Chi ha incastrato Wonder Woman?

di Jane

Elisabeth Badinter è una scrittrice e filosofa francese. Ha tre figli e un marito. Era militante del movimento di liberazione delle donne negli anni ’70. E’ una femminista sui generis che invece di appoggiare il movimento delle donne lo critica pesantemente, accusandolo di mantenere le donne in uno stato di vittimismo permanente (come darle torto?).

Nel suo libro di un anno fa, “Il conflitto: la donna e la madre”, la scrittrice confronta queste due figure in perenne contrasto, criticando quella tendenza ansiosa all’iperprotettività tipica della madre moderna verso il proprio bambino, della serie che lo allatta fino ai 10 anni, o lo porta all’ospedale se si sbuccia un ginocchio. Anche su questo punto è difficile darle torto, tra un po’ vedremo madri che mettono il casco ai figli anche per andare sull’altalena.

Un altro punto ragionevole del pensiero di questa femminista sui generis, è che ritiene che oltre ad una dominazione maschile vi sia anche una dominazione femminile. E questa non deriva dalla tradizionale pretesa di uguaglianza femminista, bensì da chi vuole conservare il modello precedente. Sono infatti molte le donne diplomate e laureate che scelgono di rimanere a casa ad occuparsi della famiglia. Anche questa è una forma di potere.

La Badinter è convinta anche che le giovani donne francesi abbiano indebolito le loro pretese di uguaglianza, a fatica conquistate negli anni. Crede che in nome della differenza le giovani donne stiano cadendo vittime di quei principi sociobiologici che le riducono allo stato di mammiferi, programmandole per allattare e per mettere a disposizione il proprio utero all’accoglienza. La Badinter vuole eliminare il mito dell’istinto materno facendolo passare per un costrutto culturale. Cioè in pratica se una madre ripara il figlio dalle intemperie non lo fa per istinto amorevole materno ma solo per evitare che, in caso contrario, la società la additi come se fosse il mostro di Firenze?

La filosofa è convinta anche che l’atteggiamento di sottomissione della donna all’uomo, ancora presente nella società, sia il risultato di una distribuzione arcaica dei ruoli, tradizione che andrebbe estirpata. Però questo modello conservatore è visto dalla Badinter come una forma di masochismo femminile derivante da una pulsione sessuale che si soddisfa solo in questo modo, sottomettendosi. Mi pare un po’ contorta, ma sono certa che Freud saltellerebbe dalla gioia di fronte a cotanta analisi della psiche femminile.

La scrittrice sostiene anche che il vero modello egualitario sia quello della co-responsabilità. E ci risiamo con la storia della divisione delle faccende domestiche. E’ davvero questa la fonte dell’uguaglianza? Uomo e donna sono uguali e sullo stesso piano solo se uno lava i piatti e l’altra li asciuga? E’ davvero su questo che si fonda l’uguaglianza? E’ davvero in questo modo che la donna si sentirà più rispettata, più alla pari?.

Sostiene poi la Badinter che un tempo la donna aveva come massima aspirazione quella di farsi una famiglia. Oggi invece è una conquistatrice e dotata di grande sicurezza. In più ha il potere di dare la vita (prima no invece?) e la possibilità di conquistare la potenza finanziaria e professionale. Insomma, è onnipotente, tra un po’ di anni conquisterà il mondo, sarà una wonder woman.

Però, un decreto del ministero della sanità francese sta adottando una politica per spingere le donne a rimanere a casa ad allattare, cercando di non farle lasciare il bambino ai primi mesi di vita all’asilo nido. Non mi pare così irragionevole e, anzi, mi sembra una mossa molto altruistica che incentiva l’allargamento della famiglia.

E invece no. La Badinter si rivolta contro questa tendenza arcaica e “naturalistica” di voler riportare le donne a casa: non si può minacciare la loro libertà, non le si può incastrare così. La Francia è il paese europeo con il più alto tasso di natalità, e questo sembrerebbe essere la conseguenza di una politica egualitaria volta a non considerare la donna solo come madre. Se capisco bene: più tu agevoli la donna nel fare carriera più questa fa figli, più tu la spingi a rimanere a casa e meno figli farà. Non fa una grinza.

Per la scrittrice bisogna sempre lasciare spazio alla diversità di scelta, evitando qualunque manovra coercitiva. Non credo però che dire ad una donna “ricordati che essere madre è una responsabilità, facciamo in modo che tu non sforni questo bambino e lo inforni in un asilo nido” significhi costringerla a rimanere a casa a fare la madre e a rinunciare ad una brillante carriera. Significa ricordarle che quei nanetti piagnucolosi e urlanti un giorno saranno uomini e donne, e quello che diventeranno dipenderà anche da come i genitori li avranno educati, dal tempo che gli avranno dedicato, dall’esempio che gli avranno dato. Insomma, credo che la domanda costante nella testa di due genitori (ma in generale di una persona) debba essere: qual è la priorità in questo momento?

Le statistiche dicono che, in Francia, ad ogni bambino in più che arriva in una famiglia, il lavoro casalingo aumenta. Benedette statistiche rivelatrici di verità imperscrutabili. Più figli, più lavoro a casa, meno possibilità di dedicarsi a se stesse e al proprio lavoro. Insomma i figli hanno incastrato le madri in una trappola. Ma le donne non sono delle wonder women. Se non si riesce a fare la mamma e la lavoratrice allo stesso tempo e bene, a qualcosa, almeno in parte, bisogna rinunciare. E se si ha un po’ di cervello, oltre che di cuore, sono convinta che la risposta sia la più scontata del mondo.

179 pensieri su “Chi ha incastrato Wonder Woman?

  1. “Significa ricordarle che quei nanetti piagnucolosi e urlanti un giorno saranno uomini e donne, e quello che diventeranno dipenderà anche da come i genitori li avranno educati, dal tempo che gli avranno dedicato, dall’esempio che gli avranno dato. Insomma, credo che la domanda costante nella testa di due genitori (ma in generale di una persona) debba essere: qual è la priorità in questo momento?”

    Ieri guardavo la recita finale del campeggio estivo che ha fatto mio figlio. Il tema era “L’albero della vita: Sant’Elena e il ritrovamento della Santa Croce”. Mentre cercavamo di fare le foto e i video dei nostri Alessandri, Ignazi, Tommasi, Marie, Benedette (c’erano schiere di Santi in quei nomi!!!) incrocio Sabrina, la mamma di Francesco nelle vesti di Costantino… Le dico: “che grande imperatore!”. Lei mi fa “che mamma che aveva! Che responsabilità abbiamo!”
    Sant’Elena e Santa Monica, adesso mi vengono in mente loro, son esempi dell’impronta che può lasciare una madre nell’anima del figlio. Costantino e Agostino sono entrati nella schiera dei Santi e nella storia degli uomini, ma che ne sarebbe stato di loro se non fossero figli di queste sante donne?

    Viviamo in un mondo difficile, in un mondo oramai scristianizzato, volenti o nolenti siamo permeati dalla cultura dominante. Tutto ciò rende difficile il discernimento anche per i più pii devoti (figuriamoci per una cristiana scazzafrullona come me!)…
    Come comportarsi nel lavoro? Come vestirsi con modestia ma trasparendo gioia e femminilità (dobbiamo proprio scegliere solo tra Tanga e mutandone? Come raggiungere l’equilibrio tra lavoro e famiglia? Come educare nella fede i propri figli oggi? Come insegnarli a vivere da cristiani in mezzo a questo mondo? Come dirli cos’è bello, buono e giusto e allo stesso tempo insegnarli a non giudicare, ad amare e a perdonare chi vive nel peccato? Immagino che a questo punto Alvise sussulterà, mi dispiace, ma noialtri dobbiamo, da cattolici, insegnare ai nostri bimbi quei 10 comandamenti che oggi sono così demodè. E dobbiamo dire loro che se si vive in contrasto con essi, si è in peccato. Così ce lo insegna la nostra fede. E allora i nostri bambini vedono le persone che conoscono e che amano e che non seguono quei principi e si rattristano per loro, si preoccupano… cosa dire?
    Ecco, io vedo questo blog come un luogo dove confrontarci sull’arte di essere cristiani ai giorni d’oggi, su come cercare indegnamente a rispondere alla chiamata del Re di essere il sale della terra…
    Un saluto a tutti.

  2. Buongiorno : i castelli di Ludwig in Germania erano bellissimi!!!!
    🙂

    Cara Laura, grazie del post : mi piace molto. Cioè mi piace la sintesi che fai della Bandinest, l’ho già copiata nei miei documenta e ne farò materiale di lavoro; il commento è cablato come sempre ma è tuo e lo rispetto.
    C’è però una importantissima precisazione da fare (Scriteriato eccheme qua!!!!!)

    Un conto è allattare i figli fino ai 10 anni , un conto è metter loro il casco sull’altalena : la prima cosa crea dipendenza, la seconda è fare prevenzione.

    A proposito : bilancio del primo giorno di vacanza dei miei figli lontano dai genitori per la prima volta.
    PERSI :
    Mia figlia – 50 euro e una maglietta
    Mio figlio – la carta d’identità !!!!!!!!!!!!!!!!!

    Queste sono le disgrazie della vita !! 😦

    1. Fefral

      Il casco sull’altalena?
      Ieri pronto soccorso per il piccolo. Ha pensato bene si mettere il piede su un amo lasciato in spiaggia da qualche pescatore cretino
      Non so se aspettare con ansia il giorno in cui andranno in vacanza da soli e non dovrò più preoccuparmi di ami e braccioli (caschi no…ma davvero casco in altalena?) oppure godermi la croce e delizia di avere figli ancora piccoli. Meglio l’ufficio, senza alcun dubbio 😉

    2. D’accordissimo con te su tutto anche su i pescatori cretini.
      Il mio consiglio quando andranno in vacanza da soli : vestiti soldi e documenti incatenati addosso!
      il fatto è che dovremmo aiutarli a costruirsi un altro tipo di casco….
      Mi assento per qualche ora di lavoro ma…ci sono !

    3. Piccola pausa lavoro : ho scritto male il nome della scrittrice, chiedo scusa.
      Tutti a parlar di donne ..ma quei poretti della nuova generazione che sono i nostri figli? E anche figliE?
      E’ proprio difficile parlare di EducaZZione!!
      Quello che volevo aggiungere al mio piccolo commento di prima è che il nostro lavoro dovrebbe essere quello di insegnare ai nostri figli a mettersi il casco da soli e a capire quando serve…
      Difficilissimo Eh?

  3. Luigi

    Credo che i nostri figli abbiano bisogno di crescere un po’ di più nella strada.
    Silent il tanga mi traumatizza come llt

  4. Segnalo, come semplice curiosità, ma anche come di contralto a tante tesi contrastanti, più o meno, il libro della canadese Marinette Canguilhem, “Donne che cavalcano gli uomini o le donne che stanno sopra”
    Montreal 2001

    1. Bel titolo! Provocante come quello di Costanza, anche se dalla provocazione parecchio più scontata! E che dice la Canguilhem?

  5. Le solite cose, ormai dette e ridette, e ripetute….
    Ma, invece, segnalo, sulle donne in arcione agli uomini, il bel libro di G. Groddeck “il libro dell’es”. E’ un libro per tutti!!!

  6. certe femministe mi fanno venir la pelle d’oca…
    le donne sulla via della santità, spesso, battono gli uomini ma si può dire l’esatto opposto per quelle che scelgono la via della perdizione; diventano perfette spose di quello con le corna

  7. Francesca Miriano

    Ognunismo più bieco! Non so cosa si intenda per femminismo in questo blog, ho letto nei mesi tante cose abbastanza trite e come spesso mi è successo mi trovo d’accordo con Fefral. Le faccende domestiche sono il ‘fenomeno’ ma qual è il ‘noumeno’?(Alvise ,help!).Io credo che non esista una tendenza predefinita ,legata al cromosoma X, dominante che condizioni un comportamento familiare o sociale.Siamo frutto in parte del cromosoma ma in parte delle nostre storie familiari.amicali, di clan (o come lo si vuol chiamare), sociali (nel senso di epoca storica in cui si è vissuto).Mi fa orrore l’idea delle pari opportunità ma non vedo altro modo, volendo prescindere dalla violenza che mi fa altrettanto orrore, per avere riconosciuti dei diritti. Faccio fatica a parlare di me perchè potrei essere ‘di parte’ ma ancora in questi giorni ho visto messa da parte una collega dalla possibilità di uno scatto di carriera e , conoscendo la sua bravura non ho trovato altra ragioneche non il suo sesso.

    1. Come il solito sei chiara diretta semplice, nel senso più positivo del termine, e, credo, difficilmente criticabile, se non da critiche preconcette (o preconcepite?)
      (ma possono esistere critiche non preconcepite?)

  8. anna

    Che argomento: donne e lavoro. Ho un capo che per andare incontro ad una mamma lavoratrice, carica su tutti gli altri (e la mamma in questione se ne approfitta). Non so se sia un bene questo. Ci sono delle responsabilità e delle scelte da fare nella vita, non si può avere due piedi in una scarpa…lo dico io che sono stata mamma a tempo pieno e ho trovato lavoro quando i figli erano ormai grandi (se tutti potessero avere questa fortuna!!!). Diciamo che è un tema delicato e non vorrei essere fraintesa.
    Fefral carissima, mi spiace per il piccolo finito, in vacanza, in pronto soccorso. Sappi che, per esperienza, i cretini ci saranno sempre in giro ma i figli cresceranno bene anche senza casco, grazie a mamme come te-noi e le gioie saranno altre (anche le preoccupazioni ahimé). buona giornata a tutti
    p.s.: “scriteriato” lo leggo e rileggo da quando frequento questo luogo, e sempre dopo un pò arrivo a comprenderlo. Mi piace ma quanta fatica faccio, povera me 🙂

  9. Francesca Miriano

    …continua (per ballo tastiera)..Come altre volte ha sottolineato Fefral, non esiste un solo modo di fare la mamma e un solo modo di fare il babbo.Che la donna ‘accolga’ la vita è un dato di fatto incontrovertibile, ma che OGNUNO faccia quello che gli riesce meglio nell’ambito della sua piccola comunità. Nella grande comunità continuo a sostenere che è detestabile che esistano ruoli predefiniti e quindi discriminazioni anche in base al sesso. Non è vittimismo,categoria lontanissima dal mio essere che definirei a volte ‘pugnace’,ma triste constatazione della realtà. Alzi la mano chi sul lavoro se si è un po’ incazzata non è stata definita ‘isterica’ mentre il maschio ,sì che è uomo ‘di polso’!(se si incazza).La pianto perchè mi accorgo di diventare noiosa (come sempre quando mi incazzo).
    Sull’autonomia filiale è stata uno dei fondamenti delle nostre scelte educative: abbiamo mandato i ragazzi al centro CONI del Brallo di Pregola a 6.5 anni,con ansie indicibili e con risultati pessimi in termini di igiene personale e di ritrovamento di effetti personali ,ma ottimi iper l’autonomizzazione.A 8 anni tornavano a casa da scuola e. sen on c’era nessuno ,avevano la chiave e facevano merenda e ci aspettavano.Credo che se non si sta loro troppo addosso imparano prima i fondamenti della sopravvivenza, Altra cosa è l’accudimento’morale’ cioè il parlare con loro di tutto e tanto

    1. L’anno scorso mio figlio, che aveva 6,5 anni, al campeggio di una settimana si è cambiato le mutande una volta, il giorno che siamo arrivati… Ma che crescita e che cambiamento!

    2. …e quando gli hai parlato troppo ? Come me e mio marito che quando comincio i miei si trasformano in salamandre che strisciano sui muri? Il grande, che è quello che se ne becca di più (di parole, sia beninteso) fa l’occhio da Standby….
      Hai fatto bene tu a staccare il filo : o la va o la spacca…basta che imparino!
      E poi anche noi genitori, qualche volta, avvaliamoci della facoltà di non rispondere !!
      Un bel no secco e un Perchè lo dico io e basta…sennò checcestamoafà?

    3. Fefral

      Isterica è solo la definizione. Poi cominciano le domande (hai le tue cose? Quando hai scopato l’ultima volta? Tuo marito stanotte si è addormentato davanti alla tv?)
      È così, é un fatto. Io pure non me ne lamento, soprattutto cerco di evitare di cadere nella trappola della provocazione, rispondendo il più delle volte con battute tipo “sicuramente più recentemente di tua moglie” e cose così. Ma davvero è una guerra ogni giorno, e mi sembra stupido negare che per una donna conciliare lavoro e famiglia sia più difficile che per l’uomo. Tuttavia dare per scontato che la soluzione sia dedicarsi alle faccende
      domestiche mi sembra davvero banale. Io tra lavoro e famiglia ho scelto di non fare i lettI la mattina e di rinunciare a preparare la lasagna con le polpettine la domenica (tanto esistono mamme e suocere felici di mettere all’ingrasso figli e nipoti). Ma smettere di lavorare perché il lavoro in casa è aumentato per me vorrebbe dire togliere ai miei figli una parte molto importante della loro madre, privarli di una me che senza lavoro sarebbe una me monca, insoddisfatta, magari depressa, e forse sì, in quel caso, davvero isterica. Attenzione quindi a dare per scontate delle scelte dicendo che basta avere un po’ di cervello e di cuore.

    4. Miriam

      io la pensavo come Fefral. Ma forse, a differenza sua, ci sono dei momenti in cui non ho parlato abbastanza, o forse pensavo di essere presente ma non lo ero nella maniera giusta e correre ai ripari quando se ne diventa consapevoli è più faticoso.
      Penso che non esistano in nessun caso ricette preconfezionate. Sarò ognunista, ma -posti certi principi- ognuno può solo applicare il suo discernimento compatibilmente con la situazione e con l’aiuto della Grazia, che arriva se si rimane ‘in ascolto’ e non si esce da se stessi per la famosa ‘realizzazione’ che, è sacrosanta, ma può rischiare di diventare un assoluto che schiaccia tutto e tutti.

  10. Maxwell

    @ Fefral

    Goditeli ADESSO più che puoi!!!!! tante foto e tanti filmini.

    Segnalo comunque che gli asili nido sono stati inventati e messi in pratica principalmente nella vecchia Germania Est….l’unico paese al mondo dove la forza lavoro femminile superava quella maschile. Stacco immediato dal cuore della madre ed educazione socialista sovietica.

  11. La mia impressione è che in questo blog non si dica che una non può essere una brava mamma e lavorare, non è questo il punto. Non credo che gli autori dicano che non esistono diversi modi di fare la mamma, ma che, in ogni caso, la mamma è la mamma e in padre è il padre.

    Credo che in questo luogo virtuale si dica che aiutare le mamme lavoratrici non significa aprire asili nido o avere la possibilità di parcheggiare ovunque sia.
    Significa darle flessibilità quando le mamme hanno i bambini piccoli, darle la possibilità di stare a casa se vogliono (e di non essere ritenute socialmente inutili), valorizzare il ruolo della donna in ufficio ma anche a casa!!!!

    Credo che ci sia molto da fare, che ci siano battaglie personali da combattere ogni giorno. Io, per esempio, ho fatto molte battaglie in ufficio per dire che le riunioni si fanno in orario di lavoro e non alle 18:00, che se una va via alle 16:00 e poi finisce il lavoro a casa dopo aver messo a letto e pargoli va bene lo stesso (qui in Italia pare che se uno non si fa vedere in ufficio non lavora, per me contano i risultati), che la collega senza figli che è sempre in ufficio a fare i comodi suoi ma poi non finisce mai un lavoro è meno valida della mamma che esce alle 15 per prendere le figlie ma che quando è li non alza la testa dalla tastiera! Oramai qualcosa è stato appreso (sento spesso il titolare al telefono dice che le riunioni si fanno presto perché le ragazze hanno bambini…)

    Credo che sia importante dire anche queste cose, perché la lotta per “le pari opportunità” è unidirezionale: si chiedono azioni per la donna lavoratrice e non per la donna.
    Una non può scegliere di stare a casa senza essere considerata una nullafacente…
    Una non può avere il part time senza subire danni alla carriera…
    Non si riesce ad avere orari flessibili…

    In effetti per commentare ogni cosa purtroppo ci si perde nelle modalità di applicazione pratica perché sono più facili da abbordare e sono esemplificative (come vestirsi, come fare la festa di matrimonio, ecc). A volte questo viene visto (e appare) come “moralismo bacchettone”… Ovviamente sono riduzioni. Il problema non sono le “tecniche di applicazione”, ma l’idea di fondo, la bussola, il nord… E in questo l’idea di donna di Costanza and company è diametralmente opposta al pensiero femminista. Non dobbiamo innamorarci o combattere solo i mezzi, perché possono cambiare le prospettive a seconda delle situazioni contingenti, è lo scopo che conta.

    Come diceva Saint-Exupéry Saint-Exupéry: “Se vuoi costruire una nave, non radunare gli uomini per procurare il legno e preparare gli attrezzi, e non assegnare i compiti, ma insegna agli uomini la nostalgia dell’oceano infinito”.

    1. Fefral

      Condivido tutto quello che hai scritto danicor. Ma non mi sembra sia la posizione delle autrici (Cyrano non ha mai affrontato il tema). Leggendo i post mi pare di trovare sempre un invito più o meno esplicito alle donne a dedicarsi (almeno temporaneamente) ai figli a tempo pieno. E ad auspicare che da parte della società gli interventi a sostegno della famiglia siano tutti volti a facilitare alla madre questa scelta.
      In quanto cattolica, mamma, professionista e (nonostante le apparenze) moglie sottomessa, non condivido questa posizione.

    2. Credo che questo si debba all’eccesso di semplificazione che accennavo prima e ad una certa tendenza, assolutamente trasversale (destra, sinistre, cattolici o no), di attaccarci alle modalità di applicazione e non all’essenza delle cose, all’ideale delle cose.
      Esistono mille modi di essere cristiani, l’infinità di Santi con le proprie caratteristiche e modi di fare è una prova di questo.
      Siamo chiamati tutti alla santità che non è un modo di fare, ma un modo di essere e, per questo, fare in un certo modo. Sembra un gioco di parole.
      E’ indubbio che sarebbe infinitamente più facile se ci fosse una ricetta, in effetti ce ne sono un’infinità di sette protestanti che ti dicono per benino cosa fare, con la ricetta confezionata e per questo hanno un gran successo…
      Succede che tante volte dobbiamo analizzare l’oggi e prendere le cose come stanno, fare le piccole battaglie altrimenti la guerra non la vinceremo mai. La battaglia va fatta anche su questi piccoli particolari che nella nostra società si sono instaurati per logiche superiori perverse. Il problema non sono questi particolari, ovviamente, ma a fare certe analisi si finisce per semplificare, inevitabilmente…

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  13. Barbara Favi

    Tre osservazioni

    1) Anche secondo me l’istinto materno e’ un mito – io credo pero’ nell’amore materno, che non e’ innato ma si sviluppa giorno dopo giorno prendendosi cura di un bambino. A me, in generale, i bambini non piacciono ma quello di cui mi sono occupata ho imparato ad amarlo mentre mi prendevo cura di lui. Probabilmente tante donne l’istinto materno lo possiedono di default e vanno in sollucchero ogni volta che avvistano un passeggino, ma nella mia esperienza personale non riesco a ricordare nulla del genere. Mi affeziono solo a persone (e, incidentalmente, bambini) con cui ho direttamente a che fare e che posso “addomesticare” – Piccolo Principe docet. Negare che esista una vocazione intrinseca di ogni donna ad avere bambini non equivale a dire che le madri non amino i bambini che crescono (anche se, e’ pur vero, ci sono una minoranza di madri che non amano i propri bambini e decidono di averne per pressioni sociali)

    2) “E ci risiamo con la storia della divisione delle faccende domestiche. E’ davvero questa la fonte dell’uguaglianza? Uomo e donna sono uguali e sullo stesso piano solo se uno lava i piatti e l’altra li asciuga? E’ davvero su questo che si fonda l’uguaglianza? E’ davvero in questo modo che la donna si sentirà più rispettata, più alla pari?”. Dipende: se si ha una tata, no. Ma per chi un aiuto domestico non puo’ permetterselo e lavora fuori casa, ricevere un minimo di collaborazione domestica da tutti i membri adulti della famiglia e’ sintomo non solo di ideologica parita’ ma di rispetto e, si’, anche di amore.

    3) “La Badinter si rivolta contro questa tendenza arcaica e “naturalistica” di voler riportare le donne a casa: non si può minacciare la loro libertà, non le si può incastrare così. La Francia è il paese europeo con il più alto tasso di natalità, e questo sembrerebbe essere la conseguenza di una politica egualitaria volta a non considerare la donna solo come madre. Se capisco bene: più tu agevoli la donna nel fare carriera più questa fa figli, più tu la spingi a rimanere a casa e meno figli farà. Non fa una grinza.” Non si tratta di spingere le donne a “fare carriera”, si tratta di aiutarle ad avere un lavoro. Con due stipendi, ci sono piu’ soldi per pannolini, libri scolastici, cibo, medicine eccetera eccetera. I soldi guadagnati dalle donne non finiscono tutti in borse prada e smalti chanel. Come ci ricorda l’Istat, in Italia, nel 2008, le famiglie che si trovavano “in condizioni di povertà relativa sono stimate in 2 milioni 737 mila e rappresentano l’11,3% delle famiglie residenti. Nel complesso sono 8 milioni 78 mila gli individui poveri, il 13,6% dell’intera popolazione” (http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20090730_00/). E anche molti che non sono sotto la soglia di poverta’, per tirare avanti se la cavano come possono. Se si puo’ discutere di quanti mesi di maternita’ sono necessari, quanti di permesso per l’allattamento e se solo per le mamme o anche per i padri, o se sia preferibile il lavoro part-time all’asilo, io penso che il diritto delle donne a lavorare per aiutare la propria famiglia sia indiscutibile. E si’, una maggiore stabilita’ emotiva ed economica porta le donne ad essere piu’ ottimiste verso il furturo; un maggiore ottimismo verso il futuro le incoraggia a fare figli.

  14. Adriano

    Ok, ‘sta Badinter ha una posizione, diciamo, estrema, e viene criticata con una posizione opposta e, a mio avviso, pure estrema.

    Ma, in fondo, vedo diversi punti d’incontro. Uno sulla critica del femminismo vittimista, l’altro sulla possibilità di lasciare una libertà di scelta. Lo riconosce la Badinter (“Per la scrittrice bisogna sempre lasciare spazio alla diversità di scelta”) e pure l’autrice del post (“Se non si riesce a fare la mamma e la lavoratrice allo stesso tempo e bene, a qualcosa, almeno in parte, bisogna rinunciare” ok, scelta condizionata dal fatto di non poter fare tutto e data per scontata nella frase conclusiva… Come se chi scegliesse il lavoro non avesse né cervello né cuore, ma tant’è).

    Come al solito, mi pare un po’ riduttivo mettere solo le madri davanti a questa scelta. E i padri? Non ho avuto tempo di controllare, ma sono convinto che le iniziative dello stato francese non facciano distinzioni tra padre e madre tranne, suppongo, per i primi ovvi mesi prima e di “recupero” dal parto (anche se esiste una normativa europea che riconosce un congedo di paternità anche al padre).

    Da come la vedo io, co-responsabilità significa dividersi, appunto, le responsabilità. Dell’educazione. Dell’istruzione. Della cura. Come al solito mi pare decisamente ridicolo continuare a ridurre questa cosa alle faccende domestiche, come fin troppo spesso si fa in questo blog. Sia chiaro, anche dividere le faccende domestiche è importante, se è segno di una maggiore e più profonda collaborazione tra marito e moglie. Considero però superficiale e un luogo comune citare sempre e solo questo come esempio di co-responsabilità.

    ” Sostiene poi la Badinter che un tempo la donna aveva come massima aspirazione quella di farsi una famiglia. Oggi invece è una conquistatrice e dotata di grande sicurezza. In più ha il potere di dare la vita (prima no invece?) e la possibilità di conquistare la potenza finanziaria e professionale”

    Anche prima, naturalmente, aveva il potere di dare la vita, ma non aveva la possibilità di disporne (e non solo perché non c’era la pillola: se lui aveva voglia, lei non aveva molta scelta…). La potenza è nulla senza il controllo! 😉

    Buon appetito.

    1. Barbara Favi

      In effetti quando si parla di genitorialita’, nei commenti, sembra sempre che siano le madri le uniche ad apprezzare davvero i bambini piccoli e i padri non esistano e non abbiano niente a che vedere con la prole fino a quando, giunti all’adolescenza, questi non avranno bisogno di qualcuno che li metta in riga (come se qualcuno potesse realmente mettere dei bambini in riga ed essere rispettato davvero se, assieme alle regole, non porta anche amore e cura).
      Nella mia personale esperienza, i padri sono molto meglio di cosi’ – e sono praticamente indispensabili sempre. Quindi sapere che io, il mio compagno e la mia ristretta cerchia di amici non siamo gli unici a pensarla in questo modo mi rassicura non poco 🙂

    2. Adriano

      Vedo che ci sono voci a favore di un ruolo molto più attivo dei padri.
      Sarebbe bello avere anche le opinioni di chi è contrario a ciò…

  15. giuliana z.

    Devo dire che il post di Laura oggi mi è piaciuto in modo particolare e più di tutti i suoi precedenti, forse perchè c’entra molto con me, con tutta la mia vita degli ultimi 6 anni, ovvero da quando ho lasciato il lavoro per seguire un marito in Marina, quasi sempre di porto in porto, e da quando ho avuto i figli. Anzi, ora vado a metterli a nanna…. dovendo fare qualcosa! sai com’è… sto a casa a non fare un tubo, almeno mi rendo utile allevando alla meno peggio i giovanotti di domani.
    PS. Danicor: ti bacerei in fronte mille volte, grazie!
    PPS. il caschetto per gli urti accidentali esiste, lo fa la OKBaby e qualche volta sono stata tentata dal comprarlo. Mentre aspettavo di prendere una decisione ho portato Riky al pronto soccorso 4 volte in meno di tre anni, ma ad occhio e croce direi che sta benone…

    1. giuliana z.
      8 agosto 2011 a 14:01 #
      Devo dire che il post di Laura oggi mi è piaciuto in modo particolare e più di tutti i suoi precedenti, forse perchè c’entra molto con me, con tutta la mia vita degli ultimi 6 anni, ovvero da quando ho lasciato il lavoro per seguire un marito in Marina,

      😀

    2. Il titolo di Yutùb è fuorviante: il mio link non è all’inno della marina militare sovietica, bensì trattasi dell’incipit del film ‘Caccia ad Ottobre Rosso’.

    3. giuliana z.

      grazie cari! come siete romantici….e avventurosi!
      in effetti la vita di Marina ha dei lati affascinanti, ma nel nostro piccolo fin ora nulla di eroico, direi… piuttosto molti traslochi, chiamate in momenti inopportuni (subito dopo viaggio di nozze, nascita primo figlio et similia), promesse di incarichi mai arrivati, ma a volte elogi inaspettati e dulcis in fundo pranzi con mogli dei colleghi e superiori (di solito con età molto superiori alla mia e anche con molti più soldi, colf, case in centro, chiacchiere all’ora del tè bla bla bla….).

    4. Barbara Favi

      Giuliana – mi intrometto da estranea e forse non dovrei. Quando parla dei suoi bambini lo fa sempre con un affetto che lascia capire che sta facendo un grandissimo, impagabile lavoro. Non cosa da poco.
      Qui nessuno sostiene che restare a casa coi bambini sia una scelta da nullafacente (secondo me, al contrario, e’ un lavoro impegnativo e richiede molta disciplina, impegno e dedizione – specie senza l’aiuto di nonne/sorelle/collaboratrici domestiche e con un marito che lavora a tempo pieno). Il problema e’ che non tutte le persone sono uguali (lo so, sono una ognunista irrecuperabile).
      Personalmente, vengo da una famiglia gestita diversamente. Siamo cresciuti peggio? Non so. So in casa mio padre e noi sorelle maggiori facevamo un po’ di tutto (anche se probabilmente quella che sgobbava di piu’ era mamma, in effetti). So che anche mio padre lavora sia fuori che in casa, che sia lui che mamma hanno preferito la famiglia alla carriera e che, nonostante tutto il tempo e le energie spese in faccende pratiche e nei figli, i miei stanno ancora insieme e siamo tutti molto uniti, pur essendo sparsi un po’ in giro per il mondo, al momento. Questo non vuol dire che ci sia il modello di famiglia unico e tutti debbano vivere cosi’ (magari alcune altre commentatrici hanno ragione, magari il padre medio sarebbe fuggito a gambe levate davanti a una situazione come la nostra ma, di fatto, a noi fortunatamente non e’ capitato). Forse siamo solo una minoranza un po’ stramba. Pero’, insomma, ci siamo ANCHE noi.

  16. scusate sono off off off topic ma volevo condividere una riflessione:

    nel 2008 a seguito della crisi finanziaria negli Stati Uniti che seguì il crollo della Lehman Brothers Holdings Inc. (LEHMQ) l’UE e la BCE decisero di immettere liquidità per qualcosa come 5000 miliardi di dollari a sostegno delle BANCHE.
    Per sostenere Italia e Spagna si parla (forse) di 400 miliardi di euro a patto che ripaghino con “lacrime e sangue” (e rinuncino di fatto alla sovranità nazionale)

    1. Adriano

      Da una parte c’erano i risparmi di privati, dall’altra ‘solo’ le finanze pubbliche, mi pare.

      Quanto alla sovranità nazionale, questa è già stata limitata (e da anni); buona parte delle decisioni che contano vengono prese in sede europea, per cui i litigi politici ‘nostrani’ non hanno poi così tanto senso…

      E chi pensa che tutto ciò non sia legale: art. 11 e art 117 Costituzione italiana.

      Ciao Bratter!

    2. giuliana z.

      ecco, io non capisco uno zero di economia, ma quando sento tutte le ultime notizie penso a quello che scrive Paulbratter…. secondo me non è del tutto off topic, visto che qui si parla di cosa ci sta a cuore, e chi ama il Destino non ignora che tutto ha un valore eterno.

    3. Barbara Favi

      Parlando per l’appunto di “ottimismo verso il futuro” 😦
      Ieri sera su Rai5 passavano un documentario sull’Argentina di Menem e della progressiva privatizzazione delle societa’ pubbliche con indebitamento del Paese, mafiocrazia, pseudo-liberismo selvaggio e rinuncia effettiva, appunto, alla sovranita’ nazionale. Il mio ragazzo ed io ci guardavamo l’un l’altra preoccupati, rilevando inquietanti analogie…

    4. sì non è proprio off topics…

      giusto Adriano quello che dici ancora più inquietante se pensi che le istituzioni europee che decidono non sono elette da nessuno (il parlamento europeo è una “rappresentazione” di parlamento senza potere legislativo)

      Barbara, dall’Argentina ci sarebbe molto da imparare: per uscire dalla crisi ha rifiutato tutte le ricette economiche che voleva imporgli il FMI e le cose sono incominciate ad andare meglio….

    5. Barbara Favi

      E hanno fatto bene.
      Si’ sotto la gestione Kirchner, l’economia e’ in ripresa soprattutto perche’ la gente ha preso coscienza di quanto stava accadendo e non ha mai rinunciato a lottare per i propri diritti e manifestare (anche il ducumentario di cui parlavo, si chiudeva con un messaggio di speranza: e’ commuovente vedere come la lotta alla corruzione abbia potuto coalizzare cosi’ tante persone e metterle insieme). E’ pero’ innegabile che Menem e i suoi, al loro paese abbiano fatto solo danni – e che ci siano analogie fra l’Argentina di Menem e il nostro paese, in termini di corruzione e infiltrazioni della malavita in quasi tutti i partiti politici ma anche di attenzione esasperata sull’immagine dei politici piuttosto che sui contenuti (anche se da noi la situazione e’ meno esasperata, o cosi’ mi piace sperare). Quindi se “imparare dall’Argentina” significa gestire la crisi alla Kirchner, sono perfettamente d’accordo.

  17. matrigna di cenerentola

    ruolo dei padri: ce ne sono di tutti i tipi. Ai tempi in cui Genoveffa e Anastasia erano bambine, c’erano già i miei colleghi, padri moderni, che cambiavano pannolini e rifilavano biberon ai pargoletti, mentre il padre delle sorellastre non se l’è mai sognato, accusando malori alla vista di un pannolino colorato. Dopo un po’ magari si scocciavano della famiglia e scappavano con la babysitter. Oggi come va? Mi racconta Genny che il marito di una sua amica usufruiva del congedo parentale e dell’orario di lavoro ridotto, dato che la moglie non aveva lavoro quando era nato il bambino. Il buon papà impiegava quelle ore in meno per andare in palestra a tenersi in forma…
    Conosco anche padri molto diversi (mio genero, per fare un esempio ammirevole) ma non saprei dirne la percentuale attuale, sono un po’ pessimista. Il mio punto di vista è che è meglio cambiare un pannolino in più che pretendere la parità assoluta su “queste” cose, meglio puntare su altro. A proposito, il padre delle sorellastre non se ne è mai andato con la babysitter, anche se la correlazione col cambio pannolini credo sia molto tenue.

  18. Francesca Miriano

    Fefral e Barbara :D’ACCORDO CON VOI. Io non ho l’istinto materno,non impazzisco per l’accudimento del poppante. Non ho vissuto benissimo l’allattamento forse perchè tentavo di allattarne 2 contemporaneamente per non sentirmi una mucca frisona e alla fine, contro il parere del pediatra,ho optato per l’allattamento misto per ritagliarmi qualche ora di vita ‘normale’. Il mio compagno è stato ed è più materno. Credo che i miei figli non ci abbiano mai scambiato anche se alla mamma più che al babbo potevano chiedere di andare a caccia di lombrichi o nuotare al largo con le onde.Mi trovo più a mio agio a parlare piuttosto che ad accudire.Credo però che l’attaccamento ‘animale’ sia proprio del babbo e della mamma in egual misura e per me è molto importante:è un legame profondissimo e unico che non si prova per nessun altro essere vivente.E’ importante che un figlio lo percepisca e penso che sia la chiave per superare tutte le inevitabili difficoltà che si incontrano nel corso dell’avventura.Io l’ho percepito nei miei genitori e mi è stato utile per capire molte cose(anche se in ritardo).

    1. Fefral

      Comincio a capire perché ci capiamo :-).
      E mi rassicura leggere che i vostri figli non vi abbiano mai scambiati 🙂

  19. Giuli, mi ritengo baciata!
    (ti confesso che ho sempre subito il fascino della divisa… e volevo fare la scuola militare, ma ai miei tempi non prendevano ragazze!!!)

    1. giuliana z.

      sarebbe meglio che non le prendessero mai…. almeno stando al parere degli uomini militari…. ma forse è politicamente scorretto dirlo? pazienza orami l’ho detto 😉

  20. bacherozzo

    In Italia siamo “oltre”!!!
    La donna ha “superato” la fase in cui deve scegliere fra il lavoro e i figli… entrambi i genitori devono lavorare come ossessi per raggranellare uno stipendio da fame e poter “finalmente” fare una vita grama, loro e i loro figlioletti!

    Ovviamente i figli li devono tirare su i nonni (sia educativamente che economicamente).
    Quando inizierà il movimento di liberazione dei nonni?

  21. Francesca Miriano

    Seguendo off off off off topic di paul e adriano ho sentito che la BCE ci chiede misure sulla regolamentazione del lavoro dipendente e sulle liberalizzazioni ma il governo non vuole dire i termini di queste richieste. La spicevole sensazione di Titanic ( o Taitanich come ha detto l’ineffabile Tremonti) mi corre lungo la schiena!

    1. Barbara Favi

      “l’ineffabile Tremonti”. Questa definizione, per qualche ragione, mi fa sbellicare – anche se ci sarebbe ben poco da ridere. Grazie, Francesca, una risata mi ci voleva

    2. Adriano

      Personalmente non vedo in modo necessariamente negativo il fatto che molte decisioni vengano prese non a Roma, ma a Bruxelles/Strasburgo.

      Diversi passi avanti sono stati fatti in questo modo: a parte il congedo di paternità (che dovrebbe entrare in vigore a breve) ci sono state, per esempio, leggi armonizzate sui diritti dei consumatori, una maggiore tutela nell’overbooking dei voli, maggiori sicurezze sulla salubrità di cibi, bevande e dell’aria (questi sono quelli che mi vengono in mente ora).

      Sempre a livello europeo (ma per quanto riguarda la corte dei diritti dell’uomo) numerose sentenze hanno permesso di avere un poco di giustizia in caso di processi troppo lunghi (e c’è anche stata la sentenza (poi annullata) sui crocefissi, che personalmente, come molti altri credenti, ho trovato positiva).

      Certo, ci sono anche stati aspetti negativi, come le quote latte (comunque controbilanciate dai contributi agli agricoltori), ma considero il bilancio tutto sommato positivo. Per non parlare della moneta unica, che facilita i viaggi e ha protetto il potere d’acquisto degli stipendi, e della possibilità di andare all’estero a studiare e lavorare in un altro paese ecc.

      Insomma, c’è molto di buono che arriva dall’Europa, secondo me.

    3. giuliana z.

      “Per non parlare della moneta unica, che facilita i viaggi e ha protetto il potere d’acquisto degli stipendi”
      Adriano… in che paese vivi? o che stipendio hai??? se tu riesci a vivere esattamente come prima, buon per te. Io no. Quando vai al supermercato lo vedi il prezzo del cibo che compri? ti sembra possibile che un chilo di pane costi 2-3 euro? per non parlare del latte, quello di centrale a Roma costa ben 1,69 euro. Secondo me è una vergogna. Ripeto, non capisco nulla di economia e finanza, ma ti posso giurare che la famiglia monoreddito piange copiosamente, mentre 10 anni fa se la cavava. E non credo che dipenda solo dall’inflazione. Per quanto riguarda poi le leggi europee sulla misura che devono avere i prodotti ortofrutticoli per essere posti in vendita, o su questioni sensibili come il crocifisso e le radici cristiane del continente, meglio che non mi pronuncio.

    4. Adriano

      Giuliana,

      In passato c’era stata una forte svalutazione della lira. Conseguenza: i prodotti importati erano aumentati di colpo. Visto che ora importiamo ancora di più, le conseguenze di una eventuale svalutazione della lira (inevitabile in una situazione come quella attuale) sarebbero state ancora peggiori.

      Il dollaro è sempre stato un riferimento per gli scambi internazionali. Dall’introduzione dell’Euro si è passati da 0,85 a oltre 1,30 dollari per Euro, arrivando fino a 1,50 (e non credo, francamente, che la lira avrebbe potuto avere un apprezzamento di questo tipo).

      Certo, i prezzi sono aumentati all’introduzione dell’euro, ma non per colpa dell’euro stesso. Bastava non accettare passivamente questo arrotondamento e c’è stato chi ha reagito. Mi ricordo la storia di un signore che, vedendo che il costo un espresso era aumentato di colpo, aveva fatto causa al bar, per una questione di principio, e ha vinto. Sicuramente ci sarebbero voluti dei controlli, allora. Mentre ora vedo diversi vantaggi (tra cui la facilità di acquisti e di risparmi quando si viaggia).

      Non metto in dubbio che una famiglia oggi arranchi; ma sono convinto che senza l’Euro sarebbe stato peggio.

      Quanto ai costi del latte: alla fonte, l’agricoltore viene pagato sui 40-45 centesimi. Personalmente acquisto dai distributori automatici di latte crudo, pagandolo solo un Euro.

      Sulle regole europee se ne raccontano tante, e tante sono eurobufale (tra cui quella delle banane diritte)

      http://ec.europa.eu/news/eu_explained/080821_1_it.htm

      Buona serata!

    5. “Per non parlare della moneta unica, che facilita i viaggi e ha protetto il potere d’acquisto degli stipendi, e della possibilità di andare all’estero a studiare e lavorare in un altro paese ecc.”

      AIUTO! cosa ti serve ancora per renderti conto della fregatura presa con l’euro????? Ci è stata espropriata la sovranità monetaria importantissima per le politiche economiche compresa la svalutazione che, usata con moderazione, può essere risolutiva. L’euro non è altro che il marco con un altro nome e non ha protetto un bel niente perchè se non c’è stata grande svalutazione è vero che la rivalutazione è preticamente nulla. In più ha depresso mortalmente l’esportazione delle imprese italiane, soprattutto le piccole vero motore dell’economia italiana fino sa tutti gli anni 90.

    6. Adriano

      Paulbratter

      Euro fregatura? Io so solo che:
      – Quando viaggio all’estero, in zona Euro, non devo cambiare valuta.
      – Posso confrontare i prezzi più facilmente e, per esempio, scoprire che, per esempio, i pannolini e il latte in polvere costano la metà (e alcune medicine anche un quinto).
      – Posso andare a lavorare più facilmente all’estero e scoprire che lì si viene pagati meglio.
      – La svalutazione in Italia? E quando è stata voluta e non subita? E quando è stata usata per fare del bene alle tasche delle persone?
      – Quando ero piccolo, andavamo ad acquistare generi alimentari all’estero. Di colpo, a causa della svalutazione, questo non conveniva più. Morale della favola: a parità di stipendio, abbiamo dovuto spendere di più.

      Certo, l’euro è il marco, ma per il 30-40% (vado a memoria). Infatti nel paniere il marco tedesco rappresentava una maggiore quota, visto che l’economia tedesca.

      Ma come ha fatto l’euro, come dici tu, a deprimere le esportazioni, se non c’è stata rivalutazione?

      Ciao!

    7. dei piccoli vantaggi pratici del viaggiatore non voglio neanche parlare. La politica di inflazione programmata (anche la scelta di “stampare”,più denaro quando si aveva sovranità monetaria e si poteva fare, è inflazione programmata)è una politica economica adottata tantissime volte ANCHE per agevolare l’esportazione (è evidente che è più conveniente esportare se si ha una valuta debole perchè al compratore estero il prezzo risulta più vantaggioso).

  22. Adriano
    8 agosto 2011 a 15:55 #

    Sempre a livello europeo (ma per quanto riguarda la corte dei diritti dell’uomo) numerose sentenze hanno permesso di avere un poco di giustizia in caso di processi troppo lunghi (e c’è anche stata la sentenza (poi annullata) sui crocefissi, che personalmente, come molti altri credenti, ho trovato positiva).

    ferm tutt
    di che sentenza sui crocifissi parli?

  23. Sull’Europa…
    Mah… io credo che più un potere è distante dalle basi, più è omogeneo, burocrate e gonfio, più mi fa paura…
    Credo nei corpi sociali intermedi e nel principio di sussidiarietà…
    L’Europa… o è cristiana o non è…
    Ma io sono di parte 🙂

    1. Adriano

      Anche il principio di sussidiarietà mi trova d’accordo, di per sé. Ma questo non mi pare escludere che del buono è arrivato dall’Europa.

  24. giuliana z.

    Barbara, ti rispondo qui perchè ho letto solo ora il tuo commento.
    Sono d’accordo, non c’è un solo modello di gestione familiare. A me è toccato questo, un po’ per scelta ma anche per obbligo, avevo un lavoro a tempo indetrminato, ma se volevo vivere il mio matrimonio non a distanza dovevo prendere una decisione. Ovviamente sulla decisione ha pesato il fatto che mio marito ha un lavoro statale, e sarei falsa a dire che la cosa non conta, specie se hai un mutuo sul groppone. Quindi ho lasciato la mia città, e visto che le prospettive di lavoro erano zero, abbiamo pensato che era meglio fare subito 2 figli e vedere come me la sarei cavata come mamma a tempo pieno, magari pensando ad un lavoro quando saranno un po’ più autonomi. Se fossi rimasta al nord, credo che avrei fatto di tutto per ottenere il part-time e l’economia familiare ne avrebbe giovato. Ma forse sarebbe mancata qualche altra cosa, mi sarei portata i pensieri dell’ufficio addosso e non credo che ai figli faccia bene una mamma con la testa da un altra parte. Questa è la mia esperienza. Poi c’è chi vive il lavoro come un momento bello e positivo, come Fefral, che non ne può fare a meno per una esigenza personale. Davvero ogni donna e ogni famiglia deve trovare un suo equilibrio, nei modi e nei tempi. Di sicuro mi sembra di vedere molte donne lacerate nel lasciare i figli, specie piccoli, in asili e ludoteche fino a tarda ora perchè devono lavorare. Secondo me questo fa male a tutti, alle donne, ai bambini, a tutto il sociale.

    1. Barbara Favi

      Di questo me ne rendo conto e penso che ci dovrebbe essere maggiore flessibilita’ nell’offrire part-time alle neo-mamme…
      Pero’, secondo me, l’asilo a partire dai 3-4 anni (magari solo part time) e’ anche una gran bella occasione di socialita’, autonomizzazione e gioco. Mio fratello ci e’ andato dai 3 anni in su – prima stava un po’ con noi sorelle e un po’ con le nonne, visto chei miei lavoravano – e ricordo che si divertiva e ha affrontato le scuole materne ed elementari senza difficolta’ di inserimento. Forse la mia famiglia e’ un caso particolare, ma penso che questa esposizione a tante persone e tecniche educative diverse gli abbia fatto bene – da piccolo, era come se avesse 4 mamme aggiuntive e 2 “dade” all’asilo, senza nulla togliere alla mamma “vera”. Sicuramente, le attenzioni non gli mancavano, come non sono mancate a noi sorelle maggiori a nostro tempo. Pero’ insomma, capisco anche che le persone facciano scelte diverse in condizioni di vita diverse (e nei suoi panni, di certo, la sua e’ stata una scelta molto razionale e sensata)

    2. Anche io, Barbara, apprezzo molto il tuo punto di vista, quando allarghi (e menomale!) lo sguardo anche sui Papà come risorsa. Giustissimo : ci sono papà favolosi, come anche le mamme, ovviamente.
      Po, ancora ovviamente, non tutti sono genitori come prima vocazione ma, in generale, quando qualcuno sa fare anche una sola cosa bene, la sua positività si respira ovunque, anche presso i bimbi.
      Allo stesso modo, ci sono persone che ci sanno fare con bambini e ragazzi e altri no.
      A proposito di ciò, voglio spezzare una lancia (o un’arancia ? 🙂 ) a favore dei Servizi, perchè qui tutti ne parlano come di una sventura : guardate che c’è un sacco di gente rispettabile (di cui io sono assolutamente l’ultima in graduatoria) che si è fatta un cuore così per lavorare coi bambini ed accoglierli nelle strutture con la professionalità e le coccole necessarie. Ci sono centri e personale stupendo che è una fortuna i nostri bimbi incontrino.
      Sono i servizi che dovrebbero incentivare, non le mamme a stare a casa, così sclerano!!
      😀

      PS Ve l’ho mai detto che ho gestito tanto tempo fa un Centro prima Infanzia tutto mio che si chiamava Patapunfete ?
      Non era un augurio però, eh?
      😀

    3. Barbara Favi

      Carino il nome “Patapunfete” 😀 E’ dolcissimo e no, non suona come un augurio (al massimo e’ una esclamazione, come dire, apotropaica)
      Lunga vita agli operatori del sociale – quelli che ho conosciuto, pur pagati da schifo, hanno sempre dimostrato una motivazione e una coscienza veramente da ammirare.
      Ti confesso, cara Paola, che la penso come Michela Murgia: “di mamme ce n’e’ piu’ d’una” (e anche di papa’). Sara’ forse una pia illusione, ma penso che ci sia troppa ansia da prestazione nelle mamme italiane. Alla fine, anche per gli errori commessi, ci sara’ un educatore, un papa’, un/a nonno/a, sorella, fratello che rimetteranno le cose in prospettiva per il pupo… E menomale 🙂

  25. Salvatore di Fazio: hai ragione sui commenti che si perdono,..ma che vuoi farci?
    Ti chiedevo solo esempi di donne sulla via della santità e della perdizione (nella vita comune delle famiglie)

  26. ADRIANO: mi sono permesso di estrapolare…
    “Unanime la posizione del mondo evangelico italiano a favore della sentenza di Strasburgo. L’Alleanza evangelica italiana (Aei) afferma che «quella di Strasburgo è una sentenza che ripristina la giustizia e non rafforza il privilegio». La sentenza è stata accolta favorevolmente anche dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei) il cui presidente Domenico Maselli osserva tra l’altro che «chi vede in questa sentenza la negazione delle radici cristiane dell’Europa mostra di non apprezzare il grande merito del cristianesimo di avere aperto le porte alla libertà di ogni uomo e di ogni donna».

    1. Adriano

      Grazie, lacorsianumerosei! Chi invece pensa che questa citazione abbia snaturato il significato del testo (e che chi lo ha riportato qui lo ha fatto apposta 😉 ), può trovare il link alla fonte più in alto.

  27. Adriano
    8 agosto 2011 a 17:35 #
    Grazie, lacorsianumerosei! Chi invece pensa che questa citazione abbia snaturato il significato del testo (e che chi lo ha riportato qui lo ha fatto apposta ), può trovare il link alla fonte più in alto.

    è l’opinione dei Valdesi.
    Poi la sentenza di cui parli è stata annullata in appello dalla Grande Chambre, si vede che era sbagliata!

    1. Adriano

      “è l’opinione dei Valdesi.”

      Non solo. Anche altre confessioni protestanti si sono espresse a favore. E anche tanti cattolici.

      “Poi la sentenza di cui parli è stata annullata in appello dalla Grande Chambre, si vede che era sbagliata!”

      Non so. Contrari alla prima sentenza si erano dichiarati Cipro, Grecia, Armenia, Lituania, San Marino, Bulgaria, Romania, Malta e Principato di Monaco… Che tutto questo non abbia avuto il suo peso?
      E, in ogni caso, ero e sono favorevole alla prima sentenza. Far passare un simbolo religioso come “culturale” e “tradizionale” mi sembra sia come metterlo sullo stesso livello della pizza e degli spaghetti…

    2. Che sono notoriamente gli Stati più potenti fra i firmatari della convenzione, vero?
      E poi che cosa intendi dire? che la seconda (e definitiva) sentenza è stata influenzata da pressioni politiche? E allora perché la prima no?
      Gli ospedali, gli orfanatrofi, le università in Italia sono stati creati da persone mosse dalla fede in quel simbolo religioso, non nella pizza o negli spaghetti.
      Vediamo di fare paragoni che stiano in piedi.

    3. Adriano

      Scriteriato

      “Che sono notoriamente gli Stati più potenti fra i firmatari della convenzione, vero?”

      Dipende da quanti stati si sono espressi a favore della sentenza di primo grado.

      “E poi che cosa intendi dire? che la seconda (e definitiva) sentenza è stata influenzata da pressioni politiche?”

      No, non l’ho detto. Ho posto una domanda.

      “Gli ospedali, gli orfanatrofi, le università in Italia sono stati creati da persone mosse dalla fede in quel simbolo religioso, non nella pizza o negli spaghetti.”

      Ospedali certo, ma non tutti. Orfanotrofi idem. Università? Non le ho controllate tutte, ma almeno l’Università di Bologna, il Politecnico e la Statale di Milano, quella di Pavia e la Federico II di Napoli non sono state fondate da religiosi.
      Questo non vale per tutte, ma la tua affermazione può essere applicata solo ad “alcune” istituzioni in Italia e non alle istituzioni nel loro insieme.

      Questione crocefisso = simbolo culturale e di tradizione. Non sono stato io a fare questo paragone, ma diverse persone contrarie alla sentenza di 1 grado. Hanno fatto affermazioni in tal senso sia esponenti di maggiornaza, sia dell’opposizione. Anche il Vaticano dice lo stesso, oltre a fare riferimento anche alla storia e alla spiritualità italiana:

      http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/scuola_e_universita/servizi/crocefissi-aule/crocefissi-aule/crocefissi-aule.html

      Buona serata.

  28. @Adriano
    8 agosto 2011 a 17:10 #
    “Ma questo non mi pare escludere che del buono è arrivato dall’Europa.”

    Sono d’accordo, qualcosa di buono c’è, ma basta?

    Anche un orologio rotto segna l’ora giusta due volte al giorno 😉

    1. Adriano

      “Anche un orologio rotto segna l’ora giusta due volte al giorno ;-)”

      O forse è un orologio che segna sempre l’ora giusta, tranne due volte al giorno! 😉

    2. Credo che sia arrivato al momento che questa Europa si dia da fare…
      Staremo a vedere.
      Ma io non mi illudo, scherzo, ma non mi illudo.ù
      Non mi aspetto da nessuna istituzione umana la perfezione (che umana non è).
      Quindi dobbiamo andare avanti, senza troppe scuse e dare il meglio di noi stessi… ci si aspetta troppo che la soluzione arrivi dalle alte istituzioni…
      Ognuno deve fare la sua parte, puntando in alto. Non dobbiamo illuderci: il paradiso non arriva dalle nostre mani in questa terra… quelle sono state le utopia.
      Dobbiamo rendere questa vita il meglio possibile e fidarci di Lui!!!!

  29. SCRITERIATO: “Poi la sentenza di cui parli è stata annullata in appello dalla Grande Chambre, si vede che era sbagliata!”

    Il fatto dell’annulamento non comporta che fosse sbagliata. Non è questo il modo di ragionare!!!
    Sarebbe come se io a voi, che siete contro l’aborto, alla fine, dicessi, “c’è una nuova legge sull’aborto, si vede che la vecchia era sbagliata!” (ma io questo non lo dico)
    (dico solo che le sentenze sono sentenze, non giuste o sbagliate, posso rallegrarmi di una sentenza che mi sembra in accordo con quello che penso, ma non dire che è GIUSTA)(ho riportato le parole dei Valdesi che mi sembravano condivisibili)

    1. no, c’è una differenza enorme, basata sulla logica aristotelica.
      Il legislatore ha il potere di porre le premesse che vuole. Una legge esprime le opinioni del legislatore, espressione del popolo sovrano.
      Un’opinione, in quanto tale, non è né giusta né sbagliata. Se tocca un tema etico ci potrà essere l’obiezione di coscienza che fa disapplicare al singolo la legge, ma la legge rimane.
      Una sentenza non può porre le premesse, deve applicare le premesse poste dal legislatore e trarne la conclusione da applicare al caso concreto. Potrà trarre conclusioni ampie, amplissime, interpretative al massimo, ma sempre all’interno dei confini tracciati dal legislatore.

  30. Ci sono tante Erodiadi… basti pensare alle migliaia di donne che si sentono represse perchè hanno un figlio o un marito e divorziano e magari chiedono di tutto di più al marito, lasciandolo al lastrico, perchè VOGLIONO badare al figlio e la legge lo permette.

    Anche di Madonne (o cmq di donne che provono a seguirLa) ne è pieno il mondo e non saprei veramente da dove far partire l’elenco… se da mia mamma o se da Santa Lucia etc etc etc

  31. Alessandro

    In soldoni, la sentenza dice che:

    – il crocifisso è un simbolo religioso, e non solo culturale

    – agli Stati membri va riconosciuto un certo margine di autonomia decisionale quanto all’esposizione di simbolo religioso in aula scolastica. Limite invalicabile: l’esposizione di quel simbolo non deve configurarsi come “indottrinamento”, come una forma di “proselitismo” nei confronti dello studente. La Grande Chambre ritiene (a mio avviso giustamente) che un crocifisso esposto in un’aula scolastica non possa per sé solo esercitare un’azione di indottrinamento, di “proselitismo” (il crocifisso esposto – sostiene la Grande Chambre – considerato in sé è solo un “simbolo passivo”).

    – i curricula e nei programmi scolastici, più dei simboli religiosi, possono purtroppo piegarsi a scopi di indottrinamento. Ma anche riguardo ai programmi scolastici, va riconosciuto che se essi sono ispirati alla all’identità culturale filosofica religiosa prevalente e alle tradizioni che caratterizzano un Paese membro, in linea di principio non sono tacciabili di infliggere “indottrinamento” all’alunno. La Corte fa l’esempio di un caso capitato in Norvegia, notando che il fatto che nei programmi norvegesi di Storia e Filosofia fosse dato spazio preponderante al cristianesimo rispetto che alle altre religioni non può in sé essere visto come una trasgressione dei “principi di pluralismo e di obiettività che conduce all’indottrinamento”. Come dire: non è “colpa” della Norvegia se nella sua storia e tradizione il Cristianesimo ha un influsso preminente rispetto – che so – all’Islam.

    Secondo me così si ribadisce molto opportunamente che non va perseguita un’astratta neutralità che bandisca le religioni dalle scuole, ma che i genitori di ciascun Stato membro hanno diritto a che sia impartito ai loro figli un insegnamento conforme alle loro convinzioni religiose e filosofiche (ovviamente, fermo restando il divieto di indottrinamento e la tutela dei diritti delle minoranze; cfr soprattutto n. 74). Scrive al riguardo il giurista Alberto Gambino: “La decisione offre una corretta interpretazione del principio di laicità che comporta che i sentimenti religiosi della popolazione possano a pieno titolo partecipare alla formazione delle coscienze delle nuove generazioni”

    Qui la sentenza:

    Fai clic per accedere a lautsi_and_others_v__italy.pdf

  32. dicesi forum: un luogo virtuale dove le persone possono scambiare idee/discutere su argomenti.
    Il punto di forza del forum è che queste discussioni avvengono in maniera ordinata e puntuale.
    Questo è un esempio: http://second.skin.forumfree.it/?t=42083046
    (ho preso una grafica simile a quella del tuo blog)

    Se guardi in questo sito puoi trovare altre informazioni: http://www.forumfree.it/

    Perchè usare un forum?
    Per ogni post del tuo blog ho notato che si scaturiscono una serie di discussioni più o meno accese e diventa tendenzialmente impossibile seguirle
    Il forum rende la discussione più fruibile perchè è pensato per fare questo.
    Per ogni post si aprirebbe un thread (un ramo dove poter discutere di quel post) e nel thread le persone possono condividere le loro idee.

    Pro forum:
    1 – una divisione logica delle discussioni (cosa che non avviene con i commenti al post)
    2 – diventa più facile seguire una conversazione

    Contro forum:
    1 – non so se esite una estenzione ‘forum’ su wordpress da poter mettere in fondo al post per poter creare subito un thread.
    Se non dovesse esistere ho dei dubbi che la gente clicchi in un altro link per discutere di un post… è anche vero però che nel blog di antonio socci i commenti non esistono
    2 – per alcuni potrebbe risultare più difficile da usare rispetto ai commenti

    1. E’ interessante sì, ma mi sembra complicato a prima vista. Certo che qui, in effetti, a seguire una discussione si comincia a far fatica.
      Io penso che un cambiamento così radicale ad agosto non sia fattibile…

    2. Grazie dei consigli Salvatore, effettivamente la grande mole di commenti rende le discussioni un po’ caotiche. Comunque ne riparleremo a settembre quando ci sarà da valutare diverse cose riguardo al blog come ad esempio se continuare su questo indirizzo web con questa piattaforma o cambiare, Con gli altri autori valuteremo quindi anche la necessità eventuale di uno spazio forum.

  33. L’unico cambiamenteo che riesco a fare in questo periodo è staccare dal lavoro :-\
    Al netto di questo penso anch’io che un forum non del tutto integrato al blog potrebbe essere un problema perchè bisogna educare la gente ad usarlo…
    Già vedo un barretta che indica il 100% del fallimento

  34. Luigi

    Oggi dal bellissimo santuario di “Notre Dame de la Salette” ho pregato per voi tutti e in particolare per le due Daniele e Genny.

    1. Daniela Yeshua

      -Grazie, grazie di cuore, di tutto cuore, Luigi.
      Sei esattamente dove ardo di essere con tutta me stessa.
      Sono più di cinque mesi che manco da lì e questa astinenza mi sta sfinendo.
      Mi faccio coraggio. E sul serio.
      Grazie, grazie di cuore, di tutto cuore, Luigi.

      Un bacio a tutti.

  35. MORALISTA: scrittore che tratta particolarmente problemi morali; autore di riflessioni sui costumi, il carattere, le azioni degli uomini. Più com. chi per carattere, per educazione o per cultura è portato a esaminare e valutare l’aspetto morale di qualsiasi questione o situazione:pensare e giudicare da moralista; spesso con una connotazione negativa, soprattutto nella locuzione fare il moralista, ergersi a difensore intransigente della moralità comune oppure moraleggiare senza sincerità o convinzione o senza la necessaria autorità.
    Da: Vocabolario della lingua italiana dell’Istituto della Enciclopedia italiana Treccani
    Roma 1989

    L’ho messo anche qui, pro-memoria…..

    1. Alessandro

      “spesso con una connotazione negativa, soprattutto nella locuzione fare il moralista, ergersi a difensore intransigente della moralità comune oppure moraleggiare senza sincerità o convinzione o senza la necessaria autorità”

      caro Alvi’, di moralisti secondo “connotazione negativa” ce n’è anche di cattolici, senza dubbio, ma di moralisti non cattolici ce n’è a bizzeffe.

      Quando Tizio cattolico dice che il matrimonio è solo tra un uomo e una donna, che un rapporto sessuale prematrimoniale è peccato, che la contraccezione svilisce il valore della sessualità umana, insorgono frotte di Caio che gli danno del retrivo bigotto oscurantista integralista e affini.
      Come qualificare questi Caio?

      Essi si “ergono a difensori intransigenti della morale comune”, quindi sono dei moralisti (secondo la “connotazione negativa” di cui parli, seguendo il Vocabolario Treccani).

      Sono infatti difensori “intransigenti”: non è forse intransigente chi taccia chi non la pensa come lui d’essere retrivo bigotto oscurantista integralista ecc.?
      E sono pure difensori intransigenti “della morale comune”. Qual è infatti la morale comune oggi, in Italia (poniamo). Forse quella espressa da Tizio? No, quella è decisamente minoritaria. E’ più simile alla morale comune quella che si oppone alla morale di Tizio, cioè la morale secondo Caio. E allora si può ben dire che i Caio sono difensori intransigenti “della morale comune”.

      In conclusione, i Caio sono palesemente anticattolici e sono – dicevo – dei moralisti, secondo la treccaniana accezione negativa del termine. Come vedi, di “moralisti” (accezione negativa) non cattolici ce n’è a bizzeffe.

      1. Dàje Alex! 🙂
        Però Alvise non ha torto, in generale, sul fatto che parlare di “costume e società” ci espone facilmente a una moralina da quattro soldi. Un rischio che corriamo tutti, chi più chi meno; in una compagnia di amici che cerca la verità, qualcuno che come Alvise dica “fuochino” e “acqua” non fa che bene.

    2. Alessandro
      9 agosto 2011 a 10:00 #

      In conclusione, i Caio sono palesemente anticattolici e sono – dicevo – dei moralisti, secondo la treccaniana accezione negativa del termine. Come vedi, di “moralisti” (accezione negativa) non cattolici ce n’è a bizzeffe.

      ER CANE MORALISTA (TRILUSSA)

      Più che de prescia er Gatto
      agguantò la bistecca de filetto
      che fumava in un piatto,
      e scappò, come un furmine, sur tetto.
      Lì se fermò, posò la refurtiva
      e la guardò contento e soddisfatto.
      Però s’accorse che nun era solo
      perchè er Cagnolo der padrone stesso,
      vista la scena, j’era corso appresso
      e lo stava a guardà dà un muricciolo.
      A un certo punto, infatti, arzò la testa
      e disse ar Micio: – Quanto me dispiace!
      Chi se pensava mai ch’eri capace
      d’un’azzionaccia indegna come questa?
      Nun sai che nun bisogna
      approfittasse de la roba artrui?
      Hai fregato er padrone! proprio lui
      che te tiè drento casa! Che vergogna!
      Nun sai che la bistecca ch’hai rubbato
      peserà mezzo chilo a ditte poco?
      Pare quasi impossibile ch’er coco
      nun te ciabbia acchiappato!
      Chi t’ha visto? – Nessuno…
      – E er padrone? – Nemmeno…
      – Allora, – dice – ameno
      famo metà per uno

    3. Alessandro

      Cyra’

      “in una compagnia di amici che cerca la verità, qualcuno che come Alvise dica “fuochino” e “acqua” non fa che bene”

      Ma certo, Alvise lo sa che sono un suo fan, e che discuto con lui con affetto 🙂

    4. giuliana z.

      Trilussa l’ho sempre amato! a casa ho una splendida raccolta di tutte le sue poesie in una vecchia edizione mondadori in cofanetto, oggi introvabile, e ne vado fierissima!

  36. giuliana z.

    Luigi! per piacere, accendi una candelina anche per Riki, perchè venerdì sarà operato per un piccolo problemino.
    Alvise: se continui ad ammonirci sul rischio di moralismo comincerò a pensare che fai il moralizzatore! 😀

  37. giuliana z.

    AIUTO! cos’è ‘sta storia del forum? o della possibilità di cambiare il blog in altro??? io a mala pena capisco cos’è un blog…. 😦
    Admin, confido nella tua saggezza, se deve essere cambiamento, sia, ma facce capì, a noi poveri giurassici dell’informatica!

    1. Giuseppe

      Approvo: son così giurassico che non ho neanche la tv fb o ipad, quindi piano con le innovazioni

  38. Prendiamo, come esempio, la commedia Tartuffe, di Molière, dove c’è un bacchettone bigotto che sta sempre a fare la morale a tutti, a predicare la castigatezza dei costumi eccetra, e poi viene fuori che era tutto falso e Tartufo addirittura un truffatore…
    Allora uno potrebbe dire che anche quegli altri, gli avversatori di Tartufo ci hanno anche loro la loro morale da difendere e sono dei Tartufi anche loro e che così sia sempre…?
    Per esempio uno che predica la possibilità di scegliere sia uguale a chi predica la non libertà di scegliere in quanto tutti e due predicatori?
    Sicuramente sì dal punto di vista come diceva SCRITERIATO della logica aristotelica (sillogistica?) ma no dal punto di vista pratico dove uno vorrebbe che venissero applicati dei canoni morali prestabiliti (da lui)e l’altro non vorrebbe venire indottrinato e obbligato meno possibile, quando questo non compromettesse la libertà di quegl’altri.E se si considerassero questi due modi come logicamente equivalenti non sarebbe anche questo autentico relativismo allostato puro?

    1. Alessandro

      metti che Tizio sia quello che “predica la libertà di fare ciò che si vuole, purché non si leda la libertà altrui”. Perché Tizio predica questo, chiamiamolo, libertarismo? Lo fa perché pensa che sia “bene” questo libertarismo, cioè che sia “bene” che ognuno faccia ciò che gli pare (purché non si leda ecc.): o forse pensa che ciò sia male?
      A parte che bisognerebbe considerare con attenzione che fine farebbe concretamente la libertà altrui, al di là delle enunciazioni teoriche, quando si applicasse questo libertarismo.
      Comunque, a Tizio si può obiettare: il tuo libertarismo è un canone prestabilito da te, cioè sei tu che pensi che il libertarismo sia “bene”; quindi non puoi prendertela con il non-libertarista accusandolo di predicare canoni morali prestabiliti da lui, perché te non fai diversamente. Chi l’ha detto infatti che è bene il libertarismo? Tu. E’ un tuo canone prestabilito. E un canone per giunta logicamente debole: il libertarismo considera l’esercizio della libertà come un valore tendenzialmente assoluto, cioè sostiene che una cosa è buona per il solo fatto che l’ho scelta liberamente io, pensa che l’esercizio della libertà porti a compiere atti buoni (ne parlavo nel post sull’ognunismo).
      E chi l’ha detto, questo? Quali sono le prove dell’infallibilità della libertà? Forse che chi agisce liberamente non può fare cose cattive, perfino atroci? (C’è bisogno di addurre prove, o ne abbiamo tutti a sufficienza davanti agli occhi?). L’equivalenza “atto compiuto liberamente”=”atto moralmente buono” va dimostrata, è tutt’altro che pacifica, e subisce quotidianamente cocenti smentite.
      Comunque, un cattolico degno del nome non vagheggia l’estinzione della libertà propria e altrui; ritiene che la libertà non faccia disastri se è orientata a compiere il bene. Pensa che la libertà che sceglie il bene è sana, e quella che sceglie il male è malata. Il cattolico cerca di risanare (con aiuto indispensabile dall’Alto) la propria libertà, di renderla perfetta, cioè di orientarla al bene, non di soffocarla, di sopprimerla.
      Quindi la contrapposizione “laico” (per così dire)=difensore della libertà vs cattolico=inibitore della libertà non esiste
      (a meno che il cattolico non perda la bussola; ma pure il laico può perderla, la bussola… oh, se la può perdere…).

    2. Sì, dal punto di vista logico. Sì, finiremmo in un relativismo insignificante (e in quanto insignificante lo riconosciamo falso, dal momento che il mondo, innanzitutto e per lo più, ha senso).
      La partita si gioca tra le due figure del professore e del maestro: di Gesù la gente vedeva che «non insegna come gli scribi, ma con autorità [exousìa]», eppure sostanzialmente il suo insegnamento poteva rifarsi a quello per moltissime ragioni. Non si tratta di semplice testimonium conversationis, perché altrimenti nessuno potrebbe neanche insegnare a un bambino che non bisogna dire le bugie, ma di stile, di fascino. Ora, chi può pretendere di avere una cosa così rara e così eccezionale come quel fascino che hanno tradotto alla bell’e meglio “autorità”? Ma ci proviamo, Alvise, tenendo il profilo basso e senza allontanarci mai troppo dal banco degli imputati.

  39. giuliana z.

    Grazie Ale e Cyrano. E’ tutta la mattina, che affaccendata per casa a pulire, mettere ordine e cucinare, mi chiedo se sono una bieca moralista che dice solo cose bacchettone. Non ci posso proprio far nulla se continuo a giudicare dalla mia esperienza cio’ che mi sembra assolutamente in dis-armonia con l’umano. Qui non si tratta di essere moralisti, si tratta proprio di avere un punto di riferimento, una roccia a cui aggrapparsi in un mare tempestoso per non essere trascinati via dalla corrente. Per me la vita è una lotta, e chi pensa che invece sia una tranquilla navigazione in realtà non si rende conto che senza il timoniere la nave andrà alla deriva e finirà spiaggiata o peggio. Io mi fido del mio timoniere, anche quando sembra che dorma.
    Non so proprio stare al passo con discorsi filosofici, aristotelici, sillogismi e sofismi. E manco mi interessa farlo, dal momento che ci sono qui persone che lo fanno benissimo e riescono a farsi capire. Io sono stata presa da un fascino e non da un discorso morale. Ma quel fascino ha chiesto tutta la mia persona e la mia moralità per seguirlo. Io ho liberamente aderito, e in fondo credo che anche la libertà sia una Grazia. Desidero solo il compimento della mia vita tutta intera, senza censure. Tutto il resto è acqua sporca. Per me seguire il fascino di un maestro è il massimo della libertà. Non mi scandalizzo affatto di chi dice che la libertà è anche poter non scegliere. Ma diciamolo francamente, la vita è tutta una ricerca, l’anelito alla felicità è inestinguibile. Chi sospende il giudizio, chi afferma che si possa mettere a tacere questa domanda, fa torto al suo essere fatto di carne e sangue., o che questa domanda in realtà non esista, ma sia solo un’illusione, un sogno adolescenziale,

    1. giuliana z.

      Chi sospende il giudizio, chi afferma che si possa mettere a tacere questa domanda, o che questa domanda in realtà non esista, ma sia solo un’illusione, un sogno adolescenziale,fa torto al suo essere fatto di carne e sangue.

      ho riscritto l’ultima frase, il mio pc fa i capricci.
      E ora per non fare la morale, è meglio se torno a fare l’uncinetto!

    2. giuliana z.

      ma certo Ale! che diamine, una vera casalinga ha una certa dimestichezza con uncinetti, maglia, cucito di base e piccole nozioni di ricamo!!! a parte gli scherzi, ho imparato queste cose da piccola, dalle zie e dalla mamma. Me la cavo bene, anche se mi piacerebbe saper fare il punto antico o il pizzo cantù, che richiedono una maestria e una pazienza completamente dimenticate! sarà perchè ho passato tanti anni sui libri, ma i lavori manuali oggi esercitano su di me un fascino alchemico!

    3. Alessandro

      il punto antico e il pizzo cantù non so cosa siano ma se dici che esistono mi fido (e anche il punto chiacchierino non so cos’è), mia madre faceva (fa ancora, credo) il punto gigliuccio, ma non so come funziona…

  40. E’ già stato fatto l’esempio dell’aborto. la legge permette e non obbliga. Allora essendo uno libero di scegliere può scegliere il male (aborto). Se non ci fosse questa libertà di scelta uno non potrebbe scegliere il male, e questo sarebbe bene. Teoricamente il
    problema non ha soluzione. Se ci fosse il papa a decidere deciderebbe pro o contro
    la libertà di scelta? Io questo non lo posso sapere. Lo saprò, forse, quando il papa sarà
    a capo del governo (e non sarebbe la prima volta).

  41. E’ già stato fatto l’esempio dell’aborto. la legge permette e non obbliga. Allora essendo uno libero di scegliere può scegliere il male (aborto). Se non ci fosse questa libertà di scelta uno non potrebbe scegliere il male, e questo sarebbe bene. Teoricamente il
    problema non ha soluzione. Se ci fosse il Papa a decidere deciderebbe pro o contro
    la libertà di scelta? Io questo non lo posso sapere. Lo saprò, forse, quando il papa sarà
    a capo del governo (e non sarebbe la prima volta).Per quanto riguarda il discorso di Giuliana che la vita è tutta una ricerca e un anelito (più o meno pessimistico [nota mia])inestinguibile alla felicità, su questo sono proprio d’accordo.

  42. Dal Nuovo Dizionario della Lingua Italiana Treccani;
    MORALISTA: Depravato, persona senza alcun principio morale, dissoluto, chi
    col solo suo solo modo di essere e di parlare diffonde cattivi principi morali.
    Per traslato: vizioso, maiale, sudicio, osceno,guardone.
    Proverbio toscano:
    Moralista quello vero
    L’è un maiale tutto nero.

    1. Alessandro

      ma sei te sicuro te che ci sia scritto così sul Treccani?
      A occhio, non mi sembra la definizione di moralista, ma di PERVERTITO.

      invece il proverbio calza a puntino 🙂

  43. francesca

    ..avverto il senso di una donna nuova…..bella canzone di Gaber
    Che strano non sa neanche cuocere due uova
    e poi la vedo quando studia coi capelli corti e le sue passioni
    e avverto il senso di una donna nuova.
    Però se guardo in certe strane discrepanze
    allora non capisco e mi spavento:
    com’è insensata, misteriosa e buffa la sua scelta
    di un paio di sandali d’argento.

    Come son giusti gli uomini coi loro indumenti maschili,
    con le loro camicie, le loro scarpe.
    Come son giusti gli uomini, l’impegno civile, le idee,
    l’odor di tabacco inglese e le barba rasata…
    Eva non è ancora nata…

    Come son giusti gli uomini che sanno giocare a biliardo,
    che fanno i commenti su l’ultima partita.
    Sono affezionatissimi alle loro innocenti manie
    e parlano alla propria donna con aria annoiata…
    Eva non è ancora nata…

    Noi abbiamo fatto del nostro meglio
    per peggiorare il mondo…
    Noi così cortesi, così lontani,
    due secoli di baciamani…

    Come son giusti i giovani insieme alle loro ragazze,
    coscienti che questa polemica è superata.
    Come son più sensibili di fronte a una nuova realtà,
    le idee sono buone ma la costola è malandata…
    Eva non è ancora nata…

    Che strano non capisco un sandalo d’argento
    e non capisco certe irrequietezze
    che non mi appartengono e che non amo.

    Può anche darsi che ci sia qualcosa,
    forse il sintomo di un mutamento…
    aspettiamo…

    1. Alessandro

      prima ho pensato al Papa (papa GMG, o una roba simile), poi ho pensato a qualche personaggio dei cartoni (tipo: Dragon Ball GT), poi ho capito che ti riferisci al babbo di Laura.

      Adesso mi tocca aprire un giornale per capire perché ci sta su…

    2. Una bazzecola: ha trovato il modo di uscire dalla crisi finanziaria in modo indolore.
      Non si diventa presidenti dello IOR così per caso, la stoffa si sente.

  44. lacorsianumerosei
    9 agosto 2011 a 14:59 #
    E’ già stato fatto l’esempio dell’aborto. la legge permette e non obbliga. Allora essendo uno libero di scegliere può scegliere il male (aborto). Se non ci fosse questa libertà di scelta uno non potrebbe scegliere il male, e questo sarebbe bene. Teoricamente il
    problema non ha soluzione. Se ci fosse il papa a decidere deciderebbe pro o contro
    la libertà di scelta? Io questo non lo posso sapere. Lo saprò, forse, quando il papa sarà
    a capo del governo (e non sarebbe la prima volta).

    Uno spettro si aggira per l’Europa: lo spettro dell’Ognunismo!

  45. Gotti Tedeschi afferma:
    “Convogliando, per esempio, circa il dieci per cento del risparmio delle famiglie di un Paese sulle medie imprese sane e trainanti — attraverso lo strumento di obbligazioni convertibili a dieci anni con un tasso che copra l’inflazione, collocate dalle banche e possibilmente in base a proposte fatte dalle locali associazioni degli industriali — si potrebbero mettere ingenti capitali a disposizione di alcune decine di migliaia di aziende.”
    Famiglie quali? Di che livello? Si chiede loro un prestito garantito? da chI?
    E’ questa “la soluzione”?

  46. Ciao carissima!
    Trovo che l’espressione più adatta a quanto scrivi è : braccio di ferro!
    L’alimentazione è importantissima ma non se ne può fare oggetto di una lotta di potere! Non è un’impresa facile nel quadro in cui ti trovi.
    Ne parliamo su valedali@libero.it ?

  47. DANIELA: ma se il tuo è un figliolo bellissimo e in pieno sviluppo!!!
    Ma che ci vieni raccontando!!! Se non gli piace l’insalata gli piacerà quando è grande!!! Chi è di noi che non si ricorda che non gli piaceva questo o quello?

  48. Mi sono anche pentita di aver messo questa cosa sul blog… troppo mia, troppo personale. Mi dimentico sempre che questo non è proprio un salottino…
    Grazie Paola, grazie Alvi. Tu hai ragione, ma oramai ho fatto la frittata. La mia iconcina è Beatrix non per caso!!!!!

    Caro Admin… si può togliere un commento????

  49. Barbara Favi

    Dani, per quel che puo’ valere la mia esperienza, a casa mia ce la cavavamo cosi’: ai pasti c’era sempre almeno una componente sana (insalata o verdure in varie opzioni) e almeno una insana (dolcino finale, anche comprato e anche chimico). Il patto coi bambini era “se mangi la verdura poi hai diritto al dolce, altrimenti magari puoi mangiare altro (tipo pasta) ma dolce nisba”. Questa regola funziona bene anche per educare i bambini a mangiare cose nuove: per esempio, per ragioni a me incomprensibili mio fratello tuttora schifa quasi ogni tipo di verdura ma se le tagli a pezzi piccoli e le metti in un cous cous mangia tutto (mistero della fascinazione per il cibo etnico…). Altra idea, potrebbe essere (la domenica tipo) far partecipare il bambino alla preparazione dei cibi, cosi’ si incuriosisce sul risultato sentendosi grande chef (e impara a cucinare, che non fa mai male).
    In bocca al lupo!

  50. Cara Daniela io non trovo così sbagliato mettere un commento come il tuo. Io ti ho messo il mio indirizzo privato solo perchè QUI non è il caso di parlarne, in quanto gli argomenti preferiti sono altri. Però il Signore vuole che l’educazione alimentare ai nostri figli gliela facciamo noi, e non interviene, ne sono sicura e, se ti può consolare, è una delle prove più difficili a cui ci può sottoporre. Scrivimi quando vuoi, senza problemi.

  51. Alessandro

    “QUI non è il caso di parlarne, in quanto gli argomenti preferiti sono altri”

    Per quanto mi riguarda, potete parlare qui finché volete dell’educazione alimentare dei figli; dico “potete”, perché causa conclamata incompetenza in materia non posso esservi d’aiuto.

    Posso solo raccontare che l’insalata l’ho detestata da piccolo e la evito se possibile anche oggi… i miei si sono inventati altri modi per “somministrarmi” verdure… ecco, più o meno (a parte il cous cous) la dissimulavano, per così dire, in qualche piatto, come dice Barbara

  52. Alvise, intendevo esprimere sincero apprezzamento per quest’idea di PapàGT, che mi pare ben argomentata:
    Non molto tempo fa, si facevano progetti economici per fare politica. Poi si è fatta politica per fare progetti economici. Oggi sembra che si vogliano inventare falsi progetti economici senza nemmeno fare più politica. In alcuni Paesi si pensa persino di imporre una sorta di tassa patrimoniale pur di avere risorse da continuare a dissipare in mancanza di una vera progettualità. È come se un medico, per arrestare il sangue di una ferita, tagliasse l’arto lesionato. O come se, per sembrare più ricca, una Nazione arrivasse a vietare di fare figli, facendo così crescere temporaneamente il pil pro capite.

  53. Tante volte si perdono commenti, è necessario tornare indietro e allora uno può passare per maleducato. Tipo Francesca che ha messo una cosa bellissima ed io leggo solo ora…

    “Come son giusti i giovani insieme alle loro ragazze,
    coscienti che questa polemica è superata.
    Come son più sensibili di fronte a una nuova realtà,
    le idee sono buone ma la costola è malandata…
    Eva non è ancora nata…”

    Io ho fatto una bella iniezione di fiducia vedendo dei figli di amiche oramai ragazzi di una bellezza immensa (dentro e fuori)… Settimana prossima partono per la GMG e gli auguro di fare una esperienza di fede meravigliosa!

    ALVIIIIIIIIII

    “lacorsianumerosei
    9 agosto 2011 a 20:05 #
    DANICOR: sei una amore!!!!!!!!

    ma de che!!!!

    Grazie a tutti che si sono interessati del mio commento sull’educazione alimentare del pargolo (oramai rimosso dal caro Cyrano)!!!!
    Chi ha vinto il braccio di ferro? io,ma non è che considero una grande vittoria, anzi sono scivolata in uno dei miei peccati preferiti più di una volta oggi: l’IRA….

    Quando imparerò ad essere come la Madonna e non come Erodiade????

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