Comunione dei Santi

cireneo2

di Andrea Piccolo

MC 15,21 Allora costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce.

La tua Parola è difficile a volte, mio Signore.

La tua Parola è una nebbia che mi sembra solo buio, tanto nasconde più di quel che mostra.

Quando prendevi dimora col popolo che ti sei scelto e che con mano potente hai tratto dall’Egitto, eri luce per Israele e tenebra per gli Egiziani. Ma, mio Dio, gli occhi della mia fede si affaticano per lo sforzo di cercare un bagliore della tua luce che mi guidi, eppure nella nebbia che circonda il mio cammino ogni luce sfuma in un chiarore confuso dalla provenienza incerta, e il timore di essere nell’accampamento sbagliato non mi da tregua.

Tu parli, mio Dio, e io non ti capisco. E non capisco neppure quando la tua parola raggiunge il mo cuore, e so che arriva al centro del mio essere, perchè il suo suono è un’eco che non si attenua.

Ma la mia colpa mi rende sordo, incapace di intendere, e il mio cuore resta immerso nella tenebra.

La tua Parola mi insegna che per seguire te ogni giorno devo caricarmi della mia croce, ogni giorno devo misurarmi coi miei limiti, i miei difetti, il mio peccato, e ogni giorno devo trovare la forza di accettare tutto questo come il solo punto di partenza verso di te.

Ma tutto questo non è l’ostacolo, l’inciampo, il contrattempo che, a volte fastidioso, a volte drammatico, mi contrasta nel procedere e del quale potrei fare tranquillamente a meno, aprendo le mani per abbandonarlo alle mie spalle e correrti incontro, se solo tu non mi avessi comandato di prendere la mia croce. Perchè quella miseria che mi schiaccia, quel limite che mi intrappola, quel dolore che mi toglie il respiro e la volontà, tutto quello fa parte di me, della mia storia e in definitiva della mia persona.

Così il tuo monito, mio Signore, mi vuole insegnare che non posso venire da te senza portarmi dietro tutto ciò che io sono veramente, mi vuole ricordare che il solo me stesso che non sono veramente io, è il mio desiderio che le cose siano diverse da ciò che sono, che le radici della mia storia siano altre, altre le mie possibilità e ciò che è alla mia portata. Quello che mi chiedi di rinnegare perciò, è solo la mia ribellione a me stesso, alla mia realtà limitata, condizionata e caduca.

Eppure, ancora fatico a comprendere la tua Parola mio Dio, ancora non capisco perchè, quand’anche io trovo in me la disposizione a fare pace in me, quando invoco la tua Grazia e tu mi doni la forza di fare tacere la mia ribellione, la tua voce ancora mi tormenta e mi scuote. E come è mai che sia tu, mio Signore e Dio mio, a togliermi dalla pace? Ho fatto il mio lavoro, ho compiuto con diligenza il mio dovere, finalmente è giunto anche per me il momento di raggiungere il focolare dove troverò ristoro e riposo quando, come Simone di Cirene, vengo caricato della croce.

Ma quante croci devo portare mio Dio? Proprio quando finalmente mi pareva di essere riuscito a trovare un modo di portare la mia, ecco che mi viene assegnata anche la croce di un altro, che mi strappa alle mie cose buone e mi precipita in un confuso smarrimento.

Gesù, cosa avrà capito Simone quando fu caricato della tua croce e il peccato di Caifa, Erode e Pilato gli tolse il pranzo con la famiglia, il ristoro del focolare e il riposo dal lavoro, tutte cose da te benedette e santificate con la tua vita terrena?

Non capì nulla, e soprattutto non capì perchè. Come non capisco io ogni volta che mi trovo a pagare per il peccato di un altro uomo e porto nella mia carne le conseguenze della sua colpa.

E non è solo il desiderio egoista di essere lasciato in pace, di non trovarmi coinvolto in vicende che possano turbare la mia narcotizzata tranquillità: come può essere così profondamente mio ciò che è totalmente altro? Quand’anche volessi assumere nobili comportamenti ed esercitare il mio spirito a sentimenti pii, volgendomi verso il familiare fratello e financo l’estraneo prossimo, e con un sussulto sincero del cuore, i legamenti doloranti e sfibrati dallo sforzo della volontà, in un gesto estremo al limite di ogni mia forza lo amassi adempiendo così il tuo comando, potrei davvero in quell’atto d’amore caricarmi della sua croce, se questa non fosse già mia storia, vita mia, mio destino?

Ma se ascolto bene, la tua Parola mi dice qualcosa di più: il Cireneo è costretto, non ha scelta, non può sottrarsi al giogo che gli viene imposto e che lo schiaccia. Allora il limite, la finitezza che imprigiona fino a far perdere la speranza, la colpa, in definitiva la storia del fratello vicino e del remoto prossimo non incrocia la mia storia solo occasionalmente, ma vi si intreccia fino a confondersi e a diventare veramente mia.

La storia di ogni uomo partecipa della storia dell’uomo, e la mia storia che si snoda faticosamente a tentoni sperando di raggiungere te mio Signore, è un libro dove tutti possono scrivere una pagina della propria storia e io non posso scegliere chi e se può tracciarvi una parola: sono costretto a caricarmi di quella croce.

Quando sei entrato nella storia dell’uomo per farti uomo, hai preso su di te la nostra croce, la nostra finitezza, la nostra storia che dal peccato di Adamo si snoda nella valle della colpa lontana da Dio. Tu che prima del tempo sei generato nello Spirito, ti sei lasciato generare nella carne verginale di Maria assumendo la nostra natura, e da quel momento la nostra storia è diventata la tua storia: l’uomo ha scritto nelle pagine della storia di Dio e Dio ha scritto la pagina definitiva nella storia dell’uomo. E l’ultima parola di Dio è salvezza.

Gesù, la tua carne è il luogo dell’incontro tra Dio e l’uomo, la tua croce è l’accoglienza incondizionata di questa umanità decaduta e colpevole. Come Adamo ricevette il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male dalla mano di Eva, a simboleggiare la partecipazione di tutta l’umanità in quell’atto colpevole che ci ha perduti, così Simone di Cirene ha ricevuto la croce dal nuovo Adamo, per simboleggiare che Dio salvando l’uomo Gesù e la sua storia, salva ogni uomo che partecipa della storia dell’umanità. E la croce gli fu imposta mentre tornava da quei campi maledetti a motivo di Adamo, da dove era destinato a trarre il cibo con dolore. (Gen 3,17)

 

Un pensiero su “Comunione dei Santi

  1. vale

    San Bernardo, Abate di Chiaravalle, domandò nella preghiera a Nostro Signore quale fosse stato il maggior dolore sofferto nel corpo durante la sua Passione. Gli fu risposto: “Io ebbi una piaga sulla spalla, profonda tre dita, e tre ossa scoperte per portare la croce: questa piaga mi ha dato maggior pena e dolore di tutte le altre e dagli uomini non è conosciuta. Ma tu rivelala ai fedeli cristiani e sappi che qualunque grazia mi chiederanno in virtù di questa piaga verrà loro concessa; ed a tutti quelli che per amore di essa mi onoreranno con tre Pater, tre Ave e tre Gloria al giorno perdonerò i peccati veniali e non ricorderò più i mortali e non moriranno di morte improvvisa ed in punto di morte saranno visitati dalla Beata Vergine e conseguiranno la grazia e la misericordia”.

    http://www.effedieffe.com/index.php/menusx-salute/plugins/system/%20http:/www.effedieffeshop.com/images/stories/foto2009/index.php?option=com_content&view=article&id=292290:piaga-alla-sacra-spalla-aperta-dal-legno-della-croce&catid=83:free&Itemid=100021

I commenti sono chiusi.