La confusione delle parole

PinocchioChiostri15

 di Paolo Pugni

Rilancio una citazione trovata per caso “La mancanza di autorità nelle famiglie moderne è forse la malattia più diffusa” (Carlo Carretto). E si scatena la bagarre.

Perché la parola autorità fa paura. I più positivi ti correggono: è di autorevolezza che c’è bisogno. I più prevenuti sparano: l’autorità trascina alla violenza, anzi è violenza essa stessa. E rincarano: solo una società senza autorità potrà essere civile.

Già: basta guardarci in casa. Vediamo tutti come in l’Italia, paese del tutto privo di autorità anzi direi deprivato dell’autorità, tutti sono educati, pazienti, calmi e attenti gli uni agli altri. Il dramma vero è che la manipolazione ideologica è così forte che se ne è perso il significato. Chiariamolo per ridare senso all’educazione, perché poi è di questo che si parla.

L’autorità è un servizio: è avere capito che cosa è bene e che cosa è male e indicarlo aiutando gli altri –i figli- a seguire le indicazioni in misura proporzionale alla propria capacità di essere autonomi e prendere decisioni responsabili delle quali si è pronti a rispondere.

Quello che va condannato è l’autoritarismo che trasforma il servizio in potere, al pari del permissivismo, che invece lo degenera a complicità. Ma l’autorevolezza è altro: non ha a che vedere con il servizio, semmai con la credibilità che rende il servizio più pregnante. Autorevolezza è impegnarsi nel fare quello che si dice. È mostrare coerenza. È crederci.

A rigore e so di star provocando- irrilevante per l’autorità in sé, poi di fatto diventa determinante in un mondo che chiede di dare soprattutto esempio. Si parla però del modo, del come: non del che cosa. È preoccupante un mondo in cui si pensi che si possa fare a meno dell’autorità, mi puzza di grande vanità, di peccato originale, di volersi fare come Dio.

 

79 pensieri su “La confusione delle parole

  1. Claudia

    Concordo la tua riflessione. Mi domandavo l’altro giorno perché questo fastidio riguardo al termine autorità si è diffuso pure in ambito cattolico… Non mi sembra che nel Vangelo ci sia scritto che Gesù parlava con autorevolezza…

    1. Forse perché Claudia, per riconoscere ad altri un’autorità, richiede anche “un pizzico” di umiltà…
      Naturalmente qualcuno obbietterà: “si certo, parlassero tutti come Gesù…”
      E infatti, il punto non è questo… 😉

  2. Farsi carico dell’Autorità richiede anche senso di responsabilità, nonché a volte, caricarsi di un fardello di cui si farebbe a meno, perché l’esercizio dell’autorità (il giusto e doveroso esercizio dell’autorità), non regala spesso – con i figli soprattutto – grandi “riconoscimenti”, né sorrisi, baci o abbracci… anzi solitamente l’esatto contrario.

    Ma proprio perché è un servizio a cui un genitore è chiamato è, in ultima analisi, un segno dell’amore che abbiamo per i nostri figli… un giorno forse, magari quando saranno a loro volta genitori, ce ne saranno grati… forse, ma non è questo l’importante.

  3. Stefano

    Essere genitori nella società moderna non è facile, si è come una nave nella tempesta, le sole mostre forze non bastano. Bisogna affidarci al miglior pilota in circolazione anche se ci farà seguire una rotta non sempre apprezzata da tutto l’equipaggio. Se non si segue Dio si rischia il naufragio

  4. maria elena

    Bellissima espressione autorità come servizio, mi ricorda l’ultima cena, mica si preoccupava di non dire la verità Gesù Cristo, però lavava i piedi ai discepoli. Anche Giovanni il Battista preparava la via al Signore, ma non era degno neanche di slacciargli i sandali, eppure non mi pare che nascondesse nulla ai suoi seguaci, tutt’altro, parlava loro con autorità. Tutto questo scandalizzarci secondo me, deriva dalla paura di mettersi in gioco, in discussione, siamo malati di sentimentalismo, di affettività e temiamo che gli altri non ci amino. Allora diventiamo degli amici accondiscendenti. Sul lavoro siamo anche un po’ disonesti, pur di non farci nemici. figuriamoci faticare con i figli, ma anche no! Naturalmente non ci lamentiamo poi dei nostri governanti, spesso marionette tirate dai grandi della “finanza”. Non ho mai sentito un sindaco che parlasse del suo lavoro come servizio alla città…
    Non ho mai detto ai miei figli sono tua amica, ma sono tua madre, ti amo, ti sostengo, ti accolgo, ti correggo, cerco di servirti secondo le mie pochissime capacità. Questo non esclude ovviamente i tanti miei errori, su cui credo Dio padre provvederà efficacemente, meglio di come farei io.

  5. Giancarlo

    Sono pienamente d’accordo quando dici che l’autorità è un servizio, “è avere capito che cosa è bene e che cosa è male e indicarlo aiutando gli altri –i figli- a seguire le indicazioni in misura proporzionale alla propria capacità di essere autonomi e prendere decisioni responsabili delle quali si è pronti a rispondere.”.

    Non sono d’accordo quando dici che il potere serve all’autoritarismo. Dipende. Il potere è un mezzo che ti viene dato da Chi è più in alto di te per rendere esecutiva l’autorità. Si fa presto a dire autorità. Alcuni te la riconoscono e si sottomettono alle tue indicazioni con obbedienza; altri se ne sbattono della tua autorità. Allora devi intervenire con il potere, con i mezzi necessari a rendere esecutive le tue indicazioni. Nella mia famiglia funziona così, abbastanza bene devo dire. Nel momento in cui si rende necessario imporre (ma non sempre è necessario) ciò che è giusto ci possono essere anche dei mugugni ma, superato il momento della piccola ribellione (normale nell’adolescenza), ritorna la serenità con la pacifica consapevolezza che in famiglia la decisione finale spetta al babbo, con il pieno sostegno della mamma. I figli, anche se adesso non se ne rendono conto, hanno tutto da guadagnare dal clima di serenità che regna in una famiglia dove i ruoli sono chiari. Più tardi, quando saranno più grandi, arriverà anche la gratitudine, che non serve a me ma a loro, perché la gratitudine è doverosa. Chi scorda la gratitudine reca male a se stesso, non a chi lo ha amato.

    E così dovrebbe essere ovunque.

    1. paolopugni

      si tratta solo di capirsi sui termini, quello che tu chiami potere io chiamo autorità, ma siamo completamente allineati

        1. Giancarlo

          In effetti anch’io credo che autorità e potere siano due cose ben diverse. L’autorità fa parte dell’essere, tutti siamo chiamati a diventare autorevoli ma non tutti lo siamo, né tutti lo diventeremo. Il potere, invece, è un mezzo che ci viene concesso da chi sta sopra di noi e che può essere utilizzato bene o male, per servire o per farsi servire.

  6. Vi chiedo preghiere per Luigi un ragazzo giovanissimo per cui non sono rimaste che le terapie del dolore. Una particolare preghiera per i suoi genitori… è una prova durissima.
    Nelle intenzioni chiediamo, come è giusto fare, anche il miracolo della guarigione.

    Grazie

  7. maria Cristina

    Concordo pienamente con quello che c’è scritto in questo articolo…
    Oggi non siamo più capaci soprattutto di fare silenzio dentro di noi ed……Ascoltare …..prima di tutto la voce che ci parla attraverso il cuore….la voce dell ‘ Amore …noi sappiamo discernere ( se chiediamo l’aiuto dello Spirito ) ed accettare l autorevolezza soprattutto del papà….sottolineo papà e non mamma come spesso succede..
    Il contadino per fare crescere una pianta diritta…le mette un palo la lega affinché il vento non la sradichi…la pota dei rami secchi affinché possano crescere nuovi germogli…la nutre con cura così un domani sarà rigogliosa e forte….e tutto ciò …NON SI DOVREBBE FARE CON UN FIGLIO/FIGLIA AL/ ALLA QUALE ABBIAMO DONATO LA VITA ? ED ACCETTARE CHE DIO FACCIA LO STESSO CON NOI? VISTO CHE LUI È …IL PADRE PER ECCELLENZA??

  8. Angelo

    Giocando un po’ con le etimologie ho scoperto che autorità non è altro che “legittimità, prestigio” e che essa è strettamente legata alla parola “autore”, cioè chi promuove, crea; autore viene poi da “augere”, cioè “accrescere”, “colui che fa crescere”. Chi ha la legittimità, il prestigio (autorità) è colui che fa crescere le persone che gli vengono affidate. Allora proprio come dice Paolo Pugni l’autorità è un servizio, il più bello e il più grande!
    Riscoprire il significato delle parole aiuta a capire il mondo.

    1. «Riscoprire il significato delle parole aiuta a capire il mondo.»
      E’ proprio così, Angelo, verissimo. Mi sbilancio anzi ad affermare che moltissimi dei guai in cui ci dibattiamo oggi scaturiscono dall’ignoranza del vero significato di certe parole. Alla consapevolezza del significato si sostituisce la sensazione di sapere di che si tratta e dalla sensazionevaga allo svuotamento di senso, alla distorsione e financo al capovolgimento il passo è brevissimo. E il mondo si capovolge.

      1. Angelo

        Grazie a te, anzi secondo me non ci sarebbe neanche bisogno della parola “autorevolezza”, perché autorità già include anche l’accezione del riconoscimento altrui.

  9. fortebraccio

    Continuo a rileggere questa frase:

    “Autorevolezza è impegnarsi nel fare quello che si dice. È mostrare coerenza. È crederci.”

    e no, non riesco ad essere d’accordo (ma credo che PP se ne farà una ragione).
    L’autorevolezza è un qualcosa che si concede a qualcuno, è un valore che si riconosce.
    Non necessariamente coerenza. Questa aiuta, ma non è necessaria in linea di massima. Altrimenti perché farsi “insegnare” come si fa una famiglia, si accudisca, si cresca… da uno scapolo?
    Può essere concessa per buonafede; ma se l’auspicio diventa fede, trasforma il concedente da credulone/illuso a fanatico/irriducibile.
    Il fatto che il mondo chieda esempio forse è dovuto al fatto che, disillusi da troppi predicatori, ci siamo trovati immancabilmente dei mal-razzolatori senza scrupoli e senza vergogna. Una reazione, insomma.

    Separare l’autorevolezza dall’autorità si può eccome: e non è questione d’aver la puzza sotto il naso, piuttosto direi che è vero il contrario: negare questa possibilità è voler ribadire l’infallibilità (ed intangibilità) del potere e del giudizio di chi quel potere esercita (o è chiamato ad esercitare). Che si tratti di pavidità, servilismo o chissà qual’altra meschinità non importa: vuol dire preferire un debole bastonato piuttosto che un’autorità sbugiardata.
    Perché l’autorità (civile) benedetta da Dio è morta e sepolta – per fortuna!

  10. Sara

    Paolo, Pugni, questo articolo è MAGISTRALE!
    Concordo persino con le virgole e i punti! E allargherei la questione ad ogni ambito della vita, modificando l’affermazione di Carretto in “la mancanza di autorità nella società moderna è forse la malattia più diffusa”.
    La frase che ho apprezzato di più è questa:
    “L’autorità è un servizio: è avere capito che cosa è bene e che cosa è male e indicarlo aiutando gli altri –i figli- a seguire le indicazioni in misura proporzionale alla propria capacità di essere autonomi e prendere decisioni responsabili delle quali si è pronti a rispondere”.
    A scuola dico spesso ai miei alunni di essere al loro servizio e pretendo rispetto e riconoscimento sia della mia autorità che della autorevolezza. Sento fortissima la responsabilità derivante dal fatto che una parte della loro crescita mi è stata affidata e la mattina, per strada, mentre vado a scuola e prego, per seguirne il modello, “rumino” spesso le parole di Mc 1, 21: “egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità”.

    P.S.: forse, forse la differenza tra autorità e potere la si vede proprio in Mc 1, 21-28, in cui viene confrontata l’autorità/servizio di Gesù con l’autorità/potere degli scribi. A questo proposito, rimando a questo link:
    http://www.ildialogo.org/esegesi/AMaggi_1327500552.htm

    1. Sara

      Intendevo dire che desidero (così va meglio?) si comportino con me in modo rispettoso del ruolo che svolgo per loro e che si rivolgano a me in maniera tale che risulti evidente il loro riconoscimento del fatto che non si stanno relazionando con un loro pari. E’ chiaro che tutto questo lo pretendo (e lo ottengo) senza bisogno di chiederlo, e questo anche perché sono la prima a portare loro rispetto e a rivolgermi loro come a persone, piuttosto che come a dei numeri elencati sul registro!

      1. Per quanto riguarda l’autorevolezza, per esempio, del padre, nel matrimonio (anche fosse cattolico) quando il padre fosse un babbeo, sempre un babbeo resterebbe. Certo, potrebbero, anzi ci sono, anche babbei investiti di una qualche autorità, purtroppo, o cattolici o meno, ma che autorevolezza potrebbero essi avere in famiglia e fuori?

        1. Epure sarebbe cosa buona e giusta (nonché uno dei 10 comandamenti) non mancargli di rispetto, riconoscerne l’autorità – a cui si deve obbedienza – anche mancando lui di autorevolezza, anche nel caso lo si potesse definire “babbeo” (ammesso che sia giusto e lo si possa definire tale…), ricordando ad esempio, che da quel “babbeo”, il Padreterno ha stabilito trarre la vita tua di figlio/a.

  11. vale

    L’autorità è un servizio: è avere capito che cosa è bene e che cosa è male e indicarlo aiutando gli altri
    Autorevolezza è impegnarsi nel fare quello che si dice. È mostrare coerenza. È crederci.

    autorevolezza (?) anche questa…

    http://www.corrispondenzaromana.it/il-cardinal-dolan-sara-il-grand-marshal-del-primo-gay-st-patricks-day/

    …il comitato organizzatore della parata ha annunciato che durante la prossima manifestazione, il 17 marzo, i gruppi che rappresentano diverse comunità gay, lesbiche, bisessuali e transgender potranno sfilare lungo Fifth Avenue con le proprie insegne». Con tale storica decisione gli organizzatori della manifestazione cedono, dunque, alle pressioni dei movimenti LGBT.

    …Ma la notizia più importante e sorprendente è un’altra. Gli organizzatori della manifestazione hanno, infatti, pensato bene di assegnare il titolo onorario di “Grand Marshal” dello storico primo “Gay St. Patrick’s Day” all’Arcivescovo di New York, il cardinale Timothy Dolan, che ha accettato l’invito di aprire la sfilata sotto le insegne omosessuali dichiarando al “New York Times”: «gli organizzatori della Parata hanno la mia fiducia e il mio supporto. I miei predecessori ed io abbiamo sempre lasciato le decisioni su chi potesse marciare agli organizzatori delle singole parate. Come ho fatto ogni anno… prego che la Parata sia una occasione di unità per tutti noi». Patrick J. Hornbeck, presidente del dipartimento di teologia alla “Fordham University”, giudica la decisone del cardinal Dolan in linea con il pensiero “rivoluzionario” di Papa Francesco: «Penso che stiamo vedendo il cattolicesimo di Papa Francesco arrivare fino all’arcidiocesi di New York, la dichiarazione del cardinale Dolan è accogliente. Non è lui che prende questa decisione, ma vede la sfilata come un’opportunità per l’unità».

    Al contrario Pat Archbold, giornalista della più antica rivista cattolica degli Stati Uniti, il “National Catholic Register”, definisce la scelta dell’Arcivescovo di New York di sfilare come “Grand Marshal”, una «capitolazione totale ai gruppi gay». La giustificazione del cardinal Dolan circa la non intromissione della chiesa cattolica riguardo la partecipazione dei gruppi omosessualisti alla marcia newyorkese è smentita dai fatti.

    Nel 1993, il Cardinale John O’Connor si oppose, difatti, alla aggressiva campagna della Irish Lesbian and Gay Organization di poter marciare sotto le proprie bandiere, affermando risolutamente: «I cattolici irlandesi sono stati perseguitati per il solo fatto di aver rifiutato il compromesso con l’insegnamento della Chiesa. Quello che gli altri possono chiamare bigottismo, i cattolici irlandesi lo chiamano principio». Il più autorevole rappresentante della chiesa cattolica americana, accettando il ruolo di ospite d’onore della prima sfilata omosessuale di san Patrizio, cade, dunque, nella trappola LGBT, che utilizzerà tale plateale ed emblematica partecipazione per i suoi evidenti fini ideologici.

    1. Giancarlo

      Questo, caro Vale, è svendere la propria autorità, che viene direttamente dalle mani di Dio, per il plauso del mondo, cedere la primogenitura per il famoso piatto di lenticchie. Già ieri avevo tentato di commentare questa “bella” notizia su questo blog, ma forse i miei toni erano su “frequenze” un po’ troppo alte e sono stato censurato. Cercherò allora di stare più attento adesso.

      Si può dire che questa apertura del Cardinale Dolan al pensiero dominante (ideologia gender), che io chiamerei calamento di brache, segue logicamente le parole di papa Francesco “chi sono io per giudicare?”? Del resto, se papa Francesco non interviene per correggere il cardinale Dolan, cosa posso pensare io? Evidentemente la chiesa sta cambiando linea su questo tema.

      Faccio notare che se l’arcivescovo di New York accetta di guidare (“Grand Marshal”) una parata in cui vengono riconosciuti ed accolti a marciare i gay con i loro striscioni e le loro insegne, questo equivale a riconoscere, da parte di un grande cardinale della chiesa cattolica, in sintonia con papa Francesco, il diritto dei gay ad essere riconosciuti ed accolti in quanto gay.

      …ma ci stiamo rendendo conto di quello che sta succedendo?

      1. pietro77

        Sì certo, un cardinale partecipa a una parata e per la proprietà transitiva ci ritroviamo il Papa che “de facto” cambia in una mossa catechismo e magistero. Ma per favore…

        1. Ma come pietro, non ti stai “rendendo conto di quello che sta succedendo? (!!)

          Certo.. proprietà transitiva, poi ci sono i “vasi comunicanti”, la legge del 2+2=4, e la parola di profeta giancarlo, che sul futuro (funereo) della Chiesa e i malanni del Clero – Papa in testa – è mooolto ferrato! 😉 😐

          1. Giancarlo

            Caro Bariom, vuoi dire che il fatto che il cardinale Timothi Dolan, che ha rischiato di diventare papa, guidi una parata dove sfilano associazioni lgbt non ha una grande importanza? E’ una sciocchezzuola? Sai cosa significa un fatto del genere, vero? Significa che la chiesa cattolica riconosce la legittimità di essere gay. A meno che papa Francesco non intervenga in prima persona per correggere il cardinale Dolan. Secondo te, dato l’antefatto (chi sono io per giudicare?), è credibile che papa Francesco intervenga per bloccare Dolan? D’altronde, se non interviene, significa che è d’accordo.

            Vogliamo continuare a dire che tutto va bene? Non è un oggettivo cambiamento di rotta sulla questione omosessuale? …Forse sarò io che prendo fischi per fiaschi (…magari!)…

            1. 2+2=4

              E come sempre (per te) le cose o son bianche o son nere (per lo più, nere)

              E chi tace acconsente

              E….

              E..

              E sii coerente, apri una campagna per chiedere le dimissioni del Papa…

              Apri un tuo blog (così può spararle tutte senza essere censurato…).

              Guarda se non sei capace, te lo insegno gratis 😉

              (tanto uno più uno meno nel mer… aviglioso mondo del web, cosa cambia?)

            2. pietro77

              Così ferrato da avere notizie di prima mano sull’ultimo conclave e su chi ha “rischiato di diventare papa”

              Quindi ricapitolando la formula sarebbe questa:

              un “quasi papa” che partecipa a una parata a New York
              + un presunto silenzio (che diventa “ovviamente” un diabolico assenso) del Papa regnante (immagino che le conoscenze di Giancarlo al conclave gli riferiscano anche tutti i contatti che ha o non ha Francesco con i suoi cardinali)
              = “chiesa cattolica riconosce la legittimità di essere gay” = catechismo della Chiesa Cattolica abolito, 10 comandamenti decurtati, Nuovo Testamento censurato, eresia, scisma, cavallette e pioggia di rane.

              Bel casino, non c’è male per una parata di san Patrizio.

                1. Il tutto poi su dichiarazioni (io dico SEMPRE presunte, perché la gran parte dei giornalisti non è facilmente qualificabile) riportate da questo, da quello, virgolettate vere, virgolettate presunte, estrapolate ad arte, pre-commentate, pre-confezionate, servite su un piatto d’argento agli “azzeccagarbugli” autoproclamatisi ispirati veggenti-sapienti-profeti dell’ultima ora.

                  E i commenti così non sono, al limite: “Caspita! Se fosse vero (che sta per si dimostrasse vero), sarebbe un fatto grave, che potrebbe ecc. ecc. NOOOO

                  Già emesso il giudizio, invocata la condanna (possibilmente, rimosso, scomunicato e alla gogna – il rogo no ormai siam civilizzati) e naturalmente il Santo Padre, NON può, NON deve… anzi DEVE! …dovrebbe e se non fa, è connivente… ma che dico connivente? La colpa è SUA, che cavolo gli è venuto in mente quella volta di dire COSI” e COSA’, ma cosa “c’ha” nella testa…

                  Mazza oh, ci vuole un bella bronza a pensare di avere più “testa” del Papa…

                  A me invece viene da dire: ma andate al diavolo (si può dire? Beh l’ho detto, tanto se Papa Francesco si permette di dire “certe” cose…), che lì ne trovate di argomenti e chi vi dà ragione!!

                  1. Thelonious

                    Concordo con Bariom e con Pietro77. Certe argomentazioni sono davvero illogiche.
                    Se si vogliono usare i procedimenti logici (sillogismi, teoremi, ecc.) bisogna partire da dati certi e dimostrare quello che si dice, stando attenti ai passaggi intermedi, perché un solo errore può portare a conclusioni sbagliate.
                    In questo caso le argomentazioni partono da supposizioni o da notizie riportate da giornalisti, si muovono con passaggi arbitrari e svolazzi pindarici, e usano il solo metodo “taglia-e-cuci”, solo per dimostrare di avere ragione. Ad esempio, continuare ad usare quella (infelice?) frase di papa Francesco (“chi sono io per giudicare”) svincolandola dal contesto e usandola come pretesto per le proprie agitazioni mentali è un classico metodo che non fa onore alla verità. Con queste premesse è ovvio che le conclusioni non possono che essere campate per aria. Con questo modo di fare (e di dire) non si afferma il vero, ma (al massimo) si afferma se stessi, venendo confermati in ciò che si è già deciso a priori.

                    1. Non c’è dubbio Giusi…
                      La mia è un posizione di principio da ante-porre ad ogni considerazione o commento su specifici accadimenti.

                      Io sulla questione “S. Patrizio” non ho neppure avuto il tempo di approfondire, posso solo dire: «Le LGTB partecipano? Perché c’è un “qualcosa” o un “dove” loro non partecipino o non pretendano cmq di partecipare?» 😉 😐

  12. Dell’ Autorità si viene investiti.
    L’ Autorevolezza viene invece riconosciuta.

    Ci può essere Autorità senza Autorevolezza, ma (che ci piaccia o no…) il Vangelo ci insegna a rispettare l’autorità, sempre stando nella Verità, ma anche accettando le decisioni dell’autorità che ci sono avverse.

    Così a fatto Cristo (sino in fondo…)

  13. ….ma se un bambino quando poi cresce si accorge di avere avuto e di avere ancora un babbo babbeo
    (come la più parte dei casi)? Può esistere un babbeo autorevole, o un autorevole babbeo?
    (fermo restando, ovviamente, il rispetto dovuto alla figura del padre)

    1. Temo esisteno al mondo più autorevoli-babbei, che babbei-autorevoli 😉

      Detto questo, se il bimbo crescendo si accorge di avere, fermo restando il rispetto… dove sta il problema?
      Cercherà, come tutti facciamo e abbiamo fatto, autorevoli figure di riferimento (fremo restando l’amore e il rispetto per il padre, diciamo “meno autorevole”) 😉

        1. Siracide 3

          1 Figli, ascoltatemi, sono vostro padre;
          agite in modo da essere salvati.
          2 Il Signore vuole che il padre sia onorato dai figli,
          ha stabilito il diritto della madre sulla prole.
          3 Chi onora il padre espia i peccati;
          4 chi riverisce la madre è come chi accumula tesori.
          5 Chi onora il padre avrà gioia dai propri figli
          e sarà esaudito nel giorno della sua preghiera.
          6 Chi riverisce il padre vivrà a lungo;
          chi obbedisce al Signore dà consolazione alla madre.
          7 Chi teme il Signore rispetta il padre
          e serve come padroni i genitori.
          8 Onora tuo padre a fatti e a parole,
          perché scenda su di te la sua benedizione.
          9 La benedizione del padre consolida le case dei figli,
          la maledizione della madre ne scalza le fondamenta.
          10 Non vantarti del disonore di tuo padre,
          perché il disonore del padre non è gloria per te;
          11 la gloria di un uomo dipende dall’onore del padre,
          vergogna per i figli è una madre nel disonore.
          12 Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia,
          non contristarlo durante la sua vita.
          13 Anche se perdesse il senno, compatiscilo
          e non disprezzarlo, mentre sei nel pieno vigore.
          14 Poiché la pietà verso il padre non sarà dimenticata,
          ti sarà computata a sconto dei peccati.
          15 Nel giorno della tua tribolazione Dio si ricorderà di
          te;
          come fa il calore sulla brina, si scioglieranno i tuoi
          peccati.
          16 Chi abbandona il padre è come un bestemmiatore,
          chi insulta la madre è maledetto dal Signore.

          ………………………………
          C’è forse altro da aggiungere?

  14. Pierfranco

    L’autorità che ci viene data nel svolgere un lavoro, nell’esercitare un ruolo di responsabilità, nell’essere genitori, padri e madri deve essere esercitata in modo autorevole specialmente se si ha la dirigenza di un ufficio, di una scuola. Negli altri casi da me citati, in famiglia, nella chiesa, nella società in genere, questa autorità non deve essere di peso per le persone che ci sono affidate, ma esercitata con senso di rispetto ma con l’obiettivo di giungere a un risultato positivo. Insomma un’autorità è necessaria in tutti i campi del sociale e del politico, altrimenti ci sarebbe l’anarchia e molti non darebbero volentieri la loro collaborazione, ma farebbero il boicottaggio. Ecco infine è necessario dire che l’autorità deve raggiungere un fine positivo per tutti!

  15. admin

    Senti Giancarlo, ho sperato nella pazienza di Bariom e per ultimo anche nell’ironia di Pietro77 ma non se cava un ragno dal buco per cui credo sia più opportuno parlare il tuo linguaggio.
    Criticare cardinali, sacerdoti, vescovi per i loro comportamenti pubblici è un conto (e comunque non andrebbe fatto come se si fosse al bar dello sport ma con rispetto e competenza) ma continuare a sostenere insistentemente accuse alla Chiesa e al Santo Padre quando non è stata toccata una singola virgola della Dottrina, del Magistero e della Tradizione è inaccettabile.
    E’ con un certo sollievo che ti annuncio che non ti sarà più permesso intervenire qui, risparmiati la fatica di rispondere perché i tuoi commenti non verranno destinati direttamente nella cartello dello spam.

  16. admin

    non si tratta di censura ma di inopportunità, gli interventi di Giancarlo mi hanno quasi sempre fatto sentire a disagio come admin, anche le poche volte che scriveva cose abbastanza condivisibili. Ma i toni apocalittici, termini esagerati spesso sprezzanti e soprattutto il continuo attacco alla Chiesa e al Papa lo rendono incompatibile con questo blog ma compatibilissimo con decine di altri e, se credi, anche con il tuo.
    Non vorrei poi che il diradarsi negli ultimi mesi degli interventi di alcuni commentatori “storici” e apprezzatissimi di questo blog sia dovuto a questo stesso senso di disagio che ho provato io.

  17. ….ma in ogni conversazione con altre persone insieme non possono non esserci disagi e opposizioni di ogni genere.
    Chi apre un “blog” questo lo sa e sa che potrà succedere anche nel suo.
    Sarebbe come se nei dialoghi di Platone fossero stati ammessi solo i “platonici”. Sarebbe stato un disastro!.

    1. E infatti qui intervieni pure tu, mi pare… (temporanee decantazioni a parte).
      Quindi il paragone non calza e il nocciolo del problema non è quello.

        1. Admin ha già indicato il nocciolo (che poi sta a lui non a me, io al massimo ho la mia opinione…) e lo ha scritto in italiano.
          Non è abbastanza comprensibile?

    2. admin

      io non faccio di lavoro il blogger, quello che mi disturba e assorbe eccessive energie e tempo alla vita reale lo taglio. Punto.

  18. Sono pienamente d’accordo con le parole scritte. “Ridare senso all’educazione”…a scuola ci provo tutti giorni, ma a volte temo sarà più facile che diventi complice di un omicidio prima che veder realizzato il ritorno dell’educazione. E credo che si dovrebbe intervenire prima sugli adulti che sui ragazzi. Ecco, sì, riappropriamoci della parola e del significato di “autorità”, che non mi sembra che questo vivere senza regole ci abbia reso migliori o più felici.

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