Altro che fiori

di Costanza Miriano

Ci sono due cose su cui una donna non riesce a essere obiettiva: la tonicità del suo interno coscia, e i suoi figli. Sul primo tema sono rassegnata: ci sono giorni in cui sono magra, giorni in cui sono grassa. Nel mio armadio convivono vestiti da esile musa di Andy Warhol e pantaloni informi da puerpera, che alterno a seconda dell’umore, in modo del tutto erratico. Ingrasso di venti, venticinque chili in una giornata, ma non importa, perché a tornare in forma mi basta una telefonata.

Sul tema figli ancora peggio. Vivo nella perenne convinzione di sbagliare più o meno tutto, salvo ogni tanto essere rincuorata da qualche buon segnale, da qualche complimento degli insegnanti o di chi li vede da fuori, e può giudicare con serenità, senza essere come me attanagliato dalla preoccupazione di fare bene (sì, lo so, è Dio il loro vero Padre, li affido, sì, certo, sulla teoria sono preparata, ma la pratica è un’altra cosa).

Poi, ogni tanto, capita qualcosa di bello, e allora mi rincuoro anche da sola (se poi capita in uno di quei giorni in cui sono Edie Sedgwick, e se sbaglio abbinamento non è perché sono daltonica, ma perché sono troppo Factory girl, è fantastico). Per esempio l’altro giorno mio figlio mi ha raccontato che a scuola gli hanno fatto vedere un cortometraggio, La matta dei fiori. Raccontava la storia di una donna ingrigita, con tre figli grandi e una nipotina, stanca di stare a casa a lavare piatti e fare faccende. A un certo punto decideva di dedicarsi a coltivare fiori, e trasformava un prato abbandonato in un giardino, e finalmente decideva di lasciare la sua casa, ed era felice. “Per farcelo capire meglio, mamma, quando era a casa usavano il bianco e nero, poi passavano al colore” (ma che sottile artificio cinematografico!).

Adesso, io il film non l’ho visto, ma mi fido molto della capacità critica di mio figlio, e tendo a credere che abbia interpretato bene il messaggio, che suonava più o meno così: la vita in famiglia fa schifo, è pesante e poco gratificante, la natura è bella e colorata. Non stento a crederlo perché mi sembra che questo sia anche il modo di sentire comune, anche se – questo è quello che mi fa venire i nervi – viene spacciato per anticonformismo.

Sul conformismo e l’anti adesso eviterei di soffermarmi, che non è il tema. Mi pare anche appena necessario sottolineare giusto di passaggio che la famiglia è molto più bella, miliardi di volte più bella di un campo di fiori. Quello su cui invece mi vorrei soffermare è la bellezza infinita e nobile e appassionante del lavare i piatti (sineddoche: tutto quello che è utile a qualcun altro, non apriamo adesso il dibattito sulla lavastoviglie, prego), del fare piccoli, sconosciuti, oscuri gesti che obbligano il nostro egoismo, le nostre paturnie a ritirarsi in un angolino, a rompere un po’ meno le scatole, a farci perdere un po’ di noi stessi, per fare spazio, se lo vogliamo, alla vita misteriosa di Dio.

Sto imparando così ad amare gli intoppi, i semafori rossi, i pennarelli stappati, i bicchieri rovesciati, le risposte sbagliate, la raffica di pioggia e la busta che si rompe. Sto capendo che sono queste le cose che mi salvano, che mi impediscono di straripare, debordare, di fare tutto di testa mia, di assecondare il mio comodo. Fare le cose con dedizione, con mansuetudine, con serietà, è così bello se si sa per Chi lo si fa. Ed è la garanzia della nostra sanità mentale. Ogni volta che possiamo scegliere, scegliamo quello che sembra più scomodo. Sotto la buccia rivelerà una bellezza inaudita. Altro che fiori.

83 pensieri su “Altro che fiori

  1. Meravigliosa Costanza: i piccoli gesti della quotidianità (quelli preferiti da Maria, per intenderci), se fatti per amore ed in comunione con Cristo, acquistano il potere di (cor)redimere il mondo…
    E nei gesti più impensati si nascondono tesori: come accingersi alla pulizia della tazza (no, non quella per la colazione). È una mansione tanto umiliante quanto importante nell’economia domestica: la tazza ti costringe a metterti in ginocchio, ad immergere le mani nell’acqua insana, a grattare con fronte madida di sudore incrostazioni ingiallite… Ma tale ingrato compito ti dona l’opportunità di crescere nell’abnegazione amorosa ai tuoi cari e, se ci pensi un pochino, è veicolo che t’introduce nel Mistero dell’Incarnazione: quella discesa di Dio (come descrive impagabilmente il nostro amato Pontefice) negli “inferi” della condizione umana, quell’inginocchiarsi dell’Altissimo per immergersi nei liquami del nostro peccato, e con il sacrificio di Sé, liberare l’uomo dalle croste del male…
    Come hai ben detto tu: altro che fiori… ;0)

  2. alessandra

    Ecco!!! Bene!!, soffermiamoci sul lavare i piatti, pulire a terra e tirare fuori dal cappello una buona idea per mettere in piedi una buona cena. Il mistero misterioso (come direbbe il nostro amico Pooh) nel fare tutte queste cose e’ che sono le cose piu’ utili e piu’ inutili allo stesso tempo: utili perche’, se nella ricetta non manca mai l’ingrediente che scrivo sempre in cima alla lista della spesa ,l’AMORE, tutte queste cose accolgono, ordinano, coordinano, ecc tante belle capocce; inutili perche’ basta un biscotto e un lavaggio denti per azzerare la tua mattinata da superman con l’aspirapolvere.

    Proprio l’altro giorno sottolineavo la seconda parte del mistero misterioso, la parte frustrante. Mio marito mi ha risposto, invece, che noi mamme che abbiamo la chance di poter stare a casa per occuparci della cucciolata, ci spendiamo davvero per la nostra famiglia e non c’e’ niente che va perduto anche se (proprio!!!!) a volte non si vede; mentre lui, come molti dei nostri amici, vive un altro mistero: “Sara’ utile questo lavoro che sto facendo? Servira’ davvero a qualcuno tutto il mio tempo davanti al computer per capire come si muove la proteina X? o forse sto solo togliendo tempo ai miei figli e alla mia bellissima moglie (ammetto che “bellissima” e’ dell’autore 😉 ) ?

    P.S.
    una cosa che non manca mai a casa nostra e’ la telefonata per l’interno coscia 😉
    un saluto Costanza

  3. Mario G.

    Bellissimo Costanza!
    Grazie per avermi ricordato ancora una volta che… “è così bello se si sa per Chi lo si fa”.

    Un abbraccio. 🙂

  4. E’ stupenda questa riflessione Costanza. Mi ricorda quando eravamo piccoli e giocavamo nel cortile di mia nonna. C’erano momenti in cui era molto rassicurante andare dentro in cucina sapendo di trovare la nonna che preparava la polenta. Noi eravamo fuori a giocare ma lei era un punto fisso, presente. Se fossimo entrati e non l’avessimo trovata sarebbe caduta l’impalcatura delle nostre sicurezze.

  5. Chiara Segalla

    Per me il segreto è nel vivere lo slogan

    I care:

    mi prendo cura, di me, del mio corpo e della mia testa, del mio sposo, dei figli , della casa, di quanto il Signore mi ha affidato….

    della mia povera patria, ma anche dei “veludini”(fioretti arancioni) che fioriranno tra poco sul terrazzino.

    Forse il film dato in pasto a scuola non denigrava le faccende casalinghe, ma indicava solo un esempio, prendersi cura dei fiori, per dar vita alla bellezza,

    per noi credenti curare il giardino in cui Dio ci ha posti.

    “Laudato sii…. (…).”

    Non contro, ma per.

  6. Giorgia

    Sposata da quasi due mesi, è proprio questo quello che sto sperimentando: “fare piccoli, sconosciuti, oscuri gesti che obbligano il nostro egoismo, le nostre paturnie a ritirarsi in un angolino, a rompere un po’ meno le scatole, a farci perdere un po’ di noi stessi, per fare spazio, se lo vogliamo, alla vita misteriosa di Dio.” Credo di aver trovato la cura alla mia pigrizia, al mio egoismo… ma ogni giorno devo chiedere a Qualcun altro che continui ad aiutarmi in questo!

  7. Lucia

    “Sto imparando così ad amare gli intoppi, i semafori rossi, i pennarelli stappati, i bicchieri rovesciati, le risposte sbagliate, la raffica di pioggia e la busta che si rompe. Sto capendo che sono queste le cose che mi salvano, che mi impediscono di straripare, debordare, di fare tutto di testa mia, di assecondare il mio comodo. Fare le cose con dedizione, con mansuetudine, con serietà, è così bello se si sa per Chi lo si fa. Ed è la garanzia della nostra sanità mentale.”

    Grazie Costanza per avermelo ricordato. Anche a me succede cosí: quando le cose non vanno come avevo in mente io (sia in brutto che in bello) mi accorgo ancora di piú che non sono in mano mia ma sono in mano a Uno che mi vuole bene e non mi abbandonerá nemmeno questa volta…

  8. vale

    la sciùra Costanza è riuscita a mettermi di buon umore.riesce a vedere il buono anche quando si è perseguitati dalla nuvola di fantozziana memoria….
    (se ho offeso cla,ieri, chiedo venia. come già detto volevo solo gettare un po’ di pepe.non fare il Kattoliko( con 2 kappa…) il controcanto di Alvise. pensavo si capisse. invece sembra di no…)

  9. Parlavate, tempo fa, di società liquida, di pensiero liquido etc. ma c’ è anche purtroppo uno stile di scrittura liquido che
    è quello dei giornali, della televisione, dei libri in voga, e di cui, abbia pazienza, fa buon uso anche lei, signora Miriano!
    Che il contenuto sia edificante e tradizionale e cattolicamente corretto non cambia il fatto della moda universale gocciolante dappertutto, che si infiltra, (anche nel pensiero)che rende tutto fatto della stessa materia facilmente ciucciabile.
    E’ lo stile de noantri tutti ormai parlanti questo linguaggio ad usum babbuinorum….
    Un esempio:
    “Poi, ogni tanto, capita qualcosa di bello, e allora mi rincuoro anche da sola (se poi capita in uno di quei giorni in cui sono Edie Sedgwick, e se sbaglio abbinamento non è perché sono daltonica, ma perché sono troppo Factory girl, è fantastico)”. (e tutti, ovviamente, sappaimo chi è Edie Sedwick la factory girl, ccetra,…o no?)

      1. Giusi

        Voglio spezzare una lancia a favore di Alvise. Non è il peggior commento. Anche io mi sono chiesta: ma chi sono Edie e Factory girl? Senza nulla togliere al senso del post.

  10. Mi viene in mente quello che diceva Santa Teresina: non si tratta di vivere cose straordinarie, ma vivere l’ordinario in modo straordinario…Che in ogni piccola cosa c’è l’occasione di amare qualcuno, dare la propria vita per il bene di chi abbiamo accanto e questo nella vita familiare è quotidiano…Certamente questo è quello che ha colorato la mia vita, non lo stare dietro al mio ego…

  11. 61Angeloextralarge

    Costanza, grazie per questo post, molto concreto e scritto con il tuo stile scorrevole e libero. Mi piacciono alcuni punti in particolare:

    “salvo ogni tanto essere rincuorata da qualche buon segnale, da qualche complimento degli insegnanti o di chi li vede da fuori”: hai ragione! Chi vede da fuori ha uno sguardo un po’ più tranquillo, meno pre-occupato del nostro. E ricevere qualche complimento ogni tanto non fa male, se si è capaci di non salire nell’orgoglio. Ogni tanto una coccola ci stimola ad andare aventi sulla strada intrapresa, un po’ come la carota per l’asinello… e l’asinello ha portato Maria e il Bambinello che stava per nascere, fino a Betlemme. Chissà quante carote gli ha dato Giuseppe! 😉

    “Mi pare anche appena necessario sottolineare giusto di passaggio che la famiglia è molto più bella, miliardi di volte più bella di un campo di fiori.”: e già! Certo che a scuola fan passare un bel messaggio a favore della famiglia… mica male! 😦

    “Sto imparando così ad amare gli intoppi”: grande scuola quella degli intoppi! Soprattutto per crescere nella pazienza. 😉

  12. Io comunque voto per la lavastovigie 🙂

    Devo dire però che concordo con Costanza sui piccoli gesti di abengazione quotidiana. Io come uomo non potrei di molto avvicinarmi a quelli di ogni donna moglie madre, ma ne ho una buona percezione per il periodo di vedovanza in cui, rimasto con i miei tre figli, a casa non si sono trasferite nè nonne, nè donne a “mezzo-servizio”.

    Uno dei casi ricorrenti (da vedovo e da sposato) che mi ha sempre fatto percepire che lo facevo solo per amore, è quello della pulizia di lenzuola, cuscini, letti,comodini. muri e pareti, innondati da abbondanti vomitate notturne…
    E sì, un lavoro che fa proprio… vomitare :-), ma essendo, a quanto pare, l’unico abbastanza forte di stomaco, lo facevo ANCHE per non innescare tremende “reazioni a catena”.

    Anticipando il buon Alvise e rubandogli il “mestiere”, mi sento però di dire che persone (per lo più donne) che difronte a questi come altri mille piccoli (grandi) sacrifici quotidiani e relativi contrattempi, reagiscono con uno spirito di eroica abnegazione, grazie a Dio è piena la terra e la storia, e sono certo che credenti o meno verrà loro accreditato secondo giustizia.

    Ciò che il credente può avere di diverso (semmai) è la capacità di vedere in questi piccoli (grandi) fatti, occasioni per la sua conversione, che porta infine ad accettare OGNI COSA, lodando Dio.

      1. Come che gli davo da mangiare? 🙂

        Lo chiedi per paura di un periodo di denutrizione o vomitate da “merce avariata” (padre snaturato)?
        Cmq nessuno dei due casi (credo)… virus intestinali (mai sentiti) per due su tre anche problemi di allergi alimentari che alle volte ci vuole un po’ a individuare.

        Tutta “acqua passata” comunque 😉

        1. Giusi

          Era una battuta. Cercavo di sdrammatizzare. Son convinta che tu sia un padre fantastico. Tutto quel vomito mi ha fatto ricordare una crociera con mare agitato alla quale ho partecipato. La notte di Capodanno è stata un disastro! Vomito dappertutto. Anche lì ridevo (di nascosto perchè non soffro il mal di mare). Aiutavo pero eh! Ridevo e aiutavo. Il mio bellissimo vestito rosso da sera era tutto un vomito. La lavanderia ha dovuto “smontarlo” per pulirlo! Son fatta così, cerco il lato comico, già la vita è dura di suo. Anche perchè i veri problemi sono quando un bimbo ha la leucemia non quando non vuol fare i compiti o quando vomita!

  13. Raffaella

    “ERA NECESSARIO CHE L’EROICO DIVENTASSE QUOTIDIANO E IL QUOTIDIANO EROICO” G. Paolo II riferendosi a S. Benedetto.Un nostro vecchio amico lo ricordava sempre a noi ragazze predicendo la missione della nosta vita di future madri di famiglia…

  14. Giusi

    Va beh, però c’è WC NET (ma come cavolo la fa ridurre la tazza Andrea per essere costretto a pulirla in quel modo?!), la lavastoviglie e il balcone. Non sarà un prato ma io d’estate lo riempio di begonie (meglio dei gerani che a un certo punto perdono i fiori e poi le begonie rifioriscono pure l’anno successivo), l’inverno di panzè e sono a posto!

  15. Antonietta

    Se invece di lavorare le tue 8 ore in Rai, tu dovessi stare a casa 24 ore su 24 a risolvere intoppi, sono convinta che la tua sanità mentale sarebbe bella e che cotta.
    C’e’ un qualcosa di ultimamente falso in quello che scrivi perché non sei una casalinga a tempo pieno. Abbi il coraggio di provare il brivido della casalinghitudine full-time e vediamo se continui a scrivere libri sulla bellezza del sacrificio nascosto!
    Aspetto con ansia il tuo prossimo VERO best seller

    1. Giusi

      Una donna che lavora e che ha pure marito e figli fa anche la casalinga con molto meno tempo della casalinga a tempo pieno! Non capisco queste diatribe!

    2. admin

      chissà se ci sarà un altro “best sellers” (per così dire) la mancanza di tempo è purtroppo determinante; certo che effettivamente a Costanza farebbe comodo non dover stare fuori casa 8 ore e più e sfruttare per scrivere le luuunghe ore che i figli passano a scuola invece che farlo di notte….

  16. giuly

    In questo momento del mio interno coscia non mi può importare di meno…. ma di mio figlio sì. E’ da oltre due mesi che ha iniziato la scuola elementare e siamo ancora in alto mare…. a mala pena distingue le sillabe “ma” “la” “ta” “da”, non riesce a scrivere il suo nome in corsivo senza fare una piccola tragedia (non ci riesco, non ce la faccio, mi fa male la mano…). Io mi sento totalmente inadeguata: se lo rimprovero si mette a piangere; se lo incoraggio ne approfitta per sgattaiolare ad accendersi la televisione. Insomma, cerca di fare lo stretto indispensabile per poi dedicarsi solo alle cose senza impegno. Sì, d’accordo, è un bimbo buono, non picchia mai i compagni (a quanto pare non è più la normalità), a scuola non si alza dal banco senza chiedere permesso, mette a posto i giochi…. Ma noto che lui, come molti altri bambini di oggi, non si impegna seriamente in qualcosa, si distrae facilmente e svolazza da un entusiasmo all’altro, senza soffermarsi mai davvero su qualcosa in particolare. Il post di oggi, cara Coky, mi è piaciuto tanto, ma mi ha messo seriamente in difficoltà. Perchè temo che sto davvero sbagliando tutto. Andando avanti così non so se a 11-12 anni mio figlio avrà quel senso critico necessario per capire che un filmetto sul prato fiorito fuori casa sia insulso. Tu dici giustamente che sono i piccoli gesti quotidiani, quelli che ci costringono a chinarci e a sporcarci le mani, che fanno grande la vita. Ma ci sono volte in cui, pur con tutto il cuore e la dedizione, certi gesti ti sembra che si muovano nel nulla, nel buoi completo. Vorrei scommettere davvero sulla bellezza inaudita delle cose scomode. Ma il mistero a volte è davvero misterioso, e quando si tratta dei figli…bè, ti sfida a farti piccolo e a mettere da parte la tua misura. Quanto è difficile……

  17. Comunque quello che ha sgamato il filmetto è quello di dieci anni. Quello di tredici avrebbe parlato di complotto massonico, della dittatura anticattolica, e sarebbe finito a farmi una lezione sulla vera storia degli stati confederati… Quanto ai figli e ai compiti, non ti preoccupare, ci vuole pazienza, amore, lungimiranza, qualche volta una bella sgridata. Magari mettere degli obiettivi, piccoli, avvicinabili, progressivi. Spezzare il lavoro, se dice che è stanco. È pur sempre nei primi mesi di prima elementare!

          1. io leggo Blondet, ma non credo che abbia scritto qualcosa di specifico sulla guerra civile americana; credo che Vale si riferisse al complotto massonico e anticattolico 😉

            1. vale

              a quello mi riferivo, infatti.anche se poi -checché se ne pensi-c’entra( ilcosiddetto “complotto massonico”,s’intende-vedere A.Pike) e non poco, anche lì….
              merci

  18. Erika

    Condivido in pieno il valore dei piccoli gesti quotidiani che servono ad alleggerire un po’ la vita alle persone che amiamo. Un water pulito, un caffè appena fatto sono gesti che hanno un immenso valore.
    Però sono convinta che spendere la vita al servizio degli altri sia un punto d’arrivo, e non è per tutti.
    Se ci accorgiamo che ci stiamo ingrigendo troppo, allora è nostro dovere reagire, per non appesantire troppo i nostri cari.
    Perché se non riusciamo a sorridere, allora il water pulito o le lenzuola stirate non sono più così importanti. E non è lavando un’altra pila di piatti che recupereremo il contatto con la bellezza del mondo.
    In quei casi i fiori servono, e servono i buoni libri, le passeggiate, le musiche sublimi, le preghiere.
    Non per scappare, ma per tornare alla nostra pila di piatti sapendo perché lo stiamo facendo.

    1. alessandra

      bello Erika! Per molto tempo per me l’obiettivo e’ stato fare tutto e bene, solo pero’ che questo ha causato solo frustrazione; ero profondamente caduta nel fare e , a forza di fare, non me ne ricordavo piu’ il motivo.
      Devo dire che avere degli spazi miei (studiare, allenarsi in bici, suonare il piano, pregare) mi ha aiutato come dici tu in quel contatto con la bellezza e quello che era “fare” e’ diventato la conseguenza naturale dell’amore 🙂

  19. lidia

    le recensioni (scarse) sul film che ho trovato in giro dicono però che è una storia molto triste, non “yeah! finalmente libera da quella palla di famiglia!”…chissà cos’avrà voluto dire davvero il regista. Forse è addirittura più triste di quanto pensiamo noi.

    1. Giusi

      Ma si è tutto quel filone della serie “quanto è bello lasciare marito e figli”. Vi ricordate Pane e Tulipani? Guarda caso anche lì la protagonista che andava a fare? Vendeva fiori! Pare che sia proprio vietato coltivarli sul balcone di casa!

  20. giuly

    Ma… a proposito del film, sempre che io abbia afferrato il messaggio (pare che la protagonista alla fine muoia): ma che razza di roba fanno vedere ai bambini di 5° elementare???

  21. ilaria

    buongiorno a tutti.Sono “nuova”,non ho mai frequentato blog e sono poco “tecnologica”.Questo articolo me lo ha girato una mia amica-sorella.
    Sono separata da pochi mesi.E’ stata ed è durissima per me affrontare questa esperienza così devastante.Ho cambiato casa da poco per ricominciare una nuova vita,cercando a tentoni un nuovo equilibrio(che peraltro senza Lui e tanti angeli custodi di cui mi ha circondato,non sarei neanche riuscita a intravvedere).
    Ieri pomeriggio per la prima volta dopo il trasloco,ho stirato.E’ stato un momento di pura gioia.E mi sono detta:ma quanto scema.Invece no.Sono quei gesti che nella frenesia di tutti i giorni,divisa tra famiglia,lavoro,casa ecc.,mi pesavano tanto.Ma quando c’è una frana e cambia tutto,i piccoli doveri quotidiani li ho visti con occhi diversi.Sono un modo nascosto per dire “ti voglio bene” e curare la casa diventa anche un modo per “volermi bene”.La famiglia è bella,colorata,faticosa,impegnativa; proprio come un giardino.Ogni stagione ha i suoi colori,anche in famiglia.Ora per me,per noi (penso ai miei figli) è inverno.I colori sono un pò spenti.Ma è proprio ora che devo e voglio curare questo giardino,perchè so che la primavera arriverà e sarà un’esplosione di colori.
    Scusate la lungaggine!!!

    1. Giusi

      Prego anch’io. Sto dicendo la novena della Medaglia Miracolosa e anche quella a Caterina Labourè. Le dico entrambe per te.

  22. @giuly, secondo me due mesi di scuola in prima elementare sono pochi per ipotizzare un futuro scolastico catastrofico. magari lui è stanco sul serio. poi ci sarebbe anche da fare un discorso sul carattere e sul fatto che i bambini non sono tutti uguali, neanche nella capacità di mantenere l’attenzione, senza che questo sia indice di cattiva volontà (e non intendo assolutamente cose patologiche eh.. io ad esempio sono una che si distrare facilmente, tanto per fare un esempio e, ovviamente, ho trasmesso i miei geni ai figli :-)))…

  23. Grazia 56

    Grazie Costanza. Penso ti/vi piacerà se non la conoscete già La passione delle pazienze della Delbrel. Potresti pubblicarla?
    La passione delle pazienze
    La passione, la nostra passione, sì, noi l’attendiamo.
    Noi sappiamo che deve venire, e naturalmente intendiamo
    viverla con una certa grandezza.
    Il sacrificio di noi stessi: noi non aspettiamo altro che
    ne scocchi l’ora.
    Come un ceppo nel fuoco, così noi sappiamo di dover
    essere consumati. Come un filo di lana tagliato
    dalle forbici, così dobbiamo essere separati. Come un giovane
    animale che viene sgozzato, così dobbiamo essere uccisi.
    La passione, noi l’attendiamo. Noi l’attendiamo, ed essa non viene.
    Vengono, invece, le pazienze.
    Le pazienze, queste briciole di passione, che hanno lo
    scopo di ucciderci lentamente per la tua gloria, di
    ucciderci senza la nostra gloria.
    Fin dal mattino esse vengono davanti a noi:
    sono i nostri nervi troppo scattanti o troppo lenti,
    è l’autobus che passa affollato,
    il latte che trabocca, gli spazzacamini che vengono,
    i bambini che imbrogliano tutto.
    Sono gl’invitati che nostro marito porta in casa
    e quell’amico che, proprio lui, non viene;
    è il telefono che si scatena;
    quelli che noi amiamo e non ci amano più;
    è la voglia di tacere e il dover parlare,
    è la voglia di parlare e la necessità di tacere;
    è voler uscire quando si è chiusi
    è rimanere in casa quando bisogna uscire;
    è il marito al quale vorremmo appoggiarci
    e che diventa il più fragile dei bambini;
    è il disgusto della nostra parte quotidiana,
    è il desiderio febbrile di quanto non ci appartiene.
    Così vengono le nostro pazienze, in ranghi serrati o in
    fila indiana, e dimenticano sempre di dirci che sono il martirio preparato per noi.
    E noi le lasciamo passare con disprezzo, aspettando –
    per dare la nostra vita – un’occasione che ne valga la pena.
    Perché abbiamo dimenticato che come ci sono rami
    che si distruggono col fuoco, così ci son tavole che
    i passi lentamente logorano e che cadono in fine segatura.
    Perché abbiamo dimenticato che se ci son fili di lana
    tagliati netti dalle forbici, ci son fili di maglia che giorno
    per giorno si consumano sul dorso di quelli che l’indossano.
    Ogni riscatto è un martirio, ma non ogni martirio è sanguinoso:
    ce ne sono di sgranati da un capo all’altro della vita.
    E’ la passione delle pazienze.
    Madeleine Delbrêl

  24. Costanza Miriano

    Lidia, il film non è felice, è vero, ma solo perché quella donna cerca la felicità nel posto sbagliato. Ti assicuro che mio figlio ha visto giusto. Il messaggio è “neanche i fiori le bastano”, ma l’assunto che per realizzarsi bisogna lasciare il grigio quotidiano non è minimamente messo in discussione.

    1. lidia

      eh …appunto! se “neanche i fiori bastano” cosa vuol dire il regista? Che la felicità non esiste? O che se non la trovi a casa tua nessun fiore te la darà? O, forse, che il grigiore del quotidiano alla fine mangia anche la povera effimera felicità del fiore? Insomma: se alla fine la donna non è felice (neanche andandosene di casa)…perché?!
      Non metto in dubbio il giudizio di tuo figlio -sicuramente ne ha colto un aspetto vero ed essenziale. Chissà, non c’è in gioco, forse, solo una critica alla vita in famiglia…sembra più un qualcosa come “La nausée” o “Huis clos” di Sartre: pessima filosofia, perlaltro, che condotto una generazione al massacro intellettuale. ma non c’entra col post, mi chiedevo solo cosa volesse dire il regista con quella fine triste….potrebbe addirittura voler dire che le convenzioni distruggono la vita. In ogni caso, una moral distruttiva, non c’è dubbio – alla quale la risposta di rivalutare le “piccole cose ” del quotidiano è l’unica risposta possibile – lo sento dire e lo dico io stessa da anni, da quando sono dell’Opus Dei, ed è è bello ritrovare le stesse idee in altre persone e ambienti!

  25. Sarò strana, ma per me la lavastoviglie è un rimedio peggiore del male… faccio molto prima a lavare a mano

    Concordo in pieno con Alessandra e a tal proposito vi riporto un bel detto napoletano sentito durante una conferenza di mons. Bruno Forte. “Translitterato” per chi vive al di sopra del Garigliano suona: si può vivere senza sapere perchè ma non si può vivere senza sapere per chi.

    Per fortuna per i cristiani perchè e chi coincidono!

    Il fare è di certo la nostra ancora di salvezza, ci garantisce sotto il punto di vista materiale e pure mentale.
    E però – per fortuna! – non basta.

    Ora, non per andare off topic o in eccesso di interpretazione, ma io – forse per deformazione professionale – nell’allontanamento del personaggio dalla propria casa ci vedo altro.

    Sono fermamente convinta che il lavoro (quello tanto vituperato e accusato di essere nemico giurato delle donne) sia la disciplina dell’anima. Non però il lavoro di casa, per quanto necessario, ma quello che ci mette in gioco con il mondo e ci consente di trasformarlo (il prato abbandonato che in questo caso diventa giardino). Il lavoro non soddisfa solo un bisogno, ma fa fruttare i nostri talenti – di qualsiasi professione si tratti.
    Fosse per me riscoprirei il valore del lavoro come vocazione anche e soprattutto per le donne, a dispetto della chiusura autistica nel mondo domestico. Lavorare crea il giusto ordine di priorità delle cose e dà loro un enorme valore.
    Per quanto mi riguarda anche al lavare i piatti dopo una giornata di lavoro di 11 ore.

    Che poi alla fin fine perchè fingere di essere smemorati. Le donne lavorano da che mondo è mondo, facendo (anche) gli angeli del focolare. Ma vicino al camino, fatta eccezione per poche e per una risicata manciata di decenni appena trascorsi, non ci sono mai state.

  26. Giusi

    L’ho visto! Ma è terribile! Come si fa a far vedere una cosa del genere a un bambino di dieci anni? Costanza secondo me dovresti guardarlo e poi chiedere conto alla maestra!

    1. Raffaella

      per onestà intellettuale, vi copio di seguito una bella recensione del film.
      Resta il fatto che mi sembra fuori di ogni logica e significato far vedere un film del genere a chiunque abbia meno di 16 anni. Siamo alla solita problematica: non è che per il semplice fatto che i nostri figli siano abituati all’immagine più che alla parola si possa esporli a qualsiasi tipo di “multimedialità”.
      Ecco la recensione (che, avendo visto il film, condivido abbastanza)
      <>
      recensione a cura di Movie Machine di Massimiliano Cardia

  27. giuly

    Xsara: hai perfettamente ragione… due mesi di scuola sono davvero troppo pochi! diciamo che la cosa che mi preoccupa davvero è la distrazione dei bambini di oggi, la difficoltà che hanno nel concentrarsi su una cosa, nella poca voglia di impegnarsi per ottenere un risultato. Dovrei stare tranquilla perchè la maestra mi dice che lui a scuola sta attento e ha buona volontà. Ma tant’è….mi preoccupo troppo? forse…. anzi sicuramente! mi devo mettere in testa che i figli non sono come li vogliamo noi. Certo dobbiamo star loro vicini come meglio possiamo, ma non saremo noi a dire come e cosa dovranno fare.
    Costanza: ho visto il film. E certo che è triste! tristissimo anzi! hai detto tutto tu sul contenuto: la realizzazione di sè e delle cose belle è solo fuori dal grigiore di una famiglia soffocante. E poi è pieno di parolacce….

  28. xsara72

    @giuly, scusami se insisto, ma pensi che TUTTI i bambini siano così? io ne ho tre e ti assicuro che sono diversissimi fra loro per quanto riguarda la capacità di prestare attenzione. considera anche che a casa sono più rilassati (come noi, del resto) per cui è normale che si lascino andare… non è facile eh avere fiducia, me ne rendo conto… 🙂

    1. giuly

      No no! non sono tutti tutti così! la differenza la vedo tra i miei due stessi figli…. il primo che ha sei anni è molto tendente allo “scazzo”, si distrae, passa da un gioco all’altro, è volubile… Il secondo che di anni ne ha 4 è molto diverso, si concentra di più ed è piuttosto testardo nel portare a compimento un’opera (compresi i disastri!). Quello che intendevo dire è che molti bambini di questa generazione sono iperattivi e iperstimolati: prendono in mano il telecomando e fanno zapping, giocano ai videogames e hanno riflessi degni di un pilota di formula 1, ma se cerchi di fargli fare una cosa sola per volta, fatta bene dall’inizio alla fine, faticano. E’ un andazzo generale, che non appartiene a tutti ma ne caratterizza molti, specialmente i primogeniti (è una conclusione che ho tratto parlando con le amiche, quindi puramente empirica…).

  29. attaccarbottone

    Chiedo scusa se quanto scrivo potrà sembrare una contestazione, non è esattamente questo il mio intento. Vorrei capire però se ho capito bene, perché faccio fatica a comprendere come si possa mettere sullo stesso piano un vissuto di sofferenza profonda con una tranquilla vita familiare. Non sono la stessa cosa ed è certo che non sarà possibile affrontare le due realtà dalla medesima prospettiva. Non dico questo per proporre gerarchie, so bene che ognuno porta i propri pesi (e li offre), ma cerco solo di ridimensionare questo astio per i fiori… che mi fa apparire tutta l’argomentazione dell’articolo un po’ aggressiva senza che ce ne sia motivo!! Penso che, come qualcuno ha detto, “la bellezza salverà il mondo”, ovunque si nasconda: nei fiori, nei gesti piccoli come in alcuni gesti che possono sembrare pazzi ai nostri occhi ma che offrono tesori, senza che noi ce ne rendiamo conto. Santa Teresina, è vero, ha offerto ogni cosa, ogni più piccola cosa ma nessuno può conoscere nel dettaglio quanto le sia costato, quanta fatica e quanta sofferenza, ma lei voleva tutto e di sicuro qualcuno potrebbe pensare che fosse anche un po’ matta. Invece no, era la sua personale prospettiva, la storia della sua anima. Dico questo perché non credo si possa pensare che per tutti il termine “sacrificio” o “via scomoda” coincida con le medesime cose.

      1. attaccarbottone

        Sì lo so che non era il modo giusto di esprimersi, ma ho cercato di esternare in fretta un pensiero che era un po’ contorto anche dentro di me… rileggerò con più attenzione l’articolo e con le idee un po’ più chiare, magari tacerò!!!

  30. Francesca

    Cara Costanza, spera che nessuna di noi trovi il tuo numero di cellulare da qualche parte… saresti un centralino di sfoghi quotidiani (e con esperienza, il che ti renderebbe ancor più gettonata!)…

    By una neo-sposa impaurita dall’apparente mediocrità dello swiffer.

  31. Floriana

    Bello questo articolo, semplice ma profondo!
    Condivido molto……è meravigliosa la vita quando dietro ogni cosa che facciamo dal lavoro fuori casa a quello in casa intravediamo un servizio per gli altri, la famiglia e il nostro prossimo…..
    un abbraccio
    Floriana

  32. Cara Antonietta, il tema della conciliazione, anzi della armonizzazione, tra lavoro e casa non è il tema del post, né lo è quello della scelta tra lavoro e non lavoro, che per molti e moltissime non è affatto una scelta. Sono temi molto seri e importanti, quasi drammatici, e non si possono liquidare con poche battute.
    Ovviamente non sei tenuta a sapere come sono organizzate le mie giornate, che tipo di orario e di contratto,
    E, infine, non ho scritto nessun best seller!

    1. Alessandro

      Costanza, non buttarti giù 😉 , “Sposala e muori per lei” non sarà un best seller ma ha raggiunto la quarta edizione a due mesi dall’uscita e mi sembra abbia superato le 15mila copie vendute…

  33. monica

    Ho letto l’articolo di Costanza questa mattina durante un momento di pausa lavoro, ma ho potuto vedere il il cortometraggio solo adesso e da qui lascio il mio commento: è un corto che descrive una vita infelice, stanca, come afferma anche la protagonista. Il corto metraggio è tutto in bianco nero salvo che per poche immagini in finale. Il regista non mi pare usi il solito “artificio cinematografico” in maniera così banale come scrive Costanza. Forse solo prima di morire la signora Aurora riesce a vedere i colori, a conclusione del suo impegno nell’esser riuscita a realizzare da un prato abbandonato un giardino. Non riesco davvero a cogliere l’antagonismo tra la vita in famiglia triste e grigia e la vita fuori. La signora Aurora è stanca, i suoi figli sono degli adulti ormai e, come tali, nonostante gli errori dei genitori, adesso dovrebbero iniziare ad assumersi le responsabilità di una vita adulta. Non sappiamo se Aurora alla fine è felice oppure no, ella è arrivata alla fine della sua vita e muore, ma prima di morire è riuscita a lasciare qualcosa di bello, qualcosa di cui, sia i famigliari sia gli “altri” potranno gioire.

  34. http://lita-gattochepesca.blogspot.it/

    commentando un post nel mio blog, un’amica mi ha invitato a leggere questo, e a leggere con attenzione il penultimo paragrafo… Comincio a pensare che lavare i piatti sia veramente “zen” 🙂

  35. Cara Monica, confermo la mia impressione negativa: non è un film bello, né ben fatto. Non è adatto ad essere mostrato a bambini di quinta elementare. Invita a una riflessione sul senso della vita, e non lo trova nel servizio agli altri, tanto meno in Dio. Non è compito della scuola dare queste risposte, ma se proprio le deve dare io vorrei che fossero quelle Vere. La figlia chiede alla nonna di tenerle il bambino piccolo, e lei non può perché deve badare ai fiori. Credo che il messaggio possa essere facilmente inteso come l’ho inteso io, così è stato per alcuni bambini.

  36. giuly

    Il film vuole dimostrare che la bellezza è possibile solo fuori dalle circostanze quotidiane, che se un sacrificio va fatto, se una realizzazione personale ci può essere, deve essere per forza di cose fuori da casa. Mi rendo conto che vedere la bellezza nello strofinare la tazza del cesso sia arduo, se non folle. Ma se le circostanze quotidiane non sono per noi, allora scusate, ma la vita fa schifo. E’ verissimo che bisogna trovare il CHI per cui fare le cose. Ma ci rompiamo la testa per scoprire il dove: in casa, fuori casa, a stirare, a costruire ponti…. Possiamo discutere per ore, giorni, mesi, se sia meglio per le donne lavorare part-time, full-time, o essere casalinghe h24. Non arriveremo a nulla. Non c’è una strada migliore dell’altra. Non è vero che bisogna per forza cambiare o plasmare il mondo giocandosi fuori casa, così come non è vero che la routine di fare le stesse faccende domestiche sia alienante e renda la vita un inferno. L’unica via da seguire è quella che hai davanti. Può essere facile o difficile, piena di salite o tutta in pianura. E’ un mistero il motivo per cui ad alcuni è data piena di ostacoli e ad altri no. Vedere la propria situazione come un ostacolo ti rende triste, spento, e il più delle volte fossilizzarsi in questa convinzione ti porta a rovinare tutto, per andare alla ricerca di una ipotesi che ti sei costruito in testa, ma che non ha alcun aggancio alla realtà. Come diceva l’amica Jenny lo scorso anno, questo è il mio mazzo di carte, e non farei cambio con nessun altro.

  37. monica

    Cara Costanza grazie della risposta, in effetti il cortometraggio (non è un film) è molto impegnativo per un bambino di V° elementare, posso sperare che non gli sia stato meramente “dato in pasto”…
    Dal mio punto di vista non vedo nessun antagonismo e nessuna denigrazione della vita famigliare. E’ la rappresentazione di una frammento di vita, della vita di un’intera famiglia che per chissà quali ragioni (non le vediamo nel corto e forse potremmo solo intuirle, ma mai comprenderle appieno finchè non saremmo in grado di metterci nei panni dell’altro, di provare compassione) è diventata triste e grigia. Il corto a mio avviso non emette giudizi. Questa donna, mamma, moglie, amica, giardiniera, ovvero Aurora, ci dice di essere stanca. La figlia di Aurora, ormai adulta e mamma sua volta, le chiede di guardarle la bambina per poter incontrare un ragazzo e, Aurora, per una volta dice no. Io penso che ogni tanto si possa dire no, un no è anche responsabilizzante, lei cosa ne pensa? Abbiamo punti di vista differenti sul messaggio del cortometraggio, a mio avviso ben vengano i punti di vista differenti, anche se è difficile accettare il punto di vista dell’altro, non crede?

  38. Elena

    Cara Costanza, grazie per questo bellissimo post. Parlavo proprio di questo ieri con degli amici: è un cammino da imparare, con fatica e pazienza, cadendo 1000 volte (la casa che prende il sopravvento, tipo Poltergeist e gli oggetti o i vestiti che sono più fuori che dentro agli armadi!) ma se non lo fai per amore e non lo rendi a Dio, che ti ha dato non solo la casa e gli oggetti stessi, ma che è il senso anche della tua famiglia, marito e figli, prima o poi il lamento prende il sopravvento e determina ogni tua giornata. Prima o poi, a seconda del carattere e dell’indole.
    Con un post così ti si può perdonare anche il fatto dell’interno-coscia: io di vederlo a mio piacimento non me lo posso permettere di certo! :-/ È lì, con la sua circonferenza inesorabilmente reale. Sic! Ma anche quella è una realtà a cui non posso sfuggire, come il pulire la cucina. (Ps. Spero mi potessi permettere di darLe del “tu”!).
    Grazie ancora!

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