L’angolo di Paradiso

paradiso 3

di Maria Elena Rosati   trentamenouno

Non so quante volte ho visto il film “Ghost”. So solo che tutte le volte che lo trasmettono, pur conoscendo a memoria la storia, ci casco e torno a guardarlo come se fosse la prima volta.

Mi emoziono sulla scena del vaso e tutte le volte che lui dice “idem” invece di “Ti amo” a lei, mi commuovo quando sparano a lui, rido quando lui incontra Whoopy Goldberg, mi indigno al tradimento dell’amico, e così via fino alla scena finale, quando lui ritorna su, dove lo aspettano.

Sì, perché tutte le volte che il film finisce, faccio il gioco di restare con lo sguardo fisso sullo schermo fino all’ultimo fotogramma, per vedere il momento in cui lui entra in quello che dovrebbe essere il Paradiso, una specie di nuvola racchiusa tra luci sfumate, in cui riesci ad intravedere le sagome di alcune persone che si stringono attorno al nuovo arrivato. Il film finisce così. E per me questa immagine del Paradiso come un posto pieno di gente che aspetta e accoglie chi arriva è sempre stata molto rassicurante.

Non so come è fatto il Paradiso, ammetto che non ho nemmeno più di tanto approfondito l’argomento, visto che nessuno è tornato indietro da lì a raccontarmi com’è davvero. Credo al catechismo di San Pio X, che lo descrive come “il godimento eterno di Dio, nostra felicità”, e mentre studiavo la Divina Commedia ho sempre pensato che fosse vicinissima alla realtà la descrizione che ne fa Dante Alighieri: anime avvolte dalla luce, unite nell’eterna contemplazione di Dio, che scendono incontro a Dante nei rispettivi livelli di santità, solo per farsi conoscere da lui, per raccontare la loro storia e testimoniare la pienezza della vita nuova in Dio.

Pur convinta di questo,  a volte però mi chiedo come saremo in Paradiso, come e se ci riconosceremo, se avremo ancora sentimenti per le persone che abbiamo conosciuto e amato nella nostra vita terrena, o se, ricapitolati tutti in Dio, non avremo più bisogno di altro.

Quando poi mi chiedo se avremo un’età, mi torna in mente quello che mi disse mia madre al funerale di un prozio, morto alla vigilia dei 90 anni. Ero piccola, non ricordo la domanda che avevo fatto, ma solo che mia madre mi rispose che in Paradiso si torna tutti giovani, e non esiste la vecchiaia. L’immagine del Paradiso pieno di gente senza età, mi è rimasta nel cuore in tutti questi anni, e certo so che davanti a Dio il tempo della vita di ciascuno di noi non avrà più importanza…Eppure…

Eppure mi piace pensare che le anime di chi ha raggiunto il Paradiso molto presto abbiano una marcia in più: mi piace pensare che chi ha vissuto meno tempo su questa terra, si manifesti con ancora più forza e vivacità nel Cielo, e sia ancora più veloce, e più attento e più in ascolto, senza l’orgoglio e il senso di competizione, e quella sfrontataggine tipica dei giovani su questa terra.

Mi piace pensare che i giovani santi, da S. Stefano a S. Agnese, a S. Maria Goretti, dai Santi Innocenti a S. Domenico Savio, a San Luigi Gonzaga, a S. Maria Goretti, fino a Piergiorgio Frassati, Ninnolina, Chiara Luce Badano, e Chiara Corbella Petrillo con i suoi bambini, fino a tutti i bambini e tutti i giovani morti in ogni tempo, ad ogni latitudine, e in ogni circostanza accolti dall’amore di Dio, si conoscano tutti, e siano tutti insieme, vicini, a vivere nella gioia questo godimento eterno, e pronti ad accogliere come primi testimoni le nuove anime che arrivano.

Chi ha studiato l’argomento molto più di me, e sulla questione può insegnarmi tutto quello che non so, riderà e storcerà la bocca di fronte a questi pensieri da bambini, troppo dipendente dalle canzoncine che mi cantavano da piccola sugli angioletti che giocano a pallone nel cielo e raccolgono i palloncini sfuggiti dalla mano dei bambini sulla terra. In attesa di smentite, però, è ancora  bello chiudere gli occhi e immaginare questo angolo di paradiso dove sono tutti insieme,  i giovani chiamati presto da Dio accanto a lui,  secondo progetti imperscrutabili, a vivere e godere come i bambini la felicità eterna, amati e accolti dall’abbraccio premuroso di Maria. E che insieme guardino a noi, veloci nel soccorrerci nelle piccole difficoltà quotidiane, a rispondere alle piccole domande del nostro cuore, a darci silenziosa conferma che tutto ciò in cui crediamo è vero.

Come nel film Ghost, se Dio vorrà , il giorno in cui salirò in Paradiso e sarà anch’io al cospetto di Dio, vorrei essere accolta da tutte le persone che ho amato in questa vita, e ricevere il primo abbraccio da loro, che mi mostreranno senza parlare tutta la bellezza da cui sono stati avvolti negli anni della nostra lontananza fisica, e tutto quello che hanno fatto per me da lassù, senza che io me ne accorgessi. E subito dopo vorrei che fossero loro, i santi giovani a venirmi incontro, a ridere con me, ad abbracciarmi, a farmi giocare con loro. E so che tra questi santi giovani, ritroverò anche te, sorella, pronta a raccontarmi tutto quello che non hai fatto in tempo a dirmi mentre eri qui con me, pronta a darmi quell’abbraccio di pienezza, che in tutti questi anni mi hai fatto arrivare attraverso gli altri, pronta a farmi conoscere l’ampiezza, la larghezza, la profondità dell’amore di Dio per te, e per me.

fonte: trenatmenouno

19 pensieri su “L’angolo di Paradiso

  1. Non possiamo dimenticare, in questa visone molto mistica, ciò che la Chiesa ci insegna a credere:
    “…e aspetto la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen”.

    Certo il Paradiso delle anime ci attende (quello forse più simile alle ultime scene di Ghost), ma per rivedersi, riabbracciarsi, senza né rughe, né vecchiaia, né difetto di sorta (che bello poter finalmente buttare via gli occhiali :-)), dovremmo attendere proprio la resurrezione dei corpi.
    Allora saremo “trasfigurati”, come Cristo stesso lo fu, tanto che non lo riconoscevano dopo la sua Resurrezione.

    Allora sarà veramente “Paradiso”, in perfetta comunione la nostra anima, con il nostro corpo (senza più cadute e combattimenti), il nostro “essere” tutto intero, in comunione con tutti i nostri cari e tutta l’Umanità “ritrovata” (senza più divisioni) e in Comunione con Dio, nella stessa Comunione di Amore Perfetto della SS Trinità, in un Eterno, Dinamico, Perfetto “mondo che verrà”.
    ————————-
    Non do per scontato di esserci, ma certo spero, desidero e confido di esserci, per l’infinita Misericordia di Dio 🙂

  2. Grazie Maria Elena!
    Sono le stesse speranze e gli stessi pensieri che ho io quando penso a come è la beatitudine eterna, senza tempo.

    Mi sono commosso davvero, anche perché anch’io ho un fratello in Cielo, chiamato molto presto dal Signore.

    Non dubito in cuor mio che ci riconosceremo!

    E mi domando sempre com’è possibile vivere la beatitudine eterna sapendo che un tuo caro è nella dannazione eterna… Questo è uno dei tanti misteri per cui dovrei approfondire il pensiero dei Padri e dei Dottori della Chiesa!

    1. Caro Ubi, tutti (credo) abbiamo un nostro Caro che ci “aspetta” in Cielo (un padre, una madre, un fratello, sorella, figlio, figlia, una sposa, uno sposo…), ma non dobbiamo dimenticare che come loro, nell’attesa, intercedono per noi, spesso, attendono la nostra intercessione, le nostre preghiere, la cura (quando possibile) del luogo del riposo delle loro spoglie mortali, il Sacrificio Eucaristico a loro dedicato, la splendida occasione delle Indulgenze Plenarie, per abbreviare il loro “tempo” in Purgatorio.

      Mi viene in mente un episodio che solo pochi giorni fa, mi raccontava mia moglie, che essendo infermiera, a volte a occasione di entrare in confidenza con i pazienti: un uomo (presumibilmente) ateo, incline alla bestemmia, che le ha confidato che da tempo sogna la madre che gli chiede insistentemente di far celebrare una Messa per lei…
      Lui timoroso non saprebbe neppure “da che parte iniziare”, mia moglie lo ha invitato a farlo, possibilmente fermandosi a partecipare al Rito…
      Che splendida occasione. Forse la madre ne ha realmente bisogno, forse le è stato concesso di apparire al figlio in sogno (i sogni sono veicolo di manifestazione di Dio, lo sappiamo anche dalla Scrittura), forse potrebbe essere un’occasione quasi miracolosa di conversione del figlio… chissà. Dio ha una fantasia unica e non di rado prende “due piccioni con una fava” 😉

      E’ si un “mistero” quelo della eventuale dannazione di un nostro caro… ma io sono portato a pensare che, primo, all’Inferno bisogna proprio volerci andare, secondo se è (o era) un nostro caro, possibile che proprio nulla sia “passato” attraverso questa parentela o comunque comunione di affetti (anche magari non ricambiata da chi sembra lontano)? Abbiamo credo un grossa responsabilità, nella – come sopra – comunione spirituale, dei Santi, ma anche di quelli che tanto santi non appaiono ai nostri occhi (che poi, non sta a noi giudicare…)

      Ricordo un midrash (che però cito “a memoria” sperando sia veramente un midrash): un Rabbino torna alla Casa del Padre e si stente domandare: “Dove sono tutti i tuoi fratelli?” “Quali miei fratelli Mio Signore?” “Quelli che dovevano essere attaccati alle frange del tuo tallit!” (il “tallit” ebraico è il mantello per la preghiera) 😉

      1. Caro Bariom, purtroppo è vero: ognuno di noi ha familiari in Cielo, la mia specificazione era dovuta al fatto che anche la sorella dell’autrice è morta in tenera età. Morire giovanissimi rientra nei tanti misteri qui elencati…

        Quanto all’inferno: anche illustri teologi han battuto molto sull’incredibile volontà di rifiuto del morente e sull’infinita misericordia di Dio, per giustificare la probabilità dell’assenza di dannati. Ma resto persuaso che sia un raccontarsela, dando troppo peso alla giustizia di Dio (che resta la volontà che tutti si salvino) e troppo poco ad un errato uso del libero arbitrio. Quindi sí, credo che – a prescindere dalle nostre opere, che elenchi – l’eventualità di avere un caro dannato, per un beato, non sia affatto cosí remota.

        1. @Ubi “…per giustificare la probabilità dell’assenza di dannati.”

          Basta che non mi si annoveri tra costoro… avresti frainteso 😉

  3. Franca 35

    Viska e Jakob di Medjugorie sono stati portati in Paradiso dalla Madonna e confermano che lassù sono tutti giovani!!

        1. SilviaB

          Se ricordo bene san Tommaso d’Aquino dice che avremo l’età di Gesù quando ha vinto la morte… quindi 33.

  4. Lalla

    “Il paradiso alla porta” di Fabrice Hadjadj. Lo sto leggendo in questi giorni.Lettura intensa e visione non convenzionale del paradiso. Con l’intuizione, benissimo argomentata, che la gioia eterna non è un oltre, ma un qui-ed-ora che già compenetra il nostro spazio-tempo. Gli attimi di Paradiso che possiamo già vivere qui adesso. Ma non voglio banalizzare…Da leggere!

  5. sara s

    Da un po’ di tempo non passa giorno che io non pensi al Paradiso. Cominciano ad essere tante le persone a me care che sono là e che so che mi attendono. E’ una realtà a me sempre più vicina e concreta, forse proprio per la presenza di questi miei cari. Non c’è soluzione di continuità tra questi due mondi, solo che noi vediamo tutte le cose come attraverso il buco della serratura, un po’ distorte, limitate, senza respiro e incomprensibili, tante volte. Là invece niente buchi della serratura, tutto aperto e chiaro. Eppure il dolore della perdita rimane e toglie il fiato, a volte, anche se so con certezza assoluta del Bene che mi attende e di cui loro già godono, compreso il mio bambino. Com’è possibile?! Colpa del buco della serratura?

    1. @Sara. “Eppure il dolore della perdita rimane e toglie il fiato…”

      Si rimane, anche abbastanza a lungo… offriamo anche quello al Signore.

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