Il lavoro femminile e la conciliazione fra lavoro in casa e fuori casa

LETTERA APERTA a:  Imprenditori, Politici, Sindacalisti, Giornalisti  di buona volontà (maschi e femmine)

di Gianfranco Vanzini

Agosto 2002. Pochi giorni prima di lasciare il mio incarico di Direttore Generale presso una importante azienda di abbigliamento, oltre  1.000 dipendenti di cui due terzi donne, una giovane madre, al momento dei saluti, mi ha inviato una e-mail che fra le altre cose diceva:” ………la ringrazio enormemente per quello che ha fatto per noi donne e soprattutto noi mamme,  per averci dato la possibilità di continuare a sentirci realizzate come persone che lavorano e che operano all’interno della società  e che, allo stesso tempo, si prendono cura dei propri figli e della propria famiglia…………….” 

Era una mamma che lavorava con un contratto di lavoro “ part-time.”

Avevo  presente da tempo il problema, ma quella lettera mi ha spinto ad approfondirlo.

Queste sono le idee e le proposte che ho maturato in anni di riflessione e di azioni concrete  che oggi vorrei mettere a disposizione di TUTTI.

Chiariamo subito che lavoro femminile può voler dire:

.. lavoro domestico, cioè lavoro svolto in casa propria dedicato alla gestione della famiglia, (marito, figli, eventuali genitori anziani, ecc.) senza corresponsione di alcuno stipendio o salario.

.. lavoro professionale, cioè lavoro svolto normalmente fuori casa, in maniera autonoma o dipendente dal quale si percepisce uno stipendio o salario.

Oggi il primo è molto sottovalutato, spesso svilito, poco considerato e per niente retribuito.

Vale la pena, allora, proporre alla riflessione di tutti due citazioni, una tratta  dalla Costituzione della Repubblica Italiana e l’altra dalla “Laborem exercens”, l’enciclica sul lavoro di  Giovanni Paolo II.

La  “Costituzione della Repubblica Italiana”  recita:.

 “ Art. 30:    E’ dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli…..

Art.  31 :  La Repubblica  agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi…”

Art.  37:   La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e a parità di lavoro le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro  devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione”.

 

Nella “Laborem exercens”  si legge:

” L’esperienza conferma che bisogna adoperarsi per la rivalutazione sociale dei compiti materni, della fatica ad essi unita e del bisogno che i figli hanno di cura, di amore e di affetto per potersi sviluppare come persone responsabili, mature e psicologicamente equilibrate…..L’abbandono forzato di tali impegni ( per la madre), per un guadagno retributivo fuori della casa, è scorretto dal punto di vista del bene della società e della famiglia….La vera promozione della donna esige che il lavoro sia strutturato in modo tale che essa non debba pagare la sua promozione con l’abbandono della propria specificità a danno della famiglia, nella quale ha come madre un ruolo insostituibile.”

In entrambi i documenti la funzione materna viene adeguatamente specificata e valorizzata.

Anche la moderna pedagogia, quella che si preoccupa della salute, anche psicologica, della madre e dello sviluppo armonico dell’infanzia è  certa che la presenza materna sia fondamentale nei primi anni di vita dei bambini.

Per evitare confusione e decisioni sbagliate, però, va anche precisato che  la funzione materna e quella paterna non sono interscambiabili ed equivalenti, ma sono diverse.

Sono uguali in dignità e importanza, ma diverse funzionalmente e praticamente e fra loro complementari.

Basta, infatti, una attenta e onesta  osservazione per accorgersi che, negli anni  il mondo è cambiato, la società si è modificata, i rapporti fra i due sessi si sono evoluti, la  globalizzazione ha portato nuove opportunità e nuovi problemi; due  cose però sono rimaste invariate:

..I  FIGLI  NASCONO  SEMPRE  DALLE  MAMME,  sempre piccoli e sempre bisognosi delle loro madri,  la cui presenza  è  fondamentale, almeno nei loro primi anni di vita.

..LE MADRI   desiderano sempre poter stare con i propri figli, per poterli  accudire al meglio.

Chiarito  ed evidenziato  quanto sopra, non possiamo e non  dobbiamo dimenticare che motivi di: realizzazione personale, desiderio di svolgere una professione extra casalinga, condizioni economiche, ecc. possono portare la donna ad avere anche una sua attività esterna, cioè un lavoro professionale. Desiderio assolutamente legittimo e degno di essere tutelato.

Il problema nasce quando  questi  due legittimi desideri devono conciliarsi tra loro.

A mio avviso il LAVORO PART -TIME  ( lavoro parziale – orario ridotto  ecc. ) rappresenta la soluzione, se non proprio ideale, comunque molto vicina all’ideale.

Anziché dire alla lavoratrice che ha appena avuto un figlio: “ o continui a lavorare a  tempo pieno o ti licenzi” (come spesso succede) e cioè:  questo  o  quello;  dare alla lavoratrice  MAMMA la possibilità di  chiedere e ottenere un  orario di lavoro che le consenta di impostare e gestire al meglio la sua nuova situazione.

Un orario di lavoro (ridotto o flessibile) modulato sulle esigenze e sugli orari della famiglia e concordato con l’azienda, può consentire alle  lavoratrici madri un  adeguato e gratificante  svolgimento delle due  mansioni.

 Si può fare da SUBITO.

Come tutti sanno, le lavoratrici madri dopo la maternità hanno diritto ad alcuni congedi più o meno retribuiti con durate prestabilite. Dopodiché  possono/devono tornare al lavoro.

Oggi possono anche fare richiesta di lavorare part-time.

L’azienda deve esaminare la richiesta ma non ha nessun vincolo né obbligo di accoglierla, per cui molto spesso la domanda  non viene accettata e la giovane madre si trova nel dilemma: sistemare  il figlio da qualche parte, ammesso che ci riesca, oppure licenziarsi perché la sua richiesta di riduzione di orario ha avuto esito negativo.

Triste situazione nella quale si sono trovate e si trovano moltissime mamme.

Nel dettaglio queste  potrebbero  essere alcune proposte operative che potrebbero essere realizzate da subito.

1) – Codificare per le madri il diritto di  chiedere  e di ottenere  che il  ritorno  al lavoro possa avvenire  con un orario  part-time ( 4/5/6 ore a seconda delle esigenze), fino a quando il figlio più piccolo non raggiunga almeno i 3 anni (6 sarebbe meglio).

2) – Erogare un “bonus”, sia alle aziende che concedono alle mamme l’orario part-time, sia per le mamme che lo richiedono.

I fondi ci sono.  Basta modificare  la  Legge n. 53 del 8 marzo 2000, che, così com’è formulata non ha dato i risultati sperati.

Questa  potrebbe essere una bozza di “Proposta di modifica/integrazione  della Legge n. 53 del 8 marzo 2000”, recante :

“Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città”

Al  CAPO III  –  FLESSIBILITA’  DI ORARIO  –

Aggiungere all’art. 9 un articolo 9/bis.

ARTICOLO 9/BIS

 “ I  fondi previsti e stanziati ai sensi dell’art.9 che precede possono essere utilizzati anche per concedere contributi alle aziende e alle madri che si trovino nelle seguenti condizioni e secondo la seguente procedura.

Le madri, all’approssimarsi della data di scadenza  dei loro congedi obbligatori per maternità, (almeno un mese prima della scadenza)  possono richiedere alle rispettive aziende di rientrare al lavoro con un orario ridotto (part-time). Le aziende, salvo eccezioni gravi, sono tenute ad accogliere positivamente le richieste pervenute secondo la normativa vigente che conserva tutta la sua operatività.

Alle aziende che concedono la riduzione di orario come previsto nel comma precedente viene riconosciuto un contributo (bonus) di euro 1.000,00 per ogni contratto e per ogni anno ( o frazione se il contratto prevede durate diverse dall’anno intero), che potrà essere dedotto dai contributi che l’azienda deve versare all’INPS.

L’orario di presenza in azienda della lavoratrice  madre non potrà essere inferiore alle ore 4.

Per aiutare le madri ad assolvere al meglio la  loro “essenziale funzione familiare e  assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione” ( Costituzione  Art.37)  a loro viene concesso un contributo annuo di euro 1.000,00, pari a quello delle aziende e con le stesse modalità”.

 

Queste provvidenze hanno ovviamente  un costo,  però  ridurrebbero  la necessità di ampliare l’offerta di asili nido ( peraltro molto costosi sia alle Istituzioni che alle famiglie) in quanto, essendo le madri più libere, potrebbero più agevolmente  accudire direttamente i loro figli piccoli.

Se proprio non ci  sono i fondi o non vogliamo spendere, lasciamo perdere il bonus e codifichiamo però il diritto al part-time

 Anche le Regioni  hanno fondi a disposizione per la conciliazione dei tempi di lavoro.

Potrebbero benissimo anziché pensare solo a costruire e a gestire  asili nido,  concedere contributi alle mamme e alle aziende che optano per un lavoro part time.

Teniamo presente che le “coccole” di una educatrice/inserviente, anche se brava, non sono neppure lontane parenti di quelle di una mamma.

3) –  Aiutiamo le mamme ad ottenere, se richiesto, il lavoro part-time anche senza interventi legislativi. Ecco alcune idee.

I Sindacati possono  chiedere di inserire nei contratti integrativi aziendali clausole che spingano gli imprenditori a concedere l’orario ridotto alle mamme che lo richiedono.

A volte nelle piattaforme contrattuali si fanno richieste non sempre indispensabili, sostituiamole con una richiesta sicuramente utile per le mamme.

 I Comuni  potrebbero organizzare alcune sezioni di asilo nido, di scuola materna ed elementare, con orario dalle 14,00 alle19,00. Non ne servono molte, ma qualcuna occorre, per dare la possibilità alle mamme di lavorare durante il pomeriggio e non solo al mattino, come succede oggi.

 Con questi accorgimenti la madre potrebbe accudire i propri figli, restando inserita nel ciclo produttivo aziendalepronta a rientrarvi, a tempo pieno, appena le condizioni glielo consentono-

Ho tenuto per ultimo   due considerazione molto importanti..

La prima è rivolta agli imprenditori e alle imprenditrici.

In  attesa di provvedimenti, che chissà se verranno,  gli imprenditori e le  imprenditrici ( queste ultime con ancora più consapevolezza,  in quanto spesso mamme)  e i dirigenti, sia privati che pubblici, sensibili al problema di cui sopra, POTREBBERO, anzi  DOVREBBERO,  già di loro iniziativa  FAVORIRE  una seria politica AZIENDALE  di lavoro PART-TIME per le loro “lavoratrici madri”. Una giovane mamma costretta a licenziarsi è una perdite  per l’azienda.

Non c’è  nessun costo supplementare (due mamme che fanno 4 ore ciascuna costano come una che fa  8 ore ) c’è  solo un cedolino paghe in più.

Gli imprenditori, le imprenditrici e i loro dirigenti sanno risolvere tutti i problemi che via via si presentano in azienda; cercare di risolverne uno molto importante per le famiglie delle  loro collaboratrici e dei loro collaboratori mi sembrerebbe un impegno altamente nobile.

Vale la pena sottolineare  che  UN solo contratto “part-time” fa  felici  QUATTRO  persone:

un figlio, che può stare con sua madre, che per lui è la persona più importante in assoluto,

una madre, che può dedicare più tempo a suo figlio, che è la cosa che certamente desidera di più,

una disoccupata, che potrebbe essere assunta, per coprire lo spazio lasciato libero dalla riduzione dell’orario di lavoro della lavoratrice madre.

un marito: che sa di avere a casa una moglie serena. Né sovraffaticata  e nervosa , perché lavorare otto ore al giorno fuori  casa è logorante e stancante,  né scontenta  o  insoddisfatta, perché  si sente relegata totalmente ad un lavoro casalingo che, da una parte la soddisfa come madre, ma che non le sembra totalmente appagante come donna.

Trova invece una moglie tranquilla, certamente indaffarata  perché la gestione di una famiglia è complicata, ma cosciente di avere potuto assolvere al meglio  un po’ di  tutto quello che le sta più a cuore: marito, figli, casa, lavoro.

Quando  le mamme sono messe nella condizioni di potere scegliere fra: lavoro esterno a tempo pieno, lavoro domestico a tempo pieno e lavoro esterno part-time, oltre il 70% opta  per quest’ultima condizione. PROVARE PER CREDERE.

Oggi  molti hanno scoperto il valore della  sussidiarietà, cioè del fatto, detto in  sintesi,che: il superiore non faccia quello che l’inferiore può fare da solo, che si può anche leggere: lo Stato non faccia quello che i cittadini possono fare da soli.    

Il part-time è la sussidiarietà all’opera: facciamo fare agli individui (in questo caso alle mamme) quello che vogliono e possono fare da soli, e magari aiutiamoli. Le Istituzioni intervegano dopo, se e quando, le singole persone non ce la fanno.

Con il part-time si possono fare contente le mamme, creare posti di lavoro e ridurre la disoccupazione, evitando  licenziamenti dannosi per tutti.

Ho visto molte volte mamme felici che, lavorando serene, producevano nel loro orario ridotto,  quasi quanto le loro colleghe a tempio pieno. Grate alla loro azienda per la sensibilità dimostrata nei loro confronti. Qualcuna anche dopo anni continua a ringraziarmi.

Concludo con un richiamo per tutti.

Guardando alle percentuali di occupazione femminile dei paesi nordici, si sottolinea e spesso ci si  rammarica perché  le nostre percentuali sono più basse.

Ci si limita, però, a dire che la nostra occupazione femminile deve aumentare.

Ma non si sa o si dimentica, magari volutamente,  che la percentuale di lavoratrici part-time nei altri paesi europei  è enormemente più alta che in Italia. Basta leggere i dati senza pregiudizi ideologici.

Buon lavoro.

Gianfranco Vanzini

P.S.

La cultura marxista collettivista che ha guidato le scelte sociali di questi ultimi tempi,  ha privilegiato il lavoro fuori casa delle donne e l’educazione statale dei bambini, asili nido, tempo pieno ecc.

L’Europa quando sottolinea la bassa percentuale di donne che lavorano – fuori casa ovviamente – segue la stessa pericolosa filosofia. Di fatto una madre che lavora in casa, con marito, figli e magari con qualche genitore anziano  da accudire, non è considerata una lavoratrice.

Il valore grandissimo e bellissimo della maternità è stato totalmente dimenticato e perso.

E questo  è  SBAGLIATO. Proviamo a porre qualche rimedio.

Dare alle mamme la possibilità di scegliere la loro condizione di lavoro e di vita potrebbe essere un passo importante nella direzione giusta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

26 pensieri su “Il lavoro femminile e la conciliazione fra lavoro in casa e fuori casa

  1. A spingersi un po’ oltre, in realtà, si potrebbero trovare ulteriori strategie in favore della famiglia. Nulla di così lontano di quanto accadeva qualche decennio fa. Ad una moglie e madre a tempo pieno potrebbe essere erogato una forma salariale (anche minima): questo incentiverebbe la formazione delle famiglie e delle famiglie che riprendono a generare figli. Sarebbe un sostegno concreto ben più diretto delle detrazioni irpef. Da un punto di vista strettamente psicologico il riconoscimento “concreto” con una busta paga vera e propria (a carico dello stato) ha un effetto più forte che una eventuale pari detrazione in dichiarazione dei redditi. Peraltro, andando a guardare certi stipendi netti italiani “basici”, il cui 70% circa verrà speso dalla donna per recarsi al lavoro, vestirsi adeguatamente per andare al lavoro, pranzare fuori, ecc ecc, tanto varrebbe erogare una sorta di stipendio riconoscendo a tutti gli effetti il lavoro domestico familiare come lavoro retribuito. Non come forma assistenziale (aspetto riduttivo) ma come lavoro parimenti degno di essere riconosciuto e valorizzato. Questo apporto, in aggiunta parallela alle altre forme elencate nell’articolo, magari, completerebbero il quadro. E la disoccupazione “scenderebbe” di livello.

  2. Qualche considerazione sparsa.
    Una mamma che accudisce il proprio figlio perde un reddito ma risparmia la retta dell’asilo/scuola materna oltre ai costi accessori (spostamenti, corredo scolastico).
    Lo stato (o il comune) risparmia la sua quota di spesa nell’asilo/scuola materna.
    Ogni N bambini abbiamo un posto di educatrice in meno. D’altra parte, se N mamme stanno a casa, i loro N posti di lavoro sono occupati da altra persona quindi il bilancio occupazionale appare assolutamente favorevole.
    Sarebbe interessante disporre di un bilancio economico preciso per capire quanto economicamente convenga allo stato la cura parentale rispetto a quella da lui fornita. Ma non trovo nessuno che faccia uno studio scientifico su questo. Ho il sospetto che avanzerebbero soldi con cui pagare un piccolo reddito alle “casalinghe”.
    Discorso analogo si può fare per la cura di anziani o disabili.

    Il mito del lavoro fuori casa è obsoleto ma i nostri politici (tutti) sono succubi di ideologie vecchie: aveva forse un senso una volta quando una donna, restando sempre in casa in un paesino, faceva la vita da reclusa. Oggi non è più così. Propongo un “Movimento di liberazione della donna dal lavoro”!

    Non dimentichiamo che un uomo/donna libero dal lavoro può rappresentare un formidabile potenziale nel mondo del volontariato.

    Sono parecchio scettico su tutte le leggi che impongono vincoli contrattuali ai datori di lavoro: si trova sempre il modo di aggirarli e si tratta ogni volta di una umiliazione in più.

    L’articolo omette (forse per brevità) il tema del telelavoro che per molte attività potrebbe contribuire al benessere famigliare.

  3. Varie osservazioni.

    1. Premetto che sono d’accordo al 90% abbondante con questo articolo.

    2. Mia esperienza: non di marito (non sono sposato), ma di ex imprenditore (pur ormai vent’anni fa). Per quel che mi ricordo, applicammo contratti part-time causa maternità con reciproca soddisfazione. Eravamo una “start up” di consulenti messa su da tre soci sfigati e senza finanziamenti (la finanziavamo noi tre soci con parte di quanto guadagnavamo in prima persona), all’epoca eravamo una ventina di persone. Dunque, in effetti, questo prova che è possibile farlo anche per una micro-azienda. Però, attenzione a non generalizzare:

    Gli imprenditori, le imprenditrici e i loro dirigenti sanno risolvere tutti i problemi che via via si presentano in azienda.

    Eh, calma: qui sembra che si parli di onnipotenza imprenditoriale. Per un’azienda di tremila dipendenti è una cosa, per una di venti è un’altra. Ricordo il fastidio che provavo all’epoca quando sentivo imprenditori di medie-grandi aziende discutere su cosa dovevano e potevano fare le piccole. Facile farlo quando si hanno spalle coperte, finanziamenti, banche che coprono… Io ricordo benissimo che vent’anni fa i tre soci che eravamo dovettero mettere una garanzia sulle case private per i fidi in banca (e solo per l’anticipo fatture: non per investimenti a rischio o altro). Io la casa non ce l’avevo e dovetti farmi garantire dai miei (con la loro casa, perché nessuno di noi era ricco). Che io sappia, oggi la situazione è peggiorata.

    Che certi ce la facciano non vuol dire che ce la possano fare tutti: onestamente per certe piccole aziende potrebbe essere impossibile. Se si volesse imporre per legge che una donna dipendente deve ottenere il part-time se lo chiede, allora si dovrebbe riconoscere all’azienda (perlomeno sotto una certa dimensione) il diritto di non assumere donne incinte o che hanno intenzione di avere figli: il che però apre a tutta una serie di problemi a cascata (tipo varie forme di ricatto per quelle che sono già assunte). Dunque non è così semplice, per niente.

    3. Sullo “stipendio da casalinga” (perdonatemi il termine rozzo, ma anche di questo stiamo parlando) non sono contrario in principio, anzi ha perfettamente senso. Il problema sono gli abusi che ne potrebbero derivare, e altre forme di tensione. Per esempio: se io ho uno stipendio da dipendente in azienda c’è chi controlla che io lavori, lavori bene e non batta la fiacca. Chi controlla la “casalinga”? Siamo nel paese di falsi invalidi: mi avete capito. E ora ci stiamo riempiendo di “migranti” che vengono a pretendere di essere foraggiati.

    4. Probabilmente la cosa migliore, invece di erogare contributi, sarebbe di tagliare le tasse. Mi pare che sia la scelta che ha fatto Orbàn e pare che stia funzionando bene. Ecco, però lì non ci sono falsi invalidi e migranti…

  4. E’ una proposta bellissima, straordinaria e molto sensata. Va nella direzione di rivalutare il ruolo fondamentale della famiglia nell’educazione dei figli. Costa molto di meno che lo statalismo: asili nido, scuole materne ed elementari a tempo pieno.

  5. Gigliola

    Esperienza personale: appena ho potuto, ho chiesto il part time. Lo mantengo tuttora, anche con le figlie ormai grandi, e sono meno stressata di tante colleghe. Condivido le proposte al 1000 per mille!

  6. GIOVANNI LAZZARETTI

    Vanzini santo subito! Anche solo per averci ricordato l’articolo anti-gender della nostra Costituzione, il n.37

  7. Beppe

    Gianfranco, io credo, sicuramente sbagliando, che tu abbia molte idee eccezionalmente confuse.
    Perchè i tuoi ragionamenti sono intricati come i mutui subprime.
    – E con tutta probabilità altrettanto tossici –
    Il tuo parlare non è : sì o no.
    Le idee che proponi sono una continua, estenuante, sterile ricerca di un compromesso farlocco con i “principi dell’economia corrente”.
    Gianfranco : la verità nuda e cruda è che le donne non dovevano nemmeno incominciare a lavorare.
    Non dovevano caricarsi di un fardello che negli ultimi 40 anni è diventato inesorabilmente sempre più insostenibile e che è stato pagato con la loro sterilità fisica e culturale.
    Una ora dedicata al lavoro è una ora rubata alla famiglia : è una cosa così difficile da capire?
    I vecchi lo avevano capito, ed è per questo che si erano opposti al “progresso”.
    I giovani, invece, abbracciarono acriticamente il “nuovo che avanzava” poiche erano persuasi che, così facendo, avrebbero avuto più denaro, più opportunità di lavoro e carriera.
    Non capirono che il problema era quello di tenere sotto controllo il costo della vita, non di aumentare il valore numerico del conto in banca.
    Infatti non avrebbe avuto senso lavorare in due, se poi i mutui da pagare sarebbero raddoppiati.
    A dirla oggi sembra una cosa tanto ovvia da apparire persino a prova di imbecille, ma, a suo tempo, non capirono nemmeno questa ovvietà.
    Accecati dall’idea (sempreverde) che la crescita dell’economia nazionale, come l’innalzarsi della Torre di Babele, avrebbe risolto tutti i problemi sociali.
    Un altra cosa che non capirono è che il lavoro è una necessità da tenere sotto controllo, non un mezzo per realizzare se stessi : si lavora per vivere, non si vive per lavorare.
    Il lavoro non è una forma di socializzazione o un sistema per illudersi di essere “utili” alla società, e men che meno per credersi importanti di fronte agli altri.
    Porre al centro del progetto la falsa trinità del denaro, del lavoro e della carriera è l’errore più stupido che una collettività avrebbe potuto commettere.
    E questa è una pura e semplice constatazione sui fatti.
    Ma non abbiamo ancora toccato il fondo della critica all’articolo ingenuo che hai scritto.
    E’ irritante constatare che oggi dire “vogliamo il part time”, è assurdo, esattamente come cercare di quadrare il cerchio.
    Perchè c’è una sola realtà ed è il frutto di 40 anni di compromessi idioti che non possono essere cancellati per decreto legge :
    PRIMO –
    se una donna lavora la metà produce la metà del reddito spendibile, e paga la metà delle tasse. Non ce lo possiamo assolutamente permettere : ne le famiglie, ne le imprese, ne lo Stato.
    SECONDO –
    la manodopera extracomunitaria è la più conveniente : se fai un figlio, questo viene buono per lavorare fra 15 anni mentre un extracomunitario è buono subito al netto delle spese di crescita ed istruzione.
    TERZO –
    anche se esentassimo gli attuali “cittadini di sesso femminile” dal dovere del lavoro, così come sono, per quello che hanno in testa, non sono assolutamente adatte a reggere il timone di una famiglia.
    E questo al netto della constatazione che la grande maggioranza delle donne italiane in questi ultimi 40 anni non si è battuta affatto per preservare la famiglia, ma si è, per così dire, dedicata ad altri sport.

    Game Over

    1. Gianfranco Vanzini

      Caro Beppe, i compromessi o meglio le mediazioni, se sono fatte bene, non sono “farlocche” sono la coscienza che mettere insieme esigenze diverse non è facile. Però con la buona volontà e una corretta graduatoria di valori è possibile trovare delle soluzioni percorribili per tutti. Si tratta di sedersi con la volontà di risolvere, o almeno cercare la soluzione migliore per un problema importante e impegnarsi a fondo senza preconcetti o assolutismi. Pazienza e buona volontà guidati da un sano buon senso. E non dal senso comune che è un’altra cosa. Per esempio: lascia perdere il discorso tasse. Quelle che paghiamo sono anche troppe, quello che è importante non è aumentarle, ma spendere bene quelle che già versiamo.
      Buona giornata.Franco

      1. Beppe

        Gianfranco,
        .
        Compromesso?
        E’ roba che si mangia?
        .
        Un compromesso con gente che ha approvato la compravendita dei neonati e l’innalzamento del tempo lavorativo sino al nono mese di gravidanza?
        Compromesso dove si fanno centomila aborti ogni anno da decenni, e dove una coppia su due si sfascia e le altre rimangono assieme con lo sputo ed il nastro adesivo?
        Compromesso dove i ragazzini di 15 anni hanno lo stesso cinismo di vecchi di 51 anni?
        Compromesso con l’implosione demografica e l’esplosione di un consumismo che a definirlo cretino è fargli un complimento?
        Compromesso nel momento stesso in cui una società “laica e progressista” è adesso costretta a fare i conti con la sua sterile stupidità?
        .
        Io non vorrei apparire eccessivamente “moralista”, in fondo ho anch’io i miei trascorsi … e solo Dio sà a quanto stà il mio rendiconto.
        Però non sono autorizzato a trottare verso i compromessi come un cavallo con i paraocchi.
        Questa faccenda della “lavoratrice” è un problema di carattere sessuale, non di carattere economico-organizzativo come credi tu.
        Tempo fà un adolescente mi ha chiesto : che cos’è il patriarcato di cui tanto parlano?
        Gli ho risposto : l’ultimo dialogo tra Ettore e Andromaca.
        Le risposte ai nostri problemi esistenziali ci sono : non è necessario fare i salti mortali per trovarle.
        Gianfranco : ma davvero tu mi vuoi chiamare al compromesso nel momento del trionfo?
        In realtà non c’è nessuna ragione di arrivare ad alcun tipo di compromesso.
        Esiste una soluzione che è molto più semplice e ovvia : lasciare che la natura faccia il suo corso.

        1. Sono d’accordo con Beppe . Ci sarebbe anche altro da aggiungere (dal punto di vista culturale e antropologico)al suo ragionamento (che, lo ripeto, condivido) ma già leggere le sue parole è stata una sorpresa : finalmente qualcuno che offre un punto di vista contrario alla narrazione neoliberista. Alla fine le donne sono state il primo esercito industriale di riserva (so che probabilmente K.M. qui non è ben visto ma certamente al riguardo avevo visto giusto), oggi sono gli immigrati africani: il capitale ci fece illudere che era un gran conquista allora, ci sta convincendo con le buone (e con le cattive a colpi di spread) che è un gran conquista anche oggi.

  8. Paolo

    Approvo appieno il part-time.
    Potessi farei io il part-time, maschio, quasi 43 anni, ma con il mio CV (laurea breve in ing.)….figurati se me lo fanno fare…..ormai ho studiato per ruoli di responsabilità! che non puoi portare avanti lavorando 4h al giorno (chissà se la laurea fosse stata lunga, magari con master al seguito)…..tanto poi la società per cui lavori fallisce o chissà, e magari ti lisci pure un bel po’ di TFR – si lo so, ci sono i sindacati, l’avvocato, l’INPS…..’per fortuna’….= TFR – €?
    Stesso discorso quando provi a proporti per mansioni più basilari/umili rispetto all’iter di studi/professionale.
    Anche se spieghi che il volerti ridimensionare ha la sua motivazione nella necessità di avere più tempo/energie per la tua famiglia (vedeste, ma lo so che ne siete consapevoli, che numeri devi fare quando sei già stravolto), ti guardano strano e la X sul tuo nome è già partita, anche spiegando che tua moglie in quanto medico desidera esercitare la professione – (e sei quindi e fortunatamente in una situazione economica avvantaggiata).
    Cv scartato a priori, perché, se poi questo mezzo ing. non sa fare il data-entry?, guidare il furgoncino 9 posti pat.B?, stare in una guardiola? svolgere mansioni da impiegato generico? Non sia mai….poi è vero, potrei prendere il posto di altri più bisognosi e meno qualificati….anche se non credo che gli “head hunters” e i “recruiters” (che termini fighi) stiano a guardarci.
    Le 8h di oggi, quando tali, valgono come 12, soprattutto in contesti aziendali, sempre più disordinati e mal gestiti (volutamente?), andando ad annullare il vantaggio di cui sopra, perché quando la giornata è ormai finita e la testa è in overflow mi sa che il tempo e la qualità del tempo passato con tua moglie e tuo figlio o per la gestione famigliare non te li ridà più nessuno, tanto meno il solito vantaggio di cui sopra a cui, tra l’altro, ci vorranno prima o poi pensare le banche (per certi versi ci stanno già provando).
    Il mondo nuovo ci impone di essere soldatini per il business…..non ti viene permesso di “fregare” il sistema che ti ha rilegato il ruolo di macchina appena finisci nel giro….vuoi mica essere responsabile del crollo del PIL?!!, poi le altre nazioni non ci si filano più! Ormai siamo in globalizzazione, i membri del Bildenberg Group potrebbero rimanerci male.
    Spero tuttavia prima o poi di riuscirci a fregare questo sistema! Peccato non averci pensato quando avevo 13 anni…..se no……istituto professionale e via andare (già: chi lo racconta ai 13enni?).
    Prego spesso come Padre Giovanni insegna parlando del desiderio che tanti giovani portano nel cuore quando desiderano incontrare la propria compagna/o di vita: “Signore concedimi oggi un felice incontro, mostrami la tua benevolenza”. Solo che io lo applico al mio desiderio di incontrare una realtà lavorativa veramente in armonia con il mio desiderio di famiglia.

    Un carissimo saluto a Costanza!

    P.S.: a questo punto non posso esimermi, si fa anche così a fregare il sistema, (scusate): se qualcuno è a conoscenza di realtà tra Pavia-Alessandria-Vercelli (scusami sistema, so che per te è una disponibilità geografica un po’ limitata, spero di non offendere il tuo essere “global”, ma sai, tengo famiglia, conosci?) che hanno al loro interno figure un po’ “basic” presso le quali io possa andare a bussare, avete capito che non mi offendo ne la mia autostima ne risente (admin puoi tranquillamente dare la mia e-mail per qualsiasi passa-parola :))

  9. rit.mariotti@gmail.com

    Buongiorno, ho letto in ritardo questo articolo.
    Sono pienamente d’accordo con l’autore che ringrazio. Da anni sono sostenitrice del part-time, o della possibilità per le donne di decidere se restare a casa dal lavoro.
    Manca una politica famigliare adeguata,
    Io ho scelto di non proseguire il lavoro, non mi sono pentita, mi sento totalmente realizzata, felice, e non mi è mancato il lavoro ( non quello esterno)!
    Adesso gusto di stare con i nipoti, vedere i miei figli realizzati umanamente, l’armonia con mio marito, la serenità che accompagna la mia vecchiaia.
    Penso che il tempo che ho dedicato alla famiglia abbia reso i suoi frutti!
    Rita

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  12. Bradamante

    Mi trovo d’accordo con Beppe, che ha scritto gran parte di ciò che avrei scritto io. Perdiamo tanto tempo a fare i funamboli fra “famiglia e carriera” quando è tanto semplice il principio che, salvo eccezioni, se sto qua non posso stare là, quindi almeno una delle due cose, più probabilmente entrambe, la farò male.
    Ancora con questa “realizzazione personale”: si lavora per mangiare, non per realizzarsi. Io non ho mai sentito un uomo bearsi del fatto che “ha il diritto” di lavorare, gli uomini lavorano perché servono i soldi. E’ la donna scimmia dell’uomo a sentire il bisogno di “realizzarsi” per il solo fatto di fare qualcosa che fanno gli uomini. Non dimentichiamo che il femminismo è nato rivendicando diritti come quello di fumare e continua oggi con l’orgoglio di guardare pornografia, quindi della capacità di discernimento di certe donne mi fido poco. L’assunto che chi non lavora fuori casa non ha dignità non sta né in cielo né in terra e infatti sono sicurissima che 100 anni fa non passasse neanche per l’anticamera della stragrande maggioranza della gente, come invece ci hanno fatto credere. Le donne “non potevano lavorare”, ma stiamo scherzando? E le modiste, le lavandaie, le cameriere, le operaie, le locandiere, le vivandiere dell’esercito, le ostetriche, senza scomodare la campagna? Chi era costretta si rimboccava le maniche, ma sono certa che più di una ne avrebbe fatto volentieri a meno. I lavori glamour che conosciamo oggi non esistevano, il lavoro era fatica vera e si rischiavano la salute e le penne. Conosco un signore di altri tempi che non ha mai consentito alla moglie di lavorare (buuh, buuh, maschio oppressore!) ma che sul lavoro ha perso due dita, e una volta si è rotto entrambe le braccia, solo per dirne due. Magari fermiamoci a farci prendere dal dubbio che le donne non si strappassero proprio i capelli all’idea di non DOVER lavorare ANCHE fuori casa.
    Per quanto riguarda lo stipendio alla casalinga, non sono d’accordo, sarebbe un contentino che si dà alla donna per farla egoisticamente sentire importante. Non ritengo necessario assecondare i capricci delle casalinghe frustrate, alimentando la discordia fra marito e moglie invece di favorire l’unità familiare. Sarebbe meglio aiutare la famiglia in quanto tale, facendo in modo che uno stipendio basti (tassazione, agevolazioni, non lo so, non faccio l’economista), come peraltro succedeva fino a pochi decenni fa.
    Oggi i tempi sono cambiati ed è sicuramente possibile alla donna lavorare qualche oretta fuori casa, ma il part time anche fino ai 3-6 anni mi sembra poco. I bambini non hanno bisogno della madre solo nell’età delle coccole, anzi, i guai iniziano quando crescono e con i tempi che corrono lasciare adolescenti soli in casa per ore, magari davanti a pc e smartphone, per ributtare la madre nella ruota del criceto della produttività non mi sembra una cosa da fare a cuor leggero.

    1. Bradamante, sottoscrivo ogni sua parola.

      Lei sì che è una vera combattente, non quelle frustrate delle femministe.

      La abbraccio e che Dio la benedica, così come tutte le Donne come Lei!

  13. Rosa

    Quando si parla di part time si dovrebbero sempre ricordare i costi ed i tempi del trasporto casa-lavoro.
    A parità di trasporto pubblico ( a meno che non voglio regalare io stipendio ad parcheggio), conviene sempre il tempo ordinario.
    1-Casa lavoro biglietto euro 2.50 a corsa =5 euro al giorno. Va da se che i 5 euro peseranno di più su un part time che su un tempo pieno.
    2- Casa lavoro: 1 ora di trasporto per andare, 1 ora per tornare: quindi si perdono 2 ore su 4 ore di lavoro. Mi pare non convenire.
    In altre parole il part time dato l’elevato costo monetario e temporale dei trasporti conviene in pratica se:
    1-il tragitto casa lavoro si può coprire a piedi o con mezzi di trasporto a costo 0 (cavallo di San Francesco, o bicicletta);
    2-se c’è un bel parcheggio a GRATIS nei dintorni (tipo un supermercato):
    3-se vivi e lavori in una città come Parma: tutto a portata di mano.
    E tutto questo lo dico da professionista…..

    Per la serie: summum ius summa inuria

    http://www.giustiziami.it/gm/pm-nega-rinvio-udienza-allavvocato-che-vuole-vedere-il-figlio-nascere/#respond

    1. Rosa,

      effettivamente è un’altra delle cose da tenere in conto. Io, da consulente, non mi tengo particolarmente aggiornato sui contratti da dipendente, ma mi sembra che oltre alla possibilità di lavorare ad orario ridotto per tutti i giorni della settimana c’è la possibilità di lavorare ad orario pieno giornaliero, ma non per tutti i giorni della settimana. Questo risolve il problema dei costi di trasporto.

      Il lavoro remoto (telelavoro) menzionato da tuc andrebbe anche esplorato. Mi pare che progredisca lentamente, però: una decina di anni fa sembrava che sarebbe stato più rilevante di quanto non sia poi accaduto.

      1. rosa

        Stai parlando del part time verticale: in pratica del peggio del peggio.
        Svolgimento.
        Maturità: si apre centro commerciale, mi presente con il mio CV artisticamente “addobbato” dal fratellone ing. La tizia allo sportello dove do il CV nota maturità classica e mi fa: piccola ma continui?
        Si certo!
        Cara che bello!
        Arruolata all’istante 8+8 sabato e domenica. (parrà incredibile ma un tempo nei week end lavoravano panda come me i “turnisti” incentivati copiosamente).
        Sta di fatto che ero sempre l’ultima ruota del carro: il venerdì arrivavano sempre i pacchi che tutte lasciavano li a riposare in attesa della mia comparsa….Idem i resi: sai è stata una settimana infernale (una bugia: che nei centri commerciali le vendite sono tutte nei week end)
        Ma non è così solo con lavori a basso contenuto intellettuale: appena laureata, temendo una lunga disoccupazione, mi iscrivo ad un master del sole24 ore. Ops…mi chiamano il giorno prima della laurea e 2 giorni dopo faccio il colloquio a Parma studio penaltributariocommercialista…… Faccio presente che sto seguendo il master in contrattualistica internazionale e che avevo già pagato 1/ 3……
        Signorina ma uno dei soci dello studio è docente! Che giorni le servono?
        Mercoledì e venerdì.
        Signorina ma che problema c’è?
        C’è che il venerdì si fa la programmazione della settimana successiva, per cui il lunedì mattina passavo un paio di ore a scoprire quale sarebbero stati i miei compiti per la settimana iniziata…..sempre se ritrovavo la mia posizione di lavoro, perchè una volta era fisicamente sparita la mia scrivania e tutte le carte lasciate custodite nei cassetti!
        E poi c’era sempre la pratica martello.
        Questione X nessuno aveva fatto nulla per cui tutti scappavano e chi non riusciva a scappare rimbalzava tutto su di me.
        Per cui il capo mi chiamava dicendo:
        mi scuso non sapevo che oggi fosse assente; come assente? se non è giorno lavorativo che giorno d’assenza è?
        Inutile dirti che la sottoscritta della pratica martello non sapeva un ciufolo…ma il capo aveva incastrato me per cui…….
        Beh il fantastico mondo del telelavoro te lo racconto una altra volta: nel campo sono un autorità!
        C’è il PCT= processo civile telematico, per cui tutti gli atti del processo son telematici, ma poi il giudice ti chiede la copia stampata di “cortesia”!
        E la copia di “cortesia” la devi dare!
        Non solo per non urtare il giudice, ma perchè gli ordini lo han previsto, per cui sei sanzionabile se non fai la cortesia di dare la copia di cortesia del processo civile telematico di……. non ti dico cosa.
        Ora con il PTT=processo tributario telematico siam di nuovo a tredici.
        se ti vuoi divertire….
        .https://www.chiesadimilano.it/news/osservatorio-legale/per-il-decreto-sicurezza-la-cortesia-e-dobbligo-250963.html

        1. vale

          @rosa

          ti è andata pure bene.

          pensa se avessi detto anche qualcosa di politicamente scorretto ( come alla silvana de mari della quale le org.lgbtqxyz han chiesto la radiazione dall’ordine dei medici per aver detto delle ovvietà.) ( e siam solo agli inizi del nuovo sistema di controllo “culturale”. allegria.)

            1. rosa

              La pratica martello se sei li in ufficio la vedi arrivare, e se la vedi arrivare la puoi rimbalzare esattamente come fanno gli altri.
              Se sei li in ufficio intessi relazioni, formi alleanze… consorterie : se fai un part time, beh sei poco informata, hai poco o niente da “barattare” e quindi sei sempre esclusa, senza “amici” .
              Non so se mi son spiegata al meglio, ma spero di si.

              1. Che il telelavoro puro provochi problemi “sociali” come quello che hai descritto mi è noto. Pensando ad alcuni esempi che conosco, vedo in certi casi telelavoro “parziale” (quindi si sta in parte in ufficio e in parte a casa, in questo momento una parte molto piccola).

  14. giulia

    Commovente.
    Questo è mettere in pratica il Vangelo della scorsa settimana in cui si invita i “chi ha” a fare buon uso del proprio denaro/potere.

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