1 – Diario dalla Terra Santa. La partenza

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di Costanza Miriano

–  Oh, visto che devi partire per Israele in qualità di blogger, forse è il caso che ti spieghi come si fa a pubblicare un articolo.

–  Devi proprio?

–  Dai, forza, mica puoi partire senza saperlo fare. Lo so che è mezzanotte, ma io sono tre anni che cerco di spiegartelo. Forza. Apri il blog.

–  Va bene. Vuvvuvvusposatiesii…

–  No! Non ci posso credere!!! Non sai neanche come si chiama il tuo blog!!!!!!

–  Magari fosse solo quello che non so. Non so connettermi, non so usare skype, non so fare foto.

(E stavo partendo anche senza computer, se è per questo, ma dotata di novena, breviario e molti punti luce per gli zigomi).

Infatti ora sto scrivendo senza la certezza che riuscirò a inviare il mio primo reportage. Che poi, atterrata in un aeroporto superoccidentale, che il JFK al confronto è anticaglia, non so se posso esattamente cominciare la mia cronaca del viaggio in Terra Santa. Cioè, la Terra Santa chi l’ha vista ancora? Io e la collega di Roma, Stefania, stiamo aspettando i tre da Milano. E forse lo spirito non è esattamente quello della pellegrina, visto che ho mangiato sushi guardando le vetrine di Victoria’s Secret. E anche il bagaglio non è esattamente quello del povero che cerca. Per cercare di rientrare nei miseri 23 kg assegnatimi dalla compagnia aerea (questa è violenza sulle donne), stanotte alle tre (con la sveglia puntata alle cinque) stavo ai quarti di finale tra i componenti del bagaglio: il terzo paio di scarpe col tacco ha perso ai rigori contro il balsamo per capelli, mentre la giacca di pelle si è infilata in fuori gioco approfittando di una distrazione dell’arbitro.

In compenso, per cercare di entrare nello spirito di chi cerca, alle cinque dopo un’ora di sonno mi sono alzata e con soli due caffè e una doccia ho arrancato fino alla messa da Don Fabio Bartoli, che in via del tutto eccezionale ha celebrato così presto per permettermi di decollare tranquilla. E siccome il Signore esagera sempre con i regali, oggi c’era la mia lettura del cuore “questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”, quella che mi consegnarono il giorno della cresima e che abbiamo scelto per il matrimonio. E siccome la Compagnia dell’agnello – immagine ed espressione che peraltro don Fabio ha inventato ben prima di me – funziona, a messa è comparsa anche un’amica molto cara, incaricata dalla provvidenza di farmi da angelo custode. Perché aiutata dai 33 chili di zavorra mi sono vista sfilare sotto il naso il trenino per Fiumicino, e la mia compagna dell’agnello si è immolata e mi ha portata fino a Fiumicino.

Lì la signorina della El Al mi ha aperto il bagaglio – giustamente, per carità – e mi ha chiesto incredula quanti giorni rimanessi. “Ma guardi che in Israele c’è il cibo” ha detto guardando le mie riserve di pocket coffee, nocciole, barrette Enervit, insomma il kit base di sopravvivenza, in caso di rapimento alieno. Speravo almeno in una perquisizione, un interrogatorio in uno stanzino buio seduta al tavolino di formica, avevo ripassato anche Anna Frank, invece niente, niente di eroico, solo qualche controllo più accurato del solito, e una signorina che mi guarda interdetta, ma quello è normale per me.

In aereo un po’ però si sente che il posto dove stiamo andando è speciale. Io e il mio vicino ci mettiamo a parlare, e in pochi minuti mi racconta di quando sua nonna a Roma è stata presa e portata ad Auschwitz, lasciando il primo figlio (il padre del mio vicino di sedile) tredicenne e capo di una banda di sette fratellini. Orfani da quel momento. E la mamma mentre la portavano via è appena riuscita a salvare la seconda figlia dodicenne, dicendo che era la portiera dello stabile, e mettendole in braccio l’ultima nata: “signorina, la prego, porti la bambina a sua madre”. Fu l’ultima volta che vide le sue figlie, e gli altri cinque. E così mi ritrovo a piangere con uno sconosciuto.

Dietro di me un ragazzo prega con i filin ai polsi, dei lacci di cuoio legati a delle scatoline, sempre di cuoio (ma che c’è dentro? Lo devo chiedere alla guida, che si chiama Duran, me lo ricordo perché è come i Duran Duran e prima o poi lo chiamerò Simon, Le Bon). Si alza e si risiede e fa strani movimenti, che non saprei descrivere perché mi sembra brutto fissarlo. Il mio rosario da polso è molto meno professionale, lo ammetto.

Be’, ecco, ora sono qui, in attesa di raccontarvi questa terra in cui un gruppo di ragazzi ora vicino a me canta e balla musiche tradizionali israeliane. Arrivano da tutte le parti del mondo alla ricerca delle loro radici. Sono molto diversi da me (neanche uno ha i tacchi), ma anche io sono alla ricerca delle radici. Lì dove tutto è cominciato.

 

22 pensieri su “1 – Diario dalla Terra Santa. La partenza

  1. Benedetta

    Costanza, Costanza…. se non ci fossi dovremmo inventarti!
    Sono rientrata dagli Esercizi in TS da meno di un mese…. e non sai come vorrei essere nel tuo bagaglio…. ti tengo nel cuore, troverai ancora lacrimucce di gioia piena qua e là…. Benedetta

  2. anna

    Vai Costanza, raccontaci tutto, vogliamo vedere con i tuoi occhi…
    p.s. io ci sono stata con Giovanni Paolo II nel 2000 e ci tornerò a novembre!!

  3. Cara Costanza, è bello leggere i tuoi diari di viaggio… 🙂 e mi spacco dalle risate! Ma come fai ad esser così sempre attiva? Io sono stato in Terra Santa la scorsa estate… BELLISSIMO! Un viaggio da rifare …… ti auguro tutto il “bello” anche se sarai per lavoro e di corsa … ma dopotutto riesci sempre a dare/fare del tuo meglio 🙂 Ciaoooooo, Fabius

  4. 61angeloextralarge

    Pocket Coffee israeliani? Meglio portarli dall’Italia, no?
    Costanza… ricordati di noi che siamo qui, lontani dalla Terra Santa! 😉

  5. Maria elena

    Brava! Spero di riuscire ad andare in terra Santa anche io, dove tuttonè cominciato.

  6. Aleph

    Cioè… una giornalista della RAI che non sa connettersi, non sa pubblicare un articolo su un blog e non sa usare Skype? Ma come si lavora alla RAI, ancora taccuino e telegrafi?

  7. Buon viaggio… Quando i nostri figli saranno in età da rimanere solo per una settimana vogliamo andarci anche noi….. Per ora aspettiamo i tuoi racconti.

  8. Giusi

    Scommessa: tempo un anno e ci torni con tutta la famiglia anche perchè per vederla bene ci vuole minimo, ma minimo una settimana, meglio dieci giorni.

  9. Costanza sono molto contento che puoi fare questa bellissima esperienza di fede che è il pellegrinaggio in Terra Santa! Io mi reco più volte all’anno in Terra Santa ormai da 3-4 anni. Buon viaggio, e seguirò volentieri tue notizie!

  10. Giuseppe

    Costanza, quello che trovo interessante nel leggerti è proprio quello che scrive gabriele53 “riesci a fare “evento” anche un volo aereo Roma-Israele”.

    Siamo fatti perché la vita tutta intera, sopratutto il “quotidiano-quotidiano” (99% del nostro tempo)” sia “evento”. Io mi sveglio sempre con questo struggimento e vado a riposare con il rammarico dei momenti che invece sono stati vuoto, nei quali non ho potuto scorgere lo sguardo dolce e promettente di Gesù.

    In definitiva posso dire che è questo, essenzialmente, che mi attrae e mi affascina di Cristo: la promessa che viene dalla sua persona e dalla sua compagnia, che tutto nella vita, ogni istante, possa divenire evento.

    Grazie dunque della tua preziosa testimonianza! Buona Viaggio.

  11. Stefano

    Ciao Costanza, non vedo l’ora di leggere le tue impressioni di viaggio. Io sono appena tornato (ero li ad Ashdod per lavoro) e ho avuto la fortuna di avere un tecnico da formare, proprio residente a Gerusalemme. Mustafà, (chiaramente musulmano) mi ha fatto vedere tutti gli angoli più belli e nascosti della città, non da turista ma da “protagonista”.
    E mi ha portato li con una frase: “…non è la città, Stefano, ma il feeling che si prova a essere li…. ”
    Aspetto di leggere le tue emozioni.

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