Cosa resta dell’idea di matrimonio oggi?

screw_love_art

di Lucandrea Massaro   Aleteia

Attivissimo sul web con un videoblog a contenuto catechetico assieme alla giornalista e scrittrice Costanza Miriano, sacerdote biellese, oratoriano, in forza alla romanissima Chiesa Nuova, quella di San Filippo Neri, e membro dell’ufficio Catechistico della Diocesi di Roma è padre Maurizio Botta.

Lo abbiamo contattato per un commento su un tema che sempre di più invade le cronache e le bacheche dei social network vuoi per la curiosità dei singoli episodi, vuoi per lo scandalo o l’interesse che suscitano tutte le notizie circa il matrimonio – o più correttamente  le unioni – tra omosessuali o transgender.

Padre Maurizio, la Cassazione è di recente intervenuta sancendo il principio di autodeterminazione e ribadendo la liceità delle coppie di fatto. Il caso in particolare riguarda una coppia sposata emiliana in cui il marito ha cambiato sesso: i due hanno ottenuto di veder riconosciuto il matrimonio. Che ne pensa?

Il problema in questo caso non è un problema confessionale, bensì antropologico. Ci sono visioni antropologiche che non sono compatibili tra loro rispetto a cosa sia l’uomo nella sua essenza. Il nostro stesso patrimonio genetico indica una catena maschio-femmina da cui veniamo generati e che genera a sua volta anche una necessità psicologica nell’educazione: la prole ha bisogno di uomo e donna per confrontarsi e maturare. E’ una questione antecedente al cristianesimo, perfino alla rivelazione biblica e guarda alla naturalità dell’umanità.  L’altra opzione, l’altra visione, viene dalla cosiddetta “Teoria dei generi” che ne enumera non due, ma decine, tutti componibili l’uno con l’altro. Ma la differenza in questo caso investe l’approccio con cui si guarda a questi temi: nel secondo caso abbiamo una cultura dove non c’è l’attenzione al bambino. L’attenzione è interamente focalizzata sui diritti degli adulti e sul soddisfacimento dei loro desideri, mentre nel primo caso si mette al centro di tutto le necessità del bambino. Sono due paradigmi diversi in cui o prevale l’interesse del più debole (il bambino) oppure no.

Oltre alle coppie di fatto e ai “matrimoni” tra omosessuali, si stanno – per ora casi limite non ancora regolamentati dalle legislazioni nazionali – diffondendo casi di poligamia (Olanda e Brasile) oppure addirittura casi di “matrimonio” tra uomo e animali (Australia), al fine di certificare un legame di affetto.

Bisogna ripartire da una riflessione di Benedetto XVI,  che disse come oltre ad una corretta e opportuna “attenzione all’ecologia a 360 gradi” fosse necessaria anche una “attenzione a preservare  anche l’ecologia umana”. Il matrimonio come istituto giuridico nasce dalla presa d’atto di un dato di fatto e di natura, come ho già spiegato. Invece se il centro della questione diviene il legame di affetto allora si confondono i piani e si apre ad ogni tipologia di legame affettivo e tutto diviene “matrimonio”. Distinguiamo quindi tra poligamia e poliamore, che è questo il tema della nostra contemporaneità: tutti sono sposati (o sposabili) con tutti. Se si norma il desiderio tutto è possibile. Molto semplicemente verranno normati quei desideri di chi ha il potere politico e comunicativo di trasformarli in “diritti”. Ma poiché i desideri sono infiniti, va da sé che non c’è più un limite a cui appellarsi.

Non è una questione solo italiana…

E’ una trasformazione che coinvolge tutta l’Europa, oggi lo vediamo in Francia, in Olanda e lentamente con l’approvazione di singole legislazioni si arriverà ad uniformare la questione in tutta la UE. E’ un percorso che va avanti quasi per inerzia e anche in Italia si arriverà alla “parità giuridica”. La forza mediatica è tale che è l’immaginario collettivo ad essere sotto attacco, se la retorica dei mass media dice che chi si oppone al matrimonio omosessuale è un “retrogrado” o un “omofobo”, insomma se si dà a priori una caratura negativa a chi dice quello che pensa e vuole ragionare, allora nessuno si oppone, se non in cuor suo e allora di fronte ad un provvedimento di legge nessuno protesta. Ma se si ha la forza di imporre un tema su tutti i media, allora forse non c’è tutta questa discriminazione, o no?

Eppure per esempio si potrebbe obiettare che la poligamia è accettata nell’Antico Testamento,  oppure l’omosessualità nel Mondo Antico…

Questo avviene poiché Dio si rivela ad un vero popolo in una vera storia: c’è un progressivo superamento dei costumi e della violenza umana nel corso della Rivelazione, è un vero e proprio percorso pedagogico. Come con i bambini, lentamente si cresce nella fede, si capiscono meglio le cose, si matura. La fede della Bibbia è una fede protesa a Cristo che è venuto “a compiere e perfezionare”, non c’è una abolizione ma un completamento. Per quanto riguarda l’omosessualità – ad esempio nel mondo greco e romano – era tollerata ma nessuno (neppure chi la praticava!) si immaginava di renderla il fulcro della società, nessuno ne costruiva un modello di affettività o di famiglia. La cosa più utile è mantenere un approccio di ragione nel confronto col mondo laico: noi cristiani non abbiamo un’etica rivelata, ma basata sulla ragione, semmai confortata dalla fede. Il problema è che sempre di più il buon senso viene vissuto come una violenza…

fonte> Aleteia

31 pensieri su “Cosa resta dell’idea di matrimonio oggi?

  1. Alèudin

    Assolutamente d’accordo con l’articolo, l’ultima frase è emblematica:

    “Il problema è che sempre di più il buon senso viene vissuto come una violenza…”

  2. Carlo

    Troppa nebbia, troppi fumi, anche dentro la Chiesa stessa…secondo me ci vorrebbe un bel pronunciamento, EX CATHEDRA, urbi et orbi, del Papa, che ci dica che cosa DEVE essere rifiutato da chi non vuole collocarsi EXTRA ECCLESIA. A tutti noi non rimarrebbe che obbedire o no; finalmente, però, nella limpidezza delle posizioni. Se poi certi argomenti sono realmente discutibili, opinabili, da approfondire, “negoziabili”, anche questo ci venga detto a chiare lettere e ognuno metterà in campo le sue idee, la sua ragione ed il suo cuore…e si confronterà senza mettere Cristo dove non va messo. Cristiani, e cattolici, ce ne sono di tutti i tipi: di destra, di centro, di sinistra, progressisti, conservatori, tradizionalisti ecc. ecc….il problema (dal punto di vista delle fede) è solo quello di sapere come rimanere con Cristo, nella verità. Questo solo il Papa può dirlo.

    1. Roberto

      Eh Carlo, un bel sogno piuttosto irrealistico che non può che restare tale. Mi accontenterei di qualche sanzione come si deve almeno per i più ribelli che hanno l’ardire di definirsi cattolici pur essendo una fucina d’apostasia, ma anche questo è troppo chiedere. Ci sono ragioni, che non necessariamente devono piacerci… tant’è. Va detto però che il Magistero si è già pronunciato su tutto quello che serve sapere; e per come vanno le cose il Papa dovrebbe ripetere il pronunciamento che vagheggi almeno 2 volte al mese e non so se servirebbe comunque. Non per nulla Alessandro ha giustamente ricordato Papa Paolo VI…
      Comunque capisco bene cosa vuoi dire 😉

    2. Carlo io non sottovaluterei la nostra coscienza messa di fronte a Dio… (e se qualcuno fa “orecchie da mercante”, peggio per lui).

      Sinceramente la “smania” di avere sempre un “legge” che definisca esattamente cosa è questo e cosa non è quello, quasi si volesse tornare a “quella legge” che come sappiamo non salva – “… infatti se la giustificazione viene dalla legge, Cristo è morto invano.” (Galati 2, 21) – mi sembra più desiderata per sentirsi dalla “parte dei buoni” e dire ad altri: “ecco voi siete i cattivi… via, lungi da noi!”.

  3. Alessandro

    La Chiesa sta diventando l’estremo baluardo della ragione e del buon senso, contro il tripudio dell’irrazionalismo e della pulsione innalzata a diritto. Oggi tenere in onore la ragione è impopolare, e per questo la Chiesa è impopolare, sempre più segno di contraddizione.
    Mi viene in mente la splendida omelia, riportata ieri dall’Osservatore Romano, con la quale il cardinal Ratzinger commemorò Paolo VI all’indomani della sua scomparsa, ricordando quanto egli soffrì per essersi opposto alla debordante egemonia della “demoscopia” e della “telecrazia”, cioè ai due agenti propagatori della moderna dittatura dell’irrazionalismo, che il mondo e il suo spirito idolatrano senza pudore:

    “Sappiamo che prima del suo settantacinquesimo compleanno, e anche prima dell’ottantesimo, ha lottato intensamente con l’idea di ritirarsi. E possiamo immaginare quanto debba essere pesante il pensiero di non poter più appartenere a se stessi. Di non avere più un momento privato. Di essere incatenati fino all’ultimo, con il proprio corpo che cede, a un compito che esige, giorno dopo giorno, il pieno e vivo impiego di tutte le forze di un uomo.
    «Nessuno di noi, infatti, vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore» (Romani, 14, 7-8). Queste parole della lettura di oggi hanno letteralmente segnato la sua vita. Egli ha dato nuovo valore all’autorità come servizio, portandola come una sofferenza. Non provava alcun piacere nel potere, nella posizione, nella carriera riuscita; e proprio per questo, essendo l’autorità un incarico sopportato — «ti porterà dove tu non vuoi» — essa è diventata grande e credibile.
    Paolo VI ha svolto il suo servizio per fede. Da questo derivavano sia la sua fermezza sia la sua disponibilità al compromesso. Per entrambe ha dovuto accettare critiche, e anche in alcuni commenti dopo la sua morte non è mancato il cattivo gusto.
    Ma un Papa che oggi non subisse critiche fallirebbe il suo compito dinanzi a questo tempo. Paolo VI ha resistito alla telecrazia e alla demoscopia, le due potenze dittatoriali del presente. Ha potuto farlo perché non prendeva come parametro il successo e l’approvazione, bensì la coscienza, che si misura sulla verità, sulla fede.
    È per questo che in molte occasioni ha cercato il compromesso: la fede lascia molto di aperto, offre un ampio spettro di decisioni, impone come parametro l’amore, che si sente in obbligo verso il tutto e quindi impone molto rispetto. Per questo ha potuto essere inflessibile e deciso quando la posta in gioco era la tradizione essenziale della Chiesa. In lui questa durezza non derivava dall’insensibilità di colui il cui cammino viene dettato dal piacere del potere e dal disprezzo delle persone, ma dalla profondità della fede, che lo ha reso capace di sopportare le opposizioni.”

    Pensando alla rinuncia di Benedetto XVI, 35 anni dopo, queste parole sono ancora più toccanti…

    http://ilblogdiraffaella.blogspot.it/2013/06/joseph-ratzinger-un-papa-che-oggi-non.html

    1. Alessandro

      Dimenticavo: quello che Ratzinger diceva del Papa vale benissimo per ogni cattolico.

      “un cattolico che oggi non subisse critiche fallirebbe il suo compito dinanzi a questo tempo. Paolo VI ha resistito alla telecrazia e alla demoscopia, le due potenze dittatoriali del presente. Ha potuto farlo perché non prendeva come parametro il successo e l’approvazione, bensì la coscienza, che si misura sulla verità, sulla fede.”

      1. Sara

        Alessandro, grazie di aver richiamato questa (ovviamente) splendida omelia di BXVI! Fa davvero tremare rileggerla ora che quelle parole sono riferibili al loro amato Autore. E grazie per averci ricordato che quelle parole valgono anche per noi! Coraggio, non abbiamo paura e non disperiamo mai! Il Signore è nostra forza e nostro canto! Confidiamo in Lui!

    1. SilviaB

      Non so molto di Hollande, ma da quello che leggo ha tutte le caratteristiche del vero “massone”. Povero lui… il problema è che la massoneria è sempre più nei governi in tutto il mondo con le conseguenze che vediamo, è il vero potere più o meno occulto che ha un odio furente per Cristo, la Chiesa… e quindi alla fine per l’uomo.

  4. SilviaB

    Padre Maurizio Botta fa un’analisi perfetta della situazione.
    Chissà se una certa LAURA S. che legge questo blog per disprezzo, leggerà anche questo post, così equilibrato e senza ombra di omofobia, cosa di cui alcuni come lei accusano ingiustamente Costanza…

  5. Eleonora

    Cara Silvia B, non so chi sia la persona a cui ti riferisci, ma definire “equilibrato e senza ombra di omofobia” un post in cui, neanche tanto velatamente, si accomuna l’unione tra persone dello stesso sesso all’accoppiamento tra uomini e animali è, semplicemente, ipocrita. Siamo in tante e in tanti nel web a leggere questo blog non per “disprezzo” ma semplicemente con occhio critico, per vedere fino a che punto si spinge l’ossessione anti-gay di Costanza Miriano e dei suoi collaboratori e commentatori. E non venite a dirmi che non siete contro i gay ma solo contro la concessione di pieni diritti ai gay: le due cose si equivalgono, lo sapete meglio di me, ma, per citarvi, “mentite sapendo di mentire”.

        1. Alessandro

          Andreas non mi toccare la Boldrini, che nel 2010 Famiglia Cristiana “consacrò” (sic!) “italiano dell’anno”:

          http://www.famigliacristiana.it/articolo/intervista-laura-boldrini.aspx

          e la cui elezione alla presidenza della Camera fu salutata dal medesimo settimanale come, una “bella notizia”: “La sua biografia, al di là delle appartenenze politiche (che peraltro si annullano [?], visto l’alto profilo istituzionale, “super partes” della sua funzione) sono [si noti la mirabile concordanza soggetto al singolare-verbo al plurale: “la sua biografia sono”] il segno di un tempo nuovo”

          Sappiamo che Sua Vestale Antiomofobia sfila vestita costumatamente al costumatissimo (“non è una pagliacciata”) gay pride. Che ne pensa il direttore di Famiglia Cristiana Antonio Sciortino?

          “Tutti d’accordo nel combattere omofobia e ogni forma di discriminazione verso le persone. Ma la partecipazione del ministro delle Pari opportunità Josefa Idem e del presidente della Camera Laura Boldrini alla manifestazione del Gay Pride di Palermo ha suscitato un vespaio di polemiche, spaccando i partiti al loro interno tra favorevoli e contrari a questo “riconoscimento” del Governo e di un’alta carica dello Stato. NON CI SAREBBE NULLA DI MALE se lo stesso zelo si avesse, come scrive il Forum delle famiglie, «nel promuovere e sostenere le famiglie disegnate dalla Costituzione, fucina dei nuovi cittadini e radice solida dell’economia nazionale». Quando sentiremo forti prese di posizione a difesa dei nuclei con figli, che non ce la fanno più ad arrivare a fine mese?”

          Quindi, secondo Sciortino (don), non c’è niente di male nel fatto che Boldrini partecipi al Gay Pride. Basta che faccia pure qualche dichiarazione a sostegno della “famiglia disegnata dalla costituzione”. E così sia…

          1. Giusi

            Ma dai Alessandro sei retrogrado, che male c’è? Con tutte quelle proposte “culturali”! Eccone alcune dal sito del gay pride di Palermo: si va dal “rituale iniziatico alla sacralità dell’osceno” (consigliata ad un pubblico vivo) all'”ormai celebre laboratorio sull’eiaculazione femminile”, al “laboratorio di porno estetica per vaiasse, troie e troioni latenti”. In quest’ultimo illuminante laboratorio si precisava che il primo modulo era il Cannolo con l’altruistica avvertenza che c’era il grosso rischio di sporcarsi e che conveniva portare l’asciugamano…… Avrei visto bene pure Sciortino…..

              1. Solo un personalissimo commento, che non vuole entrare nello specifico del “caso Luxuria”, né contrastare la tesi (ma diciamo pure verità..) di fondo dell’articolo riportato nel link…

                “Scorrendo però le storie di convertiti illustri, da San Paolo ad Agostino, si vede chiaramente che in genere, nelle conversioni, chi detta le condizioni è Dio e il convertito, illuminato dalla grazia, le accetta. Condizioni dure, durissime perché impongono un cambiamento radicale di vita e di prospettiva…”

                Chi detta le condizioni è Dio… (?) tra l’altro condizioni “dure, durissime” (!!)

                Mi dispiace, la mia esperienza (e quella di tanti che ho conosciuto e di – pochi – che ho aiutato a tornare alla Fede), è che Dio mi ha amato senza condizioni, senza se e senza ma, ha mostrato a me il Suo Amore, per me peccatore, non ha posto “condizioni”, né tenere, né dure. Come Cristo è morto per me senza condizione alcuna!

                Sinceramente se Dio si fosse mostrato a me dicendomi; “Io ti amo (o ti amerei, o ti amerò…) queste sono le condizioni…”
                gli avrei risposto: “Grazie, continuo a vivere secondo le – mie – condizioni” (per sbagliate che fossero)

                Le “condizioni”, il lavoro “duro” per la propria conversione (e la parte più “dura” la fa lo Spirito Santo), viene dopo, perché “amati si ri-ama” e si sente il desiderio di cambiare, perché “il Suo giogo – a quel punto – è dolce e il suo carico leggero”.
                Altrimenti, cari miei, mi tengo il mio, che tanto mi basta.

    1. Alessandro

      “Siamo in tante e in tanti nel web a leggere questo blog non per “disprezzo” ma semplicemente con occhio critico”…

      “Siamo in tante e tanti” chi? Che ne sa lei di chi legge o non legge questo blog (con o senza “occhio critico”)?
      Comunque legga, qualcosa resterà. Chissà che leggendo leggendo prima o poi cominci a capire una cosa elementare: rilevare che Tizio non ha un certo diritto non significa essere “contro Tizio”.

      1. Giusi

        Come se poi tutti i gay volessero il matrimonio e l’adozione! E’ tutta una strumentalizzazione! La maggior parte dei gay non è nemmeno interessata a farcelo sapere!

    2. SilviaB

      @ Eleonora, uno dei miei amici più cari è omosessuale, anzi, devo a lui il mio ritorno alla Chiesa ed è una delle persone che ricordo sempre nelle mie preghiere… figurati se ho un ossessione anti-gay!

      Il fatto è che si sta virando sempre di più verso una cultura “del diritto dei più forti o potenti, o ricchi”.

      Esempi concreti.
      Il diritto della donna che ha “potere” di vita sul bambino che porta in grembo prevale sui diritto di vita del bambino stesso.
      Il diritto di due persone dello stesso sesso di avere un figlio che la natura nega loro, prevale sul diritto di tutti quei figli che nasceranno senza conoscere i genitori naturali, figli di un “seme delle varie banche” o di “madre surrogata”
      (capitolo a parte quello di queste donne spesso povere, spesso indiane o di paesi poveri sfruttate in questo modo vergognoso, ma qui le femministe dove sono?)
      Diritto di crescere con un padre e una madre come la natura (o Dio per noi credenti) ha deciso.

      Ecco, il problema non è solo il matrimonio, ma questa pretesa di avere figli ad ogni costo, calpestando senza tanti problemi i loro naturali ed elementari diritti.

      Mi dispiace, ma io sto dalla parte del più debole.
      E non sono certo le lobby gay.

  6. Coloro che fanno fatica a capire come sia possibile amare il peccatore e detestare e condannare il suo peccato sono in genere coloro che più che combattere le cose sbagliate perseguitano e odiano le persone per le idee che esprimono e con le quali loro non sono d’accordo.

I commenti sono chiusi.