Un gruppo di laici e Flora Gualdani, preoccupati per le sorti di Humanae Vitae

alla Pontificia Accademia per la vita

alla Pontificia Università Gregoriana

al prof. Humberto Miguel Yanez
al prof. Maurizio Chiodi

p.c.

a S.E. Card. Gualtiero Bassetti

al Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le scienze del matrimonio e della famiglia

al blog di Costanza Miriano

Oggetto: un gruppo di laici sposati, apostoli dell’Humanae vitae insieme a Flora Gualdani, preoccupati per le sorti dell’enciclica.

Con la presente ci associamo all’appello lanciato da Costanza Miriano che, in difesa dell’Humanae vitae, sostiene come questa enciclica non vada “reinterpretata” ma riscoperta. Sottoscriviamo totalmente il lungo intervento pubblicato nei giorni scorsi dalla nostra fondatrice, l’ostetrica Flora Gualdani.

Siamo un gruppo di giovani sposi cresciuti a questa scuola di vita dove, negli anni, abbiamo capito il significato autentico di quanto insegna l’enciclica di Paolo VI. Superando pregiudizi e disinformazione, qui siamo stati aiutati ad approfondire le ragioni di una norma morale che è il capitolo ancora più incompreso e distorto di tutta la dottrina cattolica. Una norma sicuramente impegnativa, ma con la quale la Chiesa ci insegna l’abbraccio totale e la «vera felicità» (Humanae vitae n. 31) all’interno di un cammino di crescita del rapporto coniugale. E’ un percorso di maturazione personale e relazionale dove la nostra fragilità, nel sacramento, incontra la Grazia. Perché Dio fa nuove tutte le cose, anche la vita sessuale.

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Siamo all’attacco finale su Humanae Vitae?

 Flora Gualdani è una signora di ottanta anni, una piccola ostetrica figlia di contadini. Dice che la sua pelle è così bella per tutto il liquido amniotico che le è arrivato in faccia in sala parto, mentre le sue donne partorivano. Le sue, perché ogni donna che Flora si è trovata ad accompagnare allo splendore di diventare madre, è diventata un po’ sua figlia. Alcune di loro, magari quella poverissima, la vittima di incesto incinta a undici anni o la donna stuprata, sono state anche tentate dall’aborto. Per poterle accogliere, loro e i loro bambini non cercati, ha costruito delle casette sulla terra ereditata dal padre. Una vita al servizio della vita, ben oltre l’orario di lavoro. E nelle ferie, andava a far partorire le donne dall’altra parte del mondo: nei paesi poveri, per aiutare; in quelli ricchi per imparare. Per poterle raggiungere tutte ha preso anche il brevetto da elicotterista, e si è iscritta a medicina.

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Due o tre cosette da ricordare a Gramellini sulla 194

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di Costanza Miriano

Capisco che, se sei una grande firma del Corrierone, non è che ti puoi mettere lì a perder tempo con gli articoli delle leggi, a cincischiare con queste puntigliosità, ma dopo aver letto il suo articolo, mi corre l’obbligo di ricordare due o tre cosette a Gramellini, visto che è lui a menarla con questa storia della legge, che poverina adesso quella donna, “costretta” a chiedere l’aborto in 23 ospedali, adesso alla legge non ci crede più.

Vediamo come stanno le cose. Continua a leggere “Due o tre cosette da ricordare a Gramellini sulla 194”

Bioetica, Miseria e Misericordia: l’opera di Casa Betlemme

Pubblichiamo la relazione dell’ostetrica aretina Flora Gualdani (fondatrice dell’opera Casa Betlemme), tenuta a Roma il 25 giugno 2016 al IV Incontro internazionale degli ex studenti della facoltà di bioetica, a margine del convegno “Bioetica, Miseria e Misericordia” presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. (da Libertà e Persona)

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Buonasera a tutti,

ringrazio gli organizzatori per questo bel convegno e di avermi dato l’opportunità di presentare la mia esperienza. Saluto in particolare il professor Miranda di cui sono stata allieva nel lontano 2003.

E la professoressa Rodriguez che mi invitò tre anni fa a parlare in questo Ateneo. Vorrei ringraziare anche la professoressa Giorgia Brambilla: perché mia collega ostetrica, che stamani abbiamo ascoltato, ma soprattutto perché l’ho vista in felice terza attesa. Io dico sempre che di fronte ad una donna gravida dobbiamo genufletterci perché è tabernacolo della vita, che dà vita alla storia. Finché un pesce guizza, un filo d’erba spunta e un bambino nasce, c’è speranza per la barca della vita. Alleluja!

Un piccolo ospedale da campo nato ai tempi del Concilio Vaticano II.

Per spiegarvi cosa è “Casa Betlemme” vi darò alcune coordinate per inquadrarla, aiutandomi con immagini. E’ un’opera che viene da lontano ed è nata dalla mia professione ostetrica, tra una intuizione forte ricevuta in Terra Santa nell’agosto del 1964 (mi trovavo dentro la grotta di Betlemme) ed una maternità difficile che mi interpellò al ritorno in ospedale: dove trovai una donna malata di cancro che non intendeva abortire. Il coraggio eroico di quella giovane madre (ancora vivente) aprì la mia casa all’accoglienza. Pensavo che la cosa sarebbe finita lì, invece Dio aveva un progetto. Quella bambina accolta fu la prima di una lunga serie.

Negli anni ’70, con l’arrivo della legge 194 iniziarono a bussare alla mia porta le “ragazze madri”, da ogni parte d’Italia e poi del mondo. La mia abitazione divenne stretta. Così mi rivolsi a mio padre, un contadino sopravvissuto al lager della prima Guerra mondiale e poi emigrato dieci anni negli Stati Uniti per riuscire a comprarsi in Toscana due ettari di terra dove vivere con la sua famiglia. Gli chiesi la mia parte di eredità e usai quell’ettaro di terra per costruirci, con tanti sacrifici, alcune casette dove ospitare le maternità difficili. Continua a leggere “Bioetica, Miseria e Misericordia: l’opera di Casa Betlemme”