Propongo di mettere una tassa sulla parola accoglienza

di Costanza Miriano

di Costanza Miriano

Qualche giorno fa, dopo aver letto un articolo che avrei catalogato nel settore “parole in libertà”, ho scritto, senza curarne più di tanto la forma, uno status di facebook che pensavo sarebbe caduto nell’indifferenza generale. L’ho buttato giù di getto, senza pensarci troppo, non perché non ne fossi convinta ma al contrario perché ne sono talmente convinta che mi sembrava abbastanza banale. Diceva: “Propongo di mettere una tassa sulla parola accoglienza”. Apriti cielo. Si è scatenata una polemica che non finiva più.

Vorrei provare a capire quali corde avrei inavvertitamente toccato. Ho scritto che propongo una tassa perché la parola accoglienza mi sembra oggi una delle meno comprese e di quelle usate nel modo peggiore. A volte con leggerezza, altre volte con disonestà intellettuale. Propongo una tassa perché se uno dovesse pagare per usarla forse lo farebbe con più attenzione. O meglio, propongo una tassa perché l’accoglienza ti deve costare qualcosa, sennò dirla non vale niente. L’elemosiniere del Papa può parlare di accogliere i rifugiati perché ha ceduto la sua casa a una famiglia siriana. E comunque mi risulta che parli poco (ho cercato più volte di intervistarlo, invano). L’accoglienza è una cosa che si fa ma non si dice, a parte chi è preposto a parlare per il suo ministero.

Vorrei provare invece a capire che vuol dire veramente accogliere. Davvero, me lo chiedo. Va bene, un rifugiato che scappa dalla guerra cerca casa e cibo. È chiaro. Mi sembra che nessun cristiano possa avere difficoltà a capirlo (quanto a farlo, poi, è un altro conto). Ma in altri casi, siamo sicuri che così tanta gente vuole essere “accolta” da noi? Siamo davvero così attraenti? È davvero così ambita la nostra “approvazione”? I siriani volevano essere approvati dall’elemosiniere del Papa, o piuttosto volevano che qualcuno risolvesse i loro problemi? Non è questa la vera accoglienza? Se non risolviamo i problemi degli altri, o almeno non ci disponiamo ad ascoltarli per vedere se possiamo dare una mano, allora non è accoglienza. È dire “fai come ti pare che a me non dai fastidio”. Ma chi siamo noi per dire “fai come ti pare”? Chi se ne frega della nostra approvazione?

Io preferisco parlare di amicizia, che è una cosa da persona a persona, non verso una categoria. L’amicizia purtroppo nella nostra vita è contingentata, non possiamo essere amici di migliaia di persone (e lo dico con dolore vero, perché continuo a incontrare persone che vorrei frequentare e non solo sfiorare, ma non si può, bisogna mettere delle priorità anche nelle relazioni, è un’illusione quella di custodire e amare tutti, si finisce per non amare più nessuno, prima di tutto i vicini, quelli che ci sono dati, il marito e i figli nel mio caso). Ma soprattutto non possiamo essere amici di una categoria: ci sono donne antipatiche e donne simpatiche, neri intelligenti e neri stupidi, persone con attrazione verso lo stesso sesso intelligenti e altre stupide. Quindi, cosa vuol dire accogliere una categoria? Vuol dire che tutte le persone che hanno alcune caratteristiche e appartengono a una certa categoria sono da amare? Certo, questo vale per tutti. Non si amano le categorie, si amano le persone, e beato chi ci riesce: è così difficile amare davvero qualcuno, amare la sua libertà, il suo destino.

Ma veniamo allora nello specifico. L’articolo che mi aveva fatto scrivere quel post che mi sembrava da nulla era quello di Paolo Rodari, sul libro di James Martin, Costruire un ponte verso la comunità lgbt.

Cominciamo dal titolo dell’articolo: Padre Martin sfida i conservatori della Chiesa, “l’omofobia è un peccato”. Io questi omofobi nella Chiesa li vorrei proprio incontrare. Se esistono devono vivere malissimo, perché al contrario, come ha detto il Papa, c’è una fortissima e potentissima lobby omosessuale in Vaticano, e delle volte coloro che vi appartengono non fanno molto per dissimulare. Ci sono in ruoli anche significativi dei personaggi che già dall’aspetto e dai modi rivelano le loro inclinazioni sessuali, che non fanno nulla per nascondere. Non c’è nulla di male, purché le inclinazioni non siano assecondate – la castità è chiesta a tutti i cristiani, compresi gli sposati, il cui amore deve essere casto e fecondo – ma non parliamo di discriminazione, almeno non nelle gerarchie ecclesiastiche. Seconda cosa, omofobia cosa vuol dire? La Chiesa annuncia che avere rapporti omosessuali è un peccato, come molte altre cose: l’adulterio, l’accumulare disonestamente ricchezze, l’omicidio, la maldicenza, la calunnia, l’aborto (ovviamente con diverse gradazioni di gravità). Chi lo dice non è adulterofobo (o sessuofobo), assassinofobo, ricchezzofobo. Chi commette queste azioni sa che sta sbagliando ma come persona sarà sempre ascoltato, amato (ci si prova, è difficile amare anche i nostri cari…), ma sa anche che le sue azioni sono sbagliate. Infine perché un sacerdote dovrebbe accettare una parola imposta dai movimenti omosessualisti? Cosa sarebbe l’omofobia? Una paura? Chi ha paura delle persone che provano attrazione per lo stesso sesso? Esiste davvero qualcuno che nel 2017 ha questa paura?

Ma soprattutto, esiste davvero nella Chiesa una persona che prova attrazione per lo stesso sesso, a cui sia stato detto “non puoi venire a messa, o non puoi fare la comunione neppure se vivi castamente”? Esiste uno solo che sia stato cacciato da un confessionale? Certo, se si milita attivamente per promuovere l’aborto, la ricchezza disonesta, le relazioni fuori dal matrimonio o quelle omosessuali non si potrà pretendere di insegnare a nome della Chiesa, ma si tratta banalmente di logica: se insegni cose diverse dal magistero della Chiesa insegnale pure, ma a nome tuo, non a nome della Chiesa. Lo stesso se vivi una condizione esistenziale apertamente in contrasto con la Chiesa e non hai la pur minima intenzione di emendarti.

Ma veniamo al cuore. L’articolo parla di accoglienza verso le persone, e su questo dobbiamo migliorare tutti (sui social arrivano certe legnate in nome della misericordia, per dire). Ma non è quello che dice il titolo del libro di padre Martin (il libro non è ancora uscito in italiano), che parla invece di comunità lgbt. Cioè di militanti. Usa anche la parola gay, che la Chiesa non può accettare, perché connotata ideologicamente. Gay vuol dire allegro, brillante, ed è una parola che implica un preciso atteggiamento esistenziale. Non indica chi prova attrazione verso lo stesso sesso, ma chi questa attrazione decide di praticarla, e per questo è “contento”. La Chiesa non può smettere di annunciare che questo, semplicemente, non è vero, e credo che neppure padre Martin lo sostenga, visto che dice “E sicuramente ci sono dei santi canonizzati dalla Chiesa che avevano un orientamento omosessuale. Questo non significa che fossero sessualmente attivi, ma solo che alcuni di loro avevano un orientamento omosessuale.” Anche io, per dire, credo di conoscere un santo che prova attrazione verso il suo sesso, ma non la pratica. Sono certa che mi precederà nel regno dei cieli. Infatti lui si incavola come una biscia se sente parlare di comunità lgbt. Non vuole essere considerato una categoria, non vuole militare per affermare il suo diritto a peccare, e quindi a stare male (perché il peccato non offende Dio nel senso che intendiamo noi, gli dispiace perché fa male a noi, e lui ci ama). Il mio amico santo milita, piuttosto, per aiutare le altre persone a vivere la fede cattolica, cioè una relazione personale sempre più stretta con Gesù Cristo, indipendentemente dal suo orientamento sessuale. E il peccato è quello che ci allontana da questa relazione, che è l’unica che può rispondere a tutti i desideri del nostro cuore. La Chiesa è chiarissima nel suo Magistero, distinguendo l’inclinazione dagli atti.

Ovviamente questo discorso deve interessare solo a chi crede che la relazione con Gesù Cristo (che è vivo oggi, non “se fosse vivo oggi” come dice Rodari), sia la cosa più decisiva della tua vita. Chi non se ne interessa come la stragrande maggioranza della gente che sta al mondo, compresa quella che si dice formalmente cattolica, perché si preoccupa di quello che dice il catechismo? Io se un buddista dice che con la mia vita non sarò felice non me ne curo. Al massimo lo ringrazio dell’interessamento. Ovviamente la Chiesa non impone il suo punto di vista, come non dovrebbe imporlo il governo (al contrario introdurre il reato di omofobia, cioè mandare in carcere chi la pensa come il Catechismo, questa sì che è violenza, dittatura da far impallidire le fantasie di Orwell).

Trovo scorretto e intellettualmente molto disonesto dire che si è deciso di scrivere un simile libro – che, ripeto, non è ancora uscito e che sto giudicando da un’intervista – dopo la strage di Orlando nel locale frequentato da persone omosessuali. Trovo scorretto usare quell’episodio di cronaca per dire che la Chiesa deve essere più compassionevole. L’assassino non era cattolico, si è detto anche che fosse lui stesso un frequentatore del locale. La Chiesa non c’entra niente, anzi i miei amici con attrazione verso lo stesso sesso hanno trovato proprio dentro la Chiesa il bandolo per sbrogliare i nodi interiori e trovare la pace (per esempio attraverso Courage). Questa è la vera accoglienza. Noi crediamo che la via che ci indica la Chiesa sia l’unica per la felicità, e che i comandamenti non siano un obbligo ma un regalo. Che diritto ha un uomo di togliere a un altro il regalo di Dio?

Come al solito la Chiesa arriva a saldi finiti. Padre Martin parla di emarginazione, di ultimi, per le persone con attrazione verso lo stesso sesso? Ma dove li vede? Non so dove abbia vissuto, ma qui in occidente quelle persone hanno spesso posti di potere, popolano i piani alti della comunicazione, salgono e trionfano sui palchi degli spettacoli più importanti, organizzano cortei del loro orgoglio che non sono affatto boicottati, anzi, tutto il mondo dell’informazione dà una visibilità del tutto sproporzionata rispetto alle dimensioni dell’evento. Entrano nelle scuole, nei posti di governo, il trionfatore delle elezioni francesi va nelle scuole a dire che si possono avere due padri o due madri (bugia: un bambino nasce da un maschio e da una femmina). Sono così ricchi da potersi permettere di comprare ovuli e affittare uteri (e se Gesù tornasse oggi sulla terra col suo corpo umano forse andrebbe a cena con i bambini privati della mamma dagli affittuari di uteri, chissà). Sono, cito Papa Francesco, una lobby potentissima in Vaticano. I social li corteggiano li coccolano li vezzeggiano. I motori di ricerca dedicano loro arcobaleni e lustrini. Sono il nuovo conformismo di massa.

Ma veniamo al cuore della questione, il vero nodo centrale. Padre Martin dice a Repubblica che il suo libro è molto moderato e non sfida alcun insegnamento della Chiesa. Ma poi dice “Se una certa percentuale di umanità nasce gay”… E certo, da lì discende tutto il resto. Se una persona nasce con attrazione sessuale stabile e prevalente verso lo stesso sesso, come può la Chiesa continuare a dire che praticare questa attrazione è peccato? Che Dio sadico è, uno che mette nel cuore un affetto e impedisce di viverlo? Mi riecheggiano esattamente le parole della lettera ai Vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali scritta dalla Congregazione per la dottrina della fede: “essere particolarmente vigilanti nei confronti di quei programmi che di fatto tentano di esercitare una pressione sulla Chiesa perché essa cambi la sua dottrina, anche se a parole talvolta si nega che sia così”. Ecco, questo è uno di quei casi. Si dice che si vuole tendere un ponte verso la comunità lgbt ma si sta sovvertendo in modo non dichiarato il Magistero della Chiesa, e va bene che padre Martin è un sacerdote, ma deve obbedire anche lui alla Congregazione per la dottrina della fede. La Chiesa afferma che non esiste alcuna base scientifica per affermare che esista una base genetica per l’attrazione omosessuale. Lo afferma chiarissimamente.

Trovo profondamente scorretto dire di voler semplicemente accogliere le persone, mentre si cerca di alterare la verità (a meno che a quella verità non si creda fino in fondo). Il Comitato su matrimonio e famiglia della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti scrisse nel 1997 il documento Always our children che tentava di fare un’operazione simile a quella di padre Martin, dando per scontato che l’omosessualità “viene vissuta come qualcosa di dato, non di scelto liberamente”. La Congregazione per la Dottrina della fede sottolineò con fermezza massima gli errori del documento: “dovrebbe essere ritirato e pubblicamente ripudiato dai vescovi”. James Martin ha affermato una sua opinione senza fondamento scientifico e non sostenuta dalla massima autorità della Chiesa in merito, anzi severamente condannata (di Always ou children la Congreazione per la Dottrina della Fede scrive: “il documento è così profondamente viziato da quasi ogni punto di vista – teologico, antropologico, dottrinale, psicologico, fisiologico, catechetico, metodologico e persino stilistico – da non essere emendabile”. Una bocciatura senza appello, totale). Spacciarla per desiderio di accogliere è sleale. Accogliere vuol dire fare un corpo a corpo contro il dolore dell’altro, vuol dire non arrendersi al fatto che si condanni a rapporti non liberanti e non di vero dono, ma di autocompiacimento (sempre parole di Ratzinger). Anche noi siamo con Francesco quando dice che non possiamo giudicare un omosessuale che cerca Dio, cioè ha detto gay, ma l’italiano e l’inglese non sono lingue sue, comunque è evidente che la parte più importante della frase sia “che cerca Dio”. Ci sembra che i soli a combattere a fianco delle persone che provano attrazione per lo stesso sesso siano quelli che li sanno guardare come persone, che non si rendono complici di alto tradimento nei confronti della loro persona, una persona che è molto più grande e più preziosa della loro attrazione sessuale.

 

 

p.s. Consigliatissima la lettura del memorabile articolo di don Dariusz Oko, Con il Papa contro la omoeresia, letto grazie a Roberto Marchesini e al suo indispensabile, documentatissimo, inattaccabile, accoglientissimo, delicatissimo Omosessualità e Magistero della Chiesa, Comprensione e speranza, Sugarco.

28 commenti to “Propongo di mettere una tassa sulla parola accoglienza”

  1. Su richiesta di Costanza è possibile commentare questo post. Si astenga chi ha intenzione di andare fuori argomento o proseguire vecchie discussioni.
    Grazie.

  2. Costanza, nel ringraziarti perché scrivi e dici quello che scriverei e direi se ne fossi capace, insisto nella convinzione che come in altri tempi i fedeli dovrebbero tenere in una mano il rosario e nell’altra un nodoso bastone, (Don Camillo docet).

  3. Ho letto l’articolo e riletto alcune delle parti che mi hanno colpito, ma preferisco aspettare per commentare, per essere sicuro di non scrivere sotto un impulso non sufficientemente ponderato.
    Sono comunque contento che si possa commentare.

  4. Dico solo che, per quanto mi riguarda , più infuria la battaglia contro la vera dottrina e contro l’enciclica di Paolo VI ” l’Humanae Vitae” e più mi sento sereno e tranquillo.
    “…Allora uno dei sette angeli che hanno le sette coppe mi si avvicinò e parlò con me: «Vieni, ti farò vedere la condanna della grande prostituta che siede presso le grandi acque. Con lei si sono prostituiti i re della terra e gli abitanti della terra si sono inebriati del vino della sua prostituzione». L’angelo mi trasportò in spirito nel deserto. Là vidi una donna seduta sopra una bestia scarlatta, coperta di nomi blasfemi, con sette teste e dieci corna. La donna era ammantata di porpora e di scarlatto, adorna d’oro, di pietre preziose e di perle, teneva in mano una coppa d’oro, colma degli abomini e delle immondezze della sua prostituzione. Sulla fronte aveva scritto un nome misterioso: «Babilonia la grande, la madre delle prostitute e degli abomini della terra».
    E vidi che quella donna era ebbra del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesù. Al vederla, fui preso da grande stupore….”

  5. Io credo che il problema di fondo sia il fatto che, oggi, l’affettività è considerata qualcosa di totalizzante, qualcosa che decide della felicità e del destino dell’uomo, fino a determinare tutte le sue scelte.

    Continuamente, le fiction, i film, i romanzi, concentrano l’attenzione degli spettatori sulle vicende affettive dei personaggi.

    L’attenzione ossessiva all’affettività, fin dall’adolescenza, fa sì che le persone abbiano meno tempo ed energie per costruire una vita interiore sana, ricca e profonda, e che la loro cifra spirituale sia ridotta al punto che la stessa percezione del bene e del male è molto compromessa.

    Se oggi un’assurdità, un controsenso, come il cosiddetto “matrimonio omosessuale” (che lo si chiami come tale o come “unione civile”) è considerato “accettabile”, è proprio perché la nostra società ha smesso di adorare Dio, e lo ha sostituito con un idolo: un’affettività che non conosce e non accetta limiti.

    E credo che anche noi, che ci opponiamo a questa ideologia che distrugge le vite delle persone, in realtà, senza esserne consapevoli, siamo un po’ affascinati da questo idolo diabolico, e non riusciamo a vederlo in tutta la sua perversità.

  6. Ottimo post, è esattamente quello che ho pensato leggendo l’intervista a padre Martin.

    In particolare, evidenzio due spropositi detti da padre Martin, che davvero stupisce escano dalla bocca di un cattolico, addirittura di un sacerdote, e sono di grave scandalo per chi legge (e magari gli presta credito proprio per il fatto che Martin è un sacerdote).

    Egli

    1) stabilisce un’equivalenza tra “avere un orientamento omosessuale” ed “essere gay”. Ma una persona “gay” è – come precisa Costanza – un omosessuale praticante (quindi, non casto), che si vanta di questa omosessualità praticata come di una condizione appunto “gaia” (cioè apportatrice di felicità, di contentezza, di uno stato edonico fausto) e se ne fa promotore e prapagandista, militando a favore dell’agenda ideologica Lgbt

    2) afferma che “una certa percentuale di umanità nasce gay”.
    Affermazione doppiamente falsa, perché, valendo quanto in 1, ciò significherebbe che qualcuno nasce necessitato (cioè: non è libero di non esserlo) ad essere un “gay”, cioè un omosessuale praticante (quindi, non casto), che si vanta di questa omosessualità praticata e se ne fa prapagandista, militando a favore dell’agenda ideologica Lgbt.

    Forse padre Martin voleva dire che in taluni l’orientamento omosessuale è innato. Ma (ecco la seconda falsità) questa affermazione – come precisa Costanza – non trova sostegno nel Magistero della Chiesa né possiede fondamento “scientifico”.

    In sintesi, il tentativo accattivante, ma gravemente sviato e sviante, operato da padre Martin in questa intervista è quello ben sintetizzato da Costanza:

    “Padre Martin dice a Repubblica che il suo libro è molto moderato e non sfida alcun insegnamento della Chiesa. Ma poi dice “Se una certa percentuale di umanità nasce gay”… E certo, da lì discende tutto il resto. Se una persona nasce con attrazione sessuale stabile e prevalente verso lo stesso sesso, come può la Chiesa continuare a dire che praticare questa attrazione è peccato? Che Dio sadico è, uno che mette nel cuore un affetto e impedisce di viverlo?

    Mi riecheggiano esattamente le parole della lettera ai Vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali scritta dalla Congregazione per la dottrina della fede: “essere particolarmente vigilanti nei confronti di quei programmi che di fatto tentano di esercitare una pressione sulla Chiesa perché essa cambi la sua dottrina, anche se a parole talvolta si nega che sia così”.
    Ecco, questo è uno di quei casi. Si dice che si vuole tendere un ponte verso la comunità lgbt ma si sta sovvertendo in modo non dichiarato il Magistero della Chiesa, e va bene che padre Martin è un sacerdote, ma deve obbedire anche lui alla Congregazione per la dottrina della fede.”

    • Potremmo aggiungere che oltre a partire da presupposti errati, anche ammesso per assurdo di considerarli plausibili, quale sarebbe la possibile logica conclusione?

      Alla castità sono chiamati TUTTI. Alla continenzatutti coloro che non sono uniti nel Sacramento del Matrimonio c’è poi una continenza anche per loro…).
      Quindi, se una persona credente “nasce gay” e non ha una vocazione a vita consacrata, quale sarebbe l’alternativa a poter vivere “gaymente” la sua sessualità? Il matrimonio appunto! (vedi chiesa Anglicana di Scozia!)
      Perché e lì che si vuole arrivare…

  7. Mi permetto di osservare che c’è, nella sostanza , una contraddizione tra le frasi :
    “’una fortissima e potentissima lobby omosessuale in Vaticano, e delle volte coloro che vi appartengono non fanno molto per dissimulare. Ci sono in ruoli anche significativi dei personaggi che già dall’aspetto e dai modi rivelano le loro inclinazioni sessuali, che non fanno nulla per nascondere. Non c’è nulla di male, purché le inclinazioni non siano assecondate”
    e l’altra :
    “La Chiesa afferma che non esiste alcuna base scientifica per affermare che esista una base genetica per l’attrazione omosessuale”
    Se si procede per logica, a quale prete converrebbe “rivelare le proprie inclinazioni omosessuali” , senza esercitarle? Se effettivamente non lo fosse sarebbe molto meglio per lui nasconderle! Quindi è evidente che le sue inclinazioni , anche se non esercitate, sono reali e spontanee. Non essendo stato possibile (in tanti anni di ricerche) trovare una certa causa di queste inclinazioni che fosse successiva alla nascita (a meno di casistiche particolari di importanti violenze infantili, con conseguenze di tutti i tipi, non soltanto sessuali) , si deve presumere, o quantomeno lasciare aperta l’ipotesi che queste inclinazioni siano innate.
    Ora, quindi, se è vero che “non c’è base scientifica per affermare che esista una base genetica per l’attrazione omosessuale”, è anche vero che non c’è base scientifica per affermare che NON esista una base genetica o innata per l’attrazione omosessuale.
    Io sono mancino. Nessuno al mondo può negare che io sia mancino, eppure non esiste nulla nel mio DNA che sia diverso dai destri. Sembra banale, eppure mia madre (mancina anche essa) è stata costretta ad imparare a scrivere col la mano destra ancora 70 anni fa (non 700 o 7000). D’altra parte gli studi sul cervello e sulla psicologia e materie affini sono relativamente recenti, e le varianti del comportamento umano sono tantissime. Fino a 200 anni fa esistevano solo i “normali” e gli “altri” , e se non venivi classificato tra gli “altri”, ogni tuo atto veniva giudicato come volontariamente avverso alla “normalità”. Ora, per fortuna, proprio la scienza (non quella biologica ma quella psicologica e comportamentale) approfondisce sempre di più questi temi e si arriva a capire che tanti comportamenti e pensieri non sono “volontari” ma sono istintivi, e, quando non sono dannosi per altri, debbono essere accettati.
    Per quanto poi concerne la locuzione “La Chiesa afferma”, possiamo guardare con serenità al passato. Per molti secoli la Chiesa , fondandosi sulle lacunose conoscenze scientifiche dei tempi, ha affermato o sostenuto tesi di tutti i tipi (senza parlare di Galileo, ma anche quanto sostenuto da San Tommaso in campo medico , sulla riproduzione per esempio, era semplicemente sbagliato). Quindi possiamo anche dire che oggi, allo stato attuale delle conoscenze, non sia possibile dire si o no ad una origine innata della tendenza omosessuale. Vi sono però delle evidenze di realtà che per amore della verità non possono essere nascoste o sottovalutate, come giustamente l’articolo ricordava in riferimento ai preti con certe tendenze. L’osservazione del mondo è il primo e fondamentale strumento di scoperta del creato, in tutte le sue forme, anche quelle apparentemente più particolari. Non si possono escludere a priori certe possibilità , solo perchè ancora non confermate scientificamente. Il metodo scientifico ha bisogno di certezze, ma ci sono cose che scientificamente non sono provate o provabili ma che nessuno può dire che non esistano, come per esempio l’amore di una madre per un figlio adottivo.
    Con questo non voglio criticare tutto l’articolo, che anzi trovo molto interessante.
    Salve

  8. Quindi, cosa vuol dire accogliere una categoria? Vuol dire che tutte le persone che hanno alcune caratteristiche e appartengono a una certa categoria sono da amare? Certo, questo vale per tutti. Non si amano le categorie, si amano le persone, e beato chi ci riesce: è così difficile amare davvero qualcuno, amare la sua libertà, il suo destino.

    Grazie Costanza, è ciò su cui stavo riflettendo anch’io!! Come è possibile parlare di accoglienza focalizzandosi verso alcune categorie sociali (che poi sono sempre le stesse: migranti, comunità LGBT…) ed essere contemporaneamente pro-choice quando non radicalmente anti-life (ovvero a favore di aborto, eutanasia etc…) rispetto alla sacralità del valore della vita?!?! Anzi, come dici tu, di ogni “singola” vita, ovvero della persona concreta, non di una categoria generica!

    La domanda sorge dunque spontanea: quali sarebbero le reali motivazioni che spingono tali persone a farsi “portabandiera” di tale accoglienza quando “de facto” poi negano il valore della vita in tanti altri casi? Non è forse questa pura ideologia?

  9. La questione, come per tutte le parole, è il contesto. Il contesto è quello che sta attorno alle cose, è figurativamente un luogo, un dove. Ecco, dunque, che uno dovrebbe chiedersi: “accogliere i migranti”… dove? In un paese sano e florido, basato su salde radici, oppure in un paese dove è già impossibile trovare casa e lavoro per tutti gli indigeni, figuriamoci quindi per centinaia di migliaia di nuovi arrivati; una situazione così instabile che potrebbe portare ad una “guerra civile a pezzi”? “Accogliere gli LGBT”… dove? In una Chiesa che insegna ad amare i comandamenti di Cristo, oppure in un luogo più stravagante? Oppure: “accompagnare le persone”… dove? Dove sono già dirette, ovvero all’inferno in molti casi, oppure far compiere loro una conversione (termine che vuol dire anche cambio di direzione, come in “conversione ad u”) e rimetterle sulla strada giusta?

    Conseguentemente, bisognerebbe chiedere agli entusiasti dell'”accoglienza”: ma credete veramente alla balla che i migranti faranno salire la ricchezza, e veramente non capite invece che la crisi è condannata a rimanere per via soprattutto del basso tasso di natalità, che non è sostituibile da surrogati? E agli entusiasti dell'”accompagnamento”: ma credete ancora che esistano varie strade che portano alle ultime cose, che si può finire all’Inferno o in Paradiso, e che per giunta la strada per il secondo è “stretta”?

    Mentre scrivevo questo commento ho letto una notizia dagli USA. La Conferenza Episcopale ha deciso di rendere permanente un comitato interno che vigila sulla libertà di religione. Molto opportuno. Decisione approvata a larga maggioranza, ma con una discreta pattuglia di opposizioni, speciamente tra i vescovi di recente nomina. Certi si sono detti perplessi che la Chiesa lanci il messaggio che la libertà di religione è più importante dell’immigrazione (“sending out a message” that religious liberty is more of a priority for the bishops than immigration is). Non so se vi rendete conto di cosa significa quest’affermazione. Il Timone di questo mese riporta alcuni estratti da un libro appena pubblicato dal vescovo di Trieste, mons. Crepaldi. Eccone uno pertinente al tema:

    Nel 1789 in Francia l’Assemblea nazionale costituente approvò la costituzione civile del Clero e i sacerdoti si divisero in due gruppi, i costituzionali che giurarono fedeltà alla legge e i refrattari, che vennero perseguitati e trucidati perché non giurarono. […] Gran parte del clero e dell’episcopato sembra essere in ritardo rispetto a questo, rischiando di essere tradito da chi propone di accettare il pluralismo sulle questioni di natura e contemporaneamente superato da chi organizza la resistenza per trasformarla in ripresa.

    Sarebbe il caso di iniziare ad usare normalmente questo criterio di distinzione, tra “costituzionali” e “refrattari”, per capire i discorsi ed i programmi di certi prelati.

    PS Nel 1789 si arrivò a quella divisione sotto la minaccia di moschetti, processi e ghigliottine. Oggi fanno tutto da soli.

  10. È la prima volta che (finalmente) sento trattare l’omosessualità come una delle tante tendenze di carattere, come essere permalosi, irascibili, ingordi, etc. (adesso mi vengono in mente solo i miei)…Dubito che chicchessia sia fiero di questi difettucci (li sto già minimizzando, ahi ahi), e ostentarli fieramente, pretendendo dirittti speciali per permalosi, ingordi, e chi non è d’accordo è un quacosofobo. Nello stesso tempo nessuno pensi di tenere perfettamente a bada i propri vizi, anziché cadere spesso e pesantemente negli errori a cui questi vizi portano, riconoscendo la propria difettibilità e debolezza. Che poi ci si nasca o no a questo punto conta poco, in fondo io mi riconosco gran peccatore (con primati in sbaglio in alto e sbaglio in lungo come dice Costanza), non sono molto bravo a cospargermi il capo di cenere (pure presuntuoso) ma neanche mi considero dalla parte della ragione.

    • @simone68, per la verità qui non è la prima volta… ma benvenuta novità (per te) 😉

      Il vizio poi non si tiene “a bada” quando ormai è già vizio.
      Semmai se ne può essere liberati.

      Le proprie inclinazioni, le proprie debolezze verso il peccato (di qual si voglia genere…), quelle si si possono tenere a bada, combattendo, con l’aiuto indispensabile dello Spirito Santo.

  11. Altro che Carmen Hernandez….tu sei l’anello di congiunzione tra la dottrina e il mondo contemporaneo, tu dovresti essere la ghostwriter di Papa Francesco nelle prossime encicliche.

  12. Non volevo credere che Paolo Rodari avesse veramente domandato: “se Gesù fosse vivo oggi come si comporterebbe con gli omosessuali?”

    …vabbè, lascio il commento a Mario Brega

  13. Perché la sparatoria di Orlando è colpa dei cristiani omofobi e islamofobi?

    Semplice,
    perché l’ha detto l’avvocato ACLU Chase Strangio, rivolgendosi disgustato a quei cristiani che offrivano solidarietà e preghiere per le vittime:
    «Sapete che cosa mi fa schifo? I vostri pensieri e le vostre preghiere e la vostra islamofobia dopo che avete creato questo clima anti-queer».

    • Non sono molto informato, ma se io dicessi che vedere due uomini o due donne baciarsi o comunque in atteggiamenti diciamo “teneri” mi darebbe ripugnanza sarei un omofobo e per questo da curare?

  14. L’ha ribloggato su Felicemente Stanchi.

  15. Ottimo post. Lo condivido in pieno! Grazie

  16. Grazie Costanza di avere riaperto i commenti anche solo per questo post, trovo che arricchiscano i tuoi sempre formidabili articoli ed è come aver ritrovato un gruppo di amici.

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