“… ed è apparso a Simone!”

viva il papa

di fr. Filippo Maria 

Mentre mi chiedo perplesso (e anche con una certa dose di rassegnazione, a dire il vero) come farà la Juventus a recuperare la disastrosa partita di andata dei quarti di Champions League con il Bayern Monaco, provo ad intrattenermi con le straordinarie pagine evangeliche che la liturgia ci offre in questi giorni dell’ottava di Pasqua. In particolare mi lascio stuzzicare dal celebre racconto lucano dell’apparizione del Risorto ai due discepoli di Emmaus (rassegnati anche loro ma per ben più nobili motivi… a dire il vero). Dopo aver riflettuto lungamente su come mai il mio cuore non arde come quello dei due discepoli (sarà finita la legna, mi dico… ma no, quella la mette Lui… e allora cosa c’è che non funziona?) non posso fare a meno di notare una sorta di stravaganza che il Vangelo stesso presenta.

Ad un certo punto, esattamente ai versetti 33-34 del capitolo 24, Luca scrive:

“[I due] Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!»”.

Cosa c’è di strano? Direte. Semplicemente questo: cronologicamente, nella narrazione lucana, in quel momento Gesù risorto non era ancora apparso né a Simone né a nessun altro, all’infuori di questi due anonimi discepoli diretti a Emmaus! L’incontro con gli altri avverrà esattamente pochi versetti dopo. Questa incongruenza non può non destare curiosità e qualche sospetto. Una svista del meticoloso redattore del terzo vangelo? Chissà? Può darsi… ma prima di giungere a facili e fuorvianti conclusioni (una volta una brava cristiana mi fece notare che il vangelo sbagliava i tempi dei verbi lì dove Gesù dice: “prima che Abramo fosse, Io sono”) è bene considerare, in realtà, che questa formulazione usata da Luca faceva parte (e fa ancora parte) del “pacchetto” fondamentale del primitivo annuncio cristiano (il cosiddetto Kerigma). Lo possiamo trovare attestato, infatti, in 1 Corinzi 15,5.

emmausIl centro dell’annuncio del vangelo, nel momento in cui deve professare il Cristo risorto, ha bisogno di fare riferimento alla più autorevole delle testimonianze, quella di Pietro, appunto. Tanto che non basta dire: “Cristo è risorto”, ma occorre aggiungere “ed è apparso a Pietro”. Lui lo ha visto, quindi è vero! Lui ha creduto, quindi credo anche io! Non è interessante che sia apparso ai discepoli di Emmaus, alle donne, o ad altri apostoli, ma è fondamentale che sia apparso a Pietro! Che lui lo abbia visto, che la sua autorità lo annunci e che la mia fede personale aderisca alla sua e conseguentemente a quella degli altri apostoli! Mi sembra di poter dire senza esitazione che il primato di Pietro, nella prima comunità cristiana, sia stato ben chiaro fin da subito.

Pietro! Proprio lui! Quello che nel momento decisivo ha negato di conoscere Gesù (Luca lo racconta a chiare lettere, questo) che tipo di credibilità può avere se essa non gli proviene dall’autorità che gli ha conferito il suo stesso Signore e Maestro? Se ci si fosse fermati ai suoi limiti, al suo rinnegamento (qualcuno probabilmente glielo ha anche rinfacciato!) e non si fosse andati “oltre” per vedere dietro la fragilità di quell’uomo colui che Gesù aveva scelto per il essere il Primo, noi oggi, forse, non avremmo nessuna fede da professare, nessuna Chiesa di cui far parte. È la Comunione con lui, Vicario di Cristo, che ci costituisce come cristiani e discepoli di Gesù!

Ora, quanto detto dell’apostolo Pietro lo si può indubitabilmente riferire anche ai suoi Successori canonicamente eletti. Ma quanta tristezza in questi giorni nel constatare i primi focolai di un inutile chiacchiericcio intorno alla figura di Papa Francesco, e proprio da parte di coloro che fino a poco tempo fa difendevano caparbiamente e giustamente Benedetto XVI. Basta navigare un po’ sulla rete per rendersi conto di quante inutili critiche si stanno sollevando da parte di coloro che a volte sembrano pensare se stessi come più cattolici del Papa stesso. Provo a fare una parafrasi di quello che ho letto: Non ha messo la croce d’oro, non ha la mozzetta e le scarpe rosse, ha rinunciato (per ora) all’appartamento papale, tiene le omelie a braccio come un semplice parroco ma è ora che cominci a dire qualcosa di sostanzioso, ha tenuto la prima omelia dall’ambone piuttosto che dalla sede, non canta (a Bergoglio è stato asportato un polmone… con un pizzico di buon senso si potrebbe anche comprendere il fatto che non canti), ha fatto la Messa del giovedì santo in un carcere, si fa chiamare Vescovo di Roma (il Papa è tale perché è Vescovo di Roma, appunto), il Centro Televisivo Vaticano ha trasmesso le immagini dell’incontro con Benedetto XVI – chi era il Papa tra i due? Qui si rischia lo scisma (tanto per ricordarcelo, dei due il Papa è quello che è stato eletto il 13 marzo scorso, quello a cui l’altro, che si fa chiamare “emerito”, ha promesso obbedienza prima ancora che venisse eletto, sì dai, quello argentino… non era così difficile arrivarci) – è un populista, un pauperista, un progressista, un nonsocosaglitirerannofuorineiprossimigiorni. Qualcuno è arrivato persino a dire: Sospendiamo ogni giudizio su Papa Francesco perché è ancora troppo presto, poi si vedrà…. Che tristezza! Sembra proprio che non si riesca ad uscire dal personalismo religioso! Prima una fazione attaccava Benedetto per certi versi, ora l’altra fazione attacca Francesco per altri… ma è proprio possibile che non riusciamo ad andare “oltre”? Ci sentiamo proprio in dovere di dire al Papa quello che deve fare e quello che no? Il Signore, i Papi, mica li fa con lo stampo! Possibile che non ci basta più il fatto che quest’uomo sia stato scelto dal Maestro di cui siamo discepoli? Non ci basta più la grazia di Dio? No, perché di questo passo arriveremo anche a suggerire al Padre Eterno quello che deve fare e come lo deve fare… per carità, un Papa può piacere nel suo modo personale di esprimere il ministero come anche no, ma ritengo personalmente che queste questioni siano di assoluta irrilevanza e che, forse, valga la pena fissare lo sguardo “oltre” e ad “altro”.

Per dirla tutta e senza troppi giri di parole, a me tutto questo scrivere e blaterare sembra una gran perdita di tempo (probabilmente comprese queste mie righe), tempo sottratto alla preghiera, ad un’opera buona, tempo che si poteva impiegare meglio, insomma…

In questi casi, a me che sono un frate e che non sono tanto istruito, viene solo da tirar fuori la parte del tifoso che c’è in me e che mi fa dire anche quando la Juve perde che “La Juve non si discute. Si ama!”. Ecco, appunto: “Il Papa non si discute. Si ama!”. E forse comincerà anche ad arderci il cuore nel petto!

53 pensieri su ““… ed è apparso a Simone!”

  1. Caro frate Filippo, il problema è che costoro amano più ciò che pensano la Chiesa dovrebbe essere, di ciò che la Chiesa è. Amano più ciò che ritengono giusto e “santo” il Papa dovrebbe fare e dire piuttosto che quello che il Papa fa (e farà) o dice.
    Amano più i propri pensieri che quelli (imperscrutabili) di Dio, amano spesso più la forma che la sostanza.
    Già, Nostro Signore i Papi non li fa con lo stampo…. ma loro si che uno stampo ce l’avrebbero bello che pronto. Lo stampo fatto a “loro immagine e somiglianza”! Che Dio ci scampi… 😉

    1. Filippo Maria

      Fila ecclesiae ammetto non si possa essere d’accordo su tutto… l’importante è che ad unirci sia un’altra FEDE!!! Soprattutto quella! 😉

    2. 61Angeloextralarge

      Karin: ma non ci univa anche la fede interista? Va beh! Monaco mi va bene perché ho abitato li da monella, poi a Colonia…

  2. Raffaella

    Grazie mille per queste incoraggianti parole.
    Io credo molto nell'”effata”, nel potere creativo, evocativo della parola. Il Signore l’ha data solo agli uomini e per questo credo che dobbiamo pesarle bene. Il chiacchiericcio sul Papa sconcerta anche me. Ma dico, siamo in un periodo di Grazia particolare, un grande teologo nella sua piena capacità di discernimento ha lasciato il posto (secondo me piuttosto consapevolmente) ad un uomo guidato dallo Spirito Santo e dalla carità che riesce a parlare al cuore di ogni uomo. Riscopriamo il timore e tremore e seguiamolo come i discepoli di Emmaus che lei ci ha ricordato. Dopo il pianto di Pietro è il racconto a me più caro dei Vangeli.

  3. Giovanni Paolo Sapia

    Iniziando con un “in bocca al lupo” alla Juventus (squadra di cui sono tifoso) vorrei lasciare anche io un commento.
    Gesù appare a ciascuno di noi in mille modi diversi, e appare a tutta l’umanità, credente e non, manifestamente nel suo vicario sulla Terra, il Papa. Gesù non abbandona mai la sua barca, e sceglie il timoniere più adatto a governarla a seconda del periodo storico/politico in cui ci si trova. In tutto ciò, quindi, vedo una grande continuità nella storia del papato, continuità che nella cronistoria degli ultimi pontificati (da Pio XII a Francesco, ma anche nei pontefici precedenti) è davvero palese per coloro che vogliano osservare questo “fenomeno” senza adottare uno o più sguardi “di parte”. Giovanni Paolo II, pontefice polacco, primo papa straniero dopo almeno 500 anni di storia della Chiesa, è stato eletto alla fine degli anni ’70, periodo storico in cui i paesi dell’Est Europa, tra cui la Polonia, erano ancora soggiogati da dittature palesemente anticlericali; inoltre, paesi “civili” come la Germania vivevano grosse divisioni al loro interno (il muro di Berlino era ancora al suo posto), e paesi storicamente cattolici vedevano minati certezze quali l’indissolubilità del vincolo matrimoniale e l’inviolabilità della vita umana nascente e morente. Quell’uomo, il Cardinale Karol Wojtyla appunto, sconosciuto al mondo ma molto conosciuto nel collegio cardinalizio, è stato inviato dallo Spirito Santo per rinforzare nella fede i credenti, per creare una sorta di “esercito dei giovani credenti” e, soprattutto, per utilizzare la forza dell’amore di Cristo al fine di creare una crepa nei regimi totalitari, crepa che si sarebbe ben presto trasformata in una voragine che li avrebbe spazzati via. Tutto questo è stato fatto con la sola forza dell’amore e della testimonianza. Testimonianza che il Santo Padre ha voluto rendere durante tutto il suo pontificato anche palesando la sua malattia ingravescente. La parola “Martire” deriva da un termine greco che significa “testimone”. Nei suoi quasi 27 anni di pontificato papa Wojtyla ha reso una grande testimonianza di fede, e ha seminato molto, anche grazie all’aiuto di molti suoi validi collaboratori, tra cui amo ricordare, anche per motivi personali che mi legano al personaggio, il Cardinale Anastasio Ballestrero, Arcivescovo di Torino. Alla sua morte molti avrebbero voluto renderlo santo per acclamazione popolare. Molti di quei “molti” (scusate il gioco di parole), però, si sono indignati nel vedere eletto come suo successore il cardinale Joseph Ratzinger, ovvero Papa Benedetto XVI. Mi ricordo benissimo che Bruno Vespa, appena appresa la notizia dell’elezione del Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede al soglio pontificio, si espresse così: “è un passo indietro, a prima del Concilio”. Quanto queste parole sono state smentite dagli 8 anni di pontificato di papa Benedetto! Quest’ultimo, infatti, non solo ha ripreso le fila del suo Venerato Predecessore, ma ha portato avanti battaglie che quest’ultimo, anche e soprattutto per motivi gravi di salute, non ha potuto né portare a termine, né talvolta iniziare (penso all’inchiesta sulla pedofilia, abusi sui minori, omosessualità di alcuni sacerdoti). Ha agito con mitezza ma anche, e soprattutto, con fermezza. Chi critica papa Benedetto per il suo abbigliamento forse non ha saputo cogliere in tutto ciò due aspetti fondamentali, ovvero il voler ricordare le tradizioni e il porre l’accento sul primato di Pietro. Se, però, si va oltre a tutto ciò, si capisce benissimo che papa Ratzinger è stato il primo papa ad abbandonare ufficialmente la tiara (nonostante già Paolo VI avesse donato il suo copricapo non ricordo più a chi, e Giovanni Paolo I abbia chiamato per primo “Messa di inizio pontificato” la messa di incoronazione, rinunciando anch’egli alla tiara), che infatti non compare nel suo stemma araldico, ponendosi quindi per primo nella condizione di “vescovo di Roma” più che di Sommo Pontefice. Papa Benedetto è un teologo, è stato un professore, e da queste sue radici culturali ha attinto per parlare alla gente nel corso di ogni incontro, a iniziare dalle udienze per finire alle GMG passando attraverso omelie, discorsi, Angelus, Regina Coeli e via dicendo. Certo, da un personaggio come lui non ci si poteva aspettare una presenza mediatica forte com’era quella del suo Venerato Predecessore, ma anche quest’apparente debolezza è da leggersi in realtà come una grande forza. Pochi mezzi di comunicazione hanno difeso questo Papa, che è stato lasciato solo sotto tanti aspetti. Forse in pochi possono capire o aver capito la sofferenza di papa Ratzinger nel vedere quanta “sporcizia” ci fosse dentro la barca di Pietro, e quanto avrebbe voluto fare, se solo la sua salute e le sue forze fisiche gliel’avessero permesso. Parlo non a caso di forze fisiche. Quelle prima o poi abbandonano ogni uomo sulla Terra, mentre la forza spirituale non viene vinta neppure dalla morte, e papa Benedetto era ben conscio di tutto ciò quando il 13 febbraio ha annunciato, con un coraggio pari ai cristiani che andavano incontro al martirio, le proprie dimissioni per mancanza di forze. A questo proposito ho mal digerito il commento del Primate di Cracovia, già Segretario Particolare di Giovanni Paolo II, il quale ha affermato che il precedente pontefice non era sceso dalla croce. Papa Benedetto non è né sceso dalla croce, né ha voluto prenderne una più leggera. La preghiera silenziosa e incessante del papa emerito, infatti, si unisce a quelle di tutti i monasteri di clausura in cui monaci e monache, nascosti al mondo ma ben visibili a Dio, continuano a pregare incessantemente per la salvezza di tutti.
    Il Cardinal Bergoglio, divenendo papa Francesco, non presentandosi con l’abito corale, ha semplicemente continuato un discorso che Benedetto XVI ha preparato sin dalle fondamenta. Per Papa Francesco a mio giudizio le parole più giuste sono quelle di San Paolo quando, parlando di Gesù, disse che “Pur essendo di natura divina non considerò un privilegio la sua natura, MA SPOGLIÒ se stesso FACENDOSI OBBEDIENTE fino alla morte, e alla morte di croce”. Già, perché di obbedienza si tratta, e di spogliarsi del se stesso che si era fino al momento prima per mettersi al servizio di tutti, diventando “servus servorum Dei”, e parlando “ex abundantia cordis”, a braccio, ma sempre e comunque “pieno di spirito santo”. Papa Bergoglio sta sia raccogliendo l’eredità dei suoi predecessori, sia solcando la strada che potrà portare di nuovo la barca di Pietro a navigare in acque tranquille, passando però attraverso le burrasche. A tale proposito mi viene in mente l’episodio evangelico in cui, durante la tempesta, i discepoli sulla barca erano spaventati, e Gesù dormiva. Non erano forse mariani esperti? Eppure avevano paura. Quel timore è stato placato da Gesù, che non ha placato solamente il mare, ma anche l’inquietudine del cuore dei discepoli.
    In questi tempi gli uomini hanno bisogno di sentire che Dio è con loro, è loro vicino, e Papa Francesco sta rispondendo a quest’esigenza rompendo i rigidi protocolli di sicurezza, andando tra la gente, girando su una macchina “scoperta”, abbracciando i fedeli assiepati ovunque pur di vederlo e provare a toccarlo, proprio come accadeva ai tempi di Gesù.
    Eppure, se non ci fossero stati Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, tutto questo no sarebbe potuto accadere.
    Giovanni Paolo Sapia.

    1. Giusi

      Grazie Giovanni Paolo Sapia: bellissimo commento! Non sapevo che Bruno Vespa avesse detto una simile cretinata: avrà un plastico di idiozie in testa insieme a quello di Cogne! Sono milanista ma la Juventus è una squadra italiana pertanto: Forza Juve!

    2. Cavaliere di San Michele

      Bellissimo commento. L’arcivescovo di Cracovia, Dziwisz, ha però energicamente smentito di aver fatto confronti del genere e ha protestato contro le parole che gli sono state messe in bocca o piuttosto deformate: raccontare quello che aveva vissuto Giovanni Paolo II e le sue motivazioni è stato un conto. Il paragone giornalistico con Benedetto XVI un altro.
      Il giochetto del mondo di mettere l’uno contro l’altro non vale solo per i papi, purtroppo.

      Spero che tu possa leggere questa precisazione.

      1. Giovanni Paolo Sapia

        Grazie per la precisazione, di cui non ero a conoscenza. Ringrazio per tutti gli apprezzamenti al mio commento, che voleva essere solo un omaggio e una lettura in parte storica e in parte, per così dire, in prospettiva del kerygma, della storia recentevdel pontificato.

        1. Giovanni Paolo Sapia

          Un’ulteriore precisazione: Benedetto XVI ha rinunciato al pontificato l’11 febbraio e non il 13, come ho scritto nella fretta.

  4. Alèudin

    Parlando calcisticamente anche per me Bergoglio
    si sta producendo in una bella azione dopo
    che Ratzinger ha rubato palla a centrocampo e
    gliel’ha servita in profondità.

    Vada per l’amore al Papa ma la juve no!

    Sempre e solo forza Udinese!

    🙂

  5. giuly

    Caro fra’ Filippo, sottoscrivo ogni tua singola parola!
    D’altra parte però mi sono rammaricata per le immagini dell’incontro tra i due pontefici, quello in carica e l’emerito, non tanto perché in me sia sorta una domanda sulla legittimità (è ovvio che di Papa ce n’è uno solo, ed è quello che siede sul soglio di Pietro!), quanto per l’opportunità di far diventare subito pubblico un incontro che doveva, si era detto, essere privato. Molto bella certamente la fotografia che li ritrae insieme sull’inginocchiatoio, in preghiera. Ma trasmettere per immagini filmate praticamente ogni momento dello storico incontro di due papi viventi mi è sembrato un gesto quasi provocatorio. Dài, diciamolo, saranno state queste immagini a scatenare un certo punto di domanda in molti fedeli. Uno può dirmi “tutto è puro per i puri”, ma personalmente la scelta non mi è piaciuta. Avrei preferito sapere semplicemente che Benedetto e Francesco si sono incontrati, si sono scambiati preghiere, abbracci, doni, hanno pregato insieme….. insomma, la cronaca fatta in conferenza stampa da Padre Lombardi era più che sufficiente. La mia perplessità non riguarda assolutamente l’incontro in sé e per sé, quanto i metodi dei media, compresi quelli “ufficiali”, quelli vaticani. Come qualcuno ben ricordava nel post precedente non è il mezzo ad essere malevolo ma l’uso che se ne fa. Sono troppo prevenuta?

    1. Filippo Maria

      Sì, Giuly, condivido con te il disappunto nell’aver mostrato le immagini dell’incontro, quanto meno non me l’aspettavo. Ma il mio appunto era in riferimento al rischio di scisma che qualche autorevole studioso ha portato avanti… quello non riesco proprio a capirlo! Per il resto anche io, a volte, ho l’impressione che ci si voglia adeguare alla logica del grande fratello in cui bisogna per forza mostrare tutta la vita privata anche dei grandi personaggi della nostra amata Chiesa… d’altro canto, però, devo ammettere di essere stato contento di aver rivisto il nostro amato Benedetto XVI, la sua commozione di fronte a Papa Francesco che gli donava la Madonna dell’umiltà… i due che pregavano insieme! Ma non mi è venuto nemmeno per un attimo di dubitare su chi fosse stato, tra i due, il Sommo Pontefice!

      1. giuly

        sì, davvero! solo una mente perversa o intellettualmente non onesta può mettere in dubbio la legittimità del nuovo Papa. Proprio oggi mi sono imbattuta in un post di un notissimo blog che parlava autoreferenzialmente di “profezia” per aver scritto anni fa che ci sarebbe stato un antipapa. Non dico altro per non fargli pubblicità. Solo avrei una gran voglia di invitare l’autore di tali sciocchezze a cambiare spacciatore…. 🙂

      2. Giusi

        Anche a me è piaciuto vedere i due Papi. Trovo che sia giusto ci siano delle immagini e un filmato di un fatto così singolare. E’ stata una cosa bella perchè non mostrarla? Hanno poi avuto modo di avere un colloquio riservato e credo che ne possano avere molti altri una volta che Benedetto si trasferirà.

  6. Lalla

    Io però non capisco come mai Francesco insista a non chiamarsi papa ma vescovo di Roma, quasi volesse diminuire o nascondere il primato di Pietro? il primato di Pietro viene ben prima che da Roma, viene da Gesù stesso! chi sa spiegarmelo? è un gesto “politico”?

    1. Giovanni Paolo Sapia

      il termine Papa indica il Vescovo di Roma, per cui dire l’uno equivale a dire l’altro. D’altronde, Pietro era un pescatore come gli altri, e il suo primato gli è stato conferito da Gesù.

  7. 61Angeloextralarge

    Sgraffigno questo post, anche se dovrò sgraffignare anche l’amore per la juventus! Pazienza! Ne vale la pena…
    Credo che il Papa, qualunque nome porti, sarà sempre attaccato da qualche parte. In fondo è anche lui un discepolo del Maestro e questa è la sorte… “Chi vuol venire dietro m..”, “Se l’hanno fatto a me…”. Mi preoccuperei di più se non fosse criticato, giudicato, condannato: vorrebbe dire che sta facendo qualcosa un po’ troppo O.T. con il Vangelo. 😉
    E poi… se per i sacerdoti vale il discorso della critica perenne… vuoi che non valga per il Santo Padre?
    “Beati voi quando mentendo diranno…”.
    Ma queste cose, caro Frà Filippo Maria, le sai moooolto meglio di me, anche se non sei “tanto istruito” (ma sei sapiento lo stesso e alla grande! 😀 ), quindi ti ringrazio perché hai voluto “provocarci” e farci interogare. Smack! 😀

  8. Ben detto, fra’ Filippo Maria! Questo post prosegue sulla falsariga del precedente e dei commenti che ne sono seguiti. Certe mormorazioni raccolte dalla rete ricordano assai da vicino quelle degli ebrei nel deserto. Purtroppo certo intellettualismo esasperato e ideologizzato produce una fede cavillosa, sentenziosa, giudcante, una fede senza fiducia, che “mercanteggia” e “quantifica”, non disposta a “fare credito”. E non ci vuole molto a capire, basta leggere il Vangelo, dove conduce quest’atteggiamento “monetizzatore”.
    Sull’argomento mi permetto di segnalare anche questo: http://filiaecclesiae.wordpress.com/2013/03/17/personalismo/

    1. Filippo Maria

      Andreas, senza nessuna macchinazione da parte nostra, si è venuti ad affrontare lo stesso tema in modi differenti… L’unico ad aver macchinato è stato admin nella collocazione dei post… il quale admin, evidentemente, non si è ancora ripreso dalle emozioni del derby di ieri sera… 🙂

      Andreas grazie anche per l’interessantissimo testo di Thibon… è da meditare a lungo… credo che ne avremo bisogno anche per i giorni a venire, per non dimenticare di gettare lo sguardo “oltre” ciò che appare!

      1. admin

        Domani dirà la sua sull’argomento anche Paolo Pugni di ritorno da Buenos Aires: non ci siamo messi d’accordo ma è evidente e inevitabile che nel mondo cattolico il dibattito sia forte in questo momento.

      2. @ Fra’ Filippo Maria: dopo la precisazione di admin è chiaro che talora anche i post sono collocati da una “mano invisibile” o da un “piede invisibile”, per restare in tema calcistico)! 😉
        Devo dire che l’ampio respiro di quel brano mi è subito venuto alla mente quando son cominciati i cavillamenti su mozzette, colore delle scarpe (adesso è il turno della ferula), ecc. Una dose di thibonite vale quanto una boccata d’aria fresca in alta montagna… 😉

  9. vale

    a hofer( il ribelle tirolese)
    vero è che si trincino giudizi affrettati sul nuovo pontefice. idem per le mormorazioni. è anche vero che, a fronte di una certa continuità di comportamento “formale”( e mi riferisco alle “cose” grosse, non alla ferula di uno o dell’altro),codesto nuovo Vescovo di Roma, in poco tempo, ha innovato( e per certi versi recuperato da tradizioni ancor più antiche) non poco.
    ora se ,come alcuni dicono è solo una questione di “formalità”(anche se si è abituati ad una certa forma, in collegamento a certe cariche)passi. questione di gusti( estetici)
    .quel che non sappiamo ancora è se è stato donato,tollerato o inflitto( S.Vincenzo di Lerino, ne disse anche altre famose sul fatto che anche uomini illustri -della chiesa- dicono “cose”eretiche, come se Dio volesse mettere il suo popolo alla prova, ecc.).
    certo è che farsi un’idea adesso mi pare troppo presto.
    altrettanto certo è che è il Papa.
    e per lui preghiamo.

    1. @ vale

      Ho visto rilanciare questa frase di S. Vincenzo di Lerino da alcuni di siffatti “supercattolici” il giorno stesso dell’elezione di papa Francesco… Io invece sono più che convinto che qui ci sia altro che una semplice questione di “gusti”. La realtà, inutile nasconderlo, è che c’è chi pensa di poter innalzare il proprio giudizio, in nome di un senso della Tradizione più gnosticamente che cattolicamente inteso, su una cattedra più elevata di quella petrina. Anche perché il Papa non può dire eresie (l’oziosa questione del “papa eretico” risale a una vecchia polemica anticattolica messa in giro in ambienti protestanti e ripresa “ad uso interno” soprattutto dal dissenso “tradizionalista”), al massimo può esercitare in maniera più o meno degna il suo ministero.
      L’unico atteggiamento che trovo degno di un cattolico lo trovo in questo florilegio di pensieri tratti da Forgia di san Josemaría Escrivá de Balaguer.

      «Accogli la parola del Papa, con un’adesione religiosa, umile, interna ed efficace: fagli eco!» (n. 131)

      «Non può esservi altra disposizione in un cattolico: difendere “sempre” l’autorità del Papa; ed essere “sempre” docilmente deciso a rettificare la propria opinione, di fronte al Magistero della Chiesa». (n. 581)

      «Non ti spaventare — e, nella misura del possibile, reagisci — di fronte alla congiura del silenzio, con cui vogliono imbavagliare la Chiesa. Alcuni impediscono che si oda la sua voce; altri non permettono che si veda l’esempio di coloro che predicano con le opere; altri cancellano ogni traccia di buona dottrina…, e moltissimi non la sopportano.
      Non ti spaventare, ripeto, ma non stancarti di fare da altoparlante agli insegnamenti del Magistero». (n. 585)

      «La fedeltà al Romano Pontefice implica un obbligo chiaro e determinato: conoscere il pensiero del Papa, espresso nelle Encicliche o in altri documenti, e fare quanto è in noi perché tutti i cattolici diano ascolto al magistero del Santo Padre, e adeguino a questi insegnamenti il loro agire nella vita». (n. 633)

      1. vale

        condivisibile. ma non voleva essere, mi pareva chiaro, una gara tra citazioni di santi. era solo per dire che qualunque opinione si abbia a riguardo -pro o contro che sia- mi parrebbe troppo presto, comunque, per darla.
        che poi il Papa possa dire al di fuori di encicliche,documenti varii od esercitando il magistero di dottore della chiesa universale come previsto, anche cose non condivisibili, può essere ed è già capitato( suppongo che non ci sia bisogno di trascrivere un florilegio di comportamenti ed altro in merito) nella storia. detto questo ribadisco che il Papa è il Papa.
        per me, era ed è una questione di gusti.estetici( sia chiaro).penso sempre che ricoprendo certi ruoli, certe forme siano preferibili( non necessarie,eh!) per i supercattolici( tra i quali non credo proprio di esserci) non saprei.
        et satis est.

        1. vale, non intendevo farne una questione personale né lanciare accuse di “supercattolicesimo”. Se ho dato questa impressione mi scuso ma di quello si parlava, visto che il post tra le altre cose ha toccato anche questa questione. Detto questo, accantonata la questione “ultracattolicesimo” e i suoi equivoci, mi pare che possiamo convenire sul fatto che ci stia tutto e sia umano “digerire” con difficoltà questi questi “passaggi di consegne” tra un pontefice e l’altro, considerata anche l’eccezionalità della situzione venuta a crearsi con la rinuncia di Benedetto XVI (non occorre, credo, dire quanto personalmente sia grato per la straordinaria ricchezza del suo ponitificato e quanto mi sia sempre trovato sulla sua medesima lunghezza d’onda). Se vogliamo utilizzare al meglio questa fase “critica” aggiungo che può essere una forma di purificazione anche cercare di cogliere il valore contingente, e dunque relativo, dei nostri gusti personali (che non significa: “non hanno alcun valore”).

          1. vale

            guarda che l’avevo capito. è che non volevo aver dato l’impressione di essere un ultra super kattolico….

  10. vale

    p.s. tra romanisti( ma quì si parla dell’admin) e juventini ( et pour cause, anche il S. Lorenzo),il blog sta diventando inquietante…

    1. 61Angeloextralarge

      Vale: eh no! Ci sono anche gli interisti… tacciono perché se no un certo juventino li picchia con il cordone… ma ci sono… 😀

  11. Sara

    Sono d’accordo: il maligno chiacchiericcio ai danni di Papa Francesco è sbagliato (anche perché sono convinta che noteremo una decisa continuità), ma a me continua ancora a dar fastidio anche l’altrettanto maligno chiacchiericcio contro BXVI che sale dalle voci di chi inneggia al nuovo Papa come un Papa che – finalmente! – è diverso dal precedente! Come ho già avuto modo di osservare commentando qualche post fa, provo sempre tanta amarezza e dispiacere nel sentire certe affermazioni su BXVI soprattutto da parte di tanti cattolici che non dovrebbero perdersi in queste sterili contrapposizioni. Ritengo che sia legittimo nutrire personali preferenze poiché anche i Papi sono esseri umani e, perciò, hanno ciascuno il proprio carattere, il proprio personale grado di espansività e il proprio stile; tuttavia sono questi fattori che spesso vengono considerati il criterio per giudicarli anche come Pontefici. Ritengo, però, che, al di là delle nostre personali simpatie e affinità caratteriali, si debba piuttosto tener conto di ciò che i nostri Papi dicono e fanno, fiduciosi nel fatto che è il Signore ad averli chiamati e scelti per noi. Sono d’accordissimo con Giovanni Paolo Sapia sul fatto che ogni momento storico ha in dono il Papa migliore. Sono convinta che nell’inevitabile diversità umana di ciascuno di loro, la Chiesa ci abbia sempre guidati in continuità allo stesso modo, il modo di Cristo, perché essa è di Cristo e Cristo è sempre lo stesso. Io, pur nutrendo le mie personalissime preferenze per alcuni Pontefici piuttosto che per altri, ringrazio sempre il Signore per i grandi Papi che mi ha fatto dono di poter seguire ed ascoltare, e chiedo di capirne e apprezzarne sempre di più l’operato, pregando sempre per il Papa regnante (e, in questi tempi così decisivi anche per l’Emerito, convinta che se il Signore ha stabilito che ci fossero due Papi viventi, uno regnante e militante e uno orante, significa che è necessario, come quando a guidare Israele c’erano Mosè, orante sulla montagna (e BXVI ha detto: “Il Signore mi chiama a salire sul monte”), e Giosuè, combattente nella piana).
    Sara

  12. SilviaB

    Tutto il tempo sottratto al tifo juventino è tempo ben speso… lo dico da vera interista!

    Anche per questo Papa, come per i suoi predecessori, sono piuttosto tranquilla se è vero, come mi ha detto un mio catechista, che nella storia della Chiesa ogni Pontefice (anche quelli umanamente discutibili) è stato infallibile per quanto riguarda la dogmatica, in virtù di un discernimento dato dallo Spirito Santo.
    Obbedire a Pietro è quello che semplicemente si dovrebbe fare.
    Per quanto mi riguarda appartengo ad una realtà ecclesiale spesso contestata da molti Vescovi, Sacerdoti e laici cattolici, ma siamo stati sempre appoggiati ed incoraggiati dal Santo Padre (dal grande Paolo VI in poi), questo mi ha aiutato ad essere perseverante nel mio cammino di fede e mi sento in comunione con le citazioni di san Josemaría Escrivá de Balaguer.

  13. Alessandro

    Per me è importante che non passi l’idea (peraltro non accreditata da Benedetto XVI né da Papa Francesco) che oggi ci siano due Papi.
    Per questo è bene evitare di chiamare Benedetto XVI “Papa emerito”.

    Il canonista Fantappié suggerisce di chiamarlo: “Joseph Ratzinger già Romano Pontefice”.

    Il canonista Gianfranco Ghirlanda S.I. afferma: “È evidente che il Papa che si è dimesso non è più Papa… Ci si può chiedere che titolo conserverà Benedetto XVI. Pensiamo che gli dovrebbe essere attribuito il titolo di Vescovo emerito di Roma, come ogni altro Vescovo diocesano che cessa.”
    Fantappiè non è d’accordo: a suo avviso se Ratzinger fosse chiamato “Vescovo emerito di Roma”, verrebbe “accreditata in modo indiretto la teoria che anche il vescovo di Roma a 75 anni dovrebbe presentare le dimissioni”.

    Comunque Ghirlanda e Fantappiè concordano nella “bocciatura” del titolo di “Papa emerito”: di Papa ce n’è uno solo, dire di un Papa che è emerito equivale a dire che è ancora Papa.

    Mi rendo conto che sembrano riserve puntigliose e che la stragrande maggioranza di chi chiama Benedetto XVI “Papa emerito” non pensa che ci siano due Papi né vuole insinuarlo.
    Ma forse in questo caso conviene essere un po’ pignoli…

    http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/02/28/

    1. Non mi pare proprio che la definizione “Papa emerito” possa in qualche modo far pensare o intendere che l’ “emerito” possa essere in qualche modo “ancora Papa”.
      Così come non mi pare il dubbio si ponga ogni qual volta si nomina, ad esempio, un “Vescovo emerito”…

      Mi pare sinceramente un problema di “lana caprina”.
      Anche chi discetta tanto su simili “sottigliezze” lessicali potrebbe utilizzare meglio il tempo (chiaramente detto da un povero ignorante…)

    2. Cavaliere di San Michele

      Com’era quella dei giornalisti che chiedono a Benedetto XVI “Santità, come dovremo chiamarla?” Risposta serafica “E perché dovreste chiamarmi? Io vado in clausura, non in conferenza stampa” 😉

  14. Paola D. M.

    AAA consiglio cercasi. Stasera gioca la Juve e…il marito juventino vorrà monopolizzare l’elettrodomestico con telecomando. Che faccio? Pazientemente sorrido (da brava sposina di 10mesi) e la guardo con lui o…ripiego nell’altra tv per seguire le interviste barbariche?

    1. Giusi

      Di sorridere sorridi dopodichè, dal momento che difficilmente si accorgerà della tua presenza, a meno che tu non ravvisi una qualche forma di gradevolezza nel calcio, guarda le invasioni barbariche. 🙂

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