Il coraggio di amare le persone omosessuali

di Costanza Miriano

di Costanza Miriano

Ci sarebbero tante tantissime cose da dire sulla giornata antiomofobia. Per esempio che picchiare minacciare denigrare calunniare qualcuno è già adesso reato nel nostro codice, per qualsiasi motivo lo si faccia. Per esempio che già oggi la legge prevede le aggravanti per motivi abietti, come sarebbe se qualcuno venisse picchiato per il suo orientamento sessuale. Per esempio che i bambini ciccioni vengono discriminati senza nessuna giornata mondiale contro la cicciofobia, o la sfigatofobia. Per esempio che l’Italia secondo l’Oscad e il Pew Institute è uno dei paesi in cui si registra minore ostilità al mondo verso le persone omosessuali, perché noi siamo un paese di grande cultura, grazie a Dio, e non siamo bifolchi come quelli dell’Onu che vengono a farci le prediche. Per esempio che mentre già oggi ci sono psichiatri che considerano la fede religiosa un fatto patologico, d’altra parte se uno psichiatra si offre di curare una persona che non viva serenamente il proprio orientamento sessuale viene messo sotto procedimento disciplinare. Per esempio che invece c’è un’epidemia di eterofobia tanto che un terapeuta titolato e stimato come Ricci viene messo sotto procedimento disciplinare se dice che i bambini hanno bisogno di un padre e una madre (idem la De Mari se osa parlare delle conseguenze fisiche della penetrazione anale).

Ci sarebbero tante cose da dire ma non ho avuto tempo di scriverle, oggi. E allora ne vorrei dire una che mi sta molto a cuore, prima che finisca la giornata. Io credo che l’omofobia non esista: è una parola inventata per dire una cosa che non c’è. Nessuno ha paura degli omosessuali. Probabilmente ci sono molte persone che non li capiscono, questo sì. Ma chi vuole veramente il loro bene? Chi cerca di capirli davvero, di amarli, di accompagnare le persone che provano attrazione verso lo stesso sesso, e si rifiuta invece di “accompagnare” la loro attrazione, come fa chi organizza dark rooms e glory holes e robe simili? Chi li guarda come persone e basta? Di certo non chi li ha usati e li sta usando per cercare di innescare un cambiamento culturale, un tana libera tutti in cui la sessualità diventa una palude al servizio dell’istinto e dell’emotività, senza un giudizio, senza una ragione, senza un discernimento che aiuti a capire le ferite che hanno segnato una persona. Di certo non chi li ha usati, chi li sta usando per farli diventare bandiere di una liberazione sessuale i cui frutti di solitudine infecondità sofferenza stanno sotto gli occhi di tutti.

Io penso che voglia il loro bene prima di tutto chi non li riduce alla loro inclinazione o alle loro azioni, ma chi guarda loro come persone. Amare una persona è non giudicarla mai, ma aiutarla a guardare la sua sofferenza, se c’è. Giudicare dunque le sue azioni, non la persona. Ricordare che, come scrive Harvey nel suo meraviglioso, delicatissimo libro, Accompagnare la persona, Edizioni Studio domenicano,

“gli atti omosessuali sono per loro natura fonte di frustrazione e molti di coloro che li praticano sentono che non li porteranno da nessuna parte. Vi è di solito la sensazione che si cerchi nell’altro quello che manca a se stessi . La relazione fra due persone con la stessa ferita non è duratura, proprio perché ognuno cerca nell’altro una caratteristica di cui manca, ma che l’altro non potrà mai dargli. Tale mancanza consiste nella non identificazione con il proprio sesso, derivante dalla famiglia di origine”.

Se un tuo amico vive questa frustrazione, questa mancanza, tu fai il suo bene se gli dici che è fantastico vivere così, o se gli dici che lui è più grande della sua ferita, e che è possibile vivere diversamente? “La cura pastorale, dice Sean Kilkawley, esperto nella pastorale delle persone con dipendenza sessuale, non comincia con il giudizio morale degli atti commessi ma con il discernimento delle ferite presenti nella storia personale di ciascuno. Questo non significa che respingiamo la verità dell’insegnamento della Chiesa sulla persona umana e sulla sessualità umana. Come dice Amoris Laetitia 293 «nel discernimento pastorale conviene identificare elementi che possono favorire l’evangelizzazione e la crescita umana e spirituale». Questo spesso significa discernere le bugie che derivano dalle ferite subite nell’infanzia. Come ad esempio “non sono amabile”, “se le persone sapessero chi sono in realtà mi rifiuterebbero”, “Dio ha commesso un errore quando mi ha creato”. Queste sono bugie sull’identità che sono antiche come il peccato originale. L’accompagnamento pastorale prevede di dire la verità dell’amore di Gesù difronte a queste menzogne – l’accompagnamento pastorale deve essere accompagnamento kerygmatico a partire dalla prima proclamazione dell’amore salvifico di Cristo e dalla chiamata alla conversione”.
Ecco, a me sembra che la vera omofobia, o meglio, la vera cattiveria verso le persone con attrazione verso lo stesso sesso sia tacere loro la possibilità di guardare a sé in un modo diverso, e di cercare un modo diverso di vivere. Questa è la vera cattiveria: inchiodare qualcuno alla sua sessualità.
Dentro la Chiesa, praticamente l’unica a non essere caduta nella trappola della propaganda omosessualista, ci sono tante realtà in cui si accompagna la persona con carità e verità, come Courage, una proposta di vita spirituale e di santità che tanti vescovi, come monsignor Marciante a Roma, appoggiano e promuovono. Nessuno è escluso dalla chiamata alla santità, nessuno. Il Cardinale Ratzinger scriveva nel 1986 che “un programma pastorale autentico aiuterà le persone omosessuali a tutti i livelli della loro vita spirituale, mediante i sacramenti e in particolare la frequente e sincera confessione sacramentale, mediante la preghiera, la testimonianza, il consiglio e l’aiuto individuale. In tal modo, l’intera comunità cristiana può giungere a riconoscere la sua vocazione ad assistere questi suoi fratelli e queste sue sorelle, evitando loro sia la delusione sia l’isolamento”. Certo, non a tutte le persone interessa la proposta cristiana, ma non si può proprio dire che queste siano parole omofobe.
Quindi, per favore, cari colleghi, basta titolare “la Chiesa di Francesco apre ai gay”. Tre errori in sette parole è un bel record. Uno. Gay è una parola propagandistica che la Chiesa rifiuta. Due. La Chiesa non è di Francesco ma ha una tradizione bimillenaria, e il suo giudizio sugli atti omosessuali non è cambiato da san Paolo a oggi. Tre. La Chiesa non ha aperto, è aperta da duemila anni, da quando Cristo è morto in croce, non per dirci che peccare è figo e poi alla fine si va tutti in paradiso, ma per dirci che una vita molto più bella, quella eterna, è possibile per tutti.

213 commenti to “Il coraggio di amare le persone omosessuali”

  1. Grazie infinite per la chiarezza e la saggezza. Sarà dura invertire la rotta, tuttavia a noi cristiani è richiesto di annunciare la Verità che è sempre anche Bellezza e Dio non ci farà mancare il Suo aiuto anche nella persecuzione, che non mancherà.

  2. Se ami qualcuno, gli dici la verità.

    Per il resto mi permetto di citarmi:
    https://costanzamiriano.com/2017/05/16/per-me-medjugorje/#comment-128221

    • Con tutto il rispetto e la stima, professionali e personali, per la signora Costanza, mi pemetto di non essere d’accordo con Lei, sul fatto che l’omofobia nel mondo non esista, e che si tratta soltanto di incomprensione verso di gay, perchè, com’è noto, ci sono paesi (come Giamaica) dove violenze terribili nei confronti degli omosessuali sono all’ordine del giorno.
      E poi ci sono altri stati (quasi tutti i paesi africani e tutti quelli islamici) dove l’omosessualità è sanzionata duramente e penalmente talvolta fino alla pena di morte.
      Per non parlare del passato dove per parecchi secoli (in Inghilterra fino al 1962) le discriziminazioni e le punizioni furono pesantissime in europa.
      Mi si risponderà che nell’articolo si parla dell’Italia di oggi e non del resto del mondo (e tantomeno del passato), però oggi il mondo è globalizzato, e ciò che avviene al din là dei nostri confini ci influenza sempre.

      • Quanto ho scritto sopra riguarda la questione del’omofobia; diverso argomento è quello del dovere della Chiesa di richiamare, con gentilezza, comprensione e fermezza, gli omosessuali a rivedere la loro vita sessuale alla luce della dottrina cristiana, specialmente se i predetti si dichiarano “cristiani”.
        Non mischiamo le diverse problematiche fra loro: l’omofobia è una cosa, la pastorale verso gli omosessuali un’altra.

        • Però pare che il “mescolone” in tanti lo facciano e lo vogliano fare…

          Sia quanti dimenticano quanto la pastorale sia importane, sia quanti nessuna pastorale ammettono bollandola come manifestazione di “omofobia”.

        • exdc,
          il fatto e’ che l’omofobia, cioe’ la paura dell’omosessuale, come tutte le parole della neolingua piddina che finiscono in fobia non esiste od al meglio indefinita. Esiste magari l’odio o l’intolleranza per l’omosessuale, ma in questo post la Costanza, credo, volesse ricordare che per il cristiano, e’ il comportamento sessuale disordinato ad essere rigettato. Chi si definisce omosessuale, volente o nolente, si porta un’etichetta che limita il suo essere prima di tutto persona.

          • C’è una cosa che mi sorprende ogni tanto quando ci penso: com’è che in certi ambienti si è tanto attenti al significato della parola “omofobia” e si fa di tutto per prenderla alla lettera quasi fosse esclusivamente un termine tecnico di un determinato settore della psicologia o di qualsiasi altro branca scientifica, mentre non si fa lo stesso con altri termini simili, come per esempio il sempre più diffuso eterofobia, androfobia e ginecofobia (di cui parla più sotto don Massimo) cristianofobia, islamofobia o quello ormai quasi dimenticato xenofobia?

            Attenzione, non sto negando che ci sia un uso smodato e, spesso, poco consono del termine omofobia. Voglio solo puntare l’attenzione sul fatto che si tratta di un termine contenitore di concetti, in primo luogo quello legato dell’intolleranza. E di intolleranza, ahimè ce n’è parecchia. Non solo verso gli omosessuali, ovviamente!

            • Non vi comprendo,
              state forse affermando che non importa mal definire un termine ed utilizzarlo impropriamente? Guardate che la forma e’ sostanza: per utilizzare la vostra metafora se chiamate una rosa mucca non necessariamente ha un buon profumo.
              Tra l’altro, io stavo attaccando l’uso piddino (ma, a quanto pare, anche dc, ma c’e’ qualche connessione?) di relazionare tutto ad una fobia.

          • Corretto: cattolicesimo e omosessualità, se accettata e praticata, non penso nemmeno io siano compatibili. Con altre confessioni religiose (ad es. i valdesi) si, ma col cattolicesimo, no.
            Riguardo all’omofobia, vogliamo chiamarla “intolleranza verso gli omosessuali”, perche non giudichiamo il termine perspicuo? Bene, però ricordiamoci di cosa dice l’immortale Shakespeare: ” la rosa, con un altro nome, lo stesso profumo avrebbe”.

        • Io credo che la nostra Costanza dicendo “l’omofobia non esite”, ed a mio parere si potrebbe andare oltre dicendo che l’omosessualità non esiste come “categoria di persone”, voglia dire che nel mondo esistono soltanto uomini e donne che hanno bisogno d’aiuto, che hanno bisogno di essere guardati oltre al riflesso di una loro sofferenza…perché l’omosessualità, come molte altre cose che riguardano l’uomo, è soltanto il riflesso di una mancanza, di una ferita è nulla più.

    • Ottimo Bariom!

  3. Articolo grandioso

  4. Grazie Costanza per quanto hai scritto…..io personalmente conosco persone con questa debolezza, e sono persone che soffrono molto, ma sono sempre persone che hanno subito traumi non indifferente…(.ammetto non tutti )…io personalmente le ho sempre rispettato..( anche se non concordo )….mi dispiace per quanto accadano a loro a questo riguardo. Perché Dio creo l’uomo e la dona, non ci piove è cosi…..non sta a noi di giudicare, ma possiamo parlare a loro della bellezza che Dio fece creando l’uomo e la dona ….non ci sono altre verità….Ma la sapienza di Dio non è nostra, ma è limitato….noi dobbiamo solo pregare anche per loro se siamo veri cristiani…..se no stiamo ziti che fai più bella figura…..questa problematico è vasto…..solo Dio conosce il cuore del uomo….Ha nessuno Dio nega la salvezza se confida in LUI supremo bene.
    Dio scrive anche sulle righe storte….e ci credo.

  5. “Per esempio che i bambini ciccioni vengono discriminati senza nessuna giornata mondiale contro la cicciofobia, o la sfigatofobia”

    Beh, dipende.
    Ad esempio un calciatore cicciottello – Adriano, al tempo – può essere svillaneggiato a piacimento sui giornali, laddove un titolo poco gentile su qualche tiratrice con l’arco porta al licenziamento del direttore.
    Diciamo che tutti gli animali sono uguali ma qualcuno è più uguale…

    Lo stesso accade per gli omosessualisti (quanto poi siano “gay”, lo dicono i volti di uno Scalfarotto o di un Grillini. Vi si legge solo cupa disperazione).

    Si portano in palmo di mano solamente quelli che si adeguano al diktat imposto dall’alto.
    Appena travalicano un poco il modello – come a suo tempo fecero due famosi stilisti con un’osservazione non autorizzata – ecco la “gogna mediatica”, secondo una trita locuzione oggi di moda.
    Non parliamo poi di un Luca di Tolve, ovviamente.

    Ecco, già solo questa considerazione dovrebbe mettere tanti sull’avviso.
    Chi ti vuole portare a vedere il Paese dei Balocchi forse ha altri interessi che la tua felicità.

    Ciao.
    Luigi

  6. Avrei voglia anche io di dire tante cose dopo aver letto questo articolo e più in generale sulla giornata che sta per terminare e che, per inciso, ho snobbato completamente come mio solito. Ci sono tante cose che vedo intorno a me, in me e nella mia vita di coppia. Ora però sono molto stanco perciò preferisco tacere.

    Voglio però sottolineare un punto dell’articolo che mi ha colpito molto:

    “Nessuno ha paura degli omosessuali. Probabilmente ci sono molte persone che non li capiscono, questo sì. Ma chi vuole veramente il loro bene?”

    Non è proprio corretto dire che nessuno ha paura degli omosessuali (stavo per scrivere “di noi omosessuali”, ma mi sono trattenuto perché non mi piace la contrapposizione “noi-voi” “noi-altri” perché io sono persona come chiunque altro), ma è corretto dire che ci sono molte più persone che non capiscono, o meglio, non comprendono (e spesso parlano per generalizzazioni spaventose).

    Per ora mi fermo qui. Domani, se avrò tempo e voglia scriverò qualcos’altro.

    Buonanotte a tutti

    • Ammetterai Luigi igiul, che umanamente parlando, ci sono moltissime situazioni vissute da altri difficili da comprendere.
      Ve ne sono certamente alcune che anche tu fatichi a comprendere… bisognerebbe trovarcisi in ognuna, ma non tutte le situazioni è cosa buona siano sperimentate e di vita poi ne abbiamo una sola 😉

      Per questo bisogna sempre tornare alla Parola di Dio che dà una parola di Verità (l’unica di tante che ho ascoltato) a ciò che accomuna l’Uomo nel bene e nel male, nelle sue gioie e nei suoi dolori, nelle sue virtù e nei suoi peccati.
      Da lì partire e se vogliamo lì ritornare.

      Buonanotte

      • Nessun dubbio su quanto affermi Bariom.
        Né tanto meno il mio intervento voleva essere un “fermi tutti, come sono incompresi gli omosessuali, non è compreso nessun altro”.

        Mi piace pensare che mi reputi abbastanza intelligente da essere in questo senso sufficientemente obiettivo.

        • Ah, ancora non stai tra le braccia di Morfeo… 😉

          Guarda io non dubitavo sull’intelligenza di nessuno, tanto meno la tua, mi sembri invero persona che si sforza di essere piuttosto obiettiva.

          Il mio era un pensiero di carattere generale (e riguarda anche me stesso), sul quanto la nostra intelligenza “emotiva”, fatichi a essere realmente obiettiva ed è quindi necessario essere illuminati sulla realtà delle cose con la propensione dell’animo a voler comprendere.

          In questo ogni contributo può essere utile (presumo lo sarà il prossimo tuo sull’argomento che leggerò con attenzione come ho sempre fatto sinora), ma, come ho detto, non c’è che la Parola (il Verbo – l’ Α e l’ Ω) capace di illuminarci, convincerci e anche renderci capaci di vera comprensione…
          Almeno questa è la mia esperienza.

    • “Nessuno ha paura degli omosessuali. Probabilmente ci sono molte persone che non li capiscono, questo sì. …” Vorrei sapere cosa ci sarebbe da comprendere in un “omosessuale”, a parte il fatto che gli “omosessuali” non esistono. Non c’è niente da comprendere, sono persone perfettamente normali, capaci di lavorare, di vivere in un contesto sociale, assolutamente indistinguibili da qualunque altra persona. E dunque? Cosa dovrei capire?

      Io odio il comportamento degli “omosessuali” e mi fa paura l’idea che qualcuno di loro avvicini i miei figli in veste di insegnante o educatore, oppure nei panni di un travestito o in quelli di un prostituto; ma questo è perché danno una testimonianza oggettivamente contraria al bene, cioè fanno ed insegnano a fare male. Se questa è omofobia, allora posso accettare di essere qualificato come omofobo: è vero, io penso che i bambini ed i giovani non ancora formati debbano essere protetti dalla presenza di un “omosessuale”. E penso anche che l’omofobia sia un valore imprescindibile per noi cattolici, che abbiamo il dovere della verità soprattutto nei confronti dei più deboli, dei nostri figli e nipoti.

      L’unico “omosessuale” che non mi fa paura è quello che riconosce di avere un grande problema e non si sognerebbe mai di rendere pubblica la sua condizione che, lo ricordo, è una condizione oggettivamente disordinata, non una condizione di cui andare minimamente fieri.

      • Amen 😔

        • Qualcosa di più articolato?

          • @Fra’Centanni
            “Qualcosa di più articolato?”

            Cosa potrei scrivere di più articolato dopo il tono definitivo con cui ha espresso le sue posizioni? Potrei controbattere, ma non mi va. Non gioverebbe a me e neppure a lei.

            Quindi Amen.

            Buona giornata

            • La c.d. “omosessualità”, che non ha niente a che vedere con la sessualità, è una condizione oggettivamente disordinata, lo dice il CCC. Chi si trova in questa in questa condizione dovrebbe in ogni modo evitare di dare pubblico scandalo, cioè di rendere pubblica una eventuale relazione (o più relazioni) omosessuale. Se lo fa, non solo pecca gravemente, ma in questo sarebbe simile a tutti in quanto tutti siamo peccatori, ma, cosa ben più grave e che suscita immediatamente la mia reazione, insegna a fare il male, cioè sostiene essere bene ciò che invece è oggettivamente male.

      • @Fra’, io non vedo alcun “valore” nella cosiddetta “omofobia”, né tanto meno un “valore” per il Cristiano, se non inteso nel fatto che dovremmo essere tutti fortemente impermati da “peccatofobia”…

        Ovviamente non solo e non tanto per quelli altrui, ma in prima battuta per i nostri.

        Poi, andando alla sostanza, concordo che non si può stare sereni rispetto i nostri figli laddove vi sono situazioni di peccato vissuto, sbandierato e/o propagandato come “conquiste”.
        Ancor meno sereni quando questo viene fatto in strutture che dovrebbero essere di formazione, dove si va dai “programmi educativi” al semplice episodio – testimoniato da mia figlia – della prof che presenta in classe la sua “fidanzata”, tra l’altro alunna-compagna di istituto di mia filgia come degli altri studenti (!).

        Ma oggi, rispetto ad una educazine cristiana dei figli, in quale contesto si può dormire sonni tranquilli e non invece essere SEMPRE vigili e attenti? Pronti ad intervenire soprattutto nei loro conflronti con un a parola di Verità e a seguire, agendo se necessario su ambienti, strutture e/o persone? La risposta è NESSUNO.

        (Compresi talvolta purtroppo, anche ambiti parrocchiali)

        Quindi ciò che mi fa “paura” (ma più correttamente, mi preoccupa) è il clima e una società fortemente atea, anticristiana, intrisa, permeata ma soprattutto succube si ogni forma di peccato si possa o non si possa immaginare, che ha una forza ci catechesi anticristica IMPRESSIONANTE.

        La battaglia è dura, ma NON è un battaglia persa! Mai…

        • “Io non vedo alcun “valore” nella cosiddetta “omofobia”, né tanto meno un “valore” per il Cristiano, se non inteso nel fatto che dovremmo essere tutti fortemente impermati da “peccatofobia”…”

          Infatti non bisognerebbe minimamente farsi dettare l’agenda dei lavori dalla plebaglia anticattolica, segga pure in parlatoio.
          Fin dal lessico, abbiamo il nostro. Omofobia? Non pervenuta!
          Perché la corruzione del linguaggio è corruzione dei costumi…

          Cominciamo dai fondamenti, quindi: il peccato impuro contro natura è uno dei quattro peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio (o invocano giustizia al Cielo, se non ricordo male l’espressione del CCC del 1992. Ma è lo stesso).
          Quindi la dottrina cattolica non condanna solo l’omosessualismo, come molti vorrebbero far credere, ma anche tutta una serie di rapporti uomo/donna del tutto disordinati e nichilisti.

          Ne deriva che chi accomuna il Cattolicesimo e la Chiesa di Roma alle “bullonerie” di qualche testa rasata è solamente un provocatore di bassissima lega.
          O un idiota, utile o meno che sia.

          Sulla vigilanza attenta e consapevole, non posso che concordare.

          Ciao.
          Luigi

          • Perché la corruzione del linguaggio è corruzione dei costumi…

            Esattissimo. Per questo le persone che usano un linguaggio volgare, primi fra tutti i bestemmiatori, sono il più delle volte dei debosciati.

          • “Cominciamo dai fondamenti, quindi: il peccato impuro contro natura è uno dei quattro peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio (o invocano giustizia al Cielo, se non ricordo male l’espressione del CCC del 1992. Ma è lo stesso).”

            Catechismo n. 1867: “La tradizione catechistica ricorda pure che esistono « peccati che gridano verso il cielo ». Gridano verso il cielo: il sangue di Abele; il peccato dei Sodomiti; il lamento del popolo oppresso in Egitto; il lamento del forestiero, della vedova e dell’orfano; l’ingiustizia verso il salariato.”

            • Grazie.
              Così ho imparato che il vecchio concetto di “oppressione del povero” è stato meglio spiegato.

              Ciao.
              Luigi

          • Hai perfettamente ragione, caro Luigi, io intendevo semplicemente affermare che essere chiamato “omofobo” da certa gentaccia è per me un motivo gioia, non me ne vergogno di certo.

      • C’è una cosa che non capisco in quello che dice frà,: “gli omosessuali non esistono perché esistono solo maschi e femmine”, ma, dico io, perché non si può enucleare una categoria, a fini descrittivi sulla base di un comportamento o di una professione o di una patologia (e né Nicolosi né Ricci hanno mai affermato l’omosessu essere una patologia)?
        Non esistono forse i militari? Non esistono forse gli igienisti? Non esistono forse gli ipertesi (magari non esistessero, per quel che mi riguarda…)?
        Perché per descrivere ed individuare una categoria di persone, io non posso far riferimento a una loro caratteristica comportamentale?
        Poi, caro frà, mi dispiace, ma io sono un formalista e fino a quando l’Accademia della Crusca non mi dice che il termine ” omosessuale ” non esiste nella lingua italiana, come vocabolo avente significato ben definito, per me quel lemma rimane.
        Mi dispiace ma, pur rispettandovi come persone, non anteporro’, in merito al corretto uso della lingua italiana, la parola tua e della De Mari, a quella della predetta gloriosa Accademia che fin dal 1583 veglia sulla lingua di Dante.

        • Possiamo anche enucleare una categoria, certamante! Basta intendersi sul motivo che sta alla base di questo enucleamento, e qui sorge il problema. Io sono d’accordissimo a parlare di omosessuali, a patto però che sia ben chiaro che gli omosessuali sono quelle persone che hanno un certo tipo di inclinazione e scelgono un certo tipo di comportamento anziché un altro. La loro caratteristica, quella che permette di qualificarli come omosessuali, è quella di preferire rapporti omoerotici, nient’altro! Ne consegue che, quando parliamo di omosessualità, stiamo parlando di comportamento e solo di comportamento, dato che l’inclinazione omosessuale non è oggettivamente accertabile; quindi parliamo di scelta, e quindi anche di giudizio morale che può e deve poter essere espresso su questa scelta in assoluta libertà. A queste condizioni possiamo sicuramente parlare di omosessualità e di omosessuali. Quindi, riassumendo, l’omosessuale è una persona che riferisce di avere pulsioni omosessuali che però, sia ben chiaro, non sono oggettivamente accertabili e, in conseguenza di queste pulsioni omosessuali, adotta un comportamento omosessuale.

          Resta però inteso la parola “omosessualità”, sia pure intendendo con questa parola il solo comportamento conseguente ad una pulsione riferita, è comunque gravemente fuorviante, dato che la sessualità non c’entra proprio niente.

          • @fra, ma non potresti ridurre un attimo il continuo uso del grassetto?

            Non è che chi legge è tanto imbecille da non capire (o decidere) laddove ci sono frasi che hanno maggiore peso e importanza.
            Se tutti usassero il tuo stile, la lettera di Don Belli sotto riportata da Fabrizio, andrebbe tutta in grassetto… 😉

            • Temo che dovrai continuare a sopportare il mio grassetto, come io sono costretto a sopportare le tue insulse faccine.

              • Ah ah ah 😉 😛 😀

                • Il nostro effervescente amico frà mi ricorda un brano de “La forza del destino” di Verdi, quando un frate piuttosto iroso (fra Melitone) si lamenta che con i questuanti del convento la pazienza non basta mai (“pazienza non va’ che basti”), il padre guardiano, gli risponde che “troppa non ne aveste”.
                  Comunque il catechismo non si mette a fare distinzioni e qualificazioni medicoscientifiche sull’omosessualità, ma si limita a dire che trattasi di comportamento disordinato, che è un peccato e che è dovere di un cattolico, ilquale provi certe pulsioni, far di tutto per dominarle. Stop! Altro non dice.
                  Se siamo di fronte a inclinazioni, meri comportamenti, oggrttivamr o solo soggettivamente, accettabili, è oggetto di notevolissime controversie, controversie che non sono ancora state definitivamente superate dalla produzione di prove scientifiche inoppugnabili.
                  E, per quel che mi riguarda, avendo avuto purtroppo occasione di “girare” fra tanti medici, anche illustri, ho constatato che la medicina è una scienza più opinabile di quel che si crede.

                  • Fai un’enorme confusione. Se l’inclinazione ed il comportamento omoerotico siano o meno accettabili (da un punto di vista morale) non è questione che compete alla medicina o alla scienza. Il giudizio morale, rispetto ad un’inclinazione o ad un comportamento, compete esclusivamente alla Chiesa e alla coscienza di ciascuno di noi.

                    Da un punto di vista medico-scientifico possiamo soltanto guardare i fatti. E quali sono questi fatti? Sono i seguenti:
                    1) La sessualità è feconda e permette all’uomo ed alla donna di realizzarsi secondo la propria natura di maschio e di femmina.
                    2) Il sesso praticato tra persone dello stesso sesso è incontrovertibilmente e disperatamente sterile e non realizza nessuna profonda aspirazione della persona. L’unica conseguenza di questa pratica (oltre alle malattie nei maschi) è il piacere che, essendo fine a se stesso, chiamasi erotismo. Quindi omoerotismo. Se praticato, l’omoerotismo tende a diventare vizio, non avendo altra finalità che il piacere. Il vizio omoerotico impedisce alle persone di realizzarsi secondo la propria natura di maschi o femmine, diventando quindi causa di fallimento dal punto di vista biologico e, di conseguenza, esistenziale.

                    Questi i fatti. Incontrovertibili. Per quanto riguarda la pulsione, sessuale o omoerotica che sia, questa attiene allo sviluppo della persona e della sua identità. Sono ambiti, quelli dello sviluppo della persona e della sua identità, nei quali la scienza può indagare solo a patto che sia ben chiaro che si tratta di “scienza molle”, cioè non matematicamente dimostrabile. Significa che si possono fare ipotesi, le quali però devono trovare conferma nella pratica: opinioni. Più o meno solide, più o meno confermate ma… opinioni!

                    Quello che è certo, da un punto di vista morale, è che la pulsione omoerotica è una grave disgrazia.

                    • @fra’ visto quanto ci tiene al corretto uso dei termini, sarà il caso utilizzare correttamente il termine “disgrazia” (dis-grazia).

                      Infatti non le la pulsione omoerotica di per sé la dis-grazia, non più di quanto lo sia la pulsione (o tendenza o inclinazione) alla lussuria, alla irosità, ecc. ecc., tutti disordini dell’animo umano che divengono si dis-grazie, quando si acconsente ad atti conseguenti a questi disordini. L’unica disgrazia per l’uomo è il peccato!

                      Il peccato accettato, reiterato, fatto proprio con piena avvertenza e consapevolezza.

                      Quando ciò non avviene, tutto può divenire motivo di Grazia, come ho già espresso, laddove accettiamo il combattimento e con l’aiuto di Dio scegliamo per Dio.
                      Laddove, proprio la nostra disordinata inclinazione (frutto del nostro essere creature spiritualmente decadute) posta in Dio, diviene motivo di profondo adesione a Lui.
                      L’unico che in Cristo, può salvarci e darci una vita piena e feconda nonostante le nostre malevole inclinazioni liberandoci dalle nostre schiavitù.

                      Ecco allora che quella che chiami dis-grazia, diviene motivo di Grazia giacché “tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” (e le nostre inclinazioni o pulsioni per quanto disordinate NON ci impediscono di amare Dio laddove osserviamo la sua Parola).

                      Potremmo più correttamente parlare di Croce, questo si, ed ognuno ha la sua.

                    • Per quanto riguarda le “tendenze omosessuali”, il Catechismo le qualifica come “prove”, da affrontare unendole “al sacrificio della croce del Signore”, per “realizzare la volontà di Dio nella loro vita”.

                      n. 2358: “Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una PROVA.
                      Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione.
                      Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.”

                      n. 2359: “Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.”

                    • Grazie a te, Bariom!

                    • No, un momento. Lussuria ed ira sono vizi che comportano la responsabilità morale del peccatore. La pulsione omoerotica, invece, non è affatto un vizio e non comporta nessuna colpa del peccatore. Però la pulsione omoerotica spinge al vizio (quello della lussuria), per questo penso che sia una grande disgrazia: nel senso di sfortuna, sciagura, non nel senso di perdita della Grazia di Dio.

                      Siamo perfettamente d’accordo poi che la pulsione omoerotica possa (e debba) essere intesa anche come una croce e quindi come strumento per la salvezza eterna, esattamente come qualunque altra sciagura che possa colpire una persona.

                    • Mah!

                      L’iroso (o meglio la persona incline all’ira) ha una inclinazione, una tendenza all’ira… diviene vizio se accetta di essere succube di questa inclinazione e lo vive come comportamento abituale.
                      Idem credo si possa dire per la lussuria…
                      Vogliamo metterci anche il peccato di gola? Quando diviene “vizio? E non parte anch’esso da una inclinazione/tendenza disordinata?

                      Il termine disgrazia poi ha un preciso significato.
                      Il termine “sfortuna” per me non appartiene al vocabolario del Cristiano.

                      Se va bene disgrazia come sinonimo di enne cose, come è nel senso comune, allora va bene anche “omosessuale”, come inteso nel senso comune.

                    • Tutti i vizi sono il risultato di cattive inclinazioni, certo. Le cattive inclinazioni, come la pulsione omoerotica, sono disgrazie nel senso di sciagure… oh, ma l’avevo già detto, quante volte lo devo ripetere? La parola disgrazia può avere anche il significato di evento sfortunato, negativo, dannoso, sciagurato. E non ci rompere le palle che la sfortuna non esiste mo’… non esiste nel senso che niente succede che non sia permesso da Dio, ma esiste, eccome se esiste. Solo che noi cristiani, nella sfortuna, vediamo la croce che ci salva. Ma esiste. Chiedilo a Luigi igiul se esiste la sfortuna.

                    • Vabbè tira pur dritto…

                      Non ci rompere le palle a chi? Chi c’è lì insieme a te?

                      Comunque come volevasi dimostrare il puntiglio per i termini deve andare solo nel senso che pare a “te-voi”. 😛 😛 😛

                      GRANDE coerenza!

                    • cito @Fra’Centanni
                      “Chiedilo a Luigi igiul se esiste la sfortuna”

                      ???

                    • Eh già Luigi i., per i parametri di Fra’, sei uno “sfigato”…

                      (dal vocabolario comune: sfortunato, scarognato, iellato.)

                      😐

                    • Anzi per la verità un …dis-graziato 😦

                    • Non ci rompere le palle a chi? Chi c’è lì insieme a te?
                      Non c’era nessuno insieme a me, si trattava solo di un plurale maiestatis…

                    • @Luigi igiul
                      Perché… pensi di essere fortunato a trovarti nella condizione di omoerotismo?

                    • Tu invece saresti “baciato dalla fortuna”? E a quale titolo o per quale merito?

                      Sai chi generalmente ci insinua il dubbio di avere un vita “sfortunata”, ingiusta, di essere qualche modo non amati da Dio (perché alla fine tutto si riduce a questo…)?

                      E’ Satana.

                      Ben si adatterebbe in questo caso l’intimazione di Cristo: vade retro Satana!

                    • @Fra’Centanni
                      “@Luigi igiul
                      Perché… pensi di essere fortunato a trovarti nella condizione di omoerotismo?”

                      Se avessi risposto di getto, avrei scritto qualcosa del tipo “ma che razza di domanda è?” oppure altre cose che preferisco non riportare. Scelgo quindi la strada della sdrammatizzazione e rispondo come segue:

                      Certo che se penso a quante volte ho a che fare con donne spaventosamente acide e/o a certi mariti che se le. devono sopportare, quasi quasi mi viene da sentirmi fortunato.
                      Ripeto però che questa è una SDRAMMATIZZAZIONE, perché se devo dirla tutta, trovo la domanda assolutamente fuori luogo, scortese e offensiva.
                      Primo: perché non ho da rispondere a lei e a nessun altro come io mi senta nei confronti della mia esistenza. Sicuramente non a chi lo chiede tirandomi in ballo e usandomi nella speranza di poter dimostrare che ha ragione in un dialogo con un altro (è quello che è successo oggi qui).
                      Secondo: ho raggiunto un livello di maturità tale da non pormi più il problema se una vita diversa sarebbe stata migliore. Semplicemente perché QUESTA è la mia vita, non un altra. Ciò significa che a queste condizioni posso e devo “giocare”. Diversamente rischierei un senso di frustrazione sul perché – data la mia condizione di omosessuale – non posso soddisfare il mio desiderio innato di paternità o del non poter essere rimasto in convento come consacrato. A che mi gioverebbe, se non a farmi altro male?

                      Terzo: trovo il discorso sulla sfortuna/disgrazia, mal posto. Ma non mi va di mettermi a disquisire con voi ora. Semplicemente, visto che sono stato chioamato in causa, trovo che entrambi – Fra e Bariom – abbiate la vostra buona dose di ragione e che, forse, non vi stiate intendendo fino in fondo.

                    • No Luigi i, non credo proprio fra’ ed io si stia dicendo la stessa cosa (apprezzo il tuo sensibile tentativo di conciliazione), ma siccome a me non interessa un piffero “tirare la giacchetta” a te per dimostrare di avere qualche tipo di ragione, ma mi interessa che non dicano castronerie su ciò che può essere considerato disgrazia (poi divenuta “sfortuna” giusto per non smentirsi del tutto), non vado oltre.

                      D’altronde la tua risposta è perfettamente equilibrata sulla realtà delle cose (“ho raggiunto un livello di maturità tale da non pormi più il problema se una vita diversa sarebbe stata migliore. Semplicemente perché QUESTA è la mia vita, non un altra.”).

                      Poco importa se hai trovato la domanda “assolutamente fuori luogo, scortese e offensiva”, fra’ per fortuna tifa per te, ma non di meno di considera “molto sfortunato, amico”… dovrai fartene una ragione.

                    • @Luigi igiul

                      Ottima la strada della sdrammatizzazione. E comunque la mia non è una domanda ma un’affermazione (sei stato molto sfortunato, amico!); per questo ho molta simpatia nei tuoi confronti e faccio il tifo per te: coraggio, confida sempre in Dio. Spero che un giorno potremo conoscerci, in paradiso.

                    • @Bariom

                      …mi interessa che non dicano castronerie su ciò che può essere considerato disgrazia (poi divenuta “sfortuna” giusto per non smentirsi del tutto), non vado oltre.
                      Senti professore, diccelo (sempre plurale maiestatis) tu cos’è, secondo te, la pulsione omoerotica da un punto di vista morale. Non è una disgrazia? Nel senso di sciagura ovviamente. E cos’altro sarebbe allora? Una croce? Certo, una croce, come croci sono tutte le disgrazie. E quindi?

                      In cosa avrei offeso Luigi i. dicendogli che è una persona colpita da una grave disgrazia? Il CCC dice che la pulsione omoerotica costituisce un grave disordine sul piano morale: non è una disgrazia (sempre nel senso di sciagura, non ho mai inteso qualcosa di diverso!)? Secondo me lo è, eccome. Una condizione che ti impedisce di realizzarti secondo la tua natura di maschio è una gravissima disgrazia e solo un idiota potrebbe pensare di non essere un disgraziato. Cosa ci sarebbe di offensivo in questo ragionamento? D’altronde disgraziati siamo tutti, chi in modo e chi in un altro. Ed i peggiori disgraziati sono proprio quelli che pensano di non esserlo.

                      Dizionario dei sinonimi e dei contrari: digrazia
                      • 1. sventura, avversità, sfortuna, malasorte, sfavore, fatalità
                      • CONTR fortuna, favore, occasione
                      • 2. sciagura, calamità, disastro, catastrofe
                      • CONTR ventura.

                    • Non sono io il professore…

                      Te l’ha già riportato Alessandro, ma tu fai orecchie da mercante (per me, per me, per me… chiessenefrega cosa è “per te”!)

                      n. 2358: “Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una PROVA.
                      Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione.
                      Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.”

                      Una PROVA, non è:
                      • 1. sventura, avversità, sfortuna, malasorte, sfavore, fatalità
                      • 2. sciagura, calamità, disastro, catastrofe

                      Ti saluto.

                    • @Bariom

                      Una PROVA, non è:
                      • 1. sventura, avversità, sfortuna, malasorte, sfavore, fatalità
                      • 2. sciagura, calamità, disastro, catastrofe

                      Bene, allora dillo tu cos’è una prova. Nel frattempo ti domando:
                      1) Un terremoto che sotterra la propria famiglia sotto la casa… non è una prova? E non è anche una terribile disgrazia?
                      2) Un figlio colpito dalla trisomia 21… non è una prova? E non è anche una terribile disgrazia?
                      3) Un incidente stradale che ti lascia sulla sedia a rotelle … non è una prova? E non è anche una terribile disgrazia?
                      4) Allo stesso modo, un figlio che dice di essere condizionato da una pulsione omoerotica e che, per questo motivo, inizia una convivenza con un uomo… non è una prova? E non è anche una terribile disgrazia?

                      Tutti questi esempi di “prove” sono accomunati dal fatto di essere anche disgrazie, nel senso di sciagure. Sei tu che fai orecchie da mercante, il fatto che certe “prove” possano essere croci volute o comunque permesse da Dio per la nostra santificazione non toglie affatto che siano anche terribili disgrazie o sciagure che dir si voglia.

                    • A casa mia, ancora oggi, un figlio asessuale omoerotico è percepito ancora come una terribile disgrazia. So’ fondamentalista, lo so…

                    • Avevo iniziato a scrivere una risposta, riportando il mio pensiero e puntualizzando alcune cose che, evidentemente, in questa vostra discussione hanno preso me come esempio, sebbene abbia tentato – in maniera pacata e gentile – di tirarmene fuori, visto che non mi interessa minimamente la questione dialettica prova/disgrazia che vi porta alla contrapposizione, signori Fra’Centanni e Bariom.

                      Ricapitolo per comodità senza riportare le citazioni che sono comunque facilmente reperibili nei post qui sopra.
                      La diatriba è iniziata quando Fra’Centanni ha espresso l’opinione PERSONALE per cui essere omosessuali – o omoerotici asessuati come dice lui – é una terribile/grave disgrazia. Ne è quindi seguito un botta e risposta con Bariom ed è lì che sono stato tirato in ballo per avvalorare la tesi di Fra (vale a dire che provare pulsioni omoerotiche è una disgrazia). Ad una mia richiesta di chiarimento c’è stata la risposta in forma di domanda retorica da parte di Fra “@Luigi igiul Perché… pensi di essere fortunato a trovarti nella condizione di omoerotismo?”. La domanda era retorica perché Fra dava per scontato che avrei risposto confermando la sua opinione personale. Il fatto è che io ho dato una risposta che, purtroppo, è stata letta parzialmente da Fra’Centanni e compresa in minima parte, facendo sì che la dialettica Bariom/Fra’Centanni continuasse.

                      Ora, siccome non ho molto tempo da perdere, non proseguo oltre con la presentazione del caso, chiarisco – e spero che sia per l’ultima volta – che se Fra vuole sostenere una opinione personale, è libero di farlo, ma senza chiamare in causa a sproposito me, dando per scontato che darò sostegno alla sua posizione con domande retoriche, SOPRATTUTTO, non dopo essere entrato nella discussione e aver chiarito quanto segue:
                      A) che non ho gradito l’essere stato “messi in mezzo”
                      B) che ho spiegato come non possa sostenere l’opinione di Fra’Centanni perché non penso alla mia esistenza come colpita da una grave disgrazia/sciagura.

                      Quindi, caro Fra, quando ho scritto che trovo fuori luogo, scortesi e offensive le sue parole intendevo non tanto il fatto che lei pensa a me come a uno colpito da grave sciagura, quanto piuttosto il fatto di essere stato “messo in mezzo” per sostenere la sua tesi senza però tenere poi conto della mia posizione esplicitata nella mia risposta.

                    • @Luigi i., trovo giusto sottolineare che il sottoscritto in tutta questa diatriba NON ti ha mai preso ad esempio in nessun modo. Le mie sono sempre state risposte o commenti di carattere generale sulla terminologia (tranne alcuni sarcastici dove ti ho nominato sempre in risposta a Fra’, me ne scuso se da te non graditi), che possono benissimo non interessarti mentre personalmente le trovo di non poco conto dato che il pensiero PERSONALE di Fra’ rispecchia l’errata idea di molti. Per di più in un post dove si è fatto un gran parlare di terminologie che sarebbero più corrette in una visione non mondana. Grazie. Buona giornata.

                    • @Luigi i.

                      Mi dispiace che ti senta offeso dal fatto di essere stato tirato in ballo a mo’ di esempio, però sei stato tu il primo a non vergognarti della tua condizione (ed in questo non ci sarebbe niente di male, se fosse chiaro che non sei orgoglioso e felice della tua condizione) ed a fare cenni sulla tua relazione omoerotica (ed in questo il male c’è, eccome).

                      Ribadisco la mia opinione, che dovrebbe essere ampiamente condivisa da ogni buon cattolico, secondo la quale le persone asessuali omoerotiche sono povere disgraziate ed aggiungo: chi nega questa palmare evidenza rischia di finire nel campo opposto, quello di chi è orgoglioso di essere gay. A voi la scelta.

                    • @Bariom

                      … il pensiero PERSONALE di Fra’ rispecchia l’errata idea di molti.

                      Si… e quale sarebbe l’errore? Forse… l’idea secondo la quale la pulsione omoerotica è una disgrazia? Ho già pienamente condiviso le parole del CCC, secondo le quali “questa inclinazione, oggettivamente disordinata”, è certamente una “prova”, nel senso di croce da sopportare. Ma è, altrettanto evidentemente, anche una pesante disgrazia per il diretto interessato ed anche per tutta la sua famiglia (direi per tutta la società), in particolare per i genitori, i quali dovranno rinunciare all’idea di conoscere ed amare dei nipotini, desiderio giusto e santo di ogni persona che si incammina sul sentiero del tramonto.

                      Caro Bariom, sei liberissimo di sostenere che la pulsione omoerotica non sia una disgrazia e che, anzi, magari è pure una condizione vantaggiosa, ma dovresti applicarti anche a dare un minimo di argomenti però. E’ troppo facile ripetere a pappagallo che “… il pensiero PERSONALE di Fra’ rispecchia l’errata idea di molti.”, dovresti anche spiegare in cosa consisterebbe l’errore.

                    • Se non l’hai capito sin qui…

                      come non hai capito che la questione (ma è che ti sfugge l’oggetto) si allarga ad altre situazioni oltre quella delle pulsioni omoerotiche…

                      Quindi chiudo anche perché non ho nessuna voglia di ritrovare coinvolto Luigi i. a torto o ragione in questo oramai inutile protrarsi di commenti.

                      P.S. MAI parlato di situazione “vantaggiosa”, quindi non mettermi in bocca parole NON pronunciate!

                    • @Bariom

                      @Bariom

                      Se tu avessi un briciolo di umiltà la pianteresti di dire che sono io che non capisco e riconosceresti che non hai argomenti per contrastare la mia affermazione secondo la quale “la pulsione omoerotica è una grave disgrazia non solo per la persona direttamente colpita, ma per tutta la società”.

                      Umiltà. Un briciolo.

                    • Infatti mai ho sostenuto di averlo (è la mia digrazia?).

                      Se tu ne avessi altrettanta (un briciolo), comprenderesti meglio ciò che gli altri sostengono invece di ripetere allo sfinimento solo il tuo punto di vista, infatti per la centesima volta lo hai ribadito in grassetto, travalicando del tutto l’iniziale punto della questione.

                      Stando sempre al CCC le tendenze omosessuali sono (oltre che una prova per chi le vive) un serio disordine (certamente per i singolo ma altrettanto seriamente per l’intera società).
                      La vera disgrazia (ciò che ti separa dalla Grazia) è il peccato (tutti i peccati) praticati dall’Umanità.

                      Ma tu dando prova di grande umiltà, dirai che le affermazioni del CCC sono “oggettivamente sbagliate” (io metterei mano alla versione CCCsF!).

                      Come vedi è sempre solo questione di umiltà.

                      Un briciolo.

                      (ahimè mi sono ripetuto anch’io per la centesima volta… meglio che vada a fare un giro)

                    • @Bariom
                      Tranquillo, non mi sono posto il problema di una tua mancanza nei miei confronti, semplicemente perché non credo tu abbia mancato.
                      Se sono intervenuto con puntiglio, è perché ho forte la sensazione che per portare avanti la propria convinzione e sostenerla a tutti i costi, si può rischiare di “asfaltare” qualcuno – io in questo caso – non ascoltandolo quando interviene per dire che averlo chiamato in causa è fuori luogo anche se ho esposto la mia situazione esistenziale e affettiva. Soprattutto perché, lo ribadisco, non ragiono in termini di fortuna/sfortuna neppure nelle minime cose (tranne che nei giochi da tavola che raramente faccio a Natale con la mia famiglia 😜😍😉😀).
                      Se ragionassi in quei termini potrei correre il rischio di disperazione, come giustamente hai avuto modo di sottolineare qui da qualche parte.

                    • 👍 dell’altra insulsa faccina si capiva proprio nulla…

          • @Fra’Centanni
            “Quindi, riassumendo, l’omosessuale è una persona che riferisce di avere pulsioni omosessuali che però, sia ben chiaro, non sono oggettivamente accertabili e, in conseguenza di queste pulsioni omosessuali, adotta un comportamento omosessuale.”

            Può gentilmente spiegare cosa intende con “non sono oggettivamente accertabili”?

            • Credo che Fra’ intenda dire, e il punto è davvero importantissimo in quanto l’ideologia omosessualista punta tutto su questo, è che non esiste un “gene” dell’omosessualità. I sessi sono due, maschio e femmina: anche nel caso di travestiti, oppure di sventurate che sotto gli ex-regimi dell’est furono più o meno costrette a sottoporsi a terapie ormonali devastanti per poter vincere gare sportive internazionali contro le loro controparti del resto del mondo, fino a essere costrette a (come si usa dire sbagliando) “cambiare sesso”, l’identità sessuata resta in realtà quella che è e può essere oggettivamente determinata da un esame del DNA.
              Ciò è assolutamente falso nel caso del cd. omosessuale, perciò l’inganno dell’ideologia omosessualista, che si manifesta nella ‘fola’ del “genere” utilizzando termini come “eterosessuale” o “omosessuale”, come se tali orientamenti fossero espressioni oggettive e scientifiche della sessualità umana, verificabili e scolpite nella pietra, è un falso.
              Questo anche in risposta all’obiezione che uomini come Nicolosi usassero il vocabolo “omosessuale”. Costoro, in quanto ricercatori e scienziati, usavano il termine in senso strettamente scientifico allo scopo di catalogare una certa inclinazione e coloro che ne soffrono in varia misura.
              Ma nel linguaggio comune l’uso assume un senso radicalmente diverso e fasullo: in tale ottoca, omosessuali ed eterosessuali non esistono. Esistono persone che, sotto questo aspetto normali, sono attratte da persone di sesso opposto. Esistono persone che soffrono di un grave disordine nella loro sessualità e sono eroticamente attratte da persone dello stesso sesso. Ma l’unica qualità reale, e che realmente è parte integrante della natura umana, è l’essere maschi oppure femmine.

            • Mi pare chiaro: le pulsioni omosessuali sono riferite dal soggetto, ma non sono in alcun modo accertabili, tanto meno sul piano medico-scientifico. In effetti l’unico modo che si ha per scoprire se un soggetto “è omosessuale” o “eterosessuale” è quello di osservarne il comportamento; se ha rapporti omoerotici, allora si dice impropriamente che “è omosessuale”, viceversa che “è eterosessuale”. In realtà, nel caso dell’ “omosessuale” dovremmo parlare di soggetto asessuale omoerotico, mentre nel caso dell’ “eterosessuale” dovremmo semplicemente parlare di soggetto normale.

              • Per essere conclusivi fino in fondo, non è accertabile attraverso scienze “dure” o esatte, mentre è certamente un termine di uso scientifico per scienze “molli” (soft science) come psicologia, psichiatria, ecc.

                Ma l’uomo comune usa e immagina il termine come un vocabolo da scienza “dura”. Questo cambia tutto.

                • Caro Roberto, è certamente un termine di uso scientifico, cioè usato in ambito scientifico, nelle scienze molli come la psichiatria. Resta un fatto incontrovertibile: le pulsioni omosessuali, o l’inclinazione omosessuale, non sono accertabili in nessun modo e possono semplicemente essere accettate e credute vere sulla base di quello che riferisce il soggetto, e questo è quanto.

                  Stessa cosa dicasi per la panzana del “genere”. Le persone vengono così classificate e raggruppate sulla base di quello che riferiscono, che poi è quello che percepiscono qui ed ora e, su questa base, si stanno scrivendo leggi semplicemente folli.

                  Ai cattolici come Luigi igiul vorrei semplicemente dire di avere l’umiltà di accettare il fatto che, purtroppo, le loro pulsioni omoerotiche non hanno altro supporto che la loro mente, la loro persona, in definitiva la loro volontà. Essi non sono, né potrebbero essere, “omosessuali”, come io non sono “eterosessuale”; sono semplicemente maschi o femmine che hanno fatto una scelta (più o meno libera, più o meno consapevole) sbagliata. Questa è la verità e su questa base di verità è possibile iniziare a seguire il Signore nella fede. Fuori da questa base si è nella menzogna e si resta soggetti al demonio.

                  Liberatevi della fola dell’omosessualità, restate aderenti alla realtà: maschi o femmine presi prigionieri da un disordine che li spinge ad atti perversi.

                  • sono semplicemente maschi o femmine che hanno fatto una scelta (più o meno libera, più o meno consapevole) sbagliata

                    Che siano semplicemente maschi o femmine, perché altro in natura non si dà, è fuori discussione. Che l’omoerastia sia frutto di una scelta non lo è altrettanto. L’omoerastia è un’affezione patologica della psiche ed è – diversamente da quanto diceva il babbo cinese della famosa barzelletta – un male curabile.

                    • Come minimo, quindi, scelgono di non curarsi.

                    • Oppure non ci riescono…
                      Esperienza vissuta.
                      Non date, per favore per scontate cose su cui non si può avere la certezza.
                      Ve lo chiedo per favore.
                      Non nego che possa esserci più di qualcuno che abbia tratto giovamento dalla teoria riparativa, ma darlo per scontato come legge universale potrebbe essere deleterio per chi invece, pur con tutta la buona volontà non riesce a “riorientarsi”. E, credetemi, visto che parlo per esperienza vissuta, non potete neppure immaginare in certi casi il senso di frustrazione che si può raggiungere.

                    • @Luigi I.,

                      credo che qualunque Uomo che non viva ancora nella deleteria illusione di credersi dio*, abbia sperimentato, la frustrazione, l’impotenza, la lacerazione, la sconfitta (o il senso di…), quindi credo che si, si possa immaginare…

                      Forse non esattamente nello stesso ambito, significherebbe avere la stessa comune esperienza, ma non credere neppure Luigi i. di essere tu l’unico che ha provato frustrazione od altro e che chi qui commenta o risponde, lo faccia, anche se esprime certezze (quasi) categoriche, da una sorta di torre d’avorio senza aver mai gustato l’amaro frutto della sua pochezza (che pure può essere motivo di seria conversione…).

                      *(in realtà anche chi si crede dio, sperimenta frustrazioni e sconfitte, per il semplice fatto che dio non è, ma generalmente ribalta il senso negativo di tali esperienze sugli altri – che non comprendono e non assecondano il suo credersi dio).

                    • @Luigi igiul OK tieni sempre presente pero’ che, al di la’della guarigione ( che e’un dono del Cielo ) o meno, non e’l’avvertire la pulsione in se che e’negativo, ma l’assecondarla. O per dirla con S. Alfonso Maria de’Liguori: “Non esistono li mali pensieri, esistono li mali consensi.”

                    • @Ola

                      Non ho toccato questo aspetto che lei sottolinea.
                      Ho semplicemente detto che non si può dire con certezza assoluta – quasi fosse una legge generale universale – che una persona con tendenze omoerotiche che chieda di curarsi, sicuramente raggiungerà l’obiettivo di “guarire”.
                      Punto.
                      Ho detto solo questo

                    • @Luigi i.,

                      quando tu fossi stufo dei miei commenti o interventi sui tuoi, me lo dici e io mi taccio (anche perché il succo di ciò che ritenevo doverti dire già l’ho detto).

                      Fatta questa premessa, hai ragione quando dici “non si può dire con certezza assoluta che una persona con tendenze omoerotiche che chieda di curarsi, sicuramente raggiungerà l’obiettivo di “guarire”.”

                      Ma da cosa dobbiamo essere TUTTI fondamentalmente guariti? Dalla ferita che ha causato la nostra caducità, dalla nostra inclinazione al male, dalla nostra debolezza di fronte alle tentazioni, dal nostro fuggire (lo so sono ripetitivo) il combattimento, dalla nostra incredulità… in due parole dalla nostra mancanza o poca (pochissima) Fede.

                      Io posso dirti per mia esperienza personale e se mi consenti anche per un po’ di esperienza “pastorale”, che non di rado Dio non ci concede un subitanea “guarigione” (da accidenti fisici o spirituali), ma neppure completa “guarigione”, per un solo motivo…

                      Perché in quella debolezza, troviamo l’unico modo, l’unico pungolo, l’unico sprone, per restare attaccati a Dio! Per non scendere da quella Croce che è strumento di Salvezza!

                      Hai presente San Paolo certamente… hai presente il “giogo soave”?
                      Sai benissimo cosa è un gioco, a cui l’animale da soma si ribellerebbe volentieri, ma senza questo, non saprebbe mantene re la via e neppure sarebbe di alcuna utilità.
                      (torniamo al fardello di cui ha poco fa scritto sebbene tu lo intendessi chiaramente in altro senso)

                      E’ il giogo che ha portato Nostro Signore Gesù Cristo.

                      E perché è “soave”? Perché Lui lo ha portato e lo porta al posto nostro. Basta consentirGli di farlo… e qui torna in ballo la Fede (una Fede che bada bene neppure io ho, ma verso la quale tendo e la quale desidero).
                      La Fede che si abbandona completamente al volere del Padre, anche quando questo sembra un assurdo, se non addirittura ingiusto…

                      Perché a me Padre?! Perché questa Croce? Perché questa “tortura”?
                      (penso sono domande che anche tu avrai gridato a Dio…)

                      Una volta che avremo intravisto questo “perché”, il senso amorevole e misericordioso di questo perché (per assurdo che sembri), ecco che il giogo si farà più leggero e ti garantisco, potremo arrivare anche a benedire Dio per questa prova che è vero, non te lo nascondo, talvolta può accompagnarci per l’intera esistenza.

                      E’ una “condanna a vita”, no! Perché questa nostra vita è solo un passaggio

                      Gli anni della nostra vita sono settanta,
                      ottanta per i più robusti,
                      ma quasi tutti sono fatica, dolore;
                      passano presto e noi ci dileguiamo. (Salmi 89,10)

                      (e la mia per qual che ne so potrebbe interrompersi tra un istante…)

                      la nostra vera vita è quella che ci attende, è la Vita Eterna!

                      Coraggio Fratello, non mollare!
                      Hai dato testimonianza facendo una professione di Fede (quasi) pubblica: “Non potrei smettere di credere, per quanto imperfettamente e nonostante i miei peccati, neppure se lo volessi.”
                      e il Signore l’ha ascoltata.

                    • E per quanto ti è possibile (sai benissimo cosa intendo e cosa c’è da fare) cerca di non stare troppo lontano dall’Eucaristia, perché se non ci alimentiamo perdiamo del tutto le nostre forze (quelle che ci vengono da Dio).

                    • @Bariom
                      “credo che qualunque Uomo che non viva ancora nella deleteria illusione di credersi dio*, abbia sperimentato, la frustrazione, l’impotenza, la lacerazione, la sconfitta (o il senso di…), quindi credo che si, si possa immaginare…”

                      E fin qui non ci piove. Ti do ragione. Il senso delle mie parole è un altro, vale a dire che ho tentato di mettere in guardia dal rischio di caricare qualcuno di un fardello troppo pesante persone con tendenze omoerotiche, dando per certo che il ricorso alla teoria riparativa e quant’altro, SICURAMENTE lo porteranno a guarire.

                      Questa certezza non c’è.

                    • @Luigi scusami intendevo solo ribadire, come comunque ha fatto gia’meglio Bariom, che la guarigione decisiva – sulla sua effettiva possibilità o addirittura necessita’ sinceramente non so esprimermi – non e’quella fisica o psichica, quanto quella dal peccato.

                  • I cattolici come Luigi igiul sono degli eroi, perchè nonostante aver subito una quantità infinita di consigli, non richiesti e non sollecitati, da parte di altrettantanti zelanti cattolici che li amano facendoli sentire peccatori lussuriosi, hanno trovato la forza di restare nella chiesa combattendo e prendendo su di loro i peccati di giudizio di tutti.
                    Sarebbe stato facile mandare tutti a quel paese, ed aprire un rapporto personale e non mediato con Dio, confidando nella sua certa misericordia di fronte a chi non fa nulla di male verso gli altri.
                    Ma vogliono dare la loro testimonianza di omosessuali cristiani, in questa generazione, sopportando cirtiche, giudizi e sarcasmi, oltre ad offese e , quanche volta, anche peggio.
                    Sono gli ultimi, i peccatori , i reietti, eppure sanno in fondo al cuore che il vangelo di Cristo è stato scritto anche per loro, e che il loro, quand’anche fosse un peccato, sarà sempre meno grave di quello commesso dagli altri nei loro confronti.
                    Quindi ringazio Luigi igiul per la sua testimonianza preziosa. Sappi Luigi che il tempo passa e la conversione dell’uomo è sempre in diveni, e troverai sempre qualcuno pronto a puntare il dito su di te usando la parola di Dio come clava verso gli altri e piuma verso se stesso.

                    • Sarebbe stato facile mandare tutti a quel paese, ed aprire un rapporto personale e non mediato con Dio

                      Tipico “cattolico” progressista protestante…

                    • @Mentelibera,

                      a parte il fatto che anch’io apprezzo molto la presenza di Luigi I. su questo blog, il suo essersi voluto esporre e il suo interloquire che credo non sia dovuto a particolare eroismo (senza nulla volergli negare), ma ad un percorso, una ricerca che ancora sta facendo (altrimenti poteva semplicemente dire “ciao, grazie” o “ciao, andate a quel paese”…) e gliene va dato atto,

                      per il resto …non hai capito una beata mazza!

                      Oltre a puntare tu il dito in modo accusatorio e del tutto indistinto verso chiunque qui non sia Luigi i.
                      Ma forse ritieni di esserti assunto il compito della difesa di un “debole”, dove un “debole” proprio non c’è.

                    • @MenteLIbera65
                      La ringrazio per il gentile pensiero, ma credo abbia preso una cantonata.
                      Legga, gentilmente, il commento di
                      Bariom 19 maggio 2017 alle 14:02

                      e immagini che le abbia risposto anche io in questi termini. Senza offesa, ovviamente!

                      Su un punto però le do ragione: spesso, mi sento chiedere da amici e conoscenti come mai non abbia abbandonato la Fede, la Chiesa e tutto quel che ne consegue (e di motivi, se guardassi gli uomini e, in particolare, certi preti ne avrei svariati) dopo quello che mi è accaduto o più in generale per la mia condizione. La mia risposta è semplicemente che è più forte di me. Non potrei smettere di credere, per quanto imperfettamente e nonostante i miei peccati, neppure se lo volessi.

                    • A me pare che nelle parole di MenteLibera emerga costantemente quel “grido che reclama le grandi cose ha la vibrazione del moralismo” (@Joseph Ratzinger), che ha intossicato il popolo di Dio, avvelenando conseguentemente tutta la società occidentale.
                      Sono secoli che si vuol, dall’interno della Chiesa, adeguare al pensiero corrente e trasformare la fede cristiana in un moralismo ideologico “creato” dall’uomo. Naturalmente la posta in gioco è la distruzione pratica (“di fatto”) della fede in Dio creatore, consegnata da Cristo agli apostoli, custodita dalla Chiesa e dettagliata nel CCC .
                      Gioco decisamente facile oggi per chi sta – cosciente o meno – dalla parte dell’anticristo, perché la potenza di fuoco delle forze in campo è smisuratamente sbilanciata e l’arbitraggio è strategicamente gestito da titani della Silicon Valley come Bill Gates, Mark Zuckerberg, Jeff Bezos, Larry Page, Sergey Brin, Elon Musk …più o meno tutti nella annuale World’s Most Powerful People List. Tutti ovviamente radicalmente liberali e libertari da Burning Man Festival.

                  • caro Giancarlo, capisco che la definizione della De Mari ti abbia molto colpito, effettivamente è un punto di vista interessante, ma nel Catechismo della Chiesa Cattolica si parla di “omosessualità”, e “omosessuali”, quindi per un cattolico è lecito e giusto usare questi termini.

                    • @PaulBratter: esatto !

                    • Sono oggettivamente sbagliati.

                    • Quindi ritieni sbagliato come è scritto il Catechismo della Chiesa Cattolica. Ne prendo atto.

                    • Si, in questo caso credo che nel catechismo sia contenuta una parola del tutto fuorviante, decisamente sbagliata. Ci fu un’interessantissima discussione a questo proposito sul blog di croce-via alla quale parteciparono anche alcuni udenti di questo blog; se qualcuno ricorda le conclusioni che furono tirate sarebbe bello poterle condividere qui. Io purtroppo ho una pessima memoria.

                    • Liberissimo di pensare che nel Catechismo redatto da una commissione presieduta dal cardinal Ratzinger su incarico di san Giovanni Paollo II ci siano errori. Quanti, uno? Due? Dieci? Cento?
                      Io però mi interrogherei su cosa significa per te fare parte della Chiesa.

                    • @Paul @Fra
                      Attenzione a non scivolare in questioni di lana caprina, come si suol dire!

                      Il CCC del 1992 commette un errore nel parlare di “omosessuali”?
                      Assolutamente no. Semplicemente perché non credo – potrei sbagliarmi – che la De Mari avesse già coniato prima di quella data il neologismo “asessuato omoerotico” e quindi la commissione del CCC non avrebbe potuto usare un termine inesistente. Ergo non può esserci un errore.

                      Se poi il neologismo demariano avrà molto seguito ed entrerà nel linguaggio scientifico recepito dalla Chiesa è cosa tutta da vedere (e io spero ovviamente di no). Ma sarà il tempo a dimostrarlo.

                    • Di nuovo però la questione va OLTRE la pura semantica… (ammesso e non concesso sia questione di “lana caprina”).

                      O si pensa che sin qui si è semplicemente fatta la succursale dell’Accademia della Crusca?

                • “Ma l’uomo comune usa e immagina il termine come un vocabolo da scienza “dura”. Questo cambia tutto.”

                  Volendo aggiungere altra carne al fuoco – e qualcuno si ricordi le birre! – analoga osservazione si potrebbe fare per l’impiego del termine “fobia”.
                  Che ha, in ambito scientifico, ben preciso significato, tanto che sono classificate una claustrofobia piuttosto che un’agorafobia.
                  Ma che mi risulti, nessun manuale medico ha mai descritto i sintomi di una sindrome chiamata “omofobia”…

                  Ciao.
                  Luigi

              • @Fra e @Roberto,
                Grazie.
                Ora mi sono più chiari diversi aspetti delle posizioni espresse più volte (spesso in modo molto antipatico) da Fra’Centanni.

                Per quel che mi riguarda non sono interessato a disquisire sulla scientificità del termine omosessuale, come non ho più da anni l’ansia di capire se sono nato così o lo sono diventato: a un certo punto della mia vita ho dovuto smettere di farmi la guerra che mi stava distruggendo in tutti i sensi e solo allora ho cominciato a stare bene e ad essere felice.

                • @Luigi igiul,

                  il problema è che ci troveremmo subito a parlare della tua persona e non voglio certo indurti a farlo qui (non lo troverei buono neppure fosse una tua scelta personale), ma le domande che mi vengono spontane sarebbero:

                  – Si smette di far(si) la guerra… quindi ci si arrende, ma da come la si racconta sembra sempre di uscirne vittoriosi… è vera vittoria?

                  – Forse abbiamo combattuto da soli? Per questo abbiamo capitolato?

                  – Chi abbiamo scelto come alleato? Chi era il nostro nemico?

                  Per il resto tutta la nostra vita, come ho già detto spesso, è un combattimento. Cristo stesso non aveva “dove posare il capo”. Lo reclinò sulla croce.

                  • “Si smette di far(si) la guerra… quindi ci si arrende, ma da come la si racconta sembra sempre di uscirne vittoriosi… è vera vittoria?”

                    Io non ho la capacità espressiva tua o di Alessandro, caro Mario, per cui mi limito a suggerire la lettura di questo breve “Elogio dell’inquietudine”:

                    http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=13554

                    Mi sovviene anche la parte centrale della “Preghiera” dei paracadutisti francesi:

                    “Je ne vous demande pas le repos
                    Ni la tranquillité,
                    Ni celle de l’âme, ni celle du corps.
                    Je ne vous demande pas la richesse,
                    Ni le succès, ni même la santé.
                    Tout ça, mon Dieu, on vous le demande tellement,
                    Que vous ne devez plus en avoir!
                    Donnez-moi, mon Dieu, ce qui vous reste,
                    Donnez-moi, ce que l’on vous refuse.
                    Je veux l’insécurité et l’inquiétude
                    Je veux la tourmente et la bagarre,
                    Et que vous me les donniez, mon Dieu,
                    Définitivement.”

                    (A margine, quale ennesima dimostrazione del fatto che il caso non esista: l’autore della preghiera venne esaudito, risultando il primo ufficiale paracadutista francese a cadere in combattimento, nel 1942.
                    Con tutto che proprio non li sopporto, i paracadutisti!)

                    Ciao.
                    Luigi

                    • @Luigi,
                      molto bella la poesia (ho usato google translate ovviamente).

                      Ammesso io abbia capacità espressive, spero questo un po’ compensi la mia mancanza di cultura, che altri come te hanno e che decisamente invidio (santa invidia naturalmente ,-)

                      Ciao

                • @Luigi igiul

                  “a un certo punto della mia vita ho dovuto smettere di farmi la guerra che mi stava distruggendo in tutti i sensi e solo allora ho cominciato a stare bene e ad essere felice”

                  Poiché parli pubblicamente, e le tue parole pubbliche si prestano oggettivamente a essere interpretate come invito 1) ad assecondare le proprie tendenze omosessuali; 2) ad assecondarle in quanto tale assecondamento sarebbe foriero di benessere e felicità, mentre l’omesso assecondamento sarebbe foriero di fallimento personale (“mi stavo distruggendo in tuti i sensi”)

                  corre l’obbligo di affermare con nettezza e senza tema di valida smentita (giacché trattasi di indubitabile contenuto di Fede, oltre che di legge naturale) che

                  a) assecondare la propria tendenza omosessuale è senza dubbio un peccato grave
                  b) assecondare la propria tendenza omosessuale senza dubbio nuoce gravemente a chi si concede a tale assecondamento, sicché la dichiarata felicità personale generata da tale assecondamento o è meramente illusoria o è meramente simulata.
                  Nessuna condotta peccaminosa, infatti, può essere foriera di autentica felicità per chi la mette in opera (né per altri), né in questa vita né nell’altra.

                  • @Alessandro sottoscrivo.

                    • @Bariom

                      come puoi immaginare dal mio intervento, sottoscrivo il tuo fraterno invito al nostro interlocutore a lasciarsi interpellare dagli interrogativi che hai posto.

                    • Eh, carissimo Luigi igiul, anch’io devo dar ragione a chi è intervenato sopra. E mi rincresce perché a me dispiace sempre, dover dire di no a qualcuno che chiede qualcosa con animo sincero.

                      Ma non c’è niente da fare: per quanto la si “volti” e “rivolti,” il sistema di conciliare cattolicesimo e omosessualità, praticata e accettata, NON c’è verso di trovarlo. Non se ne esce.

                      A meno di non uscire dal cattolicesimo, naturalmente. Ma questa è un’altra questione.
                      Il problema non è scientifico, come crede fra,’ (davvero si puo,’ credere che uno scienziato, che avesse studiato a fondo la problematica che andiamo trattando, e che sostenesse l’esistenza del genere gay, non saprebbe rispondere a fra’ e Roberto e non saprebbe replicare con dati e ricerche di segno opposto?), il problema, come dicevo, non è scientifico ma RELIGIOSO.

                      Il catechismo, la tradizione, la lettera di molti passi biblici, ostano in maniera insuperabile all’accoglimento dell’omosessualità “operativa” come condotta lecita.

                      E penso anche sia vero che nessun omosessuale cattolico possa essere felice se pone in essere la condotta peccaminosa di cui sopra.

                      Idem dicasi per un omosessuale israelita, musulmano (a maggior ragione), tdg.
                      Un omosessuale ateo o agnostico, non saprei, ma ricordiamoci che spesso gli atei e agnostici sono nati e creciuti in u contesto culturale cristiano.
                      Un omosessuale valdese.,..non saprei proprio.

                    • Ma è una panzana (direi anche una fesseria) sostenere che un “omosessuale praticante” possa essere felice (o più felice) se ateo o agnostico!

                      E’ sostenere che la Verità (che è per l’Uomo, per OGNI Uomo) è in realtà menzognera e che entrare in un combattimento che nasce dalla Verità rivelata è più gravoso e rende più infelice l’Uomo di quello che vive nell’inganno e nella menzogna.

                      Vedi un po’ tu…

                    • @Bariom
                      In quest’ultima affermazione dissento. Va benissimo che la vera e piena felicità possa essere trovata solo in Cristo, ma non esageriamo col dire che non ne esista altra.
                      Anche perché occorre vedere cosa si intende per felicità.

                      Ps: non so perché ma dopo un certo numero di post non compare più il tasto Rispondi.

                    • @Luigi igiul,

                      dove ho affermato che non esista felicità al di fuori di Cristo? (ammesso che si possa dire che qualcosa esista al di fuori di Lui: «tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.» GV 1,3)

                      Ho affermato che nel peccato non c’è felicità per nessuno, “Perché il salario del peccato è la morte”.

                    • @ex dc

                      davvero si puo,’ credere che uno scienziato, che avesse studiato a fondo la problematica che andiamo trattando, e che sostenesse l’esistenza del genere gay, non saprebbe rispondere a fra’ e Roberto e non saprebbe replicare con dati e ricerche di segno opposto? Ma che stai dicendo? L’uomo è maschio o femmina, non ci sono vie di mezzo. Lo è biologicamente e nessuno scienziato pazzo potrà convincere un bambino che essere maschi o femmine non fa nessuna differenza. E il problema dell’omoerotismo è prima di tutto biologico, poi di conseguenza, anche religioso. Ma è prima di tutto un problema biologico. L’omoerotismo è una via di fuga dalla sessualità ed impedisce alle persone di realizzarsi nel loro essere maschio o femmina. Questo è il vero, gigantesco problema: nessuno può essere felice se non si realizza secondo la sua natura di maschio o femmina. La pulsione “omosessuale” è un male in sé ed essere atei non aiuterà a superare l’infelicità del fallimento esistenziale.

                    • “è una panzana (direi anche una fesseria) sostenere che un “omosessuale praticante” possa essere felice (o più felice) se ateo o agnostico!”

                      Proprio così. Una panzana, una fesseria, una penosa corbelleria. Ma non mi meraviglio, dall’exDC mi aspetto pure peggio, visti i penosi precedenti.

                      L’exDC, essendo (come abbiamo ormai constatato da tempo) un relativista travisato da sedicente cattolico, ignora che, quando tu ed io si afferma che è indiscutibile contenuto di Fede (e di legge naturale) essere impossibile che colui il quale asseconda tendenze omosessuali sia AUTENTICAMENTE felice (in questa vita come nell’altra), proprio perché enunciamo un indiscutibile contenuto di Fede, stiamo affermando senza tema di valida smentita che SEMPRE e per OGNI assecondante tendenze omosessuali è impossibile che tale assecondamento sia foriero di AUTENTICA felicità.

                      Poiché l’exDC non capisce e/o non condivide questo basilare contenuto di Fede (e di legge naturale), egli arriva a propinarci la panzana secondo cui un omosessuale cattolico perbacco no, non può essere felice se asseconda le omosessuali tendenze, ma forse uno valdese sì, e forse un ateo ancor di più…

                      Oltretutto, l’invito neanche tanto implicito (e perverso per nulla implicitamente) di tutto questo vaniloquio dell’exDC è: vuoi essere omosessuale “praticante” felice? Allora smettila di essere cattolico, meglio valdese, o forse ancora meglio ateo…

                    • Già… la sfiga di essere Cristiano e poi Cattolico per giunta! (sic)

                    • A Bariom: se un omosessuale è cattolico ha MAGGIORE la consapevolezza di commettere un peccato, se è ateo o agnostico, questa consapevolezza non ce l’ha o, addirittra, prova piacere a violare una legge che detesta e a cui non crede, ERGO non vive quella contraddizione che può rendere molto inferlice.
                      Mi pare dato di comune esperienza che essere cristiani rende felici se si vive cristianamente, ma se non si vive in tal modo, la fede cristiana diventa un accusatore sempre presente.
                      Ed è ovvio che il ladro che opera indisturbato e, non dico più felice ma più sereno e allegro, del ladro che sa di avere un poliziotto alle calcagna, che sa tutto di lui e segue ogni sua mossa.
                      Bariom, possibile che non sappia vedere le cose anche dal punto di vista di chi NON crede? La Verità non è,menzognera, però sopportarne il peso e il combattimento che segue, “non è cosa” per chi non ne ha il coraggio e non ne sente intimamente la certezza. E’ impegnativo essere cristiani, lo abbiamo detto in un’altra occasion

                      A fra’: io credo che l’omosessualità sia contraria alla dottrina cattolica (su questo non ci sono dubbi), però in rapporto alla scienza medica non ho.le tue certezze. Ci sono pareri discordanti e ben argomentati sia dalla parte della natura fisiologica che da quella patologica del fenomeno in questione.
                      Anzi quelli a favore della natura fisiologica sono parecchi di più………………….(ciò non dovrebbe contare, invero, ma spesso finisce per farlo)..
                      Potrei citare argomenti e argomentazioni per confutare (e penso di aver dimostrato in questa sede di essere un pochino capace di interloquire, ribattere, replicare a lungo…) le tue tesi e i tuoi asserti
                      Ma una discussione del genere presupporrebbe un clima “britannico” ossia un dialogo freddo, spassionato, misurato, compostissimo, in punta di fioretto, ma, senza offesa, frà, non credo che possà essere il tuo caso.
                      Finiamola qua e “amici come prima”.

                    • “”davvero si puo,’ credere che uno scienziato, che avesse studiato a fondo la problematica che andiamo trattando, e che sostenesse l’esistenza del genere gay, non saprebbe rispondere a fra’ e Roberto e non saprebbe replicare con dati e ricerche di segno opposto?””

                      Sicuramente _tu_ non sei in grado di rispondere, ma pur di non riconoscere il valore di semplici osservazioni di buon senso, invochi nel modo più pigro e involontariamente comico un debole e vano argomento d’autorità per disconscere quanto è stato scritto. Insomma, qualcuno da qualche parte avrà pure imbastito qualche sofismo per negare la realtà nascondendosi dietro il dito di presunte “verità scientifiche”, accidenti! Non c’è neanche bisogno di sforzarsi le meningi, così. Insomma, “non so cosa dire, ma facciamo finta che abbia trovato un’obiezione valida.” Sfolgorante esempio d’accidia, direi.
                      Ovviamente, che l’ipotetico scienziato qui vagheggiato possa avere una propria agenda ideologica, anche solo limitata a non essere trattato come un appestato dai suoi colleghi e dalle forze del “mondo”, è cosa neppure da prendere in considerazione.

                    • A Bariom e Alessandro: si è felici essendo cattolici se si vive la propria fede, ma se si ha difficoltà a viverla (e l’amico L. Igiul mi sembra proprio che questa difficoltà ce l’abbia……………..), allora la fede diventa un tormento della coscienza: un desiderio continuamente frustrato, possibile che non lo capiate?

                      Avete capito male il mio discorso sui valdesi e sugli atei: io mi limitavo a descrivere una realtà: è colpa mia se gli atei e i valdesi accettano l’omosessualità praticata?

                      Io volevo soltanto invitare L. Igiul ad imegnarsi a conformare le sue pulsioni alla sua fede cattolica (che ha, e più sincera di quello che Voi immaginate!)

                      E non pensiamo sempre male di quello che dicono gli altri, non interpretiamo sempre quello che ci dicono in senso malevolo! ricordiamoci di quello che è scritto in 1Cor. 4 e sgg (e sopratutto 7)

                    • E perché tu mi accusi di interpretare quello che altri dicono in modo malevolo?

                      Mi pare tu stia facendo questo con me!
                      Che ne sai tu della mia comprensione del vivere fuori della Fede?
                      Sai quanti di costoro io incontro e con quanti dialogo senza pregiudizi o giudizi?
                      Sai quanti anni ho vissuto io lontano da Dio?

                      Tu, dal tuo canto continui a ribaltare la frittata, a parlare della Fede come di un cappio, o di Dio come un poliziotto, un accusatore (per fare atto di comprensione a chi bene non comprende).
                      Dovresti sapere benissimo chi è l’Accusatore…

                      Se la “fede” è così vissuta, semplicemente NON stiamo parlando della Fede in Gesù Cristo.
                      Punto.

                      Parliamo di una fede che religiosità naturale, che è quasi superstizione.
                      Certo che con questo tipo di “fede” si vive di complessi di colpa, sentendosi coercizzati e complessati. Sostanzialmente sempre divisi in se stessi.

                      E a costoro cosa vai dicendo? “Hai ragione tapino, ti capisco…”
                      O li chiami ad uscire da questa falsa concezione di fede?

                      E’ certo che questa difficoltà “l’amico L. Igiul mi sembra proprio che […] ce l’abbia”…
                      Ti pare forse abbia mancato di comprensione nei suoi confronti? O meglio di carità?

                      Se la tua concezione di carità è quella del “poverino ti capisco” (di cui credo Luigi igiul non sappia cosa farsene, né la vada cercando) te la lascio tutta.

                      La fede che lui ha non la conosco io, né la conosci tu, quindi non insegnare a me cosa dovrei immaginare!
                      Quello che ho sentito dalle sue parole e che la sua Fede non gli consente di uscire vittorioso dal combattimento di cui abbiamo parlato, che ha abbandonato il campo, illudendosi di trovare così la “felicità” (specchietto per le allodole spesso usato da Lucifero).

                      Ho forse puntato il dito contro di lui? Mi sono impegnato a pregare per lui.
                      Quale altra “comprensione” dovrei avere?

                    • Aggiungo, dato che hai tirato in ballo anche lui, che conosco personalmente Alessandro e certo non si può dire che sia persona che manca di capacità di comprensione e compassione.

                      Il suo parlare netto e schietto, che per lo più si rifà direttamente al Magistero e alla Scritture è un pregio ed un vantaggio per molti di noi che lo leggono (se bene lo vogliono intendere).

                      Quindi in questo caso, come direbbero i francesi, l’hai proprio fatta fuori dal vaso… 😛

                    • A Roberto: io sono un po’ accidioso (non lo nego: è il principale dei miei peccati) però se andate in siti come gayforum o pontilex o altri, troverete situazioni esattamente opposte e speculari a quella in essere qui. Dove i sostenitori della tesi patologica dell’omosessualità vengono sbeffeggiati e sommersi da link di ricerche su ricerche.
                      Tu li accuseresti di essere ideologizzati, loro rivolgono a chi la pensa come te analoga accusa.

                      Tale mia consapevolezza sull’incertezza di tante conclusioni in campo medico, mi deriva dalla mie firequentazioni (cospicue) con molti medici per me e per i miei anziani familiari, dove non ho fatto altro che vedere opinioni, diagnosi e terapie discordi, al punto che ho cominciato seriamente a pensare che la medicina più che una scienza sia un’arte……

                      No, no è più sicuro muoversi in un campo esclusivamente religioso e dire che l’omosessualità praticata e accettata è in contrasto con la dottrina cattolica. Lì siamo più sicuri.

                    • E le branche della medicina in cui l’incertezza regna sovrana sono: la psichiatria (PRIMA!) e la dermatologia (seconda) poi vengono tutte le altre.

                    • Hai ragione Bariom ti ho associato ad Alessandro che diceva:
                      “Oltretutto, l’invito neanche tanto implicito (e perverso per nulla implicitamente) di tutto questo vaniloquio dell’exDC è: vuoi essere omosessuale “praticante” felice? Allora smettila di essere cattolico, meglio valdese, o forse ancora meglio ateo”

                      Convenivi con lui, sottoscrivevi ecc. ed ho pensato (a torto) che anche tu pensassi in tal modo. Ho travisato, ne faccia ammenda. Una lettura malevola ne provoca altre, purtroppo.

                      La fede non è un cappio, per chi la vive bene e coerentemente, ma chi la vive male, chi FA tutto il contrario delle sue convinzioni, come te stesso ammetti “è diviso in se stesso” “coercizzato e complessato”.

                      Lungi da me l’idea che tu, Bariom, non abbia mostrato comprensione e spirito fraterno verso L. Igiul, so bene che TU hai sempre dimostato carità per gli altri (almeno per quel pochissimo che ho avuto modo di conoscerti).

                      Poi tu dici: “O li chiami ad uscire da questa falsa concezione di fede?” e che cos’è da parte mia, dire che un’omosessualità “operativa” NON ci sta “dentro” il cattolicesimo, se non chiamare qualcuno ad uscire da una concezione erronea della fede?

                    • Però vedi exDCp, siamo sempre lì…

                      “[La fede non è un cappio, per chi la vive bene e coerentemente,] ma chi la vive male, chi FA tutto il contrario delle sue convinzioni, come te stesso ammetti “è diviso in se stesso” “coercizzato e complessato”.

                      E quindi?

                      Fa bene chi segue le sue convinzioni anche quando queste lo portano inevitabilmente ad una vita di peccato? Almeno così non sarebbe “diviso un se stesso”?

                      Forse non sarà quello che intendevi dire, ma devi fare più attenzione a ciò che dici o trarne la corretta conclusione, diversamente si può interpretare forse in modo malevolo, ma certamente con una sua logica conseguenziale.

                    • @ ex dc

                      A fra’: io credo che l’omosessualità sia contraria alla dottrina cattolica (su questo non ci sono dubbi), però in rapporto alla scienza medica non ho.le tue certezze. Ci sono pareri discordanti e ben argomentati sia dalla parte della natura fisiologica che da quella patologica del fenomeno in questione.
                      Quindi, secondo te, potrebbe essere che la dottrina cattolica, cioè quello che Dio stesso ci insegna, contrasti con la verità della scienza? Ci sarebbero dunque due verità, quella insegnata da Dio e quella insegnata dalla scienza. Bravo, bravo… un ragionamento ineccepibile.

                      In realtà la verità è sempre e solo una, quella insegnata da Dio. La scienza arranca, dove può, a formulare proposizioni che, non di rado, vengono successivamente falsificate da studi ulteriori. Ma poi, soprattutto, la scienza può davvero dire qualcosa sulla “tendenza omosessuale”, ossia sull’omoerotismo? Non credo! L’omoerotismo è essenzialmente un comportamento, fallimentare sul piano biologico, esistenziale, morale. L’omoerotismo non ha alcuna base biologica indagabile, niente che possa essere scientificamente misurato. L’omoerotismo può essere studiato solo dalle scienze molli, cioè da discipline che non sono in grado di fare previsioni, di essere falsificate, di essere dimostrate su base matematica. In altri termini la scienza non può dire niente sull’omoerotismo; discipline come la psichiatria possono formulare ipotesi che però devono poi trovare conferma nella pratica, oppure essere abbandonate.

                      Personalmente, credo che le pulsioni omoerotiche siano la conseguenza di un incidente di percorso nel processo di sviluppo della persona, almeno quelle che si manifestano sin da bambini. Ma possono essere anche il risultato di pura e semplice perversione, di ricerca estrema del piacere. In ogni caso, le pulsioni omoerotiche sono espressioni del nostro essere persona, della nostra mente, della nostra volontà. Non sono caratteri indelebili, definitivi o immodificabili. Sono pulsioni che devono essere vagliate alla luce della ragione per essere poi confermate o respinte dalla nostra volontà. A questo sono chiamati tutti gli uomini, particolarmente i figli di Dio: a scegliere ciò che è buono e respingere ciò che è sbagliato.

                      Come vedi siamo completamente fuori dall’ambito della scienza.

                    • Sottoscrivo quanto detto da Bariom qui:

                      https://costanzamiriano.com/2017/05/17/il-coraggio-di-amare-le-persone-omosessuali/#comment-128363

                      e non aggiungo altro in risposta all’exDC, perché proprio non ne vale la pena.

                    • @Bariom

                      Grazie davvero per questo:

                      https://costanzamiriano.com/2017/05/17/il-coraggio-di-amare-le-persone-omosessuali/#comment-128378

                      Cerco, con – ahimé – molti limiti e molte cadute (cioè: peccati), di consegnarmi docilmente alla Verità che è Carità. Ossia di vivere il Battesimo che ho ricevuto.
                      E’ il nostro impegno comune di battezzati in Cristo che è Verità e Carità. Continuiamo a sostenerci tutti fraternamente in questo cammino difficile e bellissimo!

                    • Caro Bariom, io ho sempre inteso dire al buon Luigi Igiul (che un po’ eroe è per davvero: ha ragione mentelibera) che deve cercare di conformare la sua vita alla sua fede.
                      Abbandonare la fede, dici? Cristianamente non si può certo consigliare ed io non l’ho consigliato, però è un fatto che se vita e convinzioni corrispondono, c’è una bella contraddizione in meno.
                      E’ chiaro però che, abbandonando il cattolicesimo, ne cominciano di ALTRI di problemi e contraddizioni (questo va da sè).
                      Le inconprensioni purtroppo quando si parla troppo “schietto” fino al punto di essere scortesi, come quando si dice:

                      “Oltretutto, l’invito neanche tanto implicito (e perverso per nulla implicitamente) di tutto questo vaniloquio dell’exDC è: vuoi essere omosessuale “praticante” felice? Allora smettila di essere cattolico, meglio valdese, o forse ancora meglio ateo”

                      (cosa sarebbe questa se non un’interpretazione malevola ed insinuante delle mie parole?); e poi (altro esempio di “compostezza olimpica” nel dialogo):

                      “e non aggiungo altro in risposta all’exDC, perché proprio non ne vale la pena”.

                      Il parlare troppo netto e schietto, a volte, genera più incomprensioni di quello indiretto.
                      Sulla capacità di Alessandro di comprendere il dolore degli altri, non so nulla e non dico nulla (non lo conosco nè personalmente nè impersonalmente).

                      **********

                      “La cortesia è il desiderio di essere trattati cortesemente”
                      dalle “Massime” di Francois de la Rochefoucauld

                    • Caro fra’, quello che dici è molto giusto: non vi può, per un cristiano (massime un cattolico) esservi una doppia verità.

                      Ma vedi, te hai dimostrato la verità del tuo asserto scientifico ricorrendo alla Fede (se la verità di Dio è questa, sicuramente anche la verità scientifica sarà la stessa), il che è un’ottima argomentazione sul piano religioso. ma NON è una dimostrazione scientifica.

                      Perchè una dimostrazione scientifica per essere tale, deve prescindere da principi religiosi come quello da te sapientemente enunciato.

                      Deve avere un certo grado di oggettività e, diciamo così, “terzietà”, tale da convincere anche il non credente o il diversamente credente.

                      E, se vuoi provare le tue asserzioni in campo medico-scientifico devi farlo con elementi esclusivamente medico-scientifici.

                      E, io non credo che tali elementi possano essere prodotti perchè ho potuto constatare “de visu” l’esrema opinabilità e videndevole confutabilità della scienza medica.

                      Per cui evito di entrare in dispute squisitamente mediche: nè vi è un comandamento che mi obbliga a farlo.

                      Almeno PER ORA non credo si possano dare le risposte cui tu aspiri. In futuro, chissà. Poi, che ti devo dire? “nondimeno: confidenza in Dio” come dice fra cristoforo (da me già citato).

                    • @exDC

                      Smettila di rigirare la frittata e di ciurlare nel manico con la consueta tua logorrea.

                      Hai scritto:

                      “E penso anche sia vero che nessun omosessuale cattolico possa essere felice se pone in essere la condotta peccaminosa di cui sopra.

                      Idem dicasi per un omosessuale israelita, musulmano (a maggior ragione), tdg.
                      Un omosessuale ateo o agnostico, non saprei”

                      Insomma, hai insinuato che un omosessuale ateo o agnostico può essere felice.

                      E questa è e resta una sciocchezza, poiché – ripeto – è contenuto di Fede (e di legge naturale) che assecondare la propria tendenza omosessuale senza dubbio nuoce gravemente a chi si concede a tale assecondamento, sicché la dichiarata felicità personale generata da tale assecondamento o è meramente illusoria o è meramente simulata.
                      Nessuna condotta peccaminosa, infatti, può essere foriera di autentica felicità per chi la mette in opera (né per altri), né in questa vita né nell’altra.

                      Quindi hai detto una sciocchezza incompatibile con la Fede cattolica.

                      E di sciocchezze incompatibili con la Fede cattolica sei solito dirne parecchie:

                      https://costanzamiriano.com/2017/05/10/il-segreto-di-fatima/#comment-128029

                      Quindi risparmiami le lezioncine di galateo, poni un freno alla logorrea e medita una buona volta sulle sciocchezze che vai dicendo.

                    • Io non rigiro frittate perchè ciò che ho detto non è affatto incompatibile con la fede cattolica.

                      1) ho semplicemente detto che, uno, il quale non sia cattolico e sia, nel contempo omosessuale praticante, vive una contraddizione in meno. E’ un fatto. Poi avrà altri problemi e gravi, ma di sicuro vive una una contraddizione in meno;

                      2) riguardo al post di Faatima ecc., la Chiesa di Roma non obbliga nessuno ad aderire a qualche scuola filosofica, ma a comportarsi con carità verso il prossimo, cosa di cui molti cattolici esperti nella Tradizione, non sono talvolta capaci.

                      Io però sono facilitato nell’esercizio della carità verso il prossimo, da un fatto importante: aver avuto dei genitori che mi hanno insegnato la buona educazione e la cortesia, non è molto ma è un inizio verso la comprensione e l’ascolto delll’altro.

                    • che un po’ eroe è per davvero

                      Per carità, ognuno ha i suoi modelli di eroismo, ma in Luigi igiuL, almeno in ciò che egli stesso dice di sé e in quel che di lui posso ricavare dai suoi interventi, io non vedo nulla di eroico. Mi sembra di indovinare, questo sì, una persona sensibile e intelligente, ma con l’eroismo questo non ha molto a che vedere.

                    • E, per me, si chiude qua, sopratutto per rispetto verso l’Admin (che, devo riconscere, avendo visionato molti blog, è uno dei più tolleranti).

                    • A navigareecc.: L. Igiul è eroe nel senso che si mette “a nudo” di fronte a persone che, tutto sommato, non conosce e che sia pure con comprensione e simpatia (da parte mia sicuramente) un po’ lo giudicano.

                      Solitamente, una persona qualsiasi direbbe: “ma che, siamo matti?! e io devo raccontare i fatti miei a degli sconosciuti?!

                    • @exDC

                      ti ripeto per l’ennesima volta: smettila davvero di girare e rigirare la frittata e di sviare il discorso pur di cercare di dare torto sempre agli altri e di dare l’impressione di avere sempre ragione tu.

                      Ribadisco: hai affermato che un omosessuale ateo o agnostico può essere felice.

                      E questa è e resta una sciocchezza, poiché – ripeto – è contenuto di Fede (e di legge naturale) che assecondare la propria tendenza omosessuale senza dubbio nuoce gravemente a chi si concede a tale assecondamento, sicché la dichiarata felicità personale generata da tale assecondamento o è meramente illusoria o è meramente simulata.
                      Nessuna condotta peccaminosa, infatti, può essere foriera di autentica felicità per chi la mette in opera (né per altri), né in questa vita né nell’altra.

                      Quindi hai detto una sciocchezza incompatibile con la Fede cattolica.

                      Confermi questa sciocchezza? Bene, allora ti poni contro un contenuto di Fede cattolica (e di legge naturale). Liberissimo tu di farlo, ma non di spacciarti poi attendibilmente per cattolico ortodosso.

                      Neghi invece adesso che un omosessaule possa essere felice? Allora con tale negazione giungi ad accettare, al riguardo, il contenuto di Fede cattolica; ma, per operare questa negazione, devi necessariamente rettificare quanto scrivesti prima:

                      “E penso anche sia vero che nessun omosessuale cattolico possa essere felice se pone in essere la condotta peccaminosa di cui sopra.

                      Idem dicasi per un omosessuale israelita, musulmano (a maggior ragione), tdg.
                      Un omosessuale ateo o agnostico, non saprei… Un omosessuale valdese… non saprei proprio.”

                      Quanto al tuo essere relativista, fideista e filomodernista (cioè, tutto tranne che un cattolico ortodosso), l’ho già mostrato ampiamente da qui in su:

                      https://costanzamiriano.com/2017/05/10/il-segreto-di-fatima/#comment-128029

                      Quindi c’è poco da piagnucolare, da lamentarti in continuazione di essere trattato male da Alessandro e da altri commentatori cattivoni che ce l’hanno con te, da impartire lezioncine sulla carità, la cortesia, la buona creanza ecc.

                      Impara tu, piuttosto, a smetterla di ciurlare nel manico e di dire sciocchezze per poi (anziché scusarti per tali sciocchezze) rimproverare gli altri di aver frainteso ad arte le tue irreprensibili affermazioni.

                    • A Alessandro:

                      ora che ci ripenso: dire che “assecondare la propria tendenza omosessuale nuoce gravemente” e non porta ad autentica felicità, mi sembra che vada interpretato, nel senso che non potrà avere, salvo pentimento, la felicità eterna, e in questa vita, la sua felicità è illusoria e non autentica per un cristiano.
                      Ma la felicità per un cristiano ha una valenza tutta particoalre di unione con Dio e con Cristo, di coscienza di fare la loro vomtà e, sopratutto è (o dovrebbe essere) continuativa.
                      Per il pagano e per l’ateo/agnostico la felicità è qualcosa di materiale, di momentaneo, di effimero. Per questi ultimi la felicità si presenta ad istanti e non in modo continuativo.
                      Quest’ultima “felicità” non è autentica per un cristiano, mentre è l’unica raggiungibile per un pagano o un ateo/agnostico.
                      Alla luce di quanto sopra, si può ben intendere cosa volevo dire che un omosessuale ateo/agnostico a valdese potrebbe essere “felice”.
                      Ma la felicità autentica in questa vita è difficilissima da raggiungere anche per un cristiano devoto, e sicuramente NON credo che l’abbia raggiunta un personaggio che manifesta spesso aggressività verbale, offendendo con rabbia e livore chi è in disaccordo con lui.

                    • exDC

                      “e sicuramente NON credo che l’abbia raggiunta un personaggio che manifesta spesso aggressività verbale, offendendo con rabbia e livore chi è in disaccordo con lui”

                      Preoccupati della felicità tua, e non avventurarti in offensive valutazioni sulla felicità del sottoscritto.
                      Non hai elementi sufficienti per valutare, e il numero di sciocchezze che hai inanellato commentando questo e altri post dovrebbe dissuaderti dal confidare nella efficacia e nella perspicacia della tua capacità di valutazione.

                      Vedo che al tuo cinquantesimo commento o giù di lì, finalmente, sembri aver capito (dopo che te l’ho detto cinquanta volte o giù di lì) che chi persevera nel peccato non può vivere una felicità autentica, e che quindi dici una sciocchezza sostenendo, come hai fatto, che forse un ateo/agnostico omosessuale “praticante” può essere felice.

                      Adesso ricomincia a lagnarti perché ti ho frainteso, perché sono un personaggio aggressivo livoroso rabbioso infelice ecc.

                      Non ti seguirò. Va’ avanti da solo con la tua vacua logorrea

                  • @Bariom @Alessandro e @Fra’Centanni

                    Prendo atto dei vostri quesiti/consigli cui, ovviamente, preferisco non obiettare. Del resto, dovrebbe essere chiaro ormai che da quando intervengo su questo blog, non sostengo alcuna battaglia a favore dei gruppi LGBT (sono molto lontano da certi modi di intendere i “diritti” tanto pretesi in senso univoco e senza capacità di accettare il contraddittorio), ma mi limito a riportare la mia esperienza. Pertanto, quello che scrivo non ha pretesa di essere preso a modello di nulla e nessuno.

                    Vorrei poter aggiungere altro, ma per farlo sarebbe necessario espormi molto di più di quanto non abbia già fatto.

                    Buona serata a tutti.

                    Luigi

                    • Grazie, buona serata anche a te

                    • Aggiungo che, se l’Admin pensa che io abbia dato scandalo, si può tranquillamente procedere con la cancellazione delle parti ritenute tali

                    • @Luigi igiul,

                      sinceramente non sono preoccupato che tu sia sostenitore di gruppi LGTB o altro (e non mi sembri esserlo), posso dirti che sono sinceramente, fraternamente preoccupato per l’anima tua…

                      Ti ricorderò nelle mie preghiere.

                      Buona serata.

        • “Perché per descrivere ed individuare una categoria di persone, io non posso far riferimento a una loro caratteristica comportamentale?”

          Penso stiate forse riferendovi a due aspetti differenti.
          Per farla breve e per quanto mi riguarda, io non impiego il termine “omosessuali” non per negare l’esistenza di una tale categoria di persone, con determinati comportamenti, ma per un motivo più profondo.

          Come già spiegato, la sessualità è una sola ed è quella fra uomo e donna ordinata alla procreazione.
          Tutto il resto ne è parodia.
          Scrivere di “omosessualità” è perciò aver già concesso mezza battaglia vinta al nemico, perché significa ammettere – magari inconsapevolmente – che esistano altre forme di sessualità, oltre a quella già citata.
          Il che non è.
          Per questo impiego i termini “omosessualisti” ed “omosessualismo”: per sottolineare il carattere parodistico, dissacrante (letteralmente) e anti-umano di questi comportamenti.

          Per onestà intellettuale, preciso di ritenere altrettanto problematico il termine “eterosessualità”.
          Sempre perché, essendo unica la sessualità, è inutile e pleonastico precisare che debba essere “etero”.
          Fra l’altro anche in campo “etero” è ormai diffusissimo il sessualismo avulso dalla procreazione, a scopo ludico-ricreativo possiamo dire.
          Motivo per cui anche in questo caso bisognerebbe scrivere di “eterosessualismo”, per specificare la condanna di tale modus vivendi.

          La riproduzione sessuata, volendo astrarre per assurdo da ogni altro ambito che non sia quello strettamente biologico, è un’arma potentissima messa nelle mani di ognuno di noi, al cui confronto gli arsenali nucleari di tutto il mondo sono bazzecole.
          Per questo, come scrissi a suo tempo, è meno grave dare a un ragazzino una MG42 carica piuttosto che una scatola di profilattici.

          Ciao.
          Luigi

          • preciso di ritenere altrettanto problematico il termine “eterosessualità”.
            Sempre perché, essendo unica la sessualità, è inutile e pleonastico precisare che debba essere “etero”

            È un uso introdotto al fine di legittimare quello di “omosessualità”, ma è privo di senso.

            Un senso l’ha invece il variegato ventaglio di termini che la mente popolare ha escogitato per indicare le persone dedite al vizio nordico, termini molto plastici e concreti, come sempre lo sono le espressioni di matrice popolare, per lo più collegati all’uso improprio degli organi coinvolti o ad altre evidenze fisico-funzionali o comportamentali proprie dei soggetti in questione. In tutte le voci di quello che la nota lobby e classifica come “lessico dell’omofobia” c’è la chiara implicazione che si tratta di manifestazioni in contrasto non solo con la normalità, ma anche con la natura. Un dato che la coppia terminologica “omosessualità”/”eterosessualità” cerca (invano) di rimuovere.

          • “è meno grave dare a un ragazzino una MG42 carica piuttosto che una scatola di profilattici”

            Questa mi sembra parecchio, parecchio “grossina”!

            • Certo che è grossa, Giovanni. È grossa, però è vera.

              Se vuoi invece le frasette leziose, i circiterismi, il buonismo, la retorica dell’ammmore, “la ghigliottina a Picadilly” [cit.]… hai di certo sbagliato porta 😀

              Ciao.
              Luigi

              • Condivido.

                • Signori e Signore,

                  se avete tempo per l’educazione alla catechesi (catechismo) ufficiale della Chiesa Cattolica romana scrivereste, al minimo, con cognizione di causa.

                  Dopo questa didattica vi troverete di come siamo/ siete fuori strada in quello che scrivete in campi che non conoscete/conosciamo e per di piu’ siamo privi di autorita’ ecclesiastica per pronunciarci in merito: ubbidiamo prima….poi se resta tempo parliamo e se non lo facciamo forse e’ meglio.

                  La Chiesa Pellegrina non ha mai avuto nessun dubbio di come guidare il Suo Gregge nella Luce e Verita’ del Deposito della Fede Cattolica Cristiana Romana ne mai avra’.

                  Pensare o dubitare di questo e’ eretico perche’ mette il dito nell’Assitenza dello Spirito Santo e sua Capacita’ di Guidare la Chiesa, secondo sue Misterioso e costante intervento fino alla consumazione dei Secoli.

                  Mi auguro che camaleonti, nel seno della Chiesa parte del suo essere formato da peccatori, che tradiscano la loro Fede siano visti sempre e solo come deboli/ peccatori e nulla a che vedere con la Perfezionedella Legge di Dio.(Siate Perfetti come il Padre mio che e’ nei Cieli).

                  In altre parole il comportamento umano a volte peccaminoso/ scandaloso non intacca l’immacolata Sposa di Cristo: la Sua Chiesa.

                  Nuovamente pensare questo e’ dottrinalmente falso perche’ implicherebbe che Gesu’ Cristo ha istituito la sua Chiesa con difetti il che,in tal senso, diventa eretico.

                  (La Resurezzione e Salvazione del Sacrficio di Cristo e’ tutto per il Cristiano che ama e piace vivere nella Chiesa di Cristo…se non fosse cosi’ la nostra Fede sarebbe Vana…e san Paolo la sapeva molto lunga in fatto di Catechesi.)

                  Cordiali saluti, Paul

              • Sarà, ma io avrei più paura di un ragazzino con una MG42 piuttosto che di uno con una scatola di condom. E su cento persone raziocinanti ne potrai trovare una che la pensa come te.
                Mi dirai che quella persona lì è quella “buona!” io risponderei che invece è oltranzista. fuori tempo e, fra quelle 100, l’unica NON raziocinante..

                Ma si ritornerebbe al confronto (o alla disputa^) fra modermisti e antimodernisti, che è poi l’argomento di base (sempre ritornante) di TUTTI i post e di tutti i trhead di questo blog.

  7. Nell’articolo si accenna ad un’epidemia di eterofobia. Sarebbe un argomento da sviluppare molto – ciò che finora è stato fatto troppo poco, o anzi non è stato fatto. Mentre il concetto di omofobia può essere accettato nella prospettiva limitata del bullismo contro le persone di orientamento omosessuale, al contrario i concetti di “androfobia” e “ginecofobia” dovrebbero avere un’estensione molto più ampia e significativa, proprio in base agli argomenti portati a favore del concetto di omofobia. Se si inatende per omofobia non considerare naturale l’orientamento omosessuale, a maggior ragione sarà androfobia e ginecofobia non considerare naturale l’orientamento etrosessuale, bollarlo come “stereotipo e pregiudizio”, programmare di “decostruirlo”, escludere dal riconoscimento e dalla tutela della legge gli aspetti psico-biologici della sponsalità e della maternità-paternità, proibire l’intervento di correzione dell’orientamento omosessuale e nello stesso tempo favorire, anche con invasiva manipolazione medico-farmacologica, interventi, sugli stessi minori, per correggere l’orientamento eterosessuale in quanto considerato “non naturale”. Mi sembra che manchi ancora una battaglia giuridica che denunci queste macroscopiche contraddizioni e le conseguenti violazioni dei diritti umani. Non si dovrebbe giungere ad organizzare una giornata contro l’andro-ginecofobia?

  8. la Chiesa ha scoperto Freud

  9. Grazie, Costanza, approvo ogni parola.

  10. (Compresi talvolta purtroppo, anche ambiti parrocchiali) … ha una forza ci catechesi anticristica IMPRESSIONANTE.

    A questo proposito, questa è la novità più recente da Reggio Emilia (da Reggio Online):


    REGGIO EMILIA. I cattolici tradizionalisti promotori della processione contro il REmilia Pride sono un corpo estraneo rispetto alla Chiesa reggiana. Il neonato comitato Beata Giovanna Scopelli, che la organizza, non è riconosciuto come un’articolazione della comunità ecclesiale. La scomunica è roba d’altri tempi e nessun vescovo oggi la pronuncerebbe, ma il giudizio dell’autorità diocesana è inequivocabile. Lo attesta don Giordano Goccini, responsabile della Pastorale giovanile.

    Don Giordano, com’ è giudicata l’iniziativa del comitato?
    «Il comunicato del Vescovo è molto chiaro. Questa manifestazione non nasce dalla Diocesi, che prende le distanze da essa. Il comitato che la promuove è qualcosa di misterioso. Ha qualche riferimento sui social network, ma i suoi membri non sono identificabili».
    Ma il comitato non difende la dottrina della Chiesa contro chi la offende pubblicamente?
    «Il Gay Pride ha un intento provocatorio, anche se oggi, dopo tanti anni, riesce meno ad ottenere il suo scopo. Tuttavia, non è nello stile della Chiesa rispondere a una provocazione con una provocazione. Quelli che si oppongono anziché andare in piazza potrebbero pregare in una chiesa, benché il pregare in riparazione dei peccati altrui sia un atto di presunzione».
    Sotto il profilo teologico i tradizionalisti non hanno ragione?
    «Il comitato motiva la processione con una citazione di San Tommaso avulsa dal contesto. Con questi argomenti polemizzano con il Vescovo e con il Papa. Un conto è criticare, un altro polemizzare e non riconoscere la loro autorità. Non sono nella comunione della Chiesa universale. Non definiamoli cattolici».
    La Chiesa considera ancora peccato l’atto omosessuale?
    «Dal punto di vista dottrinale il nuovo catechismo redatto nel 1992 non ha cambiato alcunché. Sono cambiati la mentalità e l’atteggiamento della Chiesa, sintetizzati dalla battuta di papa Francesco: chi sono io per giudicare? La Chiesa assume una veste materna e paterna, non si erge più come giudice».
    La Chiesa può spingersi fino ad accettare l’apologia del peccato fatta dal Gay Pride?
    «Il Gay Pride è una manifestazione legittima ma molto distante dall’idea cristiana. Sono perplesso di fronte ad amici omosessuali che dicono di trovare una realizzazione piena nella pratica di una sessualità non generativa. Dio, però, accoglie sempre l’uomo che cade. Non si stanca mai di perdonare. La Chiesa ha trovato la sua posizione di madre e padre che non giudica, ma accoglie e accompagna. Il patrimonio della fede non è qualcosa di statico e immutabile. È in mano al popolo di Dio. I credenti hanno una loro percezione della fede secondo il tempo in cui vivono e la Chiesa cammina coi tempi».
    Cosa pensa della veglia di preghiera contro le vittime dell’omofobia e transfobia nella chiesa di Regina Pacis?
    «Sono favorevole. È un passo importante per comprendere e accogliere queste persone. Secondo la predicazione di Gesù i peccati di cui Dio ci chiederà conto anzitutto sono altri, vale a dire quelli compiuti per brama di ricchezza».

    Si noti come i cattolici che hanno organizzato la preghiera di riparazione siano bollati come “non cattolici” e ritenuti di fatto scomunicati, se non che la scomunica non è più “di moda”. Ecco l’ennesimo bergogliano misericordioso. Ovviamente, tra una cazzata e l’altra (ridurre una preghiera pubblica a provocazione, pretendere che l’iniziativa si rinchiuda in una chiesa – ma non dovevamo andare tutti nelle periferie? – ritenere “presuntuoso” pregare in riparazione dei peccati altrui, separare dottrina da pastorale) e qualche tentativo puerile di apparire “equilibrato”, alla fine il don si dichiara favorevole alla “veglia di preghiera” e scomunica gli altri.

    Ora, il vescovo Camiscasca ha detto che il prete che ha partecipato alla “veglia”, un tal don Dossetti, lo ha fatto a titolo personale, come dire che la diocesi non c’entra niente. Già qui ci sarebbe molto da dire su questo atteggiamento democristianesco, visto che i preti sono vincolati all’obbedienza. Ma la cosa notevole è che l’intervista che ho riportato è di Don Goccini, responsabile della pastorale giovanile della diocesi. O quella diocesi è un’anarchia, o mi sento tanto preso per il culo.

    • Nell’insieme gran bel papocchio questo insieme di risposte a domande molto precise e puntuali (che siano fatte in modo provocatorio o meno, poco importa…).

      Ribadisco che ci organizza una qualsiasi attività (momento di preghiera, processione, ecc.) che sia pubblica, DEVE farlo in sintonia con il proprio Vescovo, che deve essere informato e dare il suo benestare.
      Per come la vedo io, difronte ad un diniego del proprio Vescovo è necessario si privilegi l’OBBEDIENZA.
      Al Vescovo è infatti l’autorità ed è rimesso il discernimento sulla pastorale e le scelte da operare nella Diocesi a lui affidata.

      Diversamante sarebbe anarchia.

      Ciò non toglie che difronte ad un eventuale diniego (sempre stando sul caso specifico), nulla impedirebbe i fedeli che sentono la spinta a questo – per me sanissimo se sane sono le intenzioni – atto riparatorio, di riunirsi in forma privata e recitare Rosari o altre preghiere con queste intenzioni, fare digiuni ed elemosine, adorazione Eucaristica o accordarsi per non dico “far celebrare”, ma partecipare alla Santa Messa privatamente, ma eventualmente in gruppo con questa intenzione nel cuore.

      Questo anche perché il fedele sa che tutte queste “armi” utilizzate anche nel segreto, hanno potere e sono gradite a Dio, da Lui ascoltate.
      Certo più di una processione portata avanti in palese disobbedienza o contrasto con il proprio Vescovo.

      Poi le risposte di Don Goccini, mi pare abbiano diverse contraddizioni: dal chiamare una processione con intento riparatorio (per quanto non autorizzata) un “atto provocatorio”, all’evitare di parlare di peccato usando il politichese (solo che è un sacerdote) “Il Gay Pride è una manifestazione legittima ma molto distante dall’idea cristiana…” (sic!).

      Per un Cristiano NON è leggittimo che si propagandi un orgoglio per un modo di vivere che è un abominio per Dio.
      Sarebbero peraltro sufficienti i lazzi i frizzi, gli atteggiamenti e le vestizioni (o meglio le svestizioni), che caratterzzano questa becere manifestazioni.

      Si lasci quindi la legittimità al mondo che le considera “legittime”.

      Infine, ammesso che si corretto dire che “Il patrimonio della Fede non è qualcosa di statico e immutabile. È in mano al popolo di Dio. I credenti hanno una loro percezione della fede secondo il tempo in cui vivono e la Chiesa cammina coi tempi…” frase sibillina che può avere risvolti inquietanti, se è vera fino in fondo allora potrebbero essere nel giusto anche coloro che hanno pensato di organizzare la “processione riparatoria”.

  11. Nessuno ha paura degli omosessuali

    Vero. Il termine è infatti sbagliato. Un po’ come “pedofilia”, che dovrebbe essere invece “misopedia” (esemplato su “misoginia”), dal momento che il cd. “pedofilo” non ama i bambini, ma li odia. Oggi il termine “fobia” viene usato per indicare l’avversione, l’ostilità, l’odio, anziché, come sarebbe corretto, la paura (che può certamente causare anche avversione, ma che è un concetto da questa ben distinto). Così ci ritroviamo con termini inadeguati quali xenofobia (“paura di ciò che è straniero”, anziché misoxenia “odio verso chi è straniero”) e omofobia. Quest’ultimo, oltrettutto non significa nemmeno “paura degli omosessuali, ma letteralmente “paura di ciò che è simile”. L’espressione corretta sarebbe stata “misomosessuale” (e “misomosessualità”).

    Ma al di là delle questioni terminologiche (sempre rivelative però), c’è il fatto che nel nuovo martirologio laicista, accanto alla giornata del migrante, quella dell’ambiente, quella dei morti viventi (àllouin), quella della memoria selettiva e, probabilmente la più sensata, quella del gatto, è stata istituita quella contro l’omofobia. La quale obbedisce all’intento di imporre come normale ciò che normale non è. Nel caso di specie, il risultato sarà, nel tempo, quello di suscitare ostilità là dove ostilità non c’era. Come ben scrive Costanza, in Italia nei confronti delle persone con tendenze omosessuali non c’è alcuna mentalità persecutoria. La quale finirà per prendere piede proprio a fronte del proliferare di manifestazioni come gheipràid et similia: l’adozione dei modelli anglonordici finirà per inoculare anche da noi le psicosociopatologie del mondo anglonordico.

    • “Come ben scrive Costanza, in Italia nei confronti delle persone con tendenze omosessuali non c’è alcuna mentalità persecutoria”

      Proprio così:

      https://giulianoguzzo.com/2017/05/17/lgbti-litalia-omofoba-fra-i-paesi-piu-tolleranti-deuropa-e-del-mondo/

      • Però il sito del “corrierone” (la 27ma ora) riportando la medesima inchiesta dell’Ilga, ne dà una lettura diversa. Bisognerebbe consultare il testo originale (ma non mi ci sono messo a cercarlo).
        Comunque, fate un po,’ voi, io non voglio piu’ diventar matto con i sondaggi e le inchieste demoscopiche.

      • Se non c’è alcuna mentalità persecutoria, il merito non è certamente il tuo, che al contrario preferiresti che ci fosse. Bisognerebbe avere un po di onesta intellettuale.

    • @Navigare
      Concordo pienamente con la tua istanza per un maggior rigore nel linguaggio.
      Più che “misopedia” che sarebbe comunque fuorviante, tornerei ad un termine oggi meno usato come “pederastia”, che implica l’attrazione erotica. E a questo punto correggerei anche il termine “omosessualità”, non solo e non tanto per i motivi che porta la dottoressa de Mari, ma in quanto ibrido linguistico tra radice latina e greca, che di solito non sono accettatti
      Semmai avrebbe senso parlare di “omoerastia” (o,se vogliamo dirlo alla latina, “equisessualità”). Quindi un termine adeguato per quel vago concetto che va sotto il nome di “omofobia” dovrebbe essere “misoomoerastia”.

  12. Al Vescovo è infatti l’autorità ed è rimesso il discernimento sulla pastorale e le scelte da operare nella Diocesi a lui affidata.
    Diversamante sarebbe anarchia.

    È vero, ma abbiamo l’insegnamento di grandi santi che indicano cosa fare in casi di emergenza. Sant’Atanasio, dottore della Chiesa, ricevette addirittura una scomunica dal Papa. A posteriori sappiamo che la scomunica era priva di valore, e lui è diventato santo e dottore della Chiesa proprio per aver agito in contrasto con gli ordini papali, e non aver obbedito ad occhi chiusi.

    Ovviamente si tratta di soluzioni estreme da riservare a casi estremi. Ma qui ai casi estremi ci stiamo arrivando. L’anarchia, evidentemente, c’è già in certe diocesi: grazie all’imperizia di chi le governa.

    • “Ovviamente si tratta di soluzioni estreme da riservare a casi estremi…” e che guarda caso lo Spirito Santo ha ispirato a dei Santi.

      I Santi in generale hanno sempre dato grandi prove di obbedienza e umiltà… le eccezioni appartengono all’obbedienza che hanno dato prima a Dio laddove è stata a loro pienamente manifesta la Sua Volontà (credo centri poco la questione occhi aperti o chiusi…)

      In casi come quello all’oggetto, passerei prima dall’invito ad una ordinaria obbedianza, piuttosto che confidare in una “santa disobbedienza” 😉

      • In casi come quello all’oggetto, passerei prima dall’invito ad una ordinaria obbedianza, piuttosto che confidare in una “santa disobbedienza” 😉

        Sai quanti Bariom avranno detto la stessa cosa a Atanasio, che è stato proclamato Santo dopo i fatti? Fortunatamente non ha atteso che qualcuno risolvesse la questione per lui e che gli spiegasse cosa fare. Per circa trent’anni Atanasio si trovò “in minoranza” e apparentemente dalla parte del torto. Lo Spirito Santo soffia dove vuole… dobbiamo interpretarlo solo a senso unico?

        Nel caso di Reggio Emilia, la questione va razionalizzata. Per ora non è stato concesso solo l’uso della cattedrale e delle sue pertinenze, e il Comitato ha semplicemente spostato percorso.

        Ad essere esplicito sulla contrarietà della diocesi all’intera iniziativa è stato Don Goccini. Il quale è certamente un’autorità per la diocesi, ma non è il portavoce: infatti ha un campo di azione limitato alla pastorale giovanile. Dunque, per ora non c’è nessun pronunciamento esplicito del vescovo e non c’è nessun motivo per annullare l’iniziativa. Se il vescovo vorrà pronunciarsi esplicitamente contro l’intera iniziativa, dovrà spiegare chiaramente perché. E allora lì si potrà ragionare sull’eccezionalità della situazione.

        • “Lo Spirito Santo soffia dove vuole… dobbiamo interpretarlo solo a senso unico?”

          No assolutamente, ma è necessaria molta prudenza nel dire da che parte soffi… perché lo Spirito ha la capacità di vedere le intenzioni dei cuori.
          Tu hai questa prerogativa?

          Chi non l’avesse è meglio si attenga alle regole, perché è più facile per come sono ordinate le cose, che questo discernimento stia ad un Vescovo piuttosto che ad altri.

          Poi chiudiamola qui, che tu hai un preciso punto che vuoi mantenere su tale argomento (discernimento, intervento, ecc.) e la cosa non mi interessa più di tanto, quel che avevo da dire l’ho detto e come vedi ho dato un plauso alla lettera di Don Belli che tocca anche questo argomento.

  13. Questa è la risposta scritta da un altro prete, Don Bellei, di Modena:


    Caro Don Giordano,
    Lei dice che Il gay pride ha intento provocatorio ma poi se la prende solo con la contro provocazione(1) della processione. Dimentica di dire che i cortei arcobaleno non manifestano solo idee ma con i carri e gli atteggiamenti, mettono in mostra una sessualità oscena e disgustosa il cui unico fine è l’erotismo. Questo fa la differenza tra le due provocazioni ma lei sbaglia di grosso quando afferma che il pregare in riparazione dei peccati altrui è un atto di presunzione. Non le citerò il messaggio di Fatima benché approvato dalla Chiesa, ma la seconda orazione della messa del Sacro Cuore che recita: “fa che adempiamo anche al dovere di una giusta riparazione”. Sto parlando del Novus Ordo e non del messale tridentino, il quale tuttavia non essendo mai stato abrogato, conserva tutto il suo valore normativo in fatto di preghiera.

    Continua affermando che la Chiesa ha trovato la sua posizione di madre e padre che non giudica, ma accoglie e accompagna (e allora perché dobbiamo giudicare i mafiosi?) Non dimentichi di dire però che accompagna alla conversione che consiste nel ripudiare il peccato e fare di tutto per emendarsi. Altrimenti le bella parola “accompagnare” risulta vuota. Uno slogan, pontificio fin che vuole, ma che senza conversione lascia nel peccato e nell’inferno. Non citerò nemmeno qui il messaggio di Fatima ma il CCC. N.1033.

    Sentenzia poi che quelli del comitato beata Giovanna Scopelli non si devono definire cattolici perché non in comunione con la Chiesa. Da essa ci distacca però solo la volontà esplicita di uscirne, vedi “sbattezzo” o la scomunica legittimamente inflitta ( ferendae sententiae ). Nemmeno il peccato mortale ci distacca dalla Chiesa. Non le pare di aver giudicato duramente?

    Ma raggiunge l’apice quando dice che dal punto di vista dottrinale il Catechismo non ha cambiato nulla a proposito degli atti omosessuali e, aggiungo io, continua a definirli intrinsecamente disordinati. Ma lei, affermando che il patrimonio della fede non è qualcosa di statico e immutabile e che anzi è in mano al popolo di Dio, distrugge il valore normativo del magistero e lascia intendere che tutto sia cambiato. E se io le dicessi che allora anche l’obbedienza al pontefice romano è soggetta alla percezione della fede che i fedeli ne hanno, non potrebbe risultare che gli organizzatori della processione hanno ragione, perché loro la Chiesa la intendono a loro modo?

    Capisco che in una intervista forse a bruciapelo si deve essere concisi e ci si può trovare impreparati, ma dato che lei era a terra e non su un aereo non pronunci parole in eccessiva libertà.
    Il suo titolo di responsabile della Pastorale Giovanile le conferisce agli occhi del lettore una autorità. Proprio per questo è bene che curi la precisione.
    Don Giorgio Bellei. Modena
    ________________
    1. C’è da chiedersi in base a quale logica distorta preghiere di riparazione di tradizione secolare possano essere definite provocazioni…

  14. Cara COSTANZA, concordo in tutto tranne su una cosa “…la chiesa non ha aperto…”
    A mio giudizio “ha aperto” eccome… l’ultima è la sparata del gesuita sui gay che troveremo in paradiso (intendiamoci il giudizio di Dio è sovrano, il pentimento finale possibile per tutti, la condizione di una persona attratta dallo stesso sesso non porta necessariamente a praticare l’omoerotismo), ma poi dall’espressione del Capo (“chi sono io per giudicare”) giù giù fino a mons.Galantino per il quale Sodoma e Gomorra non furono distrutte,dall’affresco osceno al duomo di Terni, commissionato da mons.Paglia,senza contare le attestazioni di stima a Pannella, Bonito, don Gallo ( con relativa somministrazione dell’Eucarestia a noti trans) , poi le visite in Vaticano dell’amico trans di vecchia data,del primo ministro belga e consorte(maschi entrambi)…
    Cito solo quelle “aperture” che mi sovvengono in questo momento ma c’è ne sono anche altre…
    E non mi si venga a parlare di “fraintendimenti” giornalistici o no, oppure a dire che queste non sono posizioni della Chiesa tout court, che la Chiesa è altro…
    Bene, che venga riabilitato don Pusceddu allora, e con lui tanti altri che hanno pagato caro per aver detto la Verità,
    Tutto il resto sono chiacchiere!
    Giovanna

  15. Tu hai questa prerogativa?

    Tutti noi dobbiamo avere la prerogativa di distinguere il bene dal male e le gravi circostanze che mettono a repentaglio la salvezza delle anime. Non è una cosa opzionale: è un preciso dovere. E questo fa parte delle “regole”, come si può ben constatare:

    La correzione fraterna, come insegnano i teologi, è un precetto non opzionale, ma obbligatorio, soprattutto per chi ha incarichi di responsabilità nella Chiesa, perché discende dal diritto naturale e dal diritto positivo divino (Dictionnaire de Théologie Catholique, vol. III, col. 1908). L’ammonimento può essere rivolto anche dagli inferiori verso i superiori, e anche dai laici nei confronti dei prelati. Alla domanda se si è tenuti a riprendere pubblicamente il superiore, san Tommaso nel Commento alle Sentenze di Pietro Lombardo, risponde affermativamente, facendo notare però che bisogna agire sempre con estremo rispetto. Perciò, «i prelati non vanno corretti dai sudditi di fronte a tutti, ma umilmente, in privato, a meno che non incomba un pericolo per la fede; allora infatti il prelato diventerebbe minore, qualora scivolasse nell’infedeltà, e il suddito diventerebbe maggiore» (In 4 Sententiarum, Dist. 19, q. 2, a. 2).

    […]

    Negli stessi termini il Dottore Angelico si esprime nella Summa Theologiae: «(…) essendovi un pericolo prossimo per la fede, i prelati devono essere ripresi, perfino pubblicamente, da parte dei loro soggetti. Così san Paolo, che era soggetto a san Pietro, lo riprese pubblicamente, in ragione di un pericolo imminente di scandalo in materia di fede. E, come dice il commento di sant’Agostino, “lo stesso san Pietro diede l’esempio a coloro che governano, affinché essi, allontanandosi qualche volta dalla buona strada, non rifiutino come indebita una correzione venuta anche dai loro soggetti” (ad Gal. 2, 14)» (Summa Theologiae, II-IIae, 33, 4, 2).

    È difficile pensare ad una peggiore situazione di pericolo per la fede di quella di cui stiamo parlando, per cui è giustificato anche l’atteggiamento pubblico; specialmente per i più giovani, la cui pastorale è affidata ad un eretico come quello citato.

    • PS Mentre tu “plaudi” e basta, altri cattolici che non sono tutte chiacchiere e distintivo agiscono. Sant’Atanasio non si limitò a “plaudire”, così come altri non si limitarono a “plaudire” Sant’Atanasio, ma gli andarono dietro.

      • Ecco passiamo al personale com’è nel tuo stile quando non sai mantenere il controllo…
        Cosa io faccia oltre a plaudere non lo sai e nemmeno te lo vendo a dire.

        Ti saluto

        PS. guarda che correzione fraterna e discernimento degli spiriti non sono la stessa cosa

    • “La correzione fraterna, come insegnano i teologi, è un precetto non opzionale, ma obbligatorio, soprattutto per chi ha incarichi di responsabilità nella Chiesa, perché discende dal diritto naturale e dal diritto positivo divino ”

      Vero ma manca un pezzo: sempre come insegnano i teologi, e questo vale, per tutti i precetti “positivi”, come l’elemosina, obbliga semper sed non ad semper, cioe’non devo farlo in ogni circostanza, se presumo di poterlo fare piu’efficacemente in una circostanza diversa.

      • obbliga semper sed non ad semper, cioe’non devo farlo in ogni circostanza, se presumo di poterlo fare piu’efficacemente in una circostanza diversa

        Certamente. Nel qual caso concreto, quale sarebbe la circostanza diversa più efficace? Mi sembra che il Comitato abbia ragionato così, peraltro: l’efficacia non si perde se si rinuncia al sagrato della cattedrale, e loro hanno rinunciato senza farne questioni di puntiglio.

        • @Fabrizio no scusa, mi son:

          1. spiegato male, non intendevo riferire il mio intervento specificamente ai fatti di RE, e tanto meno attaccare il comitato. Come detto sulla vicenda non posso piu’aggiungere altro che non sia gia’stato scritto meglio da altri. Ho ritenuto solo di integrare il tuo commento perché mi sembrava che potesse dare un’impressione incompleta del precetto, ma se son stato ridondante chiedo venia.
          Se mi chiedi del caso concreto di RE, li’ si tratta pero’dichiaratamente di un atto diretto di riparazione piu’che di correzione, ma ovviamente nel caso ognuno sapra’per se qual e’per lui la circostanza piu’efficace ( vedasi tra i link sotto anche il riferimento alle condizioni della correzione ), il Comitato ha scelto evidentemente quello che in coscienza riteneva giusto e ancora una volta lungi da me il voler far le pulci a chi si sacrifica per gli altri.

          2. piu’importante, dimenticato di citare le fonti 🙂
          http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=411
          http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=4507

          • @ola

            Giusti riferimenti. Ne aggiungo uno… se è vero che:

            … va tenuto presente quanto diceva S. Francesco di Sales: che una goccia di miele attira più che un barile di aceto.

            ed è verissimo, come si può leggere nella Filotea, tanto che quel santo è noto come il santo della dolce correzione:

            Un’ultima cosa: pur riprendendo il vizio, devi fare attenzione a non coinvolgere la persona che lo
            porta. Ti concedo di parlare liberamente soltanto dei peccatori infami, pubblici e conosciuti da tutti,
            ma anche in questo caso lo devi fare con spirito di carità e di compassione, non con arroganza e
            presunzione; tanto meno per godere del male altrui. farlo per quest’ultimo motivo è prova di un
            cuore vile e spregevole.

            è anche vero che subito sotto sta scritto:


            Faccio eccezione per i nemici dichiarati di Dio e della Chiesa; quelli vanno screditati il più
            possibile: ad esempio, le sette eretiche e scismatiche con i loro capi. E’ carità gridare al lupo quando
            si nasconde tra le pecore, non importa dove.

  16. Ecco passiamo al personale com’è nel tuo stile quando non sai mantenere il controllo…

    Guarda, come tutti possono benissimo leggere, il mio precedente contributo si apre con una citazione del tuo antecedente a me rivolto: “Tu hai questa prerogativa?”. Indovina un po’ chi è che passa sul personale quando non ha più argomenti.

    • Bah …era semplicemente una domanda retorica, giacché né tu, né io (presumo forse peccando di presunzione) abbiamo tale prerogativa.

      Se l’hai presa sul personale, mi spiace essere stato frainteso, ma è un problema tuo.
      Quindi, hai pareggiato il conto con la stupida frase (perché riferibile a chiunque qui, te compreso) che però hai già usato in modo preciso nei miei confronti. Bene.

      Siamo pari? Ti senti meglio? Andiamo oltre…

  17. @Roberto et al.

    … ed è proprio per questo che, come ricordato da Luigi, visto che i vocaboli sono le gambe su cui gli errori camminano (e a volte corrono), il Catechismo parla di “persone con tendenze omosessuali” e non “omosessuali”. Per questo è inaccettabile che il termine venga usato impropriamente anche dai pastori, in documenti sedicenti pastorali, per non parlare poi di certe associazioni laiche.

    • La corruzione del linguaggio è una delle manovre tipiche di ogni azione rivoluzionaria, si capisce. I pigri prendono sempre sottogamba quest’azione corruttiva, dimenticando quanto il linguaggio sia fondamentale: la storia dei primi secoli della Chiesa è in fondo in gran parte una meravigliosa avventura per riuscire a distillare il linguaggio che più o meglio potesse cogliere e diffondere la Fede. Ma ricordare questo oggi suscita nient’altro che perplessità o ilarità (o accuse di fariseismo…).

      • Basti ricordare, in un altro contesto, la straordinaria sovversione avvenuta nel giro di un solo decennio con il passaggio da “immigrati clandestini” a “migranti”.
        Ci hanno costruito un mercimonio di miliardi (in moneta di occupazione: fate voi il conto in lire…) su questa apparentemente innocua traslazione.

        Ciao.
        Luigi

        • Basti ricordare, in un altro contesto, la straordinaria sovversione avvenuta nel giro di un solo decennio con il passaggio da “immigrati clandestini” a “migranti”.

          “Migranti?”. “Risorse”, semmai.

          • “Migranti?”. “Risorse”, semmai

            Hai ragione.
            Gli è che il mio hardware è un po’ vecchiotto, e non aveva ancora registrato l’ultima traslazione semantica.

            Vediamo il positivo: almeno ora non è più possibile fingere. Gli esseri umani sono ridotti a materie prime, come il rame o il petrolio.

            Ciao.
            Luigi

  18. Grazie infinite carissima Costanza.

  19. Grazie infinite carissima Costanza.

  20. Signora Costanza, le trovo solo un difetto, di cui peraltro non ha colpa: lei doveva nascere maschio e fare il Vescovo.

    • Signora Costanza, le trovo solo un difetto, di cui peraltro non ha colpa: lei doveva nascere maschio e fare il Vescovo.

      Parole sante. Ma ricordiamoci che in passato, molte donne si alzarono in piedi e parlarono chiaro, alla fine facendosi ascoltare anche molto in alto in gerarchia… Quello che i vescovi non vogliono capire da soli, gli verrà fatto capire comunque.

    • Così la mandavano a Guam……….

  21. Concordo pienamente. Bellissimo articolo.

  22. Ma la nostra Corte Costituzionale dorme?Se non ho la libertà di dire che i bambini hanno bisogno di un babbo ed una mamma c’è qualcosa che non torna.Bisogna svegliarsi di brutto.Basta buonismi demenziali.Sembra che due uomini e due donna siano il meglio della famiglia.Sono situazioni da rispettare nella loro umanità ma non possono essere un esempio.Tutti a Roma sabato.

  23. negli anni 80″ -90″ Reggio emilia aveva il PIL più alto del Portogallo.Oggi è in piena crisi.La cooperativa UNIECO a debiti per 500 milioni di euro lavoratori e soci alla fame. E’ intervenuto il vescovo Camicasca in loro difesa.I vescovi si interessano delle cose sociali ma sulla dottrina cattolica silenzio assoluto

  24. Poi arriva l’articolo di Avvenire e ti cadono le braccia:

    https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/mai-omofobia-ma-senza-confusione

    “Ma pastorale vuol dire prassi. E nella prassi ci sono i comportamenti personali, affettività e sessualità comprese.
    È l’aspetto più delicato.
    Com’è noto, anche all’interno dei gruppi di omosessuali credenti, esistono esperienze diverse. Ci sono coloro che, riconoscendosi nella tradizione cattolica ribadita nel Catechismo, sostengono la necessità di una vita affettiva condotta nella castità.
    Ma c’è anche chi, vescovi e teologi compresi, chiede alla Chiesa una riflessione più profonda sul significato della sessualità senza escludere una revisione della teologia morale.”

    Ecco: l’articolista, anziché blandirli, sappia che questi “vescovi e teologi” che chiedono “alla Chiesa una riflessione più profonda sul significato della sessualità senza escludere una revisione della teologia morale” sono, per dirla tutta e franca, vescovi e teologi sventuratamente eterodossi che si pongono contro il Magistero della Chiesa (e le Scritture e la Tradizione), giacché appunto giungono a chiedere alla Chiesa di non sostenere più per tutti e sempre “la necessità di una vita affettiva condotta nella castità”. La riflessione di questi vescovi e teologi non è “più profonda”. E’ solo sviata, aberrante.

    “Un dibattito che sembra implicitamente incoraggiato anche da “Amoris laetitia” che, a differenza dei precedenti documenti magisteriali sul tema, non fa seguire agli auspici di una più coraggiosa prassi pastorale, valutazioni di ordine morale.”

    Tradotto dallo scostante democristianese: “Amoris laetitia”, secondo l’articolista, incoraggia giustamente a proseguire su questa strada i suddetti teologi e vescovi, insomma quelli che vorrebbero che la Chiesa cessasse di sostenere sempre e per tutti, pure per le persone che hanno tendenze omosessuali, “la necessità di una vita affettiva condotta nella castità”.

    Così la pensa Avvenire, voce ufficiale della Conferenza Episcopale Italiana.

    Stiamo messi bene, stiamo.

    • E’ “più profonda”… nel senso che sprofonda!

      Salmi 87,7

      Mi hai gettato nella fossa profonda,
      nelle tenebre e nell’ombra di morte.

  25. http://www.rsi.ch/la1/programmi/informazione/falo/tutti-i-servizi/Il-soffitto-di-vetro-9094849.html

    anche le svizzere piangono (le figlie neonate che vogliono la mamma)!
    Minuuto 20 etc

  26. Mi spiace, ma credo che, ancora una volta, la sessualità sia dipinta come se non ci fosse altro nell’attrazione (anche solo fisica) tra due persone, cosa che vale anche per gli etero. Non sono omosessuale, ma non ho bisogno di capirli. Capisco che l’amore si prova non verso una categoria (uomini, donne, cristiani, ebrei, atei), ma verso una persona. Tutti i sentimenti profondi sono qualcosa di grandemente personale. E sarebbe anche ora di smetterla di far finta che certi modi di essere appartengano a tutti. Io sono “etero”, fin qui… ora questo significa per forza che io, in quanto uomo, senta per forza una mancanza fisica o spirituale da colmare? Non voglio dire né che io sia perfetto, né che viva nell’assenza di qualsiasi desiderio profondo. Ma, di certo, la mia eterosessualità non implica il fatto di innamorarmi di ogni ragazza bella dentro e fuori che io conosca. Questo può benissimo valere per una persona omosessuale. E poi, riprendo il discorso di prima, quando si definisce l’orientamento sessuale di una persona, la cosa non dovrebbe significare “con chi quella persona farà sesso”, è un errore molto comune ed enormemente aberrante, secondo me. Una cosa, però, sui rapporti sessuali, vorrei dirla in modo tagliente: quand’è che il mondo cristiano prenderà coscienza del fatto che, ad esempio, sesso anale e soprattutto orale sembrano essere grandi tendenze anche nel (chiamiamolo così) “universo etero”? Quand’è che la chiesa avrà il coraggio di non rifugiarsi nella la tematica dell’omosessualità per parlare di questi argomenti? Parlando di miti da sfatare, tra l’altro. Perché, pur non avendo avuto rapporti sessuali, immagino che il piacere fisico sia piacere fisico, comunque lo si ottenga, e che dunque una coppia etero possa evitare serenamente certe cose. Concludo dicendo che concordo che continuare, anche da parte di lobby, a martellare col messaggio “l’omosessualità è normale” abbia più spesso come risultato di vederla ancora dipinta come anormale (un po’ come dire “guardate che tante donne guidano benissimo” o “guardate che tanti uomini non pensano sempre alla stessa cosa” o “guardate che tanti giovani non si drogano”; certo, l’effetto è che tali cose continuino ad essere “strane”, come dicevo qui concordo).

    • Sono d’accordo con te sulla cosa tagliente: sesso anale ed orale sono peccati contro natura, anche se commessi da persone normali. Per il resto, non ho capito niente di quello che hai detto.

  27. Gentile Signora Costanza Miriano,

    Amatevi come io ho amato voi….e dobbiamo Amarci come e’ inteso da Cristo… chi vuole puo’ Imitare Cristo.

    Non sta a noi selezionare o inquadrare il prossimo= fratello e sorella, ma non e’ lecito o possibile farlo disubbidendo la Legge di Dio.

    Chi fa suo “il male del buonismo” e non l’ Amore si accolla la pietra al collo.

    Non sono parole mie ma del Redentore.

    Chi ha orecchi per sentire e occhi per vedere non ha problemi di distinguere la Voce del Pastore e vivere nel Tempio dello Spirito Santo e ‘ sa come comportasi in mezzo al chiasso del mondo: le sue follie e le tentazioni di Satana.

    Cordiali saluti,

    Paul

  28. Sai quanti di costoro io incontro e con quanti dialogo senza pregiudizi o giudizi? Sai quanti anni ho vissuto io lontano da Dio?

    @exdc: tra tante corbellerie che dici, l’ultimo scambio con Bariom è stata l’apoteosi delle scemenze.

    • Sopra ho puntalmente risposto a Bariom, correggendo, davanti a lui, l’equivoco che era sorto. Fra me e lui, le incomprensioni si risolvono.

  29. 07.07.2016  Ariel S. Levi di Gualdo   —   DUBBI CIRCA LA VALIDITÀ DELLE ORDINAZIONI SACERDOTALI DEGLI OMOSESSUALI
    Se volete sapere l’origine di questa ” deriva” di teologi,preti e vescovi leggetevi questo articolo…MOLTO INTERESSANTE!

  30. http://www.ilgiornale.it/news/cronache/l-quipe-trento-che-cura-i-sacerdoti-pedofili-e-alcolisti-1391690.html

    L’équipe di Trento che cura i sacerdoti pedofili e alcolisti
    Chi c’è dietro il portone del centro di Trento. Oltre agli psichiatri, il recupero passa attraverso studio e lavoro

  31. Una sola obiezione alla frase “Nessuno ha paura degli omosessuali”.
    Io ho avuto esperienze negative in vari contesti da parte dei gay: al cinema, in spiaggia, durante l’escursionismo, sul lavoro… e in più volte ho avuto paura per la mia integrità fisica.
    Ora non dico che tutti i gay siano da temere: ho diversi amici gay che non mi danno problemi, dico solo che gli unici a darmi dei problemi sono stati dei gay, e questo mi autorizza a definirmi omofobo. Ma per questo ritengo di non avere né colpe né motivo per essere accusato di questo.

    • Anche a me è successo di essere stato molestato quando ero giovane e bello. Però non ho mai avuto paura, semmai loro…

      • Indubbiamente sei uno che fa paura… (ci starebbe la faccina, ma so che non gradisci)

        • ma dai, giovane e bello? e concupito? 🙂 ( faccina)

          • Ebbene si… concupito. Non sedotto però.

            • Accidenti frà! vedo in te una persona talmente austera e rigorosa che non riesco ad immaginarti come un “bel giovane”!
              Ma d’altronde, la mia povera mamma (che Dio l’abbia in gloria) diceva sempre: “Cosa credi? Che gli anni passino solo per noi? Passano per tutti”.

  32. resta che ,cmque, quando ti vedi quel che accade a reggio emilia, amarli torna un po’ difficilotto. in special modo quando si insiste pervicacemente in taluni atteggiamenti.

    riporto dal comunicato n. 2 del comitato organizzatore della processione di riparazione ( alla quale ha aderito anche “la croce” di adinolfi):

    ” 5-Visti gli atteggiamenti blasfemi ripetutamente posti in essere da alcuni organizzatori del gay pride, per insultare chiunque non si omologhi alla loro arroganza ideologica (bestemmie di simpatizzanti nei profili social, locandine volte a irridere il culto cattolico, volgarità vergognose contro Santi e simboli sacri), invitiamo tutti gli aderenti al Comitato a reagire cristianamente rispetto a questa penosa onda di odio e maleducazione. Contestualmente invitiamo a non accettare alcun tipo di provocazione da queste persone e dai loro satelliti.”
    .

    Il Comitato «Beata Giovanna Scopelli»

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