La salute non dipende solo dal numero di contagiati da questo virus

Le mani d’un malato e di un’infermiera – Reuters

di Davide Checchi

Sono un medico specializzando in Malattie Infettive, lavoro con il Covid da più di un anno.
Ho sentito la necessità e il dovere di scrivere, per l’esperienza maturata quest’anno, in relazione alle gravi decisioni che si sono prese in queste ore in merito alla gestione della pandemia.

Decisioni che potevano essere anche comprensibili a marzo/aprile dell’anno scorso, quando ancora non conoscevamo il virus, non sapevamo come trattare l’infezione grave (basta solo pensare ai cortisonici) né avevamo un sistema sanitario già “collaudato” alla risalita dei contagi, non conoscevamo bene la modalità di trasmissione dell’infezione né si era organizzati per limitarla nelle strutture sanitarie o più in generale nella popolazione, a partire dalle mascherine che mancavano. Misure che però, allo stato attuale, appaiono non solo inadeguate, ma anche più dannose della malattia stessa. Anche perché la salute non dipende solo (come a volte si ha l’impressione leggendo i giornali) dal numero di contagiati da questo virus!

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Quello che è più nostro della nostra stessa vita

di Costanza Miriano

Domenica scorsa volevo andare a due messe: una di sera a Chiesa Nuova, per incontrare gli amici, una nella mia amata parrocchia, dove sarebbe andato mio marito, di turno al lavoro la sera. Siccome era la messa “di scorta”, per stare con mio marito, sono arrivata più in ritardo del solito (sì lo so sono una brutta persona), e non mi hanno fatta entrare. Vuol dire che i pochi posti disponibili rispettando le distanze erano stati presi, e mentre deploravo la mia sciatteria, gioivo perché erano mesi che non vedevo raggiunto il terzo della capienza.

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UNITI IN PREGHIERA #CoronaAntiVirus #MonasteroWiFi

CORONA AntiVIRUS

Abbiamo pensato di stringere la nostra comunità, la Chiesa, e il nostro paese, l’Italia, in un abbraccio di preghiera che non si interrompa mai, giorno e notte: una corona che non si spezza mai per spezzare la trasmissione del coronavirus, e molto più per la salvezza eterna di tutti. Sicuramente in tantissimi già lo stanno facendo. Nei monasteri e nelle case, nelle chiese e nelle strade, nei conventi e nelle città, un popolo orante alza la sua voce. Chi volesse anche farlo in modo organizzato può prendersi l’incarico di pregare un Rosario in comunione con i fratelli prenotando una mezz’ora del giorno o della notte, lasciando nome (basta anche solo quello di battesimo), città, orario scelto. Cerchiamo di coprire tutto il giorno e tutta la notte, passando parola a tutte le persone di buona volontà. Per ora si può prenotare solo il primo e il secondo giorno, ma stiamo lavorando per ampliare le prenotazioni fino a quindici giorni.

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