La vera accoglienza delle persone omosessuali non è incoraggiarle a vivere relazioni intrinsecamente disordinate (così le chiama il Catechismo), che quindi fanno il loro male, il che vuol dire soffrire e vivere male (altro che allegria delle parate); la vera accoglienza è affermare con chiarezza che l’attrazione verso lo stesso sesso può essere vissuta secondo il Battesimo, può essere anche una via per la santità, una via fatta di castità, preghiera e dedizione, fraternità, supporto reciproco e testimonianza di vita cristiana.
“Glielo dica al Papa quanto male fa la presenza di Martin a Dublino!” – mi supplica un giovane parroco di periferia.
“Guardi che lei mi sopravvaluta parecchio, io mica ci parlo con il Papa, e tra l’altro neanche so se lui riesce a seguire tutto nei minimi dettagli. Saprà davvero che Martin va a parlare a Dublino? E nel caso, probabilmente quello che gli risulta è che va a insegnare a far sentire accolte le persone omosessuali. Lui ci tiene tanto all’accoglienza, e forse non sa che quel sacerdote è un militante dei (cosiddetti) diritti (dei cosiddetti) LGBT, un acronimo molto rivelatore della sua posizione, a cui lui ha deciso di intitolare un libro e la sua relazione. Martin non dice mai che gli atti omosessuali sono disordinati, anzi ha affermato che il Catechismo in certi suoi passaggi può indurre al suicidio. Ma forse il Papa questo non lo sa”. Continua a leggere “Perché Courage non va a Dublino?”→
Credo che l’invito di James Martin al World Meeting of Families di Dublino sia un grave torto che viene fatto alle persone con tendenza omosessuale che cercano Dio (la seconda parte della frase del Papa sempre omessa nelle citazioni), le quali già hanno la loro grande parte di fatica, e hanno bisogno di tutto tranne che di confusione. A coloro che cercano Dio provando attrazione verso lo stesso sesso non servono attivisti, persone che accusano la Chiesa e che li incoraggiano a restare dove stanno senza fare un cammino, senza individuare una meta né una direzione certa.
Qualche giorno fa, dopo aver letto un articolo che avrei catalogato nel settore “parole in libertà”, ho scritto, senza curarne più di tanto la forma, uno status di facebook che pensavo sarebbe caduto nell’indifferenza generale. L’ho buttato giù di getto, senza pensarci troppo, non perché non ne fossi convinta ma al contrario perché ne sono talmente convinta che mi sembrava abbastanza banale. Diceva: “Propongo di mettere una tassa sulla parola accoglienza”. Apriti cielo. Si è scatenata una polemica che non finiva più.
Vorrei provare a capire quali corde avrei inavvertitamente toccato. Ho scritto che propongo una tassa perché la parola accoglienza mi sembra oggi una delle meno comprese e di quelle usate nel modo peggiore. A volte con leggerezza, altre volte con disonestà intellettuale. Propongo una tassa perché se uno dovesse pagare per usarla forse lo farebbe con più attenzione. O meglio, propongo una tassa perché l’accoglienza ti deve costare qualcosa, sennò dirla non vale niente. L’elemosiniere del Papa può parlare di accogliere i rifugiati perché ha ceduto la sua casa a una famiglia siriana. E comunque mi risulta che parli poco (ho cercato più volte di intervistarlo, invano). L’accoglienza è una cosa che si fa ma non si dice, a parte chi è preposto a parlare per il suo ministero. Continua a leggere “Propongo di mettere una tassa sulla parola accoglienza”→
Ci sarebbero tante tantissime cose da dire sulla giornata antiomofobia. Per esempio che picchiare minacciare denigrare calunniare qualcuno è già adesso reato nel nostro codice, per qualsiasi motivo lo si faccia. Per esempio che già oggi la legge prevede le aggravanti per motivi abietti, come sarebbe se qualcuno venisse picchiato per il suo orientamento sessuale. Per esempio che i bambini ciccioni vengono discriminati senza nessuna giornata mondiale contro la cicciofobia, o la sfigatofobia. Per esempio che l’Italia secondo l’Oscad e il Pew Institute è uno dei paesi in cui si registra minore ostilità al mondo verso le persone omosessuali, perché noi siamo un paese di grande cultura, grazie a Dio, e non siamo bifolchi come quelli dell’Onu che vengono a farci le prediche. Continua a leggere “Il coraggio di amare le persone omosessuali”→
Siccome sulla misericordia siamo tutti d’accordo, più o meno come sul no al degrado, facciamo un piccolo esercizio pratico. Parliamo piuttosto di come volere bene, fattivamente, concretamente, a qualcuno in carne ed ossa.
Posto che l’attrazione verso lo stesso sesso è un’inclinazione oggettivamente disordinata (Catechismo della Chiesa Cattolica), che l’esercizio di questa attrazione fa sbagliare direzione alla vita di un uomo (è il significato etimologico della parola peccato), posto che tale attrazione, che pure conserva delle radici misteriose, nasce prevalentemente in relazioni ferite nell’infanzia che l’inclinazione stessa tende a riparare, riproponendo però e quindi cronicizzando la ferita originaria che voleva tamponare (ampia bibliografia specialistica), posto che l’attrazione omosessuale è una maschera e non la verità dell’amore (Platone, Simposio e larga compagnia), come possiamo volere il vero bene di una persona cara che prova attrazione verso persone del suo stesso sesso? Abbracciare non può voler dire “bene, rimani in questa dinamica che non lenisce le tue sofferenze”. Più che amore questo è non curarsi del destino dell’altro. Continua a leggere “Attrazione per lo stesso sesso”→
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