Cosa mi ha detto una chiesa

di emanuelefant

 

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di Emanuele Fant

C’è una chiesa che parla, vicino a Milano. L’ha costruita a mani nude fratel Ettore Boschini coi suoi barboni. Si rivolge in questi giorni alle comunità impegnate a stabilire se accogliere (o meno) una famiglia di richiedenti asilo. Lo ha chiesto il papa in persona, eppure abbiamo mille comprensibili ragioni per provare paura. “Aiutiamoli a casa loro” è una saggia proposizione, ma non c’entra, a mio giudizio, con l’innesco della provocazione (che è interiore, non sociale).

È un cubo fatto con finestroni di ferro nero, non bello da fuori (da dentro nemmeno), profetico nell’architettura: in mezzo ci sono quattro piccole mura col tetto spiovente e la porticina, dove abita Cristo. Ne avvertiamo il mistero (è nascosto), ma lo sentiamo vicino (di casa). Fuori dall’uscio c’è l’altare al posto del giardino. Sui tre lati, le panche degli ospiti della comunità che lì ci vive: poveri coi sacchetti pieni di storie sconclusionate da raccontare, e di malattie. Le loro scarpe consumate poggiano su un pavimento rialzato per la misura di tre gradini. Hanno qualcosa degli esploratori intorno al focolare: dalla casina ricevono calore e hanno visi distesi perché la luce diffusa spiana le imperfezioni. Sono i molti sacerdoti di un culto che avrebbe messo i brividi ai pagani. Sempre appesi a una ringhiera che un giorno tenta col suicidio, un altro affaccia sull’abisso emozionante del mistero. Più sotto, in un abbraccio circolare, le persone che vengono ad assistere alle funzioni. Spesso introducono doni. Come api, senza accorgersi, si sporcano di polline le suole, fecondando il mondo fuori. Li chiamerei “gli involontari”, perché la cosa più importante che fanno non è frutto di una decisione.

La profezia che ha piegato i progetti di questa omelia di mattoni suggerisce che far seguire le azioni (nostre) alle parole (del papa) è semplicemente una occasione. Calore a costo zero per l’inverno che si farà sentire. In particolare coi soffitti alti, senza dentro le persone.

fonte: Credere

 

8 commenti to “Cosa mi ha detto una chiesa”

  1. Articolo bellissimo, pieno di poesia e verità’: un ristoro per il cuore! Grazie!

  2. Eppure c’è una chiesetta che suggerisce altro: un bel suicidio collettivo tipo lemming
    http://www.ilfoglio.it/gli-inserti-del-foglio/2015/11/09/dio-morto-in-germania___1-v-134745-rubriche_c264.htm

    E naturalmente, il problema, son sempre i pastori: se loro mollano mollano ( a giusto diritto) tutti.

  3. Cara Costanza, deve rendersene conto: lo scisma sarà inevitabile. È solo questione di tempo.
    Cordialmente,
    Emanuele Castrucci

    • @Emanuele Castrucci: ammesso che questo sia vero (ed è tutto da dimostrare) che cosa c’entra con l’articolo?

  4. e’ bene sapere chi sta distruggendo la Chiesa.

    • lele: la Chiesa non si distrugge. La si importuna, la si massacra, la si condanna. Ma lo Spirito Santo la tiene salda. Il Sangue di Gesù l’ha lavata e la lava quotidianamente, anzi in ogni momento. Nessun peccatore e nessun scandalo la ucciderà. Ne sono profondamente convinta.

  5. Ringrazio il Signore per fratel Ettore e quanti come lui, anche oggi, servono la Chiesa come la Chiesa ha bisogno. Sapere che esistono e sempre esisteranno persone così, cristiani cattolici così, mi fa stare bene, anche se nella Chiesa ci sono scandali, peccati e peccatori… d’altra parte ci sono anche io, imperfetta e non giusta. Il giusto pecca sette volte al giorno (l’ha detto, anzi lo dice Gesù. Sono molto lontana da quel “piccolo” sette. Ma intendo migliorare e per questo guardo a fratel Ettore come uno dal quale imparare molto.
    Grazie Emanuele! Smack! 😀

  6. …in paziente attesa del prossimo scisma
    cordialmente
    alvise

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