Pensare da donna

di Raffaella Frullone

Paolo Pugni mi offre un assist, quando scrive, parlando di repliche ai post dei blog,: “Mi interessa vedere la qualità delle reazioni, che considero specchio di un paese che degenera e implode. Nessuno che ti chieda di spiegare meglio, di chiarire il tuo pensiero. Nessuno sembra interessato a capire, quanto ad affermare. Le domande che ascoltano, aperta di chiarimento e chiusa di conferma, non appaiono su bacheche e blog. Solo affermazioni. E schiaffi”.

Mi offre un assist perché mi sono letta i commenti al mio post e posso dire di averne collezionate anche a questo giro di interessanti, di reazioni. Ne riporto alcune. Lidiafederica (abbiamo un’amica in comune? Sono curiosa, chi è?) mi scrive: «Però possiamo evitare per favore affermazioni come “le donne che davvero amano l’Italia portano i bambini al Santa Lucia e quelle che vanno a manisfestare non gliene frega niente, anzi nuocciono solo alla causa femminile”?
Le donne che vanno i piazza – magari sbagliando, magari inutilmente, magari con fini giusti e metodi sbagliati – sono tanto impegnate per il futuro del Paese quanto quelle che resteranno a casa. Ecco». Ohibò, penso. Ho davvero scritto così? Deve essermi sfuggita la penna, ma poi Lidiafederica precisa «l’affermazione non è testuale ed è una libera interpretazione. Ho creduto interpretare così il senso di ma a mio modo di vedere le mamme che domenica accompagneranno i bimbi dalla Santa Lucia sono quelle che davvero hanno cuore il futuro, non solo quello dei loro figli, ma quello del Paese, quello di tutti quanti». Filosofiazero mi apostrofa così: «Stia tranquilla Raffeella Frullone, nel paese delle mamme casalinghe ci siamo già, è questo, il nostro, nulla da cambiare, tutto a posto così, sottomesse, da sempre, come è giusto che sia, ce lo dice anche Costanza». Erika invece commenta: «Mi rattrista molto leggere un post che suggerisce velatamente (?) alle donne di starsene a casa e lasciare agli uomini le “cose da uomini”.» e aggiunge «Il post di Raffaella mi ha fatto un po’ incavolare perché, se le donne in passato avessero ragionato come lei e’ assai probabile che oggi l’autrice non avrebbe diritto di voto e non potrebbe fare la giornalista».

Partiamo da qui, faccio la giornalista. La faccio da quando avevo 5 anni e ho chiesto alla di cui sopra Santa Lucia di portarmi la macchina da scrivere. Non una macchina da scrivere e non una macchina da scrivere giocattolo, volevo quella che aveva la mia mamma in ufficio. Quella lì. Era il mio passatempo preferito, quello e i miei due libri del cuore dell’infanzia: Incompreso e Il Giornalino di Gianburrasca. A volte mi sforzavo ma proprio non riuscivo a giocare con le mie amiche a bambole, mamme, maestre, o padellini. “Che gioco è padellini??” mi chiedevo sconcerta, e infatti sono arrivata a 30 anni senza saper cucinare un uovo sodo (anche se modestamente posso dire con orgoglio di aver recuperato il tempo perduto e di aver addirittura azzardato il cous cous). Il compromesso tra le attività da femmine delle mie amiche e la mia attività di talento in erba era lo spettacolino che preparavamo per i condòmini, di solito una recita, di solito Le piccole donne, con la sottoscritta nella parte non negoziabile di Jo March.

Per fare la giornalista sono passata attraverso una giungla di avventure tragicomiche: trasmettere da una radio ritagliata da una soffitta, andare in onda dopo il mago Helenio che leggeva il futuro agli ascoltatori a suon di 100 euro a telefonata, sostituire per un’emergenza il collega dello sport e intervistare un calciatore senza sapere in che squadra giocasse, lavorare dalle 8.30 alle 21.00 dal lunedì al sabato e abbandonarsi inerme sul letto la domenica, sentirsi insultata dagli amici perché la domenica non esci, condurre di fila 5 edizioni del tg e ricevere il messaggio confortante da un amico: “ma hai le occhiaie?”, seguire le selezioni di Miss Padania per due giorni e veder pubblicata solo la foto notizia, lavorare a 3,33 euro all’ora, lavorare gratis, attraversare la A4 alle 5.00 del mattino con pioggia, neve e nebbia per essere in redazione alle sei, lasciare la mia famiglia e la Piccola Parigi (ridente località in provincia di Bergamo) per trasferirmi a Milano, pagare un affitto immorale, fare l’esame di stato con una macchina da scrivere che pesa circa 5 kili, mettere 5 kili per l’agitazione pre esame di stato, and so on…

Dopo tutto questo, cara Erika, nemmeno volendo sarei credibile se dicessi che le donne debbono starsene a casa. L’ho fatto, lo rifarei e mi piace. Tuttavia se il mio post ha lasciato intendere contrario, escludendo un pregiudizio in chi legge, è evidente che mi sono espressa male.

Senza andare a scomodare i massimi sistemi ma rimanendo al mio livello, ovvero le chiacchiere al telefono fra donne, quello che c’è scritto sui giornali, su internet, o si sente alla tv, mi pare evidente che affrontare il tema “donne nel mondo del lavoro” porti, gira e rigira, a chiedersi quante e quali ricoprono il tale ruolo di comando. Perché? Davvero questo è dato è il cuore del problema, ed è qui che occorre intervenire? Ecco, secondo me questa prospettiva, non solo è miope, ma è profondamente maschilista poiché valuta misurando chi comanda. E come conseguenza non può che produrre la richiesta del 50%-50%.

Vogliamo a tutti i costi arrivare ad avere gli stessi diritti, lo stesso stipendio, lo stesso ruolo, lo stesso potere, tutto si gioca sui numeri, sui ruoli, sulla competizione, la sfida. E la rivalità tra generi ci porta ad assumere l’approccio maschile al lavoro e vederlo come una lotta estenuante, una concorrenza eterna, un confronto dal quale usciamo per forza di cose sconfitte, o sfinite, o snervate quando dobbiamo reggere tutto questo insieme magari ad un marito o ai figli (leggi alla voce gettonatissima: “conciliare i tempi di lavoro e famiglia”). “

Per questo dobbiamo chiedere equità”, dirà qualcuno. Io invece dico di no. Per scardinare il sistema, valorizzare l’apporto delle donne nel mondo del lavoro, e ottimizzare il loro, nostro, contributo, occorre invece capovolgere la prospettiva. Occorre ragionare da donne.

Perché dobbiamo chiedere opportunità pari, quando siamo profondamente differenti? Perché dobbiamo sforzarci di comportarci da uomini per sopravvivere nella giungla del lavoro?

Voi direte: “perché il mondo del lavoro è una giunga”. E in effetti è così, perché soccombe sempre quello più debole, e una donna incinta, in questa giungla, presta involontariamente il fianco avendo l’assurda pretesa di assentarsi per mettere al mondo il pargolo, svezzarlo, e magari prendersene vagamente cura senza che lo stesso si percepisca semi orfano. La risposta a questa consuetudine ingiusta non sta nel posizionare tanti agnelli quanti leoni nell’arena, perché gli agnelli soccomberanno comunque, oppure a loro volta diventeranno leoni, scannando qualche altro agnello.

Il tentativo invece potrebbe essere quello di individuare, ottimizzare e valorizzare le attitudini e le propensioni femminili affinché siano funzionali al lavoro e questo gratifichi la donna. Penso alla condivisione, alla flessibilità, alla capacità di organizzazione, alla propensione tutta femminile al multitasking, alla capacità di entrare in empatia e quanto altro. In quest’ottica la vocazione materna della donna nel mondo del lavoro diventa prendersi cura di un microcosmo, quello lavorativo, attitudine tendenzialmente lontana dall’approccio maschile (che procede prettamente per capacità e obiettivi da raggiungere, senza guardare cosa c’è attorno) e proprio per questo assolutamente indispensabile, se davvero vogliamo fare la differenza nel mondo del lavoro, e nella società.

Per fare questo non occorrono, a mio avviso, più donne, o più uomini. O il 50% 50%. Occorre una visione esattamente opposta da quella proposta dalle sorelle, animate da propositi positivi ma che inconsapevolmente alimentano il sistema che vorrebbero combattere, del “Se non ora quando?”. Occorre capovolgere la prospettiva. Occorrono uomini, e ce ne sono, e donne, e ce ne sono, che sappiano guardare da un’altra prospettiva.

Modificare radicalmente la cultura dominante del mondo del lavoro è un obiettivo certamente più complesso e dall’impatto meno misurabile in termini di numeri, ma alla lunga più fecondo. Diventerebbe allora superfluo l’obiettivo, che ci svilisce tutte quante, al solo pensiero, di evitare il licenziamento o il demansionamento delle neomamme, si eviterebbero tante frustrazioni e sensi di colpa a chi a fatica gestisce i figli sentendosi un peso morto al lavoro, e infine sarebbe ancor più fecondo il contributo delle donne che di figli non ne hanno avuti, o non ne hanno ancora, perché avrebbero lo spazio per esprimere, oltre a quello che sanno fare, quello che sono. E il loro contributo sarebbe preziosissimo proprio perché diverso da quello maschile.

Ok, a questo punto qualcuno mi dirà che sto parlando di un mondo ideale e irreale. Può essere, però se vogliamo vedere il risultato dobbiamo passare dalla porta stretta e fare pace con l’idea che non è chi sta sopra che regge il mondo. E che non ci piace l’idea dello “stare sotto”, è proprio accettando di reggere il mondo che ci si mette nelle condizioni di cambiarlo.

Tutto qui. Solo per spiegare perché secondo me non è una questione di numeri e quote ma semplicemente di stile.

 

74 pensieri su “Pensare da donna

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  2. Giuseppe

    “Occorrono uomini, e ce ne sono, e donne, e ce ne sono, che sappiano guardare da un’altra prospettiva.”
    Cioè senza partire dal conto economico?
    Perchè spesso e volentieri è solo quello il problema.

  3. Adriano

    “Occorre capovolgere la prospettiva. Occorrono uomini, e ce ne sono, e donne, e ce ne sono, che sappiano guardare da un’altra prospettiva.”

    Bene, finalmente una controproposta. Insomma, mi sembra chiaro: ci vogliono uomini capaci di pensare in modo diverso, superando la logica dei lupi e diventando agnelli. “Occorre ragionare da donne.” Pensando in modo più femminile e superando così i ruoli preconfezionati così cari a tanti commentatori qui dentro… E non solo. Quindi come provocare questa modifica epocale? Insegnarla a scuola e aspettare il cambio generazionale? Lavaggio del cervello? Corsi di recupero per l’attuale classe dirigenziale?

    “Modificare radicalmente la cultura dominante del mondo del lavoro è un obiettivo certamente più complesso e dall’impatto meno misurabile in termini di numeri, ma alla lunga più fecondo.”

    Credo che questo sia lo stesso obbiettivo che si pongono le persone che sostengono l’iniziativa 50% 50%. Solo che per far questo propongono una via più semplice rispetto allo sperare che chi già è al comando s’illumini e cambi mentalità. Il loro metodo è mettere persone che potenzialmente la pensano in modo diverso a comando, assieme a chi già c’è. E perché le donne al comando sarebbero ineluttabilmente stritolate e trasformate dal sistema attuale? Questo forse succede ora. Ma non credo quando ci sarà la metà di donne.

    E questa mi pare la strada più facilmente percorribile e meno utopistica per questa rivoluzione nella mentalità che, mi sembra, sta a cuore a entrambe le parti.

  4. Raffaella, quando ho letto il tuo post l’altro giorno ho evitato di commentare nel merito perchè il tono mi aveva dato effettivamente la stessa impressione che hanno ricevuto altre commentatrici, anche se poi andando a leggere le singole affermazioni tu non hai mai detto che le donne devono restare a casa. Ho cercato per un po’ le parole giuste per commentarlo, poi non volevo risultare (come mio solito) polemica ho preferisto soprassedere. Oggi spieghi meglio il senso di un post che, sinceramente, anche a me era sembrato un po’ troppo sbilanciato verso le donne che non hanno un lavoro esterno. Ripeto, non tanto nelle affermazioni quanto nel tono generale.
    Sulle quote rosa sono abbastanza d’accordo: non è quello il punto. Non ha senso chiedere di essere pari quando non lo siamo. Penso che la battaglia della donna nel mondo del lavoro debba esserci, e debba essere anche molto attiva. Ma l’obiettivo deve essere molto più ambizioso delle quote rosa. Dobbiamo combattere per poter essere diverse e non uguali agli uomini, per poter essere davvero donne in un mondo in cui ad oggi, di fatto, non c’è spazio per un modo femminile di pensare e di lavorare. Questa battaglia però si svolge nei fatti, non con manifestazioni e rivendicazioni. E’ una battaglia che durerà molto perchè si tratta di scardinare una mentalità antica, che peraltro secondo me non verrà mai scardinata del tutto (verso tuo marito sarà il tuo istinto ma egli ti dominerà: il dominio dell’uomo sulla donna è conseguenza del peccato originale, quindi legato alla natura umana ferita: la lotta contro il peccato originale durerà per tutta la storia dell’umanità)
    Il problema è che per poterla portare avanti bisogna arrivare a starci sul campo di battaglia. E qual è l’alternativa alle quote rosa per guadagnare un posto in trincea? Purtroppo non ne vedo un’altra. Per questo in mancanza di meglio ben vengano le quote rosa. Starà a noi non fermarci a quelle pensando che così possiamo essere come gli uomini. Non è quella la nostra forza: la nostra forza è essere diverse dagli uomini.

    1. Fefral, e se qualcuna non ci vuole venire, in trincea? E se fossimo meno anche perchè molte di noi scelgono – giustamente – di dedicarsi completamente alla famiglia? Domenica scorsa, prima del pianto, il ministro Fornero si era detta indignata perchè nel direttivo della consulta giovani non c’erano donne, ma il direttivo in questione era stato votato, anche dalle donne! Che hanno scelto uomini. Immagino non per il genere, ma perchè, vado sempre a immaginazione, li hanno valutati adatti per quel ruolo. Io non scelgo chi mi rappresenta solo in base al genere, non vorrei a tutti i costi un capo donna, soltanto perchè è donna. Vorrei lavorare con persone in gamba, e dare un valore aggiunto nel posto in cui lavoro perchè sono Raffaella, non semplicemente perchè sono donna. Per questo mi sento di non condividere un discorso di quote, parità, presenza numerica.

      1. ammiro molto le donne che scelgono, liberamente, di non andare in trincea. Anzi in quella trincea, perchè condivido il tuo pensiero che la donna possa fare molto bene alla società qualunque scelta di vita faccia.
        Ma la mia esperienza è che il posto in trincea nel mondo professionale per una donna non è facile da guadagnare: per una donna che sceglie di lavorare il posto di lavoro non è raggiungibile e difendibile come per un uomo. E troppo spesso l’unico motivo per questa discriminazione è semplicemente il suo essere donna.
        Conosco troppe donne che non hanno scelto di stare a casa, ma l’hanno subìto. Quelle donne difficilmente riusciranno a dare un senso alla loro vita di madri e mogli a tempo pieno. Come fare perchè ciò non accada? Le quote rosa no, ok. E allora cosa?

        1. (le quote rosa sono assolutamente inadeguate come soluzione al problema. Ma io sinceramente non trovo proposte migliori, e sono abbastanza sconfortata)

          1. Cara Fefral, ti rispondo a caldo, e di corsa, il tema mi sta molto a cuore, e credo anche a te. A me verrebbe da chiederti: che cosa è successo a queste donne? Vorrei conoscerne le storie caso per caso, perchè anche io ne conosco, e sono tutti casi molto diversi fra loro, ecco perchè non può valere la stessa soluzione. La decisione di sposarsi, e di accogliere i figli che verranno, ci mette per forza di cose nella posizione di rinunciare a tante cose: rinunciamo a uscire tutte le sere gli amici, rinunciamo a restare al lavoro tutte le sere fino a mezzanotte, rinunciamo a tutti gli uomini che non abbiamo sposato, rinunciamo a spendere lo stipendio in scarpe. Spesso, e questo forse me lo puoi insegnare tu, sono sacrifici cui non avevamo pensato, che ci troviamo ad affrontare strada facendo e spesso di vuole un grande sforzo per affrontarli. Ecco. Occorre mettersi nell’ottica che la famiglia ci possa portare a ridisegnare anche la nostra dimensione lavorativa. Tu dici “lo hanno subìto”, ed è questo loro sentire che mi fa dispiacere. Posso capire che la scelta sia stata sofferta, anzi moooolto sofferta, ma è per un bene più grande, e come spose ci viene chiesto di morire un po’ a noi stesse per dare frutto. Lo dobbiamo mettere in conto.
            Questo da parte della donna.
            Da parte del sistema, se avessi un’azienda non mi chiederei “Come posso evitare che questa donna sia costretta a scegliere?”, cercherei invece di capire se e come il suo contributo è stato ridisegnato dalla famiglia, se e quanto è funzionale agli obiettivi dell’azienda. Se non è cambiato farei in modo che possa riprendere quanto prima il suo percorso, se è cambiato cercherei di trovare un punto di incontro che pemetta a lei di gestire la famiglia e a me di raggiungere gli obiettivi aziendali. Ma è la stessa cosa che farei con un dipendente uomo che per i motivi più diversi, si fosse assentato un anno dal posto di lavoro. Come reinserirlo in un contesto che magari nel frattempo è cambiato? Si potrebbe osservare che ragionare in termini di obiettivi non è nobile, e lo sottoscrivo. Ma il mondo del lavoro non è un ente assistenziale e non può prescindere da questo aspetto. E’ doverso, asupicabile e dobbiamo lottare perchè il mondo del lavoro sia più attento alle persone, alle persone singole. Una per una. Non uomini e donne ma Giovanni, Francesca, Giuseppe. Ed è altrettanto doveroso che i lavoratori e le lavoratrici sappiano riconoscere quale è la forma migliore per dare il proprio contributo, accettando, con fatica, un ridimensionamenteo quando il carico familiare si fa più pesante, e dando maggiore disponibilità quando necessario.

            1. Raffaella, condivido tutto di quello che scrivi qua sopra. E infatti alle donne di cui ho scritto non parlo di quote rosa o rivendicazioni femminili, ma cerco di far amare loro la vita che hanno, anche se magari non se la sarebbero scelta proprio così.
              Il punto però è un altro: è un fatto che le donne (per il solo fatto di essere tali, anche senza figli, anche senza marito) siano discriminate nell’ambito professionale. E’ un fatto anche che spesso l’unico modo per affrontare e superare questa discriminazione è rinunciare ad essere donne, madri, mogli.
              E’ giusto questo? Non ti parlo del fatto che tutte noi, il giorno che decidiamo di dare la nostra vita per qualcosa di più (un marito, un figlio, una vocazione di servizio agli altri) possiamo scegliere di ridimensionare (a volte rinunciare completamente) le nostre ambizioni professionali. Vale anche per l’uomo, anzi, quanto bene farebbe alle famiglie se anche gli uomini fossero meno dedicati al lavoro e un po’ più presenti in casa! Ma questa scelta se non è libera difficilmente porterà frutto.
              Come fare perchè quello che tu auspichi (attenzione alle singole persone) possa diventare attuabile? Quote rosa no, va bene, anche a me non piacciono. Ma allora come?

            2. aggiungo una postilla: io penso che una vera rivoluzione noi cattolici (maschi e femmine) possiamo farla sul tema “lavoro”. Parliamo sempre di famiglia, e va benissimo. Ma la vita umana è fatta di tante dimensioni, e il lavoro è una dimensione importante. Per l’uomo e per la donna. Non è un male amare il proprio lavoro, non è sbagliato avere ambizioni professionali. E il lavoro non è un’alternativa alla famiglia. Io rabbrividisco quando sento parlare del lavoro in puri termini di necessarietà e mezzo di sostentamento. Dio mise Adamo nel giardino terrestre (scusa flauto, continuo a parlare di favolette) perchè lo lavorasse e lo custodisse: fa parte della vocazione umana lavorare, come fa parte della vocazione umana sposarsi e fare figli. Conseguenza del peccato originale non è il lavoro ma la fatica legata ad esso, fatica tra l’altro che viene preannunciata solo ad Adamo… a noi in cambio i dolori del parto. Alla fine viene fuori che per le donne lavorare sarebbe meno faticoso, mentre i maschietti dalla procreazione non hanno altro che vantaggi quando a noi tocca soffrire; ma come nella procreazione uomo e donna cooperano, tra loro e con Dio, non vedo controindicazioni nella scrittura che lo stesso possa valere anche per la parte in cui si dice di lavorare e custodire “il giardino”.
              (Forse sono andata ot, ma intanto sto facendo le divisioni a due cifre)
              Tornando alla “rivoluzione”: riscoprire il lavoro come parte della vocazione umana, che è in primo luogo dono (dono di Dio all’uomo, dono dell’uomo agli altri uomini), e quindi riscoprire il lavoro come un “luogo” in cui esercitare questo dono, questo servizio, questa può essere una bella sfida, molto più ambiziosa delle quote rosa.

  5. MI PIACE!
    SOTTOSCRIVO IL MANIFESTO.

    Peccato solamente che ti ostini ad usare la parola “kilo” che in italiano non esiste…. la più vicina è un anglofono “kilt”.
    La parola esatta è “chilo”.
    ( per piacere, non scomodare IL poeta di oltre 7 secoli fa con sao ke kelle terre…….)

  6. PREMESSA
    Ritengo che la ricchezza che le donne sanno dare al mondo del lavoro non ha eguali. Quando non vogliano copiare e simulare gli uomini si intende. E credo che sia necessario trovare la quadra, la soluzione all’equilibrio tra lavoro familiare e lavoro esterno così da rendere alla società il dono di uno sguardo femminile su di essa.

    SVOLGIMENTO
    Ciò detto confesso che mi infastidisce nella vicenda delle quote rosa il criterio, espresso spesso nei manifesti delle manifestanti, che saranno le donne a salvare il mondo. No. Piuttosto saranno alcune donne a salvare il mondo. Non credo a certe canonizzazioni d massa preventive, alle categorie con gli articoli determinativi: gli extracomunitari, le donne, i bambini, i giovani, i gay, i milanesi.
    Per quale ragione il solo accidente di essere nata donna, o a Milano, o a Tunisi, o di avere meno di 25 anni dovrebbe elevare al di sopra delle masse?
    Saranno le qualità personali di ogni individuo a renderlo migliore di altri e capace di trainare la società, non certi accidenti di cui non ha controllo.
    Questo mi spaventa, questa rincorsa a trovare categorie fuori dal continuo virtuoso-responsabile e attribuire loro patenti irritanti prima che efficaci.

    1. Miriam

      Anch’io non credo alle canonizzazioni di massa e mi colpisce tra quello che ho letto di Raffaella che anche le cosiddette ‘quote rosa’ possono correre il rischio di trasformarsi in lupi, perché ne ho viste e ho faticato a non subìrle e poi è la cultura dominante purtroppo a forgiare le persone.
      Qualcuno ha definito l’articolo un ‘manifesto’ e anch’io lo vedo così perché rappresenta anche il mio ideale.
      Poi leggo Fefral che, partendo dal pratico, dice che il 50-50 almeno è un inizio, però penso che anche lei sa bene che non è tanto la quantità quanto la qualità che conta… ma mi pare che in questo caso si dia alle donne una qualità di default che forse non hanno…

    2. credo che ciò che Fefral sottolinei è che per rompere la diga di resistenza anche le quote rosa sono utili.
      Ora per dirla con Goldratt ci troviamo di fronte ad un dilemma che partendo dal medesimo obiettivo conduce a due soluzioni opposte.
      SCOPO: migliorare la società grazie alla presenza di donne
      STRADA RAFFAELLA:
      1) coinvolgere le donne migliori
      2) escludere le quote rosa
      STRADA FEFRAL
      1) permettere alle donne di avere accesso alla “società”
      2) imporre le quote rosa

      ORA il metodo dice che stiamo dando per scontato qualche cosa che in realtà sblocca la situazione.

      AD ESEMPIO
      siamo sicuri che le quote rosa siano l’unico sistema per permettere alle donne di avere accesso alla “società” o ci sono altre strade?

      Non conosco risposta se non a pelle: e mi procura prurito.
      Temo che gli effetti collaterali siano peggiori della soluzione.

      Mi fermo alla pars destruens. Confesso i miei limiti.

  7. Flauto82

    >verso tuo marito sarà il tuo istinto ma egli ti dominerà: il dominio dell’uomo sulla donna è conseguenza del peccato originale, quindi legato alla natura umana ferita: la lotta contro il peccato originale durerà per tutta la storia dell’umanità

    Lol.
    Aspetta che mi riprendo.
    Ti cito un passaggio della “Papessa”:

    “Eva colse la mela per amore di conoscenza, Adamo lo fece solo perché glielo chiese Eva.”

    Indi… che gli uomini siano superiori (in che cosa, di grazia?! XD) è la più grande stron*ata del mondo.

    1. e da quando di grazia la papessa è testo più autorevole della bibbia in se stessa…????
      mi è sfuggito questo passaggio….
      senza che questo tolga nulla al fatto che sono d’accordo che gli uomini non siano superiori alle donne né queste ultime agli uomini peraltro, dato che siamo diversi e per certi versi complementari…

      1. Flauto82

        Ma autorevole in che cosa?! XD
        Ha solo fornito una lettura non pregiudizievole (quella che a molti manca) della storiella… o vuoi forse dire che le cose sono andate diversamente?

        Che poi… parlare di superiorità maschile (oggettivamente inesistente) basandosi su una favola è come dire che le bambine sono propense ad essere mangiate da un lupo perché è così che è accaduto a Cappuccetto Rosso. XD

        1. mai parlato di superiorità maschile, come non fa la Chiesa né la Bibbia, specialmente partendo dalla descrizione del Peccato Originale.

          La lettura de la papessa mi sembra ignorare il contesto e la storia, come dire che cappucetto rosso se l’è cercata…

        2. elisonda

          nessuno ha parlato di superiorità maschile…
          é vero quello che diceva paolo… ognuno capisce un po’ quello che vuole

        3. @flauto82 visto che citi un mio commento preciso che non credo nella superiorità maschile nè in quella femminile .
          Quello che intendevo dire affermando che il dominio dell’uomo sulla donna è insito nella natura umana ferita (scusa, cito le favolette, ma credo nel peccato originale come credo nella redenzione, è un mio limite, lo so, non riesco a non avere fede) non è sicuramente che vada accettato. Se dipende dal peccato originale (scusa ancora il linguaggio da bambini) non è certo una cosa buona.
          Per curiosità, dove hai letto che si parla di superiorità maschile?

          1. Flauto82

            Non capisco che tiri a fare fuori il discorso del peccato originale se poi pensi (giustamente) che maschi e femmine siano uguali.
            Credi davvero che la superiorità maschili derivi da Eva che coglie una mela?
            Mi pare molto semplicistica come posizione.

            E poi, anche laddove viene appoggiato il “potere” femminile, bisognerebbe chiedersi:
            “Di quale donna stiamo parlando?”

            Commenti come queesto:
            > sì però quello che volevo dire è che la “capa buona” era quella che comandava da donna (con spiccato istinto materno e grande femminilità), la “capa cattiva” era quella che pensava di comandare da uomo.

            Mi danno sinceramente da pensare.
            Vi va bene che una donna “comandi”, ma deve farlo sempre stando nei canoni del pensiero patriarcale altrimenti è “cattiva”.
            Ma stiamo scherzando?
            Non si può davvero sentire che la “capa buona” deve avere spiccato senso materno.
            La “capa buona” deve avere cultura (ma tanta… tanta davvero), personalità da vendere, due attribuiti grossi così e indipendenza.

            La donna rimane donna anche se non è mamma.
            A dirla tutta… è molto più facile che una donna sia più donna senza figli che non il contrario.

            1. “Credi davvero che la superiorità maschili derivi da Eva che coglie una mela?”
              no, dove l’avrei scritto?
              “La donna rimane donna anche se non è mamma.”
              io penso piuttosto che la donna può essere madre anche se non ha figli. E che generare figli non faccia necessariamente di una donna una madre. Ma forse siamo già più avanti nel ragionamento. Piuttosto mi spieghi questa:
              “è molto più facile che una donna sia più donna senza figli che non il contrario”?

            2. admin

              “Come al solito l’unica parola veramente nuova sull’argomento viene da Dio. Quando parliamo – sottovoce per evitare il linciaggio – di sottomissione dobbiamo uscire dal linguaggio del mondo, che legge tutto nell’ottica del dominio, del potere. Il nostro re sta in croce, però così ha vinto contro l’unico nemico invincibile, la morte. Anche noi quindi dobbiamo uscire dalla logica del potere, capovolgerla completamente. Quando san Paolo dice alle donne di accettare di stare sotto non pensa affatto che siano inferiori. Anzi, è al cristianesimo che dobbiamo l’unica vera grande rivalutazione delle donne. La creatura più grande è una donna, tanto per cominciare. E Gesù le donne le onorava, in un modo che scandalizzava anche. Da loro si è fatto vedere per prime quando è risorto; chissà, magari i maschi erano allo stadio visto che era domenica. “Praticamente san Pietro prima dello Spirito Santo era una vera schiappa” ha riassunto una volta Tommaso, con una visione un po’ colorita ma tutto sommato teologicamente corretta.
              La sottomissione di cui parla Paolo è un regalo, libero come ogni regalo, che sennò sarebbe una tassa.”

              Costanza Miriano

            3. Roberto

              Mi sa che tu non hai la più pallida idea di che cosa affermi la dottrina del peccato originale per noi cattolici e che tu sia fuorviato(a?) dalla farlocca lettura ideologica femminista che ne vorrebbe fare un peccato contro il 6° comandamento e lo spaccia come un “mito costruito a tavolino” dalla cultura oppressivo-patriarcale dalla quale le donne devono ribellarsi e blablabla. Correggimi se sbaglio.
              Ritengo perciò che sia difficile anche solo capirsi tra di noi, come dimostrano i commenti qua sopra.

              Comunque, uomini e donne non sono uguali neanche un po’, ci mancherebbe solo questo… il Signore Dio non avrebbe fatto l’essere umano uomo e donna, se fossimo uguali.

          1. Flauto82

            @Roberto: In tutta franchezza… a me della “dottrina” non interessa niente dato che, per fortuna, non sono religiosa.
            Ciascuno può fare quello che gli pare della propria vita.
            Una donna può decidere di essere picchiata dal marito, di essere sottomessa perché tanto è inferiore, di buttarsi giù da un burrone perché glielo ha ordinato Dio, etc.
            Naturalmente, come essere umano a me dispiace tanto per lei, ma laddove la cosa si ferma lì non ci sono problemi.
            I problemi scattano, per come la vedo io, quando la religione pretende di dettare le azioni di TUTTE le persone… anche di chi, come me, vive una vita libera.
            A quel punto, se mi permetti, mi incaxxo.
            E lo faccio di brutto.
            Quindi… in risposta a quello che hai detto tu:
            1) Non ci vedo niente di femministico in quanto ho scritto.
            2) Le donne cattoliche facciano quello che gli pare… si inginocchino pure a Dio, al marito, al figlio, a chi vogliono loro. Ma non obblighino le altre a farlo.

            Quanto poi ai ruoli sessuali… chissà perché, allora, esistono donne che cambiano sesso perché si sentono uomini, uomini che cambiano sesso perché si sentono donne, uomini con atteggiamenti femminili del tutto naturali, donne con atteggiamenti maschili del tutto naturali, donne a cui piacciono le donne e hanno atteggiamenti dominanti, donne a cui piacciono sia donne che uomini e viceversa e chi più ne ha più ne metta.
            La letteratura psicologica è piena di casi del genere.
            Come vedi la linea di demarcazione non è così netta come la vuoi credere tu.

            @Admin: In che cosa consiste questo “sotto”?
            Cerchiamo di essere pragmatici e non giriamoci attorno con tante belle parole.
            Il sotto sarebbe la famiglia?
            Il focolare?
            Cosa… nell’atto pratico?
            Perché tanto è questo l’unico succo del discorso… il resto sono solo chiacchiere.

            @Fefral: E’ presto detto.
            Chi è mamma difficilmente può pensare di fare ricerca nel mondo che non sia quella legata alla sfera filiale.
            Ecco perché una donna senza costrizioni materne è più libera di dedicarsi allo studio, alla ricerca, alla cultura e all’osservazione del mondo.
            Il che la rende una persona più completa.
            E quindi più donna.

            1. admin

              caspita dovresti proprio denunciare queste donne cattoliche che nottetempo, armi in pugno, ti costringono a inginocchiarti a Dio, al marito e al figlio (maschio, è ovvio)
              In ogni caso, non te ne fossi accorta, stai su un blog che si chiama “sposati e sii sottomessa” come il libro di Costanza Miriano (la frase era una citazione dal libro). Se veramente vuoi saperne di più leggiti il libro è tutto scritto lì, non abbiamo né tempo né voglia per i riassuntini.

  8. “Stia tranquilla Raffeella Frullone, nel paese delle mamme casalinghe ci siamo già, è questo, il nostro, nulla da cambiare, tutto a posto così, sottomesse, da sempre, come è giusto che losia, ce lo dice anche Costanza.
    ( a ogni modo, le quote rosa sono una cazzata, sarebbe come dire che da ora in poi in tutti i concorsi assunzioni eccetra si deve dare la metà dei posti ai figlioli di genitori poveri,
    indipendentemente da tutto il resto, per una questione di giustizia, di ristabilimento della parità di partenza eccetra, d’altra parte essendo anche vero che se non si facesse, forse, così, resterebbero i posti, cosiddetti, più alti, solo ai figli di papà)”

    Questo il commento completo. Non ho la possibilità di scrivere anche io un post di replica!!!

  9. filosofiazzero
    9 dicembre 2011 a 10:18 # Ma potrebbe anche succedere (se venisse fatta una selezione VERA per cultura preparazione competenza capacità eccetra) che venissero più donne che omini
    (cosiddetti) ai posti di comando, e non solo.
    Il problema, forse, sarebbe, che, venendo in questo modo a mancare donne “sotto” di sostegno sociale, non avesse a sprofondare ogni cosa.

    Anche questo avevo scritto…

    1. Miriam

      Potrebbe darsi 😉
      E’ un lapsus freudiano o volevi dire omìni consapevolmente? Purtroppo cene sono tanti ai posti di comando….

    2. perdona Alvise, ma fammi capire: ti pagano un tanto a provocazione oppure è proprio un tuo divertimento particolare?
      Perché capisco il dissenso, un po’ meno l’entrata in scivolata a gamba tesa sistematica. Alla fine perde anche il fascino.
      Volevo capire allora come mai ti ostini a intervenire su un blog di cui non condividi una parola, tutto ti irrita, per commentare con quello che a me pare, e se mi sbaglio mi scuso preventivamente, un miscuglio di sarcasmo, sdegnosa superiorità e profonda irritazione per questo popolino di illusi, millantati, creduloni, manipolati, mistificati cattolici.
      Pensi di convertirci tutti?
      Guarda che scrivo questo, prima di andare a Messa, con molta umiltà e interesse a capire.
      Grazie

  10. 61Angeloextralarge

    “Mi interessa vedere la qualità delle reazioni, che considero specchio di un paese che degenera e implode. Nessuno che ti chieda di spiegare meglio, di chiarire il tuo pensiero. Nessuno sembra interessato a capire, quanto ad affermare. Le domande che ascoltano, aperta di chiarimento e chiusa di conferma, non appaiono su bacheche e blog. Solo affermazioni. E schiaffi”..
    Cara Raffaella e caro Paolo, credo di essere stata descritta molto bene in queste righe! Sono quella che spesso inserisce “Concordo…” come commento al post e “Smack!” come replica ai commenti.
    Sono quella che inserisce testi copia-incolla e link di video, a volte anche per sorridere e alleggerire si po’ (ritengo che sia una cosa fondamentale!!!).
    Sono quella che raramente mi trova a fare domande all’autore/autrice del post. Sono quella che afferma le proprie idee, anche se prontissima ad “aggiornarle”.
    Quindi? Quindi il mio ritratto è pronto per essere incorniciato!
    Ma? Ma, visto che non scrivo post, non mi rendevo conto che effettivamente chi lo fa ha delle aspettative di colloquio-confronto con chi legge.
    Mi sono esaminata… e lo farò ancora. Mi sono chiesta: “Come mai?”.
    La risposta che per ora ho trovato è che in me non nascono domande da fare, né di chiarimenti, né altro. I saci sono due: o scrivete molto bene o sono molto recettiva!
    Scherzi a parte… chiedo a entrambi (così una domanda, intanto, la faccio): “Secondo voi, sto per “implodere?”.

    1. 61Angeloextralarge

      “I saci sono due: o scrivete molto bene o sono molto recettiva!”: i CASI, non i SACI…
      Sono quella che batte il record per gli errori ortografici dati dalla fretta…

  11. PEPPE

    scusate la banalità(forse): uomini(maschi) e donne sono diversi in quanto COMPLEMENTARI. Mi è piaciuto moltissimo l’esempio del numero degli agnelli e dei leoni.

  12. Erika

    Cara Raffaella, mi spiace se ho frainteso il senso del tuo post. Vorrei pero’ precisare una cosa: escludendo le offese e gli insulti ( inaccettabili!), ci sta anche qualche commento un po’ “infervorato”… Se un argomento mi interessa magari alzo un po’ i toni, ma questo non toglie nulla al rispetto che porto a chi scrive su un blog che mi piace molto (altrimenti avrei smesso di leggerlo). Detto questo: che significa, in concreto, per te, il pensiero “femminile”? Lo chiedo sinceramente, perche’ nella mia esperienza la femminilita’ la esprimo in certi ambiti, ma sul lavoro non mi pare di essere diversa dai colleghi maschi. Piu’ materna? Forse. Piu’ emotiva? Assolutamente no. Meno razionale? Di alcuni si, di altri no. Quindi? Mi interessa davvero la tua risposta 🙂

  13. io posso dire solo questo: ho avuto sul lavoro capi uomini e donne, alcuni bravi altri stupidi e incompetenti senza distinzione, più o meno alla pari. Posso solo dire che forse il migliore che ho avuto è stata una donna, simpatica, accogliente, cercava sempre di mediare ma anche di imporsi con autorità e ragionevolezza, voleva che le cose fossero fatte bene e presto senza perdite di tempo perchè anche per lei la cosa più importante era tornare a casa dal figlio.
    Ma ora che ci penso anche la peggiore è stata donna, rabbiosa, isterica, rancorosa, arrogante, vendicativa, presuntuosa e maleducata. La odiavano tutti compreso il figlio che non vedeva mai.

  14. anna

    sempre molto interessanti i post che cerco di leggere costantemente, ma non avendo più tanto tempo li trovo, forse, troppo lunghi! 😦
    @ fefral..un saluto particolare per te. perdonami ma ho perso il tuo indirizzo. tutto ok cmq…ti penso e ti leggo sempre 😉
    @ a tutti voi: quanto vi invidio 🙂 ma come fate ad essere così sempre presenti???
    baci baci baci

    1. 61Angeloextralarge

      Personalmente faccio capolino più volte ed uso questo sistema:
      entro nel blog tra una “razione” di panni da stirare e la pasta da buttare! Tra una relazione da finire al pc e una telefonata importante. Tra la Messa e… tra un momento di preghiera e… tra un lavoro e l’altro! Pochi minuti per ogni capolino, salvo rare eccezioni. Così è comodo perchè leggo a mano a mano anche i commenti arrivati mentre sto “facendo altro” e posso scrivere anche qualcosa sotto quelli…

  15. lidiafederica

    Ciao Raffaella, l’amica è Virginia (spero tu ne conosca una sola:) Cmq è la tua conterranea)
    Grazie di aver riportato la mia precisazione: però non hai menzionato i restanti commenti,dove pure davo ragione a quello che dicevi, e prponevo alternative, oltre all’inizio del mio commento: cioè che sono findamentalmente d’accordo con te sulla manifestazione. Non mi sembra molto corretto.
    Né mi sembra di “aver dato schiaffi” a chicchessia. Ho detto solo che, data una situazione (la manifestazione), ho tratto conseguenze forse diverse dalle tue, ma pur sempre degne di rispetto, credo.
    Ti chiedo però una cosa: tu la tua affermazione
    “a mio modo di vedere le mamme che domenica accompagneranno i bimbi dalla Santa Lucia sono quelle che davvero hanno a cuore il futuro, non solo quello dei loro figli, ma quello del Paese, quello di tutti quanti”
    come la interpreti?
    Per come io capisco la mia lingua, dire “quelle che davvero hanno a cuore il futuro” implica il fatto che ce ne siano altre che “non hanno davvero a cuore il futuro”. E a me questa contrapposizione non piace.
    Penso che il dirlo non sia “uno schiaffo”.
    Se a Paolo Pugni e a te lo è sembrato, ovviamente mi dispaice. Però certo l’intenzione non era quella.

    1. lidiafederica

      PS: mi sembra anche (per il poco che ho visto, perciò potrei sbagliarmi di grosso) che gli autori dei post (tranne Paolo P., e a volte Costanza) raramente intervengano nelle discussioni a spiegare meglio, o a rispondere ai commenti. Forse anche per questo non si è più di tanto chiesta una spiegazione? non dico che gli autori debbano rispondere sempre – ci sono blogs e blogs, qui sono più i commentatori che gestiscono la discussione -, la mia era solo un’osservazione in merito al perché non si chieda di spiegare di più, e, ripeto, magari è fondata su premesse sbagliate.

      1. eh sì, mi sa che sbagli: l’unico autore che non interviene proprio mai qua dentro è lgt (inter nos, meglio così). Poi di solito il nasone (Cyrano) è molto presente, Costanza di meno ma è una scelta che ha motivato più volte, così come Raffaella che però ogni tanto compare.
        In realtà c’è stata un’occupazione abusiva del salotto di costanza e admin ogni tanto passa a controllare che non ci si tiri addosso piatti e bicchieri

        1. lidiafederica

          Vero, avevo dimenticato Cyrano!
          Sì, io non dico che sia sbagliato comparire di meno, è solo un fatto: se non si compare, o si compare poco, e non regolarmente, è evidente che la discussione dopo un po’ rimarebbe a senso unico, perciò per evitarlo si sviluppa più fra i commentatori che fra gli autori e i commentatori. Peraltro non è una scelta sbagliata, è semplicemente una scelta di gestione del blog diversa da quelle fatte da altri.
          Chi è che occupa abusivamente?

          1. era una battuta: noi commentatori abbiamo invaso questo spazio.
            Hai dimenticato Cyrano? E mo’ a quello come glielo diciamo? Non vorrei che ci vada in depressione adesso…. shhh non glielo diciamo!

            1. per uno che è solo una voce, Fefral, (e un’ombra sott’ar barcone), essere dimenticati non è un tradimento, ma la garanzia di aver fatto bene la propria parte. 😉
              Certo che poi possiamo prenderci la libertà di piazzarci sotto al balcone giusto (speriamo) e cantare a squarciagola, nel cuore della notte: «Nessuno sa chi sono io, / ma il primo bacio è stato mio».
              Piccole, banali, stupide rivendicazioncine… «Vi è più gioia nel dare che nel ricevere».

      1. lidiafederica

        Io penso che, al contrario, sia molto bene che gli autori rispondano e intervengano (certo non lo si può pretendere sempre perché il tempo è quello che è…)!
        Ho letto solo ora il tuo post di ieri e sono perfettamente d’accordo. personalmente sono rimasta spesso amareggiata da commenti che mi sembravano inutilmente cattivi, e maleducati.
        Peraltro anche i post sono spesso provocatori. Proprio per questo è anche utile che gli autori rispondano (anche se conc erte persone penso non serva a nulla).

      2. 61Angeloextralarge

        Paolo! A me piace molto il fatto che tu “sia presente” dopo aver inserito un tuo post, e questo vale anche per qualsiasi autore/autrice, nel limite delle loro possibilità!

  16. Alberto Conti

    “Modificare radicalmente la cultura dominante del mondo del lavoro è un obiettivo certamente più complesso e dall’impatto meno misurabile in termini di numeri, ma alla lunga più fecondo.”

    Come sei antica Raffaella!! pensare che sia proponibile una soluzione a lungo termine???!!!! 😉

  17. due piccole provocazioni:
    che fai voti comunista o verde allora? 🙂
    ma se ci credi in quel che hai scritto, perchè non te ne torni al paesello a fare il giornale locale, , magari solo come hobby e con un part-time in altro impiego?

  18. Erika

    Come ha detto Paul Bratter, le donne sul lavoro possono essere bravissime o odiosissime ( proprio come gli uomini!). E’ evidente, spero , che quando auspico le quote rosa, non lo faccio perche’ penso che una donna sia sempre meglio di un uomo. Il mio e’ un pensiero, come dire, statistico: se ci sono poche donne in posti di responsabilità non credo che la causa sia una minore dose di intelligenza e talento tra le donne piuttosto che tra gli uomini. Le cause sono allora da ricercare altrove e le quote sono solo un mezzo. Riguardo l’esempio che faceva Raffaella, e cioè l’elezione di soli maschi tra la consulta giovani del neoministro Fornero, giustamente lei osserva che tra gli elettori c’erano anche donne. Io pero’ mi domando: chi sceglie le candidature? I mezzi per mettere all’angolo una donna di talento sono tanti, a volte subdoli…

    1. sì però quello che volevo dire è che la “capa buona” era quella che comandava da donna (con spiccato istinto materno e grande femminilità), la “capa cattiva” era quella che pensava di comandare da uomo.

  19. Raffaella Frullone:
    Srcriveva Lidiafederica.
    “Le donne che vanno i piazza – magari sbagliando, magari inutilmente, magari con fini giusti e metodi sbagliati – sono tanto impegnate per il futuro del Paese quanto quelle che resteranno a casa. Ecco.”
    E, subito prima, aveva già precisato, due minuti dopo averlo fatto, che ti aveva citata in maniera scorretta, , e infatti, per far vedere lo sbaglio, ha aggiunto quello che te avevi davvero scritto….

  20. Paolo Pugni:
    s’, forse è vero che vorrei convertirvi tutti, il che, pensandoci bene non è mica cosa facile non è. Convertirvi, specialmente, all’evidenza (non certo a non credere alla trinità uno e trino o alla eucarestia miracoli eccetra) che voi non siete diversi da noi altri cittadini comuni. Uso la parola cittadini (dove sono inclusi anche i componenti delle famiglie) e non persone perchè magari dentro do voi siete davvero diversi dagli altri, ma questo io non lo posso sapere, io posso sapere solo quello che voi siete da quello che dite che fate (non che pensate, perché io non lo posso sapere quello che pensate). Allora, quello che fate è lo stesso di tutti, quello che dite si divide secondo le categorie comuni a tutti, giustizia, ingiustizia, bene questo, male quest’altro, noi siamo buoni, voi siete cattivi, noi ascoltiamo, voi insultate. Tutti dicono e fanno le stesse cose, hanno mogli, mariti, fidanzati, figlioli, lavori più o meno dignitosi ottenuti in maniera più o meno dignitosa. Chi

    ha leccato il culo e chi no, chi lo lecca e ne ha piacere e vantaggi, chi non è bono a nulla, chi crede di essere bono a qualcosa e invece no. E’ questo, casomai, che ho sempre cercato di dire, SIAMO UGUALI, se parliamo qui è solo per fare discorsi, uno può fare tutti discorsi che vuole, se gli pare, poi, fuori, euguale,

    1. guarda, lasciatelo proprio dire, così da persona semplice, senza fronzoli, con molti limiti sì, ma spero senza malizia e cattiveria, lasciatelo dire che penso proprio che quello che hai scritto sia proprio una grande, ma una grande, grandissima

      verità

      che nessuno ha mai o potrà mai essere in dubbio.

      Ciò che ci differenzia non è la pari dignità (la quale perlatro ha solo una ed una sola giustificazione: una comune origine. Senza essere figli di un unico Padre ogni razzismo non solo è giustificabile, ma pure sensato) ma le diverse idee.

      Ora ognuno afferma le sue ed è portato a ritenere che siano più valide di quelle degli altri. Qualche volta ci ripensa, Qualche altra no.

      Questa passione a volte sposta l’attenzione da ciò che dico a ciò che sono: quindi da affermare “ho ragione” a pretendere “sono giusto” che è tutt’altra cosa.

      Come vedi, siamo su questo punto in piena sintonia.
      Buona settimana.
      Paolo

  21. Ciao a tutti, scusatemi se riesco a rispondere soltanto ora. Lidiafederica (la Virgi è una donna super speciale!) ed Erika ho citato i vostri commenti perchè mi ha colpito la reazione a caldo, si vede che il tema vi sta a cuore e ho pensato di partire dalla vostra percezione a caldo del mio scritto per fare un secondo post. Non me ne vogliate, mi dispiace se vi sono sembrata inopportuna, non era mia intenzione. Non ho mai scritto che siete state fuori luogo o che i vostri erano “schiaffi”, ma leggendo nell’ordine i vostri commenti e il post di Paolo sono partita da lì, anche perchè ho capito, e Ferfral poi me lo ha confermato, che il mio post poteva sembrare un’esortazione a tutte le donne a stare a casa. Come ho avuto modo di scrivere, non è così.
    Quanto alla ricetta Fefral per un mondo del lavoro più attento all’uomo, be’ non c’è. Non c’è perchè i posti di lavoro sono profondamente diversi fra loro quindi a mio modo di vedere difficilmente si risolvono con un provvedimento o una legge comune. Sono le persone che cambiano i contesti, che contribuiscono a cambiare mentalità, siamo noi con il nostro modo di vivere il lavoro e il suo ambiente a modificarlo. Nella mia vita professionale ho cambiato 9 redazioni, decine di contratti/non-contratti a termine, 2 uffici stampa, un ufficio amministrativo, e ho visto donne in serie difficoltà: lizenziate perchè in gravidanza, licenziate perchè mamme, penalizzate. Nonostante questo a mio modo di vedere le donne non sono discriminate nel mondo del lavoro. Quando vengono ingiustamente penalizzate (qualche mia ex collega ci legge e può conferma che parlo anche di me, quindi capisco bene come si stia) è perchè sono in un contesto che non considera i lavoratori le persone, sono in un contesto dove vengono penalizzati tutti, dove quando qualcuno involontariamente presta il fianco (qualcuno si ammala, o ha bisogno di permessi per una situazione delicata in famiglia, o affronta un periodo difficile) viene messo in un angolo. Anche uomini.
    Questa è la legge che regola gran parte del mondo del lavoro, Erika, mi chiedi cosa intendo. Intendo che è questo il sistema nel quale, con la giusta prospettiva, ci dovremmo inserire. Non so che lavoro tu faccia, ma credo che l’obiettivo debba essere riuscire a istaurare un circolo positivo, facendo in modo che le persone vengano valorizzate e si sentano parte di un progetto. Gutta cavat lapidem.

  22. cristina

    Raffaella scrive.. anche se modestamente posso dire con orgoglio di aver recuperato il tempo perduto e di aver addirittura azzardato il cous cous.. e io dico cara.. tutte ricette mie
    ahahah.. seriamente
    commento velocemente, nn ho letto gli altri commenti magari son fuori luogo o nn c’entra nulla quello che scriverò anzi sicuramente.. ma tanto la raffi è abituata ai miei deliri!!!
    cmq io sono una mamma che lavora e non mi sento discriminata, non scendo in piazza a manifestare, nn sono un’attivista ecc…
    credo solo di non poter dare ai miei capi quello che loro vogliono.. credo che i datori di lavoro in generale vorrebbero gente sempre presente, disponibile, mai malato, che nn facesse ponti ferie e permessi..
    io ho un bimbo di 18 mesi, una casa, un marito trasfertista e lavoro 8 ore al giorno.. non un minuto in piu’ non un minuto in meno. Non mi sento in colpa.. alla fine faccio il mio.. mi sento esclusa un po’ quello si .. ma non discriminata.. nn mi chiedono di partecipare alle fiere, agli eventi, nn mi portano con loro all’estero ecc.. ma nn xchè mi discriminano in quanto donna… ma xchè umanamente nn andrei in quanto ho altro da fare.. ci sono donne che invece fan tutte ste cose.. brave loro che si organizzano io nn riesco.. bo nn so.. preferisco dedicare tempo ad altro.. ho un collega.. che nn ha figli.. ma che è come me.. ha altro da fare oltre che il laovor e preferisce dedicarsi a quello.. nn si sente nemmeno lui discriminato.. lo solo escluso x ovvie ragioni..

  23. Ultimamente, porto curriculum a destra e a manca, ma non ricevo risposte. Poi il mio ragazzo mi fa: ” è perché sei una femmina in età riproduttiva “.
    Lui, che mi ama come persona, e non per quello che appaio, che mi guarda e mi dice ” voi donne dovreste essere libere di girare anche nude se vi aggrada, senza che vi venga fatto del male, perché non siete voi, ma chi avete intorno che vi guarda nel modo sbagliato “.
    Insomma, per l’azienda sarei una ” palla al piede “, sopratutto se decidessi di mettere su famiglia.
    Giusto oggi sono andata a consegnare alcuni curriculum, perché vivo l’essere donna come un valore aggiunto e non un valore discriminante.
    Le quote rosa non dovrebbero esserci, perché dovremmo arrivare ” ai vertici ” da sole, per il nostro talento, non come specie protetta.
    Mia madre poi ” ai vertici ” ci è arrivata già, non come manager di una multinazionale, ma come persona, ed è stata lei ad insegnare ai miei fratelli maschi e futuri uomini il rispetto per la donna come essere umano, di tutte le donne, perché un titolo altisonante o un lavoro strapagato non sono mai l’essenza della persona, maschio o femmina che sia.

  24. cristina

    X BABYDUCKLING: io come tua mamma, essendo la “mamma di un maschio” come mi definisce la Raffi sempre, vorrei insegnare proprio a lui il rispetto x la donna.. anche perchè.. cavolo.. gli uomini alla fine sono o no creati e cresciuti dalle donne.. xchè poi degenerano ahahaha
    scherzo amici uomini!!! saremmo persi senza di voi..
    io tipo con mio marito rido sempre su un vostro limite.. il fare piu’ cose insieme.. lui se sta parlando nn riesce manco a mescolare la pasta.. io cucino mentre ho il piccolo in mezzo alle gambe che ruba le pentole dal cassetto mentre parlo al telefono con la nonna cercando ricette in internet, chattando in facebook e pensando a quando fare la lavatrice e a che cosa indossare il giorno dopo x il lavoro..

    1. E’ vero, loro una cosa fatta bene, magari meticolosamente e noi 10 insieme……….così ogni tanto ci si brucia il sugo, ma le altre 9 sono a posto! I maschi sono come giustamente dici tu figli delle donne, quindi concordo, come saranno da grandi, nei confronti delle donne, dipende in larga misura dal rispetto che noi gli insegniamo.
      Mi viene in mente una canzone che diceva ” sono figli delle donne ma non sono come noi ” e in qualche caso aggiungerei……..meno male.

        1. direi proprio di sì, considerando che tra 2 fratelli mio padre il mio ragazzo, il mio migliore amico e mio suocero le uniche due donne che restano sono mia madre e mia zia.
          Mia Martini l’ho ” ereditata ” da mamma.
          Lascio il pc hai miei fratelli anche per oggi, un bacio!

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