Una fede in due

di Luca Del Pozzo

Alla domanda di una matrona romana su che cosa Dio facesse dopo aver creato il mondo, il rabbino Yosè ben Chalaftà rispose: “Egli unisce le coppie e conclude i matrimoni. Egli stabilisce chi deve sposare la figlia del tale.” L’aneddoto, che come tutta la tradizione sapienziale ebraica esprime la coscienza di Israele della presenza e dell’operare di Dio non solo nella storia universale ma anche in quella concreta delle persone, dice una cosa semplice quanto profonda: con buona pace del sentimentalismo frou-frou oggi imperante il matrimonio non è innazitutto una questione, appunto, di sentimenti.

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Chi prega si salva. La prefazione di Franceso

La Prefazione di Francesco. Sulle pagine di Avvenire di domenica 3 giugno, è stata pubblicata la Prefazione di papa Francesco alla nuova edizione di Chi prega si salva, libretto che raccoglie le preghiere più semplici della tradizione cristiana, nato da un’intuizione di don Giacomo Tantardini (1946-2012) ed edito dal mensile internazionale 30Giorni. Il libretto si apre con una breve riflessione di papa Bergoglio cui segue l’introduzione firmata nel 2005 dall’allora cardinale Joseph Ratzinger che l’anno successivo sarebbe stato eletto Pontefice

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Perché non mi definisco gay. Intervento del Card. Müller alla presentazione del libro di Daniel C. Mattson

Perché non mi definisco gay. Come mi sono riappropriato della mia realtà sessuale e ho trovato la pace
di Gerhard Card. Müller
TRASCRIZIONE DELL’INTERVENTO NON RIVISTA DALL’AUTORE
Innanzitutto vorrei congratularmi con l’autore del libro «Why I don’t call myself gay» – disponibile adesso anche in traduzione italiana – per il suo coraggio davvero straordinario. Perché coraggio è proprio quel che ci vuole per contrapporre, all’«Internazionale pansessista», la dottrina cattolica sull’origine della differenza tra i sessi espressa nella volontà creatrice di Dio. E come vedremo, l’autore – non contento di contestare la radicale antropologia anticristiana che riduce l’uomo a puro desiderio sessuale – riesce anche ad avanzare dei validi argomenti per indicarne i punti deboli e le catastrofiche conseguenze.

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La nostra vita può essere una cosa immensa

di Costanza Miriano

Se questo non fosse un paese profondamente, ostinatamente anticristiano, il libro di Paola Belletti se lo litigherebbero a suon di anticipi la Mondadori e la Feltrinelli (e lascia stare che lei pubblicherebbe lo stesso nella collana Uomovivo, per amicizia), sarebbe finalista a qualche premione tipo Strega o Campiello, e la intervisterebbero nei salotti buoni in tv, il che le darebbe una scusa per farsi truccare professionalmente, che è sempre una bella goduria per noi mamme che ci infiliamo matite negli occhi ai semafori.

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Le veggenti, storie di donne speciali

di Costanza Miriano

Siccome, come è facilmente intuibile, non mi appassionano le rivendicazioni di prammatica l’8 marzo, ho pensato di festeggiare la ricorrenza a modo mio, cioè non sfilando in piazza con le metoo, ma pescando dalla pila dei libri “Le Veggenti”, di Saverio Gaeta, appena uscito per Salani.

Anche questo è celebrare il ruolo della donna, perché il libro racconta di donne speciali, che hanno offerto la loro vita affinché gli altri vivessero, affinché noi vivessimo. Quello che fa una madre, cioè una donna pienamente compiuta (ovviamente la vita non si dà solo nella carne).

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“Sotto il cielo della Palestina” di Giorgio Ponte: secondo volume

E’ uscito il terzo libro di Giorgio Ponte: dopo il romanzo scoppiettante “IIo sto con Marta” e il racconto struggente “Levi, sotto il cielo della Palestina”, l’autore continua la serie narrativa di ambientazione storico-religiosa, dando alle stampe un racconto scritto in realtà più di dieci anni fa, come egli stesso dice nei ringraziamenti finali. “Giairo” è la storia di un’amicizia profonda ed estrema, ma sbilanciata, tra un uomo sferzato dalla mala sorte e colpito da tanti lutti e dolori, Giairo, e il mite Nathanael, uomo dal destino comune, che però sceglie di fare dell’amicizia con Giairo una fratellanza estrema, fino al sacrificio di sé, nella condivisione delle sue sofferenze.

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“Una proposta, intera e piena, di vita cristiana”

di Don Riccardo Mensuali

Cara Costanza,

mentre sta finendo la Domenica, l’ultima di quest’anno, ho appena terminato di leggere il tuo nuovo libro, Si salvi chi vuole e, per continuare un’amichevole tradizione, mi fa piacere scriverti qualche riga. Chi conosce i tuoi libri precedenti ti riconosce presto, dopo poche pagine. C’è la stessa leggerezza di sempre nel dire cose “pesanti”, nel senso che “pesano”, che contano. Questa volta però l’ambizione è cresciuta. Si salvi chi vuole è per l’uomo e la donna di oggi. È la presentazione di una spiritualità.

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“Osare dove nessun altro ha osato: introdurre la risata nella teologia”

di Pippo Corigliano

Ho letto il nuovo libro di Costanza Miriano “Si salvi chi vuole”. E’ un libro comico, cioé che fa ridere. Non solo umoristico: in fondo l’umorismo non è altro che sorridere delle debolezze umane, contemplandole. Costanza non solo contempla le sue debolezze ma le presenta in modo così vivo e reale che una risata sorge spontanea. Una risata liberatoria perché siamo tutti Costanza, tutti abbiamo debolezze alcune delle quali rasentano la follia.

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SI SALVI CHI VUOLE – Manuale di imperfezione spirituale. Il nuovo libro di Costanza Miriano

SI SALVI CHI VUOLE – Manuale di imperfezione spirituale

Avete letto di tutto, dalle regole giapponesi al metodo danese, avete ascoltato guru improbabili, dal Grande Cocomero ai maestri orientali. Perché non provare allora a riscoprire una tradizione che, almeno, ha duemila anni di storia e miliardi di clienti molto soddisfatti e indubbiamente rimborsati? Recintare uno spazio per l’incontro con Dio, il totalmente Altro, e cercare di difenderlo a ogni costo è decisivo per la nostra felicità, eppure molti di noi procedono improvvisando, a tratti, con le energie residue, quando si ricordano. Ma come si fa a organizzare una vita spirituale nelle nostre giornate troppo connesse, compresse, piene di urgenze che altri hanno deciso per noi? Costanza Miriano – moglie carente, madre limitata, lavoratrice in ritardo – prova a proporre una regola di vita fondata su cinque pilastri:

preghiera, parola di Dio, confessione, Eucaristia, digiuno.

Tante persone questa regola già cercano di viverla, in modo rigorosamente imperfetto, alcuni per conto proprio, altri formando una piccola compagnia, una sorta di monastero wi-fi, a cui ci si vota con dedizione – si può avere un cuore da monaco salendo in metro o cucinando, facendo la spesa o correndo – e in cui ci si fa compagnia, anche da lontano, come confratelli. Una comunità wi-fi, dunque, una fedeltà senza fili, che unisce un piccolo esercito di mendicanti, scalcagnati, fragili, incoerenti, innamorati di Dio.

A SEGUIRE UN ESTRATTO DEL LIBRO

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Sto benissimo soffro molto

di Costanza Miriano

Io pensavo di sapere le cose. Anzi, da quando ho cominciato a scrivere libri dispensando consigli (non richiesti), a casa nostra è diventato ormai una sorta di topos letterario, un ritornello, il “sulla teoria sono preparata, è sulla pratica che posso migliorare” (la seconda parte della frase è quella più amata da qualche persona che ho sposato, e anche dalla gente bassa che abbiamo generato insieme). Ecco, dopo aver letto questo libro so che non sono preparata neanche sulla teoria. È ufficiale, è provato scientificamente ormai, da quando mi sono imbattuta nelle pagine di questo secondo volume delle catechesi dei Cinque Passi.

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L’inferno dantesco, un pugno nello stomaco del politicamente corretto

di Costanza Miriano

La casa dei giovani eroi più che una casa è una navicella nella quale chiudersi in tempo di tempesta: è il libro scritto da un padre di fronte al dolore della figlia, eppure è un libro pieno di speranza e di allegria e di gioia di vivere. Non pensavo, è per questo che ho tardato tanto a leggere la penultima opera di Antonio Socci: la foto di sua figlia Caterina, in copertina, mi aveva frenata. È che da quando sono mamma faccio tanta, tantissima fatica con la sofferenza dei figli. In più il fatto che stavo scrivendo un libro mi forniva un valido alibi. E così i mesi sono passati, e il bellissimo profilo di Caterina continuava a campeggiare in cima alla pila dei libri da leggere, intatto. Continua a leggere “L’inferno dantesco, un pugno nello stomaco del politicamente corretto”

Cose nuove e cose antiche


Cose nuove e cose antiche è un libro che  raccoglie alcuni testi di Giacomo Biffi risalenti agli anni del suo ministero sacerdotale milanese (1960-1975). Nelle sue pagine si ritroveranno la stessa forza, la passione e l’umorismo che costituiscono, per così dire, il marchio di fabbrica dell’intera produzione del Cardinale. Vi si troveranno parole nuove, giovani e fresche, proprio perché antica è la loro sorgente. Si potrà apprezzare la pastorale chiara e concreta del parroco Biffi, si potranno cogliere i fermenti e le speranze dei primi anni del postconcilio, respirare le incertezze e il disorientamento che la società e la Chiesa negli anni della “contestazione” andava sperimentando. Furono gli anni del “miracolo economico”, della “cultura del lavoro”, ma anche anni di crisi e di eventi funesti, di «subbuglio ideologico, morale, ecclesiastico e sociale» (Memorie e digressioni di un italiano cardinale).

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Finché c’è qualcuno da amare

di Costanza Miriano

Uno dei drammi di quando si scrive un libro è che si smette di leggere, almeno se si hanno dei figli, una casa, un marito, e soprattutto un lavoro vero. La pila dei libri che mi sono arrivati, da amici o dalle case editrici che vorrebbero recensioni, è cresciuta vertiginosamente in questi mesi di scrittura. Appena ho potuto alzare la testa dal computer avrei dovuto, se fossi una persona capace di darsi delle regole, cominciare da quelli arretrati da più tempo, ma non ce l’ho fatta: la mia mano si è diretta irresistibilmente al libro di Susanna Bo, che ci aveva conquistati tutti con il suo primo, La buona battaglia. Il fatto è che gli altri sono tutti testi impegnativi e appassionanti, ma, in sintesi, senza manco un bacio. Invece questo Finché c’è qualcuno da amare prometteva bene dalla copertina: due che si abbracciano, lei affondata sotto la sua ascella, una cascata di capelli biondi che emerge da un poderoso abbraccio maschile. Forse dopo mesi di lavoro, mi posso concedere una storia romantica, mi sono detta. Continua a leggere “Finché c’è qualcuno da amare”

Libro fascista a chi?

Un consigliere comunale di Verona regala alla biblioteca civica dei libri tra cui il mio, e c’è chi si sente in diritto di dare definizioni senza conoscere. Voglio che il Corriere di Verona riporti con totale esattezza quali parole del mio Quando eravamo femmine hanno fatto meritare al mio libro la definizione di fascista. Le voglio elencate con precisione. Scopro che per Dalai la donazione di questi libri è reato. io lo condanno a leggere il mio dalla prima all’ultima riga e a dirmi quale reato di opinione commetto.

C.M.

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Quello che ho capito della vita spirituale

di Costanza Miriano

Ho trascurato questo blog, negli ultimi mesi. Per una serie di motivi. Alcuni più difficili da dire e da esplorare in poche parole – un momento di confusione nel quale ogni volta che si parla partono le etichette “allora tu sei contro – oppure – allora tu sei a favore del Papa!”, e giù anatemi – altri più semplici: la vita, il lavoro, i figli che crescendo non diventano meno impegnativi, anzi (non devi più giocare a principesse ma spegnere tablet e cercare cellulari nascosti, e io rivoglio il mio vecchio lavoro: ero più simpatica quando giravo per casa cantando con un diadema di plastica in testa). Ma il motivo determinante è che ho scritto un libro e ci ho messo tutte le energie (residue). Continua a leggere “Quello che ho capito della vita spirituale”

La regola di Kurt (alla ricerca di una strada per uscire vivi dall’adolescenza)

Ruggero fa il liceo dalle suore. È un tipo strano, veste solo di nero e ama disegnare. Il suo idolo è Kurt Cobain dei Nirvana, morto suicida a causa della regola spietata che, secondo Ruggero, non risparmia chi nella vita ottiene troppe soddisfazioni. Ecco perché lui vuole attraversare i suoi anni migliori senza farsi troppo notare, temendo come una condanna la possibilità di stare bene. 
Quando in classe si presenta Alessio, il nuovo professore di storia dell’arte al primo incarico, Ruggero scopre che sono la stessa persona, vent’anni prima e vent’anni dopo. A causa di questa strana coincidenza, la convivenza non è facile: Ruggero non si aspettava da se stesso un grigio futuro come insegnante, la sua versione adulta non fa altro che cercare occasioni per dialogare. 
Tra i muri dell’istituto privato Maria Regina la tensione cresce, fino a una svolta imprevedibile.

Un romanzo che difende l’importanza degli errori, mescolando il grunge e Michelangelo, vecchie suore e improbabili alternativi, alla ricerca di una strada per uscire vivi dall’adolescenza.

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Infelici e contenti, sull’arte di rovinarsi la vita

di Costanza Miriano

Sono certa che il Signor Nerosfina mi abbia regalato il suo libro – Infelici e contenti, Sull’arte di rovinarsi la vita – non perché mi stimi e gli faccia piacere che io lo legga, ma perché, è evidentissimo, pensa che sono grassa e che debba vestirmi di nero per sfinarmi, per sembrare più magra, ciò che evidentemente sarà impossibile, dal momento che quando mi ha dato il volumetto ero appunto vestita di nero: si vede che questo accorgimento non è stato sufficiente. Ciò spiega perché io sia rimasta praticamente l’ultima al mondo a non avere letto il suo libro: perché non ne ho nessun bisogno. Riesco già da sola a produrre pensieri autogenerantisi dal nulla, stupidi e negativi, in grado di rovinarmi l’umore senza ragione, per quanto le vette della perfezione a cui porta questo libro sono per me ancora da raggiungere. Continua a leggere “Infelici e contenti, sull’arte di rovinarsi la vita”

Adriano Stagnaro, l’uomo che si è preparato alla morte amando la vita fino all’ultimo secondo

di Costanza Miriano

Per poche, pochissime persone che hanno chiesto di essere uccise, ce ne sono migliaia solo in Italia che chiedono di essere aiutate a vivere con dignità, di essere assistite, ci sono migliaia di famiglie lasciate sole a portare un carico enorme, e che mai se ne vorrebbero liberare. Queste famiglie avrebbero diritto di essere aiutate, insieme ai loro malati. Per loro, però, non si perde tempo in Parlamento.

Ma di fronte al dolore, alla carne sofferente che alcuni usano per affermare i loro deliri di autodeterminazione, invece che litigare sui principi io oggi vorrei parlare di un eroe. Senza polemica con chi non ce l’ha fatta, vorrei raccontare di un vero lottatore. Di un uomo grande, grandissimo. Di un modo virile ed eroico di vivere il dolore senza scappare. Ne ho sentito parlare da Padre Maurizio Botta, ai Cinque Passi. Adriano Stagnaro era nato nel 1970. Quando aveva 36 anni si è accorto di avere la SLA, una malattia terribile, degenerativa, mortale.

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