Donna e acrobata

di Raffaella Frullone (da La Bussola Quotidiana)

Le mamme lavoratrici, le donne multitasking, le amanti del cinema e le fan di Sara Jessica Parker sono in fibrillazione per l’arrivo, questa sera, nelle sale italiane di Ma come fa a far tutto?, lungometraggio che vede la protagonista di Sex and the City vestire i panni di una donna manager in bilico tra lavoro e carriera. Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Allison Pearson, in Italia pubblicato dalla Mondadori, in cui la giornalista del Telgraph fornisce una sorta di manuale di sopravvivenza per mamme che lavorano. 

Il film, regia di Douglas McGrath, vede Sara Jessica Parker interpretare Kate Reddy, una donna con un’avviata carriera nel mondo della finanza e mamma di due bambini e si snoda sui tentativi, a tratti rocamboleschi, a tratti romantici, di conciliare e rendere perfetto l’equilibrio tra vita professionale e menage familiare.

Ad attendere il film ci sono anche i due femminili italiani più letti A, gruppo Rcs e Vanity fair, gruppo Condénast, che due settimane fa hanno dedicato la copertina alla protagonista titolando rispettivamente “La crisi? La pagheranno le donne acrobate” e “Perché le donne devono scegliere e gli uomini no?”.

All’interno delle riviste due interviste che, naturalmente, prendono spunto dal titolo per chiedere a Sara Jessica Parker, 46 anni, sposata con tre figli, uno di 9 anni e due gemelle avute grazie ad una madre surrogato, se sia davvero possibile conciliare l’inconciliabile, ovvero la maternità e la carriera.

Dice Sara Jessica Parker a Vanityfair: “Il desiderio di famiglia non si può cancellare. Ma, una volta realizzato, non puoi nemmeno disfare quello che sei, quello per cui magari hai studiato anni, lottato anni. Il conflitto del personaggio sta tutto qui”.

Mentre per avere un’idea del personaggio dovremo attendere di vederlo sul grande schermo, abbiamo intervistato una donna che certamente ha le carte in regola per parlare del conflitto famiglia – lavoro, se di conflitto si può parlare.

Classe 1960, nazionalità francese, bionda, occhi azzurri, fasciata in un elegante abito di pizzo bianco Clara Lejeune è amministratore delegato unico e presidente della General Electrice France un’azienda che conta 10mila dipendenti, sposata con Hervè Gaymard, ex ministro dell’economia francese, e madre nove figli di età compresa tra 4 e 18 anni. «Ma come fa a far tutto?» è una domanda che le rivolgono molto spesso.

«A dire il vero me lo chiede spesso proprio mio marito – risponde divertita – ma non credo di avere un trucco da svelare. Semplicemente ad un certo punto ho abbandonato l’idea di dover fare tutto in modo perfetto e ho capito che l’importante è esserci. Amo mio marito e amo i miei ragazzi, cerco di fare quello che posso, non sempre ci riesco, ci sono giornate in cui tutto fila liscio e altre che sono un disastro, in quel caso semplicemente mi scuso, non sono una super mamma e i ragazzi lo capiscono. Sul lavoro ho imparato a delegare, se ho un appuntamento importante in famiglia esco prima. Non c’è riunione d’emergenza che tenga, non c’è invito di manager, politici e imprenditori importanti che mi trattenga, semplicemente esco. Certo mi sono giocata delle opportunità, ma la mia famiglia viene prima e questo non ha penalizzato in maniera determinante la mia carriera».

Clara Gaymard dice tutto questo con la naturalezza di chi vive una dimensione di normalità simile a tante altre e intuisce che per chi ascolta non sia così «Noi donne abbiamo la tendenza a voler far tutto, tutto per noi e tutto per i nostri figli. Io mi sono aiutata con poche semplici regole, una è questa: niente cene fuori. Sono i momenti più belli in cui siamo tutti insieme attorno allo stesso tavolo e non me ne priverei mai. Non accetto inviti fuori, non esistono cene di lavoro. Se decidiamo di vedere degli amici li invitiamo a casa oppure andiamo noi da loro, tutti e undici naturalmente. Anche i ragazzi hanno una regola: possono svolgere un’attività extrascolastica e che sia raggiungibile a piedi da casa, non posso accompagnarli tutti e nove a canto, pallavolo, musica, pattinaggio. Per qualcuno questa può essere una scelta penalizzante, io invece cerco di far scegliere ai miei figli quello che li appassiona davvero: una cosa, oltre la scuola, è sufficiente».

Quindi conciliare carriera e famiglia è possibile?

«Mi dispiace che si parli di conciliare. Noi donne siamo innanzitutto madri, questo non significa che se c’è la possibilità, non dobbiamo lavorare. Per me è importante che ogni donna abbia la possibilità di scegliere, che se desidera stare accanto ai figli lo possa fare, che se torna al lavoro non venga relegata a fare fotocopie, vorrei che ogni madre potesse vivere la gravidanza, ma anche la propria maternità nel modo più sereno possibile. La mia vita è complicata, ma mi chiedo “chi non ha una vita complicata?” anche con due figli è complesso, anche stando a casa a curare i figli ci sono le difficoltà. Ecco io dico che una donna dovrebbe poter scegliere serenamente, perché la serenità nella scelta sarà poi la forza di affrontare le difficoltà. Sento tante madri che si lamentano anche per cose piccole, io mi sforzo e cerco di non farlo. Mi dico “I miei figli hanno diritto ad avere una madre contenta”. Per questo il mio dovere è fare il meglio, il resto lo affido serenamente a Dio».

Nello sguardo sicuro di Clara Gaymard sembrano fondersi la serenità e l’umiltà di suo padre Jérôme Lejeune (1926 -1994), medico, ricercatore e scopritore della sindrome di Down, Lejeune fu il primo grande oppositore delle pratiche eugenetiche e accanito difensore della dignità della vita. Grande amico di Giovanni Paolo II, fu il primo presidente della Pontificia Accademia per la Vita, e nel 2007 è iniziato il processo per la sua beatificazione.

«Ho avuto la fortuna, o forse sarebbe meglio dire la grazia di essere sua figlia, di vivere con lui. Un medico e un ricercatore, che però riusciva sempre ad ascoltarci. Aveva poco tempo, ma ogni giorno veniva a casa per pranzare insieme e allora era tutto per noi bambini, ci ascoltava e stava con noi. Il pranzo era anche il momento in cui papà raccontava quello che faceva sul lavoro. Ancora ricordo di quando ci descrisse questi bambini, con il viso un po’ cicciottello, dallo sguardo particolare, ci raccontava che nessuno li voleva, e che i genitori si vergognavano e lui diceva “Io voglio aiutare questi bambini, sono bellissimi”. Era felice di fare questo. Io non sono un medico, sono diversa in tante cose da mio padre, ma nel cuore ho la stessa felicità».

«La vita è felicità» è anche il libro scritto da Clara Gaymard ed uscito in Francia nella quale racconta la sua vita e quella di suo padre. Il segreto per la felicità dunque non è riuscire a fare tutto?

«Ci sono cose importanti, e altre urgenti. E molte cose urgenti non sono importanti. Quelle importanti, poi, spesso non possono essere risolte rapidamente, perciò, non vanno fissate come urgenti. La serenità è prenderne atto e fare al meglio quello che si può fare, la felicità è sapere che c’è qualcuno che, per fortuna, ha progetti diversi e più grandi dei nostri».

56 pensieri su “Donna e acrobata

  1. Povera cocca!!!
    “Classe 1960, nazionalità francese, bionda, occhi azzurri, fasciata in un elegante abito di pizzo bianco Clara Lejeune è amministratore delegato unico e presidente della General Electrice France un’azienda che conta 10mila dipendenti, sposata con Hervè Gaymard, ex ministro dell’economia francese, e madre nove figli di età compresa tra 4 e 18 anni. «Ma come fa a far tutto?» è una domanda che le rivolgono molto spesso.”

      1. ovviamente il senso, inteso come finalità, è unica, ma è declinata in infiniti modi per tutti. Se ci fossero fini disgiunti sarebbero lecite la guerra e la violenza.
        Mi sembra che Raffaella lo faccia capire bene quale sia il senso della vita, la bussola che orienta.

  2. Daniela Yeshua

    E brava Clara.
    D’altronde, con tutti i migliori virtuosissimi umani propositi del mondo,
    senza un Altro (fuori) da te, cui affidare il tutto di ogni giorno
    – dal meticoso studio del cosa cucinare oggi alla scoperta del neutrino più superman della luce -,

    è un cartone animato pensare di mantenere equilibrio, pace del cuore, lucidità mentale, frutti proficui alla scrivania contemporaneamente al tavolo da pranzo. Un cartone animato.

    …Ti addormenti quasi invisibile alla sera, tanto sei distrutta – ti strucchi nella meraviglia di palpare ancora un volto – e ti svegli come un leoncino freschissimo appena nato, gioioso e pronto alla nuova battaglia e dovere e amore e gioie e stanchezze del giorno (tocca ritruccarsi, però :-l) l’ angelo cust. da certe quisquilie si astiene…)

    “Dio lo dona ai suoi amici nel sonno”.

  3. Scriteriato: ritorno al discorso di ieri, metto un pezzettino di una recensione del libro “I volenterosi carnefici di Hitler ” di Goldhagen
    “passiamo rapidamente alle conclusioni di Goldhagen: “Fu l’antisemitismo a spingere molte migliaia di Tedeschi ‘comuni’ (e ne avrebbe spinti altri milioni, se le condizioni fossero state quelle giuste) a massacrare gli Ebrei. Non furono né le difficoltà economiche, né i mezzi coercitivi a disposizione di uno stato totalitario, né le pressioni psicologiche della società, né le predisposizioni psicologiche, ma furono le idee sugli ebrei diffusissime da decenni in Germania, a causare il fatto che i Tedeschi comuni uccisero senza pietà e sistematicamente migliaia di uomini, donne, e bambini ebrei indifesi”. (pagina 9)

    1. Giuseppe

      La pochezza del libro “I volenterosi carnefici di Hitler” è ben spiegata e documentata dal testo di C.R. Browing “Verso il gencidio” pubblicato in Italia da Net. Ti suggerisco in particolare il capitolo 9 titolato: Uomini comuni o comuni tedeschi? Il dibattito sulla natura degli esecutori dell’Olocausto”.
      Ps non ho letto alcun replica alle mie osservazioni sul comportamento del Beato Pio XII: le debbo considerare esaustive?

  4. E ora, per tornare al discorso donne sottomesse, pur nell’accezione acrobatica del termine che si può trarre dal libro della nostra Titolare, qui, nel Comitato Centrale del blog, c’è tre donne in carriera (o in corriere, come argutamente suggerisce scriteriato, che scriteriato non è) e un gesuita di rinforzo. Che ci azzecca? direbbe l’antipatico (che vuole sempre essere simpatico) Tonino.

        1. coi miei prof non sapevi mai quando era un elogio e quando no! 😀
          Spero di aver imparato qualcosa da loro… 😉
          Comunque con te non mi permetterei…

  5. Angela

    Se mi dite che erano altri tempi vi rispondo che avete ragione. Se mi dite che erano altre donne… vi rispondo che le donne sono donne e basta! Mia madre ha ormai 78 anni e con 7 figli gestiva, ovviamente lavorandoci dentro personalmente per tutto l’orario di apertura, uno dei primi supermarket della mia zona. Mio padre aveva un suo lavoro. Ovviamente erano gli anni 60 e non erano supemarket come quelli di oggi. Dimenticato: oltre al supermarket gestiva il distributore di carburanti adiacente. Mia madre era sempre ben messa e noi figli sempre curati. Non ci ha mai fatto mancare nulla. Beh, mi direte come faceva? Forse educando noi figli ad una maggiore responsabilità verso la famiglia, la casa, i fratelli e sorelle più piccole. Ognuno di noi aveva il suo compito specifico, interscambiabile a seconda delle neceità quotidiane. A quei tempi invidiavo le amichette che erano meno “responsabili” della famiglia, della casa e dei fratelli e sorelle più piccole. Adesso sono contenta perché credo di essere una persona, sorattutto una donna, a 360 gradi. Grazie mamma! N.B.: a quei tempi non si chiamava “sfruttamento dei minori”

  6. Francesca Miriano

    @Giuseppe : Non mi ricordavo che avessi citato tu Pio XII. Ho scritto nei commenti di ieri. Se avrò tempo oggi andrò a cercare tutta la documentazione dello Yad Vashem.

  7. GIUSEPPE: scusa il ritardo. Per qaunto riguarda Goldhagen ho letto il suo libro e mi sembra molto verosimile specialemente a proposito dell’antisemitismo dei tedeschi.
    PioXII, confermo il giudizio, negativo, che non è solo il mio, sul silenzio, l’opportunismo, dissimulazione, l’ipocrisia della Chiesa Cattolica (e delle altre) cosa del resto coerente colla politica della Chiesa moderna, dove tutto è sottaciuto o appena detto, con molta cirscospezione, e falsità, e ipocrisia, cosa del resto questa tipica della politica in generale.

    1. paulbratter

      mi spieghi perchè il contributo (fino anche al sacrificio) di centinaia di religiosi nel proteggere e salvare migliaia di perseguitati del nazismo non porta merito alla Chiesa mentre l’azione dei preti pedofili porta discredito non a loro stessi ma alla Chiesa intera e al Papa?

      1. Nel caso del nazismo si parlava della non-presa di posizione del Papa. Perché i pedofili singoli portano discredito alla Chiesa?
        Perché è sempre così, si prende la parte per il tutto (sbagliando, ma è così) Anche in questo caso, della pedofilia, reticenza, occultamento, ipocrisia, condotta infamante dei vertici, fino a che ormai i buoi erano scappati. Tipico della morale pretesca.

        1. paulbratter

          no, tu hai parlato del “silenzio, l’opportunismo, dissimulazione, l’ipocrisia della Chiesa Cattolica ” . Invece non ti sei espresso sull’articolo del Corrire della Sera che ti ho linkato ieri sul colpevole e strumentale silenzio e immobilismo degli ebrei sionisti di Palestina durante e dopo la II Guerra Mondiale…(articolo scritto da un ebreo che parla di uno scrittore ebreo che accusa i sionisti ebrei)

          PS 1931 ??? le leggi raziali sono del 1938, nel ’31 in Italia non si sapeva neanche chi fosse Hitler.

          1. Benissimo, stronzi anche i sionisti Ebrei, d’accordo, non l’avevo letto, mica sempre su tutto mi rispondete anche a me e a Adriano.
            Le leggi razziali sono del 38, furono cacciati i professori o gli impiegati ebrei e tutti gli altri zitti, furono avviati in Germania i treni dei deportati, silenzioi in Germania venivano sterminati gli Ebrei, tutti d’accordo. Una banalità del male totale gigantesca. Per non parlare dei massoni!!!

  8. Nel 1931, quando il regime impose il giuramento ai professori universitari, dei soli 14 che non giurarono ben 6 erano ebrei, e molti ebrei furono arrestati a Torino nel 1934-35 durante le retate contro il gruppo di Giustizia e libertà, tanto che da allora si cominciò a parlare dell’equivalenza tra giudaismo e antifascismo.

  9. Francesca Miriano

    Visitare lo Yad Vashem è stata per me una esperienza sconvolgente. Non che non si sapesse tutto e non si fosse visto parecchio ma sapere cose che ignoravo sulla storia del ghetto di Varsavia e rivedere i filmati dell’arrivo degli alleati a Dachau lascia attoniti.L’ambientazione poi è suggestiva e fatta per evocare emozioni e non lasciare il ciglio asciutto:penso soprattutto al cielo stellato nel buio che ricorda i bambini morti nei campi di sterminio e al Giardino dei Giusti.La ciliegina sulla torta me l’ha messa poi una signora che mi si è avvicinata e mi ha chiesto se ero ebrea e se avevo perso qualcuno nei campi di concentramento; quando le ho detto che ero italiana e che non avevo perso
    nessuno mi ha detto :Welcome in Israel.
    Mi fa quindi doppiamente incazzare vedere quello che gli israeliani fanno nei Territori palestinesi. Vedere il muro e parlare con gente tranquilla che ti racconta cosa significa
    vivere lì ( e parlo di Hebron e non di Gaza); vedere i cosiddetti ‘insediamenti’ che sono poi fortini armati abitati da fanatici protetti dal governo israeliano mi fa capire che la Storia non insegna proprio nulla a nessuno. Naturalmente anche gli israeliani non sono tutti fanatici e sentir parlare David Grossman apre il cuore

    1. paulbratter

      hai ragione!
      in pochi sanno che il movimento sionista quando è nato (nella seconda metà dell’800) era profondamente laico, tanto che si ipotizzò la costituzione di uno stato d’Israele non in Palestina ma bensì negli Stati Uniti o in alternativa in Sud America, per evitare di mischiare il legittimo desiderio del popolo ebraico di avere una patria con la religione e il fanatismo.

  10. Chiara Rossi

    Clara Lejeune (citata nell’articolo di Raffaella Frullone): ecco una figura perfettamente coerente con il mio saggio “Il genio delle donne” (Edizioni Il Molo, 2009).
    Sono Chiara Rossi, felicemente sposata e mamma di 3 figli, laureata in Scienze Ambientali e lavoratrice in campo ambientale nel settore pubblico. Il messaggio che vorrei trasmettere con il mio saggio “Il genio delle donne” è che il mondo ha bisogno del genio femminile, in tutti gli ambiti, a tutti i livelli, nella risoluzione dei gravi problemi dell’umanità. Ce lo dice con forza, e forse inaspettatamente, anche la Chiesa cattolica, attraverso molti suoi documenti ufficiali – primo fra tutti la “Lettera alle Donne” di Giovanni Paolo II – di cui parlo in tutta la prima parte del mio libro.
    Il genio femminile si concretizza attraverso l’esperienza – illustrata nel libro – di molte donne, dai capi di Stato alle donne “della porta accanto”, diverse fra loro per estrazione culturale (politica, religiosa, ecc.) ma unite da obiettivi comuni, che hanno saputo occuparsi delle questioni che più stanno a cuore alle persone: qualità della vita, rapporti umani, salute, famiglia, scuola ed educazione, servizi sociali, tutela dell’ambiente, pace, diritti umani, e molto altro ancora. Molte madri hanno dimostrato non solo che l’essere tali le ha aiutate a svolgere meglio il lavoro fuori casa, ma anche che il loro impegno a favore della società al di fuori della famiglia nulla ha tolto all’educazione dei figli (anche in caso di famiglia numerosa), ma anzi ha fornito loro una marcia in più.
    L’impegno femminile deve attuarsi senza contrapposizione con gli uomini: al contrario, donne e uomini devono collaborare per costruire un mondo migliore. Molti uomini credono davvero al genio femminile, ritengono corretto valorizzarlo e collaborano attivamente alla gestione della casa e della famiglia, senza perdere nulla della loro mascolinità, invitando ad un cambio di rotta quegli altri uomini che ancora considerano la donna secondo vecchi stereotipi: lo dimostro citando moltissime esperienze concrete.
    I personaggi di questo libro, diversi tra loro ma uniti da obiettivi comuni, forniscono lo stimolo per un ripensamento del nostro stile di vita, dei tempi e degli spazi della nostra quotidianità, dei meccanismi che regolano l’economia e la politica, affinché a tutti gli abitanti del pianeta sia garantita una vita dignitosa e serena.
    “Il genio delle donne” è un libro “positivo”, pieno di vita vissuta, di fatti concreti, fondato su una solida base di ricerca bibliografica.

    1. paulbratter

      “Il genio delle donne” è un libro “positivo”, pieno di vita vissuta, di fatti concreti, fondato su una solida base di ricerca bibliografica

      Alè proprio così, spassionatamente. E il vino com’è?

  11. Francesca Miriano

    @ Paulbratter: faccina che ride ( se la sapessi fare)
    Se posso citare l’inserto di sabato di Repubblica senza farvi venire l’orticaria, i conati di vomito , le coliche addominali e la dismenorrea pure agli uomini oggi c’è l’articolo di Elasti ( una Cochi laica e un po’ più disincantata che io seguo sempre) che risponde laicamente a una desperate housewife con 2 figli.. Tra l’altro cita un pezzetto di ‘Ricomincio da tre’ ( quello di Robertino invitato da Troisi-Gaetano a salvarsi dalle sgrinfie materne) che per me è nei top ten delle vette della comicità filmica.Se qualcuno dei maghetti la lanciasse…..

    1. paulbratter

      la scena di Robertino mi ha sempre fatto morire…
      quanto a Elasti la conosco, è brava ma (in generale) un po’ troppo autoreferenziale.

  12. scriteriato: non potrebbe essere considerato un lapsus interessante (e quindi interpretarlo come una visione delle cose già indirizzata) l’aver chiamato PIOXII
    beato, quando non lo è, te hai osservato, e aggiunto, non ancora.
    Vuole dire questo che è in corso la trafila per la beatificazione?

      1. basta che si plachi un po’ la stupida polemica scatenata dallo Stellvertreter, mano a mano che gli archivi vengono aperti… Una festa così bella chi vorrebbe farla in un clima avvelenato?

  13. Naturalmente, il Papa non si nasconde che la risposta di Lutero non finisce qui. Né finisce qui la storia del protestantesimo. Da Lutero inizia un processo di allontanamento protestante dalla Chiesa Cattolica che oggi si esprime in «due aspetti» nuovi, che il riformatore tedesco non aveva previsto. Il primo è che le comunità protestanti storiche oggi sono minoritarie rispetto a un nuovo protestantesimo, di tipo principalmente pentecostale, i cui numeri – il Papa non ha citato statistiche precise ma il grande esperto di statistica religiosa scomparso il mese scorso, David B. Barrett (1927-2011), parlava di mezzo miliardo di credenti – sono impressionanti. « Negli ultimi tempi – ha detto Benedetto XVI – la geografia del cristianesimo è profondamente cambiata e sta cambiando ulteriormente. Davanti ad una forma nuova di cristianesimo, che si diffonde con un immenso dinamismo missionario, a volte preoccupante nelle sue forme, le Chiese confessionali storiche restano spesso perplesse». Il giudizio della Chiesa Cattolica su queste nuove forme rimane anch’esso perplesso, ma non è soltanto negativo. « È un cristianesimo di scarsa densità istituzionale, con poco bagaglio razionale e ancora meno bagaglio dogmatico e anche con poca stabilità. Questo fenomeno mondiale ci pone tutti davanti alla domanda: che cosa ha da dire a noi di positivo e di negativo questa nuova forma di cristianesimo?».

  14. Francesca Miriano

    GRAZIE SCRI’!!! Vuol dire che non sei arrabbiato con me!
    In generale non ho grande stima dei cardiochirurghi ( Jarvick però credo che sia un bioingegnere : noi abbiamo avuto un caso con lo Jarvick e mi astengo dai commenti): spesso sono ‘animali spinali’ cioè con 1 unico neurone motorio che unisce il midollo al bisturi (tipo assone gigante di calamaro). La Cochi è certamente meglio ma anche Elasti è meglio di un cardiochirurgo.
    Quando avremo voglia di cazzeggio lancio la proposta che ognuno faccia la sua top ten di risate filmiche e poi ce le confrontiamo.

    1. Nemmeno i pazienti di Barnard fecero tutti una bella fine. Io li ho citati come esempi di genialità nel loro campo. Ci sono stati centomila ottimi pittori bravissimi, ma un solo Michelangelo

    2. Arrabbiato? Non sono mica un cane. Eviti però in futuro d’applicare schemi mentali che evidentemente applica more solito a persone che non conosce.
      Se vive fra persone che quando le fanno un complimento si burlano di lei, non vuol dire che al mondo tutti quanti si comportino allo stesso modo.

  15. Daniela Yeshua

    OT

    Cyrano, ho trovato una cosa che mi sta diventando troppo cara e avevo così voglia di scaramellarmela soprattutto con te (mica lo so il perchè…ma t’ho sentito molto vicino, alito cyraniano addosso, mentre leggevo…non lo so davvero il perchè, che ti devo di’…forse tu leggendo lo saprai…ma non assicuro nulla..)

    Buona sabato sera a tutti, carissimi, scappo e a rileggerci stanotte. Vi abbraccio uno per uno.
    (Cyranuccio, specie verso il fondo pagina…–> )

    http://www.benedettineghiffa.org/deus/Italiano/Deus%20absconditus-Italiano/Spiritualita%20mectildiana/andral-1979-1-8-14-2.htm

    1. Sì, Daniela, forse io lo so: non posso non pensare che il confessore da cui sono andato qualche giorno fa (un francescano che non conoscevo) mi ha precisamente consigliato di attingere alla via di Giovanni della Croce… 😉
      Era un po’ che non lo leggevo, in effetti, ma il sapore di autenticità torna presto a fior di pelle…
      Grazie di cuore!

  16. vale

    @ coky(licet appellarla anche a noi comuni così)
    se da Gaza,a parte costruire degli hotel 5 stellecoi soldi della comunità europea,e sparare qualche centinaia di razzi nelle ultime settimane,ci fosse un controllo comme il faut,i muri ,probabilmente,non servirebbero(salvo poi spiegare lo sgozzamento di bambini insieme ai genitori).(per cronaca,come fonti,,cito,così a memoria,israele.net,palestinian watch,memri,debka file,informazione corretta,ecc.).non dico che sia il top, ma forse,gli israeliani(inclusi il milione e mezzo di arabi israeliani) qualche ragione l’hanno…
    su PioXII oramai si sa ampiamente che sia da nunzio che da Papa,fece quel che poteva(quando vescovi di alcuni stati invasi dai nazisti si opposero,partirono le deportazioni-vedi edith stein,olanda e danimarca)
    la sistematica diffamazione del Papa avvenne dal 63,con “il vicario”,che-ricorda Messori, fu un operazione politica dei servizi segreti dell’est-sovietici o ddr,poco importa,
    insomma,la quaestio è collegata alla politica tra Vaticano e Israele,non alla figura di Pio XII.

    1. admin

      forse è meglio lasciare da parte la questione Palestinese,
      argomento troppo delicato e doloroso per poter essere discusso qui in questo blog e così superficialmente.

  17. By lacorsianumerosei
    “Nei primi secoli della nostra era i teologi ricorrono al prfisso omni, già riservato agli aggettivi della natura di Giove, e foggiano le parole onnipotente,onnipresente, onnisciente, che fanno di Dio un rispettabile caos di aggettivi inimmaginabili. Questa nomenclatura, come le altre, sembra limitare la divinità: alla fine del secolo V, l’ignoto autore del Corpus Dionysiacum dichiara che nessun predicato afermativo conviene a Dio. Nulla si deve affermare di Lui, tutto può negarsi. Schopenhauer annota seccamente: “Questa teologia è l’unica vera, ma non ha contenuto.” Redatti in greco i trattati e le lettere che formano il Corpus Dionisyacum trovano nel secolo IX un lettore che li traduce in latino: Johannes Eriugena o Scotus, cioè Giovanni L’Irlandese, il cui nome nella storia è Scoto Eriugena, ossia Irlandese Irlandese. Questi formula una dottrina d’indole panteista: le cose singole sono teofanie (rivelazioni o apparizioni del divino) e dietro di esse è Dio, che è l’unica realtà. “ma che non sa che cosa è perché non è una cosa, ed è incomprensibile a se stesso e a ogni intelligenza,” Non è sapiente, è più che sapiente; non è buono, è più che buono, imperscrutabilmente eccede e rifiuta tutti gli attributi: Giovanni l’Irlandese, per definirlo, ricorre alla parola nihilum, che è il nulla; Dio è il nulla primordiale della creatio ex nihilo, l’abisso in cui furono generati gli archetipi e poi gli esseri concreti. E’ Nulla e Nessuno; chi lo concepì in tal modo credette che ciò fosse più che essere un Chi o un Che. Analogamente, Samkara, insegna che gli uomini, nel sonno profondo, sono l’universo, sono DIO.”

    1. Giuseppe

      Scoto Eurigena va usato insieme. I figli di San Patrizio, sulle orme di Cucumcille alias San Colombano (non quello di Bobbio, l’altro) non solo cristianizzarono la terra dei Pitti, la parte dell’isola della Gran Bretagna oltre il Vallo di Adriano che aveva resistito all’impero romano, ma la irlandesizzarono al punto che iniziò ad esser nota come Scotia Minor. In altre parole, quel Scoto Eriugena sta ad intendere: di sangue irlandese e nato in irlanda e non nella depandance nell’isola affianco. Ogni ulteriore approfondimanto in “Come gli irlandesi salvarono la civiltà” ed. Fazi

  18. Francesca Miriano

    @Scriteriato : ricevuto . Mi accorgo solo ora che mi dà del lei. quindi mi scuso ancora di più per la confidenza che mi sono presa. Il limite del blog e dei social network è che manca la gestualità che a volte evita incomprensioni . Le assicuro che vivo in un ambiente assolutamente normale: è la mia autostima che a volte fa un po’ cilecca ed è quello che è successo con lei.Cercherò di usare maggior cautela per il futuro.
    @ Admin : d’accordissimo sulla questione Palestinese.
    Stasera visto ‘Carnage ‘ di Polanski : a proposito di incomprensione. Comunque sono rimasta sveglia come una lippa nonostante poltrone tipo chaise-longue e il film si svolge tutto in una stanza : è una garanzia.

    1. non è che volessi tenere le distanze, non ho usato il ‘tu’ perché
      a) lei è una professionista importante,
      b) lei è più grande
      c) lei è cugina.
      Se vogliamo darci del ‘tu’, ne sarò felicissimo.
      🙂

  19. Francesca Miriano

    @ Scriteriato : Ok per il tu. Come sai che sono più grande? How old are you?Sicuramente qui sono tra i più stagionati escludendo Alvi.Sicuramente tra i più distratti.
    Comprerò senza dubbio il libro di Joshua Foer sulla memoria

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