L’avventura della scuola

di Costanza Miriano
foto di Manuela Gambazza per Credere

foto di Manuela Gambazza per Credere

intervista a Franco Nembrini di Costanza Miriano

Franco Nembrini è il professore dei sogni, quello a cui tutti i genitori vorrebbero affidare i propri figli. Chiavi in mano. Allora sì che si potrebbero smettere di preoccuparsi dei voti e del successo: saprebbero che c’è qualcuno che sa mostrare loro la bellezza della vita come avventura, e del sapere come impresa che serve a questo viaggio. Non per niente è uno che riempie le sale di giovani parlando loro di Dante, altro che Dan Brown. Noi di Credere abbiamo scelto lui, insegnante di storia e italiano, rettore del centro scolastico La Traccia di Bergamo, per aiutarci a vivere anche l’inizio dell’anno scolastico con lo sguardo rivolto nella direzione giusta.

Professor Nembrini, gira in rete una foto con la didascalia “primo giorno di scuola”: quattro ragazzini imbronciati, e una mamma che salta di gioia. Finalmente libera, per qualche ora al giorno. Io non sono se sono un caso preoccupante – vietato chiedere un parere ai miei figli in merito – ma per me è esattamente il contrario. In estate sono contentissima di godermi i miei figli, e in più sono esentata dalla tortura quotidiana, la lotta per i compiti: vorrei sempre che fossero di più, e fatti meglio. Mio marito dice che non me ne dovrei occupare. Ha ragione lui, come al solito?Primo-giorno-di-scuola

Sì, almeno in parte ha ragione lui. Sono convinto che uno dei problemi più gravi dei ragazzi di oggi è che non hanno spazi per mettersi alla prova, per rischiare, per sbagliare. Mi sembra che i nostri atteggiamenti verso di loro siano dominati da due sentimenti, la paura e la sfiducia: abbiamo paura che possa succedere loro chissà cosa, e li teniamo sempre sotto controllo (pensa a che assillo sono diventati i telefonini…); e pensiamo che non siano capaci di fare da sé, e abbiano sempre bisogno della nostra assistenza. E così non si stimano, non si vogliono bene e tutto intorno li conferma in questa non stima. Poi ci stupiamo se crescono dei ragazzi i cui atteggiamenti davanti alla vita sono la paura e la sfiducia!

Quando sono andata a ritirare i libri di prima del mio primo figlio ho pensato: va be’, questi sono i libri con i giochi di prescolarizzazione, poi ci diranno dove comprare i libri veri. Mi sembra che oggi l’obiettivo della scuola sia soprattutto di essere simpatica ai bambini, di non metterli davanti a sfide impegnative, di non farli interrogare. Che ne pensi?

Ahimè, è vero. Dobbiamo avere il coraggio di affermare che non c’è altro scopo dell’educazione che questo: accompagnare i nostri figli a stare davanti alle circostanze come la grande occasione data a ciascuno per scoprire la propria grandezza, la grandezza del destino buono cui siamo chiamati. Ma proprio questo ci vede tutti, giovani e adulti, di una fragilità sconcertanti. Siamo perennemente in fuga dalle circostanze, dalla fatica, dal dolore, dalle ferite che la vita ci offre. Fino a pensare che il nostro compito di educatori sia quello di evitare ai nostri figli queste ferite. Così impediamo loro di crescere e di diventare grandi.

In terza media a mio figlio hanno fatto una lezione sul preservativo, scelta che è stata approvata da tutti i genitori della classe, tranne noi: l’idea è “non importa cosa fate, basta che non vi creiate problemi, cioè malattie o gravidanze”. E anche la scuola viene vissuta un po’ così: i buoni voti a scuola sono per i genitori il certificato che possono stare tranquilli. Se c’è una bella pagella tutto il resto non conta. Ma la scuola ci dice la verità sul ragazzo?

No. Anzi, bisogna anche qui fare chiarezza e avere il coraggio di dire che la scuola (e perciò il buon risultato scolastico) non è la meta della vita, ma semplicemente la strada. L’ideale della vita, per noi come per i nostri figli, è quello di essere felici, di conoscere la verità cioè il senso delle cose, di poter amare davvero sé e gli altri, di sentire utile il proprio tempo e la propria fatica. Come ha magnificamente ricordato papa Francesco ai giovani di Piacenza. E questo si realizza in condizioni molto diverse, secondo strade mai uguali per tutti, valorizzando i talenti, le passioni, le capacità proprie di ciascuno dei nostri ragazzi.

Tu entri in contatto con molti genitori. Dal tuo punto di osservazione ti sembra che ci sia il rischio che i genitori attribuiscano alla riuscita scolastica un valore diverso da quello che ha? Magari una conferma del loro valore come genitori, una polizza di assicurazione sul successo del figlio, un cordone di sicurezza contro le difficoltà della vita?

Mi sembra che sia una terribile tentazione di noi educatori quella di confondere la strada con la meta, e pensare che il successo a scuola coincida con il compiersi del desiderio. Ma non è così, e i nostri figli lo sanno. Tanto è vero che ci accusano, magari inconsapevolmente, di proporre loro troppo poco. Ecco questa mi sembra essere la scoperta che ho fatto in tutti questi anni vivendo con loro: più la proposta ideale è alta, più il cammino è impegnativo, più diventano capaci di entusiasmo e di grandi sacrifici. Come mi ha scritto uno studente (non certo brillante dal punto di vista scolastico) dopo un concerto che ha visto suonare insieme lui, i suoi compagni e i suoi insegnanti: “ da questa sera so che l’Italia non andrà in rovina. Stasera sul palco ero un uomo. Molto più che in cento notti di alcool e di canne. Ora so di poter dare il mio contributo. Lo schifo che mi circonda morirà ai miei piedi. Non mi tirerò indietro.”

fonte CREDERE

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33 commenti to “L’avventura della scuola”

  1. Io sono una delle mamme che esulta quando ricomincia la scuola, in particolare il tempo pieno. Ma non certo perché non mi piaccia stare con le mie figlie (anzi…. sapessi quanti sensi di colpa!). Ma le mie vacanze non coincidono con le loro, non mi posso permettere il part-time…. e allora sai che salti mortali d’estate per gestirle (sono ancora piccole, non le posso lasciare a casa da sola). E’ molto triste, lo so!
    E lo ammetto…. riguardo loro i compiti a casa!

  2. “L’ideale della vita, per noi come per i nostri figli, è quello di essere felici, di conoscere la verità cioè il senso delle cose, di poter amare davvero sé e gli altri, di sentire utile il proprio tempo e la propria fatica. Come ha magnificamente ricordato papa Francesco ai giovani di Piacenza. E questo si realizza in condizioni molto diverse, secondo strade mai uguali per tutti, valorizzando i talenti, le passioni, le capacità proprie di ciascuno dei nostri ragazzi.”

    Parole sante!!!

  3. Non sono tanto sfiduciato dalla scuola, ma dai professori. Bravo Nembrini, così come pochi altri.
    Ma ci sono ancora i professori che scelgono la professione per il piacere di educare e non solo per essere impegnati in qualche attività? Scusate la sterile polemica, ma non se ne può più di certi insegnanti che NON insegnano, ma che si sollazzano nel tenere viva l’impronta del loro sedere sulla seggiola.
    Stefano

  4. Commossa dalle parole di quel ragazzo, alla fine dell’articolo. Fremente perché ho vissuto come insegnante ciò che dice Nembrini, e mi manca essere in classe a sfidare i ragazzi con letture ostiche e affascinanti come l’Iliade o i grandi classici dell’ottocento (mentre alcuni genitori proponevano letture moderne e accattivanti, come “Tre metri sopra al cielo” “così almeno leggono”… e io a rilanciare: ma io li stimo questi ragazzi, loro sono capaci di capire e apprezzare, la pattumiera li circonda, almeno a scuola ci sia qualcuno che proponga qualcosa di bello – difficile, sì – ma bello! Ed era così, chi accettava la sfida, la vinceva e aveva in cambio il suo sudato tesoro).
    Ora che le mie giornate sono dietro a bimbi piccoli, e non più in una classe, credo non cambi nulla. Io e mio marito sfidiamo i nostri figli a cose grandi, rischiamo la caduta in bici purché imparino, come a tagliare la frutta per fare la macedonia, o fare una pizza nel doppio del tempo perché la facciano con noi, o la tazza che si rompe nel preparare la colazione da soli… affrontiamo la fatica dei brontolii per rifare il letto la mattina, vestirsi da soli in un’ora piuttosto che in 5 minuti grazie alla prontezza di mammà, mettere a posto i giochi, dirgli: lo so che è difficile, ma fidati che ce la puoi fare… tanti esempi di vita quotidiana. Non vogliamo dei rambo, ma uomini e donne che partecipino della vita e ci mettano del loro, senza spaventarsi della fatica. Fa niente se il letto di una bambina di 6 anni assomiglia alla cuccia del cane, imparerà col tempo, e intanto gusta la fatica – sì, anche quella – e pure la soddisfazione di entrare la sera nel suo lettino rifatto. Come Nembrini, anche noi vogliamo avere ragazzi soddisfatti delle cose, pronti a buttarcisi dentro! Grazie alla compagnia di queste persone che aiutano a non deviare lo guardo dalla vera meta, perché da soli proprio non gliela si fa, è davvero sfiancante:)

    • Apprezzo sempre molto Nembrini. A scuola ho purtroppo continuamente a che fare con colleghi della specie di cui parla Stefano (per i quali invece io sono una stupida ingenua che si complica la vita…) e con genitori che, come denuncia Nembrini, per evitare ai loro figli il benché minimo dispiacere, finiscono per farne degli inetti. Purtroppo spesso questi genitori accusano gli insegnanti (quelli coscienziosi e responsabili, che credono nell’educazione oltre che nell’istruzione e che amano il loro lavoro e veder crescere i loro studenti) di essere troppo severi, di assegnare troppi compiti a casa, di proporre compiti in classe troppo difficili, e così via. Non è facile insegnare nella scuola di oggi, in cui i presidi sono diventati dirigenti scolastici (ossia degli amministratori di budget e dei direttori d’azienda preoccupati più di procacciarsi quanti più iscritti possibile, e dunque di ridurre al minimo le bocciature e gli insuccessi, che di mantenere alta la qualità della formazione effettivamente raggiungibile nei loro istituti), molti educatori hanno smarrito il senso del loro lavoro e molti genitori hanno trasformato la proficua alleanza educativa tra scuola e famiglia in una trincea che separi e difenda i loro figli dal male che gli insegnanti potrebbero causare loro. Meno male che, poi, però, in classe troviamo i ragazzi, assetati di bellezza e di grandezza, che davvero sanno distinguere e apprezzare chi li fa sudare ma anche crescere da chi si propone loro come amico e complice senza lasciar loro nulla in eredità se non un modello negativo e tanta nostalgia di senso. “Tanto è vero che ci accusano, magari inconsapevolmente, di proporre loro troppo poco. […] più la proposta ideale è alta, più il cammino è impegnativo, più diventano capaci di entusiasmo e di grandi sacrifici”. Già. È proprio così.

      @ sara s: sottoscrivo il tuo commento e… non è che potrei diventare insegnante dei tuoi figli? Mi piacerebbe incontrare più spesso genitori come te durante i colloqui!

  5. …l’importante è trovare insegnanti intelligenti e preparati (ammettendo che questa sia una cosa possibile)!

  6. ….di fede cattolica, ovviamente, sine qua non!

  7. …che non sia mai esistito nessuno, che ha aiutato gli ebrei, che non fosse cattolico?

  8. c’è qualcuno in grado di spiegarmi quest’ultimo intervento di fzero?
    perché ,con tutta la buona volontà,non arrivo a capire….

    • In effetti, Alvise deve essersi confuso, se voleva dare addosso more suo solito ai cattolici.
      Qui la definizione di Giusto tra le nazioni con l’apposizione di cattolico devoto viene data a Bartali direttamente dallo Yad Vashem.
      “…anche Yad Vashem, nella descrizione che dà della sua opera, mette in luce come primo aspetto che era “cattolico devoto”. ”
      A me invece pare una bella apertura da parte di un ente ebraico che non ha mai fatto sconti ai cattolici (a partire dai papi).

    • …sarà mai esistito nessuno, non cattolico, che abbia aiutato gli ebrei a nascondersi e /o a a scappare?

  9. …forse sarà perchè sono solo i cattolici che aiutano le persone?

  10. ma che c’entra con bartali allo yad vashem? l’han deciso gli israeliani, mica il vaticano. rivolgiti a loro.

    • …infatti non c’entra con Bartali, ero passato, come può succedere di fare a tutti (prova ne sia l’argomento fuori tema di inserito webmistress) da un discorso a un altro. Non va bene?

  11. …OT ma a proposito di AIDS e della lezione sul preservativo. Conoscete i dati di mortalità in Italia della grande peste del 2000 che necessita di Grandi Campagne mediatiche, Giornate Mondiali, spot televisivi, mega concerti, coccardine rosse e soprattutto di programmi ministeriali ad hoc per insegnare ai nostri ragazzi che possono fare quello che vogliono, accoppiarsi con chiunque ed ovunque basta che siano “protetti”? No? Ve lo dice il ministero della Salute:
    nel 2011 121 (centoventuno) morti.

    http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_1871_allegato.pdf

  12. Admin:.

    …con il che vorresti dire che è stata tutta una manovra delle lobby della gomma e non è mai esistito, in realtà, un “vero” pericolo di contrarre l’AIDS (se è mai esistito l’AIDS)? O forse surrettiziamente si voleva (intanto) educare la popolazione al non concepimento? E quindi, anche, a vivere immoralmente? E precipitare antropologicamente nella voragine del nihilismo?

  13. Tralascio i tre punti interrogativi…
    Te invece tralasci di segnalare che i casi di AIDS sono drasticamente calati a partire dagli anni ’90 e che i decessi (con tutti i limiti della rilevazione) sono calati dal 90% all’ 8%.
    Tralasci anche di dire che il preservativo protegge non solo dall’AIDS, ma dalla sifilide, dalla gonorrea, dall’epatite, dalla candida, dallo pseudomonas eccetra.
    Tralasci anche di dire che è sempre opportuno usare il preservativo nei rapporti con prostitute o con prostituti o con persone di cui non si conosca lo stato di salute.
    Anche nella coppie (sposate o non sposate) sarebbe utile l’uso il preservativo quando non si sia sicuri delle frequentazioni del/della partner (a meno di essere sicuri che il partner/o la partner nelle loro frequentazioni extra coppia usino il preservativo).
    Poi c’è anche l’uso del preservativo come anticoncezionale (per i non cattolici).

  14. Davero Nembrini va al cuore del problema, è bravissimo :) Cerco anche di rispondere a filosofiazzero: io sono insegnante di religione alle superiori, inoltre lavoro in un consultorio, e penso di poter dire che l’educazione all’affettività imposata sull’informazione all’uso dei contraccettivi è assolutamente fuorviante a e a-scientifica. Prima di tutto perchè non sitiene conto della complessità e unitarietà della persona, che è l’insieme di anima e corpo, e non solo il primo. Secondo: il preservativo si rompe. Come si fa a dire che protegge? E’ una informazione a-scientifica e su questo tema ci sono un sacco di articoli, vedi quelli pubblicati su Science e The Lancet. Le percentuali di rottura sono variabili, ma basta una volta… Se poi ci aggiungiamo la promiscuità dei rapporti sessuali la percentuale si innalza ovviamente. E’ ora di fare chiarezza su questo tema. E poi appunto l’idea di educazione che sta sotto “l’educazione all’uso dei contraccettivi” è perdente, Nembrini giustamente parla di “accompagnare i nostri figli a stare davanti alle circostanze”, non iper-proteggerli.

    • Giusto FIlippo,

      la cosiddetta educazione sessuale, in sé, è inutile. Inutile se non incardinata in una generale educazione al benessere del corpo (per la mente ci sono le altre materie scolastiche, per l’anima il catechismo): come s’insegna ai ragazzi il sistema circolatorio, muscolare, scheletrico, l’importanza di un’alimentazione equilibrata eccetera, una volta passati all’apparato riproduttore, che facciamo? stendiamo un velo pietoso? ci facciamo prendere dalla vergogna? Suvvia: siamo fatti così! E stiamo educando, cioè insegniamo ai ragazzi a fare del loro corpo un tempio, a non banalizzarlo, anche facendogli capire come funziona, quale meraviglioso funzionamento abbia! E come si spiega la devastante azione di alcol e droga, credo che si debba anche spiegare a quali pericoli si va incontro in campo sessuale. Per essere sinceri, sarebbe bene oltre al classico profilattico, parlare anche di pillola, anello, cerotto eccetera: l’informazione se dev’essere completa, non deve neanche tralasciare la spirale. Per dei ragazzini di 12-13 anni? Si, la loro è l’età giusta (e vi invito a riflettere sul perchè si vaccinino le ragazze contro l’HPV a 12 anni invece che a a 13/14/15 e così via).
      Non facciamo gli struzzi: chiediamoci sempre quale sia il male minore…

      • Per prima cosa, spero nessun genitore cattolico sia così sconsiderato da delegare alla scuola l’educazione sessuale dei propri figli. L’educazione sessuale è compito primario dei genitori.

        Come scrive il Pontificio Consiglio per la Famiglia nel documento “Sessualità umana: verità è significato”:

        “Si raccomanda ai genitori di essere consapevoli del proprio ruolo educativo e di difendere ed esercitare questo diritto-dovere primario.
        Da qui ne consegue che qualsiasi intervento educativo, relativo anche all’educazione all’amore, ad opera di persone estranee alla famiglia, debba essere subordinato all’accettazione da parte dei genitori e si debba configurare non come una sostituzione, ma come un sostegno al loro intervento: infatti, « l’educazione sessuale, diritto e dovere fondamentale dei genitori, deve attuarsi sempre sotto la loro guida sollecita, sia in casa sia nei centri educativi da essi scelti e controllati ».” (n, 113)

        Che cautele devono osservare i genitori?

        “Oggi i genitori devono fare attenzione ai modi in cui una educazione immorale può essere trasmessa ai loro figli attraverso diversi metodi promossi dai gruppi con posizioni e interessi contrari alla morale cristiana.
        Non sarebbe possibile indicare tutti i metodi inaccettabili; qui si presentano soltanto diversi modi più diffusi che minacciano i diritti dei genitori e la vita morale dei loro figli.

        In primo luogo i genitori devono rifiutare l’educazione sessuale secolarizzata ed antinatalista, che mette Dio ai margini della vita e considera la nascita di un figlio come una minaccia, diffusa dai grandi organismi e dalle associazioni internazionali che promuovono l’aborto, la sterilizzazione e la contraccezione. Questi organismi vogliono imporre un falso stile di vita contro la verità della sessualità umana. Operando a livello nazionale o provinciale, tali organismi cercano di suscitare fra i bambini e i giovani la paura circa la « minaccia della sovra-popolazione » per promuovere la mentalità contraccettiva, cioè la mentalità « anti-life »; diffondono concetti falsi circa la « salute riproduttiva » e i « diritti sessuali e riproduttivi » dei giovani

        Per quanto riguarda la sterilizzazione e la contraccezione, la loro discussione non deve aver luogo prima dell’età adolescenziale e si dovrà sviluppare soltanto in conformità con l’insegnamento della Chiesa Cattolica. Si sottolineeranno, pertanto, i valori morali, spirituali e sanitari dei metodi della regolazione naturale della fertilità, indicando allo stesso tempo i pericoli e gli aspetti etici delle metodiche artificiali. Si mostrerà in particolare la sostanziale e profonda differenza tra i metodi naturali e quelli artificiali, sia per quanto riguarda il rispetto del progetto di Dio sul matrimonio, sia per quanto riguarda la realizzazione della « reciproca donazione totale dei coniugi » e l’apertura alla vita.

        Un altro abuso si verifica quando si vuole impartire l’educazione sessuale insegnando ai bambini, anche graficamente, tutti i dettagli intimi dei rapporti genitali. Oggi questo avviene spesso con la motivazione di voler offrire un’educazione per « il sesso sicuro », soprattutto in relazione alla diffusione dell’AIDS. In questo contesto, i genitori devono anche rifiutare la promozione del cosiddetto « safe sex » o « safer sex », una politica pericolosa ed immorale, basata sulla teoria illusoria che il preservativo possa dare protezione adeguata contro l’AIDS. I genitori devono insistere sulla continenza fuori del matrimonio e la fedeltà nel matrimonio come l’unica vera e sicura educazione per la prevenzione di tale contagio.” (135ss)

        Ho tratto solo qualche citazione indicativa, tutto il documento andrebbe letto.

        • Ciao Alessandro.

          Va bene la posizione della Chiesa, ma la tua?
          Non tutti possiamo permetterci di mandare i figli in una scuola cattolica, e allora che si fa?
          Francamente son d’accordo che l’educazione sessuale debba essere una responsabilità dei genitori; ma non è detto che tutti i genitori abbiano le risorse per affrontare compiutamente l’argomento – e li capisco.
          La scuola è il posto giusto, a parer mio.
          E per non menar troppo il can per l’aia, quella che ho descritto prima è stata la mia esperienza.
          Col senno di poi, una delle parentesi educative più belle che abbia vissuto, perchè l’insegnante (immaginatevi 29 ragazzi 13enni di fronte: che potenziale ormonale esplosivo!), riuscì a non uscire mai dal solco della correttezza (morale e scientifica), senza mai esprimere un’opinione personale, rimandandoci sempre ai rispettivi genitori per i giudizi morali e comportamentali. Soprattutto, il programma venne svolto tutto, senza ombre, senza reticenze, senza pre-giudizi. E si, avevamo un libro di testo dedicato, con pochi disegni – quelli che servivano, equilibrati (credo si trovi ancora in libreria).
          Forse sono stato semplicemente fortunato, non so.

          Detto questo, credo comunque che un figlio a 15 anni sia, magari non “una minaccia”, ma un “grosso problema” si (e non ho detto, una gravidanza). E comunque da qui a dire che l’alternativa sia l’aborto, ne passa!
          Non so se leggerò il documento che mi indichi, gli stralci mi sembrano un po’ cupi, a tratti iperbolici se non irragionevoli – a parte la frase ” I genitori devono insistere sulla continenza fuori del matrimonio e la fedeltà nel matrimonio”. (vabbè dico così, ma poi lo so che me lo scarico e lo leggo).
          Ma speravo di sentire una tua opinione, una tua esperienza. Mi rendo conto che ormai sia un po’ tardi per tener vivo questo post. Spero che si presenteranno altre occasioni.

          (semi OT)
          Sai Alessandro, è appena uscito il rapporto ministeriale annuale sulle IVG, e come l’anno scorso, sono rimasto sconfortato, rattristato e addolorato.
          Francamente speravo di parlarne un po’, di ragionarne un po’ (inutile dire che siam tutti d’accordo sul rifiuto dell’aborto eccetera), anche per capire i vostri punti di vista, gli spunti, le esperienze… spero se ne presenti l’occasione.
          ciao

          • @Fortebraccio, magari poi Alessandro ti darà la sua, ma se nel frattempo ti accontenti della mia ;-)
            ti posso dire che ho tre figli (“misti”) ormai già grandicelli, che sono passati attraverso le fasi più delicate dell’educazione sessuale (che è un percorso che ritengo termina mooolto avanti nella vita) e dei veri interventi di vario genere e natura in ambito scolastico.

            Io non ho mai delegato, anzi ti dirò di più, non ho mai concesso ad una struttura scolastica, di “istruire i miei ragazzi”, neppure su apparenti, innocue “informazioni tecniche” (non sto parlando dello studio chessò dell’anatomia, piuttosto che della biologia umana ovviamente), perché in questa “materia” la tecnica deve comunque venire dopo l’etica.
            E se ai propri figli si da l’insegnamento etico, la “tecnica” può anche passare in secondo piano.
            Che poi, quale senso avrebbe per un ragazzo cristiano, conoscere l’uso “tecnico” del preservativo?

            Non possiamo poi non essere consapevoli che soprattutto ultimamente, l’insegnamento sui temi della sessualità, non sono affatto “asettici”, ma spingono in molto casi, ad affermare la teoria gender e compagnia cantante..

            Concretamente, quando si è reso necessario, semplicemente ho “svincolato” i miei figli, dalla proposta “educativa” (se non dall’obbligo), fatta dai singoli istituti.
            Sempre motivando loro questa decisione e facendo altrettanto verso la figura dio riferimento scolastica.
            Un’obbiezione facilmente ritrovabile, secondo cui “poveretti” si potessero sentire “diversi”, loro – sono – diversi, come lo sono tutti coloro che “sono nel mondo, ma non sono del mondo” e in questa come in tantissime altre occasioni della vita ne avranno riprova. L’importante è che si sentano sostenuti.

            Termino dicendo che non comprendo bene cosa significhi “non è detto che tutti i genitori abbiano le risorse per affrontare compiutamente l’argomento “…
            Risorse culturali, di fede, di dialogo? A tutte queste eventuali lacune, non è impossibile porre rimedio, anzi ritengo sia un dovere, verso i propri figli, ma anche verso sé stessi.
            Che se poi strumenti non si hanno, peggiori ancora saranno le conseguenze di lasciare “educare” i nostri figli, da ben altre “filosofie di pensiero” (usando un eufemismo…).

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