Contro i falsi miti di progresso. Intervista a Marco Scicchitano

marcodi Lucandrea Massaro   per Aleteia

Lunedì 19 si terrà a Roma all’Auditorium Antonianum, Viale Manzoni 1, alle ore 21 si terrà un incontro dal titolo “Contro i falsi miti di progresso”. Promotori della iniziativa il dottor Marco Scicchitano, psicologo psicoterapeuta e ricercatore clinico, i giornalisti e saggisti Mario AdinolfiCostanza Miriano e con padre Maurizio Botta esperto di pastorale giovanile. Aleteia ha raggiunto il dottor Scicchitano per una introduzione agli argomenti della serata.

Scicchitano:  Darò una risposta parziale e poco specifica, perché la risposta a questa domanda la daremo esaurientemente insieme agli altri Lunedì prossimo, ed è una sorpresa. Abbiamo pensato questa serata fin dall’inizio come qualcosa che dovrebbe essere caratterizzato da buoni sentimenti di amicizia e gratuità: sarà un dono, visto che è gratuita. E ogni bel dono può essere impreziosito dall’attesa e dalla sorpresa. Approfitto di questa occasione per ringraziare i Frati Minori Francescani e l’Università Antonianum per la disponibilità mostrata. L’Auditorium è veramente un posto eccezionale e particolarmente adatto a quanto andremo a fare Lunedì, non una conferenza, non un dibattito ma qualcosa di diverso.

Qualche anticipazione?

In linea generale però, posso dire che per molti di questi falsi miti del progresso vale una condizione trasversale che li attraversa e li rende pericolosi. Vogliono attestare che l’uomo, grazie al progresso e alle conquiste della teconologia, non deve più attenersi ai limiti che ci da il reale e il naturalmente dato, ma che è libero di fare come vuole, di imporsi e affermarsi a prescindere da tutto, e, a volte, da tutti. Io penso che questo sia un grave errore e che poi, a conti fatti, non sia proprio conveniente. I limiti sono sani, sono reali e proprio con le asperità che portano ci danno l’aderenza necessaria per andare avanti senza sbandare troppo e che comunque siano portatori di una profonda armonia che ci fa essere umani.
Inoltre, da un punto di vista prettamente psicologico, questo atteggiamento a volte non corrisponde a scelte che manifestano maturità e responsabilità, cura e rispetto dell’altro ma piuttosto cela un piglio infantile ed egoistico che pone al centro un solo criterio di valutazione: la soddisfazione e i diritti individuali. E questa è una posizione tipicamente infantile.

downloadSu Aleteia abbiamo avuto modo di parlare del volume – un saggio scientifico – che lei e il professor Cantelmi avete scritto insieme:“Educare al Femminile e al Maschile” (Paoline). L’incontro di lunedì a Roma è una occasione per parlare delle vostre ricerche. Che cosa vi ha spinto a scrivere di questo argomento?

L’iniziativa nasce dall’intuizione del Prof.Cantelmi che la diversità sessuale sarebbe stato un tema importante in cui era doveroso inserirsi con competenza e rigore scientifico. Ha scelto di coinvolgermi proponendomi la scrittura del libro a quattro mani e siamo partiti da quello che è il nostro background professionale quotidiano: il contesto clinico.
Sia io che il Prof. Cantelmi siamo clinici, lavoriamo molto in contatto stretto con persone che si rivolgono a noi presentandosi con il loro modo di vivere ed affrontare i problemi, le loro relazioni e la loro storia. Una disposizione importante per essere un buon clinico, come noi cerchiamo di essere, è quella di “decentrarsi”, uscire dal proprio modo di essere e dai propri schemi mentali e cercare di entrare in contatto il più possibile con l’unicità irripetibile che è la persona che di volta in volta ci troviamo di fronte. Capire le sue peculiarità originali e le caratteristiche che gli sono proprie è il modo concreto in cui manifestiamo concretamente l’accoglienza: “ac-cogliendo” la ricchezza di cui è portatrice. Nel nostro lavoro abbiamo imparato ad svincolarci dagli schemi preconfezionati e a mantenere uno sguardo il più possibile “pulito” e scevro da condizionamenti che derivano dalle posizioni ideologiche. In questo modo è risultato evidente che ci sono delle differenze irriducibili tra maschi e femmine e che è importante tener conto di queste caratteristiche, coglierle ed accoglierle per poter dare una risposta professionale di aiuto più efficace ed utile per favorire il benessere della persona. Similmente si può dire del contesto educativo, ambito d’elezione di questo libro, in cui affermiamo che la valorizzazione delle differenze maschili e femminili, è un valore aggiunto che è possibile sfruttare per il benessere degli educandi.

Il vostro volume parla di educazione e rende evidenti le basi fisiologiche, psicologiche ed evolutive della differenza maschio/femmina. Il MIUR (più o meno consapevolmente) distribuisce il materiale dell’UNAR: sarebbe compatibile con le vostre ricerche o sono due impostazioni inconciliabili?

Rispetto al materiale divulgato il MIUR ha preso le distanze, disconoscendo direttamente la paternità dell’iniziativa relegandola a scelte individuali e parzialmente rispettose del protocollo e delle competenze specifiche dei vari istituti e attualmente si stanno facendo ulteriori accertamenti dell’iter burocratico e amministrativo che ha portato a questo pasticcio. Sono certo della buona fede delle persone interessate, ma forse la fretta e la precipitosità non hanno fatto un buon servizio. Credo che è importante in operazioni che coinvolgono temi profondi ed essenziali come la sessualità dei bambini avere l’accortezza di coinvolgere voci e pareri diversi, come quello dell’associazionismo familiare che, incredibilmente, è stato completamente ignorato.locandinna 19maggio rid

Il mondo della scuola è avvertito di queste ricerche? 

Rispetto a quanto i contenuti del nostro libro siano diffusi e resi noti al mondo della scuola devo riscontrare che siamo, a livello nazionale, leggermente indietro a confronto con altri contesti, come il mondo anglosassone dove le scuole che valorizzano le differenze femminili e maschili sono molto diffuse ed apprezzate. Tuttavia invitati a parlare e a discutere in diverse scuole ed ambiti formativi siamo molto soddisfatti del riscontro che stiamo avendo, ricevendo da molte insegnanti attestazioni di gratitudine per la scrittura del libro che ha rappresentato uno strumento in più per migliorare la didattica e l’approccio educativo. E stiamo continuando a lavorare.

Mario Adinolfi   padre Maurizio Botta   Costanza Miriano   Marco Scicchitano

19 maggio 2014 ore 21:00

Auditorium Antonianum  – Viale Manzoni, 1   Roma

26 pensieri su “Contro i falsi miti di progresso. Intervista a Marco Scicchitano

  1. L.

    Diplomaticamente l’intervistato dice “devo riscontrare che siamo, a livello nazionale, leggermente indietro a confronto…”.
    La situazione è davvero molto più complicata, non solo le cose che dice non sono “ricevute”, ma sono considerate pure “irricevibili”.
    A colpire c’è anche il fuoco “amico”.
    Copio da un commento (di uno dei più noti partecipanti) ad un altro post, quello sulle suore.
    “Il link che qui hai postato riporta una frase attribuita a Mons. ******** da una tal ******* di cui nulla si sa e nulla voglio sapere […], mentre la frase pare proprio sia da attribuirsi al vaticanista Rai ******** (non che la cosa sia consolante in assoluto)”.
    Dunque, una frase “politicamente corretta” è attribuita ad un vescovo (giustamente o no, boh), da un vaticanista del servizio pubblico.
    E noi ci consoliamo che, forse, non l’ha detta il vescovo?
    Quando è invece un caso di scuola di un fall-out che è infinitamente più dannoso dell’esplosione stessa…

    1. Claudio B

      Scusa, ma di fronte a una frase come quella riportata in quel link, sapere se è veramente dovuta a un Vescovo oppure è stata partorita da un giornalista mi sembra di primaria importanza. Oppure il fatto che il Vescovo in questione l’abbia detta o meno è indifferente e conta solo l’opinione che ci si forma in rete?

    2. Giusi

      L prima di rispondere a Bariom non avevo letto il tuo commento. L'”oca” ti ringrazia. Certo che negli ultimi due giorni mi sono presa dai “buoni” tanti di quegli insulti che se non avessi quel minimo sindacale di equilibrio (del quale ringrazio il Signore) avrei dovuto suicidarmi altro che mettermi a piangere!

  2. Giancarlo

    Ecco. La differenza. Dice il prof. Scicchitano: “….è risultato evidente che ci sono delle differenze irriducibili tra maschi e femmine…”.

    Ora mi domando: che senso ha parlare di “diversità” quando si parla di persone omosessuali? Si sente spesso dire “Apertura alla diversità” facendo riferimento, con la parola diversità, all’omosessualità. Insomma si guarda alla persona omosessuale come ad una persona diversa e quindi da accogliere perché, con la sua diversità, contribuirebbe ad arricchire il mondo. Capite il ribaltamento della realtà? La diversità, o differenza, non sarebbe più maschio/femmina ma etero/omo. Solo che non si riflette su un fatto importante: maschile e femminile sono identificativi delle persone; etero ed omosessualità sono invece identificativi del comportamento. Quindi è vero che l’omosessualità rappresenta una diversità, ma una DIVERSITA’ DI COMPORTAMENTO non una diversità tra persone (di pari dignità). E se è vero, come è vero, che L’OMOSESSUALITA’ E’ UNA DIFFERENZA DI COMPORTAMENTO, allora è legittimo anche valutare i diversi comportamenti, assegnando loro il giudizio che meritano. Giudizio quindi, quello sull’omosessualità, che cade sul comportamento, non sulla persona. Giudizio negativo, ovviamente. Ma, soprattutto, GIUDIZIO LEGITTIMO. Doveroso direi.

  3. Giancarlo (Savonarola):

    “allora è legittimo anche valutare i diversi comportamenti, assegnando loro il giudizio che meritano.”

    ….e quale giudizio meritano? (nella clinica, se Scicchitano è un clinico, non esistono giudizi)

    1. Giancarlo

      Ma infatti non ho parlato di giudizio scientifico, ho parlato di giudizio morale, prima di tutto. Poi possiamo parlare di giudizio sulle conseguenze della pratica omosessuale, TUTTE PESANTEMENTE NEGATIVE anch’esse.

      Sul piano scientifico, o della clinica, non mi esprimo: non lo so.

  4. Giusi

    Bariom, se Admin mi tollera ti rispondo qui perchè lì è chiuso. Le posizioni di Castellani sono note e sono state stigmatizzate da tanti. Sai perchè è significativo quello che ho postato? Perchè quella Irene di Napoli di cui nulla vuoi sapere, fa parte di un’organizzazione di ex omosessuali ed era particolarmente risentita dopo il percorso non facile che avrà fatto a sentire quelle parole dalla bocca di un arcivescovo. Inoltre sono molto interessanti i commenti (per es. quello di Dorotea). Se uscissi dai pregiudizi nei miei confronti ti renderesti conto che quello che posto ha un senso. Vai sulla home di quel sito e vai a vedere che belle testimonianze ci sono. Questo dovrebbero divulgare i vescovi! Se poi vuoi continuare a pensare che i mali della Chiesa derivino da me fai pure. Non vado a cercare niente, ogni tanto vado a guardare quel sito commuovendomi per questi fratelli in Cristo che sono tornati ad essere maschio e femmina come Dio li ha creati. E questo non mi sembra nemmeno fuori tema!

    1. Quella che hai postato è una falsità perché NON sono parole di Castellani. PUNTO!
      E tu prima di postare NON ti dai il minimo pensiero di verificare. PUNTO!

      Io NON ho pregiudizi verso di te e lo dimostra il fatto che più di una volta ci siamo confrontati “in privato” proprio perché non mi interessa qui apparire pro o contro a priori, ma se pensarlo ti aiuta a ridurre ad una sorta di persecuzione ogni critica che viene mossa altuo dire o fare, continua pure.

      Ti saluto.

      1. Giusi

        Bariom non sono l’ANSA virgola e comunque la sostanza non cambia virgola (faccio mio il commento di L di cui sopra).

  5. L.

    Giusi e Bariom. Mi spiace la vostra contesa. La verifica per quanto possibile puntuale delle notizie e delle è da auspicare. Ma, acclarato questo, resta il problema di cui dicevo:
    (Una frase “politicamente corretta” è attribuita ad un vescovo – giustamente o no – da un vaticanista del servizio pubblico. E noi ci consoliamo che, forse, non l’ha detta il vescovo? Quando è invece un caso di scuola di un fall-out che è infinitamente più dannoso dell’esplosione stessa…).
    Su questo punto, è necessario riflettere.

    1. Giusi

      L. hai ragione ma io avevo già letto altre cose di Castellani e non ero stupita. Non accetto perchè non è vero che cerco apposta notizie brutte e che le posto per scandalizzare.

      1. E allora riporta correttamente, verifica – per quanto ti è possibile le fonti – e apri semmai un dibattito, invece di “buttar lì” con frasettine da “comare scandalizzata” (“da” comare scandalizzata – non perché sei una comare ecc…)

    2. E questo L. è auspicabile, ma ce modo e modo… ricordo l’ampio e fruttuoso confronto sulle dichiarazioni del Card. Kasper, alle quali mi piace ricordare ho ampiamente partecipato io stesso anche in senso fortemente critico.
      Altra cosa è questa spece di “bollettino degli infami” buttato qui, peggio che nel peggio di altri social di tristissima fama.

      1. Giusi

        Confidavo nella tua intelligenza. Avevo fretta. Avevo appuntamento con un compare che mi doveva mettere in contatto con un’associazione per far venire Adinolfi a Padova dopo il 15 luglio. Speravo che il dibattito lo aprissi tu…. invece di chiamarmi oca ed invocare la mia epurazione! 😀 Firmato: la comare

        1. Forse hai confidato male…
          Pure io avevo fretta (come vedi per entrambi, la fretta è sempre cattiva consigliera…) e mi era girata proprio male.
          Ti ho chiamato “oca” dando un giudizio (personale) al comportamento – lo stesso dicasi per Giancarlo che ho coinvolto nel mio sfogo – perché so benissimo che non lo sei!!!!!!
          😀 Firmato: il non troppo buono del reame (come risulta evidente).

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