Il bello , il brutto e Abdul

cassette-frutta1

di Emanuele Fant 

Una volta il bello era buono; il deforme, il rovinato, l’oscuro significavano “cattivo”. A quei tempi i confini dell’arte erano piuttosto chiari, e nessuno si smarriva nei corridoi ricurvi dei musei. Quando ho mostrato ad Abdul, marocchino ex abitante della stazione di Lambrate, il nostro sipario ricavato dal telo che copriva la legna (con decorazioni di sporco originale), lui mi ha detto, costernato: “Possibile che non ne riesci a trovare uno nuovo?” Continua a leggere “Il bello , il brutto e Abdul”

Un’altra scuola

berni

di Costanza Miriano

Se date a una bambina un foglio bianco e un astuccio pieno di colori, lei disegnerà persone, volti, oppure fiori e paesaggi. Le persone avranno occhi, capelli, vestiti dotati di particolari (perché una femmina già a sei anni ha appreso l’arcana verità che gli abiti hanno dei bottoni, e si infilano slacciandoli e poi riallacciandoli, non prendendoli a testate).

Se lo stesso equipaggiamento viene fornito a un bambino, tenderà a disegnare scene di azione, e i personaggi, se ce ne sono, non saranno ritratti con dovizia di particolari – un bambino non si interessa del colore degli occhi del suo eroe -, ma quasi sempre stilizzati e raffigurati solo con quello che serve a rendere lo svolgimento dell’azione. Continua a leggere “Un’altra scuola”

ll ritorno della cicogna

download

L’idea circolava da tempo: celebrare il decennale con alcuni segni che potessero rimanere. È così, che, in un paio di mesi, è stato partorito «Il ritorno della cicogna, in volo con le famiglie numerose», il nuovo libro targato Anfn che racconta la vita, le avventure, i sogni e le difficoltà dei nuclei extra-large. Continua a leggere “ll ritorno della cicogna”

L’uomo che fissa le panche (o in cerca di una normale esistenza cattolica)

FullSizeRender (2)

«Sono completamente felice, dalla punta dei capelli fino alla punta dei piedi, dalla mano sinistra alla destra, come se fossi una croce. E proprio questa è la cosa più bella. Un’esistenza cattolica».

(Conversazioni di Thomas Bernhard, a cura di Kurt Hoffman, Guanda 1989)

 di Matteo Donadoni

Vien voglia di lasciar perdere. Adeguarsi all’andazzo.

Perché? Perché, in fondo, io non dovrei far parte pienamente della mia comunità? Vogliamo essere accettati, tutti noi agogniamo un certo qual riconoscimento da parte del prossimo. Un timbro, una pacca sulla spalla. Quella calda, avvolgente sensazione di sentirsi parte di un intero… lupi nel branco. O pecore del gregge, dovrei più cristianamente dire. Nel bene e nel male, in salute e in malattia. Come voleva il tisico Thomas Bernhard perfino nel sanatorio più angoscioso di Grafenhof: «Visto che ero qui, volevo far parte di questa comunità, anche se si trattava della comunità più mostruosa e raccapricciante che uno possa immaginare». Continua a leggere “L’uomo che fissa le panche (o in cerca di una normale esistenza cattolica)”

Everybody needs somebody to love

7a

di Paolo Pugni 

Love is love. Che non vuol dire nulla detto così, anzi sembra una vanità allo specchio. Peggio ancora un capriccio che guardandosi si illude di determinarsi. Onanismo dell’istinto. Però vuol dire molto. Eccome.

Che tutti hanno bisogno di amore. E di amare. Non si riesce a vivere senza.

E questa è una scoperta, perché ci parla di noi, se solo volessimo stare ad ascoltare questa tensione che porta fuori, che ci descrive come incapaci di sussistere da soli, che ci implica una relazione. Che non viviamo senza altri. Senza un Altro che ci ama.

Aut duo aut nemo. Lo dice lo psicologo Maurice Nédoncelle. Mica io. Continua a leggere “Everybody needs somebody to love”

La professoressa si sposa

 

rainy-wedding-day-cake-topper

di Noemi Ferrari

“ La prossima ora abbiamo lezione di latino…con la professoressa che si sposa!”

Questa è ormai diventata la perifrasi preferita con cui mi apostrofano i miei alunni, tra stima e incomprensione, incredulità e commozione. Quando in classe ho comunicato loro la data ormai prossima del mio matrimonio, tra le desinenze del gerundivo e la perifrasi passiva, è calato li silenzio più commovente che un insegnante possa desiderare e, dopo qualche istante di incertezza, si è scatenato il putiferio (decretando la fine del silenzio commovente e il ritorno traumatico nella scuola reale).

Continua a leggere “La professoressa si sposa”

15 minuti

15minutes
di Andrea Torquato Giovanoli

È uno stile di vita che atterrisce, comunque. Quello odierno, intendo, qui in occidente almeno.
Ti alzi al mattino con l’agenda già fitta di cose da fare, posti in cui andare, persone con cui incontrarsi. Si corre tutto il giorno, c’é sempre una gran fretta per ogni cosa: una successione di scadenze che non lascia respiro, nemmeno quando un pochino di tempo magari ce lo avresti a disposizione, ma ecco che poi te lo giochi pensando a quanto è poco, a come lo puoi impiegare al meglio, e finisce che te lo rovini del tutto rimuginando su quello che dovrai fare una volta che l’attimo di tregua sarà finito. Continua a leggere “15 minuti”

Offrire, soffrire

di Anonimo

Oggi è la festa della Presentazione di Gesù al tempio, la Candelora, ed io come da un po’ di anni a questa parte non ho nessuna voglia di andare alla Messa solenne. Mi sceglierò una Chiesetta nascosta, con una cerimonia semplice, dove nessuna donna in attesa o madre gioiosa voglia portare i propri pargoletti per la benedizione di rito. La mia carne si ribella a tanta festante umanità ed il Dio in cui credo che si è fatto carne, corpo e sangue, mi nutrirà nel nascondimento di una Messa di tutti i giorni. Continua a leggere “Offrire, soffrire”