Cotto e avanzato

di Susanna Bo*

Lo confesso: la ammiro talmente tanto che l’altra notte l’ho perfino sognata. Era lì nella sua cucina, quella dove ha cominciato col primo programma di ricette, mi guardava da dietro una quiche lorraine  col suo sorriso disarmante e sembrava dicesse: “Dai… non è mica difficile… puoi farla anche tu!”

In effetti, a rifletterci bene, non sarebbe difficile. Imbastire un pranzo o una cena semi decente dovrebbe essere pane quotidiano per una fan di Benedetta Parodi, eppure a me non riesce, ormai ci ho rinunciato: la cucina non fa per me.

Questa doverosa presa di coscienza arriva dopo una lunga serie di fallimenti gastronomici, comprovati dal frequente desiderio di digiuno dei miei commensali abituali. E tralascio qui i dettagli dei miei svariati insuccessi, soltanto mi chiedo: dove sto sbagliando?

Perché, tanto per citare la Parodi che ormai ho tirato in ballo, lo dicono tutti che il segreto del suo successo sta nella semplicità dei piatti che propone, realizzabili anche da chi non bazzica spesso tra i fornelli. Fra l’altro il motivo per cui la simpatica Benedetta è apprezzata da molti, è lo stesso per cui viene criticata da alcuni: per gli esperti di arte culinaria, ad esempio, proporre ricette con ingredienti surgelati come a volte fa lei è totalmente inconcepibile, una vera bestemmia (che poi, dico io, sono prodotti surgelati, mica è la sabbietta del gatto…). In ogni caso a me non riesce proprio cucinare, e ormai mi sono convinta che non è il caso di insistere. Continuerò la mia relazione extraconiugale col gestore della pizzeria da asporto sotto casa, perché l’immagine di me che spignatto è molto lontana da quella vincente di chi può dire: “E voilà! Cotto e mangiato!”  Direi invece che si avvicina parecchio a quella di Costanza Miriano che scongela le fettine all’ultimo minuto mettendosele sotto le ascelle (per la cronaca: non credo lo abbia mai fatto, ma resto a disposizione per eventuali smentite… comunque è sempre un’alternativa all’uso eccessivo del microonde). E per quanto dia ragione alla mamma della Parodi, che commentando il successo della figlia ha detto: “Ha trovato l’uovo di Colombo, ricette semplici e veloci”, continuo però a constatare la mia incapacità anche con questo tipo di ricette (fra l’altro poi mi chiedo: ma come accidenti si cucinerà ‘sto benedetto uovo di Colombo?).

Lo so, lo so, non dovrei avere questo atteggiamento rinunciatario e anche un po’ piagnucoloso. Se mi sentisse mia nonna penso che mi darebbe due borsettate in testa con la sua pochette di finto coccodrillo intimandomi di tornare in cucina, piuttosto che starmene davanti al computer a scrivere. Quando andavo a scuola era lei che preparava il pranzo a tutti e 5 i nipoti, perché figlie e generi lavoravano e le competeva il pasto di mezzogiorno. Ma la cosa non sembrava pesarle, si era organizzata una sorta di menù fisso che il lunedì, ad esempio, prevedeva il minestrone, quello alla ligure. Lo faceva seguendo l’antica ricetta dove pesto e croste di formaggio erano di rigore, e lo cuoceva secondo la regola “che quandu ti ghe cianti ù chiggiaa, u reste drittu” (tradotto dal genovese: che quando ci pianti il cucchiaio dentro, resta dritto). A me non è che piacesse molto, forse perché all’epoca il mio palato di bambina snobbava quel tripudio di cavoli e fagioli. Ma ancora oggi, quando penso a mia nonna, la associo al suo minestrone e penso all’amore con cui lo faceva, ritrovandomi a chiedermi se non sia più importante metterci un pizzico in più di quell’amore, quando cucino per marito e figlie, piuttosto che fissarmi su dosi e tempi di cottura (per quanto questi ultimi, dopo un mio recente scontro con una famiglia di ossibuchi, non mi sembrino del tutto irrilevanti).

Ecco, mi rendo conto che, a conti fatti, non è che mi sia elevata a grandi altezze di pensiero con questo post. Probabilmente non ho neanche offerto significativi spunti di riflessione. Cercherò di salvarmi in corner citando Santa Teresa d’Avila, la quale sosteneva che “tra le pentole va Dio” : come a dire che il cristiano, per incontrarsi veramente col Mistero, deve saper coniugare l’ascetismo con la “bassezza” del quotidiano, che è fatto anche di mestoli e pignatte; e che non c’è nulla, della nostra umanità, in cui Egli non si degni di abitare. Nemmeno – incredibile se ci penso ma se l’ha detto Santa Teresa probabilmente c’è da fidarsi – nella mia sgangherata cucina.

Nella attesa di vedere se funziona la preghiera della Massaia che ho scoperto pochi giorni fa, sfrutto impunemente ancora due minuti della Vostra attenzione, lanciando una proposta: se c’è qualcuno che, leggendo questo post, può farmi sentire la sua personale solidarietà, lo invito a fare coraggiosamente outing scrivendo un qualunque commento riguardante i propri esperimenti gastronomici malriusciti, perseguendo l’importantissimo scopo umanitario di tirarmi su il morale. L’adesione a questa proposta potrebbe poi, in seconda battuta, tradursi nel primo antiricettario mai scritto: una sorta di elenco con tutti gli errori da non farsi in cucina, che si potrebbe intitolare  Cotto e avanzato in una prima versione “classica”, da riproporre eventualmente in diverse varianti (da quella trash Cotto e buttato a quella pulp  Cotto e sputato , riservata a stomaci forti). Naturalmente sono pronta a metterci il primo contributo tratto da una delle mie personali esperienze, che inserisco volentieri a conclusione di questo articolo:

“Sotto le feste: se avete in casa uno o più bambini dai 2 ai 4 anni che si divertono a giocare con gli addobbi natalizi, niente paura se sentite il ripieno delle lasagne un po’ duro: probabilmente vi state mangiando una pecorella del presepe.”

Alla prossima!

(*) Susanna Bo è l’autrice del libro “La Buona Battaglia”

32 pensieri su “Cotto e avanzato

  1. Scusa Admin, una domanda idiota: fa lo stesso se questo articolo l’avevo già pubblicato a maggio sul mio sito? Penso non ci siano problemi, ma sono un po’ ignorante sulle regole riguardanti la pubblicazione di post e/o rebloggamenti di vario tipo…

      1. Marco De Rossi

        Per non parlare poi che il cibo ripassato spesso e’ ancora piu’ buono.
        Pasta al pomodoro del pranzo ripassata in padella la sera e leggermente abbrustolita. slurp!

        Comunque, passando dal profano al Sacro, manco a farlo apposta la lettura breve delle Lodi di questa mattina e’ in tema:

        LETTURA BREVE Rm 14, 17-19
        Il regno di Dio non è questione di cibo o di bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo: chi serve il Cristo in queste cose, è bene accetto a Dio e stimato dagli uomini. Diamoci dunque alle opere della pace e alla edificazione vicendevole.

      2. http://www.susannabo.it

        E’ poco che ce l’ho, e non lo aggiorno molto spesso, ma chiunque volesse visitarlo è il benvenuto (mi scuso fin da ora per una battutina cattiva sulla Sampdoria nel primo articolo, ma da genoana era inevitabile… comunque un sampdoriano me lo sono sposato, perciò…)

  2. Susanna, se ti può consolare, io mangio qualsiasi schifezza, basta avere un vinello, quello si decente, che me la faccia mandar giù.

  3. Claudia

    Bellissimo post. Piena solidarietà da una che ha al suo attivo una torta al cioccolato all’inquietante sapore di carbone, caffè grigio (non scherzo: rimase proverbiale) e altri disastrosi esperimenti culinari. Contenta di non essere l’unica donna che, con tutta la buona volontà, non riesce ad essere brava in cucina. In famiglia ci sono ottime cuoche, ma purtroppo la passione per la cucina non è solo questione di genetica.
    Per uscire da situazioni gastronomicamente imbarazzanti, di solito cerco di preparare la tavola nel modo più creativo e accogliente possibile. Così i commensali capiscono che è sempre un pranzo preparato con il cuore, nonostante la pessima riuscita.

  4. Claudia

    Veramente era per far comprendere che non voglio avvelenare nessuno 🙂 Visti i risultati culinari, qualcuno potrebbe anche pensare che odio il mio prossimo (e invece è solo “schiapperia” patologica).

  5. Bisogna dire anche che la mediocrità ai fornelli per una donna è un insidia non da poco quando è soggetta all’occhio vigile della suocera e del confronto con il marito mammone.
    Il mio consiglio è di non cimentarsi con ricette mostruose e vorrei dare un paio di consigli. Gli ingredienti sono fondamentali, freschi e buoni.
    Un buon pomodoro con una buona mozzarella d’estate va benissimo, il roastbeef all’inglese (mangiatp il giorno che si compra) con una goccia di limone altrettanto.
    Una pasta al dente con il basilico fresco. Il petto di pollo per i bambini è semplicissimo.
    Piuttosto che una schifezza fatta da noi poi è meglio una paella surgelata fatta da Buitoni almeno si può incolpare qualcun altro.

  6. Sara

    Susanna questo post è meraviglioso…anche io sono negatissima in cucina e non so che fine farei se non esistessero i “quattro salti in padella” o simili! Ho letto recentemente il tuo libro e me ne sono innamorata…era tanto che non leggevo qualcosa che mi facesse ridere e piangere allo stesso tempo…non è che prima o poi passerai dalla Toscana a presentare il libro?

    1. @ Sara: grazie per i complimenti sul libro. Chissà che prima o poi non faccia una presentazione in Toscana…
      @ Claudia: il caffè grigio mi sarebbe proprio piaciuto vederlo!
      @ Giuliana: anch’io ho la lavastoviglie, non mi chino mai per terra per pulire i pavimenti perchè ho il mocio, e non accendo la stufa per cucinare perchè uso in modo compulsivo il forno a microonde…

      @tutti: grazie dei vostri fantastici contributi, mi avete risollevato il morale alla grande! Il primo volume di “Cotto e avanzato” uscirà presto in libreria, e nel frattempo vi regalo un commento fatto sul mio sito dalla simpatica Lucia:

      “Non so se questo ti possa far sentire un po’ di solidarietà ma forse sì: pochi giorni fa, mia figlia, guardando sdegnata il piatto nel quale avevo servito uno dei miei numerosi esperimenti culinari, ha recitato serissimamente la preghiera del pranzo ‘Gesù, ti ringraziamo per questo cibo MA dallo ai bambini che non ne hanno!’”

  7. 61Angeloextralarge

    Ma questo è il post culinario che aspettavo! Grazie Susanna! 😉
    Non amo cucinare! Non l’ho mai amtao! Ma? Ma ho sempre cucinato e siccome mi piace fare le cose per gli altri e cercre di farle bene, mettendoci il mio amore per loro, forse finirò con l’amare anche il cucinare?
    Susanna! I grandi cuochi, secondo me, hanno un passato di padelle attaccate… bruciate… di torte al carbone… di patate fritte color cioccolato… etc. Altrimenti come hanno fatto a imparare come si fa a non farle? 😉

  8. che bel post!
    mi scuso con Daniela Bovolenta e Cyrano perchè ho molto apprezzato i loro scritti dei giorni scorsi, ma un po’ per mancanza di tempo, un po’ per totale inadeguatezza mia ai loro elevatissimi livelli, mi è mancata del tutto la materia per commentare (magari a qualcuno farà piacere, non ho potuto dare sfoggio misticheggiante, almeno!).
    Invece i fornelli sono molto più alla mia portata, sono roba di tutti i giorni, una lotta quotidiana che spesso mi vede perdente. Soprattutto se penso al confronto con la suocera, edere di una famgilia di chef professionisti, a cui riesce bene anche il caffè più economico che si trovi sul mercato.
    Intanto spezzo una lancia a favore dei surgelati, che in molte occasioni ci salvano non solo perchè ci permettono di avere ingredienti di buona qualità fuori stagione, ma soprattutto quando arrivi a casa all’ultimo minuto e marito e figli sono affamati come lupi dopo una partita di pallone o una nuotata in piscina.
    Detto questo, una massaia per scelta come me deve per forza ammettere che dedicare tempo e pazienza alla cucina e alle libagioni decenti è un vero atto d’amore, e che lo rimane anche se il piccolo di casa fa i capricci e ti chiede un altro menù, manco fosse al ristorante (ovviamente non sarà accontentato e dopo un paio di cene saltate capirà che quello che passa il convento è “robba bbona”!). Per quanto riguarda i cotti malriusciti e quindi cestinati ho una lunga lista di errori da confessare, per esempio non mi riescono mai il pan di spagna, la torta di rose e tutte le paste lievitate. Non so fare la pizza ma mio marito, da buon napoletano è bravissimo e la fa tutti i sabati. Quando giro le frittate 8 volte su 10 le rompo o le rovescio sul piano cottura e alla fine annuncio “sono in arrivo uova strapazzate!”.
    Ho letto la bella “preghiera della massaia” che Susanna cita, e mi vergogno un po’ nel dire che odio lavare i piatti e ho la lavastoviglie, non mi chino mai per terra per pulire i pavimenti perchè ho il mocio, e non accendo la stufa per cucinare perchè uso in modo compulsivo anche il forno a microonde multifunzione! non me ne vogliate, ma ce l’ho da 2 anni e mi sforna splendide torte salate, arrosti, crostate, polli, verdure ripiene….. Insomma, Dio benedica anche la tecnologia! perchè è un atto d’amore cucinare, ma se mentre il robot ti impasta la torta tu giochi un po’ ai supereroi o cerchi sotto i divani pezzi di lego, va bene lo stesso!

    1. 61Angeloextralarge

      Giuliana: “se mentre il robot ti impasta la torta tu giochi un po’ ai supereroi o cerchi sotto i divani pezzi di lego, va bene lo stesso!”… coooome no! 😉

    2. Giuliana, se ti si guasta la lavastoviglie mi offro volontaria, i piatti li lavo volentieri. Spolverare no grazie, ma per i piatti si può fare (non ne rompo nemmeno quasi più… 😉 )

  9. vale

    me l’ero persa: veramente l’admin si mangia le fettine scongelate sotto le ascelle?
    sant’uomo e martire….

  10. Velenia

    Io cuocio torte azzime (nel senso che non lievitano),ho uno splendido forno a microonde e una macchina per il pane,in cima ai miei desideri c’è il Bimby,ma con questi chiari di luna credo che rimarrà un sogno per un pezzo.Il mio più grande disastro culinario? Un insalata di riso che ho portato alla cena di fine anno della classe di mia figlia la settimana scorsa,gli ingredienti erano ottimi,peccato che il riso fosse un pò troppo al dente(leggi crudo).
    In compenso so incocciarre il cuscus a mano,chi nasce nelle Terre d’ Occidente lo impara sin da bambina,che neanche in Marocco lo sanno fare più così,ma essendo un piatto che richiede un’intera giornata ripiego sempre sul tabulè.
    P.S.Consiglio a tutte la visione del film “Come fa a far tutto?” per imparare a trasformare una torta del supermercato in una torta casalinga.

    1. La scena della torta in quel film è illuminante!
      Personalmente in questo campo sono bifasica: alterno periodi di furore gastronomico, in cui cucino molto, impasto, lievito, panifico, torteggio e tento anche di bilanciare i menù, a periodi in modalità “survival”. In pratica, tutto ciò che non ammazza ingrassa, basta che richieda poco tempo per essere realizzato. I disastri avvengono ovviamente nella fase furoreggiante, perché in quella sopravvivenza ho almeno l’accortezza di non lanciarmi in avventure culinarie. Comunque in questo campo il mio motto è “si fa quel che si può”. Senza dimenticare però che ogni attività di cura e servizio è anche un modo per amare i nostri cari.

  11. Erika

    Susanna, un solo e unico consiglio: se compri la sfoglia per lasagne già pronta NON metterla in forno senza prima scottarla in acqua, checche’ ne dicano sulla confezione.
    C’e ‘ un tizio che mi gira per casa e ancora si sganascia dal ridere al pensiero della mattonella che gli ho orgogliosamente servito qualche anno fa…
    ;-).

  12. Cristina

    Io non ho mai avuto un metodo per le cose che faccio. Dopo tentativi e tentativi ho capito che questo si applica anche in cucina. Per cucinare non riesco a leggere i passi dei libri di ricette, quindi sfrutto le mie conoscenze di chimica. Mi chiedo: ‘questo sapore starà bene con quest’altro?’ Penso di si. Allora faccio la prova e poi guardo la faccia dei miei fratelli mentre mangiano ciò che ho cucinato. ‘Che buono Cristì!! Cosa ci hai messo dentro?’. Se avessi detto in anticipo che su quella fettina di carne al posto del sale x dare sapore ho messo pepe nero, aglio liofilizzato, paprika, noce moscata ed altre spezie che non ricordo (le mie ricette sono uniche e irripetibili neanche da me) non l’avrebbero neanche guardata -questo mi è capitato più volte, come la volta in cui ho messo insieme carne e pesce e mi hanno fatto una storia assurda,poi ho dovuto mangiare tutto io. Ed era buonissimo!- . Le regole sono regole. E non quelle fanno la bontà del pasto. È appunto farlo con amore che importa. Io ci credo! Certo rimanendo entro certi limiti di invenzioni 😉

  13. Ciao ! Ho appena trovato questo blog 🙂 Io adoro Benedetta Parodi !! Io ad esempio sono una che non ha mai cucinato nulla quando in casa da mamy, una volta sposata, anzi andata via di casa per vivere insieme al mio boyfriend (poi sposata dopo 5 anni) il cucinare è venuto spontaneo, i piatti si fannò da sè 😀
    Il problemone è con i dolci e i lievitati . per quello, credo di essere proprio negata!!
    Mi sono trasferita a Londra da poco più di un mese, ed ho aperto un blog:
    http://www.noiduenelmondo.wordpress.com

    alla prossima ! Dancer :mrgreen:

  14. Rossella

    Ciao Susanna, complimenti per l’articolo! Hai attirato la mia attenzione grazie al titolo, sono una fan della Parodi, soprattutto perchè grazie a lei ho RIcominciato a cucinare per mio marito….alcune ricette mi riescono, altre meno, ma come hai detto te la differenza si vede nelle cose fatte con amore! Ho detto RIcominciato poichè dopo i primi tentativi appena sposati avevo smesso, cucinava solo Marco, bravo tra l’altro. Pensa che una sera gli ho preparato il pomodoro con il Martini, non credo di dover aggiungere altro! Andando avanti sentivo, però, che mi mancava qualcosa, perchè cucinare in fondo mi piace e mi dà soddisfazione, abbiamo ritrovato un equilibrio, lui per tante cose fa da cavia, ma è contento quando la sera trova la cena pronta. Non sono di certo una cuoca provetta, ma non demordo!

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