È nel rapporto vitale con i genitori che sta l’interesse vero di Charlie

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di don Vincent Nagle

 

Mentre scrivo Charlie Gard è ancora vivo in un Ospedale a Londra. Charlie, il bambino di dieci mesi che ha una rara malattia genetica, che sta peggiorando e non può sopravvivere senza l’aiuto di una macchina che lo fa respirare, è figlio di due giovani genitori  che non vogliono mollare le cure, mentre l’ospedale dice d’aver provato tutte le vie  loro conosciute per aiutare il bambino e dicono che è ora di cessare le cure invasive  e permettere che la vita di Charlie segua il suo corso naturale verso la morte perché soffra inutilmente.

Voglio offrire un paio di osservazioni prese dalla mia lunga esperienza nell’accompagnare sia famiglie come quella di Charlie e anche operatori sanitari come quelli dell’ospedale.

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Cara Benedetta

di Costanza Miriano

Cara Benedetta, la mattina del vostro matrimonio, alle 10, stavo ancora calcolando se avrei fatto in tempo a saltare su un treno, lasciare tutto, chiedere alla tata di venire a casa mia per una dozzina di ore (Guido doveva lavorare), scoprire che aveva da fare con la nipotina, cercarne un’altra, far arrabbiare mio marito, lasciare a tre quarti il cambio di stagione e la battaglia contro i tarli della credenza della cucina, coprire con un telo il chilometro quadrato di pentole abbandonato in salotto per pulire la credenza, mettere il vestito verde da cerimonia (non stirato), tirare fuori i sandali del mio matrimonio, ricoprire sommariamente le unghie dei piedi con uno strato di smalto nuovo sopra quello vecchio e partecipare almeno alla messa, per essere al vostro fianco in questo inizio di un’avventura che è cominciata e non finirà mai. Continua a leggere “Cara Benedetta”

Come si fa a parlare ai giovani?

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di Costanza Miriano

“Come si fa a parlare ai giovani?” – ho chiesto a don Vincent Nagle, californiano di san Francisco che vive a Milano dove è diventato sacerdote della Fraternità San Carlo dopo l’incontro con don Giussani. Mi aspettavo che mi facesse un bel discorso sulla pastorale, sul linguaggio, al limite sulla credibilità personale. E invece: “Una volta parlavo a un gruppo di studenti, in Sicilia, e nessuno mi ascoltava. Allora ho detto: il problema dell’educazione è che voi, ragazzi dovete morire. E i ragazzi hanno cominciato istantaneamente a prestarmi attenzione – ha risposto sorridendo. Secco, senza fronzoli o trovate retoriche. “E se dovete morire – ho chiesto a quei ragazzi – chi ve lo fa fare di faticare così tanto?”

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