Sottomissione for dummies (lezione per ripetenti)

di Costanza Miriano

acropoli

di Costanza Miriano   

Non pensavo che qualcuno mi si sarebbe filato ancora su questa storia della sottomissione. Insomma l’ho spiegata anche al maiale. Pensavo di essere finalmente fuori moda. Invece per colpa o merito del mio amico Mario mi ritrovo a cercare di spiegare di nuovo cosa ho capito io della parola sottomissione usata da San Paolo, e lo faccio per la volta numero duecentosettantaquattro – includendo i tentativi in inglese e violettese (quella specie di lingua spagnola imparata sentendo le canzoni di Violetta, che mi si è resa necessaria quando la Procura generale spagnola ha aperto un fascicolo nei miei confronti su mandato del ministro della Salute e della Pari opportunità, per l’ipotesi di istigazione alla violenza sulle donne. Non mi riprenderò mai dalle risate fatte pensando al magistrato spagnolo che si è dovuto sorbire i racconti dei vomiti dei miei figli nel tentativo di ravvisare tracce di reato, poveraccio).

Dunque. Vediamo. Un conto è quando parlo di sottomissione nelle parrocchie, o comunque a un pubblico di formazione cattolica, che tendenzialmente parla la mia lingua. Un popolo che crede in un re che è morto in croce, un re che invita i più grandi a servire i più piccoli, e che quindi credo possa meglio capire la bellezza dello “stare sotto” per dare la vita, non solo partorendo ma generando in ogni momento coloro che ci sono affidati. Un conto è rivolgermi al giornalista collettivo, che dopo l’incontro di Milano mi ha dato dell’oscurantista medievale cattoislamista.

Io vorrei dire che capisco che chi rimane dentro un’ottica di rapporti di forza tra uomini e donne non può che avvertire fastidio nel sentire questa parola. Non me la prendo quando mi danno della deficiente (e se mi vedessero contemplare il decoder e i cinque telecomandi di casa nel tentativo di vedere un tg potrebbero trarre qualche conferma). Chi vive i rapporti sentimentali nell’ottica della conquista, che all’inizio dunque è tutto sentimento, e poi a volte rischia di diventare un giogo pesante oppure un gioco di equilibri di forza, non può invece che infastidirsi nel sentire la parola sottomissione.

Ma io credo, potrei dire che sono certa se la mia ignoranza di esegeta e di biblista da quinta elementare non mi imponesse una certa cautela, che san Paolo abbia saputo cogliere quello che è il cuore del problema femminile, la tentazione che più di tutte tocca le donne: il desiderio di controllo. Noi donne vogliamo controllare le persone che abbiamo care. Siamo capacissime di manipolarle, abbiamo dei radar raffinatissimi nel cervello, strumenti super sofisticati che l’uomo si sogna. La Provvidenza ce li ha dati per educare, questa è la nostra chiamata, perché “Dio affida l’umanità alla donna, che, prima ancora dell’uomo stesso, vede l’uomo”, come scriveva san Giovanni Paolo II. La tentazione contro cui noi donne dobbiamo combattere è quella dunque del controllo sull’uomo, della sua manipolazione.

Quando una donna impara a usare i suoi talenti per servire, non da schiava come scrivevo, ma da volontaria custode di coloro che le sono affidati, la vita intorno a lei fiorisce. Ogni persona viene accolta e si sente valorizzata da uno sguardo materno, che include, che non giudica. È uno sforzo costante che noi donne dobbiamo fare, una lotta contro il nostro perfezionismo.

L’uomo al contrario deve imparare a dare di più, a morire, dice san Paolo, perché la sua tentazione invece è quella della fuga, o dell’egoismo, del disimpegno dalla relazione. A me sembra così chiara, lucida, profonda l’analisi di san Paolo. Così rispondente alla verità del cuore dell’uomo, che non capisco come qualcuno possa sentirsene offeso.

Bisogna sempre ricordare che l’uomo e la donna sono due creature ferite, che vorrebbero essere amate in modo perfetto, e invece fanno una continua esperienza del proprio limite e del limite dell’altro. La donna con la sua voragine, la sua fragilità, il suo bisogno di conferme, di uno sguardo che le dica che è bella. L’uomo con il suo desiderio di potere, di possesso, di dominio, che deve imparare a essere circonciso, regalato. Che deve trasformarsi in capacità di sacrificio e di prendere i colpi della vita su di sé a difesa dei piccoli.

Mi sembra così bella questa dinamica del rapporto di amore tra maschio e femmina, così liberante, che davvero non vedo cosa ci possa essere di offensivo. Penso che solo le ferite del passato, di un tempo in cui alla donna questa accoglienza veniva in qualche modo imposta (anche se sul fatto che essere relegate in casa fosse necessariamente uno svantaggio rispetto a oggi avrei qualcosa da obiettare) possano avere lasciato nervi scoperti, e una sensibilità esasperata. Credo che la sottomissione nel senso di stare sotto a sostegno e di rinunciare alla volontà di controllo per dare la vita sia scritta nel cuore della donna. L’importante è che sia scelta, che sia libera. Che sia abbracciata con gioia.

Chissà, magari si apre una stagione di donne sottomesse per scelta, felici, libere di servire non da schiave ma da donne che possono avere tutto, e scelgono la parte migliore.

pubblicato il 25 gennaio 2015 su La Croce quotidiano

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31 commenti to “Sottomissione for dummies (lezione per ripetenti)”

  1. A corto di argomenti, mi si ritira in ballo la sottomissione accostandomi elegantemente storie di donne bruciate e palpeggiate. Notoriamente infatti nel mio libro io invito le donne a subire violenza senza ribellarsi. E’ per questo che tante masochiste comprano il libro e vengono in giro ad abbracciarmi, fedeli all’hashtag che lanciammo a Milano (‪#‎veniamogiàmenate‬).

  2. Scusa Costanza… siamo testoni… è meglio che ci fai il bis e anche di più. Smack! 😀
    Però, quel Mario lì, è tosto è? Andare a dire, lui, uomo, che le donne devono essere sottomesse? Aiuto! E chi lo salva dalle femministe? Smack anche a lui!

  3. Ecce Ancilla Domini. Quale donna potrebbe sentirsi offesa ad essere paragonata a Maria? Quale uomo buono potrebbe non desiderare al suo fianco una donna come Maria?

  4. “L’importante è che sia scelta, che sia ibera.” manca una “L”

  5. Superba (nel senso di grandiosa) come sempre!

  6. Carissima Costanza, sono una donna felicemente ” sottomessa” da molti anni. Ha dato molto frutto! Mi piacerebbe invitare a cena il giornalista così che possa vedere prim di parlare. È molto di moda contestare tutto ciò che è vero!
    Sei tutti noi, grazie per il tuo lavoro. Rita

  7. I commenti all’articolo dell’huffingtonpost su Adinolfi sono di livello pari a quello del tweet della Senatrice della Repubblica in risposta al “Verrà il giorno” di padre Livio. Te fanno casca’ le braccia. Questi di san Paolo conoscono solo lo stadio e di Manzoni la stazione della metro.

  8. @senmweb

    effettivamente il tenore e livello dei commenti non me li ricordavo.

    epperò basta leggersi cosa c’è scritto sotto il nome della testata ( in collaborazione col gruppo espresso)( aggiungerei repubblica -espresso).

    che tenore volevi vi fosse nei commenti?

  9. Ci piace, ci piace. La ripetizione giova. E ci piace anche perché, e scusate se è poco, dove c’è una donna sottomessa c’è un uomo che dà la sua vita per lei. E mica cotiche. Il resto, le repliche al cianuro, sono chiacchiere da bar e lambrusco, con mezza pasticca di xanax che se vai a vedere chi si dimena tanto per la ‘libertà’ tanto felice non sta.

  10. Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire! Credo sia solo questo il problema.
    Basterebbe non dico leggere il libro di Costanza (che è bellissimo come gli altri…. però mi manca la seconda edizione aggiornata!) , ma avere un minimo di cultura cattolica (che manca a tanti anche se cresciuti all’ombra del campanile) per comprendere il significato di “sottomessa” in riferimento a San Paolo.
    Eppoi è stato spiegato più volte…
    In ogni caso Costanza hai ragione: sono solo a corto di argomenti!
    Non ti preoccupare….. noi siamo con te!!!

  11. Grazie Conni 🙂

    • Costanza come tu scrivi è la tua scelta di donna sottomessa che impone la ripetizione della spiegazione, con pazienza e con bontà… Magari il loro intento è di farti dire quello che loro vogliono per poterti attaccare ma chi ha capito bene una lezione (e da cotanto maestro… san Paolo) difficilmente può contraddirsi perche se l’è scritta nell’anima quella lezione.
      Beati sarete voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia. Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli, poiché così hanno perseguitato i profeti che furono prima di voi.
      Ma che ne sanno?!?! 🙂

  12. So che del mio pensiero anarchico se ne farà una barzelletta, ma credo che abbiamo abbastanza spalle per sostenere la sola nostra esistenza, e che se fingiamo di poter sostenere gli altri non facciamo che crollare con loro. Saper stare in piedi da soli per camminare fianco a fianco (e insegnare questi ai nostri figli) proprio no eh?

    • Barzelletta no, però mi permetto di osservare che “pensiero anarchico” è una contraddizione in termini.
      Il pensiero è sistematico, organico, intrinsecamente logico; l’opposto, appunto, dell’anarchia.

      Quanto al ritenere di avere spalle sufficientemente robuste, è presunzione antica quanto fallace.
      La realtà si incarica inesorabilmente di stroncare una simile credenza.

      Qualsiasi uomo che non arrivi a “prendere i colpi della vita su di sé a difesa dei piccoli” giunge prima o poi a dover fare i conti con tale lacuna; allo stesso modo per cui i conti, prima o poi, deve farli ogni donna che non arrivi “a usare i suoi talenti per servire, non da schiava come scrivevo, ma da volontaria custode di coloro che le sono affidati”.

      Ciao.
      Luigi

      • Pardon, ho detto anarchico non perché non sia capace di pensiero sistematico, ma perché, evidentemente, sono fuori dal vostro sistema di scritture cristiane. Voleva essere una metafora. E comunque no, nessuno presume di avere spalle sufficientemente robuste, anzi, quello che intendo è che, semmai, possiamo sopportare al massimo il nostro personale destino ed è presunzione credere che ci sia affidato qualcun altro oltre a noi stessi. Comunque, se lei si limita alla semantica per smontare le mie argomentazioni, non so quanto sia costruttivo parlarsi. Buona giornata.

        • Le parole sono importanti, come diceva pure Nanni Moretti.
          Del resto è un classico della neolingua deformarne senso e uso, fino a giungere al noto “La guerra è pace, la madre è un concetto antropologico”.

          Per altro ad essere anarchico, come da te stesso scritto, era il pensiero.
          Inutile perciò tentare di buttarla sul personale. Non funziona.

          Infine, chiarissimo appare come oltre alla forma – che in ogni caso è sostanza – ci fossero anche altre argomentazioni.
          Consiglio perciò anch’io di ritirarsi in buon ordine.

          Ciao.
          Luigi

  13. a proposito di sottomissione, intesa come “servizio” nei confronti del proprio compagno, io direi che è auspicabile la sottomissione reciproca, vista come manifestazione di amore coniugale. O chiedo troppo ?

  14. siamo davanti a persone secondo cui la madre e’ un concetto antropologico. Ha senso “spiegare”, quando il problema e’ il “linguaggio”?

    Ha senso spiegare in italiano i promessi sposi (senza figure!) a un cinese che non capisce l’italiano?

  15. Oggi intervista della Bonino a favore della legalizzazione della maternità surrogata (Repubblica o Corriere, non ho capito). Stanno uscendo allo scoperto.

  16. Mi permetto un commento su questo passo dell’articolo:

    “Penso che solo le ferite del passato, di un tempo in cui alla donna questa accoglienza veniva in qualche modo imposta (anche se sul fatto che essere relegate in casa fosse necessariamente uno svantaggio rispetto a oggi avrei qualcosa da obiettare) possano avere lasciato nervi scoperti, e una sensibilità esasperata.”

    Direi che, in buona sostanza, non sia stato così.
    Perché furono in genere proprio le donne mai “relegate in casa” ad avere “generato” l’abiezione del femminismo (la quasi totalità dei “mostri sacri” del femminismo aveva, in effetti, ben poco di femminile).
    Quelle eredi di venti secoli di cristianesimo, invece, si guardarono bene, in media, dall’abbandonarsi a una simile sconcezza; allo stesso modo per cui gli uomini un minimo consapevoli del nome antico di vir si guardano bene dall’abbandonarsi al maschilismo.

    Certo, se poi si viene (de)formati sui miti della “leggenda nera” anticattolica – sul tipo di quello, ricorrente, del cristianesimo che negava alle donne l’anima – è ovvio che una tale sensibilità esasperata nasca.
    Ma non vi è chi non veda come questo sia stato fatto ad arte…
    Del resto è giusto ricordare come, quando alle donne era “imposta” l’accoglienza di cui scrivi da anni, l’uomo si vedeva analogamente costretto, in qualche modo, a quel “dare di più, a morire, dice san Paolo, perché la sua tentazione invece è quella della fuga, o dell’egoismo, del disimpegno dalla relazione”.

    Sull’ultimo auspicio, ritengo si possa alimentare la speranza.
    Vedo che non poche giovani donne, pur tra mille difficoltà, stanno comprendendo come coll’acqua sporca si fosse buttato anche il bambino (metaforicamente e no).

    Ciao.
    Luigi

    P.S.: Guareschi, in non ricordo più quale racconto del suo “Mondo piccolo”, faceva dire al Cristo – rivolto a don Camillo scoraggiato per il non essere compreso – di non ragionare in tempi e modi umani; perché quanto detto apparentemente senza costrutto si depositava comunque nella mente di chi ascolta, diventando magari un giorno la luce in fondo al tunnel…

  17. meravigliosa. come sempre….
    ” (anche se sul fatto che essere relegate in casa fosse necessariamente uno svantaggio rispetto a oggi avrei qualcosa da obiettare)”

    se sapessero quanto una madre di quasi 4 figli vorrebbe stare a casa ad occuparsi della prole completamente, ed invece e’ costretta ad andare a lavorare..altrimenti i conti non tornano.. e pagare baby sitter asili o affidarli ai nonni… se sapessero quanto di illogico c’è nella parita’ dei sessi se non visto da una prospettiva di questo tipo..che in un certo qual modo essere l’unica che esalta la donna madre..

    grazie per il tuo impegno costante…

  18. Costanza, ho saputo adesso che venerdì’ 19 sarai a Lugano, cercherò’ di essere in prima fila e non vedo l’ora di conoscerti: http://www.parrocchialugano.ch/2016/02/tra-moglie-e-marito-quale-comunicazione/

    In Ticino c’è un monastero di clausura che ha sempre pregato (e continua) per il Family day

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