Avanza la dittatura. Nel silenzio

di Luigi Negri*

Oggi, martedì 4 febbraio,  il Parlamento europeo voterà un progetto (la Relazione LunacekQUI il testo integrale)  teso ad obbligare tutti gli Stati membri dell’Unione a riconoscere i matrimoni omosessuali e qualsiasi altra forma di coppia, nonché ad iniziare i bambini e i giovani a una visione pansessualistica della realtà sociale. Una visione in cui di fatto vengono riconosciute alle devianze, anche le più patologiche, il valore di diritti, personali e sociali.

E’ un segnale sinistro di un coagularsi della mentalità laicista anticattolica – anzi più decisamente antiumana – in modo che essa sia imposta senza colpo ferire, e in cui anche il minimo riferimento dialettico sembra essere considerato quasi come un delitto di lesa maestà.

Maestà di chi? La maestà risiede nei popoli dell’Unione ed essi devono essere messi in grado di valutare con realismo e responsabilità le proposte che, appunto, dovrebbero permanere come proposte su questi temi di così grande rilievo per la vita dei popoli e delle nazioni.

Pertanto per la responsabilità che ho nei confronti della comunità cristiana – ma aldilà di essa, nei confronti di tantissimi uomini di buona volontà che incontro nel mio quotidiano impegno pastorale – sono cordialmente e ammiratamente d’accordo con le iniziative che Manif pour Tous in Europa e in Italia sta mettendo in atto  per iniziare almeno un’opera di grande sensibilizzazione nei confronti di queste vicende di carattere etico sociale e dei tentativi ideologici che si stanno compiendo. Mi sembra l’espressione di una laicità sana, di una laicità che per protestare contro posizioni che si rivelano in effetti violente non fa riferimento ad altro che alla propria libera coscienza, alla propria capacità di responsabilità, alla volontà di servire il bene comune del popolo e della nazione.

Ma oltre che questo clima di caccia alle streghe per cui in Europa si cominciano ad arrestare cittadini rei soltanto di portare una maglietta che porta l’immagine di una famiglia normale, tradizionale; oltre questo clima di pressione impositiva, colpisce gravemente e stupisce il silenzio reiterato di tutte quelle realtà istituzionali che a vari livelli e nei vari ambiti della vita sociale sarebbero tenuti a una presa di posizione significativamente dialettica nei confronti di quello che si sta sostanzialmente imponendo.

Questo silenzio non impedirà alla storia di giudicarlo come una debolezza imperdonabile, che diviene di fatto collusione e quindi corresponsabilità. Ben altri furono gli atteggiamenti che, soprattutto da parte del popolo cattolico, si tennero in momenti gravi per la democrazia del paese.

In questa prospettiva un altro fattore mi ha colpito. Ho partecipato in qualità di arcivescovo di una diocesi italiana, alla serie di manifestazioni che si sono tenute in occasione della Giornata della memoria delle ingiustizie e dei delitti compiuti nei confronti della presenza ebraica nel nostro paese. Non ho potuto evitare un certo disagio quando soprattutto nella presentazione storica degli avvenimenti – non da parte delle istituzioni, ma da parte di partecipanti a titolo di impegno culturale – si è corso il rischio di ricostruzioni parziali in cui certi fattori degli eventi così tragici erano minimizzati. Ad esempio la grande presenza della Chiesa in Italia, la difesa di migliaia e migliaia di ebrei che per questo aiuto poterono sfuggire a destini terribili. Ma aldilà di questo mi ha colpito l’esilità della speranza che si voleva costruire su questa memoria, dove spesso prevaleva un atteggiamento di rivalsa.

Su che cosa si costruisce la speranza dei giovani, un futuro buono per la nostra società?
Si costruisce sulla memoria di un passato ignobile che certo non è da dimenticare, non può essere dimenticato, ma che non costituisce una base solida su cui porre quella speranza affidabile, umanamente affidabile, di cui ha parlato il grande papa Benedetto XVI nella sua enciclica Spe Salvi?

Ho pensato amaramente in questi giorni che se il marchingegno diabolico delle ideologie e dei sistemi totalitari è stato brutalmente imposto a popoli come la maggior parte di quelli europei, che erano stati maturati da secoli di una autentica e profonda educazione cristiana e umana; che se nonostante questo i popoli subirono questa violenza, resistendo molte volte nella loro coscienza e in moltissimi altri casi anche nella espressione della loro vita culturale e sociale. Allora, se certi sistemi sono stati imposti a quel tempo, quale resistenza potrà esserci alla dittatura che si sta preparando?

Essa è una dittatura del massmediatico, del politicamente e del culturalmente corretto, che trova una tradizione cattolica ignorata dalla maggior parte dei giovani, ignorata perché la maggior parte di quelli che doveva parlargliene non gliene ha parlato in modo adeguato; trova una trama di vita sociale debolissima sul piano personale, sul piano della coscienza umana, sul piano della consapevolezza dei valori etici fondamentali; insomma trova un popolo disintegrato, che rischia di subire una dittatura senza neanche la nobiltà dell’opposizione.

Non sono riuscito a uscire da queste manifestazioni, che hanno avuto per me personalmente il valore di una grande testimonianza, con una speranza sul presente e sul futuro, se non una sola: quella di non demordere quotidianamente dal mio impegno di essere educatore del popolo cristiano alla fede, e del popolo umano con l’esperienza del fascino del vero, del bene, del bello e del giusto. Ma l’amarezza è che forse si riducono ogni giorno di più le fila di coloro che si assumono questa responsabilità. E anche qui tanto silenzio incomprensibile non potrà che essere giudicato anch’esso a suo tempo se non come un tradimento.

* Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

25 pensieri su “Avanza la dittatura. Nel silenzio

  1. Lucia

    “Su che cosa si costruisce la speranza dei giovani, un futuro buono per la nostra società?”
    Sono giovane e me lo sto chiedendo spessissimo ultimamente…
    Mi vado a rileggere la Spe Salvi

  2. MiaMaria

    Spero non sia troppo tardi. E’ un lavoro subdolo che è in atto oramai da troppo tempo. e ve lo dice una del tempo di ‘io sono mia’. l’Uomo si perde ed annulla la sua dignità in nome di una falsa libertà che col passare degli anni e il vedere le cose in una prospettiva diversa, diventa schiavitu. La vera libertà è quella di seguire il cammino affidandosi alle regole che la nostra Religione ci da. Il nostro incontro con Dio non ci deluderà MAI. Spero non sia troppo tardi, ripeto. Il lavoro di branwashing è iniziato già da decenni.

  3. Roberto

    Servirebbero di certo più Arcivescovi come Luigi Negri. Potrei avere qualcosa da obiettare sull’affermazione “la maestà risiede nei popoli dell’Unione”, anche se ho capito in quale senso lo intende l’Arcivescovo, ed egli stesso nel prosieguo indica quello che è il problema: la mancanza e il silenzio nei posti di comando; il vuoto spinto e opportunista di chi ha la responsabilità dei propri sottoposti; il rifiuto di sviluppare una battaglia delle idee per non turbare lo status quo. La mancanza di un coordinamento in tal senso è una debolezza fatale.

  4. “Una visione in cui di fatto vengono riconosciute alle devianze, anche le più patologiche, il valore di diritti, personali e sociali.”

    “La vera libertà [al contrario] è quella di seguire il cammino affidandosi alle regole che la nostra Religione ci dà [con l’accento]”

    Invece no? Nessun riconoscimento di nulla? Vi siete digià dimenticati l’articolo, quello vero, del Guardian messo ieri?

  5. Forte consonanza coll’ultimo articolo di Socci (http://www.antoniosocci.com/2014/02/povera-italia-piove-sulle-lacrime/) che parla di altre catastrofi ma in fondo sono tutte collegate, quelle della natura ambientale e quelle della natura umana, e ci ricorda la sola vera arma che abbiamo

    «Perfino lo struggente lamento sull’Italia del Petrarca, riletto alla luce delle cronache del maltempo, assume una connotazione beffarda vista l’evocazione di quei fiumi: “Italia mia, benché ’l parlar sia indarno/ a le piaghe mortali/ che nel bel corpo tuo sí spesse veggio,/ piacemi almen che ’ miei sospir’ sian quali/ spera ’l Tevero et l’Arno/e ’l Po, dove doglioso et grave or seggio”.
    Il grande poeta faceva seguire a questo sconsolato esordio, una preghiera: “Rettor del cielo, io chieggio/ che la pietà che Ti condusse in terra/ Ti volga al Tuo dilecto almo paese”.
    E forse è l’unica cosa che dovremmo reimparare a fare.
    “Difendi, conserva, prega”, scriveva anche Pier Paolo Pasolini in quella sorprendente poesia-testamento in friulano che aveva dedicato – poco prima di morire – a “un fassista zòvin” (a un giovane fascista).
    Oggi che non ci sono più ideologie, tutti potremmo e dovremmo forse raccogliere l’esortazione visionaria di Pasolini alla gioventù, un appello ad essere “un santo o un soldato: un santo senza ignoranza, un soldato senza violenza”.»

  6. vale

    l’amarezza è che forse si riducono ogni giorno di più le fila di coloro che si assumono questa responsabilità. E anche qui tanto silenzio incomprensibile non potrà che essere giudicato anch’esso a suo tempo se non come un tradimento.

    già ho brutte sensazioni per il sinodo straordinario sulla famiglia di ottobre……( vedi Maradiaga…)

  7. 61Angeloextralarge

    “Ben altri furono gli atteggiamenti che, soprattutto da parte del popolo cattolico, si tennero in momenti gravi per la democrazia del paese”: mi fermo qui. Leggiamo la storia e prendiamone il buono ed il bello. Lottiamo attraverso l’Amore di Dio, che non è mai violento… anzi! Teniamo duro e facciamo sentire la nostra voce, attraverso ogni manifestazione publica che viene indetta a favore dei valori cristiani; attraverso raccolte di firme; attraverso blog, siti e quanto altro il web ci offre per parlare! Anche su questo ci sentiremo dire: “Cosa ne hai fatto di tuo fratello?”.
    Un grazie di cuore a Costanza, Admin, e altri blogger! Smack! 😀

      1. Davide

        E, aggiungo, con Papa Francesco e la Chiesa tutta!

        Comunque grazie per la segnalazione Giusi, ti sei ricordata! 😉 🙂

      1. Grazie cara, cercherò gli indirizzi di quelli afferenti al PPE e mi caverò la soddisfazione di scrivere a ciascuno di loro che il mio voto alle prossime elezioni lo possono guardare in cartolina.

          1. Giusi

            Io abolirei pure le Regioni se è per questo; servono solo per rubare. Solo Stato e sindaci è più che sufficiente.

        1. Giusi

          Anche perchè lì ci sono le preferenze. Pure quelle smandrappate di Forza Italia hanno votato a favore! .

  8. fortebraccio

    Interessante!
    ognuno trova i propri elementi di soddisfazione – e bene, vuol dire che ne ha tante , di ragioni.
    Ad esempio: “che trova una tradizione cattolica ignorata dalla maggior parte dei giovani, ignorata perché la maggior parte di quelli che doveva parlargliene non gliene ha parlato in modo adeguato”.
    Purtroppo devo confermare – e mi chiedo di chi sia “più colpa”: preti oberati da mille impegni (perché sempre meno), catechisti/e (idem), genitori che non sono più d’esempio, mass media in generale (perché non è loro tornaconto)?

    Però dai: pochi ma buoni, esistono dei “resistenti”.
    Piccoli Lot crescono?
    (e considerate che è una battuta fino ad un certo punto, dolce-amara, via)

    Due insignificanti considerazioni a lato:
    Questa Relazione non imponeva niente, non poteva, non era nelle sue possibilità. Il piccolo errore (che nell’articolo originale della NBQ viene garbatamente notato) può essere perdonato in quanto microscopico.
    Dopo i fatti di Parigi, ‘sta Relazione resterà carta di giornale: buona per avvolgerci il pesce al mercato il giorno dopo. non se riparlerà per moolto tempo.

  9. Giorgio

    qualcuno ha letto il rapporto Lunacek? c’è il link in alto nel post, in italiano. il testo è chiaro e comprensibile a tutti.

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