatican.va/holy_father/pius_xi/encyclicals/documents/hf_p-xi_enc_19370328_firmissimam-constantiam_it.html

      credo non vi si troverà traccia alcuna di queste ipotizzate “legittimazioni”, salvo dare ognuno delle “libere, personali interpretazioni”.

      Vale la pena riportare alcuni passaggi della “Firmissiman Constantiam” che è la seconda Lettera Enciclica, scritta nel periodo seguente al disattendere da parte del Governo Messicano di allora, gli accordi siglati in corrispondenza della prima “Acerba Animi” e al riprendere delle violente persecuzioni:

      “A tutela della dignità della persona umana può occorrere talvolta denunciare e biasimare arditamente condizioni di vita ingiuste e indegne; nello stesso tempo però bisognerà guardarsi, sia dal legittimare la violenza col pretesto di portare rimedio ai mali del popolo, sia dall’ammettere e favorire quelle rapide e violente mutazioni di condizioni secolari della società, che possono portare a effetti più funesti del male stesso al quale si voleva porre riparo.

      In ciò abbiamo un’altra prova che, di fronte ai bisogni così grandi del Messico, l’Azione Cattolica non si può dire opera di secondaria importanza. Qualora dunque essa, che è educatrice delle coscienze e formatrice delle doti morali, venisse comunque posposta ad altra opera estrinseca di qualsiasi specie, anche se si trattasse di sorgere a difesa delle necessarie libertà religiose e civili, si commetterebbe un ben doloroso abbaglio; perché la salute del Messico, come di ogni altra società umana, è posta anzitutto nella eterna, immutabile dottrina evangelica e nella pratica sincera della morale cristiana.

      Voi avete più di una volta ricordato ai vostri fedeli che la Chiesa è fautrice di ordine e di pace, anche a costo di gravi sacrifici, e che condanna ogni ingiusta insurrezione e violenza contro i poteri costituiti. D’altra parte fra di voi si è pure detto che, qualora questi poteri insorgessero contro la giustizia e la verità al punto di distruggere le fondamenta stesse dell’autorità, non si vedrebbe come dover condannare quei cittadini che si unissero per difendere con mezzi leciti ed idonei se stessi e la Nazione, contro chi si vale del potere per trarne a rovina la cosa pubblica.

      Se la soluzione pratica dipende dalle circostanze concrete, dobbiamo tuttavia da parte Nostra ricordarvi alcuni princìpi generali, da tener sempre presenti, e cioè:

      1) che queste rivendicazioni hanno ragione di mezzo, o di fine relativo, non di fine ultimo ed assoluto;

      2) che, in ragione di mezzo, devono essere azioni lecite e non intrinsecamente cattive;

      3) che, se vogliono essere mezzi proporzionati al fine, devono usarsi solo nella misura in cui servono ad ottenere o rendere possibile, in tutto o in parte, il fine, ed in modo da non recare alla comunità danni maggiori di quelli che si vorrebbero riparare;

      4) che l’uso di tali mezzi e l’esercizio dei diritti civici e politici nella loro pienezza, abbracciando anche problemi di ordine puramente materiale e tecnico, o di difesa violenta, non entrano in alcun modo nei compiti del clero e dell’Azione Cattolica come tali, benché ad essi appartenga preparare i cattolici a far retto uso dei loro diritti ed a propugnarli per tutte le vie legittime, secondo l’esigenza del bene comune;

      5) Il clero e l’Azione Cattolica — essendo per la loro missione di pace e di amore consacrati ad unire tutti gli uomini « nel vincolo della pace » devono contribuire alla prosperità della Nazione, specialmente fomentando l’unione dei cittadini e delle classi e collaborando a tutte le iniziative sociali, che non siano in contrasto con il dogma o la legge morale cristiana.”

      Di fatto di tutti Santi Martiri dichiarati tali, non mi risulta alcuno abbia imbracciato un fucile o fatto ricorso alla armi.

    • vale:

      …la stessa frase, seppure apparentemente un po’ diversa: “Quando sento parlare di cultura metto mano alla pistola.„ Joseph Goebbels …

  4. Si Bariom, in effetti nei documenti pontifici da lei citati Acerba animi (del ’32) e Firmissimam constantiam (del ’37) non c’è un’esortazione alla violenza, anche perchè la “guerra cristera” in atto negli anni ’30 era un residuo della vera e propria “guerra cristera” del ’26-’29. In quest’ultima, c’era P. E. Calles, mentre gli episodi degli anni 30 riguardarono per lo più la presidenza Cardenas, e, furono causati dalla irregolare applicazione degli accordi (“modus vivendi”) che avevano posto fine al conflitto del ’26-’29.
    Il documento relativo alla vera e propria guerra è la “Iniquis Afflictisque” del nov. 1926. Nemmeno lì, a dire il vero c’è l’invito alla lotta con le armi; però c’è un punto che, nell’esasperazione degli animi, qualcuno potrebbe intendere come un’accettazione della resistenza armata: “Né loderemo mai abbastanza i coraggiosi fedeli del Messico, i quali hanno ben capito di quale importanza sia per loro che quella cattolica Nazione in cose così gravi e così sante, come il culto di Dio, la libertà della Chiesa e la cura della eterna salvezza delle anime, non dipenda dall’arbitrio e dall’audacia di pochi, ma sia governata una buona volta, e per benignità di Dio, con giuste leggi conformi al diritto naturale e divino, e all’ecclesiastico”.
    E’ una forzatura, lo ammetto, ma in un momento d’ira, fraintendimenti e forzature avvengono.

    Un’altra cosa: io conosco benissimo alcuni massoni (persone perbene per quel che mi riguarda) e uno di loro (peraltro un grado elevato della massoneria: un 31° grado del Rito Scozzese) mi ha confermato che, in effetti, non è possibile conciliare cattolicesimo e massoneria (anche se ci sono cattolici massoni): ci sono ragioni dottrinarie e strutturali che lo impediscono.

    Ma, e questo è il punto, la questione fra massoneria e chiesa cattolica non è filosofico-dottrinaria, bensì POLITICA, e lo è fin dalla prima condanna della massoneria risalente al 1738, in cui Clemente XII, non solo commina le sanzioni ecclesiastiche ai massoni, ma invita le autorità civili (“braccio secolare”) ad intervenire per reprimere e disperdere l’associazione, portando così sul piano politico la vertenza.

    Un conflitto solo filosofico e religioso, una volta che sia ammessa la libertà di pensiero, è tollerabile in una società civile, ma il conflitto è, fin da subito sceso sul piano politico, perchè la massoneria ha teso, fin da subito, ad adoperarsi per uno stato “neutro” ed indifferente sotto il profilo religioso, mentre s. Romana Chiesa, da quell’orecchio, non ci ha sentito per secoli (ed in parte non ci sente ancora). Nulla di più chiaro per dimostrare il mio assunto che le parole di Leone XIII (“Humanum Genus” del 1884):

    “Seguono le massime di scienza sociale. Dove i Naturalisti insegnano, che gli uomini hanno tutti gli stessi diritti, e sono di condizione perfettamente eguali; che ogni uomo è, per natura, indipendente; che nessuno ha diritto di comandare agli altri; che volergli uomini sottoposti ad altra autorità, da quella in fuori che emana da loro stessi, è tirannia. Quindi il popolo è sovrano: chi comanda, non aver l’autorità di comandare se non per mandato o concessione del popolo; tantoché a talento di questo egli può, voglia o non voglia, esser deposto. L’origine di tutti i diritti e doveri civili è nel popolo, ovvero nello Stato, che si regga per altro secondo i nuovi principi di libertà. Lo Stato inoltre dev’essere ateo; tra le varie religioni non esservi ragione di dar la preferenza a veruna: doversi fare di tutte lo stesso conto.
    Ora che queste massime piacciano ugualmente ai Frammassoni, e che su questo tipo e modello vogliano essi foggiati i governi, è cosa notissima, e che non ha bisogno di prova”.

    Spero di aver chiarito il mio pensiero. A69

    • “Né loderemo mai abbastanza i coraggiosi fedeli del Messico, i quali… ecc”

      Non vedo l’invito alla lotta con le armi..
      Come lei poi conclude: è una forzatura.

  5. volevo sommergervi con citazioni, link,ecc., poi è saltata la pagina con gran parte della risposta già scritta-manina angelica o diabolica? o semplice sfiga? chi può dirlo…)

    Effettivamente non vi fu-quand’anche fossero stati correttamente informati ,a Roma, e ne dubito ,- in ordine alla situazione messicana alcun invito alla lotta con le armi. salvo poi pentirsene dopo, quando videro che l’accordo col governo messicano portò, dopo lo scioglimento dell’esercito “cristero”, ad una sequenza di vendette infinite soprattutto da parte dei governativi.

    e parlo di pentimento poiché pochi anni dopo il comportamento della Santa Sede fu ben altro in relazione alla guerra civile spagnola.
    non vado a ripetere cose già scritte sulla Divini Redemptoris. e,cmq, da Roma, fino al ’38, tentarono di trovare una via d’uscita alla situazione spagnola.
    ma che i vescovi spagnoli potessero definire ufficialmente “cruzada” l’alzamiento senza il consenso della Santa Sede, la vedo dura. e nella Divini si fa riferimento, come precedente alla situazione spagnola, proprio a quella russa e messicana.

  6. I Papi equipararono la partecipazione alle Crociate all’offrire aiuto a Cristo stesso (nell’indire la quinta Crociata, nel 1215, Innocenzo III scrisse: “Cristo non vi condannerà per il vizio dell’ingratitudine ed il crimine dell’infedeltà, se voi rifiutate di aiutarLo?”). L’indulgenza ricevuta per la partecipazione alle Crociate fu equiparata canonicamente all’indulgenza per il pellegrinaggio.

  7. Caro Barion, i Papi e la Curia non sono (e da secoli) così stupidi e così apertamente antievangelici da incitare apertamente alla violenza, che diamine! Tuttavia è da Costantino in poi, che la chiesa è diventata un’entità POLITICA, come argomentavo sopra. La ragione del contrasto con la massoneria e il marxismo è sostanzialmente politica. C’è si il problema dottrinale, della inconciliabilità filosofica con quelle due correnti di pensiero, ma se la chiesa fosse apolitica (come i cristiani dei primi secoli), il contrasto sarebbe solubile o perlomeno accantonabile.
    Ma siccome la chiesa E’ una forza politica, è logicamente una parte (giusta o sbagliata che sia) nelle vicende storiche. E’ ovvio dunque che, se Essa si è messa contro, politicamente, il marxismo e la massoneria (fin dalla loro comparsa), sia stata da questi combattuta. Non voglio giustificare l’uccisione di donne e bambini, voglio solo capire il perchè dell’evento. D’altronde la guerra non è forse la continuazione della politica con altri mezzi?
    Come dire: “Siamo nemici, mi hai combattuto ed osteggiato, ora ho io il coltello dalla parte del manico e cerco di ridurti ai minimi termini, tu ti ribelli con le armi, e allora guerra sia!”
    Il bello è che la chiesa li ha fatti unire contro di lei i marxisti e i massoni, quando spesso sono stati avversi (la massoneria era fuorilegge nei paesi del socialismo reale, tranne a Cuba).
    Comunque vedremo il film e poi giudicheremo. A69

    • Un’ulteriore precisazione perchè su una materia come questa i fraintendimenti sono facili: quando i nostri soldati sono andati in Iraq ed in Afghanistan, io sapevo (facile previsione) che ci sarebbero stati dei morti. Ma questo non vuol dire che mi augurassi o che ritenessi giusta l’uccisione dei militi, ma semplicemente che la prevedevo e che me la spiegavo. Così, se uno fa politica attivamente e si fa nemico questo e quello, deve prevedere che prima o poi sarà oggetto di violenza, perchè la violenza è ben presente nel mondo d’oggi (e anche, se non di più, nel passato).
      In buona sostanza, come mi diceva un mio caro amico saggio e furbo: “se non ti vuoi infarinare c’è solo un sistema: non andare al mulino”.
      La chiesa del resto nel corso della sua storia non è andata esente da responsabilità dirette ed indirette per fatti di violenza, e ciò in quanto era una potenza politica.Si badi bene, il mio è un giudizio esclusivamente POLITICO non religioso. A69

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