Famiglia, la piazza piega il governo di Parigi. In Italia cosa aspettiamo a svegliarci?

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di Alfredo Mantovano

Parigi, 2 febbraio. Ancora una volta la piazza si riempie per protestare contro l’imposizione nelle scuole, fin dalle elementari, di programmi di educazione all’identità di genere: un provvedimento che si aggiunge – ultimo tassello in ordine di tempo – a un mosaico già composto di matrimonio fra persone dello stesso sesso e di legge-omofobia, alla vigilia del voto in Parlamento delle norme sulla Gpa-gestation pur autrui (l’“utero in affitto”).

Una manifestazione ben riuscita, con centinaia di migliaia di persone, che i contrari – i media, francesi e non, e gli esponenti del governo Hollande – hanno tentato di demonizzare, segnalando nel corteo presenze di politici di estrema destra e bollando l’insieme come il corrispondente gallico dei tea party, secondo l’espressione del ministro dell’Interno Manuel Valls. Quanto le famiglie con i passeggini, o i “musulmani per l’infanzia”, che hanno sfilato insieme per i boulevard parigini, abbiano in comune con i militanti del movimento antitasse USA può spiegarlo solo chi ha adoperato questa similitudine. Vero è che, in un momento non idilliaco per il presidente e per il suo esecutivo, con l’occupazione che addirittura decresce, tanti francesi che per l’ennesima volta marciano “contro” non fanno piacere. Tant’è che al governo vi è chi ha chiesto ai partiti che sostengono Hollande di organizzare, a loro volta, una contromanifestazione a sostegno delle sue politiche antifamiliari.

Madrid, 1° febbraio. In piazza ci vanno circa 20.000 donne per protestare contro il progetto di legge sull’aborto proposto dal ministro della Giustizia spagnolo Alberto Ruiz-Gallardon, con slogan che fanno tornare indietro di oltre trent’anni. In realtà quella bozza non riporterebbe alla situazione pre-Felipe Gonzales, bensì a quella pre-Zapatero: l’aborto resta entro la 14ma settimana in caso di violenza nel concepimento o di rischio per la salute fisica o psichica della gestante; nel riferimento all’indicazione “psichica”, è evidente l’estensione della praticabilità: il passo indietro non è poi così significativo. Ma per chi ritiene l’aborto un dogma, in quanto tale da non discutere neanche per sbaglio, ogni pur minuscola limitazione della libertà di uccidere il concepito è peggio di un attentato terroristico. E la protesta sta pagando: il governo Rajoy non appare così convinto dell’iniziativa del titolare della Giustizia, tant’è che ha fatto slittare la discussione e l’eventuale voto all’indomani delle elezioni europee. Anche a Madrid, come a Parigi, se pure in direzioni opposte, la piazza mette in difficoltà l’Esecutivo su un tema eticamente sensibile.

Roma/Italia, 2 febbraio. Come ogni prima domenica di febbraio a partire dal 1979, da pochi mesi dopo, cioè, l’approvazione in Parlamento della legge sull’aborto, in ciascuna parrocchia italiana si celebra la Giornata per la vita. Si celebra? Ho eseguito un piccolo e tutt’altro che scientifico sondaggio: ho chiesto a qualche decina di amici sparsi per la Penisola se e in che termini, andando a Messa domenica scorsa, hanno sentito pronunciate le parole “concepito” e “aborto”. Otto su dieci mi hanno dato risposta negativa; degli altri due, uno ne ha sentito parlare per qualche secondo al momento degli avvisi, uno in modo un po’ più diffuso, con l’invito ad acquistare piantine per aiutare madri in difficoltà. Che i fedeli vadano sollecitati a sostenere le gestanti che non ce la fanno è sacrosanto; che i Centri di aiuto alla vita svolgano un lavoro encomiabile, salvando migliaia di vite umane, è qualcosa che merita riconoscenza da tutta la Nazione; ma che la cifra complessiva di 5.400.000 bambini ammazzati in Italia con l’aborto “legale” dal 1978 a oggi – una media di 150.000 all’anno, secondo quanto informa il ministero della Salute, per 36 anni – meriti qualche cenno, qualche minuto e qualche energia in più, ritengo che sia altrettanto indiscutibile. A meno che non si condivida l’assunto di Stalin, per il quale uccidere una persona è omicidio, ma uccidere un milione di persone è un dato statistico… A meno che non lo si condivida anche solo implicitamente, convinti della sua ineluttabilità.

Ciò che colpisce è che, sollecitati, gli italiani rispondono. La raccolta Uno di noi, tesa al riconoscimento giuridico in Europa dell’identità del concepito, ha raggiunto i due milioni di firme. La Marcia per la vita che si tiene da qualche anno nella seconda domenica di maggio raccoglie adesioni crescenti. Entrambe le iniziative sono state benedette da Papa Francesco, il 13 maggio dello scorso anno (qualora qualcuno abbia dubbi sulla loro opportunità); nella esortazione Evangelii gaudium il Pontefice ha individuato nella “difesa della vita nascente” il legame intimo con la difesa di “qualsiasi diritto umano”, anche sul piano legislativo. I convegni che in queste settimane vengono organizzati da movimenti e associazioni ecclesiali in giro per l’Italia su famiglia e ideologia del gender vedono la partecipazione di volta in volta di centinaia di persone. Che cosa manca? Manca l’efficace coordinamento di queste iniziative e la spinta a indirizzarle verso una grande riedizione del Family day (posto che la prima edizione si è svolta non settanta, ma sette anni fa; perché mai non sarebbe possibile adesso?): per rendere chiaro a chi dai Palazzi fa uscire direttive sull’istruzione “di genere” nelle scuole, o vuol approvare leggi omofobia e sul matrimonio fra persone dello stesso sesso, che una parte significativa dell’Italia è fermamente contraria. E che al tempo stesso quel pezzo d’Italia è convinta che nel nostro ordinamento esistano delle discriminazioni che vanno rimosse e superate: sono le discriminazioni contro la famiglia, che rendono complicato sposarsi, mettere al mondo figli e farli crescere! Nel 2007, col Family day, ciò è stato affermato in modo chiaro, e ha prodotto i suoi risultati.

Si potrebbe replicare: che cosa impedisce di puntare a una manifestazione simile? I laici nella Chiesa hanno la responsabilità di iniziative di questo tipo, facciano pure… È vero, a tal punto che tanti laici questa responsabilità la sentono e la esercitano. Ma un Family day bis non può venir fuori per iniziativa di un singolo movimento o associazione: così non riesce, nel 2007 è andata diversamente. Senza nascondere difficoltà ed equivoci di ogni tipo, superare la rassegnazione implicita che ha portato a trasformare la Giornata per la vita (con poche lodevoli eccezioni) nella Giornata del silenzio (sulla vita) potrebbe riservare positive sorprese. Viceversa, sorprese negative verranno fuori dalla rinuncia a una iniziativa grande e coordinata: dal lato dei Palazzi, la percezione sarebbe – come è stato ultimamente – quella dell’irrilevanza di chi crede in certi principi, e quindi sarebbe intesa come un via libera al delirio legislativo; dal lato di chi protesta, pur con ragioni sacrosante, si accentuerebbe il rischio di derive estremistiche e radicali. Esserci tutti e in modo partecipe e convinto garantisce l’equilibrio della piattaforma con cui confrontarsi con le istituzioni; frammentarsi e lasciare alla libera, e talora anarchica, iniziativa, può rendere padrone del campo chi urla di più. Quando il solo urlo che dobbiamo puntare a moltiplicare è quello dei bambini che riprendano a nascere.

fonte: La nuova Bussola Quotidiana

64 pensieri su “Famiglia, la piazza piega il governo di Parigi. In Italia cosa aspettiamo a svegliarci?

  1. perfectioconversationis

    Noi ci siamo: con la mia famiglia eravamo in piazza nel 2007, siamo pronti a tornarci ora.

  2. lucazacchi

    L’ha ribloggato su Luca Zacchi, energie rinnovate e rinnovabilie ha commentato:
    Parigi, 2 febbraio. Ancora una volta la piazza si riempie per protestare contro l’imposizione nelle scuole, fin dalle elementari, di programmi di educazione all’identità di genere: un provvedimento che si aggiunge – ultimo tassello in ordine di tempo – a un mosaico già composto di matrimonio fra persone dello stesso sesso e di legge-omofobia, alla vigilia del voto in Parlamento delle norme sulla Gpa-gestation pur autrui (l’“utero in affitto”).

  3. …un altro scorretto modo retorico di “discutere” gli argomenti degli altri: iignorarli!

    mi riferisco in particilare al pataccone giornalistico di Andrea Bartoli sulla cui disonestà avevo cercato di attirare la vostra attenzione, senza nessuna risultato!

  4. Giusi

    Questa non è una bella notizia

    La Manif Pour Tous Italia
    CARI AMICI

    NONOSTANTE LE CENTINAIA DI MIGLIAIA DI FIRME CONTRARIE E LE PROTESTE DI MOLTE PIAZZE EUROPEE, STAMATTINA IL PARLAMENTO EUROPEO HA APPROVATO IL “RAPPORTO LUNACEK”, CHE SPRONA GLI STATI HA CREARE UNA SORTA DI “DIRITTO SPECIALE” PER ACCOGLIERE LE ISTANZE POLITICHE ED IDEOLOGICHE DELLE ASSOCIAZIONI LGBT.

    QUESTA RISOLUZIONE – COME AL SOLITO IN QUESTI CASI PRESENTATA COME UN ATTO “CONTRO L’OMOFOBIA” – RAPPRESENTA UN DURO COLPO CONTRO LA CELLULA FONDAMENTALE DELLA NOSTRA SOCIETA’, LA FAMIGLIA FONDATA SULL’UNIONE TRA UN UOMO E UNA DONNA, E I SUOI DIRITTI (IN PRIMIS QUELLI EDUCATIVI), E UN DURO COLPO CONTRO I RAPPORTI NATURALI DI FILIAZIONE (A FAVORE DELLA PROCREAZIONE ARTIFICIALE E DELL’ADOZIONE PER COPPIE OMOSESSUALI).

    QUESTA RISOLUZIONE HA UN VALORE MERAMENTE POLITICO, NON VINCOLANTE. NOI, OVVIAMENTE, NON RICONOSCIAMO A QUEI CONTENUTI LA MINIMA VALIDITA’, E CONTINUEREMO STRENUAMENTE A BATTERCI PERCHE’ QUESTA SOCIETA’ RICONOSCA E PROMUOVA, OLTRE L’IDEOLOGIA, IL SUO PATRIMONIO: LA FAMIGLIA.

    1. vale

      come volevasi dimostrare se non passa la prima volta( sotto altro proponente), passa la seconda.
      e accadrà anche con le leggi sui matrimoni,adozioni,eutanasie varie ecc. poi credo ci sarà una direttiva europea-perché di solito, a queste votazioni del parlamento seguono le direttive della commissione.
      figurarsi se non lo faranno.
      ci toccherà fare come nella “rivolta di Atlante” della Rand.

  5. Alessandro

    caro Mantovano, se vogliamo dircela tutta è andata diversamente perché nel 2007 la Conferenza episcopale italiana godeva ancora della benefica onda lunga della gestione Ruini, ed era presieduta da un Bagnasco in piena sintonia con Benedetto XVI. Seppe dunque mobilitare e coordinare l’evento.

    Oggi la nostra Conferenza episcopale è in travagliata fase di transizione e pressoché acefala, quindi non ha la forza di mobilitare e coordinare un bel niente. Ha un segretario generale ad interim, Galantino, testé insediatosi dopo l’accantonamento di Crociata; il presidente Bagnasco sta per congedarsi (nonostante il suo mandato scada nel 2017), e questa situazione (oltretutto nota da mesi) gli leva ogni effettivo potere.
    Il Papa, estromettendolo dalla congregazione per i vescovi (mai successo al presidente della CEI), inserendovi il vicepresidente Bassetti e creando quest’ultimo cardinale, ha fatto capire che Bagnasco non è – per così dire – il suo presidente ideale, e che Bassetti gli subentrerà al più presto.

    Per il futuro, c’è da dubitare che la linea della nuova CEI sia compatibile con il patrocinio attivo a un Family day 2. E’ ragionevole prevedere che un’iniziativa così vigorosa e “politicamente” dirompente sarebbe considerata da molti presuli nostrani una intempestiva interferenza, una turbativa nei confronti dell’imminente sinodo, dedicato proprio alla famiglia.

    Considerato tutto ciò, ho l’impressione che la mobilitazione su questi temi sia affidata alla buona volontà e all’autonoma capacità organizzativa e aggregativa dei singoli laici e delle singole associazioni e movimenti, comunque una minoranza mal tollerata nella frastagliata galassia cattolica (non è un mistero che la maggior parte di tali associazioni e movimenti considererebbe un Family day 2 una adunata clerico-integralista, e quindi lo diserterebbero, o vi parteciperebbe solo se glielo “ordinassero” – o “raccomandassero caldamente” – quelle gerarchie che dubito fortemente – dicevo – che nei prossimi mesi vorranno “ordinare” o “raccomandare” qualcosa del genere).

        1. LIRReverendo

          Basta gioco delle tre scimmiette. Le persone non sono informate. Bisogna leggere i documenti che vengono approvati e costruire strategie. Il problema dell’italico è il famoso motto “dell’orticello”. Ognuno con gli ortaggi suoi, e guai che non manchino finocchi e cappucci.
          Si devono organizzare incontri di discernimento con i testi alla mano….se qualcuno organizza…posso aiutare (qualche requisito ce l’ho). Si devono fare serate a tema mettendo in sinossi i documenti della Chiesa Cattolica e i documenti “europei”. Chi ci sta?
          Vi ricordo che la troppa acqua sta uccidendo l’orticello.
          Per voi LIRReverendo
          Ps io ci riprovo e consiglio http://ccimitalia.wordpress.com/

      1. SilviaB

        Caspita, però se così fosse significherebbe non considerare più il matrimonio come un Sacramento. Una vocazione.
        Non riesco a crederci.
        Voglio sperare, in fondo il capo della Chiesa è Cristo.
        Voglio pensare che lo Spirito Santo suggerirà le giuste soluzioni (aldilà dei peccati e degli errori degli uomini).

  6. fabio massimo mascolo

    Alessandro purtroppo visti i tempi non si può far altro che concordare con quanto da te scritto …

    1. Roberto

      L’importante è ricordare che, se è compito della Gerarchia indicare le linee guida (che poi non possono essere che quelle); indicare il fine, una volta nell’agone politico la scelta dei mezzi leciti per conseguire tale fine rientra nelle vocazioni del laico, non del Sacerdote.
      Io ho idea che sia il laico che si lascia, seppure in perfetta buona fede, ci mancherebbe, “ingannare” su questo punto, a somigliare a quei “clericali” che, stando almeno alla micidiale intervista scalfariana, non piacciono a Papa Francesco (questo, ammesso che non fosse una delle parti che Scalfari s’è inventato, s’intende… ).

      Certo, un aiuto, un incoraggiamento e un coordinamento da parte della Gerarchia è preziosissimo: la sua mancanza riduce di molto la forza dell’azione del laicato stesso, come scrive Alessandro più sopra. Ma quel che manca è soprattutto vigore nel far capire ai cattolici quanto sia importante spendersi per queste battaglie. Se manca questo, tutto vegeta, salvo avere a che fare con un nemico arrogante e pasticcione come Hollande, che ha dimenticato una delle regole fondamentali del laicismo anticristiano: la rana si bolle lentamente. Alzare il fuoco in modo troppo repentino e violento induce una resistenza naturale, con la quale adesso si trova ad avere a che fare. Speriamo per il meglio, la reazione è bella e rinfrancante, ma considerare che essa è dovuta soprattutto a questo, e non tanto a una migliore formazione, consapevolezza e diffusione del laicato cattolico, non lascia proprio ben sperare nel lungo periodo…

  7. La presenza dei “musulmani per l’infanzia” comunque, qualche dubbio agli organizzatori sarebbe meglio lo facesse venire. Giusto per non trovarsi poi fianco a fianco con chi giustifica lo sfregio della figlia con l’acido perchè si veste “all’occidentale”.

  8. nadia

    cara Costanza, questo è il quinto o sesto “grazie” che ti scrivo… credo non finirò molto presto! grazie perchè attravero il tuo blog vengo a conoscere di ciò che sta accadendo in Francia e in Italia… grazie perchè attraverso il tuo esempio mi sto impegnando personalmente con le Sentinelle in Piedi… e soprattutto, magnifico il disegno del titolo del blog!!! 🙂

  9. Donatella

    Stamattina ho ascoltato, come tutte le mattine, la rassegna stampa su Rai tre. Vi riassumo i commenti del giornalista relativi alla manifestazione di Parigi: ultraconservatori, razzisti, antisemiti, omofobi! Questi sono i commenti “distaccati e neutrali” che gli ascoltatori devono subire! Mi è venuta la nausea. Non bisogna abbassare la guardia: siamo in un regime dittatoriale con sede nel parlamento europeo. Difendiamo i nostri figli ed il loro futuro! NON PREVALEBUNT!!!

    1. Fraser

      Ma, dico io… chi te lo fa fare di guardare la rassegna stampa di raitre?? Anzi.. chi te lo fa fare di guardare rai3? Il loro modo di pensare è ed è sempre stato quello. Di cosa ti meravigli??

  10. vale

    sembrerebbe,dai primi commenti ai dati diffusi in germania e svizzera in merito al questionario sulla famiglia, che la maggioranza dei cattolici ( ? ) diano ragione ad alcuni o molti vescovi quando si parla di dare la comunione ai divorziati risposati( ovviamente il problema riguarda quei divorziati che non hanno chiesto o ottenuto la nullità del precedente matrimonio dal tribunale diocesano o dalla rota) ed il riconoscimento e/o una qualche forma di benedizione per le coppie “altro” dal quelle uomo/donna sposati in chiesa.oltre alla solita solfa della morale sessuale( leggasi sesso fuori dal matrimonio)
    Il vescovo Zollisch dice che “”i fedeli non capiscono più le argomentazioni della chiesa su questi temi e che l’insegnamento della chiesa su matrimonio e famiglia non ha più presa sui giovani” “il Foglio” di oggi pag 1 inserto
    ( forse -dico io- il problema è chi gli insegna cosa insegna e come insegna….)

    come dicevo ieri alla giusi:
    non oso immaginare che verrà fuori al concistoro di fine mese e dal sinodo di fottobre.
    mi preparo a resistere-culturalmente parlando,eh!- come i giapponesi nella giungla…..

      1. Fai clic per accedere a 2014-012c-ITAL-Fragebogen-Die-pastoralen-Herausforderungen-der-Familie.pdf

        Più ombre che luci, si scorgono leggendo il sunto delle risposte date al questionario della Chiesa Cattolica Tedesca, in preparazione al prossimo Sinodo dei Vescovi 2014.

        Al di là di una complessiva, ma generica, richiesta di una maggior vicinanza della Chiesa ai fedeli, rivolta soprattutto alle forme di linguaggio e di comunicazione, ciò che emerge è la spinta e il desiderio a quello che potremmo chiamare, un “adeguamento ai tempi moderni”.
        Insomma un cambio o adeguamento di mentalità e di prassi, di fronte alle attuali dinamiche della Società e della Famiglia, o se vogliamo, di fronte a contraddizioni, malesseri e difficoltà che queste realtà vivono, soprattutto nel rapporto vita-fede.

        Ciò che lascia maggiormente sconcertati è che, a fronte dell’ammissione di una diffusa ignoranza di molti documenti della Chiesa – in particolare quelli Post-Conciliari (Vaticano II) – che affrontano le tematiche sociali, etiche e spirituali, sorga la domanda di “adeguare” appunto, posizioni che affondano le loro radici in una ben consolidata Tradizione (e fondamentalmente nella Scrittura) e che in tempi recenti, hanno visto ben più di un Papa affrontare, illustrare, approfondire, sviscerare, proprio queste tematiche così legate alle problematiche di scelte di vita, che divengono prima personali e poi le base per quelle famigliari. Quantomeno di una famiglia che voglia vivere coerentemente la sua fede.

        Si rileva anche un certa tendenza a non ammettere l’ “ingerenza” degli insegnamenti della Chiesa sulle tematiche che riguardano la sfera dei comportamenti sessuali o le scelte sui sistemi per “gestire” le gravidanze, arrivando sino a non riconoscere come atti che debbono portati alla luce del Sacramento della Riconciliazione, quelli che vengono indicati come non moralmente leciti dalla Chiesa stessa.
        Lo stesso dicasi per le separazioni e i divorzi, che vengono ormai visti quasi come un “inevitabile incidente di percorso”, un moderno “evolversi” dei rapporti di coppia (resta almeno il realismo di considerare separazioni e divorzi come un fallimento).
        Tutto ciò, ha più un sapore di richiesta di adeguamento alla mentalità del mondo, che ad un semplice adeguamento di forme e di linguaggio. Ad una sorta di “annacquamento” del “vino buono”, un “ritagliarsi la verità” in base ad esigenze ed “emergenze”.
        La possibile rinascita dei matrimoni in crisi, può venire dall’adeguamento di quelle che sembrano anti-storiche regole e linee guida o viene dalla radicalità della scelta Evangelica e dall’entrare in una seria conversione?

        Si pone quindi il problema di una serie di indicazioni o quanto meno di attese, che scaturiscono in conclusione da una non-conoscenza, non-consapevolezza o, nel peggiore dei casi, da uno spirito ferito dal peccato (che non viene considerato tale). Certo non possono essere premesse per un vero e fruttuoso discernimento da parte di un popolo di fedeli che pare orientato verso la modifica di aspetti che sembrano secondari o relativi, ma che se messi in discussione o adeguati alla mentalità corrente, possono mettere in crisi le stesse fondamenta su cui si regge il concetto di Famiglia Cristiana.

        Stiamo parlando della Chiesa Cattolica Tedesca, ma pur con le diverse sfumature date da ambiente sociale, storia e cultura, temo non siamo così lontani da quella che potrebbe essere la realtà italiana. Anche qualora lo fossimo, essendo la Chiesa un Corpo, se anche un solo Membro soffre, tutto il Corpo ne soffre.
        Se poi ci riferiamo al tema specifico di questo Sinodo: “Famiglia nel conteso dell’Evangelizzazione”, dobbiamo chiederci: è un’Evangelizzazione che ha per obbiettivo le Famiglie o che vorrebbe le Famiglie come parte attiva di questa Evangelizzazione? Nella seconda ipotesi, stando ai risultati del documento, temo i tempi non siano ancora maturi.

      1. vale

        @senmweb
        già. è nato al cielo.e per veder che tempi corron adesso basta guardarsi una classifica qualsiasi dei libri più venduti del 2013….
        non ti mettere a piangere. via email ,fazzoletti, non te ne posso dare….

  11. Pingback: E noi, quando ci muoviamo? | Le Mani di Maria

  12. fortebraccio

    Cosa manca all’organizzazione?
    Semplice: manca l’idea di a-politicità.

    Quella del 2007 aveva un “partner” tutto filo centrodestra (intendiamoci, più che legittimo!) che faceva (ben!) sperare in un qualche risultato… quel che è successo, si sa.
    Rinnovare la manifestazione nel 2009 avrebbe voluto dire certificare una certa “inadeguatezza” di quella classe dirigente, un ribadire l’efficacia degli slogan e la pochezza dell’azione politica: insomma un’indebolimento (politicamente parlando) piuttosto che uno stimolo, un pungolo…

    Ed allora s’è soprasseduto – tutto qui.

    Perché non si venga a dire che mancavano le persone capaci di gestire un’evento del genere (e le relative associazioni alle spalle).
    Poi diciamocelo: tolti aprile/maggio e settembre/ottobre, quando mai s’è visto una manifestazione in Italia avere successo? sfilare a Gennaio col freddo? coi bambini? siamo mica a Washington o Parigi!

    Mentre sottoscriverei ogni singola parola del capitolo finale (soprattutto il pericolo di lasciare a pochi una bandiera di tutti), mi lasciano un po’ perplesso alcune affermazioni nel paragrafo precedente (semplifico):
    [Esiste un pezzo d’Italia che] è convinta che nel nostro ordinamento [oggi, 2014] esistano delle discriminazioni:
    – contro la famiglia,
    – che rendono complicato sposarsi,
    – [che rendono complicato] mettere al mondo figli

    e quali sarebbero, di grazia?
    (sicuramente lo Stato non aiuta a crescerli, questo sì, ma quei tre punti lì non li vedo)
    (mi da fastidio che un magistrato affermi che il nostro ordinamento prevede delle discriminazioni contro la famiglia, ecco)
    (soprattutto se è stato un politico con ruoli di governo)
    (che poi sono proprio loro che insorgono ogni qual volta che si parla di piano per le case popolari,eh!)

      1. fortebraccio

        certo senm, certo.
        Più che altro mi pareva che il testo volesse sottointendere l’esistenza di discriminazioni di legge (e non di fatto) a danno della famiglia.
        Poi sì, non è un mondo per puerpere!
        Non credo che ce ne siano molti in giro, in generale, diciamo che poi in italia ci mettiamo del nostro!
        Non credo che esista una nazione simile a noi con una pari assenza di servizi sia statali che privati di supporto alla famiglia.
        Francamente non credo che sia possibile dare un reddito ad una persona (donna) solamente perchè ha un bambino piccolo: quanto? per quanto tempo (oltre a quello che è già previsto)? Te le immagini le discussioni del tipo “va tutto agli immigrati” o cose simili?
        E comunque: non è che prima le donne non lavorassero dopo il parto. Le famiglie allargate servivano a questo: grandi aie dove tanti bambini giocavano supervisionati (quando possibile) da quegli anziani che altro non potevano fare…
        Vabbè, ma questo è un’altro discorso – sul quale magari ci ricapiterà di tornare senza uscire OT.

  13. Alessandro

    Il Comitato Onu sui diritti dei bambini impartisce lezioni di dottrina morale al Vaticano:

    “Il Comitato Onu ha invitato la Santa Sede “a fare pieno uso della sua autorità morale per condannare tutte le forme di molestia, discriminazione o violenza contro bambini sulla base del loro orientamento sessuale o l’orientamento sessuale dei loro genitori e a sostenere gli sforzi a livello internazionale per la depenalizzazione dell’omosessualità”.

    Il Comitato, pur rilevando positivamente le affermazioni di Papa Francesco nel luglio 2013, è preoccupato per le dichiarazioni passate della Santa Sede sull’omosessualità che “contribuiscono alla stigmatizzazione sociale e alla violenza contro lesbiche, gay, bisessuali e adolescenti transgender e bambini cresciuti da coppie dello stesso sesso”. Il Comitato raccomanda inoltre alla Santa Sede di ritirare dalla sua legislazione, come annunciato oralmente, l’espressione discriminatoria “figli illegittimi” per i bambini nati fuori dal matrimonio.”

    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/associata/2014/02/05/-Onu-Santa-Sede-ha-permesso-abusi-migliaia-bambini_10016938.html

    Manca solo che all’Onu si insedi una commissione che pretenda di riscrivere il Catechismo. A capo della commissione insedierei la Lunacek, così i diritti dei bambini saranno pienamente al sicuro:

    http://www.tempi.it/chi-e-ulrike-lunacek-l-eurodeputata-lgbt-che-non-si-fa-problemi-a-proporre-l-educazione-sessuale-interattiva-per-i-bimbi-di-4-anni

    1. Alessandro

      La Sala stampa vaticana ha replicato:

      “Alla Santa Sede rincresce di vedere in alcuni punti delle Osservazioni Conclusive un tentativo di interferire nell’insegnamento della Chiesa Cattolica sulla dignità della persona umana e nell’esercizio della libertà religiosa. La Santa Sede reitera il suo impegno a difesa e protezione dei diritti del fanciullo, in linea con i principi promossi dalla Convenzione sui Diritti del Fanciullo e secondo i valori morali e religiosi offerti dalla dottrina cattolica.”

      http://it.radiovaticana.va/news/2014/02/05/abusi_su_minori._mons._tomasi_a_comitato_onu:_testo_gi%C3%A0_scritto,/it1-770506

        1. Roberto

          Effettivamente stavo pensando la stessa cosa… ma credo che sia Provvidenzialmente meglio che non sia io a dover replicare ufficialmente a certe bestialità 🙂 😀

        2. JoeTurner

          Secondo la diplomazia vaticana “perplessità” dovrebbe suonare come un “vaffa….” (per quanto un bel vaffa esplicito ce stava bene …)

    2. L’ONU chiede alla Chiesa di:

      “Valutare il numero di bambini nati da preti cattolici, scoprire chi sono e prendere tutte le misure necessarie per garantire i diritti di questi bambini a conoscere e ad essere curati dai loro padri”.

      1. vale

        si potrebbe chiedere all’onu di valutare il numero degli stupri e dei bambini nati da tali atti commessi dai caschi blu-dell’onu- in giro per il mondo e specialmente in africa e prendere tutte le misure necessarie per garantire i diritti di questi bambini a conoscere e ad essere curati dai loro padri( possibilmente-visto quel che si legge in giro- dopo che si siano fatti un po’ di galera…)
        tanto per “pav condicio”….

          1. LIRReverendo

            Anche ai filosofi, che se organizzazioni non sono, di “deviazioni” ne producono.
            Sempre LIRReverendo

        1. Eggià. Fatevi un giretto per google usando come chiavi d’accesso “UN employees” e “paedophilia”.

          Per esempio nel 2005 scoppiò uno scandaluccio a proposito di un rapporto riservato a proposito delle attività ricreative di dipendenti dell’ONU in Congo, Burundi Kosovo, Sierra Leone, Liberia e Guinea
          http://www.weeklystandard.com/Content/Public/Articles/000/000/005/081zxelz.asp

          Inoltre di pedofilia nella Chiesa cattolica se ne parla già da diversi anni: com’è che l’ONU se ne accorge solo ora?

      2. Lalla

        Apperò! Mentre i nati da inseminazione eterologa o da uteri in affitto non avrebbero tale diritto? Bei pesi e belle misure!

      3. Giusi

        In linea di massima quando un prete fa un figlio si spoglia e si sposa. Adesso pure l’ONU deve dettare la linea alla Chiesa! Pure ‘e pullece tenen ‘a tosse!!!! Vescovi, sacerdoti, cardinali, Papa tirate fuori le p……….!

  14. “La Santa Sede reitera il suo impegno a difesa e protezione dei diritti del fanciullo, in linea con i principi promossi dalla Convenzione sui Diritti del Fanciullo e secondo i valori morali e religiosi offerti dalla dottrina cattolica.”

    …se fosse ancora vivo Giovanni Boccaccio ne tirerebbe fuori diverse novelle!

  15. Alessandro

    Papa Francesco farà cardinale nel prossimo concistoro un arcivescovo… omofobo!

    “La Procura spagnola di Malaga ha aperto un fascicolo nei confronti dell’arcivescovo emerito di Pamplona – e futuro cardinale – Fernando Sebastian Aguilar, per aver affermato che l’omosessualità “è una forma di deficienza
    sessuale”.

    La magistratura intende chiarire se le dichiarazioni del prelato – rese nel gennaio scorso in un’intervista a un quotidiano di Malaga – costituiscano oggetto di reato. A intentare causa contro Sebastian per oltraggio alla Costituzione (che garantisce i diritti fondamentali della dignità e della non discriminazione) e incitamento all’odio e alla discriminazione è stata l’ong spagnola per i diritti degli omosessuali, Colegas.

    Una petizione on-line che chiede al Vaticano di sospendere la designazione dell’84enne Sebastian come cardinale “per la sua incurabile omofobia” ha raccolto 20mila firme.”

    http://www.ilmondo.it/esteri/2014-02-05/spagna-indagato-arcivescovo-pamplona-affermazioni-gay_405318.shtml

    Che ha detto Aguilar?

    “Il papa accentua i gesti di rispetto e di stima a tutte le persone, ma non tradisce né modifica il magistero tradizionale della Chiesa. Una cosa è manifestare accoglienza e affetto a una persona omosessuale, un’altra è giustificare moralmente l’esercizio dell’omosessualità. A una persona posso dire che ha una deficienza, ma ciò non giustifica che io rinunci a stimarla e aiutarla. Credo che è questa la posizione del papa”.

    E all’intervistatore che gli ha chiesto se per “deficienza” intendeva l’omosessualità dal punto di vista morale, ha risposto:

    “Sì. Molti si lamentano e non lo tollerano, ma con tutto il rispetto dico che l’omosessualità è una maniera deficiente di manifestare la sessualità, perché questa ha una struttura e un fine, che è quello della procreazione. Una omosessualità che non può raggiungere questo fine sbaglia. Questo non è per niente un oltraggio. Nel nostro corpo abbiamo molte deficienze. Io ho l’ipertensione. Mi devo arrabbiare perché me lo dicono? È una deficienza che cerco di correggere come posso. Il segnalare a un omosessuale una deficienza non è un’offesa, è un aiuto perché molti casi di omosessualità si possono ricuperare e normalizzare con un trattamento adeguato. Non è offesa, è stima. Quando una persona ha un difetto, il vero amico è colui che glielo dice”.

    http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/01/20/lomosessualita-e-peccato-risponde-il-neocardinale-di-cui-bergoglio-si-dice-alunno/

    1. Clockwork

      Effettivamente, in questo contesto “deficiente” non è usato in senso spregiativo, ma solo etimologico (da deficere, mancare). Non mi stupisce ciò che dice il vescovo (peraltro abbastanza prevedibile, dall’alto dei suoi 84 anni d’età e 60 di servizio clericale), mi stupisce davvero la reazione della stampa spagnola: davvero si aspettano che la Chiesa cambi opinione? che si adegui a ciò che l’Onu dice? Forse non hanno ben capito ancora che Papa hanno davanti.

      1. LIRReverendo

        E ne hanno anche un altro di dietro, e che Papa. Sono accerchiati. Onu contro due…Papi.
        LIRReverendo

  16. Alessandro

    La Conferenza episcopale del Venezuela ha diffuso una chiara e vigorosa “Nota dottrinale-pastorale sul matrimonio” nella quale respinge il matrimonio gay (e deplora una proposta di legge che vuole introdurlo nella legislazione venezuelana) e contesta l’ideologia del gender:

    “En los últimos tiempos, debido a planteamientos antropológicos cuestionables, se han venido presentando visiones distorsionadas sobre el matrimonio y la familia, así como una ideología del género que pretende desvirtuar la Verdad sobre la persona humana, el auténtico sentido de la sexualidad y hasta cambiar la esencia natural del matrimonio. Una de esas distorsiones es el así denominado “matrimonio igualitario” o uniones entre personas del mismo sexo.

    En nuestro país algunos grupos sociales están promoviendo la aprobación de este tipo de “matrimonio igualitario” o uniones entre personas del mismo sexo. Incluso han hecho la solicitud de la sustitución de los términos ‘marido y mujer’ por ‘personas’ en el artículo 44 del Código Civil Venezolano; esto con el fin de que en Venezuela pueda ser aprobado el llamado matrimonio igualitario. En este sentido, queremos llamar la atención a todos los creyentes y personas de buena voluntad. Lo hacemos desde nuestro oficio magisterial:

    Ninguna ideología puede cancelar del espíritu humano la certeza de que el matrimonio en realidad existe únicamente entre dos personas de sexo opuesto, que por medio de la recíproca donación personal, propia y exclusiva de ellos, tienden a la comunión de sus personas. No existe ningún fundamento para asimilar o establecer analogías, ni siquiera remotas, entre las uniones homosexuales y el designio de Dios sobre el matrimonio y la familia. Los actos homosexuales, en efecto, cierran el acto sexual al don de la vida. No proceden de una verdadera complementariedad afectiva y sexual.

    Tampoco se debe hablar del “matrimonio igualitario” entre personas del mismo sexo como si se tratara de un derecho humano. Los derechos humanos nacen de la ley natural y de la moral auténtica y no de ideologías, de propuestas culturales o de decisiones de entes jurídicos o legislativos. Es falso el argumento según el cual la legalización de las uniones homosexuales sería necesaria para evitar que los convivientes, por el simple hecho de su convivencia homosexual, pierdan el efectivo reconocimiento de los derechos comunes que tienen en cuanto personas y ciudadanos…

    Pedimos a todos los miembros del Pueblo de Dios reafirmar y proclamar la enseñanza de la Iglesia, sobre la sexualidad, el matrimonio y la familia. A los sacerdotes, les urgimos sobre el deber que tienen de hacerlo en todo momento sea a través de las homilías, la catequesis y la enseñanza de la sana doctrina. Los catequistas y los maestros católicos aprovechen toda oportunidad para hacerlo tanto con sus alumnos como con los padres y representantes de los mismos. De igual modo, en las escuelas católicas, en los grupos parroquiales, en los grupos juveniles y en otras instancias eclesiales se ha de proponer esta enseñanza. Los laicos, en especial quienes trabajan en la pastoral familiar, están llamados a ser voceros de esta doctrina eclesial. Nadie está exceptuado a hacerlo como tampoco se pueden esperar otros tiempos para hacerlo.”

    http://www.cev.org.ve/index.php/noticias

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