Posts tagged ‘Flora Gualdani’

3 marzo 2017

Due o tre cosette da ricordare a Gramellini sulla 194

di Costanza Miriano

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di Costanza Miriano

Capisco che, se sei una grande firma del Corrierone, non è che ti puoi mettere lì a perder tempo con gli articoli delle leggi, a cincischiare con queste puntigliosità, ma dopo aver letto il suo articolo, mi corre l’obbligo di ricordare due o tre cosette a Gramellini, visto che è lui a menarla con questa storia della legge, che poverina adesso quella donna, “costretta” a chiedere l’aborto in 23 ospedali, adesso alla legge non ci crede più.

Vediamo come stanno le cose.

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28 luglio 2016

Bioetica, Miseria e Misericordia: l’opera di Casa Betlemme

di autori vari

Pubblichiamo la relazione dell’ostetrica aretina Flora Gualdani (fondatrice dell’opera Casa Betlemme), tenuta a Roma il 25 giugno 2016 al IV Incontro internazionale degli ex studenti della facoltà di bioetica, a margine del convegno “Bioetica, Miseria e Misericordia” presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. (da Libertà e Persona)

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Buonasera a tutti,

ringrazio gli organizzatori per questo bel convegno e di avermi dato l’opportunità di presentare la mia esperienza. Saluto in particolare il professor Miranda di cui sono stata allieva nel lontano 2003.

E la professoressa Rodriguez che mi invitò tre anni fa a parlare in questo Ateneo. Vorrei ringraziare anche la professoressa Giorgia Brambilla: perché mia collega ostetrica, che stamani abbiamo ascoltato, ma soprattutto perché l’ho vista in felice terza attesa. Io dico sempre che di fronte ad una donna gravida dobbiamo genufletterci perché è tabernacolo della vita, che dà vita alla storia. Finché un pesce guizza, un filo d’erba spunta e un bambino nasce, c’è speranza per la barca della vita. Alleluja!

Un piccolo ospedale da campo nato ai tempi del Concilio Vaticano II.

Per spiegarvi cosa è “Casa Betlemme” vi darò alcune coordinate per inquadrarla, aiutandomi con immagini. E’ un’opera che viene da lontano ed è nata dalla mia professione ostetrica, tra una intuizione forte ricevuta in Terra Santa nell’agosto del 1964 (mi trovavo dentro la grotta di Betlemme) ed una maternità difficile che mi interpellò al ritorno in ospedale: dove trovai una donna malata di cancro che non intendeva abortire. Il coraggio eroico di quella giovane madre (ancora vivente) aprì la mia casa all’accoglienza. Pensavo che la cosa sarebbe finita lì, invece Dio aveva un progetto. Quella bambina accolta fu la prima di una lunga serie.

Negli anni ’70, con l’arrivo della legge 194 iniziarono a bussare alla mia porta le “ragazze madri”, da ogni parte d’Italia e poi del mondo. La mia abitazione divenne stretta. Così mi rivolsi a mio padre, un contadino sopravvissuto al lager della prima Guerra mondiale e poi emigrato dieci anni negli Stati Uniti per riuscire a comprarsi in Toscana due ettari di terra dove vivere con la sua famiglia. Gli chiesi la mia parte di eredità e usai quell’ettaro di terra per costruirci, con tanti sacrifici, alcune casette dove ospitare le maternità difficili.

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