Restiamo liberi

Questo il parere scritto che mi ha chiesto la Commissione Giustizia della Camera sul ddl Zan Scalfarotto Boldrini. Perdonate la lunghezza…

di Costanza Miriano

Ringrazio i membri della Commissione che vorranno dedicarmi un po’ del loro tempo, e ringrazio coloro che mi hanno dato la possibilità di dare il mio contributo. Mi scuso se il mio linguaggio non sarà affatto tecnico: scrivo in qualità di giornalista e anche di madre (di due maschi e due femmine).

Per chi (immagino tutti) non sa chi sono, vorrei premettere che mi sono trovata a occuparmi di questi temi – maschile e femminile, ruoli, identità – del tutto casualmente, ormai quasi dieci anni fa, quando, mentre lavoravo alla redazione economia del tg3, ho pubblicato un libro in cui scrivevo lettere alle mie amiche per convincerle a sposarsi.

Quando ho cominciato a scrivere non pensavo che dire alcune ovvietà – dobbiamo essere libere di scegliere che tipo di donna diventare – mi avrebbe causato denunce, raccolte di firme per fermare il mio libro, contromanifestazioni: ciò prova che oggi ha diritto di cittadinanza un solo modo di intendere i ruoli, le relazioni, l’identità. Le centinaia di migliaia di copie vendute però dicono che invece a molte persone interessa anche un altro punto di vista, che racconterò alla fine per chi avrà la pazienza di arrivare fin lì.

Credo infatti, e arrivo al punto, che ogni persona debba essere libera di vivere gli affetti, i ruoli, la sessualità nel modo che sceglie più o meno liberamente (la storia di ognuno di noi è segnata da molte circostanze, e non in tutto ci autodeterminiamo). Credo che sia insindacabile ciò che ciascuno sceglie di fare in camera da letto, nella propria vita, privata e pubblica. Proprio perciò trovo questa legge profondamente ingiusta e contro la libertà. Ecco perché.

Non è la prima, ma è l’obiezione discriminante (discriminare non è sempre una brutta parola): la libertà religiosa. L’articolo 2 del Concordato tra Repubblica Italiana e Chiesa Cattolica, che gode di protezione costituzionale ex art. 7 Cost., garantisce “ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.

La Chiesa basa sulla differenza maschio-femmina tutta la sua visione dell’uomo. Quando la Genesi dice che Dio crea l’uomo a sua immagine, non dice che è dotato di ragione, o parola. Dice “maschio e femmina, a sua immagine”. Nella relazione tra uomo e donna è nascosto il segreto di Dio, la continua tensione, il rapporto di amore, la complementarietà figura della Trinità. Ovviamente questo per noi credenti, che non vogliamo imporre la nostra visione a nessuno, ma non possiamo neppure essere impediti a esprimerla. La Chiesa davanti all’omosessualità non può che dire che non compie il disegno originario della relazione uomo-donna.

Nel 2018 io ho riportato sul mio blog un’affermazione del Papa, che aveva detto che “nel caso dell’omosessualità ci sono tante cose che si possono fare, anche con la psichiatria, finchè sono piccoli, dopo i venti anni no”, e sono stata segnalata all’Ordine dei Giornalisti. L’OdG ha risposto che non potevo essere sanzionata perché avevo solo riferito un’affermazione del Pontefice.

Io, però, come tutti i cattolici, pretendo di essere libera non solo di riferire ciò che dice il Papa in un’intervista, ma anche di pensare come lui. La libertà religiosa è tutelata a livello costituzionale, ex art. 19 Cost., altrimenti si provoca un formidabile cortocircuito, perché per non discriminare altri la discriminata diventerei io, e proprio in base allo stesso articolo che qui si sta chiedendo di integrare, l’art 604 bis c.p., che vieta “ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”.

Non odio né, tanto meno, ho paura delle persone che provano attrazione verso lo stesso sesso, non la considero una malattia ma un mistero che è spesso l’esito di una ferita (in questo senso, e non nel senso di malattia, l’accenno alla psichiatria come possibilità). Penso che ci sia, come dicevo, un mistero inaccessibile al cuore di ognuno di noi – ciascuno ferito a suo modo – su cui nessuno è titolato a sindacare, ma pur rispettando questo ritengo che l’omosessualità non compia profondamente l’umanità di una persona, e proprio per amore di queste persone, per poter fare a quella persona la carità più grande, che è la verità, voglio essere libera di pensarlo, dirlo e scriverlo come ha fatto il Catechismo della Chiesa Cattolica: «Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.»

Libertà di pensiero e di espressione: va garantita a tutti, anche a chi come me e la maggioranza degli italiani, inclusi i molti non cattolici, è convinto che si nasce uomo o donna, cosa che si stabilisce alla nascita, e che segna non solo la conformazione degli organi riproduttivi, ma tutto di noi, a livello fisico, intellettuale, spirituale. Uomini e donne liberi di vivere la propria sessualità come desiderano, anche con persone dello stesso sesso, ma allo stesso modo di esprimere opinioni, nel rispetto della dignità della persona. Mi preoccupa molto, di fronte a una grande vaghezza delle norme che si vorrebbero introdurre, la tutela della libertà di espressione. Il ddl Scalfarotto ha il merito di essere l’unico che porta un esempio concreto, citando il caso dell’esposizione di uno striscione offensivo come quelli degli stadi. Se è questa la materia di cui si dibatte, nessun problema per me e tutte le persone civili, se non che gli striscioni offensivi sono già sanzionabili, senza bisogno di una nuova legge. Ma il reato di “omofobia” non è spiegato chiaramente, cosa che dovrebbe fare una legge. Questa vaghezza è evidentemente voluta per lasciare ampi margini di discrezionalità, e avere un potere di intimidazione, e alfine culturale.

Per esempio, può l’affermazione che si è uomini o donne essere considerata violenta, o istigazione alla violenza? Un caso fra tanti: il terzo collegio di disciplina dell’Ordine dei giornalisti del Lazio ha preso in esame, su segnalazione del signor Massimiliano Piagentini, l’articolo del collega Aldo Grandi che sulla Gazzetta di Lucca il 15 gennaio 2020 aveva scritto in merito a un fatto di cronaca “un transessuale brasiliano”, usando l’articolo maschile, e più sotto “l’identità si acquisisce alla nascita, si è maschi o femmine”. L’Odg ha archiviato il ricorso, ritenendo che il collega non abbia violato le norme deontologiche, ma da giornalista mi chiedo e vi chiedo: se fossero in vigore le norme che state prendendo in esame, si potrà davvero essere denunciati solo perché si usa l’articolo maschile? O perché si afferma che l’identità è sessuata? Cosa vuol dire omofobia (ammesso che si possa considerare reato una paura, sempre che esista)? E se è tutelata la libertà delle persone di scegliere la propria appartenenza di genere – cioè se un uomo che si sente donna ha la libertà di cercare di diventarlo – allo stesso modo io non ho la libertà di percepirlo comunque come un uomo? Può una legge entrare in una sfera privatissima, sacra e intoccabile come la percezione delle cose? Può essermi imposto per legge come percepire le persone? Possiamo imporre agli altri in uno stato democratico come ci devono percepire? (Nel caso io voglio essere percepita bellissima e giovanissima).

Ovviamente non ho nessuna ostilità neppure verso le persone che affrontano operazioni per cambiare sesso, come possono testimoniare quelle che conosco, nel mio quartiere, e anche coloro a cui mi è capitato di dare una mano (in questo periodo di covid e di attività ferme), perché di fronte al bisogno siamo tutti uguali. Ma usare un pronome maschile o dire che si nasce maschio o femmina non può essere sanzionabile. Dire che i figli hanno bisogno di un padre e una madre, e che l’utero in affitto è sfruttamento del corpo della donna, violenza sulla donna e sul bambino privato dei suoi genitori (anche quando etero), non può essere sanzionabile: lo afferma anche la filosofa francese Sylviaine Agacinski, femminista, di sinistra, laica, ricercatrice all’École des Hautes Études en Sciences Sociales, moglie dell’ex Primo Ministro socialista Lionel Jospin, nei suoi quattro ultimi libri.

Tra le tante parole spese nei ddl non ho letto le più utili e le più necessarie: cosa si intende per omofobia. Non è ammissibile ritenere discriminatoria qualsiasi affermazione di differenze basate sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere, quando, invece, il principio di uguaglianza presupporrebbe di trattare in modo uguale situazioni uguali; e in modo ugualmente differente situazioni differenti. E’ evidente che una coppia eterosessuale aperta alla vita è totalmente diversa da una coppia dello stesso sesso che non può concepire una nuova vita (a meno di non commettere il reato dell’utero in affitto, e di privare quello che anche agli animali è riconosciuto come diritto, cioè di essere allevati dalla mamma).

La differenza è enorme e non di dettaglio, è normale dire che siano diverse, non è offensivo. È semplicemente la realtà. La sanno tutti, solo che con questa legge non si potrà più dire: norme così fumose servono precisamente a questo, non a proteggere dalla violenza, cosa sacrosanta ma già prevista dalla legge. Servono a proibire alle persone di dire quello che vedono tutti (mi ricorda la fiaba di Andersen, ma ci sarà pur qui un bambino che avrà il coraggio di dire “il re è nudo”): dire che una coppia di due persone dello stesso sesso è diversa da una formata da uomo e donna non può offendere nessuno.

Se guardiamo ai paesi dove leggi simili sono in vigore, l’esito è spaventoso: padri di famiglia in carcere per un’immagine sulla felpa (Francia), vescovi incriminati per l’espressione delle verità professate, dipendenti pubblici licenziati per un like (Spagna), per non parlare dei paesi di common law (l’ostetrica sollevata dall’incarico per aver detto che solo le donne partoriscono, in Gran Bretagna, idem per l’eroe dei pompieri Usa, capo del corpo nazionale, perché sostenitore del matrimonio uomo donna).

Immagino che in concreto non verremo denunciati tutti, ma solo qualcuno a scopo dimostrativo, secondo il famoso insegnamento del Presidente Mao: colpirne uno per educarne cento.

Sapete bene cosa comporta una denuncia: costi enormi in termini di tempo, energie, soldi. Nelle anticipazioni del ddl pubblicate da L’Espresso – non mi risultano smentite – è previsto che le vittime di reati di discriminazione abbiano accesso al gratuito patrocinio a carico dello Stato anche a prescindere dai limiti di reddito generalmente stabiliti, grazie a un fondo di 2 milioni di euro all’anno. Avete presente per una famiglia con figli e che vive di stipendio cosa può rappresentare dover sostenere una causa, anche se si è innocenti? Perché lo Stato dovrebbe sostenere solo una parte, pregiudizialmente? E certo, sapere di avere le spese pagate e un trattamento di favore come categoria protetta incoraggerà le querele: perché non provare? Perché io, giornalista, devo essere denunciata da avvocati pagati dallo Stato, e togliere risorse ai miei figli per difendermi, se non ho fatto niente?

Purtroppo, viste le azioni di monitoraggio degli articoli fatte dai militanti lgbt che definiscono sul loro sito gay.it “omotransfobia” anche solo usare un articolo del genere “sbagliato”, non credo alle rassicurazioni degli estensori di questo ddl: si tenterà di imporre una lingua, in linea con le organizzazioni sovranazionali che dichiarano che usare un genere piuttosto che un altro cancelli la dignità delle persone. Ma dover parlare una lingua imposta cancella invece la mia dignità di persona che pensa autonomamente, di educatrice, di giornalista e di scrittrice.

Chi dovesse sostenere che una coppia dello stesso sesso non ha diritto al matrimonio o alla (omo)genitorialità, dunque, come potrà ritenersi al riparo da una denuncia? La distinzione tra i concetti di propaganda di idee fondate sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere (che rimarrebbe teoricamente non punibile), da una parte, e l’istigazione alla discriminazione (che diverrebbe punibile) è, dunque, del tutto effimera. Infatti, alla luce delle nuove tendenze che si vanno diffondendo a proposito di hate speech, cavalcate proprio dalle comunità LGBT, qualunque manifestazione di pensiero che inviti a differenziare in relazione all’orientamento sessuale e all’identità di genere viene tout court ricondotto a un discorso d’odio che si pretende porti con sé l’incitamento alla violenza. Con ulteriore pericolosa erosione della preziosa concezione del reato come fatto offensivo tipico (in antitesi a concezioni del reato facenti capo all’atteggiamento interiore del soggetto e alle sue opinioni) contenuta nel nostro codice penale e nella nostra Costituzione. Insomma, il processo alle intenzioni.

Sono totalmente con Papa Francesco quando dice che il gender è un grande sbaglio della mente umana: “Il riemergere di tendenze nazionalistiche (…) è pure l’esito dell’accresciuta preponderanza nelle Organizzazioni internazionali di poteri e gruppi di interesse che impongono le proprie visioni e idee, innescando nuove forme di colonizzazione ideologica, non di rado irrispettose dell’identità, della dignità e della sensibilità dei popoli.” – Papa Francesco al Corpo Diplomatico (7 gennaio 2019, http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2019/january/documents/papa-francesco_20190107_corpo-diplomatico.html )

Dunque se il Parlamento istituirà il fondo per la difesa legale,voglio anche io un fondo per difendere chi è vittima di odio lgbt: insulti in rete a non finire, e poi ogni anno il Gay pride – ci sono i filmati – mi omaggia di un vaffa… corale di piazza (il fatto che l’ingiuria avvenga in presenza di più persone è anche un aggravante). Perché io non posso avere una difesa pagata con fondi pubblici? Leggo che il testo del ddl Boldrini sottolinea che “le donne sono di gran lunga le maggiori destinatarie del discorso d’odio on line”. Ma solo l’odio per le donne di una certa parte va punito? Questo introduce il secondo tema: perché alcune persone dovrebbero ricevere una tutela maggiore di altre? Non è anticostituzionale?

Da madre di adolescenti vi invito infine a riflettere per esempio sul calvario dei ragazzini sovrappeso a scuola. O di quelli imbranati, fuori moda, magari con pochi mezzi economici. Perché le offese a loro dovrebbero essere colpite con minore attenzione di quelle basate sull’identità? “La presente proposta di legge – dice il ddl Zan – si propone, dunque, di realizzare un quadro di maggiore tutela delle persone omosessuali e transessuali”. Perché dovrebbero essere tutelate più di altre, quando già il nostro quadro normativo prevede tutte le tutele verso ogni persona (che poi non vengano applicate, come nel mio caso, è un altro discorso). Può la ragazzina sovrappeso che i compagni a scuola chiamano “cicciona de m…” ricevere minori tutele?

Credo che l’accettazione e il rispetto, l’attenzione e la tenerezza verso ogni persona non siano atteggiamenti che si impongono per legge, e neanche con lindottrinamento – mi riferisco ai fondi stanziati dal ddl per la presenza nelle scuole. Nelle scuole dei miei figli si sono fatti corsi contro il bullismo, ma se vedeste quello che si legge in certe chat di classe capireste che non sono serviti a nulla. L’educazione non è indottrinamento, è un lavoro di cura, paziente, che richiede la presenza dei genitori, l’ascolto, l’amore: solo chi è amato e accettato può amare. Il cuore dei ragazzi non cambia con la lezioncina sui diritti, che spesso in loro sortisce, anzi, la reazione contraria, e tanto meno con l’imposizione di una neolingua. E’ la testimonianza di adulti credibili e disposti a spendersi per loro che educa i ragazzi: loro, soprattutto nell’adolescenza, non ascoltano le parole degli adulti. Loro guardano gli adulti. E poi come sanno anche i muri, sui ragazzi hanno più influenza, che so i palchi televisivi ornati di arcobaleno, i talent show pieni di modelli sessualmente indefinibili, la riscrittura persino dei classici (anche Shakespeare a teatro riserva ormai l’ammiccamento a tematiche gay), le serie Netflix, Amazon e tutte le altre che ormai prevedono obbligatoriamente l’inserimento di almeno un personaggio con attrazione verso lo stesso sesso, anche quando non richiesto dalla trama. Sembra una sorta di “tassa” da pagare per poter essere ammessi nei grandi circuiti dell’intrattenimento.

Quanto alle scuole, io sono contraria all’educazione sessuale perché tema valoriale (e per non togliere tempo alla didattica sempre più povera e meno esigente), ma se la si vuole imporre, in nome della libertà educativa tutelata dalla Costituzione si imponga anche la visione della sessualità che propone un rapporto esclusivo tra uomo e donna, aperto alla vita. Perché solo l’educazione proposta da una parte e ideologicamente connotata deve essere finanziata dallo Stato? Perché l’insegnamento della religione cattolica è facoltativo – benché senza averne i fondamenti non si capisce metà della nostra letteratura e la maggior parte dell’arte e architettura – mentre la lezione sul gender deve essere obbligatoria, e pagata anche dalle mie tasse? Usare le leggi e i soldi pubblici per operazioni culturali è scorretto e degno di uno stato totalitario.

Infine: discriminare secondo il dizionario Treccani significa “distinguere, separare, fare una differenza”. Se io dico per esempio che non voglio che una persona omosessuale insegni educazione sessuale nella classe dei miei figli, sto facendo una differenza, esattamente come immagino farebbe una lesbica che non volesse che a fare educazione sessuale nella classe di suo figlio andasse una persona che pensa che il sesso ordinato è solo tra maschio e femmina, quindi che insegnasse a suo figlio che i rapporti sessuali della madre sono intrinsecamente disordinati.

Su temi valoriali discriminare, cioè distinguere, non solo non può essere reato, ma è un diritto intoccabile e sacro: giudicare – le azioni, non le persone – è ciò che dice come stiamo nel mondo, dove io – e quelli che la pensano come me – abbiamo lo stesso diritto di cittadinanza degli altri.

Concludo con la mia esperienza – è un po’ fuori tema ma non del tutto, comunque siete esentati dalla lettura. Io ho sperimentato che non solo gli stereotipi di genere non esistono più, ma anzi al contrario mi ritengo vittima di stereotipi opposti a quelli della donna costretta a stare a casa soggetta al maschio. Mi sono bevuta tutti i dettami della cultura femminista, crescendo negli anni ’80 con l’idea che dovevo prima pensare alla mia realizzazione professionale, poi al resto. Presto sono diventata una giovane che aveva lasciato la sua città per la capitale, lavorava al tg nazionale, abitava da sola a Campo de’ Fiori, attraversava l’Oceano per andare a correre maratone a New York, usciva di notte. Quando ho avuto la fortuna di innamorarmi, sposarmi e dare alla luce un figlio tutto il mondo intorno mi diceva che ero un’incosciente, e che prima avrei dovuto consolidare una carriera. La prima cosa che mi chiese il medico fu: “vuoi tenerlo?”. Avevo 27 anni, non 15.

Quando è nato nostro figlio, ho capito che non c’è un privilegio più grande al mondo, non c’è carriera che non impallidisca di fronte a un figlio dato alla vita. Ho capito che anche quando facevo cose importanti al lavoro, usavo una parte infinitamente più piccola dell’intelligenza che serve nelle relazioni e nella gestione della vita. Dirigere un tg è una cosa che passa, mettere al mondo una persona e amarla e cercare di accompagnarla è un’opera che resta per sempre.

Ho avuto quattro figli da precaria, mentre tutte le mie colleghe facevano carriera, perché oggi contrariamente a quanto si dice non sono discriminate le donne, sono discriminate le madri. Non per addossare colpe alla mia azienda, che anzi ha avuto comprensione per le mie esigenze, ma per stigmatizzare i modelli lavorativi in generale, che non tengono conto del lavoro di cura, e prevedono solo uno stile di lavoro “maschile”, in cui la vita privata è tenuta fuori. Le donne possono fare carriera, ma solo a patto di essere pronte a lasciare i propri figli molto a lungo.

Incontro – prima del covid e spero di riprendere – centinaia di donne ogni settimana, in giro per tutta l’Italia, da anni: sono ormai decine di migliaia. Quando voglio essere certa di avere tutta la sala dalla mia parte, e di strappare infallibilmente un applauso dico: “noi non chiediamo che le madri possano lavorare di più, ma che le lavoratrici siano più libere di essere madri”. Ovviamente non lo dico per l’applauso, ma perché questa è stata la mia faticosa storia personale, ed è quella di un numero incalcolabile di donne nel mondo, che non chiedono di essere sollevate dai figli, ma libere di essere madri presenti, se lo desiderano. Io conosco quasi solo donne che desiderano essere più presenti, e avere più figli di quelli che hanno (infatti abbiamo tassi demografici da estinzione). Molte amiche e colleghe si sono accorte troppo tardi di essere state ingannate dai diktat della cosiddetta emancipazione, che può essere anche una schiavitù, perché la maggior parte delle donne non fa la dirigente d’azienda, l’avvocato, la politica o la giornalista, ma lavori meno riconosciuti e con scarsissima libertà di gestione, tale da rendere la cura degli affetti più cari un lavoro quasi eroico. E la chiave non è essere sollevate dalla cura, che è la cosa che amiamo di più, ma aiutate a ottimizzare, meglio pagate, più libere. Il sogno delle donne non è avere i figli al nido otto ore al giorno per poter andare a fare le commesse, ma godersi il privilegio di tanti piccoli uomini o donne da far entrare nel mondo. Credo – insieme alla totalità delle donne che incontro – che sia una violenza sulle donne imporre loro modelli di produzione e presenza sul lavoro maschili, e che la vera battaglia sia chiedere un modo di lavorare diverso.

Alle nostre figlie cerco di insegnare che quando sceglieranno cosa fare da grandi, tengano conto del fatto che il più grande potere che potranno raggiungere studiando sarà la libertà di scegliere il loro bilanciamento tra affetti e presenza nel mondo esterno (che non è necessariamente lavoro: ho amiche con dottorati e master che hanno scelto la famiglia senza alcuna frustrazione, certe anzi di avere un privilegio). Credo infatti che la libertà sia davvero il più grande privilegio che si possa avere, e per me che sono cattolica è ovvio che la libertà di ciascun uomo è sacra e intoccabile persino per Dio.

 

 

95 pensieri su “Restiamo liberi

  1. MARGHERITA PO

    Vai Costanza!! Spero e prego che il Signore apra la mente e il cuore a chiunque leggerà queste tue parole, in particolare politici, tecnici, uomini di governo.
    Grazie per il tuo impegno in questa battaglia.

    1. Anna Salmetti

      Sono ammirata di tale lucidità mentale,posso dirlo,carissima Costanza, ti ringraziamo x la lotta che sostieni x la libertà non con ideologie false , ma con l’impegno tuo personale.

  2. Paolo

    “Costanza”, tenacia e cuore immenso.
    Tu sei capace di fermare la dittatura intorno a noi.
    Chiunque si dovrebbe inginocchiare, soprattutto in un parlamento di una repubblica democratica

  3. Franca

    Ho letto!
    Monumentale, intelligente, pratico, puntuale, realista, materno.
    Grazie infinite cara, carissima Costanza!!!

  4. Daniela

    Bellissimo articolo, grazie di cuore! Ho sentito risuonare molti punti e, in particolare, mi sono commossa quando parli del grande privilegio di dare alla luce un figlio ed accompagnarlo alla vita! E’ vero, è un dono immenso, incommensurabile, da custodire e difendere dai finti modelli di emancipazione, benessere e autorealizzazione che il mondo propone e che portano soltanto alla deriva. GRAZIE!

  5. Maria

    Ma che bello!
    È l’eterna lotta tra verità e menzogna che fa tribolare chi ama la verità.
    Dio ti accompagni fino alla vittoria come Davide con Golia.

    1. alef

      Liberos! Persone simili a nubi elevate da terra e sature di celeste rugiada, pronte a volare dovunque le spinga il soffio dello Spirito…

    2. Flavio

      Grazie Costanza. Ti seguo da tempo, ho avuto il piacere di scambiare due parole con te e conosco il tuo amore per il prossimo e per la Verità . Le tue parole, insieme a quelle dell’onorevole Mantovano, sono totalmente condivisibili e dovrebbero bastare a chiunque abbia a cuore, appunto, la Verità e non una sua versione ideologicamente addomesticata.
      Dio ti benedica.

  6. alef

    “La Veirta vi farà liberi”. Chiunque scriva sotto l’influsso benefico dello Spirito Santo rende testimonianza alla Verità…

    Non praevalebunt!

    Che il Signore ti benedica sempre, sorella Costanza!

  7. Michela

    Sono veramente edificata nel leggere il suo intervento, lo condivido in ogni parola, la ringrazio di cuore, il Signore la benedica ora e sempre

  8. Arianna Azara

    Che dire cara Costanza? Mi sento rappresentata da ogni parola di questo meraviglioso articolo. Si percepisce che dietro ad ogni pensiero c’è lo Spirito Santo che parla. Mi auguro che il Signore mandi il suo Spirito nei pensieri e nelle azioni dei nostri deputati perché siano rispettati i diritti di parola e di libertà.

      1. Nunzia

        Un articolo fiero e umile al contempo, da condividere e supportare. La tua scrittura edifica, e se qualche s-puro di cuore potesse incrociarla e per una volta tanto, privilegiarsi di leggere la verità nel proprio cuore, potrebbe solo sostenerti. Onorata di leggerti

  9. Luisa

    Condivido pienamente (anche sul fatto di voler essere percepita bellissima e giovanissima).
    Grazie Costanza

  10. Paola

    Grazie Costanza! Lo Spirito Santo ti doni sempre la forza e la libertà di combattere la buona battaglia.
    Noi preghiamo per te!
    Paola Zuppelli

  11. Paola

    Ma Costanza, eccellente, deve avere un canale privilegiato per la Grazia… è’ illuminata e mi ha pure commossa. Speriamo faccia breccia nei cuori e nella ragione

  12. Francesco Paolo Vatti

    Grazie mille per aver scritto questo parere e grazie per avercelo fatto leggere! Ottima spiegazione del fatto che le foglie sono verdi (mi riferisco a Chesterton, vero profeta)!
    Condivido anche l’ultima parte: il rapporto che i figli hanno con la madre è qualcosa che noi padri, in fondo, invidiamo…

  13. Maria Chiara

    Sei meravigliosa! È evidente che non lo hai scritto “da sola” (Spirito Santo!)
    Lo vorrei imparare a memoria per poterlo riportare a tutti quelli con cui mi trovo ad affrontare queste tematiche. Hai detto tutto!
    Mi sento chiamata in causa per raccontare la mia (e di mio marito!) esperienza.
    Sono una madre, ma io e il mio amato marito non abbiamo generato nostro figlio. Dio Padre aveva un altro progetto per noi e cosi ci ha dato il privilegio di accogliere ed amare un bambino nato da un’altra mamma. Per non cadere in malintesi , siamo passati per l’adozione. Cammino faticoso e pieno di preliminari pesanti che hanno lo scopo di dare l’IDONEITA’! Io femmina, mio marito maschio (rischio una denuncia?!), ognuno con il proprio passato, con le proprie ferite. Abbiamo ritenuto giusto questo faticoso percorso per ottenere il via libera ad essere genitori. Noi genitori adottivi potremmo anche percorrere questa strada per altri fini, nostri personali, per esempio riparare alla frustrazione di non poter concepire la vita, oppure riempire il vuoto di una famiglia senza figli, ma a differenza dei figli naturali, noi portiamo nella nostra casa e nel nostro cuore un bimbo già ferito, molto spesso traumatizzato e non possiamo permetterci di riversare su di lui le nostre frustrazioni e i nostri problemi, quindi ben vengano percorsi duri e faticosi, strade tortuose fatte di psicoanalisi, svisceramenti familiari e tutto ciò che ostacola il percorso intimo ed individuale per diventare genitori.
    La domanda nasce spontanea : perché noi “etero” dobbiamo per legge percorrere questo iter e gli “omo” no?! Non è discriminazione anche questa? Noi genitori etero siamo forse più problematici degli altri?! Può darsi. Sta di fatto che questo percorso è necessario e pure obbligatorio!!!!
    Quante domande senza risposta e quante risposte vane ed inutili su temi cosi importanti , direi divini, ovvero che riguardano la sacralità della vita e della sessualità .
    Grazie Costanza.

  14. Stefano B

    Sono le parole più belle, chiare, nette, vere e rispettose che abbia mai letto nella mia vita su questo tema. La Verità è sempre bella, chiara, vera e rispettosa. Grazie!

  15. Catherine

    cara Costanza, GRAZIE!!! grazie perché non ti stanchi di dire cose ovvie, che però qualcuno non vuole più sentire, sono proprio contenta e spero tanto che i cuori si risveglino… finché c’è fiato si devono dire le cose come stanno, con tanta gratitudine, e il ricordo nella preghiera

    1. Noemi

      Cara Costanza, uno scritto perfetto!
      Grazie per ciò che fai, sicuramente a prezzo di grande fatica e sofferenza.

      Ps: Comunque anche io ritengo che tu sia bellissima, giovanissima e…magrissima! 😉
      Grazie ancora!

    2. NonnaAnna Maria

      Ho letto solo oggi il tuo articolo, che rispecchia la mia “preoccupazione ” di questo ultimo mese.
      Sai, non sto più pregando il Rosario per il coronavirus perché ho pensato di rivolgere la mia preghiera proprio per la conversione di tutti i promotori di queste proposte di leggi contrarie alle Leggi Divine. Prego per loro perché sono i miei “nemici” che voglio amare, pensando alle loro Anime, come vuole Gesù. E poi, perché se loro si convertissero, vedrebbero la Verità e cancellerebbero subito le loro proposte, si nasconderebbero per la vergogna e con dolore chiederebbero perdono a Dio ed alle loro stesse famiglie ed in particolare alle loro mamme e papà che magari con sacrifici e certamente con amore, li hanno allevati ed educati. E povere mamme che con lacrime hanno provato vergogna per quanto i loro figli e figlie, ora stanno facendo di male contro l’umanità.
      In questi casi, l’unica arma con la quale ottenere la vittoria sul Male dilagante, è la preghiera. Non una sola “Avemaria” va perduta !

  16. carla

    Già, dire che l’erba è verde non offende nessuno, dire che solo le donne (le femmine mammifere, se per questo) partoriscono è un’ovvietà ancora maggiore, ma non si deve dire, è offensivo! Verso poi chi non si capisce, ma per il pensiero unico è così

  17. Ermes

    Grazie Costanza per aver accettato di rispondere con questo scritto alla richiesta della Commissione Giustizia della Camera. La verità detta con carità è ciò che anche Gesù ha fatto con i sui discepoli e a favore dell’umanità intera di tutti i tempi.

  18. Angela

    Grazie veramente.
    Speriamo che il Signore apra i cuori e le orecchie delle persone che dovranno ascoltare queste parole, anzi questo accorato messaggio. Forse qualcuno non ne ha mai avuto l’occasione e per questo è molto importante che sia stato scritto.
    Spero un giorno di poterti conoscere, nel frattempo prego che il Signore custodisca te e la tua famiglia

  19. FRANJO

    Seguo spesso questo sito ma intervengo per la prima volta. Non posso fare a meno di ringraziare e applaudire, commosso, per questo magistrale – limpidamente chestertoniano – intervento. Classe, ironia, intelligenza, capacità argomentativa, passione e studio.
    Chi si chieda cosa significhi “testimoniare”, si misuri su questo modello. Chapeau!

  20. Chiara bellani

    Ovazione per l’inarrivabile Costanza! Se dopo aver letto il tuo contributo, chi di dovere non archivia all’istante la follia di questo disegno di legge, vuol dire che per il nostro povero popolo non c’è più speranza, che ragione e libertà sono morte nella nostra patria, “sì bella e perduta”….

  21. Vale

    Direi 10 anni di galera.vabbe’,con 5 di domiciliari. 50milaeuro di multa.e perdita della patria potestà.
    Se va bene.
    Okkio che siccome le leggi,come abbiam già visto,per gli amici si interpretano ma per i nemici si applicano,la retroattività non è esclusa.
    Naturalmente con l’aggravante della recidiva per i numerosi articoli e libri a senso unico.
    Lei deve essere riprogrammata, pensa ancora che 2+2 faccia 4. Che l’acqua bagni e che il fuoco bruci.
    Ma dove vive? Come pensa?

  22. Commento

    Gentile dottoressa Miriano, il suo intervento è a dir poco encomiabile, scritto con una sapienza notevole.
    Solo un punto mi ha colpito : quando lei parla dei paesi dove simili leggi sono “entrate in vigore”, accenna a un caso negli Stati Uniti. Non sono a conoscenza dell’episodio da lei citato ma sono invece a conoscenza del fatto che negli USA NON esiste alcuna legge anti-omofobia.
    Negli Stati Uniti, per esempio, in tutti gli stati un adulto non soddisfatto della condizione omosessuale può recarsi da un terapeuta per cercare di superarla, e in tantissimi stati USA anche un minorenne lo può fare. Negli USA, verso la fine del 2019, l’Università Cristiana dell’Arizona ha ospitato la conferenza annuale dell’Alliance for Therapeutic Choice and Scientific Integrity, un’associazione di professionisti della salute mentale che non ha pari in nessun altro paese del mondo, il cui scopo dichiarato è offrire aiuto psicoterapeutico a chi ha attrazione indesiderata per lo stesso sesso.Inoltre vi sono associazioni analoghe, ma di stampo religioso, come “Living Waters” di Andrew Comiskey. Nessuna di queste associazioni negli USA può essere imbavagliata per quello che dicono o scrivono.
    Se pensiamo poi al World Congress of Family, che ha avuto luogo a Verona l’anno scorso, si tratta -se non sbaglio- anche di un’associazione che ha base negli Stati Uniti, e che esprime pubblicamente e liberamente un’opinione diversa dalla decisione della Corte Suprema del 2015.
    Mi rendo conto che i diritti LGBT sono più estesi negli USA che in Italia, ma non certo la limitazione delle idee.
    Detto questo, la ringrazio per il suo coraggioso ed encomiabile intervento!

  23. Andrea Marino

    Magistrale. Il Pulitzer è troppo poco. Lo condivido sul mio profilo fb, anche se questo probabilmente mi causerà segnalazioni negative.

  24. Alda

    Monumentale Costanza👏👏👏

    Se fossi la Boldrini (o la Cirinna’), sarei invidiosissima della tua statura morale che loro, povere, non raggiungeranno mai, immerse come sono nella loro melma….

  25. Giulia

    Grazie cara Costanza, di aver dato voce alla famiglia senza aggettivi qualificativi aggiunti, perché la famiglia è solo una, quella fra uomo e donna, maschio e femmina, che generano maschi e femmine. Grazie di aver sgranato il contro-rosario delle prevaricazioni subite a livello economico, educativo e sociale, dalle donne e dalle famiglie, soprattutto quelle numerose sempre meno tutelate e sempre ridicolizzate e colpevolizzate di esistere e di voler insistere a mettere al mondo figli d’uomo colpevoli di inquinare la Dea Terra. Grazie di dare una testimonianza di verità, una verità talmente ovvia e patente che ingenera spavento l’idea che davvero possa diventare perseguibile l’annunciare questa verità.
    Grazie di continuare a suonare la tromba nelle trombe di Eustachio ormai sempre più otturate e contorte di troppi membri della Chiesa, che hanno venduto la primogenitura dello Spirito per molto meno di un piatto di lenticchie.
    Propongo di continuare con rinnovato entusiasmo la nostra adesione alla preghiera della Corona ANTIVIRUS, inserendo anche l’intenzione che il demonio venga sconfitto sul gender.

  26. Antonietta

    Hanno gia detto tutto, io aggiungo solo che sei pure molto tonica! Ti ringrazio di cuore per avere messo in parole i miei pensieri e prego che lo Spirito Santo continui ad illuminarti.

  27. alef

    “In tempi di menzogna universale, dire la verità è un atto rivoluzionario” (George Orwell)

    Avanti tutta Costanza carissima!

  28. Roberto C

    Saggio pienamente condivisibile, persino emozionante per come è accorato. Cmq, non si faccia molte illusioni, perché in quelle camere si confida nell’autodeterminazione dell’uomo e non in Dio.

  29. Maria

    Mentre leggevo l’articolo era come se stessi scorrendo le pagine della mia mente e del mio cuore. Grazie

  30. Pingback: Sulla legge anti-omofobia – Le cose minime

  31. francesca moroni

    Ho letto l’articolo alle 2 di notte, perché scoprirai a tue spese che la menopausa ti dà alcune notti insonni e alcune in cui dormi come un ghiro; sono con te per le tante volte che mi hanno guardata schifata quando andavo al parco con i miei 7 figli e ora che guardano con lo stesso sguardo mia figlia e le mie nuore per lo stesso motivo spesso dicendo: “fanno i figli perché lo stato li paga” o per quella volta che la collega mi ha detto “forse dovrai guadagnarti lo stipendio come facciamo noi invece di sfornare figli ogni anno”, chissà se faranno mai una legge contro la “mammofobia”? Sono con i vescovi che sono ancora assopiti per il coronavirus, un po’ più svegli per questa legge, è vero che la Sposa di Cristo si deve comportare come Lui che non ha fretta di parlare e non parla troppo ma neanche troppo poco, siamo figli di Dio e dovremmo avere la Sua stessa autorità quindi non siamo timidi e paurosi perché non è così che ci ha fatti il Padre. Francesca

    1. Francesco

      Spero che chi ti doveva ascoltare abbia avuto il coraggio di farlo, perché gli steccati ideologici sono purtroppo più alti di quello che fu il muro di Berlino. Sono padre di sei figli ed, al momento, di cinque nipoti. Ci prepariamo alla persecuzione ma la Verità non può essere soffocata. Coraggio!

    2. Beppe

      chi genera figli paga 2 volte.
      Primo perché li deve crescere in una società che è tossica nei confronti della maternità e dell’infanzia.
      Secondo perché i suoi figli, una volta cresciuti, dovranno lavorare per pagare le pensioni anche a quelli che li hanno schifati.

  32. samuel

    Gentile dottoressa, ho letto il suo articolo,e poiché la penso esattamente all’opposto di quanto lei spesso sostiene sono stato stimolato dalle sue parole.
    Non voglio essere un provocatore, ma le propongo uno spunto di riflessione.
    Capisco molte delle cose che dice, soprattutto l’idea che affidare alla magistratura il rispetto di norme di opinione è una sconfitta ed è davvero pericoloso. E voglio credere ala sua buona fede, quando dice di non voler discriminare gli omosessuali.
    Lei si è battuta vigorosamente in passato perchè a persone come potrei essere io, non fossero riconosciute le stesse cose che vengono riconosciute a chi fa scelte di vita come la sua (che non necessariamente condivido, ma che rispetto).
    Però le dico che la sua battaglia sarebbe molto più convincente se aggungesse una semplice postilla: chiedere al parlamento di legittimare ed equiparare le unioni sentimentali tra due persone adulte (o in grado di intendere e volere) alla luce della legge (quindi una legge anche più avanzata di quella delle unioni civili che lei ha tanto avversato in passato). Sempre e comunque. E’ evidente che per lei e le sue convinzioni non è concepibile un’unione sentimentale e affettiva tra due persone dello stesso sesso (e anche di sessi diversi ma non destinata alla procreazione), ed è evidente che l’unione che lei auspica ha una valenza religiosa, ma se altri la vogliono vivere in modo diverso a lei che cambia?
    Quindi la proposta è di chiedere di non riconoscere il reato di omofobia così come lei ha ben argomentato, ma allo stesso tempo di chiedere che lo stato riconosca esattamente allo stesso livello qualunque tipo di unione sentimentale tra due adulti. Sia che passi attraverso una cerimonia religiosa (come il sacramento del matrimonio) sia che passi per un impegno preso davanti a un pubblico ufficiale. Il quale peraltro non deve mettere avanti le sue convinzioni personali (legittime, ma personali) contro l’impegno di due persone.a volersi bene e sostenersi reciprocamente.

    Aggiungo una postilla (anzi due):

    non ho volontariamente menzionato i bambini e tutto quello collegato a loro. (utero in affitto, adozioni ecc. ecc.) . so benissimo che è un argomento delicatissimo, e propongo di tenerli fuori da ogni possibile discussione. Come una tregua olimpica…
    e tutto sommanto ecco la seconda: immagino benissimo che alcuni lettori (forse tutti?) di questo blog non la pensano come me. sarò lieto di argomentare con garbo a chi scriverà con garbo, sempre che la padrona di casa accetti questo tipo di dialogo tra i commenti del suo blog.

    1. Sergio

      Ma che bisogno c’è che “lo Stato riconosca esattamente allo stesso livello qualunque tipo di unione sentimentale tra due adulti” ? E come se lo immagina questo riconoscimento? Con una scimmiottatura del matrimonio tra uomo e donna? I rapporti di amicizia profonda tra persone dello stesso sesso sono sempre esistiti e a nessuno viene in mente di criticarli. Amore e amicizia hanno del resto la stessa radice. Ma questo genere di rapporti amichevoli sono altra cosa dall’unione matrimoniale che genera vita. L’omosessualità è sterile ed è per questo che è stata sempre malvista e mal tollerata: il gruppo, la società, per sopravvivere aveva bisogno della generazione di nuovi individui. La società e lo Stato non possono “riconoscere esattamente allo stesso livello qualunque tipo di unione sentimentale”.
      Trovo poi assolutamente ridicola e offensiva questa sua affermazione o insinuazione:
      “E’ evidente che per lei e le sue convinzioni non è concepibile un’unione sentimentale e affettiva tra due persone dello stesso sesso”. Ma mi faccia il piacere, non siamo dei tali trogloditi o sprovveduti. La morte di Etienne de la Béotie fu per Montaigne un evento traumatico, i due erano legati da profonda amicizia o amore (ma non so se facessero sesso insieme). E Patroclo e Achille e chissà quante altre belle amicizie.
      Viva pure i suoi affetti come meglio crede, ma non pretenda riconoscimenti speciali da parte della società che del resto ormai non perseguita più gli omosessuali. Sono piuttosto gli omosessuali che pretendono leggi speciali per perseguitare chi non accetta l’omosessualità come perfettamente naturale, magari anche gradita a Dio come dice un gesuita fellone. L’omosessualità esiste ed è oggi in genere accettata dalla società, ma non può essere equiparata all’eterosessualità che genera. Purtroppo la Chiesa in uscita di papa Bergoglio ha ammainato bandiera anche su queste tematiche per piacere al mondo.

    2. Beppe

      e per quale ragione vuoi tenere fuori dalla discussione l’utero in affitto, la compravendita di neonati, l’inutilità della figura materna … e tutte le altre conseguenze che derivano dalla legge sulla parità che tanto auspichi?

    3. Maddalena

      Per Samuel un invito alla lettura del libro ” San Giovanni Paolo Magno” di Luigi Maria Epicoco e Papa Francesco

    4. Roberto C

      @ Samuel

      Samuel, tu scrivi a Costanza: “E voglio credere ala sua buona fede, quando dice di non voler discriminare gli omosessuali…”

      Ebbene, voglio significarti che non solo Costanza non discrimina gli omosessuali, ma nemmeno la Chiesa lo fa. L’omosessuale che vuole abbracciare il credo cattolico, può farlo, ma naturalmente bisogna che si prenda pure la responsabilità della vita cristiana, e questo è un discorso che vale per tutti!
      La fede cristiana, non ammette i rapporti pre-matrimoniali , lo stato di convivenza, così come rapporti disordinati tra coniugi e, a maggior ragione, considera le unioni omosessuali del tutto illecite!
      Chi si definisce cristiano, ha dunque il DOVERE ad esortare a non praticare tali atti innaturali.
      Cristo ha insegnato che il matrimonio è solo quello tra uomo e donna, per cui le coppie omosessuali non rientrano in alcun progetto di Dio. Il cristiano ha il dovere di affermare questa verità che promana da Dio medesimo!

  33. FRANCO TREVISAN

    Grazie e…. buon lavoro…..per noi. Ora sarà bene suonate le campane non solo per il funerale del virus, ma anche per darci la sveglia e portare ai nostri mondi i contenuti così ben esposti.

  34. Valeria Pigozzi

    O @Samuel, poni dei paletti che impediscono qualunque tipo di confronto: vorresti parlare dei matrimoni gay, ma lasciando fuori l’argomento “bambini”. Che è un aspetto leggermente essenziale, direi.
    Quindi a me personalmente viene da risponderti più o meno come Totti alla pallina di detersivo: “Gioca da solo, vah!” (NB: da pronunciarsi rigorosamente col suo splendido accento! 😄)
    Sorvolo sul resto del tuo mellifluo intervento, costruito tutto su una serie di oblique distorsioni della realtà, facendoti solo riflettere sulla insensatezza della domanda che poni ai frequentatori del blog: “noi kattolici scambieremmo il ddl zan con il matrimonio gay?”
    Sai benissimo che chi sostiene il ddl zan vuole ANCHE il matrimonio gay con GPA, quindi si discuterebbe sul NIENTE. Saresti un negoziatore senza poteri, ma in realtà vuoi solo vedere se a questa domanda assurda ti rispondiamo con delle sciocchezze, per poi confutarle.

  35. Valeria Pigozzi

    O @Samuel, poni dei paletti che rendono impossibile qualsiasi confronto: vuoi parlare del matrimonio gay ma escludendo il tema “bambini”: aspetto  leggermente essenziale, direi.
    A una simile offerta di dialogo si può rispondere solo con le parole di Totti alla pallina di detersivo: “E allora gioca da solo, vah!”.
    Sorvolo sul resto del tuo mellifluo intervento, una carrellata tutta all’insegna del travisamento della realtà, ma ti faccio riflettere sulla insensatezza della tua domanda: vuoi sapere se noi kattolici scambieremmo il matrimonio gay con il ddl zan. Ma che razza di domanda è? Non vogliamo né l’uno né l’altro, esattamente  come voi li volete entrambi, con in più la GPA. Se la tua domanda fosse posta seriamente saresti un negoziatore privo di poteri, ma penso che tu abbia posto una domanda così stupida solo per vedere se qualcuno ti dava risposte stupide a cui attaccarti per innescare estenuanti polemiche.

  36. Gian Piero

    Caro Samuele lei dice: chiedere che lo Stato riconosca allo stesso livello qualunque tipo di unione sentimentale fra due adulti.
    Ma cosa intende? Al giorno d’oggi in Italia una unione sentimentale fra due adulti se sono eterosessuali puo’essere coronata da un matrimonio (religioso o civile) o da una unione civile. Tra due persone dello stesso sesso ci puo’essere l’unione civile. Non capisco che cosa vorrebbe quando dice “una legge anche piu’avanzata di quella delle unioni civili?
    Vorrebbe una specie di matrimonio similreligioso?
    E poi quando dice che vuole lasciare stare i bambini’ ma i figli c’entrano eccome in una famiglia! L’unione sentimentale fra due adulti infatti non e’ “famiglia”: due adulti possono essere amanti, amici affettuosi, legati da un legame platonico, oppure al contrario solo partner s essuali , ci possono essere unioni sentimentali o sessuali triangolari, quadrangolari, di tutti i gusti e i tipi.Ci sono miriadi di tipi di unioni sentimentali fra adulti ma si intende come famiglia quando due adulti hanno un progetto di vita in comune e di fedelta’reciproca che non finisce nei limiti privati del reciproco affetto o attrazione fisica , ma riguarda anche la societa’ e le generazioni future. I figli , naturali o adottivi, quindi non possono essere estromessi dal concetto di famiglia. Infatti gli stessi omosessuali dibattono per poter avere figli o con l’adozione o con l’utero in affitto.
    Ripeto non capisco cosa non le basti nella possibilita’ che oggi in Italia esiste di unione civile fra due persone dello stesso sesso e cosa vuole di piu’, di diverso?
    Quanto alla considerazione che ogni singolo individuo puo’avere delle scelte di un altro individuo questo non puo’essere imposta per legge. Non mi possono imporre per legge di ritenere giusti e normali i rapporti sessuali fra persone dello stesso sesso. Se anche una legge me lo imponesse in cuore mio non cambierei opinione. Perdo che anche lei abbia dei giudizi sugli altri che derivano dai suoi valori , e che non vorrebbe le fosse imposto dalla Stato di cambiare per legge!

    1. Alda

      Caro Samuel, avrai sicuramente capito che questo è un blog cattolico e noi cattolici, si sa, abbiamo l’insana abitudine di dar retta a Uno che ci “comanda” un sacco di cose scomode tipo:
      NON AVRAI ALTRO DIO FUORI DI ME
      NON NOMINARE IL NOME DI DIO INVANO
      RICORDATI DI SANTIFICARE LE FESTE
      ONORA IL PADRE E LA MADRE
      NON UCCIDERE
      NON COMMETTERE ATTI IMPURI (tra cui gli atti sodomitici)
      NON UCCIDERE
      NON RUBARE
      NON DESIDERARE LA DONNA D’ALTRI
      NON DESIDERARE LA ROBA D’ALTRI
      Eh si, siamo un po’ strani a star dietro a Uno così esigente… Ma sai perché lo facciamo?
      Perché sappiamo che Gesù Cristo (conosci?) é la Via, la Verità e la Vita!
      Approfondisci, ne vale la pena!

      1. Roberto C

        Cara Alda, chi si definisce cattolico, in primo luogo dovrebbe seguire il Pontefice romano e non dare del “papofilo” a chi lo segue. Solo questo aspetto ci qualifica come cattolici: chi non riconosce il Papa, non può essere cattolico.

        1. E questa affermazione tua @Alda che vorrebbe segnare il limite di questo Papa (che ne ha certamente come ogni Uomo), segna di fatto un problema tuo.

          Nel Catechismo leggiamo:

          I. La costituzione gerarchica della Chiesa

          Perché il ministero ecclesiale?

          874 È Cristo stesso l’origine del ministero nella Chiesa. Egli l’ha istituita, le ha dato autorità e missione, orientamento e fine…

          875 « …Nessuno, né individuo né comunità, può annunziare a se stesso il Vangelo. « La fede dipende […] dalla predicazione » (Rm 10,17). Nessuno può darsi da sé il mandato e la missione di annunziare il Vangelo. L’inviato del Signore parla e agisce non per autorità propria, ma in forza dell’autorità di Cristo; non come membro della comunità, ma parlando ad essa in nome di Cristo. Nessuno può conferire a se stesso la grazia, essa deve essere data e offerta. Ciò suppone che vi siano ministri della grazia, autorizzati e abilitati da Cristo. Da lui i Vescovi e i presbiteri ricevono la missione e la facoltà (la « sacra potestà ») di agire in persona di Cristo Capo…»

          876 Alla natura sacramentale del ministero ecclesiale è intrinsecamente legato il carattere di servizio. I ministri, infatti, in quanto dipendono interamente da Cristo, il quale conferisce missione e autorità, sono veramente « servi di Cristo » (Rm 1,1), ad immagine di lui che ha assunto liberamente per noi « la condizione di servo » (Fil 2,7). Poiché la parola e la grazia di cui sono i ministri non sono loro, ma di Cristo che le ha loro affidate per gli altri, essi si faranno liberamente servi di tutti.396

          877 Allo stesso modo, è proprio della natura sacramentale del ministero ecclesiale avere un carattere collegiale. Infatti il Signore Gesù, fin dall’inizio del suo ministero, istituì i Dodici…
          Per questo ogni Vescovo esercita il suo ministero in seno al Collegio episcopale, in comunione col Vescovo di Roma, Successore di san Pietro e capo del Collegio; i sacerdoti esercitano il loro ministero in seno al presbiterio della diocesi, sotto la direzione del loro Vescovo.

          879 Pertanto il ministero sacramentale nella Chiesa è un servizio esercitato in nome di Cristo. Esso ha un carattere personale e una forma collegiale. Ciò si verifica sia nei legami tra il Collegio episcopale e il suo capo, il Successore di san Pietro, sia nel rapporto tra la responsabilità pastorale del Vescovo per la sua Chiesa particolare e la sollecitudine di tutto il Collegio episcopale per la Chiesa universale.

          Il Collegio episcopale e il suo capo, il Papa

          880 Cristo istituì i Dodici « sotto la forma di un collegio o di un gruppo stabile, del quale mise a capo Pietro, scelto di mezzo a loro ».400 « Come san Pietro e gli altri Apostoli costituirono, per istituzione del Signore, un unico collegio apostolico, similmente il Romano Pontefice, Successore di Pietro, e i Vescovi, successori degli Apostoli, sono tra loro uniti ».401

          881 Del solo Simone, al quale diede il nome di Pietro, il Signore ha fatto la pietra della sua Chiesa. A lui ne ha affidato le chiavi;402 l’ha costituito pastore di tutto il gregge.403 « Ma l’incarico di legare e di sciogliere, che è stato dato a Pietro, risulta essere stato pure concesso al collegio degli Apostoli, unito col suo capo ».404 Questo ufficio pastorale di Pietro e degli altri Apostoli costituisce uno dei fondamenti della Chiesa; è continuato dai Vescovi sotto il primato del Papa.

          882 Il Papa, Vescovo di Roma e Successore di san Pietro, « è il perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità sia dei Vescovi sia della moltitudine dei fedeli ».405 « Infatti il Romano Pontefice, in virtù del suo ufficio di Vicario di Cristo e di Pastore di tutta la Chiesa, ha sulla Chiesa la potestà piena, suprema e universale, che può sempre esercitare liberamente ».406

          883 «Il Collegio o Corpo dei Vescovi non ha autorità, se non lo si concepisce insieme con il Romano Pontefice, […] quale suo capo ». Come tale, questo Collegio « è pure soggetto di suprema e piena potestà su tutta la Chiesa: potestà che non può essere esercitata se non con il consenso del Romano Pontefice ».407

          Dal che si comprende bene che “avere un problema” (passami il termine) con il Papa, significa a vere un problema di comunione con la stessa Chiesa, così come un Vescovo lo avrebbe perché in dis-comunione con il Papa, così come un Presbitero in dis-comunione con il suo Vescovo.
          Noi laici non siamo slegati o fuori da questa umanamente fragile catena, avendo nel Battesimo anche noi un “ministero” rispetto il mondo, ma siamo portati a pensare sia sufficiente essere in comunione con Dio, ma questo è un profondo inganno, perché dove troviamo l’unico vero Dio padre di Gesù Cristo, dove possiamo nutrirci e foritficarci?
          Non mi metto certo qui a ricordare cosa sia la Chiesa, quale la sua mistagogia e il suo peso nell’economia della Salvezza.

          Quindi, come corriamo subito (mi auguro) ai ripari quando ci sentiamo in dis-comunione con Dio, direi lavorando su noi stessi più, così dovremmo fare quando ci sentissimo in dis-comunione con la Chiesa per via della seppur umanamente fragile catena di comunione di cui sopra a partire dal suo “vertice tereno”.

          Poi puoi sempre aspettare che arrivi un Papa che risponda alle tue aspettative e abbia il tuo imprimatur.

          1. Valeria Maria Monica

            Anche se probabilmente non è esteaneo al suo sentire, mi è sfuggito esattamente in quale commento a questo post Alda abbia dato del “papofilo” a qualcuno…
            Comunque, visto che siete tornati a parlare del papa, esprimo ovviamente il mio dissenso dagli interventi di RobertoC e Bariom.
            La Chiesa è di Cristo e non del papa, quindi è sulla fedeltà a Cristo che si prova la vera appartenenza alla Chiesa. Sebbene nella storia la Chiesa abbia avuto tanti papi santi, ve ne sono stati anche di non completamente fedeli a Cristo, e non si può negare che, in questi casi, nella Chiesa, la vera fedeltà a Cristo sia stata manifestata da chi si poneva apertamente “contro” il papa richiamandolo a correggere il suo comportamento. E questo lo affermo in linea generale, poi, se, in specifico, nel 2020 ci troviamo davanti a un papa da seguire o da riprovare, ciascuno se lo chiarirà nella sua coscienza chiedendo la luce dello Spirito Santo.
            Se tanti cattolici di profonda fede e di profondo amore per la Chiesa (perfino sacerdoti e cardinali) arrivano ad assumere sofferte prese di distanza dal papa attuale, è veramente sbrigativo liquidare il loro percorso interiore con un “Se hai un problema col papa, è un problema tuo”.
            A volte, nella storia della Chiesa, è stato effettivamente un problena del papa.

        2. Maria Cristina

          Roberto C
          Un cattolico “in primo luogo dovrebbe seguire il Pontefice Romano” ???
          Beh, mi pare in primissimo luogo dovrebbe seguire Gesu’Cristo e la dottrina della Chiesa e ”il Pontefice Romano nella misura in cui e’Vicario di Cristo e segno dell’unita’della Chiesa e depositario del depositum fidei.
          . Le opinioni politiche o economiche o sociologiche o psicologiche o scientifiche anche molto moderne e “avanzate” di un Pontefice Romano sono sue personali .
          Papa Francesco e’un ecologista convinto , e’un fautore di una economia di stampo marxista e’molto simpatizzante di certi personaggi politici , come Maduro e Lula, e la Bonino , e molto o severo con altri come Trump o Bolsonaro o Salvini
          . In tutto cio’e l’uomo Jorge Mario Bergoglio che parla, non il Vicario di Cristo. Un cattolico quindi non e’ tenuto a condividere le idee sull’ecologia o l’economia o la politica di Bergoglio ( o di qualunque altro papa).
          Sul matrimonio omosessuale , che e’una questione di fede e di morale, Papa Francesco non puo’cambiare la dottrina a suo piacimento,e infatti per ora non l’ha fatto. Se nel futuro lo facesse , se cioe ribaltasse quello che fino ad ora e’sempre stata la dottrina della Chiesa sugli omosessuali, un cattolico non sarebbe obbligato a seguirlo e potrebbe appellarsi a quello che i duecentosessassantacinque papi precedenti nonche’il CCC hanno insegnato.

          1. Roberto C

            @Alda

            Credo di averlo fatto e di essere stato più che pertinente. Sappia, che la Chiesa Cattolica attuale è frutto di una lunga storia del Cristianesimo che si è andata impostando su un potere concepito come assoluto e su uno schema politico antico, di tipo maschile! Certamente é stato grazie a questo tipo di impostazione anche politica che il Cristianesimo è giunto fino a noi e il Cattolicesimo è potuto diventare quello che è oggi. È proprio per questo che ciò che noi abbiamo ereditato non possiamo eliminarlo: non possiamo tornare allo stato originario del Cristianesimo, nè tentare di andare avanti verso un futuro senza la solidità del passato che ci ha permesso la vita! La Chiesa è un’organizzazione fortemente gerarchica, come l’esercito, ed in tali organizzazioni il diritto alla disobbedienza è inapplicabile: liquidare e bollare di stramberia la guida del Capo della Chiesa come fa lei è inammissibile, perché, innanzitutto, si dovrebbero indicare quali sarebbero queste stramberie, e poi, bisogna cmq prendere coscienza che un Papa non può dare le dimissioni tutti i momenti come di regola accade agli uomini politici; al Papa, si deve dunque rispetto e obbedienza: i Vescovi e tutti i sottoposti, sono costretti, talvolta, ad eseguire ordini che non condividono, ma non per questo rifiutano od insultano la guida del sommo pastore della Chiesa Cattolica come pare fare lei.

            1. Valeria Maria Monica

              @RobertoC, ma lei sta parlando della Chiesa cattolica o della Cina comunista?

              La Chiesa è di Cristo e non del papa, quindi è sulla fedeltà “a Cristo” che si prova la vera appartenenza alla Chiesa. Sebbene nella storia la Chiesa abbia avuto tanti papi santi, ve ne sono stati anche di non completamente fedeli a Cristo, e non si può negare che, in questi casi, nella Chiesa, la vera fedeltà a Cristo sia stata manifestata da chi si poneva apertamente “contro” il papa richiamandolo a correggere il suo comportamento.
              Questo in linea generale. Quanto al decidere poi, se, in specifico, nel 2020 ci troviamo davanti a un papa da seguire o da riprovare, ciascuno se lo chiarirà nella sua coscienza chiedendo la luce dello Spirito Santo.
              Tuttavia, se in questo momento storifo tanti cattolici di profonda fede e di profondo amore per la Chiesa (perfino sacerdoti, vescovi e cardinali) arrivano ad assumere sofferte prese di distanza dal papa attuale, è veramente sbrigativo liquidare il loro percorso interiore con un “Se hai un problema col papa, è un problema tuo”.
              A volte, nella storia della Chiesa, si trattava effettivamente di “un problema del papa”.

              1. Roberto C

                Sì, ho parlato della Chiesa di Cristo e di come è strutturata. La Chiesa, come ha sottolineato Francesco, è sempre santa: sono gli uomini dell’ecclesia ad essere peccatori.
                Ma lei, nel suo intervento :” …e non si può negare che, in questi casi, nella Chiesa, la vera fedeltà a Cristo sia stata manifestata da chi si poneva apertamente “contro” il papa richiamandolo a correggere il suo comportamento”.
                Mi scusi, ma sta parlando di Lutero?😁

              2. Alessandro

                @VMM

                Concordo.

                Il Papa regnante (oggi come 100 anni fa) va obbedito solo nella misura in cui il suo insegnamento sia conforme a Sacra Scrittura, Sacra Tradizione e Magistero autentico e irreformabile.

                Diversamente ci si porrebbe contro il Magistero stesso della Chiesa, che vincola a prestare pieno assenso della volontà e dell’intelletto (o almeno religioso ossequio della volontà e dell’intelletto) all’insegnamento del Sommo Pontefice soltanto ove egli impartisca (o ribadisca) insegnamenti irreformabili o quantomeno appartenenti al Magistero autentico.

                Cfr. CCC 891-892

                “« Di questa infallibilità il Romano Pontefice, capo del Collegio dei Vescovi, fruisce in virtù del suo ufficio, quando, quale supremo Pastore e Dottore di tutti i fedeli, che conferma nella fede i suoi fratelli, proclama con un atto definitivo una dottrina riguardante la fede o la morale. […] L’infallibilità promessa alla Chiesa risiede pure nel Corpo episcopale, quando questi esercita il supremo Magistero col Successore di Pietro » soprattutto in un Concilio Ecumenico. Quando la Chiesa, mediante il suo Magistero supremo, propone qualche cosa « da credere come rivelato da Dio » e come insegnamento di Cristo, « a tali definizioni si deve aderire con l’ossequio della fede ». Tale infallibilità abbraccia l’intero deposito della rivelazione divina.

                L’assistenza divina è inoltre data ai successori degli Apostoli, che insegnano in comunione con il Successore di Pietro, e, in modo speciale, al Vescovo di Roma, Pastore di tutta la Chiesa, quando, pur senza arrivare ad una definizione infallibile e senza pronunciarsi in « maniera definitiva », propongono, nell’esercizio del Magistero ordinario, un insegnamento che porta ad una migliore intelligenza della Rivelazione in materia di fede e di costumi. A questo insegnamento ordinario i fedeli devono « aderire col religioso ossequio dello spirito » che, pur distinguendosi dall’ossequio della fede, tuttavia ne è il prolungamento.”

                Si veda anche la Professio Fidei:

                https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_1998_professio-fidei_it.html#PROFESSIONE%20DI%20FEDE

                “Credo pure con ferma fede tutto ciò che è contenuto nella Parola di Dio scritta o trasmessa e che la Chiesa, sia con giudizio solenne sia con magistero ordinario e universale, propone a credere come divinamente rivelato.

                Fermamente accolgo e ritengo anche tutte e singole le verità circa la dottrina che riguarda la fede o i costumi proposte dalla Chiesa in modo definitivo.

                Aderisco inoltre con religioso ossequio della volontà e dell’intelletto agli insegnamenti che il Romano Pontefice o il Collegio dei Vescovi propongono quando esercitano il loro magistero autentico, sebbene non intendano proclamarli con atto definitivo.”

  37. @samuel tu scrivi:

    “Quindi la proposta è di chiedere di non riconoscere il reato di omofobia così come lei ha ben argomentato, ma allo stesso tempo di chiedere che lo stato riconosca esattamente allo stesso livello qualunque tipo di unione sentimentale tra due adulti….”

    Perché le due cose dovrebbero stare in sieme? Qual è il nesso logico tra una legge che sarebbe difatto (penso lo possa capire chiunque) liberticida e discriminante e il riconoscimento (?) di un “qualunque tipo di unione sentimentate” o quel che si propone è una sorta di “baratto”: “Tu dai una cosa a me e io NON TOLGO (si badi bene la differenza) una cosa a te”.

    “Sia che passi attraverso una cerimonia religiosa (come il sacramento del matrimonio) sia che passi per un impegno preso davanti a un pubblico ufficiale.

    Certo potrebbe poassare per la “legittimazione” di un Pubblico Ufficiale, ma il Sacramento del Matrimonio? E chi lo dovrebbe IMPORRE alla Chiesa? Fingi di non sapere che per la Chiesa non è unione ammissibile in un Sacramento o proprio non ignori che non è ammissibile e di conseguenza i motivi.

    Ecco che sarebbe necessario ripartire dall’ABC del Catechismo, cosa che certo non farò qui.

    Infine è abbastanza comodo, anche se con apparenti buone intenzioni, lasciare fuori “bambini e tutto quello collegato a loro. (utero in affitto, adozioni ecc. ecc.)”, peccato che i due argomenti siano direttamente collegati e le pretese di riconoscimento sul primo, sono solo il primissimo passo per passare al secondo, cioè adozione dei figli (visto che non si può chiamare sul banco degli inputati per omofobia la natura) quale che saranno i tempi e i mezzi, visto che oltre al resto, per molti, anche eterosessuali, i figli sarebbero un diritto, anche quando si decide di sopprimerli prima che vedano la luce.

  38. Adeo

    Ottimo quello che ho letto. Pienamente d’accordo sui concetti espressi che dovrebbero essere letti e meditati dai giovani e non solo.

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