Perché andrò al raduno del monastero wi-fi

di Susanna Bo

La prima volta che ho sentito parlare di lei, ero a Medjugorje. Avevo incontrato per caso un’amica di Roma, ai primi di settembre del 2011, che era lì per l’apparizione del 2 di ogni mese. Sapendo che quindici giorni dopo mi sarei sposata, mi ha suggerito di leggere un libro. “L’ha scritto una giornalista cattolica di Rai 3.” mi disse “Si intitola: Sposati e sii sottomessa. Bellissimo, te lo consiglio. Anzi, quando ti sposi te lo regalo.” La mia amica fu di parola, e il giorno del matrimonio, al pranzo, ricevetti il volume nelle mie mani. Ma, lo confesso: a parte il fatto che le parole “giornalista cattolica” e “Rai 3” mi sembravano un accostamento ai limiti dell’ossimoro, quel titolo proprio non mi convinceva. E non per il contenuto che sembrava presagire: da cattolica praticante, ho sempre creduto – perlomeno in teoria – alla bontà della citazione paolina: “Voi mogli siate sottomesse ai vostri mariti”, sapendo benissimo che la parola “sottomissione” non significava né asservimento né sudditanza. Ma da qui ad eleggerlo come titolo di un libro, beh… francamente, mi sembrava una scelta poco felice, anche dal punto di vista editoriale (il che, a sette anni di distanza e dopo svariate migliaia di copie vendute, vi fa capire la mia lungimiranza in fatto di marketing). Poi, in viaggio di nozze, iniziai a leggere il libro. E, come un bel po’ di altre persone, ne rimasi conquistata.

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Che cos’è l’apertura alla vita

Susanna Bo

di Susanna Bo

Nei giorni scorsi si è molto parlato dell’Humanae Vitae e dell’affermazione di Don Chiodi rispetto all’eventuale obbligo, da parte di coppie in particolari situazioni di difficoltà, di fare uso della contraccezione. Avrei voluto scrivere subito qualche considerazione sull’argomento, ma mi sono frenata dopo aver letto la splendida riflessione di Flora Gualdani sul blog di Costanza Miriano: in effetti ha già detto tutto lei, c’è ben poco da aggiungere. Continua a leggere “Che cos’è l’apertura alla vita”

Finché c’è qualcuno da amare

di Costanza Miriano

Uno dei drammi di quando si scrive un libro è che si smette di leggere, almeno se si hanno dei figli, una casa, un marito, e soprattutto un lavoro vero. La pila dei libri che mi sono arrivati, da amici o dalle case editrici che vorrebbero recensioni, è cresciuta vertiginosamente in questi mesi di scrittura. Appena ho potuto alzare la testa dal computer avrei dovuto, se fossi una persona capace di darsi delle regole, cominciare da quelli arretrati da più tempo, ma non ce l’ho fatta: la mia mano si è diretta irresistibilmente al libro di Susanna Bo, che ci aveva conquistati tutti con il suo primo, La buona battaglia. Il fatto è che gli altri sono tutti testi impegnativi e appassionanti, ma, in sintesi, senza manco un bacio. Invece questo Finché c’è qualcuno da amare prometteva bene dalla copertina: due che si abbracciano, lei affondata sotto la sua ascella, una cascata di capelli biondi che emerge da un poderoso abbraccio maschile. Forse dopo mesi di lavoro, mi posso concedere una storia romantica, mi sono detta. Continua a leggere “Finché c’è qualcuno da amare”

La buona Battaglia

Il 20 marzo uscirà per la San Paolo la riedizione del bellissimo libro di Susanna Bo “La buona Battaglia” (ne abbiamo parlato quattro anni fa). Una storia vera che vale veramente la pena conoscere. Pubblichiamo la prefazione di Don Fabio Rosini.

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di don Fabio Rosini

Da quanto ho capito, una prefazione dovrebbe servire a mettere la voglia di leggere il libro che introduce. Beh, quello che posso dire è che questo è un libro che mi ha fatto piangere a dirotto, e che nello stesso tempo mi ha fatto sganasciare dalle risate. Perché ho riso tanto, il lettore lo capirà semplicemente iniziando a leggere; perché ho pianto tanto, lo capirà se lo leggerà tutto. A livello personale, questo testo mi ha riportato dentro un universo di persone profondamente care, straordinarie, che hanno cambiato l’ordine degli amminoacidi del mio DNA, quel tipo di cose per cui si passa dall’essere una scimmia o uno scarafaggio a essere un pover’uomo.

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Cotto e avanzato

di Susanna Bo*

Lo confesso: la ammiro talmente tanto che l’altra notte l’ho perfino sognata. Era lì nella sua cucina, quella dove ha cominciato col primo programma di ricette, mi guardava da dietro una quiche lorraine  col suo sorriso disarmante e sembrava dicesse: “Dai… non è mica difficile… puoi farla anche tu!”

In effetti, a rifletterci bene, non sarebbe difficile. Imbastire un pranzo o una cena semi decente dovrebbe essere pane quotidiano per una fan di Benedetta Parodi, eppure a me non riesce, ormai ci ho rinunciato: la cucina non fa per me.

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