CattoPride

 

di Costanza Miriano

A volte lo Spirito Santo arriva con rombo di tuono, a volte ci sussurra piccole rivelazioni tra le pieghe di gesti insignificanti, ripetendole anche più volte per quelli (quelle) particolarmente lenti di comprendonio. Nell’attesa della Pentecoste di domenica prossima, ieri mattina secondo me lo Spirito ha tentato per l’ennesima volta di spiegarmi una cosa, mentre bevevo il mio latte con la pelle (la panna che si raggruma sul latte intero scaldato, secondo mio figlio Bernardo).

 Ieri era domenica: il giorno critico, la cartina tornasole delle famiglie (come peraltro le vacanze). Durante la settimana sono pochi i margini di manovra, i tempi dei quali si può decidere la destinazione. Non so voi, ma i tempi della nostra famiglia li decide un team di esperti del Pentagono, e in certe giornate l’unica cosa che posso decidere è se grattarmi il naso o no. E’ vero, sono una professionista del “tanto che vado” e del “se mi avanza un minutino”, la regina dell’incastro, ma insomma si tratta di particolari.

Nei giorni in cui non si lavora e i figli non hanno impegni, invece, si può scegliere molto di più.

La mia giornata ideale includerebbe sicuramente l’amica di fuori che passa da Roma, quella del cuore da invitare a cena, gli amici preferiti di ciascuno dei quattro figli, e poi ovviamente la messa, una bella corsa, un po’ di tempo per pregare, un po’ per leggere, un po’ per telefonare. Tanti amici, sì, ma un po’ stile Vodafone – tutto intorno a me. Insomma, se mollo un po’ la guardia io ci metto un attimo a nominarmi il capo del mondo, e a rendermi definitivamente insopportabile a mio marito, che quanto al desiderio di convivialità è leggermente diverso da me: proferisce il minimo quantitativo di parole necessario e preferisce comunicare a scarni gesti, se proprio deve dire qualcosa.

La sottomissione vuol dire fare spazio, accogliere lo stile e i desideri e i tempi degli altri membri della famiglia. L’effetto finale è che – dopo un grande, ineffabile, faticosissimo sforzo di sottomissione – divento una specie di persona frequentabile per il mio consorte. E alla fine del lungo, sofferto percorso mi potrebbe anche capitare di ammettere che forse, incredibilmente, inaspettatamente, potrei persino non avere ragione io quando la penso diversamente da mio marito.

Il fatto è questo, è che in noi agisce il peccato originale. Tradotto, siamo un groviglio di contraddizioni, di difetti, egoismo e mistero. Un mistero anche a noi stessi. A chi non è capitato di fare qualcosa che da se stesso non si sarebbe mai aspettato? Chi non ha fatto madornali errori di valutazione sulla propria vita?

Se fossimo naturalmente inclini al bene non ci sarebbe bisogno di sottomissione. Ma quella tra il bene e il male invece è una lotta, ed è prima di tutto dentro di noi.

E’ per questo che Gesù ieri, nella festa dell’Ascensione, ci ha detto che sarà con noi tutti i giorni, fino alla fine del tempo. Perché ne abbiamo bisogno, perché senza di Lui nessuno di noi combina niente di buono.

L’Ascensione è uno stile di vita, qualcosa che ci costringe ad alzare continuamente lo sguardo, a dare un respiro di eterno a quello che facciamo. Ascendendo, Gesù va a sedere alla destra del Padre, al di sopra di ogni Principato e Potenza, di ogni Forza e Dominazione – come dice la mia amata lettera agli Efesini. E la Chiesa è il suo corpo, la Chiesa è “la pienezza di colui che è il compimento di tutte le cose”.

Per questo, sgarrupata, malandata, difettosa e tutto quello che di male possiamo dire o immaginare, questa Chiesa la teniamo e la difendiamo con le unghie e coi denti, orgogliosi di esserne parte. Perché la Chiesa nella nostra battaglia contro il male sta con noi.

Figuriamoci poi se non stiamo dalla parte del Papa quando dice che fare figli è segno di apertura al futuro, che la convivenza non prepara al matrimonio, che le coppie di fatto non sono famiglie. Ma soprattutto che troppo spesso si confonde e si riduce l’amore a pulsione sentimentale.

Adesso, io confido nella Pentecoste. Forse un pieno di Spirito Santo potrà illuminarmi, toccarmi con la sua luce abbagliante e aprire la mia mente. Così vedrò la luce e potrò capire, penetrare uno dei più grandi misteri dell’era contemporanea. Che è il seguente: ma che cacchio gliene frega a quelli dell’Arci gay, del Gay pride, delle famiglie arcobaleno, di quello che dice il Papa? Che hanno da protestare? Com’è che si sentono insultati? Forse che lo ascoltano mai? Me li immagino proprio a compulsare nervosamente le encicliche, chiedendo lumi su cosa fare alle parole del Papa…

Diciamo la verità, se ne sbattono sempre altamente di quello che dice il Papa, e sono liberi di farlo. Ma lui, invece, ha il dovere di dire da che parte sta la Verità, cioè la vera felicità. E se non sarà l’idolo dell’Europride, se non sfilerà a Roma a fianco di Lady Gaga, secondo me a occhio e croce se ne farà una ragione.

181 pensieri su “CattoPride

  1. Luigi Swich

    brava costanza. la tua parresia controcorrente è di sprone per il vero cristiano. per chi ha il coraggio di vivere da cristiano dentro e fuori casa. anche a costo di essere deriso (come spesso accade e sarà accaduto anche a te, temo).

    1. Antonio

      Voi cattolici fate i perseguitati da quasi 2000 anni. Vi siete accorti di essere seguaci di una delle religioni politicamente più forti del mondo? Lo so che essere martiri è per voi il massimo della vita, ma ormai dovreste arrendervi alla dura realtà… Oggi somigliate più ad un carnefice che ad una vittima! Senza offesa.

      1. Alessandro

        “Voi cattolici fate i perseguitati da quasi 2000 anni”, “Lo so che essere martiri è per voi il massimo della vita”…
        Di fronte al sangue versato ieri e oggi da migliaia di martiri cristiani ammazzati in odio alla fede che professavano queste affermazioni sono delle offensive fesserie che qualificano da sole chi le rilascia

      2. Antonio

        Appunto Alessandro… Loro possono essere definiti martiri, se proprio ci tieni ad usare questo termine (io direi più vittime della follia umana).
        Con tutto il rispetto e l’orrore verso i fatti citati… questo che c’entra con te? Vuoi dire che sei vittima anche tu solo perché sei cristiano come loro? Fammi capire… Oppure rileggiti la conversazione e cerca di fare interventi più pertinenti e meno retorico-sensazionalistici…

      3. Alessandro

        Perché, il tuo sarebbe un intervento pertinente? Pertinente rispetto a che cosa? Quale “conversazione” dovrei rileggermi? Sei intervenuto a sproposito, in modo retorico-sensazionalistico (tu), dicendo una cosa che non c’entra niente e che per di più è una colossale fesseria.

    2. Vero, Antonio: ma questa curiosa contraddizione ce la portiamo da sempre in seno, non è una novità dei nostri tempi. Ben prima che le persecuzioni dei romani terminassero noi già si sapeva scomunicarsi a vicenda… E non lo dico con biasimo: sono dinamiche che non rigettiamo assolutamente, e viceversa non c’è da andarne fieri – è così e basta. Il martirio rischia di diventare una vanità, hai ragione, specie per chi non lo subisce in prima persona: il fatto è che i membri della Chiesa – che soffrano o che godano – hanno la persuasione intima di essere membra di un unico corpo. In questo senso hai colto un punto nevralgico. Ecco perché Perpetua, Felicita, Blandina, Cipriano, Kolbe e Bonhoeffer c’entrano con noi e con me.
      La cifra che però dovrebbe (condizionale d’obbligo) distinguere il martirio cristiano da una paranoia qualunque è la sopportazione sobria e dignitosa. Qui, è vero, tante volte (ma non sempre) sbagliamo.
      Resta, Antonio, se vuoi. Non sembrerà, sulle prime, ma con noi si può parlare.

    1. Beh, Santa Giovanna d’Arco è finita un pochettino sul rogo, mejo de no!
      Per la sconfinata cultura classica, forse per la dott.ssa Miriano è meglio citare Santa Cristina di Svezia, fondatrice dell’Arcadia.

  2. elisabetta

    no, il latte con la pelle no. Ho dormito non so quante notti della mia vita in tenda, mangio praticamente tutto, mi sono lavata contando l’acqua, mi sono fatta le vesciche camminando sui sentieri, per mesi tutto cio’ che avevo a disposizione entrava in una valigia media, ma se mi proponi il latte con la pelle muoio! mi viene un conato solo a scriverlo…

    E a parte quest’immagine raccapricciante, io me lo sono sempre chiesta ma che gli importa? pero’ non solo del Papa all’Arcigay, ma anche a Giovanardi delle pubblicita’ dell’Ikea e in generale ai non credenti dei dettami che non condividono e ai credenti di come vivono quelli che non credono. Insomma la chiave non e’ semplicemente il rispetto reciproco? Come se io mi offendessi per quello che proclamano i buddisti.

    1. Credo che la differenza è che noi siamo esplicitamente, dichiaratamente tenuti al proselitismo. Quelli del gay pride lo fanno subdolamente, in nome della libertà impongono le loro idee a TUTTI.

    2. Alberto Conti

      Non mi importerebbe se non ritenessi che ciò che dice il Papa è ciò che c’è di meglio per tutti gli uomini e che avendo a cuore tutti gli uomini (ovviamente partendo da chi mi è più caro) vorrei che tutti accogliessero l’unica Verità e che non mi venisse rifilato come verità ciò che Vero non è.

    3. Antonio

      elisabetta, per caso i buddisti hanno detto che il tuo modo di vivere è peccaminoso e influenzano il governo e la cultura del paese dove vivi affinché non vengano riconosciuti i tuoi diritti?

      SUL SERIO?! Allora da oggi mi diventeranno antipatici anche loro! 😉

    4. elisabetta

      caro Antonio, non so cosa direbbero i buddisti del mio stile di vita (anche se sarebbe interessante scoprirlo) ma certo il Vaticano non lo approverebbe. Io sono per dare sempre e solo a Cesare quel che è suo e a Dio lo stesso. Il senso del mio commento era l’opposto, credo, di quello che hai capito!

  3. Alberto Conti

    “ma che cacchio gliene frega a quelli dell’Arci gay, del Gay pride, delle famiglie arcobaleno, di quello che dice il Papa?”
    Evidentemente ancora oggi la Verità brucia.

    Avrei mille cose da dire su questo post ma dovrei riportare l’intero capitolo sulla Verginità di “Si può vivere così” (don Giussani) ma mi limito a qs frase “è più affascinante essere compagni di un cammino che complici di un godimento provvisorio” (cito a memoria).

    No la convivenza non è una prova di matrimonio e basta essere onesti con se stessi ed ogni persona sposata non può dire che è così, ma GIULIANA non ti scandalizzare per tua suocera: i primi a non ascoltare il Papa sono i preti (ne ho sentito uno un paio di settimane fa che alla radio si vantava di consigliare la convivenza prematrimoniale alle coppie di fidanzati dei corsi della parrocchia, ovviamente con il plauso della conduttrice).

  4. fefral

    “Ma lui, invece, ha il dovere di dire da che parte sta la Verità, cioè la vera felicità.”
    Ovviamente sono d’accordo con tutto, col papa, con il post di costanza, coi vostri commenti….
    però c’è qualcosa nei modi che mi infastidisce, e mi ci metto dentro anche io, anzi prima di tutto io: quando noi cattolici parliamo di verità lo facciamo sempre con un tono di “che fighi noi, noi sì che la conosciamo la verità, noi che siamo disposti a farci insultare per difenderla, leviamo gli scudi sguaniamo le spade e partiamo per la crociata della verità”.
    Cattopride…. il titolo di costanza mi ha fatto pensare. Gesù non ha mandato i discepoli in massa a diffondere il suo messaggio. Non ha organizzato manifestazioni e marce. Li ha mandati due a due, senza sandali nè bisaccia.

    D’accordissimo su questa frase, che meriterebbe un libro intero: “troppo spesso si confonde e si riduce l’amore a pulsione sentimentale”.
    E’ un tema non facile da affrontare con chi è preso da questa passione, perchè chi di noi non ci è passato? E sappiamo tutti che quando si è innamorati, direi meglio infatuati, non si ragiona e si crede che quella passione ci supporterà in ogni difficoltà, in ogni problema. Poi però passa, e se dietro quell’innamoramento non c’era sostanza, non c’era la volontà di un progetto di vita in due, non c’era il desiderio reale di donazione reciproca, allora la vita coniugale sì che rischia di diventare un inferno. “ma come, si amavano così tanto! cosa è successo?”
    Buona giornata a tutti. Giuliana, hai tutta la mia solidarietà con tua suocera 😉

  5. ….ma una cosa non ho capito bene : la pelle sul latte è una cosa negativa o positiva?
    Mah! Perchè secondo me questo post e anche la mia giornata di pelle ne hanno parecchia…di perciòcchè mi appresto ad uscire non prima di avervi salutato tutti e augurato buona giornata buona settimana.
    vado a provare ad ascendere anche io
    🙂

  6. alvise

    CYRANO: SI’, SU LEOPARDI SONO D’ACCORDO,
    ANCH’IO GLIELE VOGLIO LUCIDARE LE SCARPE, QUANTO A DISILLUSIONE!!! EPPURE, E TE LO SAI, C’E’ ANCHE CHI LO HA CONSIDERATO “PROGRESSIVO”….

    1. poveretto… sarà stato l’unico vero vanto della sua vita, non essersi bevuto nessuna forma di modernismo…
      a proposito, ieri volevo pure chiederti – visto che si sfioravano temi di filosofia e teologia della storia – se hai letto la Spe salvi, ed eventualmente che cosa te ne pare. buona giornata!

  7. chiara

    Non scendo a manifestare contro le parole del Papa ma devo riconoscere che mi sento non poco infastidita quando dice che le coppie di fatto non sono vere famiglie: io allora NON HO una vera famiglia da 10 anni

    1. Alessandro

      Cristo non è venuto per non infastidire, per non dare scandalo, per il “volemose bene”: “Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada” (Mt 10, 34)
      Chi convive “more uxorio” pecca, ma anch’io che non convivo “more uxorio” pecco in altri modi. Tutti saremo giudicati da Cristo, quindi conviene ripulirsi tutti dei peccati, perché il giudizio è una cosa seria, e l’inferno non è vuoto: “Il regno dei cieli è simile anche a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva e poi, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti” (Mt 13, 47-50)

      1. fefral

        “Chi convive “more uxorio” pecca”
        Attento alessandro. Per peccare (ricordi lontani di quando studiavo il catechismo) sono necessarie tre condizioni:
        1)materia grave
        2)piena avvertenza
        3)deliberato consenso

      2. Alessandro

        Quello è il peccato mortale (Catechismo n. 1857). Nel nostro caso, la materia grave c’è. E’ vero che “Si commette un peccato veniale”, e non mortale, anche “quando si disobbedisce alla legge morale in materia grave, ma senza piena consapevolezza o senza totale consenso” (n. 1862): ma, mortale o veniale, pur sempre di peccato si tratta. E’ anche vero che “L’ignoranza involontaria può attenuare se non annullare l’imputabilità di una colpa grave” (n. 1860). Io ad esempio ogni volta che pecco gravemente m’appello al mio indulgente avvocato interiore che mi dice: “tranquillo, l’hai fatto per ignoranza involontaria”. Ma il più delle volte è un comodo espediente che mi fabbrico per non riconoscermi peccatore: “Si presume però che nessuno ignori i principi della legge morale che sono iscritti nella coscienza di ogni uomo” (n. 1860). Certo “Gli impulsi della sensibilità, le passioni possono ugualmente attenuare il carattere volontario e libero della colpa; come pure le pressioni esterne o le turbe patologiche” (n. 1860), però la colpa resta tale, il peccato rimane peccato.

    2. paulbratter

      ma tu che autorità attribuisci al papa? in cosa le sue parole influiscono nella tua vita? se non sei credente e cattolica non dovrebbero infastidirti un granchè, se lo sei dovresti rifletterci.

      1. A me non mi infastidiscono le parole del Papa, sarebbe come se mi infastidisse il cuculo che ripete il suo verso, lo so è un cuculo, fa parte della natura,mi affascina (il papa no, ma neanche il raglio di un asino mi affascina come il cuculo)
        Ma capisco che a uno che si ritiene credente nel Cristo dei Vangeli (dove ci si trova tutto e il suo contrario e per questo, anche, è un libro così straordinario)possa dare noia questo, appunto, “pontificare” del Papa su “La vita degli altri”.Evvai col film, PAUL!!!

      2. chiara

        Caro Paul non attribuisco nessuna autorità al Papa su di me, ma non mi ripetere il luogo comune che se non sono credente non mi deve interessare: ascolto tutto, mi interessa tutto e rifletto su tutto, specie su quello che dice il Papa in Italia (molto meno su quello che dice il Dalai Lama – ma se abitassi in India lo ascolterei).

  8. @Elisabetta, il problema, credo, è che quando l’esercizio della propria libertà diventa rivendicazione politica e pretesa di “normalizzare” o adeguare la società tutta attraverso i parametri distorti di quella libertà, ad essere minacciata non è la chiesa i il papa o la comunità dei credenti, ma la radice stessa della nostra civiltà e la conformazione di essa, sia pure in maniera sempre meno evidente e sempre più labile, alla legge naturale. Non si tratta quindi di non rispettare la diversità degli altri, ma di difendere il contesto dove nascono e crescono i nostri figli dal relativismo, dallo sfaldamento del tessuto sociale e comunitario, da modelli libertari dove ognuno aderisce a codici sempre più privati ed individualistici il cui unico sbocco possibile è un nichilismo solipsisitico ed autoreferenziale.Anche un atteggiamento di mutua e reciproca accettazione, oltre ad essere un tantino catacombale finisce, secondo me, per remare nella direzione relativistica di cui sopra!

      1. Alessandro

        Come afferma il Catechismo, “n. 2202 Un uomo e una donna uniti in matrimonio formano insieme con i loro figli una famiglia. Questa istituzione precede qualsiasi riconoscimento da parte della pubblica autorità; si impone da sé. La si considererà come il normale riferimento, in funzione del quale devono essere valutate le diverse forme di parentela. 2203 Creando l’uomo e la donna, Dio ha istituito la famiglia umana e l’ha dotata della sua costituzione fondamentale. I suoi membri sono persone uguali in dignità. Per il bene comune dei suoi membri e della società, la famiglia comporta una diversità di responsabilità, di diritti e di doveri”

      2. Alessandro

        significa che niente matrimonio=niente famiglia. Per il resto concordo con quanto scritto sotto Simona (da Aquisgrana)

      3. fefral

        bene, ma si può parlare di famiglia al di fuori del matrimonio cattolico? Se sì quali sono le condizioni perchè un’unione tra un uomo e una donna possa essere definita matrimonio? Se no, allora di cosa stiamo parlando?

      4. Alessandro

        Se non c’è matrimonio (cattolico o non cattolico) non c’è famiglia, ma convivenza “more uxorio”, unione di fatto o come altrimenti la si voglia chiamare

    1. Alvise: non intendo il blog come confessionale pubblico, il mio male, abbondante e copioso, lo consegno al confessore.
      Chiara: la vostra è una non famiglia per la Chiesa, ma non essendo cattolica la cosa non ti dovrebbe interessare. Il Papa parla per i cattolici. I non credenti fanno tanto per emanciparsi dalla “dittatura ecclesiastica”, e poi non ne dovrebbero ricercare l’approvazione. A me non interessa di quello che pensa di me il Dalai Lama. Ovviamente a me sei cara esattamente come se fossi sposata, non mi cambierebbe niente, e le tue figlie lo stesso, mi sono carissime allo stesso modo che se fossero frutto di un matrimonio.

      1. chiara

        Pur essendo atea se abitassi in India o in Tibet ascolterei anche il Dalai Lama. Certo probabilmente non mi smuoverebbe di una virgola dalle mie convinzioni, però mi interesserei a quello che ha da dire…

  9. @Elisabetta: d’accordissimo con te per la storia della pelle del late, solo a leggere il post di Costanza mi sono venuti i brividi!!!
    @Simona: d’accordo con tutto quello che hai scritto!
    @Chiara: il matrimonio tra un uomo e una donna è una istituzione umana che Gesù ha elevato al rango di sacramento. Infatti nel matrimonio cattolico i ministri sono gli sposi, che si impegnano reciprocamente davanti alla società. Nel tuo caso, avete scelto di farlo in forma privata e siete liberissimi di farlo. Ma è giusto pretendere che una società ( civile o religiosa che sia) sancisca la vostra Unione che voi per primi avete deciso non renderla comunitaria?

  10. Francesca Miriano

    D’accordo con CHIARA.Tutto il mio sostegno:ho avuto una non famiglia per nove anni e da 22 ho proseguito con una non famiglia da matrimonio civile. Non so se durerà tutta la vita ma mi sono trovata molto bene lo stesso. Non voglio essere salvata, voglio che sia salvata la mia libertà e quella dei miei figli.

    1. fefral

      Francesca, sei sicura che quella che è durata 9 anni fosse famiglia?
      Ragazzi (eufemismo… qua mi pare che siamo tutti abbastanza grandicelli) ma la smettiamo di metterci in cattedra e di giudicare i casi singoli? Proviamo a interrogarci sulla sostanza?
      Cos’è famiglia? Conosco un sacco di coppie cattoliche sposate in chiesa che di famiglia hanno davvero poco. Conosco coppie di non cattolici unite in matrimonio civile che mi hanno insegnato molto sul valore del matrimonio, che credo sia qualcosa che prescinda dalla fede. Che sono un esempio di fedeltà, di indissolubilità, di donazione, di dedizione ai figli. Non hanno fede, ma il matrimonio è questione di fede?
      Sono la prima a dire che il matrimonio è indissolubile, ma quando ci si sposa, in chiesa, di fronte a un prete e alla comunità, quanti lo fanno con questa consapevolezza?
      Cos’è il matrimonio? Ha senso un matrimonio quando si mette già in conto che potrebbe finire? Ha senso un matrimonio in cui l’uomo e la donna non si impegnano ad essere per la vita l’uno dell’altra, per il bene loro e dei figli se ci saranno? Ha senso parlare di fedeltà al coniuge indipendentemente dal proprio credo religioso? Ha senso la monogamia? Ha senso tutto questo indipendentemente dalla propria fede oppure no?

      1. hai ragione da vendere, Fefral, e anche non poco buonsenso (merce rara). In effetti però le tue domande sono sporte su un “niente” sancito perfino dal diritto canonico: tutte le tue questioni descrivono casi di nullità, e proprio perché sono tutt’altro che ipotesi improbabili, quelle che evochi, hai messo in luce quanti matrimoni di fatto sarebbero NULLI – non fosse che “il matrimonio è un istituto che gode del favore del diritto” (grande invenzione dei giuristi!), e che quindi viene reputato valido finché non sia positivamente dimostrato il contrario.
        Io, perciò, se fossi un prete, mi batterei per il diritto all’obiezione di coscienza davanti a certi matrimoni! 😀
        (solo che poi, anche lì, chi giudica i giudici?)

      2. fefral

        bravo Cyrano, là volevo arrivare. A me pare che a volte noi cattolici dimentichiamo cos’è che stiamo difendendo. Tante volte siamo i primi a non sapere per cosa viviamo, per cosa ci battiamo.
        Occhio quando parliamo di indissolubilità del matrimonio: è una roba molto più seria di quello che sembra. Perchè il matrimonio stesso è qualcosa di terribilmente serio.
        Per questo oltre all’esortazione di costanza “sposati…” spesso alle mie amiche mi ritrovo a dire il contrario “non sposarti”. Non fare figli, non andare a convivere, non fare sesso fuori dal matrimonio (eh…una poi ci prova a spiegare perchè, poi figurati se c’è chi ti da retta nel 2011), ma soprattutto non sposarti se non sei disposta a quello che il matrimonio richiede. Anche se aspetti un figlio, niente matrimonio riparatore.

  11. Scusate ma qui non si sta parlando di matrimonio religioso contro matrimonio civile, ma di matrimonio in generale rispetto alle unioni di fatto.Qual’è la differenza l’ha detto benissimo DaniCor…il matrimonio è l’atto che ratifica l’unione di una coppia dal punto di vista giuridico e sociale facendole acquisire tutti i doveri ed i diritti giuridici e sociali ad essa destinati dalla costituzione.Con il matrimonio la coppia diviene unità, soggetto giuridico, davanti allo stato sotto moltissimi aspetti.Senza matrimonio la coppia SCEGLIE di rimanere “disunita” , di rimanere Due di fronte allo stato ed alla comunità.il nome che convenzionalemnte viene data all’ unione matrimoniale è “famiglia” che ci siano o meno figli.Se poi vogliamo usare il termine con accezione più generica, simbolica, filosofica è un’altra cosa, liberi di farlo (ma la discussione potrebbe essere ancor più lunga e complessa e delicata chè la famiglia avrebbe secondo me il diritto dovere di essere atomo indivisibile e non a tempo determinato o a parti intercambiabili!),un pò meno liberi però di pretendere che uno stato riconosca diritti equiparabili a quelli acquisiti con il matrimonio ad una scelta volontaria di non costituirsi come coppia davanti ad esso ma come due unità distinte.

  12. Credo ci siano due piani discussione da affrontare:
    1) Cattolici che decidono di convivere, in questo caso non possono fare a meno di quello che dice il magistero della Chiesa a proposito
    2) Non credenti che scelgono di convivere. Se non vogliono prendersi l’impegno davanti alla società civile, non devono neanche pretendere di aver riconosciuta dalla stessa comunità la loro Unione….

      1. sorellastragenoveffa

        Grande Daniela!
        Però se è così semplice, perché c’é tanto astio reciproco?
        Perché i non cattolici combattono per aver riconosciuta una cosa in cui neanche credono?

    1. elisabetta

      perchè combattono per aver il diritto di accudire il proprio compagno, di vedere diritti pieni riconosciuti ai figli, di condividere le questioni economiche, non per il riconoscimento di uno status che rifuitano, altrimenti si sposerebbero!

  13. I simboli esprimono una sostanza.
    Nel matrimonio cristiano, uomo e donna sono uno, un corpo e un’anima; dei coniugi ognuno appartiene all’altro, per sempre, e insieme sono immagine di Dio, vivono della sua presenza e della sua grazia.
    Nelle coppie di fatto i compagni sono e restano due (per adesso), ognuno appartiene solo a sé stesso ed è libero di ogni momento di andarsene, salvi i doveri civili verso i figli.
    Per vivere abbiamo bisogno di valori in cui credere e di simboli che li rappresentino …

  14. Te non avevi detto “il mio male” ma “il male”.E io intendevo: quale sarebbe questo male (per te, per voi)?
    Poi non è vero, purtroppo, che il Papa si rivolge solo ai Cattolici, tutt’altro, il Papa pretende di rivolgersi a tutti, come tutti, lui crede, figli Di Cristo che è Dio (o sono io che non ho capito nulla del Cattolicesimo?).

      1. Io ascolto tutto (a parte che il Papa sbuca fuori da tutte le parti!)l’ho già detto altre volte, mi interessa tutto (quasi) sono soprattutto colpito della capacità dell’uomo, ora e nel passato, di essersi inventato le cose più strane, le credenze più mirabolanti, le idee più mostruose, anche, e a me mi interessano,sì, è vero, e a te no? Mi era sembrato di sì, o mi sbaglio?

    1. Alberto Conti

      Certo che pretende di parlare a tutti perchè tiene a cuore tutti:
      – uno che si professa cattolico dovrebbe anche ascoltarlo;
      – a chi non si professa cattolico consiglio vivamente di ascoltarlo (non di leggere i commenti eo gli stralci malamente riportati dai media)e verificare se in quello che afferma c’è qualcosa di irragionevole.

  15. Alessandro

    @Chiara. Come dice benissimo Costanza, tu e i tuoi figli siete tutti figli di Dio e quindi siete amati immensamente da Dio (e amati anche da me, per quel poco che mi riesce, col cuore duro che c’ho). Parlar chiaro su che cosa è o non è peccato è un atto d’amore, secondo me. E – ribadisco – io sono peccatore tra peccatori (prevengo l’obiezione di Alvise: se non ti senti peccatore, sei liberissimo di non considerarti incluso in quel “peccatori”)

    1. PECCATO, se vogliamo usare questo vocabolo, è solo la VOLONTA’ deliberata di fare male (agli altri). Io,a me sinceramente (ma forse mi sbaglio, essendo uno stronzo, un presuntuoso, Tarquinio il Superbo etc.)mi sembra di non rientrare in questa categoria estrema. Se vogliamo parlare di “responsabilità” allora…
      O sarebbe troppo politically….?

      1. Alberto Conti

        Peccato è usare male delle cose, capacità o persone (compreso noi stessi) che ci sono state donate (definizione data da don Giussani che ritengo perfetta).

        Non a caso nel parlare comune si usa l’esclamazione “che peccato!” anche per occasioni non colte o per errori banali.

      2. admin

        Il peccato etimologicamente viene da una radice che
        significa “sbagliare mira”. E’ un colpo sbagliato,
        è fare cilecca.
        Aiuta a capire che non si tratta di limiti morali, ma riguarda ciò che davvero fa il nostro vero bene. Con la testa capiamo che quello che la fede ci invita a fare in qualche modo ci conviene, ci custodisce davvero felici. Non c’è nessuna fregatura dietro. Noi cattolici sappiamo di avere bisogno di Dio perché ammettiamo che l’uomo è una creatura misteriosa, un impasto inscindibile di peccato e carne e sublime.
        Ogni volta che tendo a sentirmi molto buona mi ricordo di quello che dice il mio padre spirituale: le persone si dividono tra quelle cattive e quelle che riescono a nascondersi bene. Per questo, perché sa che siamo così, la chiesa non permette niente
        ma perdona tutto, mentre il mondo permette
        tutto ma non ti perdona niente.

        dall’intervista di Camillo Langone a Costanza

  16. fefral

    Catechismo della chiesa cattolica:
    1660 L’alleanza matrimoniale, mediante la quale un uomo e una donna costituiscono fra loro un’intima comunione di vita e di amore, è stata fondata e dotata di sue proprie leggi dal Creatore. Per sua natura è ordinata al bene dei coniugi così come alla generazione e all’educazione della prole. Tra battezzati essa è stata elevata da Cristo Signore alla dignità di sacramento. 323

    Il papa parla anche ai non battezzati, ovviamente ognuno è libero di ascoltarlo. Ma perchè si rivolge anche ai non battezzati e non credenti?
    L’alleanza matrimoniale è antecedente al sacramento del matrimonio. Il sacramento è cosa dei cristiani, riguarda solo noi, quindi giustamente che gliene frega agli altri che il matrimonio cattolico significa l’indissolubile unione di Cristo con la Chiesa? Che gliene frega agli altri che nel sacramento del matrimonio i coniugi trovano la grazia per aiutarsi a vicenda a raggiungere la santità?
    Ma il papa sta parlando del sacramento del matrimonio quando parla contro le unioni di fatto? O fa riferimento a “un’intima comunione di vita e di amore…. ordinata al bene dei coniugi così come alla generazione e all’educazione della prole”. Questa roba qua (intima unione ecc…) riguarda solo i cattolici?

    1. Alessandro

      L’alleanza matrimoniale intima comunione d’amore ecc. non riguarda solo i cattolici, perché l’alleanza matrimoniale può essere stretta tra coniugi non cattolici. La perfezione dell’alleanza matrimoniale può attingersi tuttavia – dice il Papa – soltanto nel vincolo sacramentale, poiché l’alleanza matrimoniale è intrinsecamente (e quindi immutabilmente) esemplata sulla comunione trinitaria, e ad essa è ordinata

      1. fefral

        ok, ma la fede è un dono e non possiamo imporla a chi non ce l’ha.
        Sono assolutamente d’accordo sul fatto che la perfezione dell’alleanza matrimoniale possa attingersi solo nel vincolo sacramentale. Ma questo ce lo diciamo io e te, battezzati, credenti, praticanti.
        A chi non lo è possiamo mai imporre il sacramento? No, mi sembra ovvio. Allora hanno ragione a dire i non cattolici che il papa non ha nulla da dire a loro riguardo al matrimonio? Non credo. Proprio in virtù del fatto che c’è una base comune a chi crede e chi non crede, e che fonda su quella famosa legge naturale di cui ogni tanto parliamo.
        Detto ciò, sarebbe bello che tutti fossero credenti, e che tutti usufruissero della grazia del sacramento del matrimonio. Ma così non è. E certo non possiamo convertire gli “infedeli” con la forza, non è a questo che siamo stati chiamati. Nè è questo che ci chiede il papa quando esorta le famiglie cattoliche ad essere testimoni “per affermare l’intangibilità della vita umana dal concepimento fino al suo termine naturale, il valore unico e insostituibile della famiglia fondata sul matrimonio e la necessità di provvedimenti legislativi che sostengano le famiglie nel compito di generare ed educare i figli”

      2. Alessandro

        “E certo non possiamo convertire gli “infedeli” con la forza, non è a questo che siamo stati chiamati”, “non possiamo imporre il sacramento”
        D’accordissimo, spero di non aver dato l’idea di voler convertire gli “infedeli” con la forza, di voler “imporre il sacramento” (sarei fuori di testa, peccatore più di quel che già sono).
        Quanto a “la fede è un dono”, sì, è vero, ma detto così senza precisazioni sembra che il buon Dio ne fa dono a qualcuno e (a suo insindacabile giudizio) a un altro no: e quest’altro che colpa ne ha se Dio non gliene fa dono? Può forse darsela da sé? No, perché è un dono, quindi deve riceverla da Dio… Se così fosse, Dio farebbe delle discriminazioni intollerabili. So che non intendi dire questo, è solo per mettere in guardia da quei discorsi (che amici non credenti mi rifilano 50 volte al giorno) tipo: “Tu hai avuto il dono della fede io no, che ci posso fare?” (che è come dire: “beato te che sei alto 1,90 e io solo 1,55, che ci posso fare?”)

      3. fefral

        no che non hai dato quest’idea 🙂
        e neppure penso che Dio faccia delle discriminazioni 🙂
        Eppure non sta a noi giudicare, noi ci tocca solo stare sul monte come la famosa città, o sul candeliere come la lampada che illumina tutta la casa. Io non lo so perchè la mia amica M… non ha il dono della fede e io sì. Da quello che posso vedere lei la merita molto più di me, ma magari non è così. Chissà forse Dio sta aspettando a farle questo dono per qualche suo disegno misterioso (magari per insegnare a me qualcosa) oppure gliel’ha già fatto e lei l’ha rifiutato… io che ne so! So che la fede è un dono che Dio dà a chi è disposto a riceverlo umilmente. Sui tempi e sui modi è Lui che decide. Sulla mia umiltà ci sarebbe qualcosa da ridire, ma se Lui l’ha giudicata sufficiente per non privarmi del dono della fede non sarò io a fargli obiezioni 🙂

  17. chiara

    E’ vero: non sono cattolica e quindi quando il Papa dice che non sono una famiglia perchè convivo non corro a fare i preparativi per il matrimonio in cui non credo. E’ vero non sono cattolica eppure questo giudizio mi disturba lo stesso, anche se so che il Papa fa il suo “lavoro” e non potrebbe mai dire niente di diverso. Che ci posso fare, sarà la mia educazione cattolicissima (fino a 14 anni…tutti i sacramenti, il coro della chiesa, i boyscout, il volontariato) che sotto sotto sussulta a sentirsi chiamare non famiglia: eppure siamo uniti, fedeli, rispettosi, complici, crediamo negli stessi valori di onestà e correttezza, sottomessi l’uno all’altra (lui è ipocondriaco/stanco io iperattiva/nevrotica) e amiamo i nostri figli – anche quello che non ho partorito – con dedizione totale. Ma perchè non siamo FAMIGLIA? Nel diritto la forma è sostanza, ma per l’amore e il cuore è lo stesso?
    @Livio: nessuno di noi è “libero di andarsene in ogni momento” perchè il legame profondo non è dato dal contratto giuridico o dal rito, il legame è del cuore e dell’anima (e dei rispettivi libri e cd ormai irrimediabilmente mischiati)

    1. fefral

      @Chiara, posso farti una domanda? (non rispondere se ti sembra invadente). Non sei sposata in chiesa, non sei cattolica, che senso avrebbe? Ma mi sembra di capire che non credi neppure nel vincolo giuridico. Perchè?

      1. chiara

        Non è che non credo nel vincolo giuridico. Posto che mi sento “moglie” a prescindere da qualunque celebrazione della mia unione, civile o religiosa, il vincolo giuridico è spesso necessario per gestire senza troppi problemi questioni economiche: ereditarie in primis e di proprietà, ma anche decisioni in fatto di vita o di morte. Se anche hai convissuto con una persona 30 anni non puoi dire la tua più di una sorella in caso di grave malattia ad esempio. Una ex moglie (che è stata moglie solo per 3 anni) ha maggiori diritti ereditari di una che ha convissuto con quello stesso uomo per 10 anni (altro esempio) ed è per questo che alla fine, le lunghe convivenze approdano ad un matrimonio civile. Paura, paura di lasciare in difficoltà l’altro o i figli in caso di morte. Non è triste?

      2. fefral

        beh, ma se viviamo in un sistema, una società, regolato da leggi mi sembra necessario che per poter godere di determinati diritti legati ad un qualunque vincolo di relazione tale vincolo sia in qualche maniera formalizzato. Non pensi?

  18. giuliana z.

    “il legame profondo non è dato dal contratto giuridico o dal rito, il legame è del cuore e dell’anima”

    credo che finchè considereremo i legami forti solo perchè sono suggeriti dal cuore, la forza prima o poi si esaurirà, perchè anche il sentimento si stanca, come dopo una lunga marcia. Anche dopo anni di convivenza siamo sempre convinti di amare l’altro perchè il cuore ci batte, perchè sentiamo le farfalle nello stomaco, ma questa, almeno per la mia esperienza, è solo una menzogna. Anche per quell’emozione è come se dicessimo “sono bravo, perchè ancora amo come il primo giorno” quindi facciamo dipendere da noi, dalla nostra capacità la forza di quel legame. Non è così! e non dipende nemmeno dall’altra persona, dalla capacità che ha di rispondere più o meno bene alle nostre aspettative. L’amore siffatto dura quanto la nostra elasticità, la nostra capacità di allungarci, che può essere grandissima ma sempre ha un limite. Abbiamo, secondo me, un bisogno primario ed assoluto che intervenga qualcosa fuori da noi che faccia durare tutto oltre ogni misura possibile, nel tempo e nello spazio. Tutta l’umanità desidera questo amore, illimitato, che il nostro piccolo cuore non riesce completamente a contenere, ma da esso è compreso e portato ad affacciarsi alla bellezza dell’infinito. Nessun essere umano, neppure il nostro amato compagno di vita ci può dare questo Amore, ma è quell’Amore che entra nel nostro rapporto e ci costruisce ogni giorno, anche nelle nostre miserie. Se nel giorno del mio matrimonio non avessi chiesto questa Grazia, ogni mia promessa sarebbe vana, una bugia, perchè io da sola non ce la faccio, nè a sopportare nè ad amare, tuttalpiù potrei alternare momenti di tolleranza a momenti di passione.

    1. paulbratter

      Il guaio dell’amore è che molte persone lo confondono con la gastrite.

      groucho marx

      (questa me l’ero già venduta….)

  19. chiara

    Sono d’accordo, infatti come ho detto tutti finiscono con il “formalizzare”. Però come accade per gli usi e le consuetudini che dopo un lungo ripetersi acquistano la dignità di legge, così in un mondo civile, se anche due soggetti non formalizzano la loro unione, il lungo protrarsi della stessa dovrebbe assumere una qualche dignità, un riconoscimento oggettivo che le dia un valore anche pratico.
    Detto ciò per me famiglia è l’unione di due o più esseri che condividono gioie e dolori, peso e leggerezza di questa difficile vita, con rispetto e dedizione, considerandosi a vicenda come unica priorità. Il rito qualunque esso sia aggiunge solo un aggettivo al concetto.

    1. alvise

      ORA, A ME, SU UN COMMENTO COSI’ PIENO DI BUON SENSO E, VORREI ANCHE AGGIUNGERE, DI UMANITA’, NON MI RIESCE DI IMMAGINARMI COSA CI POTRA’ ANCORA ESSERE DA RIDIRE….

  20. @chiara
    Scusami ma non ti seguo:
    ” Però come accade per gli usi e le consuetudini che dopo un lungo ripetersi acquistano la dignità di legge, così in un mondo civile, se anche due soggetti non formalizzano la loro unione, il lungo protrarsi della stessa dovrebbe assumere una qualche dignità,”
    Allora se uno studiasse per anni per conto suo da dentista, facesse praticantato, poi aprisse uno studio suo, dopo anni il lungo protrarsi dell’attività dovrebbe automaticamente renderlo adatto a farlo? Se io imparassi a guidare dai miei genitori e lo facessi per anni, dopo un pó il lungo protrarsi de mio guidare dovrebbe essere riconosciuto da tutti? Se io non avessi registrato mio figlio all’anagrafe, oggi , dopo il lungo protrarsi (7 anni) di esistere, venir chiamato Alessandro, essere mio figlio e di mio marito dovrebbe bastare?

  21. E poi, per me duole tanto questa frase:
    “Detto ciò per me famiglia è l’unione di due o più esseri che condividono gioie e dolori”
    Alviiiiiiiiiii, tu ed Emma siete una famiglia!!!!

    1. chiara

      Si, Alvise ed Emma sono una famiglia ed ESSERI non è un termine messo a caso. Nel riconoscimento del mio convivere non metto a repentaglio i denti di nessun altro (oltre ai miei) nè rischio di uccidere altri. E comunque non è detto che il neo patentato guidi meglio o conosca i segnali stradali meglio di chi non ha la patente ma ha fatto molta “pratica”. Io la patente l’ho presa e le mie figlie le ho registrate all’anagrafe perchè non vivo su un albero nella giungla ma a Perugia. Coltiva un orticello per un ventennio, fatti vedere da tutti che lo zappi e lo annaffi, è tuo! Anche se non lo hai registrato all’anagrafe (degli immobili!)

  22. Luigi

    I cattolici che non la pensano come la dottrina cattolica prescrive vadano a confessarsi o si autodichiarino eretici. Gli altri hanno la mia approvazione per fare quello che vogliono.

    1. alvise

      LUIGI BENTORNATO!!!! (ovviamente!!!)
      Ora manca solo Velenia, dei veci, e poi altri, se non li scacceranno….

  23. Elena

    La mia domenica: la sveglia suona alle 6 ma non la sento e ronfo fino alle 9. Nel frattempo i miei pargoli allestiscono una colazione per la famiglia in soggiorno trasformando il pavimento in un tappeto di briciole che, per non offendere la loro buona volontà e non mortificare il loro atto d’amore, devo fingere di non aver visto. Tutto procede più o meno come al solito (ossia i bambini litigano e io tento di pulire la casa) fino all’ora della messa, quando il grande si convince a venire solo se gli faccio portare il nintendo ds che promette di tenere in tasca a scopo puramente rassicuratorio (promessa mantenuta), mentre la piccola, in piena fase “uffa che barba la messa” decide di stare a casa (meglio, altrimenti finisce come l’altra volta, quando hanno litigato tra le panche e una signora da dietro mi ha chiesto se avevo bisogno di aiuto). La permanenza della piccola a casa costringe però mio marito ad interrompere i suoi saporosi sogni (sono le 10.45). Messa molto bella e figlio bravissimo (tranne in un momento in cui ha iniziato a prendermi a testate una spalla, ma si sa per lui, nonostante le mie ispiratissime spiegazioni sul senso del mistero eucaristico, la messa resta un affare noioso).
    A casa solito pranzo in stile militaresco (stai dritto, mangia tutto, usa il tovagliolo, ma a scuola ti comporti così?), solita lotta per studiare i verbi (ma li sooooooo!!!!) solita litigata furibonda tra fratelli con conseguente urlata paterna e punizione, che ha riportato le cose all’ordine (ma è toccata anche a me, che sarei troppo morbida e permissiva). Nelle ore a seguire, muso del marito che si dichiara prossimo all’esaurimento nervoso (tornato sabato dalla spagna, ha resistito meno di 24 ore)
    La giornata si conclude con la sottoscritta che prepara il risotto e nel frattempo cerca di imparare i canti della novena di pentecoste ascoltandoli su youtube perché presumibilmente non riuscirà ad andare alle prove.
    A volte anche io, ricordandomi le meraviglie che mi erano state narrate al corso prematrimoniale, mi chiedo se la mia sia una vera famiglia.

  24. alvise

    Cyrano: No, non l’ho letta SPE SALVI, ma andrò a cercarmela. TE dici (sarcasticamente?)”il diritto, grande invenzione dei giuristi!”
    MA OGNI COSA E’ INVENZIONE: le istituzioni (chiesa inclusa) la filosofia, la teologia, la scienza, l’arte, lo sport, tutoooo!!!!
    Un altra cosa ho osservato nel blog: Bella accoglienza gli avete fatto a Antonio! Eppure non mi è sembrato che abbia detto nulla di offensivo o di arrogante. Evidentemente non si immaginava dove stava per mettere piede…

    1. Hai ragione, su Antonio. Tante volte noialtri si salta sui tacchi al primo ceppetto che si spezza (e magari è solo la fidanzata che viene a trovarci…). Possiamo crescere però. A me piace (generalmente) molto il contributo che tu dai a questa pagina, e ti ringrazio perché contribuisci perché sia e si mostri accogliente.
      La “Spe salvi” è, secondo me, un capolavoro, perché fa delle finissime osservazioni proprio sul progresso della civiltà umana, distinguendo la “speranza” dall'”ottimismo” (terribile confusione).
      Sì, lì ero sarcastico, ma non sul concetto di “diritto” in genere (te l’ho scritto nella mia prima risposta a un tuo commento, in tedesco; ricordi?), bensì sul “godere del favore del diritto”, che nei fatti significa quasi dare per buone cose che siamo certi essere tutt’altro che buone.
      Per il resto, invece, io ho un’idea tutt’altro che negativa di “invenzione” – la “trovata” è, in genere, tra i fenomeni umanistici che preferisco. Che la Chiesa sia una “inventio” è cosa quanto mai vera: gli uomini l’hanno solo “trovata”, quando essa è stata plasmata dal fango che essi già erano, e – come dici tu – “tutooooo!!!!” rientra, alla lunga o per via breve, in questo ragionamento. Non è bellissimo?

    2. Alessandro

      Cyrano, mi fa piacere che tu riesca a dialogare con Antonio. Io faccio molta più fatica, ma comunque cercherò di farmi più accogliente

    1. alvise

      NO, LUIGI; E’ UN ABUSO CHE TI SI ATTAGLIA ALLA PERFEZIONE,e poi è piacevolmente ironico e va immaginato detto con l’accento veneto “ovviamente”.

  25. giovanna

    Cara Costanza, mi sono care le tue parole, mi è molto caro ciò che dice il Papa, e della Chiesa penso che mi sia Madre, non solo spirituale, ma madre e custode delle esperienze più significative della vita. Riconosco nelle tue parole l’eco di una formazione che credo in parte abbiamo in comune, e questo mi fa sentire a casa, oggi che sono fisicamente distante da Roma…
    Ho letto alcuni commenti al tuo post di oggi. Sarebbe idealmente perfetto – dico – se tutto fosse così semplice e così ordinato come qualcuno lo disegna: ortodossi vs eretici, Bene e Verità vs male e menzogna. anche io la pensavo così, Costanza, finchè la vita non ha rimescolato le carte e non mi ha messo davanti alle contraddizioni del presente: al fatto che, per esempio, credente e non credente non devono necessariamente stare da parti opposte della barricata, ma possono anche vivere sotto lo stesso tetto, amarsi umanamente, condividere un progetto di vita, nella fatica quotidiana di incontrarsi, di essere l’uno per l’altra, nel rispetto profondo dell’alterità. Questo è ciò che mi è successo. Solo che finchè – spaventato dalle contraddizioni, giudicante sulla mia morale, presa dai sensi di colpa – mi sono opposta alla Vita che mi travolgeva, ho sofferto e fatto “violenza”, perchè credevo che la Verità dovesse essere indiscutibile in famiglia. Crescendo un po’, ho imparato ad ACCOGLIERE. Ho imparato a farmi piccola, a non proclamare laddove non è richiesto e a farlo invece in ogni momento con l’apertura e la tenerezza che si devono all’uomo che Dio mi ha messo accanto.
    A volte la vita non ti mantiene su piani unidimensionali. allora tutto diventa più difficile, ogni sistema di idee non si regge più sulle proprie gambe. Ma Dio rimane, ti insegna nuovi linguaggi con i quali parlare di lui, o almeno provarci, nella costanza e nella fedeltà che hanno una meta più alta di noi.

    1. alvise

      CYRANO: MA CE SEI O CE FAI???
      Io ora mi leggerò la Enciclica, ma te vola più basso, non volteggiare nelle alte sfere intellettive, fatte capi’!!!!

    2. fefral

      bellissimo questo commento.
      “Crescendo un po’, ho imparato ad ACCOGLIERE. Ho imparato a farmi piccola, a non proclamare laddove non è richiesto e a farlo invece in ogni momento con l’apertura e la tenerezza che si devono all’uomo che Dio mi ha messo accanto”

  26. alvise

    LO metto anche qui : è riferito al commento di CHIARA, più sopra, a cui paulbratter ha risposto con una battuta:
    io ho scritto:

    ORA, A ME, SU UN COMMENTO COSI’ PIENO DI BUON SENSO E, VORREI ANCHE AGGIUNGERE, DI UMANITA’, NON MI RIESCE DI IMMAGINARMI COSA CI POTRA’ ANCORA ESSERE DA RIDIRE….

    1. paulbratter

      che succede Alvise sei l’unico che la può “buttare in caciara?”
      comunque vedo che il senso dell’ironia e del paradosso scarseggia (a meno che non vogliamo considerare la copula con la cagna ironia), invece i permalosi crescono per cui mi adeguo, vi saluto e tanti auguri.

      PS scrivere tutto in maiuscolo nel linguaggio dei blog equivale ad urlare, sarebbe bene non abusarne come sarebbe bene non urlare.

  27. Marion

    gli è che essendo io creatura piena di difetti e assolutamente fallibile ce lo voglio eccome il Signore dentro al mio matrimonio! quando non ci si può appoggiare l’uno all’altra nei momenti difficili, dove andare a sbattere la testa se non tra le braccia di Colui che si fa garante dell’amore eterno?

  28. elisabetta

    e finora mi sono trattenuta dal dire quello che penso della Sacra Rota… e dell’ipocrisia dell’annullamento che per me è pari allo sbattezzo.

  29. fefral

    @Alessandro, mi ero persa la tua precisazione tra peccato mortale e veniale. D’accordissimo con quello che scrivi (e come non potrei? E’ il catechismo della mia chiesa).
    Eppure nella coscienza delle persone io non posso leggere. Per cui se quell’ignoranza involontaria sia tale da annullare l’imputabilità del peccato oppure no io non lo so. E’ solo questo che volevo sottolineare.

    1. Alessandro

      Ok
      Io (che sono un po’ più “carognetta” e meno accogliente di te – lo dico col sorriso sulle labbra, intendiamoci: mettici una faccina sorridente – ), pur non sapendo fare i raggi X alla coscienze, sono incline a ritenere che non ci siano in giro (né in me né negli altri) quantità industriali di “ignoranza involontaria”. Ma hai ragione: la conoscenza perfetta di ciò che s’agita nelle coscienze ce l’ha Dio ed Egli soltanto

    2. fefral

      e allora aggiungo la parte di commento che avevo tagliato (perchè sono carognetta anche io ma cerco di dirottare la carognaggine prima di tutto verso di me): per quanto mi riguarda il discorso dell’ignoranza involontaria purtroppo ( 😎 ) non funziona più: posso provare a fregarmi con il deliberato consenso…”non l’ho fatto apposta” ma anche là è una presa per il c..o 🙂

  30. Velenia

    La chiesa non permette nulla e perdona tutto,il mondo permette tutto e non perdona niente.Verissimo, a me il mondo non perdona,per esempio, di avere messo al mondo 4 figli,si va dal vecchio e ritrito-Mii ,ma non ne avete televisione?-al più fantasioso:-Mii,ma che vi hanno venduto anticoncezionali scaduti?-,poi c’è l’amica prudente che ti guarda negli occhi e ti dice,mentre stai allattando il figlio n.4,-Ma pensi di aver fatto la scelta giusta,come farai a pagargli l’ Università?-(certo,in effetti comincia domani!)Alla collega preoccupata che ti chiede-Come potrai garantirgli un futuro?-(Scusa tu ai tuoi canonici 2 figli che futuro hai garantito?).Alla mitica mamma di figlio unico, con tanto di titolo nobiliare,che guardandoti con finta invidia dice:-ee,certo tu ne hai potuto fare 4 perchè sei povera,io sono ricca e mica potevo costringere il mio bimbo a dividere il patrimonio con un fratello!Ho dovuto sacrificarmi, l’ ho fatto per il suo bene-(l’importante è convincersi),poi ci sono i vari -Coraggiosa-(eufemismo per imprudente),-Certo che sei cicciotta con 4 figliiii-(no,tutti così nella mia famiglia,sono sempre stata morbida)
    Altro che il cattolicesimo induce sensi di colpa,a me li toglie!

    1. Alberto Conti

      Io ho 2 femmine ed 1 maschio (in quest’ordine) ed il commento che va per la maggiore è “Ma lo desideravate proprio un maschietto, eh?!” – è uno degli aspetti che maggiormente mi spinge a fare il 4 (non è molto nobile lo so, ma tranquilli tanto c’è l’accidia a farci soprassedere)

  31. alvise

    PAULBRATTER: sì, scrivere minuscolo e non buttarla in caciara, giusto, ma te che ne pensi del commento di Chiara (battute a parte)?

    1. paulbratter

      la mia “battuta” conteneva già una risposta per chi la vuole capire: credo che nel rifiuto del matrimonio come istituzione ci sia una componente di atteggiamento alternativo e anticonformista figlio di una ideologia che in realtà, facendo una agile capriola di 180 gradi, è ormai diventata conformismo(come il bell’intervento di Velenia illustrava bene, lei credente, praticante orgogliosa e con quattro figli anticonformista anzichenò).
      Comunque vi comunico che fuori c’è il sole.
      passo e chiudo!

  32. Alessandro

    @Elisabetta, quello della Sacra Rota è un compito delicato e difficile, forse oggi più di ieri
    Ha ragione “scriteriato”: nullità, non annullamento. Lo “sbattezzo” che c’entra?

    @Velenia: sei leggendaria. Ti candidi alle elezioni? Io ti voto.

    1. Leggendo un po’ sommariamente i commenti – scusate ma di giorno non posso dedicare molto tempo – mi è sembrato che ci fosse un chiarimento da fare: i cattolici non sono migliori degli altri. Sono uguali a tutti gli altri. In più hanno solo questo: semplicemente hanno capito a chi bisogna chiedere aiuto per cercare di combinare ogni tanto, qualche volta, se proprio ci riescono, qualcosa di buono. Fanno spazio a Dio che fa nuove tutte le cose. Ma è Lui che è meglio, mica noi.

  33. alvise

    MATRIMONIO O NON MATRIMONIO RABELAIS:
    Panurge, entrato in possesso di una cospicua fortuna, la dilapida in due settimane. Ai rimproveri di Pantagruel risponde con un elogio dello sperpero e dei debiti. Panurge annuncia la sua intenzione di sposarsi, ma non sa se questa è una decisione giusta. Anche Pantagruel non sa consigliargli. Decidono di ricorrere a tutti i mezzi per conosce re il futuro. Consultano la sibilla di Panzoust, il vecchio poeta Raminagrobis, l’astrologo Herr Trippa. Ciò non risolve il problema. Riuniscono un gruppo di dotti, formato dal teologo Hippothadée, il medico Rondibilis, il filosofo scettico Trouillogan, alla presenza del giudice Bridoye celebre per decidere la sorte dei processi con il gioco dei dadi. In disaccordo sull’interpretazione dei risultati del consulto, Pantagruel e Panurge decidono di partire per consultare l’oracolo della Diva Bottiglia.

  34. Alberto Conti

    @Alvise (e Chiara): le norme sull’usucapione gestiscono gli aspetti legati alla conduzione di un bene altrimenti lasciato improduttivo, il rapporto di unione tra un uomo ed una donna è gestito attraverso norme che definiscono un contratto detto “matrimonio”, istituzione sempre recepita da tutte le culture in tutto il mondo, non vedo perchè si debba creare un’altra legge per gestire la stessa cosa.
    Mi sembrava che Danicor avesse già risposto, ma visto l’insistenza di Alvise ho detto anche la mia.
    Aggiungo carne sul fuoco in merito alla famiglia = unione di 2 esseri: a parte limitarmi al trattare casi di rapporti di persone vorrei chiedere perchè secondo voi culture come quella greca o romana (ove l’omosessualità non era un tabù come nelle culture giudaico-cristiane retrograde e oscurantiste) non si sono mai normate (che io sappia ma chiedo conferma a Livio) le unioni di persone dello stesso sesso? Forse che il Diritto Naturale non è un’invenzione dei preti?

  35. alvise

    COSTANZA: invece di “hanno capito a chi” sarebbe più giusto scrivere “credono che ci sia a chi” non è che loro capiscono e gli altri non capiscono, o no?

  36. isabella

    http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/127112/un_ciellino_a_milano

    Scola dopo Tettamanzi: un azzardo?
    Un ciellino a Milano
    Ormai per Milano è praticamente fatta. Il giudizio è unanime. Sia nel palazzo apostolico vaticano sia nella curia ambrosiana si dà per certo che il successore di Dionigi Tettamanzi sarà l’attuale patriarca di Venezia, Angelo Scola.
    Ufficialmente, per rispettare il criterio della terna da sottoporre al papa, accanto al suo nome ne resistono altri due, ma Benedetto XVI ha deciso. E ha deciso come suo solito: puntando sulla conoscenza personale. Joseph Ratzinger stima Angelo Scola dai tempi di Communio, la rivista teologica internazionale che l’attuale papa fondò nel 1972 con Hans Urs von Balthasar e Henri de Lubac e della quale Scola è stato collaboratore fin dall’inizio.
    Lo stesso cardinale canadese Marc Ouellet, attuale prefetto della congregazione per i vescovi (cioè colui che, in base al protocollo, dovrà formalmente presentare al papa il nome prescelto per Milano) è stato a sua volta collocato da Benedetto XVI in un ruolo tanto delicato anche in virtù dei meriti acquisiti come collaboratore di Communio. Angelo Scola, classe 1941, lombardo di Malgrate (comune a due passi da Lecco), figlio di un camionista e di una casalinga, laureato in filosofia alla Cattolica di Milano sotto la guida di Gustavo Bontadini, è stato docente di teologia a Friburgo e alla Lateranense, università della quale nel 1995 è diventato anche rettore. Vescovo di Grosseto dal 1991, all’inizio del 2002 diviene patriarca di Venezia e nell’ottobre 2003 riceve la porpora cardinalizia.
    A Venezia in questi anni si è segnalato per l’impulso dato allo Studium Marcianum, polo pedagogico-accademico del quale fa parte la fondazione internazionale Oasis per il sostegno culturale delle minoranze cristiane nei paesi musulmani. Sulla rivista che porta lo stesso nome della fondazione vengono spesso trattati temi che stanno molto a cuore al papa (sull’ultimo numero, per esempio, si parla del rapporto fra verità e libertà), un altro segnale della profonda sintonia fra Scola e Benedetto XVI.
    Fin da ragazzo Angelo Scola entra in contatto con l’esperienza di Gioventù studentesca, il movimento cattolico giovanile, fondato da don Luigi Giussani, che alla fine degli anni Sessanta diventerà Comunione e liberazione. Proprio l’appartenenza del giovane seminarista Scola al movimento di don Gius è all’origine di un fatto che segnerà la sua biografia e la sua formazione: passato dal seminario di Saronno a quello di Venegono per gli studi teologici, da qui sarà allontanato su decisione dell’allora arcivescovo di Milano Giovanni Colombo con l’accusa di settarismo perché troppo incline a obbedire al movimento più che al vescovo.
    A causa di questo fatto, Scola non sarà ordinato prete nella sua diocesi di appartenenza, quella ambrosiana, ma nella lontana Teramo, nel 1970, grazie all’accoglienza del vescovo ciellino Abele Conigli.
    Ma anche dentro Cl l’esperienza di Scola non è stata esente da qualche trauma, se è vero che alla metà degli anni Settanta don Giussani tolse al giovane teologo lecchese la responsabilità di essere punto di riferimento degli universitari di Comunione e liberazione e si dedicò in prima persona a questa attività ritenendo che Scola tendesse a puntare troppo sulla militanza anziché sulla testimonianza. Dicono che il futuro patriarca soffrì molto per questa decisione di don Giussani e superò la crisi emigrando a Friburgo.
    Tutto questo in ogni caso appartiene al passato.
    In occasione della visita di Benedetto XVI a Venezia, un mese fa, il patriarca ha risposto così a una domanda dei giornalisti sulle voci che già allora lo davano in partenza per Milano: «Più passa il tempo, più amo Venezia». Un modo elegante per dire: non confermo e non smentisco.
    Il viaggio in Laguna è stato probabilmente l’ultimo tassello che ha spinto il papa a convincersi ancora di più della necessità di puntare su Scola. La perfetta organizzazione e soprattutto la capacità dimostrata da Scola nel radunare più di trecentomila persone per la messa presieduta dal pontefice hanno fatto colpo su Benedetto XVI, che d’altra parte stima non solo il patriarca ma anche la stessa Comunione e liberazione, come dimostra il fatto che le sue quattro attuali assistenti nell’appartamento papale sono memores domini, cioè laiche cattoliche che hanno fatto i voti di povertà e castità sotto l’egida di Cl.
    Al contrario, sia nella curia di Milano sia più in generale nella maggioranza dei preti della diocesi ambrosiana l’avversione verso Cl è diffusa e conclamata. Da questo punto di vista la scelta di Benedetto XVI ha il sapore della scommessa alquanto difficile se non proprio dell’azzardo.
    Un vescovo ciellino sulla cattedra di Ambrogio, dopo Martini e Tettamanzi. E per di più, un vescovo allontanato dallo storico seminario ambrosiano di Venegono proprio per la sua obbedienza a Cl. Per molti la cosa è vista come una provocazione, se non vogliamo dire come un’eresia. Ma, a meno di clamorose svolte dell’ultimo minuto, Benedetto ha deciso. E l’operazione dovrebbe andare in porto fra circa un mese, dopo che l’arcivescovo uscente, Dionigi Tettamanzi, come ultimo gesto della sua missione a Milano, avrà proclamato tre nuovi beati ambrosiani.
    Aldo Maria Valli

  37. giuliana z.

    Si vede che Raiuno può trovare un vaticanista migliore! (infatti Valli non è all’altezza del compiato De Carli) e poi, se mi permetti, credo che se papa Benedetto ha deciso così avrà i suoi giusti motivi! e poi aggiungerei che Milano può solo migliorare, visto che ha avuto prima Martini e poi Tettamanzi… ma non voglio più raccogliere le tue provocazioni perchè mi hai veramente stufato!

  38. isabella

    Provocazioni? quali provocazioni? non c’è una virgola mia aggiunta, ho copiato e incollato l’articolo di aldo maria valli, mettendo anche link al giornale.

    1. giuliana z.

      anche il copia e incolla è un giudizio, hai linkato perfettamente, ti ringraziamo, rifiutiamo l’offerta e andiamo avanti! mica ce lo dobbiamo tenere questo pacco!

    2. isabella

      sei completamente fuori strada. ho linkato questo perché poco fa mi è apparso su facebook, non c’è nessun giudizio. se non ti piace, o se ci trovi errori, prenditela con l’autore, non con me. ambasciatrice non porta pena.

    3. giuliana z.

      mi sembra che il post di oggi riguardi la famiglia, quindi trovo che l’ambasciata che hai fatto con tale solerzia sia del tutto fuori luogo, e infatti non riesco a capire dove vuoi andare a parare, o forse lo so….

    4. Velenia

      Dalle mie parti si direbbe che ti si attaglia perfettamente il proverbio della suocera mia cara,te lo invio senza traduzione così avrai modo di fare le tue preziose ricerche su internet:
      -Rissi a soggera,chi minni futti si mori me figghiu,abbasta chi chiangi me nora-
      Au revouir

    5. isabella

      hahahahahahahahahahahahahahahaha
      🙂 🙂
      senza ricerche su internet, l’ho capito a orecchio

      Ma tu pure sei di cl?

    1. Alberto Conti

      Io ho l’illusione di conoscerne pochi ma il numero di motel che sorgono ad ogni uscita d’autostrada mi fa supporre che sia proprio un’illusione

    2. giuliana z.

      io credevo che i motel servissero a far riposare chi è in viaggio da tanto tempo… ops…forse è la stessa cosa….

    3. Alessandro

      sì, ma son pure tanti quelli che millantano di farlo o di averlo fatto (fuori o dentro il matrimonio)

    1. Alberto Conti

      mia cugina ha fatto il direttore di cantiere per la costruzione di uno di questi: nulla è lasciato al caso per mantenere l’anonimato e per ogni comodità (garage doppi al chiuso per ogni camera, accesso e registrazione senza scendere dall’auto e “optional” a gogo nelle camere)

  39. alvise

    CYRANO:ecco,ho cominciato a leggere, ho trovato un punto, credo, interessante, te che ne dici?

    “La fede non è soltanto un personale protendersi verso le cose che devono venire ma sono ancora totalmente assenti; essa ci dà qualcosa. Ci dà già ora qualcosa della realtà attesa, e questa realtà presente costituisce per noi una « prova » delle cose che ancora non si vedono. Essa attira dentro il presente il futuro, così che quest’ultimo non è più il puro « non-ancora ». Il fatto che questo futuro esista, cambia il presente; il presente viene toccato dalla realtà futura, e così le cose future si riversano in quelle presenti e le presenti in quelle future.”

  40. alvise

    FEFRAL: sei stata te a farmi venire in mente l’adulterio
    quando dicevi che dicevi alle tue amiche di non farlo, non è che io penso a queste cose, oggi sono andato a “visionare” la rivina di una antica torre franata in mezzo ai bosci di LUCOLENA, le pietre sono bellissime,
    domani cercherò di andare a caricarle con il camioncino, pietre color del miele, come il marmo pario, annerite, ma sotto c’è questa meraviglia….
    “E allora che ti meravigli….” (Nannini)

    1. Velenia

      Comunque l’adulterio deve essere di uno scomodo!!!
      Già una giornata non basta mai,pensa doverci infilare pure il tempo per:
      -vestirsi,pettinarsi,truccarsi di tutto punto e fuori dall’orario di lavoro (immagino che dall’ amante non si possa andare in vestaglietta anni 50 e infradito)-
      -prendere la macchina,(io guido solo in condizioni di estrema necessità tipo tsunami o una pistola alla tempia).-
      -Recarsi in motel(dubito che dalle mie parti ci siano,)o in altri posti isolati-
      -Inventarsi storie fantasiose con i familiari ed essere capaci di ricordarsele (io ho difficoltà a ricordarmi cosa ho cucinato a pranzo)-
      Insomma deve essere uno stress,quanto è riposante fare l’ amore con il consorte!La fedeltà è più conveniente!

  41. alvise

    Me lo spiegherete, poi, un giorno, da cosa traggono origine questi battibecchi su CL? Quale è la questione?

  42. alvise

    FINALMENTE VELENIA: sì, è tratta dall’enciclica Spe salvi,
    che mi ha consigliato di leggere CYRANO, e io la sto leggendo, buono buono….

  43. fefral

    @alvì che vuoi dire? Che fai brutti pensieri per colpa mia?
    @Velenia Sì, l’adulterio è scomodo, se lo possono permettere solo quelle che non lavorano o che hanno a chi lasciare i figli e che sanno raccontare balle. Però ce ne è parecchie in giro così, non credevo, sarà l’età (crisi dei 40?).
    @Alberto: idem, due femmine e un maschio…. “adesso che avete il maschio vi fermate o dovete fargli la compagnia?” “ma l’avete cercato o è capitato?” e naturalmente al primo malessere, giramento di testa o simili “sei incinta?”
    @isabella perchè ce l’hai tanto con cl?

    Sono cotta! buonanotte

  44. Luigi

    Francesca scrive:
    Non voglio essere salvata, voglio che sia salvata la mia libertà e quella dei miei figli.

    Ecco Alvise, questo è un esempio di rifiuto dell’Amore salvifico di Dio, cosciente, libero e consapevole.

    1. No, Luigi, non lo è. Se lo fosse, tu sapresti che quella persona (chiunque sia) è destinata all’inferno, o vi è potenzialmente esposta – e invece la sapienza della Chiesa non ha mai permesso a se stessa di dichiarare una “anticanonizzazione”.
      Pensaci un attimo: quando diciamo che “non c’è salvezza fuori dalla Chiesa” (che è una cosa verissima) chi ci ascolta è portato a capire che “non c’è salvezza che con noi”. E a quel punto è anche naturale che ti rispondano, con una vecchia canzone di Ligabue: «Siamo pronti per stare fuori / se stare dentro vuol dire star con voi». Dove siano i veri limiti della Chiesa, fuori dalla quale davvero non c’è salvezza, solo Dio lo sa. Grazie a Dio.

    1. dici perché ho detto “vecchia” di “Buon compleanno Elvis”? 😀
      No, Fefral, tutto quello che c’è scritto nella presentazione (come quello che dico di me qui) è vero. Non arrivo ai sei lustri. Ti preoccupi ancora del mio linguaggio? :-O

  45. Luigi

    Cyrano, ma chi parla di anticanonizzazione? Certo che Dio fa quello che vuole e io auguro la salvezza di più anime possibili, ma allora spiegami come si rifiuta concretamente la salvezza di Dio. Io, a quelle parole scritte così non do tante interpretazioni, anzi mi sembrano scritte ben chiaramente. Sarebbe forse il caso che Francesca le puntualizzasse se ho interpretato male. Io forse non sono all’altezza di leggere fra le righe

    1. Dio fa quello che vuole, ma niente di ingiusto.
      Le parole di Francesca sono scritte chiaramente, ma forse non è comune a entrambi il lessico di riferimento: in generale, e lo diceva anche Nietzsche, non facciamo una gran pubblicità al nostro “Redentore” (lo ripete pure la Gaudium et Spes, per gli amanti dell’ortodossia). Nessuno può rispondere alla domanda che hai fatto: come si rifiuta concretamente la salvezza. Sai che il canone 16 di quelli che a Trento furono scritti sulla Giustificazione scomunica chi presume di perseverare nella fede fino alla fine? Non lo sappiamo, Luigi, cosa c’è veramente nel cuore di quelli che dicono di rifiutare Dio: forse c’è solo il rifiuto della nostra arroganza, o forse no… Ma che la Chiesa è santa si vede quando, durante certe preghiere nella celebrazione eucaristica, si dice: «Ricordati dei tuoi fedeli, dei quali tu solo conosci la fede…».
      Son parole delicate come cristalli di neve: al primo alito che ci diamo sopra si sciolgono.
      Non puoi chiedere a lei di puntualizzare, perché non sei tu (né io) il suo giudice: cerchiamo solo di essere gioiosi della conoscenza del Signore Gesù, che diciamo di avere incontrato. Il resto va da sé.

  46. Luigi

    Secondo me Fefral dovresti astenerti dal pc o dall’Iphone per un paio di settimane, non può che giovare al tuo metabolismo. Buta via tut.

    1. fefral

      toglietemi tutto ma non il mio iphone 😉
      Stavo rispondendo ad alcune mail, ma ora davvero chiudo
      Prima però rispondo a cyrano… posso? 😉

  47. fefral

    @Cyrano: non mi preoccupa il tuo linguaggio, mi incuriosisce perchè ci trovo qualcosa di familiare. Però per come ragioni e come rispondi ti darei almeno un paio di lustri in più. Buonanotte se no Luigi mi cazzia (deve aver parlato con mio marito)

    1. anch’io mi ritrovo nel tuo, sai? E da quando ho due anni che ne dimostravo quattro! Chiedetelo a mia madre… 😀 Buonanotte a te.

  48. Francesca Miriano

    Arrivo ultimissima. Ricordo che il referendum sul divorzio è del 1974, tra gli ultimi stati del mondo. Perchè? Il Vaticano non c’entrava nulla?Noi ci siamo sposati perchè volevamo comprare una casa e tra il testamento e il matrimonio ci è garbato di più una festa nel Chianti con gli amici.E ora ..fiamme alle natiche!…e se due dello stesso sesso volessero sposarsi donando al compagno/a i diritti di un coniuge?Tipo :pensione di reversibilità. asse ereditario ecc,ecc,?Si lo so che la costituzione italiana parla di uomo e donna ,ma la costituzione si può adeguare. Che piaccia o no esiste l’amore tra persone dello stesso sesso e non capisco perchè questo sentimento non possa avere la stessa dignità di quello etero.Che fastidio darà mai, cosa ci tolgono o ci aggiungono?E poi chi se ne importa se due vanno in comune e dicono : ci sposiamo. Oppure vanno e dicono : noi viviamo insieme , riconosceteci questo stato.
    Sulla Rota: so di dichiarazioni di nullità da far sganasciare dalle risa.
    Scola a Milano? Meno male che Pisapia c’è!

    1. Luigi

      Ecco il classico post della mezzanotte. Francesca grazie per esprimere così chiaramente i tuoi concetti che come al solito mi trovano in completo disaccordo. Evviva la diversità. Non saprei da dove cominciare per contestarli e quindi, alla salute.

    2. isabella

      la costituzione non parla di uomo e donna. dice la famiglia è fondata sul matrimonio punto.
      scola/pisapia: guarda che anche pisapia fu allievo di don giussani

  49. Luigi

    Ah ridaje Cyrano, nessuno vuole essere giudice, poi se vuoi attribuirmi quello che non voglio fai pure. Una delle cose che mi danno più fastidio è quella di attribuire agli altri cose che non pensano, preferisco non proseguire. Volevo solamente capire il senso di una frase che per me è chiaro solo in un modo. Se io leggo una cosa la commento per quello che leggo, non posso interpretare neppure le espressioni facciali e neppure conoscere i segreti reconditi nell’animo. E’ ovvio che le intenzioni le conosce solo nostro Signore. E’ ovvio che in paradiso avremo delle grandi sorprese dato che solo Lui conosce i nostri cuori.

    1. Roberto

      E consideriamo poi che, se di nessuno, com’è ovvio, possiamo dire che è destinato all’inferno (ma scherziamo??) dobbiamo ricordare che tutti noi viventi siamo potenzialmente a rischio di finirci, come spiegano assai bene e sinteticamente i 4 Novissimi.
      A quel punto, se non vogliamo che l’azione di Misericordia di ricordare che siamo tutti potenzialmente a rischio di dannazione si risolva in un mero “siamo tutti peccatori” che, pur vero, non serve poi a molto, è bene concretizzarlo in qualche modo. L’apostasia, se di cuore, guadagna l’inferno. Nessuno può guardare nel cuore altrui? E meno male!! Ma distinguere tra l’errore e l’errante non può tradursi nel rifiuto di distinguere tra errore e verità, né dissolversi in un’inutile astrazione, purché si lasci sempre a Dio il giudizio sulle intenzioni profonde delle persone.

  50. Francesca Miriano

    Urca Luigi leggo ora il tuo commento:interpretazione esatta,cosciemte, libera e consapevole. Non rifiuto Dio :semplicemente ,liberamente non è nelle mie corde e nelle mie priorità. Non influenza la mia vita, le mie scelte, non ci si interseca.Data l’ora spero di non disturbare il tuo sonno: pensando tu fossi a nanna ho parlato di amore omosessuale. Non volermene !

    1. Luigi

      L’amore omosessuale non mi disturba, tranquilla Francesca, non è nelle mie priorità e non influenza la mia vita.

  51. ahaahahh!!! Verissimo! Condivido appieno ciò che scrivi, Costanza!…Proprio oggi, leggendo su facebook lo stato di un mio “amico” che insultava il Papa a proposito di quanto detto sulla famiglia mi è salito il nervoso dai piedi, proprio perchè, come te, ho pensato : ma che arcicobezzolina gliene frega a lui di quello che dice il Papa? Ho l’impressione che ogni occasione è buona per vomitare le proprie frustrazioni su chi in qualche modo sconvolge il proprio modo di vedere, le proprie convinzioni che fanno sentire bravi e buoni e più anticonformisti si appare più buoni ci si sente!
    Avrei voluto rispondergli ma non ho trovato le parole adatte…il nervoso dai piedi però mi è rimasto! Una consolazione leggerti!

  52. Velenia

    Uao,è arrivata di nuovo la cura anticellulite Francesca Miriano,fiamme sulle natiche,ma funziona almeno?
    Comunque almeno sei stata chiara nel dire che il problema è il matrimonio gay( che non c’entra nulla con i testamenti e Livio te lo può spiegare), e allora ditelo, no?E ne parliamo,ma basta con questo tentativo di infinocchiarci con la storia della famiglia di fatto,che in Italia chi si vuole sposare si sposa e chi non vuole no e punto.Sto parlando di matrimonio civile naturalmente,a proposito chi si sposa solo con il matrimonio religioso è ,ugualmente,per lo Stato una famiglia di fatto,io ci avevo fatto un pensierino,ma allora studiavo, e la famiglia di fatto era proprio uno dei miei argomenti preferiti e ci ho messo poco a capire che era meglio essere marito e moglie anche per lo Stato.Volete cambiare la Costituzione?esattamente quale articolo? Accomodatevi,c’è un procedimento c.d. aggravato,se disponete delle maggioranze necessarie non potrà impedirvelo certo il Papa.Io non sono d’accordo naturalmente e voterò contro,ma è la dialettica democratica,tu puoi tentare di convincermi ma non certo impedirmi di pensare diversamente da te .
    C’era un signore con i baffoni che si chiedeva quante divisioni avesse il Papa.Bè lui è morto,l’impero che lui rappresentava è crollato senza che neanche fosse rotto un bicchiere,finiamola cò sta storia del Vaticano..
    Ah dimenticavo,qualche volta c’è pure qualcuno che mi domanda se me l’ ha ordinato il Papa di fare 4 figli,-Certo,rispondo,mi telefona ogni sera per ricordarmi di farne un altro paio.

  53. Luigi

    Che poi Francesca fintanto che lo stato riconosce due omosessuali oppure una coppia di fatto e che magari conceda loro detrazioni che gravano su tutti i cittadini, vabbeh, se siete in maggioranza. Ma poi perché parliamo solo di coppie, non può esserci una famiglia a 3? a 5? Quattro uomini e una donna, che ne dici? Se si vogliono bene e si giurano fedeltà, con quale criterio glielo si potrà impedire?

  54. “il capolavoro della propaganda anti-cristiana è l’essere riusciti a creare nei cristiani, nei cattolici soprattutto, una cattiva coscienza; a instillargli l’imbarazzo, quando non la vergogna, per la loro storia. A furia di insistere, dalla riforma sino ad oggi, ce l’hanno fatta a convincervi di essere i responsabili di tutti o quasi i mali del mondo. Vi hanno paralizzato nell’autocritica masochista, per neutralizzare la critica di ciò che ha preso il vostro posto. Femministe, omosessuali, terzomondiali e terzomondisti, pacifisti, esponenti di tutte le minoranze, contestatori e scontenti di ogni risma, scienziati, umanisti, filosofi, ecologisti, animalisti, moralisti laici: da tutti vi siete lasciati presentare il conto, spesso truccato, senza quasi discutere. Non c’è problema o errore o sofferenza nella storia che non vi siano stati addebitati. E voi, così spesso ignoranti del vostro passato, avete finito per crederci, magari per dar loro manforte. Invece io (agnostico, ma storico che cerca di essere oggettivo) vi dico che dovete reagire, in nome della verità. Spesso, infatti, non è vero. E se qualcosa di vero c’è, è anche vero che, in un bilancio di venti secoli di cristianesimo, le luci prevalgono di gran lunga sulle ombre. Ma poi: perché non chiedere a vostra volta il conto a chi lo presenta a voi? Sono forse stati migliori i risultati di ciò che è venuto dopo? Da quali pulpiti ascoltate, contriti, certe prediche?”
    Léo Moulin

    Copio qui in questa tarda ora questa citazione perché il nome del post è CattoPride e quindi io, armata della mia Hattori Hanzo, esorto tutti voi di proclamare con la vita un sano e bello ORGOGLIO CATTOLICO, alla faccia delle critiche, vero Velenia? 😉

  55. Dici bene, Costanza, sul fatto che i cattolici (non quelli sedicenti, ma aventi ragione di definirsi tali) non sono migliori degli altri, ma li differenzia il fatto di riconoscere che esiste Colui a cui chiedere aiuto per cercare di esserlo, migliori. Hai suscitato un rimando ad alcune parole del nostro amico Camillo: “La Destra Divina non è migliore perché rispetta il Decalogo, è migliore perché nel Decalogo crede”.

    Perché in effetti in questi giorni oscuri dove si trova l’ultima ridotta dei cocciuti che non si piegano al culto dell’io convinto di sapere sempre quale sia la scelta migliore per la propria vita? Il cattolico sbaglia, e tanto, come tutti gli altri, ma mentre lo fa sa di starlo facendo e non ne fa certo motivo di vanto e arrogantissima supponenza. Si pente, ecco. Pentirsi. Chi ne conosce più il significato? E quale supremo innalzamento nel compiere tale atto!

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