I nostri pulpiti devono rimanere nostri

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di Costanza Miriano

Vedo una certa fretta, da parte di alcuni cattolici (non saprei dire se siano pochi o molti, di certo alcuni tra questi sono in posizioni culturalmente significative, in certi gangli decisivi almeno della comunicazione) di dialogare sempre e comunque con chi la pensa diversamente, una certa ansia di ribadire la non estraneità, la preoccupazione di dimostrare l’essere al passo con il mondo, di sottolineare più quello che è in comune rispetto a quello che è sideralmente lontano, di dire che noi “va be’, sì, crediamo un po’, però abbiamo da imparare un po’ da tutti”. Come diceva padre Pizarro, per me uno dei più riusciti personaggi di Corrado Guzzanti: credo molto in Dio, come tutti i Toro ascendente Gemelli (o qualcosa di simile).

Lo dimostrano convegni, eventi, conferenze e cortili vari (ma quanti ce ne sono?) in cui ci si premura sempre di far salire in cattedra, con cura solerte, almeno un non credente per ogni cattolico, come se ogni opinione avesse necessariamente la stessa dignità, come se essere fermamente convinti di stare noi dalla parte della Verità potesse essere offensivo per qualcuno. A volte poi succede anche che all’”altro”, spesso dichiaratamente contro la Chiesa, venga addirittura lasciato il palco da solo, senza neanche un contraddittorio, in ossequio a una malintesa idea di laicità.

Io ho l’idea che noi cattolici abbiamo, sì, il dovere del dialogo con chi la pensi diversamente da noi, ma per come la vedo io si dialoga davanti a un tè, magari si invita quella persona a cena, si cerca di accarezzare l’altro con la nostra vicinanza, se ne ha bisogno o desiderio, di soccorrere le sue necessità, se possibile. Ma i nostri pulpiti devono rimanere nostri. Non si può pensare sempre di avere sempre qualcosa da imparare da tutti, sui temi fondamentali. Non mi farò spiegare il senso della vita, la felicità, il valore di quello che faccio da chi non ha conosciuto l’amore di Dio. Potrà insegnarmi tutto il resto, probabilmente (la mia ignoranza è senza lacune, come diceva Petrolini), ma non lo starò ad ascoltare su temi che si intrecciano con le verità di fede.

Quando è il momento di avvicinare la gente, di parlare alle persone per annunciare Gesù Cristo unica salvezza dell’uomo – voglio sperare che sia questo l’unico fine di OGNI iniziativa culturale dei cattolici – allora noi per primi dobbiamo essere che quello in cui crediamo è la Via, la Verità, la Vita. Se non ci crediamo per primi noi, come faremo a convincere gli altri?

Se, per esempio, abbiamo dei figli, evidentemente vogliamo che non si buttino da una finestra al quinto piano, perché sappiano che morirebbero, e lo sappiamo con la certezza che non ha bisogno di una prova pratica. Non chiederemo opinioni a parenti e conoscenti. Non diremo “mio caro figliuolo, per la mia modesta opinione se tu protendi le tue membra all’esterno delle mura della nostra magione potresti porre a rischio la tua sorte. Ti inviterei dunque a non farlo, nella speranza che tu non avverta tarpate le ali della tua libertà ”, ma diremo più brevemente “se cadi giù ti sfracelli”, e in caso potremmo al limite aggiungere “se ti avvicini le prendi”.

Se noi crediamo che Gesù Cristo è l’unica Via per accedere a Dio, se crediamo che Dio è l’unica felicità possibile, se crediamo che la Chiesa è a garanzia che ciò in cui crediamo non sia un parto della nostra fantasia, se crediamo che siamo nati per un disegno di amore di Dio, che ci ha pensati da prima che nascessimo, e che siamo fatti per la vita eterna, non andremo tanto in giro a cercare maestri, ad ascoltare voci, a mendicare risposte che abbiamo già ricevuto, o almeno che sappiamo dove trovare.

Non perché noi siamo i più intelligenti o bravi, né migliori di nessuno, ma perché ci fidiamo della Chiesa di cui siamo figli amati, e di Cristo, suo sposo.

Questo non esclude il desiderio di amicizia con tutte le persone del mondo,  con cui si può parlare di qualsiasi cosa, a cui si può volere un bene incredibile, per cui si può, anzi si deve dare la vita. Ma i convegni no!

Noi cristiani non siamo di questo mondo, la nostra non è una bella patina con cui cercare di rivestire in una sintesi in equilibrio più o meno precario vite borghesi con la cintura di sicurezza. Essere cristiani deve essere tutto un altro vivere.

È essere come Chiara Corbella, che sulla verità e certezza assoluta della vita eterna ha scommesso tutto. Ha accolto due figli destinati a vivere poco. Ha accolto un altro figlio mettendo la sua vita prima della sua. Ha accolto con il sorriso anche la propria morte del corpo, ricordando che “siamo nati e non moriremo più”. Domani al Divino Amore, santuario dei Romani, il primo anniversario della sua morte verrà ricordato con una messa, alle 17, concelebrata da don Fabio Rosini. Una messa per una che tiepida non è stata proprio.

 

 

 

157 pensieri su “I nostri pulpiti devono rimanere nostri

  1. Non frequento molti “convegni”, anzi direi proprio nessuno (non me ne resta il tempo…)
    Se in linea di principio Costanza, non avrei nulla da eccepire, mi piacerebbe il tuo pensiero fosse più “circostanziato” in quanto a modi, occasioni, avvenimenti a cui ti riferisci (perché a qualcosa di preciso ti riferisci… o no? ;-))

  2. Spica Pica

    OTTIMO articolo! Davvero, non so mai commentare in altro modo i post di Costanza (e infatti spesso manco lo faccio). Tanta, tantissima verità. Secondo me è un vero insulto ALL’UOMO e all’europeo relegare la religione cristiana in un angolino, facendola parlare con la voce di un pretino spaventato. Gesù era un sovversivo, e parlava con parole chiare e scomodissime. Non si può essere da meno.

  3. sin-done

    Di pulpiti nostri, veramente, non ne vedo più da almeno cinquant’anni. Sono frequentati solo da ragni, polvere, tarli e ragnatele. Preti e “popolo di Dio” li hanno in obbrobrio. E non è avvenuto a caso….Ora è chiaro che se nessuno può più parlare “dall’alto”, “come uno che ha autorità”, tutti possono pontificare da terra.

    sin-done

  4. Ma basta, ancora con questa ecclesiologia, vecchia e stravecchia! Ancora con la manfrina “annuncio-martirio-perdono-apologia”… ma chi vuoi che si lasci più prendere da queste cosette? 🙂
    Grazie Coky!

      1. Perdonami Cyrano, ma credo che le tua seconda affermazione richieda una precisazione (che non è mia…):

        “Tutti gli uomini che conoscono la Chiesa cattolica e sanno che cosa significa necessità della salvezza, voluta da Dio a mezzo del Cristo, ma non entrano nella Chiesa o non hanno la costanza di rimanervi, non possono essere salvati.” (Lumen Gentium, 16)

        Per tutti gli altri la Chiesa è Sacramento di Salvezza e lo è nella misura in cui (come diceva Sant’Agostino) è in Cristo, essendo Cristo stesso, unico e vero Sacramento.

        1. “Per tutti gli altri…” l’hai aggiunto di tuo pugno, laddove il Concilio scrive “per vie a Dio note”. Chiaramente il principio salvifico è cristologico ed ecclesiologico (o la Dominus Iesus l’avrebbero scritta a buffo), ma fa’ attenzione: i “sacramenti” sono sette, e tra questi non c’è la Chiesa, difatti il testo aggiunge un “come” (“ut”) che viene sistematicamente omesso da quasi tutti quelli che lo riportano.
          Ma soprattutto, la mia seconda affermazione, non meno della prima, era ironica. Sciallate, rega’… 😉

          1. Certo che i Sacramenti sono sette, come chiaro ciò che avevo aggiunto “di mio pugno”, che era di fatto fuori del virgolettato…
            Grazie Cyrano 😉

  5. Ginko

    Dobbiamo sempre aggrapparci a Cristo Gesù soprattutto nel momento nel peccato ed ogni momento della nostra vita.

  6. Francesco

    Complienti, ottimo articolo. Una battuta: purché non si riferisca alla partecipazione a questo blog:)
    In effetti scrivono sempre gli stessi pochi utenti, sarebbe bello se intervenissero più persone.

  7. Cyrano, “vecchio e stravecchio” è per caso un riferimento a
    1. Ezechiele 34?
    2. al ripetuto dire nei vangeli “in quei tempi” o in “quei giorni” o “andato di la”?
    3. Matteo da cap 5 a cap 7?
    Cyrano siamo in qualche miliardo a pensare che la Bibbia sia attuale da 2000 anni a questa parte e se lo è stato per 2000 anni è plausibile pensare che lo sarà per molto altro tempo?
    Le persone possono “apparire” felici senza Cristo agli occhi dei “ciechi” nel contempo vengono ammonito da chi ha ricevuto il dono della “vista” come da comando ricevuto cfr (Ez 33:7,9). Sucessivamente quelle stesse persone, che hanno dato del matto a chi le ammoniva fraternamente, raccontano di malanni gravi lamentandosi contro Colui (Gesù Cristo) che ritenevano inutile alla propria felicità.
    Resta il fatto che il Cristianesimo è l Unica religione che lascia la liberta all individuo di decidere se “si si” o “no no” (cfr mt 5:37).

    1. Salvatore, be quiet… ero solo ironico.
      A giudicare da come salti su, non si direbbe che tu ti senta davvero forte di una così nutrita compagnia 😉

      [Visto che le “è” le hai scritte con gli accenti, non posso pensare che la tua tastiera non li abbia, quindi devo informarti che la libertà cristiana non riguarda in alcun modo l’ortografia: “là” e “sì” si scrivono con l’accento. 🙂 Buona giornata 😉 ]

      1. Cyrano “a giudicare” e (senza accento 🙂 ) carino.
        Tuttavia per me che l’italiano era un optional (dal 4 in su facevo festa) è già tanto che riesco a scrivere. Così sembra a sentire dire chi legge che le cose siano migliorate da circa 3 anni a questa parte.
        ps. nel secondo paragrafo gli accento hanno stati messi giusto? 🙂

    1. …sarà che qui non scrivo da parecchio, ormai, e che tanti nuovi arrivati non devono trovare familiare l’ombra del mio cappellaccio…
      In ogni caso, mamma mia, se il Santo Padre mi chiedesse un consiglio per la CDF saprei certamente chi (non) consigliare!

      [PS: “dà” con l’accento! Mezzo voto in più! 😀 ]

        1. Ciao Lalla…
          guarda, sono andato a pagare un paio di bollette, e stavo proprio pensando che avevo visto per strada alcuni dei motivi per cui mi è un po’ difficile tornare. Dovrei raccontarvi di un impiegato delle poste insolitamente gentile, gioioso e colto, con cui siamo finiti a parlare di teologia in un baleno… Un uomo che m’è sembrato profondamente e genuinamente cristiano, forse l’incontro più bello della giornata (e sì che poi sono pure passato in una catacomba!). Sì, forse dovrei scrivere un post titolato “dalle poste alle catacombe”! 😀
          Vedremo, dài…

          1. Giusi

            Ironia e intelligenza: per me il massimo! Cyrano l’ho letto poco: non c’ero dall’inizio ma quel poco basta. Perfectio ho letto qualcosa in più: bravissima e va sempre a fondo. Entrambi meritano questa dedica:

      1. 61Angeloextralarge

        Cyrano: a me è mancato il tuo nasone sotto l’ombra del cappellaccio! Bentornato! Smack! 😀

  8. Gianfranco Casile

    Ho letto nei commenti precedenti: “Gesù era un sovversivo”.
    Aggiungo: (sovversivo) nell’Amore e nel servizio.
    E non ha rivendicato mai nulla per se stesso; bensì ha proposto se stesso.
    Tutto se stesso.
    Fino alla morte. Morte di croce.
    Come, da cristiano, è chiamato a far ciascuno di noi

    Ringraziamolo sempre, col cuore in festa.
    Ed inchiniamoci di fronte a Lui e solo di fronte a Lui.

  9. Bariom, ecco un esempio, purtroppo tutt’altro che isolato: http://www.lanuovabq.it/it/articoli-festival-biblicocon-scandalo-6647.htm
    La formazione dei cristiani sta diventando un nodo urgente. Tertulliano diceva “fiunt non nascuntur christiani”, cioè “si diventa, non si nasce cristiani”. È finita, FINITA, l’epoca in cui, almeno in Occidente, eravamo maggioranza, e maggioranza uniforme. Ora siamo minoranza in un mondo avverso, nel senso che va proprio in un’altra direzione, la stessa antropologia comune che per secoli ha permesso al cristianesimo di innestarsi su culture diverse (la famiglia naturale, ad esempio) è ora fortemente disgregata. Non possiamo più credere di trasmettere nulla per osmosi ambientale, come è avvenuto per secoli: dobbiamo formarci e formare con cura. La Chiesa stessa sta vivendo una crisi di identità senza precedenti, da alcuni decenni a questa parte, e purtroppo si è permesso a cattivi formatori di gestire seminari, di fare catechismi ai bambini, di occupare il salotto culturale della Chiesa. Ora, che siamo minoranza, e minoranza a rischio, viene il momento in cui tre cose sono, umanamente, indispensabili (cioè, la nostra parte, contando però anche sull’intervento di Nostro Signore): 1- una buona dottrina, 2- una buona liturgia, 3- la testimonianza dei santi, anche fino al martirio. E quel salotto culturale, dobbiamo spazzarlo: dobbiamo essere in grado di fare vera cultura, vera testimonianza, vera preghiera, togliendo il regno delle chiacchiere a un comodo sottobosco mondano che ci sfibra dall’interno, portando i semplici e i piccoli sulle vie dell’errore. E sappiamo cosa dice il Vangelo di chi scandalizza anche uno solo dei piccoli…

    1. Amedeo

      Si’, credo anch’io che Costanza si riferisse al festival biblico. Basta anche ascoltare il suo intervento alla trasmissione “A Sua Immagine” di domenica 9 u.s. (http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-a3970744-2d93-4c4a-85a4-25d016de8ed8.html#p=0).

      Il problema pero’ credo sia sempre lo stesso: lo Spirito ispira il Magistero che produce poi i documenti per tutta la Chiesa, ma nessuno li conosce oppure li ignora o, peggio ancora, li stravolge.

      Per quanto riguarda il dialogo (anche se il documento parla di dialogo interreligioso) credo sia molto importante approfondire la conoscenza di queste riflessioni del “Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso”:
      http://www.internetica.it/dialogo-annuncio.htm

      Qui si precisa bene quale dovrebbe essere lo scopo principale del dialogo per un cristiano.

    2. @perfectioconversationis, mi andrò a vedere il link (credo anche Costanza si riferisse – anche – a quest’ultima occasione, visto il suo intervento ultimo a “A Sua Immagine ;-))

      Io direi oggi sono tre le cose umanamente indispensabili: L’Annuncio; l’Annuncio; l’Annuncio… e questo dato con la testimonianza della propria vita!
      Non è comprendimi, una contrapposizione ai punti sacrosanti che indichi, è una provocazione, perché dove oggi si annuncia l’Amore di Dio per l’Uomo, la Morte e Resurrezione di Cristo per la nostra Salvezza?!!
      E parlo di un Annuncio fatto carne (come quello citato da Costanza di Chiara Corbella)…

      Da quale pulpito? Non certo da quelli “altrui”, ma neppure spesso dai “nostri”…

      Quando usciremo dalle nostre polverose sacrestie, dai nostri circoli di lettura (sante letture), o di devozione a questo o quel Santo (Sante Devozioni)? Quando usciremo da una logica di “Pastorale di Conservazione”, per una reale di “Nuova Evangelizzazione”? Quando tante bellissime testimonianze verranno portate fuori dai “canali” per coloro che già conoscono Cristo, che già hanno una loro fede (grande, piccola, imperfetta… non importa). Verranno portate nelle piazze, urlate sopra i tetti, irromperanno queste nei “convegni altrui”?

      Ti faccio un esempio: la recente iniziativa delle 1000/10000 piazze (quel che fossero…) da parte del Cammino Neocatecumenale nel Tempo di Pasqua – sia ben chiaro a me non interessa se sia questo o quel cammino, questa o quella esperienza, purché sia riconosciuta dalla Chiesa – molte piazze sono state toccate, ma molte, moltissime no… e non perché mancassero le “braccia”, perché…? Perché una città come Bologna, la rossa, opulenta, disperata Bologna non ha avuto una piazza toccata da quest’Annuncio! Poco opportuno o cosa?

      Conosco diverse realtà Ecclesiali e molte vivono lo tesso problema.. il muro di gomma di un clero (ed è ben raro che io critichi il clero o tanto meno i singoli sacerdoti…) o molto spesso di “parrocchiani influenti” o di “consigli pastorali ingerenti”, che debbono avere tutto “sotto controllo”, che “questo non è parrocchia” (parrocchia avrebbe ben altro senso e significato…), che “non sono dei nostri” (nostri di chi?).
      Il Santo Padre ci sprona continuamente all’Annuncio, sino alle estreme periferie (non solo quelle fisiche) dell’esistenza, come un Buon Comandante, ma se i “sottoposti” non trasmettono l’ordine, non “muovono le truppe”, la battaglia è persa in partenza…

      La mia terra d’Emilia (non terra natale ma di adozione), ha vissuto la tragedia ben nota e recente del terremoto… sai cosa ho visto come una benedizione? Le Celebrazioni fuori dalla Chiese! Dio ci ha spinti (a forza…) fuori, fuori da quelle mura… in mezzo alla gente. A quella gente provata e impaurita (come ora è tanta gente, terremoto o non terremoto) che forse non avrebbe mai messo o ri-messo piedi in una chiesa e che magari è rimasta ai margini del campetto di calcio, del parcheggio improvvisato a “luogo Santo”, ma si è interrogata, ha partecipato e alcuni pian piano si sono riavvicinati… son tornati ad esempio alla Confessione (e non è poco…)

      Quindi facciamo pur Cultura (io che sono un ignorante, rimango sempre affascinato dai colti e sapienti delle cose di Dio e anche da molti partecipanti anche a questo blog “culturalmente attrezzati”), ma annunciamo sempre, sempre, sempre CRISTO e CRISTO RISORTO… e Cristo non si è mai troppo preoccupato di “fare salotto” (credo).

      Perdona questo mio piccolo sfogo… grazie a Dio, la Chiesa è molto altro e molto di più di quel che vedo o posso vedere io dal mio piccolo mondo

      1. SilviaB

        @Bariom, purtroppo è proprio come dici, mi sento chiamata in causa e rispondo a questo tuo commento: sono nel Cammino Neo da 21 anni con mio marito e quest’anno abbiamo partecipato alla Missione delle piazze nella nostra città, la condizione essenziale per questa missione (per tutto il Cammino nel suo essere) è l’approvazione del Vescovo e del Parroco di zona. Senza il permesso del Vescovo non si fa nulla, siamo sempre chiamati all’obbedienza verso la Chiesa.
        Probabilmente la missione in molte zone non è stata accolta.
        Ti dirò anche che subito dopo il terremoto Kiko Arguello (iniziatore del cammino) voleva inviare sacerdoti in missione nelle zone terremotate dell’Emilia, dato che era già stato fatto in Abruzzo, ma penso che poi non se ne sia fatto niente.
        C’è molta diffidenza verso tante realtà ecclesiali, verso il Cammino in particolare, io mi sono sempre fidata del Papa che da Papa Paolo VI in poi ci ha sempre sostenuto ed incoraggiato.

        P.S. piccola indiscrezione: Papa Francesco ha incontrato Kiko Arguello all’inizio di questa missione e gli ha detto: “Con queste missioni stai facendo un gran macello… continua con questo macello!”

    3. Mi sono andato a vedere il link http://www.lanuovabq.it/it/articoli-festival-biblicocon-scandalo-6647.htm se le cose sono andate come descritto, ciò che mi lascia più perplesso, al di là della scelta del “personaggio” invitato – concordo: non si comprende cosa si sarebbe dovuto apprendere di “illuminante” ma anche vagamente condivisibile con la sig.ra Marzano – è la reazione di quella che sembra la maggioranza del pubblico… (nonché “servizio d’ordine annessi e connessi…)

      Possibile che fossero tutti esponenti, votanti, sostenitori di sinistra, pro-aborto, pro-questoequello? Cioè, era quella la maggioranza degli uditori intervenuti? Al “Festival Biblico” poi… O erano tutti “cristiani adulti” (come ahimè si usa dire in certi ambienti…) c’è qualcosa “che tocca” 😦

      Cmq se così fosse, speriamo che qualcuno almeno sia rimasto folgorato sulla via di Damasco (non dalla Marzano!!)

      1. vale

        Dopo la pubblicazione dell’articolo “Perché i cattolici sono così impegnati a farsi del male?”, nel quale si parlava dell’esibizione della signora Marzano al “Festival biblico” di Vicenza, è giunta in Redazione la lettera che pubblichiamo

        Caro Direttore,

        sabato 8 giugno ho mollato marito e figli con un po’ di difficoltà (sono un discreto numero) e, da Padova, ho preso il treno per Vicenza, perché desideravo vivere in diretta l’ossimoro: l’ardito mix di una lectio magistralis tenuta da una onorevole professoressa abortista sfrenata, in seno a un evento organizzato in ambiente cattolico e nominato “biblico”.L’esito della missione è stato disperante. Non solo e non tanto perché l’illustre cattedratica è riuscita a parlare per un’ora del nulla, fondato sul nulla (la domanda che sorge spontanea è come possa costruirsi mediaticamente un personaggio, appunto, sul nulla), quanto perché il padrone di casa, che insiste a dirsi cattolico e che usurpa la copertura della Bibbia, ha applaudito compiaciuto e festante senza dire bah. E, ancor più, ha zittito autoritativamente, con l’appoggio veemente e insultante di un pubblico di cui non si coglie l’orizzonte, le voci isolate di un paio di coraggiose persone presenti che hanno osato porre qualche domanda scomoda, assai scomoda, semplicemente perché cattolica. Quelle due-tre persone, aggredite dalla massa gioiosa dei presenti, accorsi a vedere la paladina di Repubblica e della “casta degli intellettuali”(ipse dixit), erano un disturbo irritante alla serata di svago, vuoto ma acculturato.Alla fine mi chiedo, soprattutto come madre di cinque esseri in rapido apprendimento della realtà: volendo crescerli con in testa qualche principio cattolico, magari non disdegnando l’ipotesi che esista (sì, davvero!) una Verità, come fare a tenerli ben distanti dai “cattolici” e dalle loro esibizioni? Come fare a spiegare loro che c’è Dio, ci sono i dieci comandamenti che Dio ha dato all’Uomo, c’è un Cristo fattosi uomo per redimerci e salvarci; ma che poi, poi ci sono i “cattolici”, che dal loro pulpito predicano il contrario, o direttamente o per interposta persona?E la signora Marzano? Ha diritto di spargere le sue perle di saggezza? Certo che sì! Siamo in democrazia (per certi versi). Ma allora monsignor Ampelio Crema, il direttore paolino, chiami il suo festival “festival del dialogo”. Serbando la Bibbia ad altri usi, senza profanarne la sacralità.

        Elisabetta Frezza

        http://www.riscossacristiana.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2495:domande-e-dubbi-legittimi-dopo-il-festival-biblico-di-vicenza-una-lettera-in-redazione&catid=54:societa-civile-e-politica&Itemid=123

          1. Giusi

            Vedi Bariom questo è quello che palesano ed è già raccapricciante. Anni fa ero in vacanza nel Montefeltro. Una sera in un ristorante di Urbino mi trovai a cena vicino ad un tavolo dove c’era il gotha della fronda. Il giorno dopo avrebbero incontrato il capo dei dialoganti (allora in ottima salute). Verificai poi evento e facce: c’erano tutti, non millantavano credito. Tu non puoi nemmeno immaginare cosa uscì da quelle bocche contro Benedetto. Mi andò la pur ottima cena di traverso……. Capisci perchè ogni tanto mi partono le dita sulla tastiera?

  10. renzo

    Cara Costanza scrivo solo MI PIACE a commento; e ancora grazie per quello che scrivi con chiarezza….per il mio modesto parere “questa è la nuova evangelizzazione”.

  11. sara73

    Cara Costanza, quello di oggi mi sembra un post dettato da una qualche frustrazione perché dai pulpiti si è passati al ricordo di Chiara Corbella e ho dovuto rileggere il testo più volte per capirne il senso. “Potrà insegnarmi tutto il resto, probabilmente (la mia ignoranza è senza lacune, come diceva Petrolini), ma non lo starò ad ascoltare su temi che si intrecciano con le verità di fede.” mi sembra scritto di getto, perché non posso credere che veramente lo faccia: anche questi intrecci a volte possono arricchirci. Glielo scrive una che da non credente si è convertita e che di conseguenza vive ogni giorno la realtà di familiari (mia mamma era giapponese) che sono non credenti.
    Grazie comunque per lo spunto di riflessione.

    1. Grazie sara73 per la tua testimonianza.

      Ogni volta che si parla di paura nel “lordarsi” con chi effettivamente pensa cose assurde, inumane, disperate (senza speranza) mi rincuora pensare al Card. Martini e al suo dirsi fortificato nella fede grazie al dialogo con i non credenti: arricchendosi delle esperienze altrui e soprattutto riscontrando col dialogo quanto fosse vera, bella e vivificante la sua fede.

  12. costanza rizzo

    Grazie Costanza! Non sbagli un colpo 😉
    Ho avuto la Grazia di conoscere colui che é Veritá da poco piú di un anno…E da quando é accaduto mi chiedo come mai non ci siano cristiani a urlare a squarciagola e a testimoniare con le proprie vite il messaggio di Cristo in ogni dove. Dalla mia conversione non riesco a vivere che per questo. E non perché io sia migliore di altri, ma perché piú che una scelta é una necessitá, un’urgenza! Una volta riconosciuto e compreso l’immenso (e indescrivibile a parole) amore con cui Dio ci ha immaginati e creati si finisce per forza per avere questo slancio, ognuno a proprio modo e secondo il Suo disegno, io credo! Riconosciuto il sacrificio del Signore Gesú Cristo, come puó la nostra vita non rivoluzionarsi? Come si puó credere nel Vangelo e non tentare (sottolineo tentare) di impostare la pripria vita a partire da quello? Come puó il Cristianesimo diventare un pacchetto da cui prendiamo solo ció che piú ci fa comodo? Come fa ció che é Veritá assoluta a diventare relativo? Come puó “adeguarsi ai nostri tempi”? Poco prima dell’elezione del nuovo Papa ho sentito Vito Mancuso affermare che una delle prime prioritá per il nuovo pontefice sarebbe stata quella di aprirsi ai matrimoni gay! Io sono stata molto confusa da questa affermazione! Anche perché lo stesso Vito Mancuso mi era stato presentato da un programma TV come un illuminato teologo, e ne avevo anche comprato un libro!!!
    É necessario che sia portato con chiarezza nel mondo il messaggio di Cristo! Non puó, a mio modestissimo parere, passare l’idea che il cristianesimo sia paragonabile ad una qualsiasi filosofia di pensiero per stare in pace con se stessi e con gli altri! Le Veritá che ci sono state rivelate devono essere affermate con chiarezza! E la Chiesa in questo deve fare uno sforzo maggiore! Gran parte della gente con cui mi ritrovo a parlare, sedicenti credenti inclusi, non ha affatto chiaro quale sia il Dio in cui crediamo, non ne ha capito il messaggio, e ha confuso la Fede con il buonismo e la ripetizione di certe pratiche!

  13. Alèudin

    A mio avviso si tratta di testimoniare, senza prendere la gente a Cristate in faccia (come detto tempo fa) ma senza nemmeno indietreggiare.

    “Se uno ha scoperto la verità reale, Cristo, avanza tranquillo in ogni tipo di incontro, sicuro di trovare in ognuno una parte di sé.” Don Giussani

  14. Giusi

    Brava Costanza! Condivido in toto! Gesù parlava con tutti: pubblicani, farisei e peccatori ma per proclamare la verità e per dire: non peccate più. Bariom sei stato nel pianeta Papalla ultimamente? Non hai visto cosa è successo al Festival Biblico? Un altro esempio che mi viene in mente è Vendola (cattolico sigh!) che fu chiamato a commentare la Passione durante la Settimana Santa da un qualche prete ma è un continuum: ovunque vengono invitati pseudocattolici in realtà eretici osannati senza alcun contraddittorio anche nelle sedi dove si dovrebbe gridare al mondo la vera fede non perchè nostra ma di Cristo. Spica peccato che intervieni poco, mi piaci molto.

    1. @Giusi cara, potrei anche esser stato sul pianeta Papalla, piuttosto che ave avuto ben altre priorità (succede nella vita…) che non il sapere cosa è accaduto al Festival Biblico… se ritieni sia fondamentale saperlo, vedrò di “mettermi in pari…” 😉

    2. Spica Pica

      Giusi 😀 In realtà seguo gli interventi tuoi, di Bariom e Filosofiazzero soprattutto… e il blog in generale da un anno! Sai cosa manca a questo secolo, secondo me? Una voce come quella di Guareschi, che parlava attraverso il suo Don Camillo. Di Guareschi si capiva subito che era abbastanza orgoglioso; ma era un gran carattere e un grand’uomo: basta leggere “Don Camillo e Don Chichì” o “Vita con Gio'” per vedere come la pensava sulla sua società! E poi, per nulla fanatico o ideologico, tant’è vero che uno dei suoi personaggi principali e spesso positivo era Peppone. Io penso che un vero cristiano abbia lo stesso sguardo di Guareschi, sulle cose: semplice, incisivo, fiero e dissacrante. E che il prete e il padre ideali siano un po’ come Don Camillo: con una mano accarezza, con l’altra ci va giù pesante 😀

      1. “…In realtà seguo gli interventi tuoi, di Bariom e Filosofiazzero soprattutto…”
        Attento Spica, chi va con lo zoppo…

        Giusi esclusa ovviamente! 😉

    1. Giusi

      Stasera corteo solenne a Padova di oltre due ore dal Santuario dell’Arcella alla Basiica del Santo: lo affido al Grande Taumaturgo

      1. Grazie a tutti voi, di cuore. Un attacco improvviso ieri mattina e un’altrettanto rapida ripresa già ieri sera. Una quantità di esami e nessuna causa evidente. Quella cosa del centuplo quaggiù è proprio vera 😀

  15. Carlo

    COSTANZA RIZZO: come si fa ad ottenere “…la Grazia di conoscere Colui che è Verità”? Sono anch’io convinto che, a quel punto, si possa “urlare a squarciagola”; ma ci sono tante persone (come me, ad esempio) che si dibattono nelle loro miserie e che, seppur sono, o sono tornate, alla fede, alla chiesa (e comunque grazie a Dio per questo), certamente per una loro propria incapacità di apertura o di abbandono a Dio, comunque non hanno (o non hanno ancora?) ricevuto quella splendida luce nel cuore e nella mente, che si intuisce nelle tue parole.

    1. Giusi

      Carlo, scusa se mi intrometto, parlo ovviamente per me. Intanto tutti ci dibattiamo nelle nostre miserie: bisogna convertirsi ogni giorno. Poi non penso che ci sia un sistema per avere la luce: è un dono. Per quella che è la mia esperienza una risposta è la preghiera: pregare sempre anche quando sembra di non concentrarsi, di non sentire nulla. Il Rosario (la mamma ci porta a Lui), l’Adorazione. Entrare in una chiesa (tante sono vuote al di fuori delle funzioni e Gesù è solo nessuno gli fa compagnia) e parlare con lui come con un amico o stare semplicemente zitti a fargli compagnia. Risponde sempre. Mi permetto di suggerirti un libretto che usava anche Padre Pio: le Visite al Santissimo Sacramento e a Maria Santissima di Sant’Alfonso Maria De Liguori. Chi riconosce la propria miseria non ha meno luce, credo che tu ne abbia di più di quello che pensi….

    2. costanza rizzo

      Carlo, la via per me é stata simile a quella che indica Giusi, e forse non ce n’é altra: la preghiera. Voglio rassicurarti: anche io mi dibatto nelle mie miserie, solo che ora so di non essere sola. É un cammino che inizia ogni mattina. E’ un lavoro faticoso a volte, ma la ricompensa non é paragonabile alla fatica compiuta. All’inizio mi sembrava di perdere tempo ma i frutti cominci a raccoglierli dopo un po’. Anche io quindi ti cosiglio di pregare, nel modo che preferisci! E piano piano vedrai che vorrai avere sempre piú tempo da dedicare al Signore! Io ho iniziato andando a messa la domenica e cercando di non far passare mai troppo tempo tra una confessione e l’altra (non entravo in una chiesa da 10 anni!). Poi ho cominciato a sentire l’esigenza di vivere l’eucarestia ogni giorno, anche se non sempre ci riesco, purtroppo! Di recente ho aggiunto il rosario e le lodi mattutine! Io ho visto veri miracoli nella mia vita 🙂 E poi non smettere mai di chiedere al Signore la Grazia! Esprimi a Lui il desiderio di incontrarlo nel profondo del tuo cuore! Lui rispinderá, stanne certo! La Grazia é un dono ma porre il cuore nelle condizioni di accoglierlo quel dono é fondamentale! Buon cammino!

  16. Emanuele Gagliardi

    Carissima Costanza, non avrei saputo dirlo con parole diverse! Hai centrato in pieno il mio cruccio. Da tempo immemore(eccezion fatta, e purtroppo solo a livello apicale però, per il pontificato di Papa Benedetto XVI) sono sconcertato e disgustato dalla smania che ha Chiesa Cattolica di mimetizzarsi con la mondanità. Vedi, solo a titolo di esempio, i tanti (ormai quasi tutti) preti vestiti come spacciatori di borgata, mentre i sacerdoti in tonaca nera sono ormai così rari da meritare le foto dei turisti incuriositi! Perché i sacerdoti ortodossi hanno i loro fedeli pur mantenendo l’abito talare e le lunghe barbe? Perché i monaci buddhisti hanno i loro proseliti pur continuando a vestire il saio arancione e rasandosi la testa? Perché i rabbini non si vergognano del loro abito e del copricapo che li distingue, così come gli ayatollah o gli Indù? La sindrome mimetica della Chiesa Cattolica è squalificante. A volte porta davvero a pensare che Essa non sia altro che una sorta di partito, di organizzazione per cui conta solo “contarsi”, accattivarsi l’elettore (in questo caso il fedele). E per quale fine? I detrattori non esitano ad indicare scopi più che mondani (economici, e non solo). Ma si può dar loro totalmente torto se la Chiesa stessa costruisce questa visione distorta di sé? L’ultima, ma non resterà tale a lungo: Bergoglio non andrà a Castelgandolfo questa estate… l’ennesima battuta della commedia del Papa low cost! E tutto mediaticamente documentato… Come si fa a non pensare che si tratti di mero marketing?
    La vera Chiesa Cattolica non dovrebbe temere il ridursi del numero dei propri fedeli se questi, ancorché pochi, custodissero la vera fede e i veri valori. Viceversa, il compromesso, il dialogo a tutti i costi, le “calate di braghe” non portano ad altro che alla dissoluzione e al disprezzo (più che giustificato) di chi, come i Musulmani, ancora non esita a sacrificare la propria vita per la propria fede.

    1. Giusi

      Papa Bergoglio non fa la commedia: ha sempre vissuto low cost anche quand’era vescovo in Argentina. Non ha mai occupato la residenza vescovile e ogni giorno si recava in tram dai suoi poveri. Essere un buon cristiano vuol dire anche rispettare il Papa! Colui che Santa Caterina da Siena chiamava: il dolce Cristo in terra.

  17. Raffaella

    Sono molto affezionata a questo blog e condivido l’impostazione di Costanza ma, permettetemi, mi piacerebbe capire quali sono gli eventi e le circostanze precise in cui noi czattolici sentiamo la necessità di “sentire altri pulpiti”. IO, pur essendo moglie (devota e sottomessa) di un prof. che si occupa per mestiere e per vocazione di dialogo interculturale e interreligioso ho frequentato e frequento mooolti (confesso troppi forse per i miei gusti pseudo-guelfoambrosiani) di questi incontri e non ho mai percepito questa disposizione d’animo dei cattloci e “farsela raccontare”. Forse bisognerebbe approfondire. Invece il dialogo è necessario e soprattutto credo, la conoscenza. Per capire l’immensità della Grazia che ci è toccata e che ogni giorno ci sostiene. Per ringraziare con magiore consapevolezza. Come dice la mia amica Kadigia (che Dio benedica la sua venuta in casa nostra per aiutarmi con le facende): voi non siete solo fedeli e fellici, siete grati.

  18. Carlo

    GIUSI: grazie di cuore delle tue parole, buone e utili, delle quali (e l’hai capito al volo) avevo pure bisogno. Seguirò i tuoi consigli (al rosario ci sono arrivato anche se me lo recito da solo perchè non riesco a coinvolgere la famiglia, per una forma di pudore o, forse, di mia stessa scarsa convinzione). Quel libretto dove lo trovo? Ancora grazie.

    1. Giusi

      In tutte le librerie di testi religiosi. Io l’ho preso di Shalom (5 euro). Shalom è pure online, si può ordinare: ha tanti bei libretti:

      http://www.editriceshalom.it/

      Se non vuoi dire il Rosario da solo alle 18 lo dicono in diretta da Lourdes su TV 2000 (canale 28 del digitale terrestre, con replica alle 20) oppure, sempre in diretta, alle 21.45 su Tele Padre Pio da San Giovanni Rotondo (canale 145). In alternativa nella maggior parte delle parrocchie intorno alle 18 o giù di lì (basta informarsi) lo dicono tutti i giorni. Gli uomini sono molto ambiti! Ciao

  19. Enrico

    pane al pane vino al vino
    ho sempre pensato quello che dici
    mi sono sempre sentito una mosca bianca per il fatto che lo pensavo
    è bellissimo leggerlo scritto da altri.

  20. giuly

    “Quando i cristiani sono veramente lievito, luce e sale della terra, diventano anche loro, come avvenne per Gesù, oggetto di persecuzioni; come Lui sono “segno di contraddizione”.
    (Benedetto XVI)

    Forse è questo il motivo di tanta disponibilità a far salire sui pulpiti gente che non ha un granché da insegnarci in quanto a rispetto della vita e sequela di Cristo…. sarà che alcuni cattolici vogliono vendere la sopravvivenza per un piatto di lenticchie….ma non credo che la cosa possa portare lontano, ci si perde noi e non si aiuta nessuno ad uscire dalla propria visuale per abbracciarne una più grande. Insomma è un investimento fallimentare.

  21. Betty

    Penso di aver conservato una certa fede e quindi di essere credente. Ma non riesco proprio a condividere quanto scritto nell’articolo. No, la mia prospettiva è un’altra…

  22. Roberto

    Sì-sì-sì e ancora sì 😀

    Come dice Perfectioc (con la quale sono d’accordo su ogni singola sillaba), è finita un’epoca. Io personalmente, nel corso degli anni e pensandoci sopra, mi sono sempre più convinto che alla base del folle atteggiamento di un’ampia parte di “tessuto” cattolico, ci sia da un lato una volontà di negare istericamente l’evidenza che è finita un’epoca. Un ampio settore di chierici e laici “che contavano” si ubriacarono all’idea che fosse infine giunto un momento storico in cui era possibile e auspicabile “abbracciare il mondo” (cosa che un cattolico non può fare) e che questo avrebbe aperto un’epoca luminosa. Interpretando malamente il concetto di “lievito nella pasta”, si gettarono in un suicida atteggiamento autodissolutorio. Ammettere che le cose siano andate tragicamente vorrebbe dire mettersi troppo in discussione. Più facile far finta che “meglio di così non potesse andare”. Le conseguenze sono logiche e inevitabili. Invece di formare cattolici in grado virilmente di respingere le istanze del mondo, formano cattolici (o sarebbe meglio dire battezzati, ma che con un certo grado di buona fede son CONVINTI di essere cattolici) che non sanno neppure più tanto bene quello in cui dovrebbero credere, e che perciò possono giungere anche a rivoltarsi contro coloro che difendono il Magistero, come riporta l’esempio citato sopra, senza avvertire neppure un’incoerenza nella loro ragione, non parliamo poi di un conflitto nella loro coscienza. Anche se, grattando a sufficienza, puoi mettere alla luce l’insostenibilità del loro pensiero (oh, ma di solito se la battono per tempo! 😉 )
    Poi c’è un grave complesso d’inferiorità culturale che e dai e dai, a furia di martellare attraverso i mass-media e una certa impostazione della scuola di stato, ha finito per convincere molti cattolici che bisogna mettersi riverenti in ginocchioni davanti a quel che il mondo ti può insegnare, perché “roba” più arretrata della Chiesa non ce n’è.

    Uno degli elementi per riconoscere la patologia che colpisce questi cattolici, è la loro smania di trasformare la Fede in un “evento culturale”, inseguendo un vecchio mito borghese (la cultura, l’istruzione “ci salveranno”) oppure in “assistenza sociale”.

  23. Alessandro

    “A sentire certi pronunciamenti sembra che si sia identificato nel “dialogo” l’intera fede cristiana, sicché il “dialogare” sarebbe già per se stesso obbedire alla missione fondamentale di predicare il Vangelo; in realtà il credente deve avere il nous di Cristo; cioè la sua mentalità, la sua visione di Dio e dell’universo, la sua capacità di cogliere il senso di ogni cosa entro il disegno del Padre. “Credere” vuol dire guardare la realtà con gli occhi del Risorto…

    Senza dubbio, possiamo dialogare su molte cose, ma su ciò che davvero conta e importa nella nostra vita, il cristiano non può svendere la sua fede. Per esempio, non sul significato dell’universo, non sull’uomo che ha come sua indole propria di essere immagine di Cristo, non sul matrimonio che è annuncio e figura del mistero sponsale che connette la creazione al Creatore, non sull’amore, sulla giustizia, sulla bellezza, e sul fondamento ultimo di questi valori.

    Ascoltare su questi temi i discorsi di coloro che ignorano Cristo e la sua causalità esemplare e finale nei confronti di ogni essere, è pressappoco come ascoltare i giudizi su un’esecuzione musicale di chi fosse sordo dalla nascita o le disquisizioni di chi è sempre stato cieco sul cromatismo di un maestro della pittura. Lo si può anche fare, ma soltanto per ragioni di cortesia, senza alcuna speranza che i “dialoghi” di questo genere abbiano esiti per qualche aspetto plausibili.

    È da notare che l’impermeabilità alla luce dello Spirito può sussistere anche in persone che sono “psichicamente” – cioè naturalmente, culturalmente, scientificamente – molto dotate.

    Questo spiega come ci siano uomini intellettualmente acutissimi, illustri pensatori, ricercatori e letterati insigniti del premio Nobel, che in materia di religione, di antropologia, di etica enunciano dottrine e opinioni che sono remotissime dalla verità e dalla saggezza.
    Mentre si potrà trovare molta verità e molta saggezza in persone senza istruzione e senza notorietà; persone alle quali lo Spirito di Dio si è compiaciuto di infondere un’eccezionale capacità di vedere le cose nel loro senso ultimo e nel loro valore.

    Ma non per questo dobbiamo sfuggire a ogni contatto e a ogni discorso che non sia tra coloro che sono “illuminati”. Si può e si deve sempre cercare di dialogare con tutti, nella speranza di trovare qualche parziale concordanza di vedute e qualche frammentario riconoscimento dei valori cristiani. Se li troveremo, non potremo che rallegrarci.

    Ma sarà meglio persuadersi che non potrà essere troppo facile, né troppo frequente la convergenza sia pure parziale tra coloro che affermano e coloro che negano un disegno divino all’origine delle cose; coloro che affermano e coloro che negano una vita eterna oltre la soglia della morte; coloro che affermano e coloro che negano l’esistenza di un mondo invisibile, di là dalla scena variopinta e labile di ciò che appare; coloro che credono e coloro che non credono nel Signore Gesù, crocifisso e risorto, Figlio unico e vero del Dio vivente, Salvatore dell’universo…”

    1. Alessandro

      Continua dal commento precedente

      “Nell’ipotesi che anche nel “non credente” si possano dare spazi di luce e singole persuasioni di origine “pneumatica” – cioè dovuti all’azione insindacabile e imprevedibile dello Spirito – allora si può ancora sostenere la totale impossibilità e la totale inutilità di un “dialogo”? La consapevolezza che l’ordine attuale di provvidenza possiede una dimensione soprannaturale intrinseca e onnicomprensiva, ci induce a pensare che nessun uomo di fatto esistente sia abbandonato entro i confini della pura “naturalità”.

      Ogni uomo riproduce in sé in qualche modo il suo volto prima ancora di partecipare alla vita divina. Ogni uomo ha già dentro di sé il fondamento oggettivo di una sua immancabile tensione e vicinanza al Figlio di Dio incarnato. Inoltre la verità rivelata storicamente ha permeato e permea di sé ogni conoscenza umana e ogni cultura, anche quella che con più tenacia si vuol qualificare “profana” o “laica”, cioè dichiaratamente lontana e indipendente da ogni visione cristiana…

      Infine non è da sottovalutare la libera azione illuminante che è propria dello Spirito Santo. Le intelligenze umane, anche se di solito non arrivano a percepirlo, sono spesso “pneumatizzate” quando si pongono sinceramente al servizio della verità.
      Tutto ciò è enunciato dal celebre aforisma caro a San Tommaso: “Ogni verità, da chiunque sia detta, proviene dallo Spirito Santo”. È un’affermazione ai nostri fini molto preziosa, perché riconosce non solo l’esistenza di un irradiamento “pneumatico” che va ben oltre l’area dell’appartenenza ecclesiale, ma anche che possiamo e dobbiamo ascoltare ogni parola di luce, una volta riconosciuta come tale, da qualsiasi bocca venga pronunciata.

      Per un vero dialogo, occorre affermare anzitutto che non c’è alcuna possibilità di “dialogo” tra la fede e l’incredulità, considerate come atteggiamenti mentali e spirituali totalmente estranei e tra loro antitetici. Del resto, dall’incredulità come tale – intesa come piena negazione di ogni rapporto con Cristo – non abbiamo niente da prendere o da imparare.

      Il non credente invece può farsi portavoce inconsapevole dello Spirito; nel qual caso noi ci dobbiamo porre in ascolto. Questo non vuol dire che tutto ciò che egli dice provenga dallo Spirito Santo, poiché dallo Spirito Santo proviene soltanto ciò che è vero, vale a dire, ciò che realizza il disegno del Padre e il Vangelo di Cristo. Si rende perciò necessario un atteggiamento vigile, che sappia accuratamente esaminare e vagliare.
      In conclusione, tutta la riflessione sul “dialogo” va preservata da ogni faciloneria e da ogni leggerezza.
      La posta in gioco è altissima e la questione è seria: ci può essere il rischio, con una spensierata apertura scambiata per generosità, di non riconoscere più Cristo come l’unico maestro di vita e l’unico salvatore dell’uomo; ma ci può essere anche il rischio, in nome di una improvvida intransigenza dottrinale, di disimparare ad amare: ad amare tutti gli uomini senza eccezione, i quali per il fatto di essere stati creati, sono chiamati ad aver parte alla gioia divina e restano sempre immagini vive dell’unico Signore dell’universo.”

      Cardinale Giacomo Biffi

      http://www.donbosco-torino.it/ita/Kairos/Meditazioni/04-05/06-Dialogo_nella_Bibbia.html

        1. Mamma mia Giusi… 😉 non per nulla il Padre Eterno ha messo due barriere alla nostra lingua: le labbra e anche i denti 🙂
          Ma alle dita sulla tastiera non aveva pensato… 😀

        2. Alessandro

          Tra Martini e Biffi stili pastorali sicuramente differenti. Quanto ai contenuti, a proposito di dialogo il Cardinal Martini diceva questo:

          “Nel raccogliere la sfida dell’alterità, credenti e non credenti si scoprono più vicini di quanto si potrebbe supporre: il credente, nella sua lotta interiore per aprirsi al Dio dell’avvento, si riconosce in certo modo come un ateo che ogni giorno si sforza di cominciare a credere, e il non credente pensante si riconosce come il credente che ogni giorno vive la lotta di cominciare a non credere. Non si tratta quindi qui dell’ateo banale, negligente e in fuga da se stesso, ma di chi vive le tensioni profonde che agitano una coscienza retta, in ricerca di coerenza globale; si tratta di chi, avendo cercato e non avendo ancora trovato, patisce l’infinito dolore dell’assenza di Dio. Questo tipo di ateo può considerarsi in qualche modo l’altra parte di chi crede. E’ quella parte – evidenziata dal noto apologo rabbinico – che oppone alla fede la voce interiore “ma se poi non fosse vero?” e che oppone alla non fede la voce “ma forse è vero!”.

          Questo riconoscere nell’altro, nel diverso, non un pericolo, ma un dono, un incontro, è una forma esigente di eticità sulla quale si possono sintonizzare anche credenti e non credenti. Si tratta di amare l’altro come è, per quello che è, cercando in lui la verità di noi stessi e offrendogli umilmente, ma al tempo stesso fiduciosamente, la verità di noi stessi. E non ne viene forse da tutto questo un no condiviso, il no alla negligenza della fede, il no ad una fede indolente, statica ed abitudinaria, fatta di intolleranza comoda che si difende condannando perché non sa vivere la sofferenza dell’amore? E non ne viene il sì ad una fede interrogante, tentata anche dal dubbio, ma capace ogni giorno di cominciare a consegnarsi perdutamente all’altro, a vivere l’esodo senza ritorno verso il Silenzio di Dio, dischiuso e celato nella Sua Parola?

          5. Pensanti, non pensanti. Da quanto detto fin qui appare che, dal punto di vista della metodologia dell’incontro, la differenza da marcare non sarà tanto quella tra credenti e non credenti, ma tra pensanti e non pensanti, tra uomini e donne che hanno il coraggio di vivere la sofferenza, di continuare a cercare per credere, sperare e amare, e uomini e donne che hanno rinunciato alla lotta, che sembrano essersi accontentati dell’orizzonte penultimo e non sanno più accendersi di desiderio e di nostalgia al pensiero dell’ultimo orizzonte e dell’ultima patria. La sfida pastorale che ne deriva è allora quella di ascoltare le domande vere del pensiero davanti al mistero dell’esistenza, ponendosi insieme, credenti e non credenti pensosi, a capire ciascuno le ragioni dell’altro. Per chi crede ciò potrà significare una purificazione delle motivazioni dell’atto di fede e al tempo stesso una nuova possibilità di proporle a chi non crede con la fedeltà del testimone e il rispetto del compagno di strada, che si riconosce nell’altro e scopre l’altro in sé.”

          http://www.sorelleclarisseravello.it/santa%20chiara/Archivio%20documenti/Cultura%20e%20attualit%C3%A0/dialogo%20con%20i%20non%20credenti,%20card%20Martini.htm

  24. Betty

    @roberto Mi piacerebbe soltanto una cosa: che abbiate la consapevolezza che nella chiesa ci siamo anche noi, vi piaccia o no. Oppure auspicare che qualcuno possa buttarci fuori.

    1. Roberto

      Questo dipende interamente da cosa si intende per “nella chiesa ci siamo anche noi”. Intanto mi vedo costretto a chiedere: “noi” chi, prego? Cosa qualifica questo “noi”? Sopra leggo “aver conservato una certa fede e quindi essere credente”, ma tale affermazione vuol dire tutto e nulla. Anche un animista o un musulmano sono “credenti”. E un protestante può essere definito un “cristiano”. Io parlo di cattolici apostolici romani; non mi interessa altro. Invece, chi rientra in questo “noi”? Questo “noi” va a prender Messa almeno nei giorni di precetto? Prega? Si confessa regolarmente? Prende l’Eucaristia? Riconosce l’autorità del Magistero della Chiesa Cattolica, o impugna la Verità rivelata? Crede in tutti i Dogmi della Chiesa? Se la risposta a una qualsiasi di queste domande, e in particolare alle ultime due, è “no”, questo “noi” è già fuori dalla Chiesa, anche senza una sentenza formale.
      Negare l’autorità Magisteriale della Chiesa o rifiutare pervicamente l’adesione anche a un solo Dogma implica la caduta nell’eresia, è peccato contro la Fede e conduce ipso-facto a perderla e non essere più cattolici, anche senza bisogno di una sentenza formale, che non mi aspetto certo venga “spiccata” contro una persona qualunque. La quale può pure credere di essere “dentro la Chiesa” senza però esserlo, come un cane che credesse fermamente di essere un gatto, non per questo si trasformerebbe nel simpatico felino.
      Certamente, a me piacerebbe parecchio che chi di dovere “buttasse fuori” qualche esponente di spicco di questa mentalità per la quale chi “si sente” di essere nella Chiesa pretende per tale sola ragione di farvi parte salvo poi volerla demolire da capo a piedi, che fa poi un po’ il paio con chi “si sente” di essere coniugato con un individuo del suo stesso sesso e perciò pretende di essere riconosciuto come membro di una “famiglia”. Ma ormai mi sono abbastanza fatto una ragione che tale mio desiderio resterà tale (però chissà, dicono che sperare non è reato… ).

      1. @Betty, anch’io vorrei capire chi identifichi con questi “noi”…

        @Roberto, io mi limiterei a sperare nella mia conversione e a non dovermi mai trovare nella condizione di coloro i quali “diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità.”

      2. Betty

        Allora sono fuori dalla Chiesa. Però vado a Messa, mi confesso, cerco di pregare, leggo la Parola di Dio, cerco di capire cosa dice a me oggi… Sono cresciuta con il Card. Martini: lo reputo una grande fortuna. Mi ha educato alla libertà e all’esercizio del discernimento. Non è sempre molto facile. Ma è affascinante. Certo è più semplice se qualcuno ti dice sempre cosa è giusto (per chi?) e cosa bisogna fare. Ma io sto stretta in una prospettiva così: amo gli ampi orizzonti, anche se possono disorientare. I noi a cui mi riferisco, sono quella minoranza che pensa così. Avrei altre cose da dire, ma devo scappare a scuola.

      3. Persino chi non si confessa regolarmnte e pertanto si esclude dalla Comunione alla mensa eucaristica escludi dalla Chiesa!

        Il famoso precetto di confessarsi almeno una volta all’anno e di comunicarsi almeno a Pasqua era sí un minimo termine ma pur sempre un precetto.

        Faccio mie le parole di Bariom quando ci ricorda che la nostra prima preoccupazione deve essere la nostra salvezza. Correzione fraterna è arte difficile e impegnativa e non passa per il fare a fette la realtà

        1. … e spesso gli altri 😉

          Con il metro con cui giudichiamo, saremo giudicati. Conoscendomi, ogni volta che ci penso, mi vengono i brividi !!!

          1. Anche a me!

            Non per altro citavo Martini: tendo anch’io a tagliare a fette gli altri, specie i non credenti :((
            La mia è una palese autocritica: mi rivedo nei giudizi di Roberto. Purtroppo.

        2. Roberto

          Mi sta bene, limitiamoci pure alle mie sole due ultime affermazioni, dunque (che bastano e avanzano… ). Il senso preciso di quel che precede, andava inteso come un “chi non sente la necessità di _” Infatti, la ragione dell’obbligo del precetto annuale non era certo quello di “salvare la forma”, ma consisteva appunto nell’equivalente di una “spia rossa di allarme” per la condizione spirituale di chi lo violava. Se neppure una volta l’anno si sente la necessità di confessarsi e comunicarsi, la vita spirituale è ormai spenta. Ma ridurre confessione e comunione a un precetto annuo, e specialmente al giorno d’oggi, è realisticamente assimilabile a uno stato di così grave inedia spirituale da assimilarlo alla morte.

          (resta il fatto che, com’ero certo, è sugli ultimi due punti che c’è il netto rifiuto d’obbedienza spacciato per “esercizio di discernimento”).

          E non vi preoccupate, che la mia (seconda) preoccupazione è la mia salvezza. La prima è amare il Signore e far di tutto per ridurre al minimo le occasioni di offenderLo, s’intende (che poi è ciò che serve anche alla seconda, perciò…).

    1. Angelina

      Ho letto. Si invoca con preoccupazione la piena applicazione della legge 194. Dai tempi del referendum il MPV, dopo aver combattuto questa legge come iniqua, ne chiede “almeno” la piena applicazione per quanto riguarda la rimozione delle situazioni che inducono a ritenere insostenibile la prosecuzione della gravidanza. Povertà, solitudine, mancanza di casa o lavoro: la 194 recita che i consultori sostengono la donna in gravidanza contribuendo a far superare le cause di aborto, anche tramite la collaborazione con associazioni di volontariato “che possono aiutare la maternità difficile dopo la nascita” (art. 2, comma d) Questa sarebbe piena applicazione, ma questo articolo rimane totalmente ignorato. Anzi, non ignorato ma totalmente contraddetto, in quanto le associazioni che si propongono sono ostacolate.
      Ma di questo la Marzano non ne parla.
      Mentre si è invece prodigata anche nel commentare la manif-pour-tous come “ritorno fragoroso della morale religiosa” .
      http://www.tempi.it/blog/per-repubblica-il-matrimonio-gay-di-hollande-e-come-il-messaggio-damore-del-vangelo#.UX4rvVRH7cs. Un articolo molto vivace!

      1. Angelina

        Un’altra recensione della lectio magistralis. Più che della filosofa, non mi capacito degli atteggiamenti di organizzatori e pubblico.
        ‘Quando poi qualche cattolico fuori moda, subito bollato giustamente dalla folla inferocita come fondamentalista, le chiede conto di tante affermazioni convintamente abortiste sparse nelle sue varie pubblicazioni, e che, secondo lui, dovrebbero farla sentire fuori posto in un festival biblico, tutti insorgono: signore compassionevoli manifestano i sensi della più profonda e sentita comprensione per la pensatrice; molti inveiscono; il monsignore che presiede il Festival protesta perché una critica di tal fatta impedisce il pluralismo a cui era stato consacrato l’evento. ‘

        http://culturacattolica.it/default.asp?id=17&id_n=33229#.Ubna7ufwmSo

    2. Che tristezza!

      Preghiamo per lei… Se ha deciso di intervenire in un contesto simile difficilmente sarà indifferente al trascendente. Se è in ricerca che possa scoprire presto l’amore di Dio e comprendere quanto sia sbagliata la sua battaglia pro-death

  25. OT – Auguri a Padova (mia città natale) e a Giusi che ci vive (c’era anche qualcun altro… non ricordo).

    Oggi la Liturgia ricorda Sant’Antonio da Padova.
    Riporto un suo discorso, che parlando di pulpiti, non mi pare affatto OT 😉

    “Dai «Discorsi» di sant’Antonio di Padova, sacerdote

    La predica è efficace quando parlano le opere

    Chi è pieno di Spirito Santo parla in diverse lingue. Le diverse lingue sono le varie testimonianze su Cristo: così parliamo agli altri di umiltà, di povertà, di pazienza e obbedienza, quando le mostriamo presenti in noi stessi. La predica è efficace, ha una sua eloquenza, quando parlano le opere. Cessino, ve ne prego, le parole, parlino le opere. Purtroppo siamo ricchi di parole e vuoti di opere, e così siamo maledetti dal Signore, perché egli maledì il fico, in cui non trovò frutto, ma solo foglie. «Una legge, dice Gregorio, si imponga al predicatore: metta in atto ciò che predica». Inutilmente vanta la conoscenza della legge colui che con le opere distrugge la sua dottrina.
    Gli apostoli «cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito Santo dava loro il potere di esprimersi» (At 2, 4). Beato dunque chi parla secondo il dettame di questo Spirito e non secondo l’inclinazione del suo animo. Vi sono infatti alcuni che parlano secondo il loro spirito, rubano le parole degli altri e le propalano come proprie. Di costoro e dei loro simili il Signore dice a Geremia: «Perciò, eccomi contro i profeti, oracolo del Signore, i quali si rubano gli uni gli altri le mie parole. Eccomi contro i profeti, oracolo del Signore, che muovono la lingua per dare oracoli. Eccomi contro i profeti di sogni menzogneri, dice il Signore, che li raccontano e travìano il mio popolo con menzogne e millanterie. Io non li ho inviati né ho dato alcun ordine. Essi non gioveranno affatto a questo popolo. Parola del Signore» (Ger 23, 30-32).
    Parliamo quindi secondo quanto ci è dato dallo Spirito Santo, e supplichiamolo umilmente che ci infonda la sua grazia per realizzare di nuovo il giorno di Pentecoste nella perfezione dei cinque sensi e nell’osservanza del decalogo. Preghiamolo che ci ricolmi di un potente spirito di contrizione e che accenda in noi le lingue di fuoco per la professione della fede, perché, ardenti e illuminati negli splendori dei santi, meritiamo di vedere Dio uno e trino.

    1. Giusi

      Grazie Bariom! Ieri sera sono andata alla processione del transito dal Santuario dell’Arcella alla Basilica. E’ stato bellissimo! E’ la prima volta che si segue questo percorso in onore del ritrovamento della lingua incorrotta avvenuto 750 anni fa. Alle 23.30 ci sono stati anche i fuochi in Prato della Valle. Ho affidato a Sant’Antonio il fratello di Viviana. Oggi processione alle 18. Alberghi pieni. Ci sono almeno 50.000 esterni che sono arrivati. Non ne parlerà ovviamente nessuno. Sono due anni che Sant’Antonio non esce causa diluvio. Quest’anno dovrebbe uscire! Ieri sera siamo anche passati davanti al Palazzo dove avrebbero dovuto sodomizzarsi “artisticamente” il giorno del Sacro Cuore di Gesù (performance poi annullata: che Dio sia lodato!). Mi era venuto da fare un gesto alla Santanchè ma mi sono “religiosamente” astenuta….

      1. Ebbrava Giusi 😀
        Affido alla tua fraterna amicizia alcune mie intenzioni, che sono certo mi farai il dono di portare con te oggi in processione.

        Oltre ad essere nato in quel di Padova, sono stato battezzato proprio in una parrocchia intitolata a Sant’Antonio.
        Il mio Battesimo era poi rimasto come seme nascosto sotto terra per tanti, troppi anni… ma grazie a Dio non è andato perduto, e a suo tempo “qualcosa” da sotto terra è spuntato 😉

      2. Giusi, ti assicuro che sant’Antonio ha fatto la sua parte alla grande (senza far torto a padre Pio, cui mio fratello è affidato fin dal battesimo 🙂 ). Un caloroso abbraccio a te e a tutti i valenti «prestatori d’orazione».

        1. Giusi

          Non avevo dubbi! Il mio motto è: i santi non sono gelosi, infatti ho uno stock di protettori! Non per niente c’è la Comunione dei Santi! Ringraziamo il Signore!

      1. @Ubi, direi della Liturgia delle Ore, anche se “assiduo” è una parola grossa… diciamo però che quella e la “tensione” e l’obbiettivo. 😉

        1. Beh addirittura della Liturgia tutta? Io è già tanto che riesca a pregare l’Ufficio e Lodi e Vespri! L’Ora Media giusto in alcune solennità son riuscito. O in ferie. Compieta raramente…

          Ma anche io sono in lotta per la costanza: ottimizzare i tempi ad es.

          Faccio quasi un’ora di mezzi a tratta casa-lavoro eppure in metro e autobus non riesco! Troppo caos, scomodità e sguardi meravigliati (se uso il “breviario” anziché lo smartphone) per essere in pace con me stesso e quindi ricettivo nei confronti della Parola 🙂

          1. bariom

            Scusa Ubi ho scritto un strafalcione x cui mi hai frainteso. Lodi Vespri Angelus. Tutto qui.
            A parte pater ave gloria… a “random” 😉

            1. OK ok tranquillo 🙂 le 7 Ore penso che oramai solo alcuni particolari Ordini siano fedeli nel recitarle (7 considerando l’Ora Media nella sua interezza: Terza, Sesta e Nona).

              Ciao!

    1. Va “giù pari”… epperò epperò. Come dici tu 😉
      Nel più piccolo, molto più piccolo e come quando vai a certi convegni organizzati da una qualsiasi Diocesi, piuttosto che Parrocchia (ma non generalizzo a tutte…) su “temi sociali”, dove sai per certo che non sono presenti solo “fedeli praticanti” e che non si è lì per dire un Rosario… epperò, epperò… vuoi mai che non si inizi neppure con una preghiera?! Io rimango sempre un po’ basito… certo che se saltassi su, del “fanatico” me lo prenderei sicuro…

      Ma veniamo ancor di più al nostro microcosmo… interroghiamoci. Facciamo sempre una preghiera di ringraziamento per il cibo che stiamo prendere anche se siamo al ristorante o in pizzeria? La facciamo sempre tra le nostre quattro mura, anche se abbiamo amici che sappiamo probabilmente non faranno neppure il segno della croce (che non è vietato avere certi amici…)?

      così, tanto per dire…

    2. Roberto

      Mi è già capitato di dire che voglio bene a Langone 😀
      Tranne sulla faccenda di “lasciare forse persino la libertà di aborto”, eh! Anche se capisco la ragione retorica di metterci anche quello a servizio della “vis polemica”.

  26. JoeTurner

    una domanda fuori tema: non ho mai capito se la Russia è stata poi consacrata al Cuore Immacolato di Maria come è stato chiesto a Fatima. Qualcuno mi sa rispondere?

    1. Lalla

      Si è occupato in modo approfondito di questo tema Antonio Socci, ma non ricordo più bene in quale libro o articolo…ah, sì, di sicuro nel libro “Il quarto segreto di Fatima”

  27. vale

    .mi sono imbattuto tempo fa in un sito dove raccontava tutta la faccenda( vallo a ricordare…)sembrerebbe di no, almeno nei termini chiesti.

  28. vale

    bariom , lo siento mucho, ma così non è: non riporto (alcuni li ho ritrovati) tutti i siti che ne parlano, ma:
    Un’altra consacrazione omette la RussiaMentre si stava ancora riprendendo dalle ferite inflittegli nel tentato omicidio, Papa Giovanni Paolo II compì un’altra consacrazione al Cuore Immacolato, nel giugno del 1981. Tuttavia, le parole ufficiali si riferivano al mondo, senza menzionare specificatamente la Russia, e non venne chiesto a tutti i vescovi del mondo di partecipare. Questa consacrazione fallì quindi, ancora una volta, di soddisfare la richiesta della Madonna, malgrado il Santo Padre avesse dato alla Madonna di Fatima il merito di averlo salvato dalle pallottole del suo assassino.

    Suor Lucia parla di nuovoUn anno dopo, nel maggio del 1982, il quotidiano del Vaticano L’Osservatore Romano pubblicò un articolo riguardo a Suor Lucia, scritto da Padre Umberto Maria Pasquale, un sacerdote Salesiano che la conosceva sin dal 1939. Padre Pasquale riporta che Suor Lucia gli disse, enfaticamente, che la Madonna non aveva mai chiesto la consacrazione del mondo, ma solo della Russia. Egli pubblicò inoltre una riproduzione fotografica di una nota manoscritta di Suor Lucia, in cui quest’ultima confermava questo punto specifico.

    Il Papa fa un’AmmissioneIl giorno dopo la pubblicazione di quest’articolo, Papa Giovanni Paolo II visitò Fatima, dove consacrò ancora una volta il mondo al Cuore Immacolato di Maria. Pochi giorni dopo, in un articolo deL’Osservatore Romano, il Papa spiegava il motivo per cui non aveva nominato specificatamente la Russia, affermando che aveva “provato a fare tutto ciò che era possibile nelle concrete circostanze”. Quest’affermazione venne interpretata nell’ottica della continuazione della politica del Vaticano di non offendere la Russia.

    La Madonna sta “ancora
    aspettando la nostra consacrazione”Questo approccio così evasivo venne mantenuto ancora una volta, due anni dopo, quando il Santo Padre consacrò per l’ennesima volta il mondo al Cuore Immacolato di Maria, in una cerimonia dinanzi a 250.000 persone a Roma, nel marzo del 1984. Ma questa volta, il Papa rese più chiara la sua posizione. Deviando dal testo che era stato preparato, egli chiese questo alla Madonna di Fatima: “illumina specialmente i popoli di cui tu aspetti la nostra consacrazione e il nostro affidamento”. Il Papa, in questo modo, stava riconoscendo pubblicamente che la consacrazione richiesta dalla Madonna andava ancora compiuta. Queste parole vennero incluse nel rapporto ufficiale dell’evento, da parte de L’Osservatore Romano del 26 marzo 1984. Un simile resoconto apparve il giorno dopo nel quotidiano della conferenza Episcopale Italiana, Avvenire, in cui si descriveva il Papa in preghiera a San Pietro, alcune ore dopo la cerimonia di consacrazione, mentre chiedeva alla Madonna di benedire “quei popoli per i quali Tu Stessa stai aspettando il nostro atto di consacrazione e di affidamento”.

    http://www.fatima.it/index.php?option=com_content&view=article&id=287&Itemid=215

    1. Si, temo tu abbia ragione Vale e mi spiace di aver (in buona fede…) data un’informazione errata (Joe scusami…).
      Anch’io stavo leggendo poco fa quello che hai riportato…

  29. vale

    infatti ai tempi aveva incuriosito anche me questa storia.( e mi vien da pensare che se l’apparizione di Fatima è ritenuta autentica , e che quindi la Madre di Dio ha chiesto esplicitamente un atto, e che non si è riusciti a farlo anche se ben 3 pontefici ci han provato, tutta questa obbedienza dei vescovi al Papa, già allora, figuriamoci oggi, mi sa che non c’è….

    1. Piero

      infatti il maggior ostacolo alla Consacrazione erano proprio i vescovi. Si temeva concretamente uno scisma.
      Pero’ ho letto sul libro di Socci che ci fu un prete (non ricordo il nome) che con il testo della Consacrazione nascosto all’interno di una copia dell’Osservatore Romano, pote’ compire la Consacrazione stessa all’interno del Cremlino.

  30. JoeTurner

    “Prendiamo di qua, prendiamo di là i valori di questa cultura… Vogliono fare questa legge? Avanti con questa legge. Vogliono andare avanti con quello? Allarghiamo un po’ la strada. Alla fine, come dico, non è un vero progressismo. E’ un progressismo adolescente: come gli adolescenti che vogliono avere tutto con l’entusiasmo e alla fine? Si scivola… E’ come quando la strada è col gelo e la macchina scivola e va fuori strada… E’ l’altra tentazione in questo momento! Noi, in questo momento della storia della Chiesa, non possiamo né andare indietro né andare fuori strada!”

    papa Francesco

  31. vale

    a piero
    che in più parti si sia pregato pro russia, non si discute. il punto è un altro:
    La Madonna( ovviamente se si crede alla veridicità delle apparizioni di Fatima e che suor Lucia abbia riferito esattamente quanto le veniva chiesto di dire) stessa ha chiesto un atto in una forma ben precisa.
    (in una intervista col Professor Walsh, Suor Lucia ribadì ancora una volta i requisiti precisi affinché la Consacrazione della Russia venisse effettuata secondo la richiesta della Madonna: il Papa, insieme a tutti i vescovi del mondo, devono consacrate la Russia in modo pubblico e solenne al Cuore Immacolato di Maria. William Thomas Walsh, La Madonna di Fatima, 4° ristampa, (1947) p. 226)
    ad oggi non è stato fatto.
    se , e sottolineo il se, neppure I Papi che si sono succeduti da allora sono riusciti a farlo ( o non hanno voluto farlo) dovrebbe dare l’esatta dimensione dell’adesione di una buona parte del clero alla fede……

    1. Piero

      Ma si’, infatti, sono d’accordo con te (anche se ho letto, sempre se non sbaglio, sui libri di Socci, che la Madonna avrebbe “accettata” questa forma di Consacrazione, anche se, non avendola fatta nelle forme da Lei richieste, non avrebbero portato a tutte le promesse fatte).
      Sottolineavo solamente che i problemi, piu’ che dall’ “offesa” della Russia, venivano dall’interno della Chiesa stessa, dai rifiuto di molti vescovi, ad ubbidire al Papa.

      1. Giusi

        Senza dare giudizi di merito (l’ho letto sul libro di Socci: il quarto segreto di Fatima, cito a memoria ma lo ricordo) persino Papi sono stati restii a divulgare il messaggio di Fatima. Giovanni XXIII sepolse il terzo segreto in un cassetto dicendo: questi profeti di sventura! E Paolo VI a Fatima, richiesto di un colloquio privato da Lucia, disse: si rivolga al suo vescovo e se ne andò piuttosto a visitare il gotico manuelino. Dobbiamo a Giovanni Paolo a a Papa Benedetto il rilancio di Fatima.

    2. @Vale, l’affermazione “se, e sottolineo il se, neppure I Papi che si sono succeduti da allora sono riusciti a farlo (o non hanno voluto farlo) dovrebbe dare l’esatta dimensione dell’adesione di una buona parte del clero alla fede…, oltre ad essere decisamente un po’ “forte” è, ritengo, “giuridicamente” (con riferimento al CCC e al Diritto Canonico) assolutamente non corretta.

      1. Bisognerebbe poi anche appurare con certezza che si tratti di reale “disubbidienza” di alcuni Vescovi rispetto il Papa a partire dal sapere (io non lo so…) se nella fattispecie di questo episodio, vi sia stato un “invito” da parte del Papa (o dei vari Papi che si sono succeduti) o un vero e proprio “ordine” (termine non corretto, ma tanto per capirsi…) che solitamente non è “verbale”, ma un documento ufficiale della Santa Sede..

        Chi è più ferrato in materia può qui essere d’aiuto… 😉

        1. Piero

          caro fratello, e’ proprio questo il “guaio”…
          Se Giovanni Paolo II avesse dato l’ordine, e i vescovi non gli avessero ubbidito, si sarebbe creato, di fatto, uno scisma (e non di piccole dimensioni).
          E’ forse proprio questo quello che Giovanni Paolo II ha voluto evitare, considerando il suo attaccamento a Maria e la convinzione che aveva su Fatima

          1. Caro fratello 🙂 permettimi… queste sono nostre “dietrologie” o quanto meno “opinioni personali” (come anche quelle del buon Socci – che stimo non lo dico come “sfottò”), che servono a ben poco, anzi spesso gettano solo “ombre” che non aiutano nessuno. 😉

            1. Piero

              Mi sembra allora che resti solo l’altra opzione: che Giovanni Paolo II non abbia voluto farla, il che mi sembra francamente impossibile. Molto più probabile la prima: ancora oggi sento di vescovi e preti, in perfetto stile protestante, inorridire letteralmente per la venerazione alla Vergine di noi cattolici.
              A te lascio decidere se sia più probabile la prima o la seconda ipotesi.

              1. Piero

                Ah dimenticavo, ci sono le parole stesse di SS. Giovanni Paolo II, che all’esortazione
                “Santità, la Consacrazione”
                rispose:
                “Sono pronto a farla domani stesso, se tu convinci i Vescovi!”
                riportata, se non sbaglio, dal prete di cui sopra, che dovrebbe essere ancora vivo, quindi si potrebbe chiedere conferma…

              2. Come anche Piero, al sentir parlare del Demonio… siamo d’accordo.
                Ma personalmente chiudo qui il discorso… 😉

                Alla prossima 🙂

              1. Giusi una somma di fatti porta a opinioni, che dipendono – sempre e vale per tutti – da una chiave di lettura soggettiva, oppure si fa un libro che è una semplice cronistoria (o si presume dell’infallibilità dell’autore…).

                Detto questo chiudo qui… le mie erano considerazioni di senso generale e un invito a non dare la stura alle “dietrologie quasi complottistiche”, in cui sguazza il mondo. 😉

                Poi ognuno la pensi come crede 🙂

  32. vale

    Ma infatti, mon chér Bariom, non entro nel merito. mi limito a constatare che non è stato fatto. e che non sia stato fatto può dipendere solo da due motivi: dei vescovi che non hanno voluto, o un Papa che non l’ha chiesto come doveva.e se l’ha fatto non è stato ubbidito.
    resta il fatto che , a tutt’oggi, la richiesta della Madonna( mica del sacrestano di Capracotta) non è stata soddisfatta.

    1. Lidia

      Vale, io mi chiedo quanto non abbia influito sulla mancata consacrazione il desiderio di poterla fare in unione ai vescovi ortodossi. La Russia è terra ortodossa, e consacrarla senza non dico l’autorizzazione ma la partecipazione dell’episcopato ortodosso è triste…forse GPII ha voluto aspettare per questo, dopo averla fatta nel proprio cuore (tra l’altro sì, è vero che un cardinale la fece nel Cremlino, dove era stato ricevuto da, se non erro, Andropov.

  33. “se, per esempio, abbiamo dei figli, evidentemente vogliamo che non si buttino dalla finestra…” . Cara Costanza, hai centrato con la solita semplicità, che è un dono dello Spirito Santo, la verità di tutti i comandamenti. Faccio sempre lo stesso esempio pure io, nel mio piccolo, per far capire che dietro quello che quella che agli atei sembra una imposizione è in realtà un atto d’amore…

  34. Max

    L’articolo non fa una piega. Ed è commovente fino alle lacrime. Grazie a Dio per te, Costanza.
    P.s.: “Noi cristiani non siamo di questo mondo, la nostra non è una bella patina con cui cercare di rivestire in una sintesi in equilibrio più o meno precario vite borghesi con la cintura di sicurezza. Essere cristiani deve essere tutto un altro vivere”: riecheggiano le parole del Papa.

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