Dove Il Natale è in saldo

Un sacerdote in missione racconta come si vive il Natale in Giappone

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di don Antonello Iapicca 

Sarà perché in quest’avamposto del mondo il sole sorge prima che ovunque, e tutto scorre alla velocità dei treni che sfrecciano come missili, ma in Giappone il Natale è già in saldo, ancor prima di averlo festeggiato.

Già, perché chi volesse conoscere la sorte che attende l’Europa, basta venire da queste parti, dove il Natale è stato sempre e solo X’mas e Santa Klaus. Certo, nella Notte Santa, le Chiese fanno incetta di curiosi, e qualcuno passa il guado e decide di diventare cristiano, ma per la stragrande maggioranza dei giapponesi il 25 dicembre è un giorno come gli altri, si lavora, e anche le Chiese son meno piene che di domenica.

Eppure il Natale in un mondo pagano ha i suoi vantaggi, quelli della Grazia speciale che ti spoglia del sentimentalismo e delle vanità che lo ricoprono nelle società di “antica cristianità”. E ti ritrovi come a Betlemme, calcando i passi della Santa Famiglia, in cerca di un “albergo” dove dare alla luce la vita che senti di avere dentro e che non hai mai potuto sperimentare davvero.

Sei solo con te stesso, tra le false luci che illuminano, identiche a Roma, New York e Parigi, le vetrine ricolme d’effimero, dove si riflettono, come emersi da un sogno prigioniero di un acquario, i volti emaciati di speranze vane e deluse. E una domanda sale prepotente, coagulo di tutte quelle che ti hanno agitato sino ad oggi, svelando impietosa l’autentica solitudine che ti ha accompagnato: “qual’è il mio posto?”. In famiglia, a scuola, al lavoro, ovunque cerchiamo un luogo dove essere. Ma non sappiamo rispondere, perché stranieri in ogni luogo, mendicanti ogni istante d’un guscio dove riposare ed essere amati. Sono forse il mio luogo il marito, la moglie, il fidanzato, i figli, gli amici? O il lavoro, la politica, lo studio, lo sport, lo svago, i progetti, la casa, il denaro?

No, tutto scorre e si mostra effimero, anche se intenso e coinvolgente, mentre sul fondo resta sempre un senso d’inappagamento. Così ci affanniamo a immaginare un cammino per realizzarci, e che ci conduca a un luogo che sia e non passi più. Ma, quando ci fermiamo e ci guardiamo intorno, tocchiamo solo la notte. E’ notte per il Giappone e per il mondo, oppresso dagli inganni e dall’odore di morte. E’ buio intorno e dentro di noi. Ma se oggi coltri oscure non ci avvolgessero facendoci piccoli, incapaci e deboli, non sarebbe Natale. La luce, infatti, brilla nella notte, ed è la nostra, quella di chi non ha un luogo dove riposare e trovare felicità vera, e consistenza e senso alla propria vita.

Come la notte di duemila anni fa ha accolto i passi di una Famiglia santa a mendicare un luogo nel proprio villaggio, e doglie di una Madre e ansie di un padre, e nessun posto se non una stalla, un anfratto sporco, freddo, anonimo, l’ultimo posto di questa terra. L’ultimo posto, l’unico dove è Natale.

E’ questa la gioia che abbiamo imparato a sperimentare a Takamatsu, Osaka e Tokyo, la stessa annunziata dagli angeli ai pastori: la Gloria di Dio scende sull’ultimo posto della terra, il nostro qui in Giappone e quello di ognuno; così ci ritroviamo in famiglia, stretti alla Parola che ci ha salvato, celebrando in casa o in chiesa l’Eucaristia che scioglie la gratitudine nei genitori e nei figli, missionari o giapponesi, perché quello che era stato un ricettacolo di fallimenti e dolori, paure e fughe, alienazioni e peccati, è divenuto il luogo della Gloria di Dio. In questa notte della nostra esistenza, ostaggio di crisi ben più gravi e profonde di quelle economiche, scende l’amore di Dio per farsi carne in un Bimbo adagiato nelle mangiatoie sporche dove non abbiamo potuto saziarci.

Non esiste altro luogo per noi, perché il nostro posto è quest’ultimo posto, questo rifiuto, questa angoscia, questo timore, questo vuoto che ci veste i giorni, santificato, reso prezioso, bellissimo e dolcissimo, zampillante gioia e pace, perché sfiorato dalle membra santissime del Bimbo Gesù. Questa nostra vita all’ultimo posto è la sua dimora, il “segno” offerto ai “pastori” che non conoscono Dio, in Giappone e ovunque. Un presepe, una stalla sporca e maleodorante, schizzi di sterco e paglia e fango, non ha nulla di bello da esporre.

Eppure, come la nostra vita, questo nulla riempito d’amore, è il luogo più bello della terra, commuove e chiama a conversione chiunque abiti la stessa stalla. E’ Gesù, infatti, a rendere santa la nostra vita deponendovi il suo Corpo che vince la morte. E’ qui che giunge sua Madre, la Chiesa, ad annunciare ai giapponesi che visitano le nostre case, l’evento che fa di ogni ultimo posto il primo nel cuore di Dio.

Così il Natale illumina questa Terra, come irradierà anche l’Europa di domani e ogni angolo del mondo: queste nostre vite fatte grembo della Vita che vince il peccato, adagiate con Cristo in una mangiatoia, sono trasformate in pane per ogni uomo, amore puro e crocifisso, il luogo per cui siamo nati.

28 pensieri su “Dove Il Natale è in saldo

  1. Mario G.

    “Domo arigato” caro don Antonello che scrivi a nostri cristiani d’occidente dal tuo avamposto d’oriente per farci fare memoria dell’avvenimento di Cristo, cioè di Dio fattosi uomo per salvare le Sue creature.

  2. Sara

    Grazie per questi appunti di viaggio e di vita che testimoniano un’esperienza condivisa anni fa e indimenticabile ogni volta che parliamo di cosa vuol dire vivere e testimoniare la fede. Il Giappone l’ha rafforzata in me e mio marito alle prese con i primi passi di vita coniugale e genitoriale! Quanti chilometri macinati ogni domenica per andare a messa, che fatica le confessioni in inglese, quale impegno a chiedere permessi dal lavoro (presi dai giorni di ferie, 10 in tutto, malattia compresa) per festeggiare le festività cristiane!! A questo punto aspetto nuove riflessioni per il nuovo anno.

  3. Parole senza intelligenza e senza com-partecipazione (o, chiamiamola, com-passione).
    Ma come fa uno a fare il missionario in un posto e dire queste cose rimasticate di quel posto?
    E, poi,in fondo al compitino, Cristo che appare…

    1. Giusi

      Io penso che tu stia veramente male con te stesso altrimenti non scriveresti queste cose. Le tue parole testimoniano solo di una rabbia scriteriata con la quale veramente noi e Don Antonello non c’entriamo niente. L’unica vera compassione è per te.

    2. Alvise mi dispiace dirtelo in questi giorni di Natale, ma queste tue parole danno l’esatta misura di come sia invece tu ad avere un profonda incapacità di com-partecitare alcunché di quanto viene scritto e danno anche l’idea che il buio profondo in cui precipita il Giappone e tutte le nostre società – anche la nostra italiana, dove dal Natale si vuole togliere l’unica vera Luce che illumina il mondo: CRISTO, per sostituirla con milioni di led la cui luce non va oltre la retina dell’uomo – danno l’idea dicevo, che il tuo buio interiore e anche intellettuale (perché parole come quelle scritte hanno un forte valore, psicologico, sociologico e antropologico, se di Fede non vogliamo parlare) sia altrettanto profondo.

      Neppure l’umano rispetto per chi ha fatto la scelta di vivere e spendere la propria vita in un paese così lontano, forti solo di un’idea (un’idea lo scrivo solo per usare i tuoi termini), tu con la scusa che certamente non hai nessuna idea da dare agli altri (perché rispetti l’idea di tutti giusto?) rimani nel cantuccio di casa tua e gettar veleno e deridere il pensiero altrui… è in fondo la cosa più semplice.

      1. ” tu con la scusa che certamente non hai nessuna idea da dare agli altri (perché rispetti l’idea di tutti giusto?) rimani nel cantuccio di casa tua e gettar veleno e deridere il pensiero altrui… è in fondo la cosa più semplice.” !!!!!!!!!!!!

        @Bariom, io ci aggiungo solo una dozzina di punti esclamativi

    1. Giusi

      Confermo, è proprio vero. Tristezza e disperazione. Ma sono tutte tue. Non cercarle sempre negli altri, non dare la colpa agli altri. Interrogati e cerca di capire perchè.

  4. Ringrazio dal profondo del cuore Don Antonello per questo suo “racconto”, che certo ha toni che da una parte non possono che rattristarci, pensando al destino di una società intera, non solo quella Giapponese, nel suo progressivo e apparentemente inesorabile scristianizzarsi, ma dall’altra richiamo tutti noi ad una urgenza: quella dell’Annuncio e della Testimonianza.
    Perché come ha ben detto Don Antonello allora come oggi, l’Annunzio e comunque giunto, perché è un’azione che viene da Dio. E chi sono i primi che l’hanno accolto? I pastori, che allora (come oggi), sono coloro che nella notte sono desti, vigili, sono coloro che il mondo considera gli ultimi, che forse puzzano anche un poco dell’odore del loro vivere e dei loro animali. Coloro che i Farisei e gli Scribi del tempo consideravano impuri e ladri.

    Ai missionari in terra straniera e religiosamente ostile, non spetta quasi mai miglior sorte, se non peggiore. A noi, che viviamo nelle nostre belle case nei nostri paesi infondo molto accoglienti, Dio conceda d’essere un po’ “scomodi”, un po’ “rifiutati”, un po’ “ultimi”, un po’ “pastori”, un po’ “missionari”, ma soprattutto desti dal sonno, quello dello Spirito, perché possa non sfuggirci la Luce della prima stella del mattino.

  5. …non derido nessuno, mi fa solo stare male leggere questi discorsi che dove non c’è Gesù (ma però c’è egualmente Gesù perché lui c’è comunque dappertutto, in azione)c’è la negatività (invece che la natività).
    Per quanto riguarda il fatto che io non ho nulla da dire di importante a nessuno…è, purtroppo, vero!!!

    1. Non c’è scritto che c’è “negatività”… è il tuo modo distorto di leggere la cosa. C’è scritto che (quasi sempre) c’è VUOTO, aridità e quindi non-felicità o se preferisci un falsa-felicità.
      Mi pare si legga bene, ma il tuo essere prevenuto ti fa leggere con occhio offuscato una realtà che dovrebbe balzare agli occhi di chiunque.

      Peraltro, ciò che muove a che gli altri godano di un felicità piena, non è “la dittatura di una felicità imposta”, è il desiderio che tutti abbiano questa PIENEZZA. In altre parole Caritas Christi.

  6. elimod

    Don Antonello scrive sempre delle testimonianze toccanti, che fanno riflettere i nostri cuori intorpiditi
    Cara Costanza, auguri di cuore di un sereno Natale e di felici feste!

  7. Sara

    Carissimi, forse a tutti farebbe bene andare a vivere a Tokyo per un po’. Viverci da cattolico fa veramente riflettere sul valore e il senso della fede in un mondo contemporaneo efficiente, civile, affascinante,ma che non ha la nostra stessa scala di valori. E allora sì che a volte, spesso, ci si sente soli, soli con la nostra fede. Non avete idea di cosa sia un Natale senza presepe, un Natale che cede subito il passo il 26 con gli addobbi per l’anno nuovo, un Natale in cui gli addobbi sono tanti quanti quelli per S. Valentino!!! E il 1 gennaio vi porta poi una spiritualità comunque della stessa portata di quella che noi abbiamo cercato di vivere il 25 dicembre per altri motivi e in modo diverso….

  8. …appunto, il Natale, avete già detto tante volte, senza presepe, a Tokio come da tante altre parti, il vuoto della mancanza del natale VERO (cosiddetto) l’assenza della stella cometa, dei magi, della capannuccia, della Buona Novella, della nascita de bambinello, voi dite, che fa esserci il vuoto in queste non solo grandi metropoli moderne senz’anima, ma ovunque vivano i senza Cristo, mentre invece a Milano tanta anima, a Torino, a Vicenza, a Berlino, a Mosca, a Pechino, a Chicago, milioni e milioni di esseri umani (o no?)tutti infelici, tutti abbacchiati, mentre noi invece,in Italia, almeno, a sentire le voci tripudianti di questo blog…

  9. …io sarò anche stronzo, ma resto sbalordito dalle assurdità a cui date ascolto: il missionario giapponese è un esempio, di insensatezza e di non rispetto verso i giapponesi, per esempio (ammesso che i giapponesi vadano rispettati)

    1. Io non credo tu sia s****o, ma quando vuoi ti riesce bene sembrarlo… Quella appena scritta invece è decisamente in s****ata…

      Cosa vuol dire “… è un esempio, di insensatezza e di non rispetto verso i giapponesi”?!!

      Mah! Sai anche Gesù Cristo a suo tempo è stato molto poco rispettoso…

    1. Giovanni 14,12

      In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre.
      ……………………………………………

      Impara dalle Scritture Alvise e impara a conoscerle (Antico Testamento compreso…)

  10. Prima si ammira la grandezza di un affresco, poi ci si può anche soffermare, se si vuole, sui particolari. Il particolare, se estrapolato dall’affresco, disperde, se inserito nell’affresco arricchisce. Ma è l’affresco che comunica uno spirito. Se non si percepisce lo spirito che pervade poche righe, anche semplici, come quelle di don Antonello, tutto resta lettera morta. E stare lì a discutere non porta da nessuna parte (Lc 1, 51-53).
    Buon Natale a tutti voi.
    PS: Bariom, ti ho linkato sul mio blogroll.

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