Con don Giussani in Terra Santa sulle tracce di Cristo

di Costanza Miriano

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di Costanza Miriano

Detengo il record mondiale assoluto di persona alla quale è stato più volte spiegato il conflitto israelo palestinese, invano. Mi impegno, ascolto, ci provo, ma niente. Immaginate dunque in che situazione mi trovo: Luigi Amicone mi ha chiesto di presentare con lui il suo libro Sulle tracce di Cristo”, che ripercorre l’unico viaggio che fece don Giussani in terra Santa, nel 1986, dunque trenta anni fa. So pochissimo di Terra Santa, so pochissimo di Don Giussani, ho letto pochissimo del libro di Amicone perché lo comprerò giovedì alla presentazione (in libreria non c’è, e online non mi sarebbe arrivato in tempo).

A peggiorare definitivamente la situazione, c’è il fatto che quelle poche pagine che ho letto, quelle ricevute, parlano appunto della situazione politica contemporanea (al momento della scrittura del libro, dunque 1994), quella che io ho provato più e più volte a capire, e per di più proprio quella del ’94, anno in cui ero molto impegnata a fare sì la cronaca di guerra, ma delle mie paturnie, a chiedermi che ne sarebbe stato di me, ), e a soffrire invano per motivi che non ricordo più, a fare il concorso per entrare alla Rai (occasione in cui dichiarai alla commissione di esame che i fatti storici più recenti dei quali avevo avuto notizia erano quelli raccontati da Erodoto: mi chiedo ancora se non mi abbiano presa per sbaglio). Infine, il colpo di grazia: a pagina 5 il mio amico Luigi scrive “e francamente ci fa pena certo turismo religioso che fruga le pietre sante e sorvola con indifferenza la considerazione degli uomini che vivono attorno a quelle pietre”, perché mi sono resa conto che l’unica volta che sono stata in Terra Santa l’ho fatto esattamente con quello spirito che a Luigi fa pena: cioè cercare Cristo, ma con il cuore e lo sguardo solo al passato, come se l’Israele e la Palestina attuali fossero solo un velo da scostare con una mano per cercare altro.

Bene. A questo punto temo che sia tardi per dire che non andrò alla presentazione, sebbene io possa forse ancora sperare in un mal di testa invalidante, o nella frattura di una tibia. In caso contrario, che dire? Che sono grata a Luigi dell’occasione di figuraccia che mi offre, perché mi spingerà ad annusare un po’ più da vicino la esagerata ricchezza di don Giussani. Sono grata a Dio per i carismi che si è inventato nel 900, e posso dire di avere abusivamente preso qua e là da diverse spiritualità – forse in modo disordinato, sicuramente episodico e disorganizzato – e di aver goduto dei frutti portati da altri. E se alle mie amiche dell’Opus Dei devo la scoperta dell’importanza del piano di vita. Quello che mi affascina degli amici di Cl che conosco è la loro certezza del fatto che Dio si coinvolge con l’uomo sempre in un punto preciso, carnale, nel tempo e nello spazio. L’iniziativa è sempre di Dio, e quando lui passa la novità di sguardo sul mondo è radicale, e allora tutto riguarda Cristo e il nostro rapporto con lui. Leggevo proprio ieri la storia di Enzo Piccinini – ce l’ho sulla scrivania da anni e un’amica mi ha costretta a fargli saltare la fila – e mi ha sconvolto come la sua domanda fosse quella che mi faccio sempre anche io: come può la mia vita essere unitaria? Perché Cristo è coinvolto in tutto, una volta che lo fai entrare nella tua vita, e non ci può essere niente che non lo riguardi. Quindi non solo ha senso, ma è necessario incontrare, sulle tracce di Cristo, non le pietre che lui ha calpestato, ma le vicende dei popoli che oggi vivono tra quelle stesse pietre. Incontrare, capire, giudicare

L’altra cosa che rubo a Cl è la scoperta che il cristianesimo è sempre una convocazione, una chiamata non a un individuo, ma a una compagnia che può tendere alla comunione vera, a una compagnia di amici, gli unici veri amici, perché se anche nel matrimonio non possiamo osare di pensare di amare davvero qualcuno con le nostre sole forze, allo stesso modo anche nell’amicizia è Cristo l’unica garanzia che riusciremo a volere il vero bene dell’amico, dell’amica, a lasciarlo andare, a non volerlo possedere, a rispettarne la libertà.

Ecco, tutto questo mi aspetto di trovare nel libro “Sulle tracce di Cristo”: un giudizio sul mondo, perché è nel tempo che ci è dato di incontrare il Signore, e il racconto di un’amicizia, di una storia. E pazienza se per ascoltare questa storia mi toccherà capire qualcosa di più del Medio Oriente.

 

22 dicembre – ore 14.30

Sala stampa Camera dei Deputati

Palazzo Montecitorio – Roma

e a seguire

dalle ore 18.00 alle 19.30

Parrocchia di San Giovanni Battista De Rossi

Via Cesare Baronio 127, Roma

 

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2 commenti to “Con don Giussani in Terra Santa sulle tracce di Cristo”

  1. Siamo amici proprio perché “convocati” assieme; se dovessimo esserlo perché ci siamo simpatici o andiamo d’accordo saremmo fritti…

  2. Ciao Costanza, come ti ho scritto, ma non avrai potuto leggermi e lo capisco bene, sono tornata da poco da un viaggio (regalo “impossibile” accaduto, a me che vivo in monastero) e l’ho vissuto proprio accompagnata dal libro di Amicone…
    è vero quello che raccontano quelle pagine: un avvenimento in luogo preciso, in tempo preciso che attraversa il tempo e arriva a te, a me …. a chi lo accoglie, come il Bambino che ci sarà dato fra qualche giorno e che è nato nel luogo meno adatto per farsi notare…. una grotta di pastori… prego per voi che possiate essere per tanti l’occasione di verificare questo avvenimento nella loro vita.Un abbraccio

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