Accendete le luci

di Cyrano

Il mio parroco lo dice ogni anno, più o meno in questo periodo, che il vero difetto del Natale è che è il tempo liturgico più breve dell’anno. Inutile che si stia lì a precisare che probabilmente sta intendendo piuttosto l’arco che va dalla prima domenica di Avvento al Battesimo del Signore: queste sciocchezze libresche le sa come e meglio di me; quello di cui parla lui, invece, è la magia che c’è nell’aria, negli odori, nei colori, perfino nel freddo. È una cosa che diversi amici visibilmente indifferenti a Dio dicono di sentire “allo stesso modo” (vabbè…), e che non ha molto a che fare con le attività parrocchiali, anche se la notte di Natale in chiesa rischi di rivedere pure gente che ti ripromettevi di andare a trovare al cimitero (per carità, meglio così).

Me ne sono ricordato pochi giorni fa quando, nel freddo della mattina, sono passato davanti a un negozio la cui porta veniva acrobaticamente addobbata dalla proprietaria con rami di conifera (rigorosamente artificiali, tranquilli) vivacizzati da lucette intermittenti: «Acciderbolina!» (è la mia esclamazione più abituale) «è già arrivato Natale!», e il pensiero mi ha dato un sorriso, un brivido e il piacere d’inspirare immantinente una bella boccata di smog congelato.

Lo so, quindi, che è presto per parlare del Natale, ma bisogna realizzare che c’è veramente un Natale che non inizia con l’Avvento e che non finisce con lo scadere del Tempo di Natale: questo Natale finirà al più tardi durante il pranzo del 6 gennaio, quando sapremo che mentre le donne staranno rassettando la tavola, noialtri si starà fuori (“al freddo e al gelo”, giustamente) a togliere le luci. Non è questione di quante siano e di quanto pesino i cavi, ma del valore simbolico di un gesto che decreterà la chiusura di una “domenica annuale” (i teologi possono scrivere tutti i libri che vogliono, ma a Pasqua non si mettono le luci alle finestre).

Come “il natale” si chiude con la rimozione delle luci, in certo modo con l’addobbo delle luci comincia pure: non ho pensato, a dire il vero, a chiedere a quella signora se per caso non fosse un’ambrosiana residente a Roma (nel qual caso la sua precoce attività d’addobbo sarebbe rientrata nel più rigoroso canone liturgico), ma qualcosa mi dice che il caso sia improbabile. Solo due reali possibilità avrebbero giustificato e sostenuto la sua aria euforica sulla scaletta traballante nonostante il freddo pungente: o pregustava un bastoncino di zucchero filato che l’aspettava al rientro nel negozio, oppure già gustava l’aria di natale che le si affollava alla mente e ai sensi coi ricordi dei canti, dei regali, delle cene tra amici e dei parenti di lontano (i più cari!) che tornano a farsi vedere.

Se il sabato «di sette è il più gradito giorno, / pien di speme e di gioia», quanto più ci godiamo il sogno della domenica che già da giovedì non è lontana? La magia del tempo in cui il Natale è in vista ma non incalza ancora è che c’è ancora modo di respirare e di pensare all’incanto collettivo (tra un mese ve lo sognerete). Quale incanto? Che sono tutti più buoni? No, non credo: ma forse che il desiderio di felicità affiora un po’ più in superficie per tutti, questo sì. «Il Natale è la festa dei buoni sentimenti e dei legami famigliari»: mi rispose minimale, ferendomi, un’amica, anni fa, quando io le porgevo i miei auguri. Ora però ho tempo per meditare sul dolore che mi diede il rendermi conto del suo non vedere ciò che vedevo io – anche mentre ci si abbraccia si può distare un universo intero l’uno dall’altro.

Tra un mese ci saranno i servizi giornalistici sulla frenesia da shopping, sulla crisi che colpisce le fabbriche di giocattoli, su chi fa il mutuo per andare ai Caraibi, sul caro torrone e sulle diete post-natalizie. Tra un mese leggeremo articoli di giornale su presepi senza Gesù, ascolteremo le solite tiritere sul consumismo senz’anima e dovremo necessariamente rispondere a tono, talvolta: bisognerà rimbeccare gli pseudointellettuali saccenti che verranno a ripeterci che il Natale è nient’altro che una festa pagana smaltata di cristianesimo (senza sapere né a quando risale il Dies solis invicti né a quando risale il Dies Natalis D.N.I.Ch.).

Adesso, però, è il momento in cui possiamo contemplare in silenzio il panorama di un natale a basso contenuto polemico perché a basso tasso cristiano (Gesù lo sapeva, di star portando la spada): ora è il momento in cui possiamo commuoverci perché le città degli uomini si preparano ad affrontare le notti più lunghe e più buie dell’anno riempendosi di luce (e risparmiare su quelle luci sì, che sarebbe crisi!), e per questo forse unico motivo s’illuminano e si riscaldano anche di sorrisi.

Non sono i sorrisi di chi è pronto a dare amore (non è vero che si è “tutti più buoni”), ma sono quelli di chi è desideroso di riceverne, come quell’amica che anni fa non seppe accogliere il mio augurio di poter gioire della neonata carne di Dio. Se pure fosse costretto oggi, il Natale, a celebrarsi in un clima di indifferente paganesimo della cuccagna, non dovremmo ricordarci che in fondo non abbiamo mai fatto altro che trasformare le superstizioni, sacre o profane che fossero, in feste sante? La lotta più dura che ci aspetta, in quei giorni, non è contro chi andrà a vedere l’ennesimo squallido cinepanettone, né contro chi ce la metterà tutta per lucrare sulle povertà altrui: se un giorno fummo i pastori dal canto errante cui qualche angelo è venuto a indicare la ragione della speranza e della pace, ora forse potremo essere noi quelli che sapranno avvicinarsi a chi sorride nell’anonimo desiderio di completezza e felicità.

C’è una cosa che non ci prenderà mai abbastanza preparati, quando verranno quei giorni: ciò che prediligiamo nel dare “la buona notizia” a chi – riteniamo – dovrebbe essere smanioso di riceverla è la parola, mentre il Natale celebrerà l’Incarnazione di un Dio che vuole, sì, rivelarsi, ma la cui Parola si limiterà ai vagiti per diverse manciate di mesi. Non saremo mai abbastanza preparati a evangelizzare con la semplice presenza della nostra esistenza cristificata, restando accanto a chi non sa, non vuole, non può (ancora?) credere.

È difficile, però, che un evangelizzatore impaziente abbia davvero una buona notizia in serbo: forse la cattiva notizia c’è per lui, ed è che neanche sa quanto è buona quella che potrebbe dare ragione, luce e calore al suo sorriso e a quello degli altri.

Le giornate si fanno brevi, sotto il nostro polo, e ci è richiesto di far brillare in una condotta divinamente modesta la luce che è in noi, se veramente l’abbiamo conosciuta, «la luce che illumina ogni uomo».

Altrimenti, magari è la volta buona!

148 pensieri su “Accendete le luci

  1. Alberto Conti

    “Non saremo mai abbastanza preparati a evangelizzare con la semplice presenza della nostra esistenza cristificata, restando accanto a chi non sa, non vuole, non può (ancora?) credere.”
    A quest’ora posso solo apprezzare il post e sottolineare questo passaggio ricordando come uno sguardo può convertire più di mille parole (a tale proposito si rimanda a La Passione di Mel Gibson anche se è fuori periodo ;-))

  2. Erika

    “non sono i sorrisi di chi e’ pronto a dare amore, ma di chi e’ desideroso di riceverne”. Che bello Cyrano. Che incanto. Chi desidera amore e’ sulla buona strada per imparare a darne. Buonanotte.

  3. angelina

    “Non saremo mai abbastanza preparati a evangelizzare con la semplice presenza della nostra esistenza cristificata, restando accanto a chi non sa, non vuole, non può (ancora?) credere.”
    Bello. Mi ricorda Charles de Foucauld quando scelse di andare a vivere a Tamanrasset; Voglio abituare tutti gli abitanti, cristiani, musulmani, ebrei ed idolatri (i non credenti) a guardarmi come loro fratello – il fratello universale… è con la santità e nel nulla dei mezzi umani che si conquista il cielo e che la fede viene propagata.
    Buonanotte caro Cyrano

  4. DaniCor

    Io AMO il natale! Lucine, albero con palline di patchwork fatte da me, un presepe illuminato con un paesello intero, cd con canzoni natalizie!!! Tutti riuniti, famiglia riunita (sia in Brasile, sia in Italua abbiamo sempre il pienone!!!)
    Una cosa che toglie un poco di questa magia dell’attesa della notte più dolce è la frenesia dei regali.
    Qui nella parte italiana della famiglia c’era una certa tendenza ad esagerare. Allora io ho proposto una cosa che facevamo da noi in Brasile. Vi spiego: la famiglia di mio padre è enorme, loro sono in sette figli che hanno generato altri 27 figli. Ovviamente fare il regalo a tutti era improponibile. Allora anche in famiglia si era deciso di adottare una tecnica molto diffusa in Brasile nelle aziende o tra amici: l’amico segreto.
    Ci si riunisce e si scrive il nome di ogni partecipante in un fogliettino di carta. Poi ognuno prende un fogliettino, non svelando il nome. Dovrai fare il regalo solo a quella persona. Nella notte di natale uno inizia, descrivendo le caratteristiche del suo amico segreto, finché qualcuno non indovina chi è. Allora si fa il regalo e questo procede allo stesso modo, descrivendo il suo amico. Nella famiglia di mio papá erano i capi famiglia a sorteggiare un’altra famiglia intera (una famiglia doveva pensare ai regali di un’altra, compresi i bimbi). La tradizione è rimasta a casa mia, ma escludevamo i bambini e ci facevamo i regali non a famiglia, ma a persona. Anni fa ho conteggiato la famiglia di mio marito. La cosa funziona benissimo! C’è il dono, ma non è più un delirio! C’è l’attesa, non sai a chi sei capitato, c’è il tempo per scambiare il regalo con parole su l’altro, con attenzione.
    C’è più Natale e meno consumo.
    Grazie ragazzo della penna turchina! E buon Avvento a tutti!

  5. Adriano

    Io ODIO il natale e il periodo a esso legato. E i suoi riti obbligatori come il cinepanettone, il dover ricevere regali, il sorriso ebete di chi sa che deve essere felice ma non sa perché. Ah, se solo potessi andare in letargo il 23 dicembre e risvegliarmi il 6 gennaio! Così eviterei di rimpiangere il Natale e la gente che non c’è più.

    1. Adriano

      Io ODIO il natale e il periodo a esso legato. E i suoi riti obbligatori come il cinepanettone, il dover ricevere regali, il sorriso ebete di chi sa che deve essere felice ma non sa perché. Ah, se solo potessi andare in letargo il 23 dicembre e risvegliarmi il 6 gennaio! Così eviterei di rimpiangere il Natale e la gente che non c’è più.

        1. Alessandro

          Per chi non lo sapesse, Manzoni perse la moglie, Enrichetta Blondel, nel Natale del 1833, e Mario Pomilio nel libro (premio Strega 1983) segnalato da Cyrano immagina che cosa si agitò in quei giorni nell’animo del poeta, assorto nel tentativo di comporre una lirica che desse voce al dolore ma incapace di portarla a termine.

          Ecco l’incompiuta che ne scaturì

          Il Natale del 1833 (Alessandro Manzoni)

          Sì che Tu sei terribile!
          Sì che in quei lini ascoso,
          In braccio a quella Vergine,
          Sovra quel sen pietoso,
          Come da sopra i turbini
          Regni, o Fanciul severo!
          E fato il tuo pensiero,
          È legge il tuo vagir. 

          Vedi le nostre lagrime,
          Intendi i nostri gridi;
          Il voler nostro interroghi,
          E a tuo voler decidi.
          Mentre a stornar la folgore
          Trepido il prego ascende
          Sorda la folgor scende
          Dove tu vuoi ferir.

          Ma tu pur nasci a piangere,
          Ma da quel cor ferito
          Sorgerà pure un gemito,
          Un prego inesaudito:
          E questa tua fra gli uomini
          Unicamente amata,
          Nel guardo tuo beata,
          Ebra del tuo respir,

          Vezzi or ti fa; ti supplica
          Suo pargolo, suo Dio,
          Ti stringe al cor, che attonito
          Va ripetendo: è mio!
          Un dì con altro palpito,
          Un dì con altra fronte,
          Ti seguirà sul monte.
          E ti vedrà morir.

          Onnipotente…
          …………………

          (cecidere manus) 

      1. ………………..Io ODIO il natale e il periodo a esso legato. E i suoi riti obbligatori come il cinepanettone,………………………..

        PAZZESCO!!!!!!!!!!!!!! RIDICOLO!!!!!!!!!!!!!!!!!

        E poi sono pure capaci di prenderci per c…. x i nostri riti.

        …………. Ah, se solo potessi andare in letargo il 23 dicembre e risvegliarmi il 6 gennaio!……………………

        letargo perenne dalle str.ate proprio no?

        1. Io ho capito il commento di Adriano in una maniera tutta diversa da te, a me sembra solo il commento di una persona che ha sofferto un lutto grave e a Natale inevitabilmente soffre perché questi giorni sono legati a dolci memorie di chi si è perduto…

          Magari potrebbe essere utile riflettere un attimo prima di buttar fuori tanta violenza verbale

          1. 1) dopo la testimonianza di sorellastra sentire che uno odia il natale ( minuscolo) per i riti del cinepanettone……..e la predica me la sento io…….quantomeno è singolare!!!!!!!!!!

            2)…….Magari potrebbe essere utile riflettere un attimo…………..
            con Adriano (maiuscolo) sto riflettendo da mesi.

            3)………………..buttar fuori tanta violenza verbale……………….
            ??????????????????? Ma Lei ci sta in confessionale?

            P.S. Mio padre morì un 27 Dicembre

              1. ha ragione, ho sbagliato…ormai certe parole non sono considerate più neanche parolacce ma parole comuni…figurarsi un peccato da confessare….
                Se ha l’occasione di guardare dei bambini che giocano a calcio nei campetti dell’oratorio cambierebbe idea sulla violenza verbale.

          1. hai ragione, avevo dimenticato che gli atei, gli agnostici, i diversamente credenti ,gli appagati, i liberi pensatori, quelli liberi dalle baggianate della Chiesa hanno un solo modo per festeggiare il natale (minuscolo)…. e chissà perchè il numero dei suicidi è maggiore in questo periodo dell’anno.

            Noi invece festeggiamo il Natale, non la festa del sole invictus

      2. Caro Adriano i primi 18 Natali della mia vita li ho passati con gente che si riuniva solo per le feste comandate. Poi sono morte due persone che amavo tantissimo e davanti al dolore ci sono famiglie che restano unite e altre che si sfasciano perchè stavano insieme per finta. Il nostro era il secondo caso. Mia madre poi non voleva più saperne del Natale. Poco alla volta, io e la sua migliore amica, un’angelo che il cielo ci ha messo accanto, siamo riuscite a convincerla e adesso passiamo tutte le festività da Natale al 6 Gennaio insieme, e fin dalla prima volta ho capito cosa significa passare quella notte magica con persone che ti vogliono bene davvero, che si preoccupano di te tutto l’anno. Adesso siamo uno scatenatissimo gruppo dai 10 agli 80 anni che sta insieme per amore e non per formalità.

      3. Velenia

        Per una volta sono d’accordo con te Adriano,senza la memoria della nascita di Gesù,dell’origine della nostra felicità,Natale è la festa più triste dell’anno,una domanda di felicità come gha detto bene Cyrano(sei forte ragazzo)ma senza risposta,pranz,i a volte, con persone che non sopporti,io personalmente rischio sempre l’incriminazione per suocericidio.
        Anch’io faccio l’albero con le palline fatte da me,ma per i miei bimbi,mio marito fa un presepe monumentale,naturalmente non devono mancare almeno 5 specie diverse di muschio fresco.Però tutto questo senza una Presenza è come una scatola vuota,però il Natale del 2000…Mannaggia devo lavorare,non posso raccontarlo per ora.

      4. paulbratter

        anche io sono d’accordo con Adriano anche se quel “ODIO il natale” suona veramente male, però rilancio:
        distinguiamo anche nei commenti il natale dal Santo Natale.
        Nessun cristiano può odiare li Santo Natale la festa del figlio di Dio che si fa uomo per amore, ma non amare il natale si può (anzi in qualche occasione si deve).

        PS una domanda che mi frulla in mente dal 31 ottobre:
        perchè il consumismo e la banalizzazione del Santo Natale farebbero (fanno) perdere sacralità e indebolirebbero il senso della festa e invece il consumismo e la banalizzazione di Halloween moltiplicherebbe la sua portata diabolica ed esoterica?

          1. Sara S

            mah, secondo me il consumismo da una parte tiene vive o crea le tradizioni e dall’altra le banalizza. Anzi, direi che le tiene vive per mangiarsele:)…
            Sia per Halloween che per il Natale, dove c’è un significato che non sia il consumo, ebbene, questo viene espropriato e vòlto solo al consumo ed ogni festa diventa equivalente, Halloween è come il Natale, basta far festa (e spendere, ovvio). Questo ci toglie o annebbia anche lo spirito critico che ci fa chiedere l’identità, l’origine e il senso di una festa, tanto quando è festa siamo tutti contenti (o ci proviamo) e ciò ci sazia…

        1. Adriano

          “distinguiamo anche nei commenti il natale dal Santo Natale.”
          Infatti. Uno è minuscolo, l’altro è maiuscolo.

      5. Angela

        Ti capisco! Anche io ho detestato per anni il Natale (e tutte le feste comandate). Ho iniziato a cambiare idea quando ho capito che non dovevo guardare le cose ma cercare Qualcuno nel Natale. Si cambia completamente visione! Soprattutto il Natale: capisco il tuo “odio” per cinepanettone, il dover fare e ricevere regali, il dover sorridere, etc. Personalmente preferisco usare “detesto” che è meno forte e che, secondo me, rispecchia più uno stato d’animo critico e insofferente: Questo è il punto: l’insofferenza a qualcosa della quale non capiamo l’utilità, soprattutto se subita come un “dovere” e non come una spontaneità. Come può essere fonte di pace, di serenità o addirittura di gioia, una cosa che si fa per obbligo? Mi piace tantissimo il versetto che dice: “Il Signore ama chi dona con gioia”: se non proviamo gioia quando doniamo qualcosa agli altri (tempo, regali, etc:) , forse è meglio lasciar perdere?.

  6. “ciò che prediligiamo nel dare “la buona notizia” a chi – riteniamo – dovrebbe essere smanioso di riceverla è la parola, mentre il Natale celebrerà l’Incarnazione di un Dio che vuole, sì, rivelarsi, ma la cui Parola si limiterà ai vagiti per diverse manciate di mesi.”
    Shhh….. silenzio 🙂
    e godiamoci ‘sta meraviglia di un Dio che si fa uomo

  7. Io adoro il Natale. Ieri ho cercato di far tornare un pò di ” spirito natalizio ” anche a mia madre. Lei soffriva molto per la perdita di due persone che ci erano molto care e aveva deciso di non festeggiarlo più. Io sono riuscita pian piano a farle ritrovare la gioia di questo periodo e devo dire che ieri me la ridevo sotto i baffi mentre la guardavo con la coda dell’occhio mentre sceglieva i personaggi per il Presepe. Natale a volte fa anche questo: aiuta a curare le ferite. Credo proprio dalla sua espressione che quest’anno, dopo otto anni non dovrò combattere per convincerla ad assaporare la gioia che è nell’aria.

  8. sorellastragenoveffa

    Buongiorno.
    Lo scorso anno per noi il Natale non è stato quello che avrebbe dovuto essere. Filippo si era riammalato, era ricoverato dal 25 novembre (infatti non vedo l’ora che passi questo mese che temo come una maledizione) e dopo un ciclo di terapia che l’aveva ridotto in fin di vita, ancora non era in remissione, la malattia imperversava più che mai, e inoltre, come se non bastasse, pochi giorni prima di Natale ci avevano detto che il suo fratellino non era compatibile, quindi non avrebbe potuto donargliil midollo.
    Abbiamo passato la vigilia e il giorno di Natale separati, uno in ospedale con Filippo, l’altro a casa con Francesco.
    I primi di novembre io avevo cominciato a fare il presepe, stavo preparando, col polistirolo, lo stucco e le tempere, una piazza cittadina, case, scale, in cui inserire la natività. Sono innamorata dei presepi e in particolare mi piacciono quelli ambientati nelle vie e nelle piazze di Roma antica, il presepe che fanno a Santa Maria in Via, ogni anno diverso… Volevo fare una cosa simle, avevo spazio e tempo, e poi tutto si è fermato.
    Pezzi di polistirolo e pezzi di cuore sono rimasti per mesi abbandonati nella nostra veranda.
    Piano piano le giornate sono migliorate, finalmente Filippo è andato in remissione, abbiamo trovato un donatore di midollo dalla banca dei donatori. Il 9 marzo, mercoledì delle ceneri, Filippo è entrato nel centro trapianti, e Sabato Santo é uscito, era Risorto con Gesù.
    Tra due domeniche inizia l’avvento, e in genere a casa nostra è il momento più bello ed emozionante, invece quest’anno ho quasi paura a pensarci.
    Eppure un segno che le cose sono diverse dall’anno scorso c’è, anche se non si vede, è impercettibile ma ribalta la situazione, l’anno scorso è stato un Natale all’insegna della disperazione, quest’anno, se Dio ci assiste, sarà all’insegna della speranza e di una nuova vita che si sta facendo largo nel mio grembo. E mi spaventa, ma contemporaneamente mi fa capire che Dio non ci ha abbandonato, e mi rivela che cos’è, davvero, il centuplo quaggiù.

    1. Alessandro

      IL GELSOMINO NOTTURNO

      di Giovanni Pascoli

      E s’aprono i fiori notturni,
      nell’ora che penso ai miei cari.
      Sono apparse in mezzo ai viburni
      le farfalle crepuscolari.

      Da un pezzo si tacquero i gridi:
      là sola una casa bisbiglia.
      Sotto l’ali dormono i nidi,
      come gli occhi sotto le ciglia.

      Dai calici aperti si esala
      l’odore di fragole rosse.
      Splende un lume là nella sala.
      Nasce l’erba sopra le fosse.

      Un’ape tardiva sussurra
      trovando già prese le celle.
      La Chioccetta per l’aia azzurra
      va col suo pigolio di stelle.

      Per tutta la notte s’esala
      l’odore che passa col vento.
      Passa il lume su per la scala;
      brilla al primo piano: s’è spento…

      È l’alba: si chiudono i petali
      un poco gualciti; si cova,
      dentro l’urna molle e segreta,
      non so che felicità nuova.

      1. Velenia

        Wow “il gelsomino notturno” è stato il mio argomento a piacere all’esame di maturità,25/07/1984,grazie Alessandro.

        1. Alessandro

          Grazie a te, Velenia (così poco velenia, se hai scelto questa poesia dolcissima, estatica come argomento a piacere) 🙂

          (certo che non hai paura a dichiarare l’età, né il peso 😀 )

    2. Il figlio di una nostra amica aspetta il trapianto di midollo, ma per grazia del cielo suo fratello è compatibile. Devono aspettare che il piccolo sia in buone condizioni ma adesso, ha il 95 % di possibilità di non farcela.
      Sono felice di sentire storie come la tua, perché ridanno la speranza. Un bacio a tutti e tre i tuoi bimbi.

      1. sorellastragenoveffa

        Abbiamo imparato che i trapianti di midollo, se fatti da consanguinei, fratelli o sorelle, danno molti meno problemi, non sono comunque una passegiata nè per il paziente nè per la famiglia. L’unica cosa che ha aiutato noi è stato affidarci completamente alle mani di Dio, sembra retorico, ma in alcuni momenti particolarmente duri (anche a noi, a un certo punto, hanno detto che quasi sicuramente non ce l’avrebbe fatta) potevamo respirare solo mentre pregavamo.

        1. E io sono una che non smette mai di ” rompere le scatole ” a Dio. Spero che vada come per voi, che quel ” non ce l’avrebbe fatta ” diventi un’altro miracolo. E’ bello sapere che i dottori si sbagliano, che non è mai tutto perduto.

    3. Alberto Conti

      Le immagini non sono proprio adatto ma il canto SI 😀 (anche se penso di averlo già postato sempre per Filippo) ed oggi ancora più contento, ed ammirato, per voi lo riposto

    4. Velenia

      Jenny,per ora ti abbraccio tanto e ti faccio i miei migliori auguri,più tardi ti racconterò del Natale del 2000,così simile al tuo dell’anno scorso.

        1. Velenia

          Sorellina,ci provo.
          Dicembre 2000,avevo un pancione di 9 mesi in cui scalciava felice il mio secondogenito,avevo appena preso il titolo di specializzazione,aspettavo la chiamata del concorso con il quale ho poi cominciato a lavorare,avevamo iniziato i controlli sul secondogenito,erano state escluse alcune malattie genetiche,ma ancora nessuna diagnosi.
          Stavo addobbando l’albero e Ciccio torna dall’ asilo con delle strane ecchimosi nelle gambe,penso di tutto e mi riprometto di parlarne con la maestra l’indomani.Ma nelle ore seguenti le ecchimosi aumentano,da sole!Chiamiamo la pediatra che si precipita a casa,la sera siamo già in ospedale.Piastrinopenia,le piastrine sono 12000,scenderannno nei giorni successivi a 8000,normalmente dovrebbero essere tra le150000 e le 30000,basterebbe una caduta ad ucciderlo.Non potevamo sapere che la piastrinopenia è uno dei 170 sintomi della malattia rara che gli sarebbe stata diagnosticata solo 3 anni dopo.Ricordo poco di quei giorni d’ ospedale con il pancione,accompagnata dalle preghiere degli amici.Lo curano,le piastrine risalgono a 10000

          1. Velenia

            Ci dimettono il 13 Dicembre,mentre tuttta la città è in festa per S.Lucia,ma Ciccio è tutt’altro che fuori pericolo.
            Il 16 Dicembre rientro nello stesso ospedale,nel reparto di ostetricia,per partorire il mio piccolo Mele (il vezzeggiativo con cui Ciccio lo chiama da subito).Nella confusione generale io e mio marito dimentichiamo di domandare che conservino il cordone nel caso l’altro figlio dovesse averne bisogno,e passiamo i giorni successivi a sentirci in colpa.
            Torno a casa,allatto il neonato e sto accanto al grande,le piastrine scendono ancora.E’ quasi Natale,mia suocera (ecco il motivo per cui debo comunque esserle grata) si impunta e vuole che il bimbo sia portato da un sacerdote carismatico molto noto nella mia cttà.Benedetta sucera(nonostante tutto) si fa strada fra la folla al grido di “u picciriddu,u picciriddu” e lo deposita fra le braccia del vecchio sacerdote,lui lo benedice e ci dice che andrà tutto bene.
            E’ ver le piastrine ricominciano a salire dall’indomani.La settimana dopo sono raddoppiate,anche se torneranno normali solo dopo sei mesi.
            Passa Natale e trasorriamo il Capodanno più bello della mia vita,noi 4 da soli.Quando i bimbi si addormentano io e mio marito rimaniamo a piegare insieme i panni(nessuno ha testa a stirare in quei giorni) e a dire il Rosario.Mai ho sperimentato tanta pace,tanta unità,tanta compagnia

            1. sorellastragenoveffa

              Accidenti, storie simili, anche io ho partorito il mio secondo 5 giorni dopo la diagnosi del primo. Che periodi, eppure li ricrdo come difficili, si, ma colmi di Grazia. È vero che ti porta Lui in braccio.
              Grazie Velenia, e Alessandro per la poesia, e Cyrano e Alberto per i video, che ancora non ho visto perchè l’iPad non me li apre e sto aspettando il portatile di mio marito per gustarmeli.
              Genny

          2. Alessandro

            “Il grazie al Signore per il suo disegno sulla vocazione e la missione delle donna nel mondo, diventa anche un concreto e diretto grazie alle donne, a ciascuna donna, per ciò che essa rappresenta nella vita dell’umanità.

            Grazie a te, donna-madre, che ti fai grembo dell’essere umano nella gioia e nel travaglio di un’esperienza unica, che ti rende sorriso di Dio per il bimbo che viene alla luce, ti fa guida dei suoi primi passi, sostegno della sua crescita, punto di riferimento nel successivo cammino della vita.

            Grazie a te, donna-sposa, che unisci irrevocabilmente il tuo destino a quello di un uomo, in un rapporto di reciproco dono, a servizio della comunione e della vita.”

            (Giovanni Paolo II, Lettera alle Donne, 29 giugno 1995)

  9. nonpuoiessereserio

    Quando ero piccolo e vivevo un’infanzia serena pur nella semplicità e nella sobrietà della mia famiglia amavo molto il tempo natalizio, mi commuoveva tutto. Sembrava proprio un tempo magico, ero felice e mi illudevo che tutti lo fossero, mi illudevo che tutti sentissero e amassero la grazia della nascita di Gesù. Mi sembrava impossibile che il mondo non desiderasse davvero essere più buono. Come possono gli uomini non amare Gesù? Come possono gli uomini non amare l’Amore soprattutto nella tenerezza di un bimbo? Come possono non desiderarlo? Crescendo ho conservato questa speranza e percepisco sempre il Natale come un periodo speciale di conversione, penso alla stella cometa e ai re Magi che vengono da lontano per partecipare con gioia alla nascita di Gesù. Io sono un po’ romantico e ami il Natale.

    1. Ma è stato davvero il Natale più bello di sempre e ho capito che casa sono le persone che amiamo, e che non è importante il regalino sotto l’albero, ma stare insieme sempre. Mi viene in mente una canzone di Ligabue, ” L’amore conta “.

  10. Mi dispiace per Adriano per Maxwell e per tutti quelli che hanno brutti ricordi.
    A tutti, comunque, danno angoscia le feste, non si vede l’ora di ritornare al tempo “normale” al lavoro, che è la cosa più importante per l’uomo, qualunque lavoro che sia, sentirsi che si fa qualcosa invece che le lunghe serarte grige delle feste con le case piene di gente bociante e fuori l’aria vuota e misteriosa che permane.Io credo, che a parte la credenza nella nascita di Gesù che per tanti è importante e fondamentale, la magia del Natale sia la magia dell’Inverno coi suoi riti ancestrali, primitivi,
    ctonii, archetipici, di qualcosa di radicato nella nostra immaginazione da sempre, la luce che viene meno, il sole basso sull’orizzonte, le notti fredde e buie, e nello stesso tempo attraverso i giorni corti l’avvicinarsi (l’avvento) di quelli lunghi, dopo il solstizio, i pettirossi nel gelo, il merli, i boschi silenziosi e incantati…

    1. nonpuoiessereserio

      Alvise, bisognerebbe chiedere a Daniela se c’entra la magia dell’inverno visto che in Brasile fa caldo.

    1. sorellastragenoveffa

      Grazie, Alvise.
      Alla tua lista aggiungerei gli alberi di sorbo senza foglie, ma pieni di frutti rossi, coperti dalla neve. È una delle cose più belle che abbia mai visto in natura.

        1. Io faccio sempre un casino con questo coso, forse oggi sono in buona compagnia. Tanto se c’è qualcosa che non và nel pc faccio prima a defenestrarlo ( difficile perchè abito al piano terra).

        2. admin

          tranquilla è tutto sotto controllo!

          (non è vero ma l’importante è dirlo con convinzione, come quando ci dicevano che stavamo uscendo dalla crisi)

          1. paulbratter

            ho paura che la Goldman Sachs quelli “bravi” li abbia già piazzati.
            (Per Spostai e sii sottomessa ci vuole almeno Hermann Knaus al posto di Passera)

  11. Sara S

    Condivido proprio tutto di quello che avete detto, amo il Natale per gli stessi motivi (e, Adriano, non penso che lo odierei se per me non avesse senso la nascita di Gesù, ma certo non sarebbe la stessa festa, vissuta con la stessa intensità e destinata a durare molto a lungo dentro di me).
    Una cosa a me disturba , invece, mentre Cyrano l’apprezza: questa attesa esageratamente lunga. Sono ambrosiana, ma quando vedo gli addobbi del Natale esposti insieme a quelli per Halloween, e cioè a metà Ottobre, se non prima, mi sembra che qualcuno mi rubi qualcosa. Che mi rubi proprio il gusto dell’attesa, forzando i tempi, proiettandomi per forza in una dimensione , quella invernale e natalizia, mentre si è ancora nel pieno dell’autunno. Alla fine si arriva al 23 che quasi non se ne può più del Natale! Allo stesso modo, mi ruba molto chi già il 31 inizia a sbaraccare luci e panettoni, e dà il via alla fiera del bianco. E così via. Certo, a casa mia vivo coi miei tempi, ma avverto con fastidio questa fretta, e non voglio fare facili discorsi sulla società consumista. Per noi prevale un altro spirito, e però questo è un elemento di disturbo, per me. Ma basta, non voglio banalizzare il post di Cyrano, che anzi ringrazio.

    1. E’ vero, oggi corriamo tutti, per arrivare dove poi……mi è preso un colpo quando ho visto gli addobbi lo ammetto, forse perché il clima non mi ci faceva pensare, forse perché fatico a staccarmi dall’estate. Chi lo sà?
      Io ho preso il lato positivo della questione e ho trascinato mia madre fuori da casa, anche se era stanca, per donarle un pò di tempo tutto per noi e per resuscitare il suo spirito natalizio.
      I negozianti di certo hanno fretta di vendere, ma ieri mi sono ritagliata del tempo tutto per noi, per dirci quello che tra una corsa e l’altra lasciamo scivolare o diamo per scontato.
      Certo a vedere tutto già pronto per il 6 Dicembre un’attimino di angoscia ti prende, ti fanno pensare che hai sempre troppo poco tempo.

  12. Angela

    Ciao! Sto rimboccando le maniche e quindi ho solo letto (velocissimamente9 il post. Torno più tardi!
    Amo il Natale, ora, dopo averlo detestato per anni perché mi sembrava la caricatura di una festa religiosa.
    Vi passo questo testo al quale sono “devota”:

    “Mi sento fortunato, caro Gesù, nel farti gli auguri di buon compleanno.
    In ogni Natale Tu sei il festeggiato, ma quante volte noi ci appropriamo della festa…
    E ti lasciamo nell’angolo di un vago ricordo senza impegno, senza cuore e senza ospitalità sincera!
    Da duemila anni, ad ogni Natale noi ci scambiamo gli auguri perché avvertiamo che la Tua Nascita è anche la nostra nascita, la nascita della Speranza, la nascita dell’Amore, la nascita di Dio nella grotta della nostra povertà.
    Però – quanto mi dispiace doverlo riconoscere! – il Tuo Natale! Il Tuo Natale è minacciato da un falso natale, che prepotentemente ci invade e ci insidia e ci narcotizza fino al punto di non vedere più e non sentire più il richiamo del vero Natale: il Tuo Natale!
    Quante luci riempiono le vie e le vetrine in questo periodo!
    Ma la gente sa che la Luce sei Tu? E se interiormente gli uomini restano al buio, a che serve addobbare la notte con variopinte luminarie? Non è una beffa, o Gesù? Non è un tradimento del Natale? Queste domande, caro Gesù, si affollano nel mio cuore e diventano un invito forte alla conversione.
    E noi cristiani mandiamo luce con la nostra vita? E le famiglie e le parrocchie assomigliano veramente a Betlemme? Si vede la stella cometa della testimonianza della vita abitata e trasformata dalla Tua Presenza?
    Questi interrogativi non possiamo, non vogliamo, non dobbiamo evitarli se vogliamo vivere un autentico Natale.
    Dalle case e dai luoghi di divertimenti, in questi giorni, escono musiche che vorrebbero essere invito alla gioia. Ma di quale gioia si tratta? Gli uomini hanno scambiato il piacere con la gioia: quale mistificazione! Il piacere è il sollecito della carne e, pertanto, sparisce subito e va continuamente e insaziabilmente ripetuto; la gioia, invece, è il fremito dell’anima che giunge a Betlemme e vede Dio e resta affascinata e coinvolta nella festa dell’Amore puro.
    Sarà questa la nostra gioia, sarà questo il nostro Natale? Gesù, come vorrei che fosse così!
    Ma c’è un altro pensiero che mi turba e mi fa sentire tanto distante il nostro natale dal Tuo Natale. A Natale, o Gesù, Tu non hai fatto il cenone e non hai prenotato una stanza in un lussuoso albergo di una rinomata stazione sciistica. Tu sei nato povero. Tu hai scelto l’umiltà di una grotta e le braccia di Maria (la “poverella” amava chiamarla Francesco d’Assisi, un grande esperto del Natale vero!).
    Come sarebbe bello se a Natale, invece di riempire le case di cose inutili, le svuotassimo per condividere con chi non ha, per fare l’esperienza meravigliosa del dono, per vivere il Natale insieme a Te, o Gesù! Questo sarebbe il regalo natalizio!
    A questo punto io ti auguro ancora, con tutto il cuore, buon compleanno, Gesù!
    Ma ho paura che la Tua Festa non sia la nostra festa.
    Cambiaci il cuore, o Gesù, affinché noi diventiamo Betlemme e gustiamo la gioia del Tuo Natale con Maria, con Giuseppe, con i pastori, con Francesco d’Assisi, con Papa Giovanni, con Maria Teresa di Calcutta e con tante anime che, con il cuore, hanno preso domicilio a Betlemme.
    Buon Natale a tutti… ma ora sapete di quale Natale intendo parlare”. (Card. Angelo Comastri)

  13. Credo che in ogni festa, anche la più laica, ci sia una traccia metafisica, una domanda almeno implicita di Dio, perché non si può far festa senza guardare al futuro: festeggiare significa sempre anche sperare e sperare apre naturalmente il cuore a Dio.
    Ecco perché ogni festa è in sé buona, è come un’eco, una nostalgia, quasi un sacramento dell’Ultima Festa a cui tutti noi siamo chiamati. Come si fa a non rallegrarsi nel vedere uomini e donne felici?
    Il vero problema sta qui: nell’incapacità dei nostri amici, della gente che ci vive intorno, di far festa. Non è il problema di Halloween o di Natale o di qualsiasi altra cosa, non accade lo stesso per i compleanni o i matrimoni o gli anniversari derubricati a occasioni di circostanza e sempre più spesso vissuti come un dovere e quindi con fastidio?
    La fretta che inaridisce i pozzi dello spirito, la rabbia che avvelena il cuore, la paura che ci frena nell’amore ci hanno tolto il coraggio di sperare e quindi il gusto di far festa.
    Forse allora riscoprire la Speranza (con la maiuscola, intesa come virtù cristiana) è il modo migliore per tornare a far festa davvero

    1. “Ecco perché ogni festa è in sé buona, è come un’eco, una nostalgia, quasi un sacramento dell’Ultima Festa a cui tutti noi siamo chiamati. Come si fa a non rallegrarsi nel vedere uomini e donne felici?”

      Quindi quando Hitler festeggiava con i suoi per l’eliminazione sistematica degli ebrei, era in se una festa buona e guardavano al futuro?

      E quando i farisei e gli scribi festeggiavano per la cattura di Cristo? stessa cosa?

  14. Erika

    E’ vero, a volte si prova fastidio per le feste e questo non è naturale: come dice Don Fabio, come si fa a non rallegrarsi vedendo uomini e donne felici?
    Io per esempio, mea culpa, detesto i matrimoni (ho accettato di sposare mio marito dopo 10 anni di convivenza durante un viaggio in Africa). Mi è capitato solo una volta di andare a un matrimonio in cui la felicità dei due sposi era sincera e contagiosa: per il resto, feste pacchiane, regali esagerati, sposine in lacrime perché si erano scheggiate un’unghia o perché non avevano trovato il DJ che volevano per il “ricevimento”…non fa per me.
    Per il Natale è lo stesso.
    Le feste sono belle, sono le forzature a distruggerle.
    Passare delle giornate in compagnia delle persone che veramente ami, cucinare per loro, addobbare la casa è indiscutibilmente bello, se hai persone che ami e che ti amano e tutti stanno bene.
    Quello che disgusta è la forzatura, il senso di esclusione di chi, per vari motivi, non può ostentare una felicità forzata: malati, disoccupati, persone sole.
    Dobbiamo dare anche a loro sollievo, un po’ di consolazione. Se riusciamo a dare un po’ di calore anche alla vecchia zia malandata in salute, al cugino in cassa integrazione, alla vicina di casa vedova e senza figli, allora sì che sarà una festa riuscita.

    1. Angela

      Concordo, sopratturro per le forzature. Tutto dipende dal cuore e dall’amore con il quale si fanno le cose!

    2. Adriano

      “Le feste sono belle, sono le forzature a distruggerle.”

      “Quello che disgusta è la forzatura, il senso di esclusione di chi, per vari motivi, non può ostentare una felicità forzata: malati, disoccupati, persone sole.”

      1. Erika

        Grazie a te, Don Fabio.
        A proposito, una domanda sciocca, ma che mi sono fatta spesso: voi preti come lo festeggiate il Natale? A parte, ovviamente, i numerosi impegni liturgici, cosa fate? State coi familiari? State con altri sacerdoti? Fate/ricevete regali?

        1. eheh dipende, la notte di Natale per me ovviamente niente cenone. Il giorno dopo in genere vado a pranzo con le mie sorelle e le rispettive famiglie ed è anche l’occasione per i regali e le dolcezze familiari.
          Siamo una famiglia tutta squinternata (io prete, una buddista, una atea e una animista) ma ci vogliamo molto bene

          1. Angela

            Sembra la mia famiglia (senza prete perché questa grazia non l’abbiamo avuta)… solo che noi siamo 7 figli, quindi c’è anche l’anticlericale, lo gnostico, la cartomante e la vegetariana. Considerato questo, considerato che vorrei vivere il Natale in un modo più spirituale e che la famiglia me la godo già tutto l’anno, per gli ultimi Natale mi sono sempre organizzata per andare in qualche luogo di preghiera: non ci sono mai riuscita a causa di imprevisti! Proprio ieri sera pensavo: “Chissà se ci riesco questa volta?”..

  15. vale

    @angela
    ma almeno la cartomante ci prende? perché a me tocca aver a che fare con chi parla con gli spiriti e non ne becca una…..
    Buon Natale,Joyeaux Noel(dieresi inclusa),Feliz Navidad,Feliz Natal,Շնորհավոր Սուրբ Ծնունդ:(per il frequentatore armeno), anke se un po’ in anticipo….

    1. Angela

      Non lo so: non me le chiedo mai nulla e prego perché la smetta, anzi prego per la conversione di tutta la mia famiglia. Sono ormai 20 anni che lo faccio ma non demordo: la mamma di Sant’Agostino l’ha fatto per 46 (correggetemi se sbaglio).
      Buona Natale anche a te e famiglia!
      Buon Natale a tutti i mirianidi!

        1. Angela

          Come ho scritto ieri? ANALFABETA sono!
          Scherzi a parte (prima o poi vi farò l’elenco dei miei master acquisiti, cioé ad Honoris Causa), dieci più o dieci meno, ma che magnifico risultato!

  16. phrancij

    Il Natale è la gioia di una Presenza. Tolto questo, rimane solo la grande nostalgia per una assenza, che si cerca di tamponare in qualche modo: è troppo vero, Cyrano, quando parli di “desiderio di completezza e felicità”. Mi viene in mente la poesia di Lagerkvist:

    Uno sconosciuto è il mio amico,
    uno che io non conosco.
    Uno sconosciuto lontano lontano.
    Per lui il mio cuore è pieno di nostalgia.
    Perché egli non è presso di me.
    Perché egli forse non esiste affatto?
    Chi sei tu che colmi il mio cuore della tua assenza?
    Che colmi tutta la terra della tua assenza?

  17. oggi ho dedicato un po’ di tempo alla solita rassegnina stampa, e ovviamente ho trovato un sacco di motivi per incazzarmi. Leggere un post sul natale in questo momento non mi fa sentire meglio, le luci dei negozi, gli alberi decorati, i presepi, i pacchetti colorati, le melense pubblicità di pandori e panettoni…..
    Poi penso alla mia famiglia, ai miei bambini, che come ogni natale vergano a caratteri cubitali la classica letterina con la lista dei desideri. E lì capisco che non è una semplice lista di giochi ma la umanissima ricerca di un bene che soddisfi il loro cuore. E quel bene so di non essere io, nè il loro papà. Ovviamente il regalo desiderato ci sarà per loro. Ma la cosa più bella che noi possiamo fare per loro è indicare il Bambino. Se la mangiatoia rimanesse vuota il gelo si farebbe strada dentro la casa più addobbata, la tavola più apparecchiata, l’albero più carico. Il Natale è quel Bambino. Quindi anche se io non riuscirò a chiudere i giornali, lascerò fuori dalla porta quel limite, quel ghigno amaro, quel sibilo che vorrebbe entrare nel nostro cuore per dirci che in fondo la nascita del Bambino è solo un ricordo lontano e irrilevante. Invece ascolterò quel vagito e spero, come a certi santi è successo, che si lasci prendere tra le mie braccia per mostrarsi ai miei figli.

            1. Angela

              Grazie! Ho visto un paio di servizi in tv e sono rimasta di sasso per l’assurdità della storia. Se la giustizia si basasse su SENSAZIONI, saremmo tutti condannati alla camera a gas o altro!

    1. Alessandro

      Giuliana, citando S. Ambrogio il Papa Benedetto XVI disse che, al seguito di Maria, ciascuno di noi deve far venire al mondo il Bambino (“tutte le anime generano Cristo”):

      “In questo meraviglioso commento del Magnificat di sant’Ambrogio mi tocca sempre particolarmente la parola sorprendente:

      “Se, secondo la carne, una sola è la madre di Cristo, secondo la fede tutte le anime generano Cristo; ognuna infatti accoglie in sé il Verbo di Dio”.

      Così il santo Dottore, interpretando le parole della Madonna stessa, ci invita a far sì che nella nostra anima e nella nostra vita il Signore trovi una dimora.
      Non dobbiamo solo portarlo nel cuore, ma dobbiamo PORTARLO AL MONDO, cosicché anche noi possiamo generare Cristo per i nostri tempi. Preghiamo il Signore perché ci aiuti a magnificarlo con lo spirito e l’anima di Maria e a portare di nuovo Cristo al NOSTRO mondo.”

      (Benedetto XVI, Udienza generale, 15 febbraio 2006)

    1. me stesso

      Grazie Calabrescia. Conosco la vicenda ma ancora di più ho conosciuto personalmente Chico ormai più di 14 anni fa (abbiamo lavorato insieme per la vicenda Versace) e sono anni che sto cercando di fare qualcosa a livello mediatico per lui.
      Sono contento che in queste ultime settimane sulla scia del caso Amanda Knox qualcosa si stia muovendo.

      1. Scusa tanto:
        so che ci sono sati e ci sono tanti italiani chiusi in prigioni di altri Stati dove la legge è applicata in maniera a dir poco discutibile.
        Ma se uno viene e mi presenta un riassuntone della storia e del processo io non avendo nessuna fonte nessun articolo di giornale nessuna base per controbattere l’accusa posso solo dire che vorrei che Chico (come lo chiami te)venisse liberato o almeno che gli fosse concesso l’appello(almeno quello) Anche se abbiamo solo uanletterona di Calabrescia e poco altro di più: Se te hai da raccontarci altro fallo.

        1. me stesso

          avrei tantissimo da raccontarti, dai miei ricordi personali ai particolari del caso giudiziario riportati in un libro che il magistrato Lorenzo Matassa ha scritto sulla vicenda, di come questa storia si intrecci pericolosamente (questo calabrescia non l’ha scritto) con i misteri sulla morte di Gianni Versace e del suo presunto assassino. Lo ripeto sono anni che seguo la storia e purtroppo non credo che un articolo su un blog possa fare granché. Potrebbe fare la politica, la diplomazia se si accendessero le luci mediatiche su questo caso kafkiano. Se ti interessa saperne di più qui
          puoi trovare molte più informazioni.

          1. Io ho un altro caso da raccontare. Un sacerdote cattolico
            inglese che ora ha quasi ottanta anni tornando alcuni anni fa dagli Stati Uniti dopo trenta anni e più di sacerdozio in quel paese si è trovato incriminato per pedofilia sulla testimonianza di alcuni ragazzi della sua antica parrocchia. Ora è in prigione da cinque anni e sembra che ci sia ben poco da sperare.

          2. ma che storia intricata… altro che cinema! il video realizzato da Forti lo ricordavo bene… ma non pensavo che tutto questo gli avrebbe provocato una simile persecuzione….

            1. me stesso

              un piccola curiosità, una coincidenza che è anche una triste ironia: la voce narrante di quel video è di Riccardo Cucciolla straordinario attore e coprotagonista (con GM Volontè) del film Sacco e Vanzetti di Montaldo dove interpretava Nicola Sacco.

    1. Angela

      Il problema è che l’essere più buoni non è una cosa automatica ma è il risultato di un cammino, di un lavoro interiore non facile e, a volte, molto lungo.

    2. perché essere buoni non sta nelle nostre forze: quella del peccato originale è la dottrina più seria mai elaborata in teologia, e mi viene insieme da ridere e da piangere quando sento dei “teologi” che pretendono di abbattere una tra le cose migliori che abbiano mai creato.
      In compenso, però, voler essere buoni è già una bontà; destinata tuttavia a restare frustrata, se non si decide a fare il famoso “passo” (o “salto” che dir si voglia).

  18. angelina

    ‘se un giorno fummo i pastori dal canto errante cui qualche angelo è venuto a indicare la ragione della speranza e della pace, ora forse potremo essere noi quelli che sapranno avvicinarsi a chi sorride nell’anonimo desiderio di completezza e felicità.’

    Cyrano, ho avuto l’impressione che la tua riflessione prenatalizia volesse accennare all’essere luce per gli altri. Seminatori di speranza, divulgatori della pace e della gioia che abbiamo ricevuto (certo, quando ce la facciamo a essere memori di questa luce che ci ha indicato la via: non è proprio ogni giorno così, non sempre, rimaniamo impastati di luce e di tenebre, siamo già e non ancora…)

    …sopra coloro che abitavano in terra tenebrosa spuntò la luce…
    …Or noi sappiamo che questo è avvenuto da quando la stella condusse i Magi, sospingendoli da lontane regioni, a conoscere e adorare il Re del cielo e della terra….Chiunque nella Chiesa vive con pietà e castità, chiunque gusta le cose celesti e non le terrene, è come una luce celeste: mentre egli conserva il candore di santa vita, quasi stella, mostra a molti la via che porta al Signore. (S.Leone Magno)

        1. Come si puo fare allora a aiutare quel povero disgraziato chiuso in carcere? Cosa si può fare? Scrverne sul blog?
          Dedicare il blog a questo caso? Scriverne sui giornaliCome si fa a scriverne sui giornali? O parlarne ancora alla televisione’

          1. me stesso

            ci sono già siti e pagine su facebook ,alcuni programmi televisivi ne hanno parlato, certo non c’è stata la stessa attenzione mediatica che i giornali americani hanno dedicato ad Amanda Knox, attenzione che ha poi portato la Clinton in persona a esercitre pressioni. Frattini qualche settimana fa aveva fatto una dichiarazione dove in sostanza faceva capire che se ne lavava le mani, chissà se ci saranno possibilità con il nuovo ministro degli esteri.

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