Ma che cos’è una famiglia

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di Andrea Piccolo

Se la difficoltà – e l’obbiettivo- di recensire un libro sta nel cogliere, tra le tante pagine scritte, il concetto che meglio riassume l’intento che l’autore si era posto scrivendolo, la difficoltà di recensire Fabrice Hadjadj sta nel farlo senza riproporre integralmente il libro a furia di citazioni. Lascerò quindi ai lettori il compito di scoprire quanto sia difficile distillare nel suo testo una frase che vorremmo conservare a discapito delle altre, per soffermarmi maggiormente sull’aspetto esperienziale della lettura; perché, a onor del vero, leggere Hadjadj non è solo cultura o passatempo, ma una esperienza che evoca intensamente la coinvolgente esperienza di identità sessuata e di famiglia che ognuno porta nel proprio bagaglio – ma sarebbe più corretto dire: che si trova alla base della possibilità stessa di avere un bagaglio di esperienze.

Ma che cos’è una famiglia è il primo di una raccolta di saggi (dà anche titolo al volume) che accompagna il lettore lungo una riflessione che, come giustamente premette l’autore, probabilmente nessuno sarebbe interessato a fare, se non cercassero di impedirci di farla. La famiglia e la persona umana sessuata sono al centro di temi scottanti, non solo in riferimento al dibattito sul matrimonio omosessuale, ma a motivo anche – e principalmente – della visione tecnicistica del mondo e dell’uomo, col suo progetto di decostruzione che mira ad assoggettare l’uomo al pari degli altri oggetti di conoscenza, rendendolo manipolabile e controllabile a piacere e in tal modo, grazie a una tecnica senza frontiere, liberato finalmente da tutti i limiti che l’hanno costretto finora. Dietro e prima della battaglia ideologica esiste uno status tecnologico che all’ideologia procura armi e ne guida il corso, al punto che “Non si tratta più di diventare migliori, ma di restare semplicemente umani”.Cose-Famiglia-Hadjadi(1)

Vi sono differenti strutture e ordine gerarchico nel mondo logico-razionale e generazionale; perché l’uomo razionale non perda il senso autentico della sua umanità, è necessario che l’uomo generazionale resti ancorato nella storia che lo ha generato e che lo radica in una rete di relazioni ricche e complesse. Fabrice Hadjadj lo ha espresso in modo insuperabile nella dedica, quando interrompe di fare il saggista e il filosofo per fare il poeta – o mistico, che per un credente è lo stesso: Ai miei genitori / Ai miei figli / A colei che tra gli uni e gli altri / è il ponte e l’abisso / l’offerta e l’inafferrabile / mia compagna e mia disarmante / in una parola mia moglie / cioè quanto di più altro degli altri uomini / Siffreine

Senza di voi non avrei saputo nulla di tutto questo

Lo stile di Hadjadj è piacevole e suggerisce un temperamento sanguigno e impetuoso come un fiume in piena; il lettore scorre veloce le pagine, catturato dalla narrazione, ma ogni pagina nasconde una profondità di contenuti per cui ogni periodo merita soffermarvisi e ogni passaggio è cruciale. Personalmente, ho particolarmente gustato il piacere della lettura con il saggio intitolato “Tablet elettronico & tavola familiare”, un po’ perché sono un accalorato sostenitore della dimensione sociale e rituale del desco, in parte anche perché è scritto con una arguzia, una ironia e un gusto del paradosso degni del genio di Achille Campanile, quando disquisiva su cosa potesse accomunare Asparagi e immortalità dell’anima.

Il libro è senz’altro da leggere, ma per chi è di Milano o nelle vicinanze c’è un’opportunità in più da non perdere:

Lunedì 26 ottobre ore 21, Presso la Sala di Via S. Antonio, 5 – Milano,

Fabrice Hadjadj, invitato dal cMc – centro culturale milanese, presenterà il suo libro e animerà il dibattito:

L’io, la famiglia, la società: alle radici della generazione.

Ospiti, in un confronto che si annuncia teso, Eugenia Scabini e Lorenza Violini

24 ottobre 2015

Andrea Piccolo