Non desiderare il lavoro d’altri

Estratto dal libro “NON DESIDERARE LA VITA D’ALTRI” di Costanza Miriano – Sonzogno (2025)

 

Se parliamo di desiderio e di quello che suscita in noi il vedere quello che altri hanno (dico “se” perché, come afferma – calunniandomi – mio marito, io tendo un po’ a divagare, e ora essendo un tardo sabato sera piuttosto che scrivere di questo vorrei soffermarmi a riflettere sul perché, quando i miei figli escono, il numero di ambulanze che si sentono suonare da casa mia aumenta del 127%, è un dato statistico; purtroppo però devo rimanere sul tema del capitolo, perché non posso dare ragione a mio marito, la mia religione me lo vieta), insomma, dicevo, se parliamo di desiderio e di sguardo sugli altri, una parte importante, direi una novantina di capitoli, andrebbe dedicata al tema del lavoro. Perché credo siano molte le persone che, per così dire, “prendono la vita” dal loro lavoro, cioè ritengono che sia il lavoro che fanno a determinare il loro valore, a dire chi sono, e in tanti sono tentati di credere che se ne facessero uno diverso da quello che hanno – più prestigioso, meglio retribuito, più gratificante, più utile – sarebbero più felici. Potrei dire che lo afferma una ricerca del New England Institute Journal, sarebbe un’affermazione più incisiva, ma non so manco se esista questo Institute, e a dire il vero ignoro persino dove sia il New England. In realtà è un mio giudizio, una mia impressione formatasi del tutto empiricamente, ma sarei contenta di essere smentita; sinceramente però non credo di essere molto lontana dal vero.

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Un divertente (e profondo) inno di liberazione della vita quotidiana

di Antonio Socci (Libero 18 ottobre 2025)

L’invidia sembra un difetto proprio di persone meschine o frustrate perché lo si considera con gli occhiali del moralismo ipocrita. Tuttavia è un sentimento universale e ha una radice metafisica.

William Shakespeare ne aveva capito la profondità e nelle sue opere ne mostra gli effetti nella vita quotidiana di tutti, dalla gente comune ai potenti.

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La nostra storia è benedetta – Non Desiderare La Vita d’Altri

di Costanza Miriano

In “Non desiderare la vita d’altri”, il libro col quale cerco di andare a fondo sul tema del desiderio di altrove, di quella illusione ottica con cui almeno ogni tanto – chi un fuggevole pensiero, chi un tarlo continuo, chi una periodica tentazione – direi tutti ci troviamo a misurarci. Vedere quello che vivono gli altri, o inseguire le fantasie su come avrebbe potuto essere diversa la nostra vita se avessimo preso un’altra svolta, scelto un altro percorso, può toglierci la gratitudine per quello che stiamo vivendo, per il nostro lavoro, la nostra storia, i soldi che abbiamo, il corpo, il successo. La risposta, ovviamente, non è accontentarsi, ma al contrario capire che la nostra storia è benedetta, se le circostanze ci fanno fare l’incontro che riempie il nostro cuore… per esempio, quanto al matrimonio:

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NON DESIDERARE LA VITA D’ALTRI

Esce oggi il mio Non desiderare la vita d’altri, un libro in cui cerco di andare al nodo del tema del desiderio, cioè di ciò che ci muove, che muove la nostra vita.

Ecco qui, per dare un’idea…

di Costanza Miriano

È chiaro, lo sappiamo che le altre vite non sono esattamente come si raccontano sui social. Io lo so, perché faccio esattamente quello che fanno tutti, cioè se devo postare una foto, pubblico l’unica in cui sono venuta decente scegliendo fra 37 scatti (pancia ritirata, inquadratura slanciante dal basso, controluce antirughe, braccio alzato e appoggiato sapientemente sullo stipite della porta), racconto solo i successi dei figli e non le tranvate prese. Non descriverò mai di quando urlo come una scrofa a cui stanno per tagliare la gola quando ritrovo i postumi di una deflagrazione nella camera dei figli riordinata un’ora prima e di nuovo immersa in quell’inimitabile afrore da centro sociale okkupato.

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Al mio posto

di Costanza Miriano

Uno dei miei disturbi psichiatrici più evidenti è che io vorrei molestare praticamente ogni donna che incontro, per sapere quale particolare e irripetibile soluzione ha dato al rebus della sua vita. Specialmente se lavora e ha figli, ma non solo, ogni donna oggi ha dovuto cercare un equilibrio o almeno un modo di sopravvivere, ha dovuto gestire l’impegno sul lavoro, i sensi di colpa, capire quando era giusto dire no a una riunione perché c’era il saggio di danza, e quando la riunione era così decisiva per il suo lavoro e quindi per la stabilità familiare che ha dovuto dire no al saggio. Ogni donna con figli – ma anche senza, ogni donna che tiene alle relazioni, quindi direi ogni donna – ha dovuto fare un numero infinito di scelte nella vita, a volte aiutata da un marito alleato, a volte meno; a volte ha potuto contare su dei nonni, su delle meravigliose tate, su strutture buone a portata di mano; a volte invece ha avuto nonni lontani, pochi soldi per gli aiuti, dei capi pochissimo sensibili alle fatiche del lavoro di cura (che non è solo quello per i figli). Si è addormentata alle conferenze, si è dimenticata il cartoncino da portare a scuola per il lavoretto, ha finto di sapere cose che non aveva neanche sentito nominare quando incontrava le mamme fuori di scuola.

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Benedetto il giorno che ha deciso di scriverlo

di Raffaella Frullone
La prima intervista a Costanza Miriano è del marzo del 2011. Avendo ricevuto il comunicato dell’uscita di “Sposati e sii sottomessa”, mi feci mandare il libro, lo lessi, e trovai dentro una ventata di aria fresca, abbondanti dosi di quanto avevo fatto mio ai corsi di Assisi, una visione finalmente libera sul matrimonio e sulla donna, e la totale assenza quell’alone di sfiga che davano – e danno tutt’ora – in omaggio con gran parte della saggistica cattolica.

Felice errore. Ecco perché restare insieme conviene, sempre

 

di Raffaella Frullone  iltimone.org

Restare. Anche quando tutto intorno sembra suggerire di andare, anche quando la ragione lo dice. Rimanere. E far di tutto per far andar bene le cose. Perché è il Sacramento che rende vero il sentimento. Restare per una pienezza, quella promessa da Dio. Questa volta Costanza Miriano non esorta soltanto a dire sì, a lanciarsi nella luminosa, faticosa e rocambolesca avventura matrimoniale, ma vuole convincere chi è dentro una crisi a benedirla, ad affrontarla, a superarla e in ogni caso, a non lasciarsi. Whatever it takes. E’ il cuore del suo ultimo lavoro Benedetto il giorno che abbiamo sbagliato, edito da Sonzogno, che parte dal presupposto che non sono in pochi ad aver preso un abbaglio, e sono tantissimi, diciamo praticamente tutti, coloro che fanno fatica a vivere questo mistero in cui i due diventano una carne sola. Ne abbiamo parlato con lei.

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BENEDETTO IL GIORNO CHE ABBIAMO SBAGLIATO – Manuale di manutenzione del matrimonio

di Costanza Miriano

È uscito ieri il mio nuovo libro, “Benedetto il giorno che abbiamo sbagliato – Manuale di manutenzione del matrimonio” perché dopo avere cercato di convincere un po’ di gente a sposarsi (poi lascia stare che quasi tutti i miei tentativi di abbinamento sono andati a vuoto, la materia prima se la sono trovata da soli) mi è sembrato urgente convincere altra gente (o forse la stessa, ma con una dozzina di anni in più) a rimanere insieme. Non “tanto per”, ma in comunione vera, che è non lo stato iniziale del matrimonio, ma la meta finale. Diventare una carne sola è l’arrivo di un cammino di una vita, e vale la pena continuare a provarci. Non era calcolato, ma il libro è uscito proprio nei giorni dell’anniversario del referendum sul divorzio: sono cinquanta anni che hanno aperto per tutti noi l’uscita di sicurezza. Non voglio entrare nelle storie e nei dolori personali, ognuno conosce la propria, ma questo libro vorrebbe al contrario provare a dire che anche quando sembra difficile, vale la pena, anche se… anche se qualsiasi cosa. Vale la pena per i figli ma prima ancora per noi, perché il matrimonio, per chi è chiamato a questo, è il luogo della nostra conversione, è il posto dove sperimentare la salvezza. Ecco, nel libro l’ho detto molto meglio, spero, insomma ho usato le parole migliori che ho trovato. Pertanto qui pubblico l’introduzione, sperando che qualcuno abbia voglia di leggerlo.

Ps Per i maschi: se le vostre mogli vi costringono e non avete voglia, andate all’ultima pagina. C’è un decalogo per i mariti; dieci righe, ve la cavate in venti secondi. E se lei vi interroga, rispondete che avete studiato fino alla fine. Dai, è quasi la verità.

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Viaggio nel cuore cristiano dell’identità occidentale

di Costanza Miriano

Dio abita in Toscana è un libro che mette voglia di infilare qualcosa in uno zaino e partire, ha fatto questo effetto persino a me che odio viaggiare, perché i luoghi non mi interessano; io infatti viaggio per incontrare le persone e, quando lo faccio, raramente saprei localizzare su una carta esattamente dove mi trovi (sopra o sotto il Po è il massimo della precisione a cui posso aspirare). Sarà perché gli itinerari che Antonio Socci propone con questo Viaggio nel cuore cristiano dell’identità occidentale non sono certo percorsi turistici ma sono in realtà indizi, tracce da seguire, piste tracciate per un favorire un incontro, e l’incontro è proprio l’unica ragione – per me – per cui valga la pena di spostarsi da casa.

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Più che un libro un’occasione di crescita

di Costanza Miriano

Domani (giovedì 18) sarò alle 14 su Rai1 a parlare di denatalità. Pur essendo io sempre un po’ Alice nel paese delle meraviglie quando vado in tv, stavolta alla fine della telefonata con l’autore – al quale, poraccio, ho raccontato metà della mia vita, dai pesci rossi all’allattamento passando per le politiche fiscali europee – mi sono almeno ricordata di chiedere chi fossero gli altri ospiti, perché da quello di solito si può intuire quale sarà l’andamento della trasmissione.

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Quando c’è un perché, si trova anche il come

di Costanza Miriano

Il libro di Vittoria Lugli è un concentrato di speranza, e sono molto fiera di aver contribuito a darle la spinta iniziale a scriverlo. La ascoltavo risolvere situazioni complicate, avere una parola di incoraggiamento per tutti, affrontare difficoltà con piglio da combattente, e una volta le ho detto: dovresti scrivere un libro. Immagino di non essere stata l’unica, e neanche la prima, però sono proprio contenta di tenere fra le mani un prezioso regalo per tante persone. Questo libro in realtà Vittoria lo aveva già scritto, ascoltando esperienze, vivendo realtà, leggendo, studiando, raccogliendo sfide, appuntando, facendo ricerche, leggendo, incontrando persone, documentandosi. Serviva solo lo sforzo finale di organizzare il materiale.

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Adolescenti Inafferrabili

di Costanza Miriano

Tante volte mi hanno invitato a parlare ai ragazzi, ma io difficilmente mi sono cimentata nella più difficile delle imprese: agganciare questi misteriosi ordigni, questi meravigliosi scrigni di uomini e donne che si stanno aprendo alla vita, infliggere loro le mie parole, la mia presenza. Mi incutono timore, ho paura di scocciarli, non mi sembra di avere il diritto di parlare loro prescindendo da un rapporto personale. A un adolescente puoi parlare solo se lo ami, se gli vuoi bene sinceramente, e se ti metti al suo fianco, con rispetto, non su una pedana a fargli la predica. Gli adolescenti hanno un radar raffinatissimo, se ti metti su un piano di superiorità, di quello che ha le risposte e gliele vuole dare senza neppure ascoltare le domande, se ne accorgono dopo tre secondi che parli, e chiudono le orecchie.

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Scoprendo Lejeune

di Costanza Miriano

Prima di leggere la biografia di Jerome Lejeune pensavo che quest’uomo di cui è avviata la causa di beatificazione fosse “solo” un medico, difensore della vita, un buon cattolico, un signore sorridente e con la faccia buona: e già sarebbe molto, ho scoperto che è stato molto di più.

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E di nuovo verrà nella Gloria

di Costanza Miriano

Parlare di ultimi tempi, di giudizio divino, di vita ultraterrena non è chic: se lo fai fuori, nel mondo, sei considerato un mentecatto, ma anche se lo fai dentro la Chiesa, tendenzialmente non fai una gran figura. Sei un po’ uno dalla fede semplice, popolare. Poi c’è chi non si cura di tutto questo, e ha il coraggio di affrontare le domande ultime, le più importanti, quelle che alla fine prima o poi ci riguarderanno tutti. Tipo Cristiano Ceresani, che nella vita oltre al marito e al padre fa anche il Consigliere parlamentare della Camera dei Deputati, e ha ricoperto diversi incarichi dirigenziali nel Governo. Non proprio uno sprovveduto, dunque.

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Dentro al mondo con capacità di giudizio

di Costanza Miriano

Nei giorni in cui Papa Benedetto moriva, nei giorni del fiume di gente venuta a salutarlo, e nel giorno del suo funerale, stavo leggendo “La crisi dell’Occidente”, del monaco benedettino Santiago Cantera Montenegro (Cantagalli). L’ho trovata una felice coincidenza. Il libro è una storia del pensiero mondiale, dalla filosofia greca al pensiero contemporaneo, passando per il medioevo, il rinascimento, l’illuminismo: una carrellata, necessariamente semplificata, ma che permette uno sguardo di insieme molto utile soprattutto per i non specialisti (come me che a filosofia ero una pippa, e rimango tenacemente fedele a questo titolo accademico faticosamente conseguito).

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“Ci saranno santi tra i bambini”

di Costanza Miriano

Dalla madia accanto al mio letto la foto dei tre pastorelli di Fatima fotografati poco dopo avere visto l’Inferno – regalo di padre Serafino Tognetti – mi guarda quando vado a dormire, e quando mi sveglio. Non è facile togliersi dalla mente quello sguardo, e le parole di padre Serafino. I bambini dopo avere visto quanto soffrono i dannati, accettano di trasformare la loro vita – che per Giacinta e Francesco sarà brevissima – in una continua offerta di sofferenze piccole e grandi per la salvezza dei peccatori. Alcune sono sofferenze accettate, la malattia, la solitudine, altre invece ricercate, mortificazioni e sacrifici piccoli e grandi, continui, scelti per offrire in riparazione qualcosa che salvi i fratelli (il tema della sofferenza riparatrice è troppo grande, bisogna tornarci).

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Perdonare e la grazia di capire

di Costanza Miriano

Sabato a san Pietro abbiamo ricevuto tantissimo su cui riflettere sul tema della confessione. Volevo aggiungere un mio contributo. La parte difficile non è solo chiedere perdono a Dio. Spesso è difficile per noi perdonare Lui, e gli altri, e noi stessi.

Ecco su questo un estratto del mio ultimo libro,

Il libro che ci legge (la Bibbia come mappa del tesoro), Sonzogno

 

Insomma, come dicevo, il primo passo per sciogliere questa morsa di male – che ci impedisce di addomesticare il cuore, nonostante con la testa abbiamo capito tutto – è perdonare Dio. Ma che vuol dire perdonare Dio? Come fai a perdonare l’Onnipotente che ti ha dato la vita?

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IL LIBRO CHE CI LEGGE. La Bibbia come mappa del tesoro

di Costanza Miriano

È uscito ieri un libro che stavo scrivendo da più di due anni, e infatti inizia con me chiusa nello sgabuzzino delle scarpe, positiva al tampone ed esiliata da una figlia che ha fretta di tornare a scuola, reclusa in uno spazio di mezzo metro quadrato in compagnia di uno sgabello fatto da un cinese sadico e daltonico. In realtà ci sarebbero voluti più di due anni, e ho consegnato solo perché erano ampiamente scaduti i termini. Il fatto è che si tratta di un libro che parla della Bibbia, quindi sarebbe un libro interminabile; in più io sono un’ignorante (ogni copia che verrà venduta, un vero biblista morirà) e quindi ho cercato di mettercela tutta, ma due anni non sono abbastanza. Diciamo allora che più che un libro che spiega la Bibbia (come se la Parola di Dio si potesse spiegare) è qualcosa che spero ci faccia venire voglia di prenderla in mano, e di prendere sul serio quello che c’è scritto. Perché, come diceva Padre Emidio, che è morto mentre lo stavo scrivendo (tutte le intuizioni illuminanti sono sue, la scazzafrulloneria è mia), la Parola di Dio se la prendi sul serio “te cambia la capoccia”.

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