#diconocheèrisorto

di Paolo Pugni

Certo che sono forti questi discepoli, dovremmo imparare da loro l’onestà intellettuale. Sono sconvolti, lo dicono loro, abbattuti e anche un po’ indisposti da questo viandante che si affianca a loro sulla strada per Emmaus. Che già se oggi sei lì che cammini a testa bassa e triste e ti si avvicina uno che ti chiede come va, e non sai chi sia, è un “foresto”, lo mandi a stendere. Che accidenti vuoi? diresti. Invece loro lo accolgono, magari per deriderlo un pochino, lo prendono per un tonto, uno che sta fuori dal mondo, magari non è neanche su Facebook, non c’ha l’account Twitter e non sa nulla di #gerusalemmeGesùcrocifisso che è stato il trand più seguito degli ultimi giorni. E calano l’asso: #diconocheèrisorto. Ma le donne eh? Non ci allarghiamo, che non si sa mai quello che dicono.

Insomma un campagnolo pre-ierosolimitano che per sbaglio passa di lì e non sa nulla.

Ed ecco che lo straniero stordito mica tace, mica chiede particolari. No, li insulta. Così, pronti via. “Stolti e tardi di cuore”.

E qui devo ammettere che ammiro Cleopa e compagno. Che lo ascoltano. Io lo avrei spedito. Un po’ come fanno i farisei con il cieco nato: vorrai mica insegnare a noi! Tu?! Ma dai!

No, non gli dicono come i greci a Paolo “su di questo ti ascolteremo un’altra volta” che è come mandare a quel paese. Deridere.

E non so come avrei reagito io. Questo arriva, non sa nulla, e mi prende a parole?

Invece no, loro ascoltano. Perché sono interessati. Tanto. Gli arde il cuore in petto. E lui, anzi Lui, spiega, analizza, cita, dipana. E loro in silenzio. Affascinati. Al punto che quando finge di proseguire lo strattonano per la tunica, dai resta con noi. Una scusa quella del giorno che si fa sera. Lo vogliono lì con loro. Che lezione di accoglienza, di interesse per la verità. Assenza totale di pregiudizio. Apertura completa a chi porta la buona notizia. E sono ricompensati. Incontrano Gesù dal vero.

Ecco pensavo questo ascoltando i vangelo ambrosiano della domenica dopo l’Assunzione e m’è venuto un pensiero. Forte. Fisso. Qui Gesù spiega, razionalizza, sillogisma.

Oggi? Oggi non si può più. Non siamo più nell’età della logica, chissà come si rotolano nella tomba i padri della dea ragione a vedere i loro pronipoti che proprio a loro si rifanno essere completamente dimentichi della razionalità, divenuti preda dell’emozione.

Oggi si sente. Non puoi spiegare. Non ti seguono. Anche perché non c’hanno più le categorie, come si diceva a scuola nella lezione di filosofia. E il tempo. Reggono al massimo un trailer, un videoclip, 2 minuti, 140 caratteri. Mica una riflessione, che prende tempo. La verità ha purtroppo bisogno di più parole per affermarsi, la menzogna… le basta uno slogan, una emozione. Un soffio.

Ecco perché la via del cambiamento passa attraverso l’affetto, che non è la porta sul retro, è il cancello principale. Se vuoi condividere la gioia della verità, devi curare le ferite, partire dall’emotività, dal linguaggio che capisce il mondo oggi. Altrimenti sei come un bronzo che rimbomba, un cembalo che tintinna. È difficile. Perché a raccontare la verità non si fa fatica, devi studiare, metterci la faccia, ma si fa. Annunci. Qui invece devi chinarti, accogliere,  dimenticarti di te e accettare l’altro per quello che è. Dirlo con le sue parole. Al suo ritmo. Una faticaccia. È quello che insegna Papa Francesco.

 

35 pensieri su “#diconocheèrisorto

  1. M.Cristina

    Sicuramente si parte da quello che l’altro oggi è; ma il fatto che la capacità di ragionare (=usare la ragione correttamente) sia stata distrutta è comunque diabolico….

  2. Maria elena

    Stamani nell’ufficiomsant’Antonio diceva La predica è efficace, ha una sua eloquenza, quando parlano le opere. Cessino, ve ne prego, le parole, parlino le opere. Purtroppo siamo ricchi di parole e vuoti di opere, e così siamo maledetti dal Signore, perché egli maledì il fico, in cui non trovò frutto, ma solo foglie. «Una legge, dice Gregorio, si imponga al predicatore: metta in atto ciò che predica». Inutilmente vanta la conoscenza della legge colui che con le opere distrugge la sua dottrina.Gli apostoli «cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito Santo dava loro il potere di esprimersi» (At 2, 4). Beato dunque chi parla secondo il dettame di questo Spirito e non secondo l’inclinazione del suo animo. …
    Io ho capito che saremo giudicati sull’amore, e se io mi cavo l’occhio non è solo per non finire nella Geenna, ma anche per amore a chi mi sta accanto. La ragione mi sostiene perchè l’amore non sia sentimentalismo e perchè io possa ascoltare con il cuore coon, appunti, con il sentimento….

  3. giuseppe

    out più out di un citofono (come si diceva nella mia gioventù!)
    Son passato sul sito di Repubblica (ci vado solo per Magister) e ho visto la tua intervista a D con sotto 3mila condivisioni!
    Grande sei proprio forte!!!!!!!!
    E te lo dice uno che no ha Facebook!

  4. E’ vero ci vuole un minimo di apertura, mentale, spirituale, umana, ditelo come volete, per aprirsi all’ascolto, ad “un ceerto tipo di ascolto” e trovi non di rado chi immediatamente “fa muro”, preclude ogni tipo di ascolto come di confronto, ti manda anche a quel paese bellamente (i motivi sono molti che ora qui non sto ad enumerare), ma…

    Ma la sorpresa bella, la gioia profonda è trovare chi ti presta ascolto anche quando avrebbe tutt’altro da fare, anche quando il discorso è iniziato sulla soglia di una porta, in un negozio, altrove… quando insomma l’ “ascoltatore” era “per via”. Nonostante chi parla non abbia certo il fascino che doveva emanare Cristo, anche quando chi parla, a volte è logorroico come il sottoscritto (e sorprende lo scusarsi per l’eccesso di parole e sentirsi dire: “no, no… anzi, ti ascolto volentieri!”) o è un improbabile testimone tanto lo si credeva un “lontano” dall’aspetto.
    La sorpresa (non lo è affatto per me) è come nel Vangelo ci sia un profonda e sapientissima logica, una razionalità che sa affascinare anche chi si apre “solo” ad una visione forse diversa, forse spesso solo inascoltata, delle cose e soprattutto delle dinamiche umane, quelle psicologiche e dei sentimenti (forse che psicologia e sentimenti non sono nell’uomo un’ “invenzione” di Dio?), quelle “spirituali” anche nel senso più “laico” del termine…

    E così ancora accade: “Resta con noi perché si fa sera…”

    Perché non siamo noi, ma sono quelle parole – se Dio ci concede di averle – che ancora oggi sono capaci di toccare quei cuori, di sciogliere quel gelo di bubbi, paure, incertezze, solitudine, quando non vera e propria disperazione.
    Per poi anche noi “sparire” alla loro vista, come è giusto che sia, affidandoli all’Opera dello Spirito, sperando e pregando che possano riconoscere Lui allo spezzare del pane, possano riconoscere e ritrovare la Verità che li farà liberi o almeno per quel giorno, per quella sera, avere un motivo di gratitudine, una benedizione a Dio per quell’incontro sulla strada per…

    Questo è “solo” annuncio? O è anche “affetto”, chinarsi sull’altro?

    Credo sia anche affetto e che le persone lo colgano… è prima di tutto l’Amore che hai per Dio, la gratitudine che hai per la Sua Misericordia, ma lo è anche per chi si fa ascoltatore.
    “Perché questo sconosciuto perde tempo per me?” “Perché mi racconta fatti così personali della sua vita, quelli che in fondo mettono in luce i suoi limiti e i suoi errori, non la sua grandezza? (la grandezza è di dio)” “Perché si espone così, in un mondo dove per questo potresti passare dall’essere oggetto di scherno a peggio…?”

    Se il loro cuore sussulta, come il seno di Elisabetta al giungere di Maria, se qualcosa di nuovo “arde nel loro petto”, già questo è recepito come un dono, un gesto di affetto (come minimo) nei loro confronti.
    Così, a volte l’ “ascoltatore”, si fa “narratore” e aprendo il suo cuore, ci perla delle sue sofferenze, dei suoi dubbi, delle sue paure e l’ “ascolto” si fa, nuovamente, segno di affetto, di amore, di misericordia…

    E se nel buio, intravederanno una luce, una via d’uscita, come non si sentiranno amati, beneficati… forse non percepiranno subito, che è Dio che li sta amando, e vorranno riversare la loro gratitudine sui chi si è fatto loro prossimo, ma poco importa… si sarà fatto un pezzo di strada assieme, durante questo nostro terreno pellegrinaggio.

    Once pilgrims always pilgrims 😉

  5. Giusi

    Da sempre uno dei brani del Vangelo da me preferiti. Quante volte il Signore ci passa accanto, ci parla e non ce ne accorgiamo!

  6. Paolo Pugni:

    ” Assenza totale di pregiudizio. Apertura completa a chi porta la buona notizia.”

    E cioè a chi, in pratica? (a chi porta la buona notizia, E cioè a chi, in pratica? a chi porta la buona notizia etc etc…..)

  7. Lalla

    “Non siamo più nell’età della logica”. Ma siccome se la perdiamo perdiamo noi stessi, la nostra stessa essenza, perché il bene e il bello vengono dal logos, benedetto anche chi questa strada ci ha aiutati a non smarrirla del tutto, benedetto Benedetto.

  8. Giancarlo

    Il problema dell’ascolto oggi è che… non c’è nessuno che parla. Al massimo puoi trovare qualcuno che dialoga, ma… se si tratta di insegnare, cosa che spetterebbe alla chiesa, scappano tutti come lepri. Comunque io resto in ascolto di chi vuole parlare. Purchè chi parla lo faccia per portare la buona notizia: che Gesù Cristo è venuto a salvare i miseri peccatori, che li vuole portare in paradiso.

    Altre cose non mi interessano.

    1. “Il problema dell’ascolto oggi è che… non c’è nessuno che parla. Al massimo puoi trovare qualcuno che dialoga, ma… se si tratta di insegnare, cosa che spetterebbe alla chiesa, scappano tutti come lepri.”

      Poi c’è chi, come te, parla a sproposito… a cui si potrebbe dire: “Parla per te!”

    2. paolopugni

      Questo può essere un problema: se vogliamo seguire Gesù dobbiamo ascoltare tutti, non solo la buona novella. Anzi Gesù ha ascoltato soprattutto quella brutta. Farsi tutto a tutti per salvarne molti, come spiega san Paolo.
      Ho paura di un atteggiamento che dice agli altri: parlatemi di Dio che io vi ascolto.
      Meglio una chiesa incidentata, come i primi dodici, che una Chiesa chiusa e autoreferenziale.

        1. In un mondo che ha “difficoltà di ascolto” è altrettanto forte l’esigenza di “trovare ascolto”…
          Dare ascolto, è anch’essa un’opera di misericordia, anche quando passa dal sentire chi soffre o anche solo sta nelle tenebre e nell’ignoranza, urlare, inveire o chiedere conto a Dio del male che vive (perché spesso nel ragionamento dell’uomo comune, Dio o non c’è o se c’è “è colpa Sua…” ;-| – cosa che, dobbiamo ammetttere, capita spesso anche a noi “credenti” di pensare).

      1. Giancarlo

        Mi scusi signor Pugni, forse non mi sono ben spiegato. Gesù, per quel che ne so, è famoso per aver parlato, non per aver ascoltato. Anzi, la Sua Parola è parola di vita eterna, non vuote chiacchiere. Dalla mia chiesa io voglio sentire la Sua Parola, altro non mi interessa.

        Se poi con “ascoltare tutti” intende dire che bisogna essere disponibili ad aiutare tutti, be’, in questo la chiesa è maestra mi pare. Ma mi sembrava che l’argomento del suo post fosse un altro: apertura di cuore all’ascolto della Parola, non ad ascoltare chi ha bisogno.

        Ora, se l’argomento era “apertura, prontezza del cuore all’ascolto della Parola”, allora mi permetto di farle notare che ultimamente mancano quelli che parlano, molto più di quelli che ascoltano. E questo è un grosso problema, perché se nessuno parla con autorità, allora molti si sentono autorizzati a dire qualunque sciocchezza, come spesso ci fa notare Giusi, e nessuno sa più chi è per noi e chi contro di noi.

        http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/11635908/Francesca-Pascale—Il-centrodestra.html

        Questo è quello che succede quando nessuno parla con autorità. Non mi sembra un bello spettacolo.

        1. paolopugni

          Guardi, mi sembra che la pensiamo diversamente, a me sembra che chi parla forte e chiare c’è, a volerlo ascoltare. Quanto poi all’ascolto, mi pare che un conto sia Dio, che peraltro ha ascoltato molto come si evince dai vangeli -e non c’è bisogno che ci sia scritto Gesù ascoltava per capire quanto lo facesse- un conto siamo noi, che al massimo siamo fratelli gli uni degli altri e ci dobbiamo amare gli uni gli altri, e l’amore passa dall’ascolto.

          Il tema era vogliamoci bene e impariamo ad amarci per far capire che siamo suo discepoli e che l’Amore sta lì, non era impariamo ad andare a catechismo. O cercare chi è CON noi e chi CONTRO di noi, descrizione che peraltro mi sembra in netto contrasto con l’insegnamento che dovremmo avere ascoltato, da Gesù e dai suoi santi.

          Se per lei essere credenti è stare in ascolto passivamente della Parola, ammesso che io abbiamo compreso bene quello che dice e non sia in errore, cosa peraltro possibile, beh allora posso confermarle che la penso differentemente.

          1. Giancarlo

            Sbaglierò, a me sembra invece che ci sia una gran confusione nella chiesa; basta fare quattro domande alle persone che la domenica mattina vanno alla messa per avere subito un quadro chiaro del disastro in corso. Che poi il papa parli chiaro e forte su certi temi, si questo lo condivido con lei. Ma quanti vescovi parlano come lui, o come BXVI, sui temi del peccato, della famiglia, del diavolo? Quanti preti parlano dell’inferno?

            Certo, l’annuncio passa dall’esempio (da come vi amate riconosceranno che siete miei discepoli); certo, oggi è importante partire dalle necessità materiali per avvicinare le persone; poi però deve arrivare anche la verità. Ecco, sulla verità ho seri dubbi che si faccia tutto il necessario per custodirla ed insegnarla. Non a caso BXVI ha speso tutte le sue energie per affrontare la crisi della fede, che è all’origine di tutti i mali della chiesa di oggi.

            Per il resto, sia tranquillo: neanch’io so il catechismo a memoria (anche se non sarebbe affatto male saperlo a memoria), né mi interessa fare liste di buoni e di cattivi. Però capire che “CHI NON E’ CON NOI (nella lotta contro il male) E’ CONTRO DI NOI” sono parole di Gesù, mica me le sono inventate io! Indicare CON CHIAREZZA COSA E’ BENE E COSA E’ MALE ed ammonire il popolo di Dio di TENERSI LONTANI DA CHI FA IL MALE, questo è un compito della chiesa, mica me lo sono inventato io!

            Una volta la chiesa non consentiva che, in suo nome, si dicessero cose false. Oggi chiunque, dall’ultimo dei fedeli ai più eminenti cardinali, può dire qualunque cosa senza che nessuno si alzi per correggere. Occorre fornire esempi di questo scempio quotidiano?

            Dice lei: “L’annuncio passa attraverso la carità.”. Giusto, dico io. Ricordiamoci però di custodirlo questo annuncio, di difenderlo dall’errore, dagli uccelli rapaci che vorrebbero portarcelo via. Perché se smarriamo l’annuncio, se dimentichiamo la verità, anche la carità si squaglierà come neve al sole.

            Io credo e spero che non la pensiamo diversamente, anche perché, se davvero non riuscissimo a trovare una comune visione delle cose, questo non farebbe che confermarmi ancora di più nella convinzione che la chiesa sia davvero in un momento di enorme confusione.

            1. paolopugni

              quando dice Chiesa chi intende? perché oggi mi sembra che il Papa parla forte e chiaro e non è affatto confuso.

              1. Giancarlo

                Parlo della chiesa cattolica, naturalmente, e mi spiace che faccia fatica a riconoscermi come cattolico. Comunque, forse le è sfuggito (legga bene allora!): sul fatto che il papa parli forte e chiaro SIAMO D’ACCORDO.

                1. paolopugni

                  ottimo punto di partenza, e quindi mi aiuta a capire dove siamo in disaccordo? perché non lo capisco…

            2. Tutto starebbe poi a stabilire chi è confuso… perché (chissà com’è) quello che ha sempre tutto chiaro e evidente, alla fine se sempre tu Giancarlo, che sempre concludi con la speranza che l’interlocutore sia d’accordo con te…
              Altrimenti… siamo proprio nei guai (!!) 😉

        2. @Giancarlo, l’equivoco sta nel credere che se “qualcuno” (tu poi identifichi questo “qualcuno” nientemeno che nella Chiesa stessa…) parlasse con autorità – o maggior autorità – non sorgerebbero le “Pascale” di turno a dire emerite stupidaggini…! Di quelle o quelli che insegnano il Vangelo secondo loro, è piena la Terra e lo è stata in ogni tempo.

          La Chiesa parla con autorità! Punto…

          Ma forse (e nel tuo caso non sarebbe la prima volta), tu invochi un’autorità “esercitata”, applicata, imposta… percui: scomunica immediata alla signora Pascale (…e se insite? Il carcere? L’esilio?).

          Ma questo sarebbe autoritarismo della peggior specie, non autorità.

          Quindi, se perché una “pascale” qualunque (persona di nessuna autorità sul tema), dice una qualunque “cavolata” o anche se a dirla è persona di ben altra autorità (putroppo ce ne sono), passare come conseguenza all’affermazione che nella Chiesa l’Autorità non c’è – probabilmente non c’è quella che a te piacerebbe ci fosse (fortunatamente) – è come ho detto, parlare a sproposito.

              1. Sara

                Mi trovo d’accordo con quanto da Giancarlo espresso nel commento del 14 giugno 2014 alle 18:54; il Papa parlerà anche chiaro, ma il Papa da solo non è la Chiesa e la Chiesa non è solo il Papa. La Chiesa parla chiaro sempre, in quanto sono la Dottrina e il Catechismo ad essere chiari, ma la Chiesa in carne e ossa, nelle persone di certi suoi rappresentanti, oggi di svarioni ne prende parecchi. Certo, è anche “normale” che sia così, visto che la Chiesa è insieme santa e peccatrice, divina e umana, ma oggi la tendenza mi pare un po’ più grave del solito.

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