CattoPride

 

di Costanza Miriano

A volte lo Spirito Santo arriva con rombo di tuono, a volte ci sussurra piccole rivelazioni tra le pieghe di gesti insignificanti, ripetendole anche più volte per quelli (quelle) particolarmente lenti di comprendonio. Nell’attesa della Pentecoste di domenica prossima, ieri mattina secondo me lo Spirito ha tentato per l’ennesima volta di spiegarmi una cosa, mentre bevevo il mio latte con la pelle (la panna che si raggruma sul latte intero scaldato, secondo mio figlio Bernardo).

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L’amico che tutte vorremmo

Ecco il mio pezzo pubblicato ieri da La Bussola Quotidiana.
Quando Karol Wojtyla diventò Papa io avevo sette anni, ma l’età della ragione era di là da venire. Prima, prima che arrivasse la ragione, le balle sulla parità io e le mie coetanee ce le siamo bevute tutte. “Uomini e donne sono uguali, bisogna competere sugli stessi campi, niente ci è precluso, e anche se un giorno diventeremo mamme non saremo certo tenute a scegliere, e che diamine”.
Ma non è tutta colpa mia. Che ne sapevo della vita, di come siamo fatti, di cosa davvero significhi il fatto che “maschio e femmina li creò, a sua immagine”? A mio discapito, signori della corte, vorrei ricordare che a una adolescente degli anni ’80 bastava accendere Videomusic (ve la ricordate?) per vedere maschi alla David Bowie con una messa in piega che neanche mia zia, femmine androgine o all’altro estremo aggressivamente sessuate come Madonna. Spero che la corte la ritenga un’attenuante per quei miei guanti di pizzo nero che rimarranno negli annali dei capi di abbigliamento più inspiegabili della fine del secolo scorso.
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Beato lui


La mia proverbiale efficienza ancora oggi ha dato buona prova di sé. Ho chiesto troppo tardi, una settimana fa, l’accredito stampa per andare a seguire la beatificazione per la mia redazione, cosa che mi ha fatto scoprire che mentre da soli si poteva andare – a patto di essere dei supereroi e di varcare via della Conciliazione al più tardi alle cinque di mattina –, con la telecamera senza tv pass non c’era verso di passare le transenne, neanche andando la sera prima.

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Proposta indecente

Poiché è da quando sto a Roma che cerco vanamente di convincere qualcuno (a parte quella volta che è venuta Roberta).

Anche se è disdicevole dare appuntamenti a sconosciuti via Internet.

Visto che ci ho provato con mio figlio, il grande, che mi ha risposto: “Peccato. Proprio venerdì che avrò mal di testa…”

Dal momento che rischio ogni anno di addormentarmi stanca e infreddolita verso la decima stazione, e mi piacerebbe almeno poter dormire accasciata vicino a qualcuno che conosco, e non sullo zaino di una suora che pure è così misericordiosa da far finta di niente.

Poiché il luogo è storico, e il simbolo ha un valore, e quella è la preghiera più potente, e a dirla è Cristo in terra, e quello in cielo ha bisogno di compagnia, insomma…

Vorrei farvi una proposta indecente.

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