Punto va

 

So che da parte mia è vanitoso, ma essere su un sito .va – fosse anche fondidimagazzinorimanenzeequisquilie.va – è una cosa che mi fa fremere di gioia, allegria e orgoglio. Io il punto va me lo farei tatuare su un braccio. Per cui ieri leggere questa recensione  sul neonato sito per i laici del Vaticano è stata un’ineffabile soddisfazione.

 Inoltre mia cognata mi ha anche telefonato per chiedermi aiuto, ed è la prima volta da quattordici anni, da quando la conosco e sono io a telefonarle per ogni emergenza pediatrico organizzativa che mi affligga (non andrei tanto a sottilizzare sul tipo di aiuto che mi ha chiesto: le serviva qualcuno che consumasse del cibo già pronto e ottimamente cucinato, gli avanzi della festa di suo figlio. Sempre aiuto è).
Due successi strabilianti in un giorno solo (e quando vi serve, sono qui).

 

Alcune considerazioni dopo una rapida lettura di un libro da non sottovalutare

di Mons. Antonio Grappone

Recentemente è stato pubblicato da Vallecchi un libro di Costanza Miriano, giornalista Rai, dal titolo assai intrigante: “Sposati e sii sottomessa. Pratica estrema per donne senza paura”. 

La lettura non delude le attese. La prosa è brillante, spiritosa e gli argomenti molto interessanti. Il libro si presenta come una raccolta di lettere ad amiche e amici, seguite ciascuna da alcune pagine di riflessione basate sulla propria esperienza personale. I destinatari della corrispondenza rappresentano il “senso comune” oggi imperante, fortemente segnato dall’apparato ideologico femminista della contrapposizione tra i sessi sfociante nel lacerante ossimoro competizione / omologazione, da cui i necessari corollari del rifiuto del matrimonio e dei figli, dell’annullamento della distinzione dei ruoli sponsali e genitoriali, dell’impossibilità di assunzione di una responsabilità educativa, nonché dell’esaltazione del ruolo professionale della donna come unica via di realizzazione personale. Il tutto condito da un petulante vittimismo. 

L’autrice tratta della questione femminile non in astratto, ma nel contesto della vita affettiva e familiare, quindi esamina i rapporti tra i due sessi, il matrimonio, i figli e l’educazione, il ruolo della madre e del padre, le difficoltà concrete che devono affrontare le donne nella società di oggi.

Costanza Miriano è una donna professionalmente inserita ad alti livelli, ed è una sportiva tenace, capace di eccellere in una disciplina non propriamente “femminile” come la maratona, ma è anche moglie felicemente sposata con (per ora) quattro figli. Una donna totalmente moderna, in grado però di smascherare le menzogne che condizionano pesatamente il nostro mondo, scavando abissi di infelicità personale e sociale. La capacità critica le viene dalle categorie cristiane che ha assunto a livello esistenziale prima ancora che teoretico: seguire Cristo nella sua vita ha funzionato, seguire idee o schemi di vita diversi, anche se molto diffusi, non ha funzionato. Partendo da questa implicita constatazione sperimentale, sempre presente in sottofondo, la Miriano dipana un’analisi impietosa e molto efficace di un sistema di pensiero che un po’ tutti, più o meno consapevolmente, condividiamo. Anche se cristiani.

Il concetto centrale, o almeno quello più provocatorio, è enunciato sin dal titolo: la sottomissione, parola raccapricciante per le orecchie post-femministe della nostra generazione. Ma l’autrice non ha paura del termine, ha infatti sempre davanti agli occhi la sottomissione di Cristo al Padre, quindi a noi, ai nostri bisogni, scelta liberamente, voluta fino alle ultime conseguenze esclusivamente per amore. Dunque non un atteggiamento subito per un’imposizione sociale e tanto meno generato da una scarsa autostima. Al contrario, l’espressione piena della sua potenza divina, dell’amore che vince la morte. La sottomissione di Cristo assurge a chiave e paradigma di ogni rapporto che non vuole scadere in una effimera e meschina relazione di do ut des. Secondo la nostra autrice, proprio alla donna è affidato il compito decisivo di innescare il circolo virtuoso della sottomissione reciproca. Perché l’uomo, marito, padre, figlio che sia, possa ritrovare il suo posto, il suo ruolo, vale a dire il luogo della sua sottomissione, ha bisogno di vedere quest’amore nella donna. Questa vocazione è presentata come l’espressione più alta del carisma, del “genio” femminile, proprio perché totalmente cristologica.

Ancora. Le armi dell’autrice sono l’ironia e il paradosso, ma non si tratta di meri artifici retorici. Su questo conviene soffermarci un poco. Il gusto del paradosso viene direttamente dall’osservazione del reale, con le sue luci e le sue ombre, cui la Miriano ha completo accesso grazie all’esperienza concreta maturata nel suo incontro con il Signore, un’esperienza che include errori e debolezze, riconosciuti senza paura alla luce della misericordia di Dio, che perdona e risolleva. Il paradosso non è dunque un espediente letterario estrinseco, ma la descrizione obiettiva della realtà dell’umanità di oggi, costretta in un delirio pseudo-libertario a imboccare ossessivamente le medesime vie senza sbocco nell’illusione di trovare anche un solo istante di una felicità. È il paradosso di voler vivere rinunciando nei fatti a vivere: a scegliere, a donarsi, a sposarsi, ad accogliere, a resistere, a perdonare, ad assumere il proprio ruolo, ad essere…  L’ironia di Costanza Miriano non è mai sarcasmo, è assai benevola, ed è necessaria per descrivere un tale paradosso senza sprofondare nella disperazione, altro tratto assai tipico, anche se sottaciuto, della cultura contemporanea. L’ironia è tanto più efficace in quanto si tratta prevalentemente di auto-ironia, uno sguardo dell’autrice su se stessa, sui suoi fallimenti, sulle sue disillusioni, sulle sue difficoltà e persino sui suoi dubbi, uno sguardo però da cristiana, cioè da risorta. I fallimenti dell’autrice sono gli stessi nostri, delle donne e degli uomini del nostro tempo, ma visti alla luce di un’esperienza di vita e di fede di chi tante volte ha saputo affrontarli e superarli, dando sostanza a una speranza che non è più illusione. 

Un’osservazione ancora per concludere. Costanza Miriano è donna cattolica e laica, nel senso nobile del termine; un bell’esempio di cosa significhi l’oscura locuzione ecclesiastica “indole secolare dei fedeli laici”. In lei la critica alle categorie della nostra mentalità e al femminismo in particolare non è distruttiva. L’autrice sa bene di appartenere allo stesso mondo che critica, ne condivide moltissimi aspetti, alcuni a malincuore, come l’organizzazione del lavoro decisamente ostile alla vocazione della donna, altri volentieri, come la libertà nella vita sociale, un tempo inconcepibile per la donna. Ciò che colpisce è la lucidità di discernere tra gli aspetti deleteri di questo mondo secolarizzato e gli orientamenti che un cristiano deve saper cogliere e valorizzare, orientandoli al bene. Non compromessi, ma critica impietosa alla menzogna e accoglienza sincera di ciò che è vero. Questo è l’atto generativo della vera cultura cristiana, l’autentica inculturazione della fede, il metodo che ci hanno insegnato i Padri della Chiesa: trasformare dall’interno la mentalità e la filosofia del mondo per farne intelligenza cristiana. È il principio stesso dell’incarnazione: il Verbo ha assunto tutto dell’uomo, fragilità compresa, ma non il peccato. Costanza Miriano muovendosi in questa linea né rimpiange né condanna le società del passato, quando i ruoli erano quasi obbligati e alla donna toccava necessariamente un posto socialmente subordinato. Coglie invece tra gli orrori del nostro tempo la bellezza del nuovo, la possibilità per la donna cristiana di scegliere liberamente la propria vocazione di accoglienza nell’umiltà e nell’amore: non retroguardia, ma avanguardia dell’umanità nuova, al modo di Maria Vergine e Madre. 

fonte: Pontificium Consilium pro Laicis    http://www.laici.va/content/laici/it/sezioni/donna.html

 

84 pensieri su “Punto va

  1. admin

    Nonosostante Costanza “viva su un altro pianeta” abbia scritto un libro dalle “tesi irricevibili” abbia usato a sproposito il termine sottomissione, abbia “frainteso san Paolo” e scriva con un “linguaggio da 16enne su FACEBOOK, tutto battutine, trovate buffe, giochetti di parole, tutine, incidentucci, manierismi di tutti generi relativi a questo “modo” mortifero (per il cervello) di scrittura decerebrata”, nonostante insomma non ci abbia capito niente, qualcuno ancora non se n’è accorto.

    1. Laura C.

      “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te.” Matteo 11,25-26

      @admin: mi è venuto in mente questo leggendo il tuo commento!!!

      1. Alessandro

        Alvise, su, lo sai anche tu che Costanza non scrive con un “linguaggio da 16enne su FACEBOOK”, non scambiare la levità con l’insulsaggine. Secondo me il libro è un saggio senza avere l’aria di esserlo, scritto con inventiva fluente e saporosa, non affettata. Mi sembra che scrostare la “sottomissione” paolina delle scorie uggiose che noi cristiani purtroppo vi abbiamo depositato nei secoli sia un riuscita bella, e non facile. Non penso si sia di fronte a un’opera d’arte letteraria (né pretende di esserlo, stando alle dichiarazioni dell’autrice), ma ritengo che il paragone con Guareschi (che a mio sommesso avviso – e non solo mio – è scrittore di rango, ancora sottovalutato) non sia stato incomodato invano. Mi sembra inoltre che il libro adempia il dovere dell’apostolato con un genio suo proprio, inconfondibile, che riconosco non essere il mio, ma che a Costanza evidentemente è stato affidato (da Lui) perché lo facesse fruttare: Quale sia questo genio lo faccio dire al monsignore: “Una donna totalmente moderna, in grado però di smascherare le menzogne che condizionano pesatamente il nostro mondo, scavando abissi di infelicità personale e sociale. La capacità critica le viene dalle categorie cristiane che ha assunto a livello esistenziale prima ancora che teoretico”.
        Vedi Alvise, pure il mons. ha sbagliato, ha scritto “pesatamente” anziché “pesantemente”; e se si sbaglia il mons. possiamo sbagliarci pure noi…

    2. fefral

      admin, perchè tutta quest’ansia nel proteggere/difendere costanza e il suo libro, i suoi post, le sue idee? Io non la conosco, ma mi sembra assolutamente in grado di far fronte da sè alle critiche. Anche, e soprattutto, con l’umiltà che non dice di avere.

      1. admin

        condivido le idee, mi è piaciuto il libro, mi trovo generalmente d’accordo sul contenuto dei post. esattamente, qual’è il problema?

  2. L’admin si riferisce al giudizio di Alvise – comparso ieri e anche nei giorni scorsi tra i commenti – sul mio modo di scrivere, ma io non mi offendo, lo so che la mia non è un’opera d’arte. Il libro l’ho scritto perché avevo l’urgenza di dire una cosa, e l’ho detta! Nel modo più semplice e diretto possibile.

    1. danicor

      Ah! E io che ti ho vista negli occhi anche se per poco, so che lo dici sul serio! E poi ti preoccupi di essere vanesia!
      Sei M – I – T – I – C – A !

  3. Visto!? Anche Oltretevere.va si sono accorti che la dott.ssa Miriano è un Genio Cosmico. E’ esattamente quello che dico da un po’, e mi sono acchiappato uno scriteriato senza preavviso. Richiamerei l’attenzione sul fatto che Oltretevere.va ha rilevato, ed io l’avevo scritto giusto ieri, come la dott.ssa Miriano non sia mai sarcastica, ma usi ironia e paradosso. mancava solo citasse Jerome, poi avrei potuto averla scritta io.
    D’ora in poi la dott.ssa Miriano è ufficialmente autorizzata .va ad abbandonarsi a deliri d’onnipotenza. All’uopo – si licet – suggerirei:
    I) una bella bottiglia di champagne Krug, e
    II) levarLe di torno il Superuomo di Nietzsche, potrebbe causare sovradosaggio.

    1. Lo scriteriato era per sminuire me, non te, o supremo, coltissimo, dottissimo lettore, oltre tutto persino simpaticissimo. Spero di non averti offeso, con la mia ormai proverbiale delicatezza da ippopotamo sui tacchi dodici.

      1. Alessandro

        Costanza, che tu abbia chiamato scriteriato colui al quale è venuto in mente di chiamarti genio cosmico è la riprova che sei un genio cosmico: umile, ma pur sempre genio cosmico

  4. danicor

    Lo so, non c’entra tanto, ma mi è venuta in mente una cosa:

    Dizes que a beleza não é nada? Imagina um hipopótamo com alma de anjo… Sim, ele poderá convencer os outros de sua angelitude – mas que trabalheira!

    Dite che la bellezza non è nulla? Immaginate un ipopotamo con l’animo di un angelo… Si, lui potrà convincere gli altri della sua natura angelica – ma che lavoraccio!

  5. alvise

    CYRANO:
    “La contrazione della Sapienza eterna in un cucciolo d’uomo” (Dal libro della Jungla?)

    Ma questi cuccioli stavano proprio “bene” (come può stare ben un uomo)erano già una civiltà una cultura compiuta in atto. Non evevano bisogno di nessuna contrazione divina ulteriore, o sì? Poi sappiamo come è
    andata…I Re Cattolicissimi….

  6. alvise

    NON CHE ABBIA IMPORTANZA….
    …ma ADMIN è stb, stb è loscriteriato,guido, luigi, paul bratter, antonio, alessandro, veleniaaaaaaa?
    Sì, dietro a tutti, VELENIAAAAAAAA!!!!!!!!

    1. Alessandro

      Parlo per me: Alessandro è Alessandro, non c’è stato nessun cambio d’identità. Se capitasse che la cambio, ti avviso Alvi’, amico mio

  7. danicor

    Da alvise 4 giugno 2011 a 15:29
    “…le mie ultime parole siano per quei selvaggi(…)”
    Alvise, avevo deciso di non pubblicare questo commento scritto ieri notte per te, ma insisti nell’argomento! Parlo degli indiani Brasiliani, lo posto e chiedo scuse a tutti gli altri per la lunghezza, saltatelo pure!!!!
    In primo luogo, se non mi ricordo male, ogni uno verrà giudicato per in base al grado di consapevolezza che ha della Verità, al tempo e al luogo in cui è nato. Chi ha ricevuto di più, dovrà rendere conto di più… (Matteo 25,14-30)

    In secondo luogo: ma siamo proprio sicuri che Dio non si sia rivelato in qualche modo a “quei selvaggi”?
    In Brasile le tribù che abitavano le coste (Tupinambá) non avevano una religione che si possa classificare pagana (per intenderci, come quelle degli Inca o Aztechi). Avevano un sistema di credenze con diversi miti in molti casi molto simili a quelli cristiano-giudaico (creazione, diluvio , paradiso e apocalisse, per esempio). Infatti quei selvaggi erano molto propensi all’evangelizzazione, vedendo nella figura dei missionari soggetti molto simili ai loro sciamani (i pajé). Alcuni storici di oggi cominciano a leggere quel processo non più come un’imposizione (positiva o negativa), ma come un sistema di reciproche traduzioni : i missionari che leggevano i miti indigeni in chiave giudaico-cristiana e gli stessi indigeni interpretavano gli insegnamenti cristiani inserendoli nel loro lessico religioso. Questo processo di integrazione culturale influenzò molto di più la cultura brasiliana di quanto si ammettesse prima, quando si voleva vedere gli indios soltanto come “vittime” di un processo di acculturazione forzato.
    Il mito della terra senza male viene spazzato via dagli studi più recenti e meno influenzati dalle tesi di Rousseau e dai sensi di colpa che dall’illuminismo in poi hanno affetto anche molti studiosi cristiani.
    Successe che le tribù del litorale, che si sono integrate benissimo con i missionari, con essi si sono alleate nella conversione delle tribù delle zone più interne (i Tapuias), nomadi e molto più aggressivi, abituati a sterminare i nemici e alla pratica dell’antropofagia (altroché buon selvaggio!). Infatti definirli come “pagani” risultava naturale sia ai Gesuiti sia ai Tupinambá.
    Poi, per chi ne ha la pazienza, riassumo alcuni particolari miti/leggende degli indios che abitavano il Brasile prima dell’arrivo dei portoghesi che mi sembrano emblematiche:
    La creazione: I Tupí, uno dei principali gruppi etnici che popolava il brasile insiema ai Guaraní, chiamano Mahyra, il loro antenato primordiale e immortale. Non è un dio creatore, ma è una specie di eroe civilizzatore. Mahyra, Bahira, Maira o Mair non creò tutte le cose, ma è stato creato à partire da un albero, il jatobá, in un mondo distrutto da un grande incendio, e lui ha ripiantato tutto che il fuoco bruciò, con lui rinascono tutte le cose. Si dice che appena uscito dall’albero, ha sentito desiderio sessuale e trasformò un frutto che ricordava l’organo sessuale femminile in una donna, con la quale si accoppiò, generando due gemelli maschi. Mahyra non è eterno ma immortale. Dopo aver creato la donna, lui costruì una casa e fece una coltivazione di mais. Il giorno dopo ordinò che la moglie fosse a raccogliere il mais. Lei replicò che non era passato abbastanza tempo per un raccolto e non ubbidì il marito. Questo si infuriò con la moglie, partendo per l’aldilà e lasciandola incinta dei due figli. È interessante che, al pari della insubordinazione dell’ Eva cristiana, anche quella della “Eva” Tupí portò alla stessa conseguenza: la perdita dell’immortalità per tutti gli uomini.

    Diluvio: Sinaá era un potente sciammano della tribù Juruna, figlio di una donna e di un Panthera onca. Per garantire la sopravivenza del suo popolo, dinnanzi a copiose piogge, fece costruire un’immensa canoa nella quale piantò tutte le specie vegetali che la tribù coltivava. In pochi giorni il fiume straripò, coprendo tutta la regione, ma lui ha salvato il suo popolo. (leggenda Tupí)

    Insegnamento della legge morale e della civilizzazione: Per i Tupi, Sumé fu un “civilizzatore” misterioso apparso prima della “scoperta delle americhe”, ha insegnato agli indios a coltivare la terra e le regole morali. È curiose che Sumé era bianco e si dice che sia scomparso “camminanso sopra le acque del mare”, in direzione delle Indie. Viene descritto anche come un saggio che faceva miracoli.
    Paradiso: per molte tribù Tupì, esiste un luogo dove l’anima degli antenati vive insieme al mitico e principale ancestrale, Mahyra. Esistonno divergenze nei racconti delle diverse tribù, alcuni si riferiscono come un luogo sopra le nuvole, altri ad una “terra senza mali”, altri come un villaggio dove si vive meravigliosamente insieme a Mahyra e quando invecchiano non muoiono, ma ritornano giovani.
    Per alcune tribù Guaraní, arrivare al “Kandiere”, cioè paradiso, implica un duplice viaggio: quello dell’individuo attraverso l’ascese e quello della tribù attraverso la ricerca del paradiso perduto (una vera migrazione). È una terra promessa alla quale si può arrivare per mezzo di uno sforzo, che in entrambi casi, personale o comunitario, implica l’abbandono di tutto e una ricerca incessante. Il “Kandiere” è sia il paradiso originale degli antenati, sia quello promesso e definitiva dimora.

    1. alvise

      DANIELA:
      Ma, scusa, anche io la penso come te, era quello che dicevo quando avevo citato per es. FRAZER che passa in rassegna le innumerevoli credenze magico-religiose degli esseri umani con le loro somiglianze, differenze, schemi, “strutture”ti ricordi quando si parlava del mangiare dio, del bere il suo sangue, per VOI eucarestia?

      1. alvise

        VOI dite così: i selvaggi (cattivi) però avevano già l’intuizione di Dio, DIO è CRISTO è DIO, dunque i selvaggi già erano cuccioli di cristiano….

      2. Non in quest’ordine. Noi diciamo: Cristo è Dio, e Dio è il Creatore di tutto; se Cristo è l’immagine su cui l’uomo è calcato, anche i “selvaggi” (“cattivi”? Ricorderai chi è che ne difese la dignità di esseri umani, nel ‘700) sono immagine di Dio in Cristo. Quindi, infine, il loro naturale senso religioso è da sempre predisposto ad accogliere la buona notizia di Cristo.

  8. alvise

    Io penso che fossero predisposti a essere come erano, poi avranno accolto quello che avranno accolto, non so….
    Quanto al “cattivi” lo dicevo solo perché mi sembrava di avere notato un’ avversione al mito del buon selvaggio e cose del genere, da parte di qualcuno di Voi, e allora ho scritto “cattivo”, ecco tutto.

  9. danicor

    Ah, ecco. Cattivi si, ma come ogni uomo: ricordiamoci il dentro ce l’abbiamo tutti! Il problema è quell’equazione selvaggi=puri=buoni, contro Cristiani=sovvertiti dalla Chiesa=cattivoni…
    Ti chiedo: ma secondo te è più logico pensare che tutte le basi religiose comuni che esistono in tutte le popolazioni umane conosciute siano mera coincidenza oppure che ci sia qualcosa nella natura stessa dell’uomo che lo porta a domandarsi chi è e che, guarda caso, lo porta a fare le stesse cose ovunque? Che poi, se leggiamo l’antico testamento sono tutte lì…

  10. Buongiorno a tutti e buona domenica.
    Complimenti a Costanza, di vero cuore. Salutami Raffaella, la cognata del pronto soccorso, che qui non leggo più e mi dispiace. Sarà mica stata impegnata a cucinare tutta sta roba??…
    Io oggi ho un raffreddore veramente fotonico, mi sono aggiornata su post e commenti (giusto admin?) e me ne torno a letto a leggere la mia pediatria evolutivo-comportamentale.
    Per oggi mio marito ha scelto volontariamente di sottomettersi : sta preparando lui l’occorrente per una zuppa valdostana, aveva già promesso di montare la panna per il dolce del pomeriggio e ho buone speranze anche per la ricetta al pollo di stasera. Poi ci sono le pulizie domenicali, mica cavoli.
    Devo avere veramente una brutta cera..etciù…sniff…coff..coff!
    Se volete le ricette fatemi sapere.
    Metto il portatile accanto al letto col volume alzato così sento quando arriva qualcosa..
    Ciao..anzi giao (parlo come Lavinia ..o Livia : quale delle due fa i trattamenti termali?)

      1. sorellastragenoveffa

        Paolettaaaaa sono stata in libreria e non avevano neanche uno dei libri della nostra lunga lista! Mi sa che me li ordino tutti su internet, ma della Principessa sbadiglio mi hanno detto che addirittura è fuori catalogo, sigh!
        Buona domenica e rimettiti presto, in bocca al lupo!
        (ma davvero sai dov’è finita Velenia? 😉 )

      2. Noooooo…era un bluff per attirare l’attenzione di alvi 😉
        Strano che i libri non ci siano…comunque su internet si trovano buone occasioni ed è comodo…se mi permetti alla principessa sbadiglio ci penso io e te lo porto a Roma a fine mese 😉

      3. Alessandro

        @sorellastragenoveffa
        in qualche biblioteca li trovi i libri, anche quelli fuori catalogo, senza doverli ordinare; un abbraccio a Filippo e buona domenica!!!

        @Paola
        Alvise non s’è manco accorto che gli hai chiesto cosa avrebbe mangiato per cena. Per farti leggere da lui devi scrivere:
        ALVISEEEEEE!
        ALVISEEEEEE!
        così (magari) ti nota

      4. Non è vero ..risponde a tutti lui!
        Ottima cena e bella serata Alvi : anche a me piace sentire la pioggia che cade quando sei nel letto!
        Le cipolle di tropea le trovo un po’ forti non tanto per la fiatella quanto per la digestione….

        ALVIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII
        (SOTTOTITOLATO PER I NON UDENTI VISIVI)
        🙂

  11. alvise

    Daniela: Io non ho posto nessuna equazione, se è sata posta, non da me. Io credo solo che loro (li servaggi!)stavano bene come stavano, magari stanno meglio ora, non lo so, come fo io a saperlo?
    Sì, penso che tutte queste idee sugli dei, la magia, il sovrannaturale provengo dalla mente dell’uomo.
    (E allora chi ce le ha messe? mi dirai te)
    Io credo che non ce le abbia messe nessuno, la nostra mente, si vede, funziona così, produce lei queste idee, questi interrogativi, questi (per me)vicoli ciechi della cosiddeta ragione, è così che siamo condannati a essere,
    non si può uscire da noi stessi.
    Paola: IERI SERA A CENA, insalata di pomodori e basilico
    e cipolle fresche di tropea (tanto non ci dorme nessuno con me, solo il pesce rosso)formaggio pecorino molto buono, cosa non facile da trovare (ma LUIGI lo trova, ovviamente!)pane fresco, almeno fimo a ieri sera era fresco, un po’ di ciliege, vino rosso (che Luigi lo sa solo lui dove trovarlo di quello buono)un bel libro e a letto, poveva un po’ e era bellissimo sentire piovere fuori con la finestra aperta (che mi stia predisponendo anch’io allla vita eremitica?)

  12. danicor

    “non si può uscire da noi stessi”
    “(che mi stia predisponendo anch’io allla vita eremitica)”
    E poi l’altro giorno dicevi che i muri a secco si fanno da soli, quasi come uno maestro zen…
    Credo che tu la stia un può già vivendo la vita eremitica…
    Ma anche i maestri zen hanno contatto con gli altri, se sono maestri è perché a qualcuno riversano la saggezza accumulata nei momenti di solitudine. A qualcuno donano il loro sapere.
    Quando avevi detto il tuo mestiere mi era piaciuto molto, amo questi mestieri da artisti/artigiani, avevo anche provato a scriverti una cosa, ma poi il mio messaggio si è perso a metà e poi ho lasciato perdere…
    Ti chiedevo se tu avevi mai avuto un allievo, un seguace???
    Trovo un vero peccato l’atteggiamento di tanti “maestri” di queste arti quasi perdute a tenerle con sé e portarle nella tomba…

      1. danicor

        Ma tu ci caschi sempre nelle provocazioni!!!!
        Che ridere! Sai che immaginavo la risposta!!!!
        Lo sai che non è vero! Faresti bene a confrontarti con qualcuno VERO, tutti i giorni, donando il tuo sapere che è un’arte!!!!
        Se mi posso permettere…. Mi scuso se sono invadente!

  13. alvise

    COSTANZA: Se io pubblicassi un libro e sapessi che NON è un’opera d’arte patirei come una bestia e avrei vergogna che la gente leggesse una cosa di cui anche io mi vergogno e loro la possono leggere e vederne non i difetti ma il difetto in assoluto, di non essere un’opera d’arte. Ma potrebbe anche succedere che, dal momento che fosse (un mio libro ipotetico) stato ritenuto degno di esere pubblico, anche io mi convincessi che, in fondo, anche senza troppe pretese, fosse un libro non male, che valesse per quello che valesse (vi piacessero i congiuntivi qui ne trovate quanti ne volete)e, in fin dei conti, apprezzabile, prova ne fosse, che Oltretevere…

  14. Francesca Miriano

    Ma come ..e Emma?Dov’era? Non mi far stare in pensiero!
    Cochi ,complimenti!Altro che orgogliosa!Devi essere orgogliosissima anche perchè ci sei arrivata da sola e ,come sai ,è cosa rara.Adesso devi puntare a diventare la nuova Navarro Valls: ma in Vaticano mi sa che la donna la vogliono sottomessa in un solo senso e non credo sia prevista una donna in quella carica. A proposito, chi c’è al posto di Navarro?
    Io sono assolutamente a favore del tuo stile di scrittura : che per forza ci si debba fare due genitali ( o pianeti come dice admin)come due mongolfiere a leggere di certi argomenti chi l’ha detto?E poi su facebook ci scrivono tutti , dai miei due carciofi di figlioli a Obama : che sarà mica il diavolo?Accettare il cambiamento per non fare la fine dei panda!
    Totalmente d’accordo sulla necessità della mente di cercare e creare il soprannaturale: è esattamente il percorso che ho fatto io con le mie letture adolescenziali alla ricerca della mia verità. Cosa ho trovato potrà sembrare senza senso ma io mi ci sono trovata veramente bene.

  15. Roberto

    Su quanto se la passassero bene i non-molto-buoni selvaggi, si può leggere qualcosa qua:

    http://www.cdmi.it/blog/?p=34

    Comunque, l’ha spiegato benissimo il monsignore nella recensione: solo l’evento cristiano può purificare e santificare. Noi siamo e saremo sempre tutti amputati e menomati, ma senza Cristo lo siamo molto di più. Ciò vale a livello personale, familiare, “amicale”, sociale.

    Ma c’è chi vorrebbe ammettere un Dio solo qualora Questo fosse o si rendesse irrilevante: il fatto che il Signore sia Nostro Signore e che, non certo noi cattolici, ma la Verità che annunciamo sia l’unica e la sola che possa dare un senso a noi disgraziati esseri umani, “non sta bene”: non bisogna esserne certi, o comunque non va detto, perché è già per se “maleducazione” nei confronti degli altri, delle altre culture, degli altri “aggregati umani”, per ragioni storiche-antropologiche-psicologiche, ecc.

    Come si diceva un po’ anche ieri, molti cattolici confondono poi l’umiltà personale con l’umiliazione della Verità di cui sono stati fatti partecipi (senza nessun loro merito tranne il disporsi ad accoglierLa), dimenticando che non è una Verità nostra, ma di Dio.

    Quindi, nessuna equivalenza: più l’uomo si stacca da Cristo, più sprofonderà nelle proprie inclinazioni cattive andando verso la catastrofe.
    Invece, la storia per un cattolico è storia di “riconquista” del Re, del Signore che l’uomo vuole spodestare.

    Qui entrano in gioco molte legittime questioni, una delle quali è la sensazione di “ingiustizia” che si prova nel pensare a tutti coloro che, durante la loro vita terrena, anche volendo, Cristo non hanno potuto conoscerLo. Questo a sua volta suscita un moto di rivolta, che spinge a volere negare quanto ho sopra detto (sì, lo conosco molto bene, tra l’altro).
    Anche se una risposta definitiva a questo legittimo interrogativo, non potremo averla in questa vita, questo non significa che non ci siano molti “abbozzi” di risposta che si possono trovare. E questo aprirebbe molti, molti altri discorsi.

    1. danicor

      Roberto!
      Persa che coincidenza: nell’anno 2000, in un incontro per famiglie che io e mio marito (allora fidanzato) andammo in vesti di “educatori” per i bambini, io parlai proprio della scoperta dell’America. Riccardo Cantnoi, autore dell’articolo che hai linkato era uno dei bambini presenti!!!!

  16. alvise

    ROBERTO:
    “Un episodio su tutti: il campo del conquistador Pedro de Alvarado per ben tre volte fu assalito nottetempo da migliaia di indios, ma la spedizione fu atterrata e paralizzata ogni volta da una fanciulla bianchissima, sovrastata da una candida colomba; alla visione, gli assalitori subivano un temporaneo accecamento e cadevano al suolo. Si può anche sorridere di tutto questo, ma resta difficile immaginare perchè mai un indio – se tutto ciò è frutto di fantasia – abbia dovuto far ricorso proprio a immagini di una tradizione di cui era ignaro – quella cattolica – per giustificare la fuga di migliaia di armati di fronte a poche decine di spagnoli.”
    La solita fanciulla biancovestita?
    Pima cosa io non ho mai creduto che i selvaggi fossero buoni e ero anche a conoscenza di tutti questi riti sangunari di cui tu parli. Ma questo che significa?
    E tutti i “misfatti” di tutti gli antichi popoli?
    Non è stato perché ci siamo un po’ tutti rinciviliti via via che si vive oggi in maniera meno feroce?
    Te invece credi all’intervento divino. Io no.

  17. alvise

    ROBERTO:
    E un miliardo e più di Indiani, e un miliardo e più
    di Cinesi, e i Giapponesi (dagli occhi, dite Voi, tanto tristi)e i Maomettani? Come fanno a andare vanti, è un miracolo? O Gesù li sta solo preparando alla sua venuta, quei poveracci?
    Voi leggete la storia come fosse “DE CIVITATE DEI”, ma che è un modo serio codesto?

  18. alvise

    PAPA DIXIT:
    “L’edificazione di ogni singola famiglia cristiana si colloca nel contesto della più grande famiglia della Chiesa, che la sostiene e la porta con sè. E reciprocamente, la Chiesa viene edificata dalle famiglie, piccole chiese domestiche”.

    1. No, dài non dire così! 🙂 è che scrivi così tanti interventi che “starti dietro” (passami l’espressione rude) è perlomeno difficile. Però che spasso leggerti! «Ma che è un modo serio codesto?»: mi par quasi di sentirti! 😀 Comunque sì, noi leggiamo la storia grossomodo in quel senso. Buon pomeriggio!

    2. Roberto

      Oh suvvia, mica che si può sempre esser qua a rispondere, Alvise.

      Eh certo, se siamo consapevoli a sufficienza di che vuol dire esser cattolici, sì, come dice anche Cyrano, è così che leggeremo la storia. O ci fermiamo prima, oppure a un certo punto dovremmo rinunciare a essere quello che siamo e diventare qualcosa d’altro, è inevitabile.

      Gli altri vanno avanti pure loro: la civiltà cattolica non è mica l’unica. E’ solo di gran lunga la migliore.
      Inoltre, per quanto ci si preoccupi molto di questa vita e su come funziona e su come tirare a campare, non bisogna mai dimenticare che il “bisogno primario” dell’uomo è di eterno. Quindi a me interessa che Dio abbia lasciato a ogni uomo aperta una strada per poterLo godere in eterno. Questo mondo, scalcagnato è e scalcagnato resta: il meglio è che si possa sperare è che sia “il meno scalcagnato possibile”.

      Guardando poi la storia del XX secolo, affermare che ci “rinciviliamo” col passar del tempo, è un’affermazione quanto meno… temeraria! 😉

      1. Alvise, a ‘sto punto io pubblicherei sul tuo blog (qui solo commenti!) gli stralci salienti del Dialogo di Prometeo e Momo di Leopardi… 😉 Un disilluso onesto cui sarei onorato di lucidare le scarpe…

  19. Se ci si rivolge a me e ho una risposta, rispondo sempre , anche perchè mi sentirei, altrimenti, una gran maleducata. E’ mia regola, se ci si rivolge a me, di rispondere anche che non ho una risposta. Se ci si rivolge a tutti, e mi sembra una menata, ascolto o leggo ma non mi pronuncio.
    Inoltre ho una cultura di settore e una memoria debole; non so intervenire in dispute letterarie. Mi interesso nei minimi particolari delle persone di cui mi occupo, anche di intendere il loro pensiero. In uno dei posti dove lavoro, ci si occupa a lungo di una cosa chiamata Analisi della domanda : è una cosa che faccio spesso.

    Insomma non rispondo se :
    se mi sento inadeguata
    sono stanca
    mi sembra una menata.

    Lascio a te la scelta di intendere quale delle tre mi capita più spesso
    🙂

    1. alvise

      TE, prima di tutto, sei una persona tenera buona e mite, che non si dà mai arie, e che vuole bene alle amiche, il cervello, anche, credo, tu ce l’abbia normale, come, quasi, tutti noi, ma io non sono un analizzatore!!!!

      1. Grazie Alvi : sono buona, sì, credo abbastanza, soprattutto affezionata agli amici…sul tenera e mite, nsomma..tenera forse ma mite proprio no! Sulle arie, proprio non ci riesco anche se dovrei darmene, anche a costo di mentire, invece mi butto sempre giù e poi non mi muovo
        😦

      1. danicor

        Dai, secondo me hai messo un’armatura che oramai fai fatica a togliere. Ma se la togliessi staresti molto più comodo, oppure, come diceva mio figlio da piccolo: combolo!

  20. Antonio

    Alvise, sai che perché fai fatica ad avere risposte? Perché poni tremende domande!

    Non è un male, sia chiaro, ma l’entità degli interrogativi che ci metti di fronte dovrebbe già indurti a valutare una mancata risposta. E non perché non te la si voglia dare… semplicemente, non è detto che sia così facile dartela.

    Si può pure provare ad improvvisare una sorta di risposta, adottando un argomentare dal conto all’elevato, ma la verità è che la tua curiosità resterà comunque pressoché digiuna.

    E questa tua curiosità mi affascina, ma non troppo. O meglio, lo fa nella misura in cui ritengo utile la risoluzione di certi enigmi/misteri. Sapere come e perché abbiano fatto i “selvaggi” prima di Cristo? Sai che c’è? Ti rispondo così come lessi altrove, forse da un giornalista, non ricordo bene. “Che me ne frega”!

    E’ mancanza di carità la mia? Non credo. Non voglio sembrare brusco, ma domandati, però, come mai t’interessi sapere come abbiano fatto loro a condurre le loro esistenze, secoli e secoli or sono, pur nella totale ignoranza di un ebreo di nome Jeshua, figlio di un certo Yosef (di professione falegname) e di una certa Myriam.

    Perché ci diciamo così pervicacemente ancorati alla realtà, quando poi ci perdiamo in queste quisquilie pseudo-esistenziali? Possiamo forse noi fare qualcosa per loro? Nell’ottica dell’esistenza di un essere supremo, onnisciente e onnipotente, il giusto peso e la giusta misura, presumo, verrà adottato anche per quelli. Anzi, la logica, prima ancora che la Fede, indurrebbe a credere che questo “essere” sia anche Somma Giustizia in atto, nella sua imponderabile perfezione.

    Anche tu rilevi, saggiamente, che ci sono limiti ai quali la ragione deve sottostare. Male quando non lo fa. Quando si andava ad evangelizzare certi popoli “selvaggi”, non ci fermava al porto, prima d’imbarcarsi, chiedendosi che fine avessero fatto tutti i “senza-Dio” che non erano più in vita. T’immagini la scena? “Fermi tutti, signori! Qui non parte nessuno fino a quando non riusciremo a dirimere la seguente questione: e i selvaggi defunti?! Avanti, chiamate il capitano della nave e dite che non se ne fa più nulla. L’amico Zebedeo passerà tra di voi distribuendo carta e penna: avete trenta minuti per scrivere un vostro articolato pensiero a riguardo. E mi raccomando… se vedo qualcuno copiare gli sequestro il foglio e non lo faccio più partire nemmeno in zattera!”

    Grottesco, vero? Sì, tanto quanto lo è farsi bloccare da certi quesiti. E qui non c’è Teologia/Filosofia/Antropologia/Astronomia che tiene. Sempre per citare quel famoso giornalista, me l’immagino Quell’Altro mentre poggia improvvisamente una mano sulla nostra spalla per richiamare la nostra attenzione e ci dice: “No davvero, ma che t’interessa? Non ti preoccupare per loro. Tu seguimi intanto…”

    E a quel punto che fai?

    Ah già vero. Non si dà confidenza agli sconosciuti!

  21. alvise

    ANTONIO: In realtà non sono io che pongo innumerevoli domande che non potranno mai avere risposte adeguate, ma siete voi che con le vostre credenze, concezioni, di Dio, dell’uomo, della storia invitate( o forse non è la parola giusta?) necessariamente un estraneo (per esempio me)a fare domande, a chiedere spiegazioni, e così è venuto fuori,anche, il discorso del pensiero religioso già presente in tutti i tempi nei vari popoli e civiltà più o meno “primitive”, e quindi di cercare di capire se queste idee fossero idee generali, dell’uomo, autocreate dalla sua mente o messe lì, secondo voi, da un Dio creatore e ordinatore, e quindi via via siamo passati ai selvaggi, ai conquistadores… Te, dici, di sapere i selvaggi in che modo vivevano, che pensieri avevano di se stessi, del sovrannaturale eccetra,non te ne frega, a me invece interessa, proprio, anche, alla luce di questo dibattito che abbiamo avuto insieme qui nel blog. Ma forse, è vero, voi a questo punto volete andare avanti per conto vostro senza rottura di palle di estranei (in questo caso sarei io lo sconosciuto). Giusto, lo capisco, potete farlo benissimo, parlate solo fra voi,allora, perché no?
    Vorrei aggiungere: Mi ha colpito moltissimo l’intervento, ieri, di “frattale” di una modestia e di una semplicità che mi hanno profondamente toccato e fatto sentire una merda!!!

    1. Antonio

      As you wish, my dear. Altri, in questo stesso articolo, hanno già anticipato piuttosto brillantemente anche questo tuo ultimo, tardivo intervento. Mi limito ad una corposa citazione, quindi. Chissà che parlando la tua stessa lingua non si riesca a far filtrare qualcosa…

      “Ed ecco intanto scoprirsi da trenta o quaranta mulini da vento, che si trovavano in quella campagna; e tosto che don Chisciotte li vide, disse al suo scudiere: «La fortuna va guidando le cose nostre meglio che noi non oseremmo desiderare. Vedi là, amico Sancio, come si vengono manifestando trenta, o poco più smisurati giganti? Io penso di azzuffarmi con essi, e levandoli di vita cominciare ad arricchirmi colle loro spoglie; perciocché questa è guerra onorata, ed è un servire Iddio il togliere dalla faccia della terra sì trista semente. — Dove, sono i giganti? disse Sancio Pancia. — Quelli che vedi laggiù, rispose il padrone, con quelle braccia sì lunghe, che taluno d’essi le ha come di due leghe. — Guardi bene la signoria vostra, soggiunse Sancio, che quelli che colà si discoprono non sono altrimenti giganti, ma mulini da vento, e quelle che le paiono braccia sono le pale delle ruote, che percosse dal vento, fanno girare la macina del mulino. — Ben si conosce, disse don Chisciotte, che non sei pratico di avventure; quelli sono giganti, e se ne temi, fatti in disparte e mettiti in orazione mentre io vado ad entrar con essi in fiera e disugual tenzone.» Detto questo, diede de’ sproni a Ronzinante, senza badare al suo scudiere, il quale continuava ad avvertirlo che erano mulini da vento e non giganti, quelli che andava ad assaltare. Ma tanto s’era egli fitto in capo che fossero giganti, che non udiva più le parole di Sancio, né per avvicinarsi arrivava a discernere che cosa fossero realmente; anzi gridava a gran voce: «Non fuggite, codarde e vili creature, che un solo è il cavaliere che viene con voi a battaglia.» In questo levossi un po’ di vento per cui le grandi pale delle ruote cominciarono a moversi; don Chisciotte soggiunse: «Potreste agitar più braccia del gigante Briareo, che me l’avete pur da pagare.» Ciò detto, e raccomandandosi di tutto cuore alla Dulcinea sua signora affinché lo assistesse in quello scontro, ben coperto colla rotella, e posta la lancia in resta, galoppando quanto poteva, investì il primo mulino in cui si incontrò e diede della lancia in una pala.”

      Don Chisciotte della Mancia (Miguel de Cervantes)

  22. danicor

    Eccoti li!!!
    Ma perché mai tu quando guardi qualcuno che ha una virtù che apprezzi devi subito “sentirti una merda”?

  23. sorellastragenoveffa

    Alvise, lo scrivo per te, perchè in realtà mi vergogno un po’… sono le sette di sera e dopo aver passato buona parte del mio tempo a leggiucchiare i commenti al post di oggi, finalmente ho avuto la mia epifania: ho capito cosa vuol dire il titolo!!!
    Meglio tardi che mai!!!
    E tu parli male delle citazoni, del latino, dei commentatori teologi ecc… … … io manco al titolo, momenti!

  24. alvise

    SORELLASTRA: ANCHE IO HO FATICATO NON POCO, STATTI BENE!!!
    UN APPELO: LUIGIIIIIIIIII!!! VELENIAAAAAAAAAAA!!!!!

    1. ..nsoma…brutta tosse, naso tabbato e bal di testa!
      in più domani ho una giornatona…la settimana prevede poi : due saggi di danza, un esame di conservatorio diviso in due e anche un festeggiamento anticipato di compleanno anche se per questo la ragazza – figlia è autonoma!

      A dire la verità ho un quesito maxximus : mio marito sta cucendo il costume da ragno della figlia per il saggio perchè…io non ci vedo! Col nero poi….
      Ora: cosa direbbe san Paolo? E le Scritture?
      SOCTOMISSIO MAGNA????
      Sepoffà? Me devo preoccupà?
      Fateme sapè…

      PS però poi alla fine oggi ho cucinato io…
      🙂

      1. Io mi stavo arrabbiando! Cucina, cuce…
        Insomma, il mio sarebbe l’ affranto senza sapere da che parte girare…
        Un abbraccio grande e GUARISCI PRESTO!

  25. alvise

    ROBERTO: Non avevo letto il tuo commento lassù!!!
    Ci rinciviliamo, ho detto? Ho sbagliato? Sì, lo so,
    che, forse, siamo ancora più feroci (meno rinciviliti)ora che prima, ma se siamo più feroci lo siamo nonostante il Cristianesimo che da pochi quattro gatti è diventato centinaia di milioni, o perché non siamo abbastanza cristiani, tutti? Come dire, se si fosse tutti cristiani(ammesso i cristiani più buoni)si sarebbe tutti più buoni e civili?
    CIRANO: ora me lo vo a rivedere Leopardi, a domani!!!

    1. fefral

      più feroci? Più civili?
      A me pare che la storia dell’uomo è abbastanza uguale a se stessa. E questo non contrasta con quello che Cristo insegnava riguardo alla venuta del regno di Dio.
      « Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla? No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio. »

    2. Roberto

      Premetto che sto andando a dormire e solo una porzione ristretta dei miei neuroni sono attivi… !
      Sì, se fossimo (tutti) cristiani/più cristiani di come siamo, staremmo sicuramente meglio.
      Non mi sento affatto di dire che la storia dell’uomo è sempre uguale a se stessa: basti pensare al concetto di “persona umana” su cui si basa tutta la nostra civiltà. Chi è che l’ha introdotta, se non i cristiani? E adesso questo principio, fondamenta di ciò che siamo, è sempre più sotto attacco. Di sicuro, in primo luogo perché sempre più cristiani hanno smarrito e stanno smarrendo sempre di più la loro identità (vedasi il racconto di Giuliana! Sono con teeeee!). Questo sarebbe un discorso infinito, da fare…
      A me pare, solo una mia impressione, che oggi all’apparenza noi “sembriamo” (noi occidentali, nhe) più civili, ma perché scorre poca vita, poca vitalità, nel “nostro” mondo. La nostra è la pace di chi s’è assopito, di chi s’è smarrito, di chi è fiacco… pare quasi la pace di un cimitero: chi sa che ferocia c’è appena sotto la superficie.
      Al contrario di un passato in cui c’era tanta vitalità: quando scorre tanta vita, può sembrare che ci sia, all’apparenza, tanta ferocia; ma la vita chiede spazio, la vita vuole la forza, la vita non si ferma tanto a discutere su quel che c’è da fare, fa.
      Non so se t’ho risposto, Alvise, ma mho me ne vado a nanna. Ciao!

  26. giuliana zimucci

    Ormai siete già tutti nei vostri beati lettini, mentre io finalmente respiro aria di casa mia… mi sono persa post e commenti vari ma ho afferrato al volo una cpsa sconvolgente, e al di fuori di qualunque mia aspettativa: ad Alvise piace l’ippica. Ecco, tra tutte le cose che ho più o meno chiaramente capito, questa mi ha davvero scioccato! Alviseeeee! non è possibile che mi passi da Cecov a Varenne, dimmi ti prego, che ho capito male! ti sppiego brevemente: ho lavorato per anni al fine di pagarmi gli studi in una sala corse e i miei occhi hanno visto cose che gli umani non frequentatori di snai non possono nemmeno immaginare: cervelli migrati a migliori lidi mentre i loro proprietari si incantavano con la ricevuta della tris in mano davanti alla corsa e bestemmiavano se non l’avevano azzeccata, quindi quasi mai…e altre amenità da giocatori incalliti, da spendersi tutta la paga o la pensione in 3-4 corse. Spero che tu caro Alvise ami l’ippica solo per i cavalli…non per il gioco! e non mi dire che c’è qualcosa di nobile, perchè non me la bevo!

    A parte questa scoperta, volevo solo chiedere a tutti voi di pregare intensamente per me e per la mia capacità di sottomissione, che negli scorsi 3 giorni è stata messa alla prova. Fino oggi a pranzo ero quasi soddisfatta del mio comportamento con suocera e nipote schizzoide, ma poi alle 13.30…la catastrofe! Papa Benedetto XVI si pronuncia in merito a convivenza e coppie di fatto. L’augusta madre del cavernicolo, che la sera prima ho invitato a recitare con me il rosario, e poi mi ha deliziato coi suoi pensierini della sera su santi e paradiso, se ne esce con la frase da cattolicuccia della parrocchietta “ma la convivenza è una prova importante per le coppie di oggi, se non si vuole divorziare dopo!”. Che vi devo dire? la Kattolica con crocifisso-spada laser che è in me è esplosa. Le ho chiesto che senso ha dire il rosario se poi non ubbidiamo al Papa, che non mi pare il primo pirla che passa. Poi sono uscita dalla cucina in modo da potermi mordere la lingua in privato. Mi sento ancora ribollire dentro…. Non mi scandalizzo mica se la mia amica agnostica e tanti non cattolici mi parlano di quanto siano buone convivenze, famiglie di fatto, allargate, separate, riunite, gay, trans…. ma se me lo dice chi va a messa tutti i giorni….bè trovo che ci sia qualcosa che non va! o è sorda oppure nelle parrocchie certi argomenti i preti non li toccano perchè sono impopolari (ora che ci penso la chiesa di mia suocera è sempre piena…a Pasqua del 2009 trasmettevano in maxi-schermo durante l’omelia i discorsi “evangelici” di Obama).
    Concludendo, volevo dire a Costanza che sono molto fiera di lei, che ha tatuato nel cuore .VA e che è umiltà anche dire con forza ciò che ci sta a cuore, che corrisponde alla nostra vita, e che è una cosa inutile parlare di un Dio lassù e poi farci i beneamati cavoli nostri quaggiù, chè mi sembra a tutti noi qui ci interessano molto le cose di quaggiù, che Cristo c’entra con tutto dalla famiglia allo smalto dei piedi! eccheccavolo!!!

  27. Alberto Conti

    Costanza complimentissimi!! Riconoscimento più che meritato.

    Direi che se il buongiorno si vede dal mattino il sito laici.va parte benissimo, ottima scelta di libro da recensire e, a mio parere, ottima recensione: forse una delle più azzeccate nell’aver centrato i vari aspetti del Miriano-pensiero, alla faccia della “rapida lettura”.

  28. Costanza, in quello che hai scritto, nel cuore di donna che tu ci rappresenti, credo fermamente e sempre di più per una ispirazione e per una grazia speciale di Maria (che ne vuole condividere con te il merito …), c’è una vera bomba atomica morale, capace di mostrare a questo mondo mezzo ammuffito di gomitate tra sessi, di contese e rivalse femministe e di maschi azzimati ma senza spina dorsale ormai rinchiusi nei retrobottega dei salumai a reggere il moccolo ai benpensanti delle quote rosa, di mostrare a questo mondo la ineffabile bellezza del genio femminiale, della vera vocazione della donna, che ha il potere di rimettere al suo posto anche questo maschio penoso che ci troviamo tra le mani (alle volte tra i piedi).
    Ribadirò fino alla noia che il cuore della tua intuizione ha qualcosa di straordinario, che attraversa i nostri tempi foschi come un raggio bellissimo di luce, e che, almeno a me, mostra che il tempo del femminismo è finito; che il tempo delle rivalse sessiste ha fatto, appunto, il suo tempo; che il mondo è pronto per guardare di nuovo alla famiglia, all’amore autentico tra l’uomo e la donna, fatto di dono reciproco di sé, di sacrificio, di abnegazione che in Cristo può essere eroica anche nella banalità del quotidiano.
    La nostra società, i nostri giovani, aspettano questo, quell’amore che i classici del cinema della letteratura dell’arte ci hanno sempre rappresentato e che, nel matrimonio cristiano, è alla portata di tutti.
    Mi pare di avertelo sempre detto, fin dall’inizio di questa storia.
    Un po’ per volta questa bomba a orologeria che è la tua sottomissione prende piede, si propaga per contagio, ed anche nella Chiesa per me non mancherà di dare i suoi abbondanti frutti.
    Sono stato ahimé imprudente e omiletico ocme al solito.
    Che ci vuoi fare? …
    E’ più forte di me 🙂

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