La grazia scontata

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di Andrea Torquato Giovanoli

Sono sul lettone col mio bimbo di sei mesi, pigramente impegnato in uno di quei momenti di giocosa intimità domestica che da soli danno sapore e senso all’esistenza, ed osservo il mio cucciolotto abbozzare i primi seri tentativi di restare stabilmente in posizione seduta: si erge, dondola qualche secondo sorridendo soddisfatto, finché si sbilancia ricadendo pesantemente sul materasso, pronto per ritentare.

Io son lì, a gustarmi ogni suo movimento, ogni suo moto d’apprendimento, ad assicurarmi che non pesti capocciate su inesistenti durità, e mi colgo istintivamente teso a piazzar veloce la mia manona tra la sua testa ed il materasso, perché non solo non cada, ma nemmeno prenda il contraccolpo di un rimbalzo sul morbido.

Ed è proprio questa mia spontanea, quanto inutile apprensione a riverberarmi l’immagine dell’amore preveniente del Creatore per la sua creatura: proprio come un Padre premuroso che fa scudo col suo corpo al figlio amato, per evitare che le asperità del mondo lo feriscano prima ch’egli sia pronto a sopportarne il peso. Penso allora a quante grazie elargisce Dio ogni istante ad ogni uomo senza che questi nemmeno se ne accorga, proprio come il mio bimbo ora non ha coscienza di come io, con il mio gesto, prevenga per lui la possibilità di farsi involontariamente del male.

Penso a quante volte, nelle circostanze più banali della nostra quotidianità, siamo oggetto di una ben più grande premura di quel Padre nostro, che è sì nei Cieli, ma che nell’incarnazione del Figlio è più che mai in terra, ad accompagnare ogni nostro atto di volontà, cercando di guidarci sul quel sentiero sicuro che ha concepito per ognuno di noi fin dalla fondazione del mondo. Penso a tutti quegli incidenti che ad ogni nostro passo potrebbero causarci cadute anche dolorose, ma che per un provvido disegno di coincidenze non accadono prima che noi si sia maturi per affrontarli: perché la sventura, sempre mediata dall’indefesso principe di questo mondo, ci sovrasta, incombendo su ogni nostra singola azione, inseguendo ogni nostra scelta nel tentativo di renderla sbagliata e trasformare così un innocuo gesto in una tragedia mortifera, foriera di conseguenze per noi, che abbiamo una visione limitata della realtà, imprevedibilmente agghiaccianti.

Così mi immagino anche Lui, nei miei confronti e di ciascuno, proteso con la Sua mano ad intercettare la mia testina, prima che a causa del mio claudicare incocci sugli spigoli mondani, e mi invade una pace riconoscente per quel sentirmi amato sempre e comunque, fin da quando ero solo un pensiero nella Sua mente e per l’eternità.

Così mi si squaderna davanti una realtà antica, ma inconosciuta, poiché data comunemente per scontata: cogitato, ergo sum!

Ed il mio esistere è già evidenza che Dio mi ama: una verità questa, che, pur nella mia creaturale finitezza, anch’io ho la possibilità di esperire ogni qualvolta mi accingo ad esprimere la mia umana creatività.

Confesso invero di patire un’innata vocazione all’artigianato, che in frangenti della mia vita si è evoluta perfino a mestiere, ed ogni volta che mi capita di produrre qualcosa con le mie mani, sia esso un manufatto, un disegno od uno scritto, mi colgo sopraffatto da un compiacimento che, in alcuni casi, rasenta l’ossessione, e siccome tendo per carattere al puntiglio, aggiusto e ritocco in continuazione l’oggetto del mio fare fino a che non ne sono pienamente sazio. Completato, poi, lo rimiro lungamente, assaporando ogni singolo passaggio che ha portato alla sua formazione e, se si tratta di un disegno od uno scritto, lo riprendo di tanto in tanto, per rievocare quel processo che ha incarnato l’idea nella materia.

Ma se io nella mia finitezza quasi venero il prodotto delle mie mani, pur consapevole che non sono io a dargli consistenza nel tempo, quanto più il Creatore si compiace della Sua creatura, tanto da affermare ch’essa è “molto buona”, e conoscendo che solo per un moto continuo della Sua Volontà questa è passata dal nulla all’esistenza e nell’essere sussiste mi si dimostra agli occhi il Suo Amore indefesso e imperituro, poiché se Egli si stancasse del Creato, questo verrebbe meno in un istante per non esser più. Così il solo esistere è garanzia d’essere amati, pensati con cura immensa istante per istante, fin da prima del tempo e con destinazione l’eternità, tanto che persino nel rifiuto impenitente di Lui, Dio non cessa d’amare, ma sta’, come Amore eternamente ferito che non cede, poiché Dio è fedele a se stesso e non ritrae i suoi doni: nemmeno quando questi vengono disprezzati con odio definitivo. Questo è tra l’altro anche il motivo dell’eternità delle realtà escatologiche, poiché se venisse meno l’esistenza dell’inferno e dei dannati, cesserebbe anche quella del Paradiso e dei beati, cosicché per la Misericordia di Dio verso questi ultimi, che saranno alfine in sovrannumero, la Sua Giustizia resterà per sempre insoddisfatta dalla pena dei primi, che rimarranno in essere, purtroppo intatti nel loro livore.

Quindi se esisto è perché sono amato, ed il sigillo di questo amore è proprio quella carne che il Padre ha preso su di sé nel Figlio, a garanzia inconfutabile ch’Egli mai si stancherà di amare l’uomo, giacché l’Infinito stesso s’é impastoiato con la finitezza, per sempre, così che fosse chiara, anzi “rivelata”, la persistenza del Suo compiacimento.

È solo quando mi ridesto da tali ragionamenti che riscopro il mio bimbo lungo e disteso sulla morbida trapunta verde mela, che mi fissa attento come a chiedersi dove fosse la mia mano quando ha perso l’equilibrio, ma non appena lo guardo mi sorride ed io mi sento ancora più amato da quel Padre che, attraverso lui, mi richiama a ricambiare il Suo amore nell’imitazione della Sua Divina genitorialità, e provo tanta, tanta riconoscenza per il mio esserci ancora.

21 pensieri su “La grazia scontata

  1. Stavo leggendo con un sorriso caldo, sereno, tranquillo. Mi sono sentita avvolta dalle braccia di mio Padre, del mio Creatore. Ed è così, grazie!
    Auguri anche a te, ma tanti! 🙂

    1. angelina

      Karin, posso dirti che hai un dono davvero “invidiabile”? Troppo spesso, ahimè, non “Mi sono sentita avvolta dalle braccia di mio Padre, del mio Creatore”. Vedo in te e Andrea una fiduciosa confidenza che a volte mi sembra irraggiungibile per me (a volte). Il nostro modo di credere in Dio è determinato anche dall’esperienza personale, come figli e poi come adulti e genitori. Ad esempio, per me la famosa bellissima preghiera di C. De Foucauld “dell’abbandono” può diventare dura come una provocazione, se cedo ad ataviche insicurezze.
      Tempo fa se ne è parlato, padre e Padre. 8 ottobre 2011 alle 16:35 Ho condiviso qualcosa, e ricordo che secondo Alvise l’immagine del padre non dovrebbe richiamare quella di Dio Padre “…esperienze così profonde e incancellabili della tua vita che mi sembra poi un vero peccato rapportarle all’esperienza col “Padre”. Come banalizzarle” (in effetti è passato un po’ di tempo, penso di essere già un pochino diversa da allora, e probabilmente anche Alvise)
      Credo che le parole di Andrea offrano davvero una rassicurante conferma “il solo esistere è garanzia d’essere amati, pensati con cura immensa istante per istante, fin da prima del tempo e con destinazione l’eternità” . Esserne consapevoli e grati fa straripare di gioia.

      1. Angelina, mio padre era cattivo, molto cattivo, ed era famoso. Quindi non potevo parlare con nessuno delle mie sofferenze per non distruggere l’immagine esteriore di mio padre. Ma soffrivo in modo indicibile. La mia salvezza è stata una madre, debole e dura, ma credente, che mi ha aperto le porte della fede ed ero subito conquistata da Dio, da Cristo. Più vivevo in sintonia con loro, più soffrivo per il grande contrasto che vivevo in casa. Un giorno non ce la facevo più e ho detto a Dio: “Senti, il mio padre è cattivo e non lo voglio, voglio te come Papà e nessun’altro. E questo è un patto!”
        Certo, erano parole di una bambina, ma non mi ha mai lasciato il filo particolare che mi lega a Dio Padre. Se sono ancora adesso abbastanza sana di mente e gioiosa, è soltanto grazie alla fiducia cieca che ho nel mio Papà, e nonostante le tante sofferenze che mi accompagnano da quasi sempre. Ti posso soltanto dire: provaci, abbandonati in Dio Padre come in una grande e grossa poltrona che ti avvolge tutta.
        La preghiera di Foucauld ho sotto la mia tastiera in ufficio e la recita ogni volta che ho un problema, è sul mio computer qui a casa sempre in evidenza. Auguri, tanti e benedetti, di cuore! 🙂

        1. 61Angeloextralarge

          Karin: grazie per questa tua condivisione-testimonianza! Ti lascio un bacio… te lo lancio da qua. 😉

  2. Bella riflessione Andrea.
    Penso anche a come la “mano” del Padre, modifichi il suo “intervenire” rispetto ai Suoi Figli con il loro crescere. Similmente al crescere fisico in quello spirituale, per cui se prima ripara da ogni minimo urto la nostra testolina e addirittura la regge perché neppure si tiene dritti, un po’ alla volta la stessa mano terrà la nostra nei nostri piccoli primi passi, sino a lasciare che camminiamo “con le nostre gambe”, sino a essere la mano che ci indica la strada, che ci porge ciò che ci serve, che a volte per il nostro bene ti percuote, ma sempre una mano pronta ad abbracciarci ad accoglierci a proteggerci quando, seppur adulti, sentiamo la necessità di “tornare bambini”.

  3. 61Angeloextralarge

    Veramente bello questo post! Sulla capacità di trasmettere tanto attraverso il modo di scrivere di Andrea non ci torno, lo do’ ormai per scontato, come per Costanza, don Fabio, fra Filippo, Paolo ed altri autori… Smack! 😀
    Mi viene un po’ di malinconia perché ripenso a quando ero bambina e avrei voluto un padre come te, carissimo Andrea. Son sicura che ho avuto il “mio”, ma qualcosa mi è mancato e purtroppo a volte mi pesa, anche se ho accolto tutto ed ancora accolgo..
    Bello questo modo di amare, questo modo di esserci con i figli. Queste sono le cose importanti, quelle che mettono le fondamenta alla nostra vita.

  4. Sto imparando col tempo ad apprezzare appieno la prosa fiorita e gustosa di Andrea Torquato Giovanoli. I miei autori preferiti restano – dopo Costanza Miriano, ovviamente, che è esempio di umiltà intelligente – Perfectioconversationis e Andreas Hofer per lo spessore e la limpidezza “thiboniana” dei loro scritti. Avevo ingiustamente etichettato i testi di Giovanoli come un tantino stucchevoli, ma mi rendo conto di aver giudicato in modo molto superficiale. Mi appaiono ora come quei santuari barocchi della Baviera, tutto uno sfarzo gioioso, ma finemente cesellato nel particolare, armonico nell’insieme e pienamente redento dall’essere volto a gloria di Dio; per poi scoprirvi sotto una trama complessa, anche sofferta, ma solida e fieramente ortodossa. Questo blog è una perla preziosa.

  5. 61Angeloextralarge

    Fuori tema? Mah! 😉

    Cari figli, con molto amore e pazienza, cerco di rendere i vostri cuori simili al mio Cuore. Cerco di insegnarvi, col mio esempio, l’umiltà, la sapienza e l’amore, perché ho bisogno di voi, non posso senza di voi, figli miei. Secondo la volontà di Dio vi scelgo, secondo la sua forza vi rinvigorisco. Perciò, figli miei, non abbiate paura di aprirmi i vostri cuori. Io li darò a mio Figlio ed Egli, in cambio, vi donerà la pace divina. Voi lo porterete a tutti coloro che incontrate, testimonierete l’amore di Dio con la vita e, tramite voi stessi, donerete mio Figlio. Attraverso la riconciliazione, il digiuno e la preghiera, io vi guiderò. Immenso è il mio amore. Non abbiate paura! Figli miei, pregate per i pastori. Che le vostre labbra siano chiuse ad ogni condanna, perché non dimenticate: mio Figlio li ha scelti, e solo Lui ha il diritto di giudicare. Vi ringrazio.” (Medjugorje, dato a Mirjana il 2 gennaio 2013)

  6. Miriam

    Quando ė nato il mio primo figlio mi sono sentita tanto amata…se io genitore amo così mio figlio quanto. Ama DIO??!!!

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