Io questa cosa del nostro Re potentissimo, anzi Onnipotente, che poi finisce attaccato mani e piedi a una croce e senza anestesia, dopo atroci sofferenze, non è che la capisco tanto. Eppure credo che lì stia il mistero, il cuore più profondo della nostra fede. Lì è lo scandalo per noi, eppure lì sta la Verità che cerchiamo, e pare che se non si passa di lì non ci si arriva.
In Italia non c’è nessun vuoto normativo. Esistono le cure palliative, abbiamo un Sistema Sanitario che si prende cura di tutti, direi abbastanza al confronto con altri paesi, e si prende cura anche di chi non può pagare e dei più deboli (aborto a parte); nel nostro paese già attualmente, ovviamente, si possono rifiutare le cure e si può rifiutare l’accanimento terapeutico. Semplicemente, in Italia è vietato l’omicidio (aborto a parte). Non c’è nessun vuoto normativo, ma più esattamente c’è una parte politica che spinge per l’eutanasia, e c’è un ‘altra parte che, si spera, resisterà. Anche perché almeno in parte è stata eletta con i voti dei cattolici, per i quali l’omicidio non è mai ammissibile. Non ci sono paletti da mettere, non c’è male minore da scegliere. C’è una sola risposta possibile a questo pressing radicale ed è:
Sabato 28 maggio sono tornata da Milano – dove si è tenuto il secondo Capitolo del Monastero milanese, in pratica una giornata di lodi, messa, rosario, adorazione, e catechesi sul tema della preghiera, aperta a tutti – con un sorriso largo e il cuore pieno di gioia: vedere tante amiche che si sono date da fare, in squadra, senza protagonismi, senza leader, solo per invitare altre persone a venire in chiesa per ascoltare roba buona e pregare insieme, per me è un segno dell’esistenza di Dio. Questo è il femminismo che mi piace. Donne che si mettono insieme, fanno lavoro di gruppo, e lo fanno bene (quando si lavora con amore le cose vengono magnificamente) per far emergere altre persone, e per permettere a tutti di ascoltarle.
Il mio, il nostro caro padre Emidio, diceva spesso che, sebbene la passione di Cristo sia il centro della nostra fede, sia strano che la Chiesa ce la proponga solamente la domenica delle Palme, e il venerdì santo. Mano a mano che mi affeziono alla Via Crucis, capisco cosa intendesse. Ovviamente il problema non è della Chiesa, che ogni giorno nel sacrificio eucaristico ci ricorda la morte e la risurrezione di Gesù. Il problema è della nostra fede.
Dicembre 2020. Squilla il telefono. “Ti prego, siamo qui lontani e soli, ognuno a casa propria. Non possiamo vederci, non possiamo stare insieme, almeno facciamo qualcosa che ci aiuti a prepararci, uniti, all’incarnazione di Gesù nella nostra vita, in questo strano Natale di questo strano, difficile anno. Organizza qualcosa per connetterci tutti insieme”.
Questo è uno di quei rari libri che, mentre non hai ancora finito di leggerli, già ti si palesano davanti agli occhi i volti delle dodicimila persone a cui lo vorresti regalare. A me capita molto raramente, per fortuna (se no sarei sul lastrico): a parte la Bibbia, mi era successo con Il mistero della donna, che ero andata a comprare in tutte le librerie di Perugia e Roma, rastrellando le ultime copie prima che uscisse di catalogo, e regalandolo a tutte le mie amiche, compresa la mia copia (adesso ripubblicato da Berica edizioni). Il fatto è che quando hai una buona notizia ti viene da andare in giro per farla sapere a tutti, gridando a squarciagola come Fidippide che corre ad Atene per annunciare la vittoria (e poi schiattare, ma va be’).
di don Vincent Nagle* (Cappellano della Fondazione Maddalena Grassi)
Milano, San Carlo alla Ca’ Granda, venerdì 16 marzo 2018
Lavoro per la fondazione Maddalena Grassi, non lavoro per la Chiesa, sono dipendente di una ditta privata però devo fare comunque il prete e come piace a me: in prima linea. La Fondazione Maddalena Grassi è una fondazione di cura sanitaria nata 26 anni fa da un gruppo di persone cristiane che lavoravano nel settore sanitario (medici, infermieri, amministratori, terapisti) che hanno pensato che attraverso l’esperienza cristiana forte che loro vivevano avevano un modo di fare medicina per cui trovavano poco spazio nelle strutture in cui erano già impegnati.
Qualcuno ha trasmesso questa frase della tradizione cristiana “Maria, tu sei la sicurezza della nostra speranza”. Tu sei la sicurezza della nostra speranza. È vero che l’amore è il motivo, lo scopo, la realizzazione di tutto. È vero questo, eppure l’amore grazie al quale siamo stati creati, (infatti siamo nati da un amore eterno per il nostro destino e l’esperienza dell’incontro travolgente con questo amore apre il nostro l’animo, spalanca orizzonti, stabilisce per noi una strada) ebbene questo amore non è l’aspetto del nostro animo che rende questo mondo, questa esperienza, questa strada, una cosa umana, stupendamente umana. È la speranza, la speranza, perché la speranza sa bene che quello che abbiamo incontrato è una caparra, una piccola, piccola ed esigua caparra.
Ecco i file audio e video della catechesi di don Vincent Nagle del Secondo Capitolo del Monastero Wi-Fi del 20 ottobre 2019, a San paolo fuori le mura a Roma con una qualità audio più intellegibile rispetto allo streaming.
Grazie alla trascrizione di Claudia Rocchetti pubblichiamo anche il testo della catechesi di Don Vincent.
Fermare il frullatore in cui vivo e mettere ogni giorno in fila le cose, dare lo spazio e il tempo a Dio, a mio marito, ai nostri figli, smettere di rincorrere le urgenze e prendermi la parte migliore, dare le energie e le risorse – affettive, economiche e via dicendo – a ciò che conta davvero. Credo che la mia emergenza spirituale sia il discernimento: giudicare le cose che mi succedono, le mie emozioni e i sentimenti, giudicare a cosa accordare il mio tempo e le forze, a cosa togliere risorse. Ognuno ha la sua fatica ed emergenza spirituale se vive seriamente, cioè facendo un lavoro su di sé, stando presente a quello che vive, con gli occhi interiori bene aperti, senza cedere troppo spesso all’addormentamento (tanto lavoro per l’industria dell’intrattenimento). Però è un combattimento spirituale, e servono le armi (cioè, voglio dire, anche con le armi non è affatto detta che si vinca, ma disarmati si perde proprio facile facile).
La cosa bella è che io non sto nella pelle all’idea di ascoltare le catechesi del 19 ottobre. L’altra notte in sogno ero in una specie di paradiso con un sacco di amici wi-fi e tutti quei sacerdoti che ci saranno al Capitolo, solo che avevo cucinato il daino con le mele per duemila persone, ma mi si era bruciato (sono leggermente sotto pressione per i preparativi…).
La cosa brutta è che quando finalmente arriverà il grande giorno, e potrò finalmente ascoltare, dormirò, talmente tanta sarà la stanchezza accumulata (comunque registreremo tutto, e avremo anche la diretta grazie ad Aleteia).
Carissimi monaci wi-fi, cioè tutti voi che cercate di ritagliarvi uno spazio per il Signore nella vostra estate più o meno vacanziera (io personalmente ho trovato un verme tra le pagine del breviario, mi piace pensare che sia caduto dai fiori e i legnetti raccolti in Cornovaglia, ma non è escluso che provenga da qualche cioccolatino che languiva in fondo alla borsa), pubblichiamo un appello della nostra amica Susanna Bo, che vi ricorda di iscrivervi per tempo al prossimo appuntamento del 19 ottobre. Essendo una multimamma molto pratica, sa che abbiamo bisogno di sapere se ci servono sedie in più oltre a quelle della basilica, e di organizzare molte altre cose.
Il tema sarà la parola di Dio, e per ora hanno confermato la loro presenza padre Maurizio Botta, don Vincent Nagle, don Fabio Rosini, padre Antonio Sicari, don Pierangelo Pedretti. A breve altre informazioni (comunque per prenotare i biglietti sappiate che vorremmo caminciare alle 9.45, e finire alle 16.45).
Iscrizioni gratuite (anzi, con possibilità di chiedere aiuto, o di offrirlo per chi non può permettersi un biglietto!) a monasterowifi@gmail.com
Oggi si festeggia la memoria di san Giustino martire. Lo dico perché è così, ma anche perché c’è una storia tra me e questo martire.
Sono stato battezzato da piccolo, ma non sono cresciuto in un ambiente cristiano, tanto meno cattolico. Sono cresciuto in una comunità dei figli dei fiori, dove era arrivata la mia famiglia che vi si era trasferita, vivendo lontani da questioni come Cristo, salvezza e simili.
La scoperta che cambia la vita è che Dio si è fatto carne, per renderci possibile lo stare uniti a lui come i rami della vite alla vite, che sono la stessa cosa, perché non c’è la vite e i rami, la vite sono i rami, ed è una cosa da far venire le vertigini. Quindi tutto, anche la nostra carne, ha a che fare con lui. Non c’è niente che non lo riguardi, niente di estraneo. E allora ha senso cercarlo in ogni cosa, desiderare di incontrarlo in ogni momento della giornata, è quella tensione che rende la nostra vita appassionante e avventurosa. Ogni cosa è appassionante e maestosa, perché parla di Dio, anche le parti meno sbrilluccicanti della giornata, anche una dichiarazione dei redditi, un bollettino del condominio o un bottone da attaccare o un panino da farcire.
Siamo in grado di darvi finalmente l’indirizzo dell’incontro del 1 giugno a Milano, ovviamente gratuito e aperto a tutti, soprattutto a chi sta al centro nord (mentre ricordiamo che il Secondo Capitolo generale del monastero wi-fi sarà a Roma il 19 ottobre!!!). Chiamiamo a raccolta chi vuole pregare insieme e ascoltare qualche parola buona, che ci aiuti a vivere la nostra spiritualità nel quotidiano, a cercare il Signore tra le pieghe della nostra esistenza, a scovare ritagli per lui, a non sprecare neppure una cicca di tempo che possiamo rimediare per lui.
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