Parliamo con Marcella, la “Mamma Mongolfiera”

di Andreas Hofer

«La mongolfiera lascia che [i figli] se la cavino senza telefonino almeno fino ai 14 anni, non li seppellisce da piccoli sotto strati di vestiti e da grandi di raccomandazioni…» La sfida è trovare la giusta distanza da tenere con i figli per lasciare che trovino la propria strada nel mondo e spicchino il volo.

Torna ad allietarci con una nuova uscita la collana “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio” della Berica editrice. Ci riferiamo a Mamma Mongolfiera, l’ultima fatica di Marcella Manghi, al suo terzo libro dopo Qualcosa di diverso e Via col tempo (entrambi pubblicati con la Ares). È un libro dalla scrittura semplice e dalla vena umoristica, perfettamente inserito nella tradizione della collana pensata da Giuseppe Signorin.

Ma di che parla “Mamma Mongolfiera”? Abbiamo pensato di chiederlo direttamente all’autrice, matematica e mamma di tre figli.

Un altro libro che parla di una mamma. Perché? 

Perché la mamma perfetta non esiste e non è quindi ancora stato scritto il libro che spiega come esserlo. Ci si muove tutte per approssimazione, cercando di dare il meglio di sé. E allora ogni spunto – ogni nuovo spunto che viene da un modello diverso – stimola la crescita, di noi madri intendo.  Mamma mongolfiera offre un punto di vista particolare.
Poi non sono d’accordo che parli di una mamma. Il punto di vista è quello del genitore, ma al centro del libro ci sono i figli. Con i loro litigi, le discussioni, le gelosie. La mamma si limita a cucire tutto assieme con il filo sottile dell’ironia.

E ci riesce? 

Certo. Un tratto in comune con tutte le altre mamme del mondo – chiocce, tigri, Ferragni – è il multitasking: noi madri siamo brave a fare cento cose alla volta.
“Ci sono, dammi il sussidiario che ti ascolto. Dimmi, a che pagina è la tabellina del Pascoli?”.

Sicuramente ci vuole dell’ironia per definirsi ‘mongolfiera’. A cosa si riferisce? 

Si riferisce al modo di guardare i figli. Dall’alto sì, ma una altezza che va oltre la distanza di sicurezza. Con tre figli si conoscono moltissimi genitori, e parecchi di loro sono proprio simili a degli elicotteri: gli elicotteri osservano dall’alto con la missione soprattutto di proteggere, sono pronti ad intervenire per rimuovere fatiche e ostacoli appena si presentano. Ma in questo modo tendono anche a soffocare il comportamento del figlio che rischia di sperimentare ben poca fatica o frustrazione.
Mamma Mongolfiera è l’opposto. Si affida al principio di Archimede: che la spinga su fino a un’altezza più lunga del cordone ombelicale. E’ convinta: i figli crescono anche senza l’Apache che da vicino gli copre le spalle. Quindi a un certo punto, una volta che ha dotato i figli di uno zainetto con dentro i mezzi per sfangarsela, vola su provando a lasciar loro la libertà di giocarsela.

Ma se è vero che mamma mongolfiera, ‘sale su’, non rischia di essere una madre un po’ assente? 

Assente, che parolona. A me piace di più l’espressione… ‘diversamente presente’.
Il contenuto spiegato in una sola frase molto semplice: Senza ipocrisie, è lo spaccato della vita di una madre e dei suoi figli: dura un giorno, 24 ore esatte in cui incalzano le sfide tra una madre e i tre ragazzi, dai 10 ai 15 anni.

Nella pratica quotidiana, come si traduce il comportamento di una mongolfiera rispetto a una chioccia, per esempio. 

La mongolfiera lascia che se la cavino senza telefonino almeno fino ai 14 anni, non li seppellisce da piccoli sotto strati di vestiti e da grandi di raccomandazioni, stabilisce che si preparino da soli lo zaino per le gite, cerca di non intervenire nei bisticci tra fratelli, non corre a scuola a recapitare in segreteria vocabolari dimenticate a casa, non si prende lo zaino sulle spalle all’uscita da scuola di un figlio, non gli organizza i compiti delle vacanze, non si sostituisce a lui nello svolgere gli esercizi a casa.

Qual è quindi la distanza giusta da tenere con i figli? 

Trovarla è la sfida. Ciascuno deve trovare la sua, nella consapevolezza che la spinta propulsiva, quella che fa crescere i figli è una spinta che viene dai figli stessi, e non dai genitori. Quindi i figli crescono comunque. Non crescono ‘grazie’ ai genitori, ma crescono comunque. I buoni genitori sono consapevoli di quello che possono essere per i figli, ma anche di quello che non possono essere. Esasperando il sottotitolo, si potrebbe dire che i figli crescono ‘nonostante’ la distanza che si tiene da loro.

Si parla molto della madre, molto dei figli, poco del padre. Un pensiero sulla coppia?

La coppia viene prima dei figli! In termini di tempi e priorità. Come la matita viene prima del mascara, il prezzo pieno del saldo e la gallina prima dell’uovo. E non è filosofia, ma buon senso.

7 pensieri su “Parliamo con Marcella, la “Mamma Mongolfiera”

  1. roberto

    nella stragrande maggioranza le madri sono la rovina dei figli, perché il padre è assente.Predomina il SI materno al NO paterno.Il sacrificio è debellato dal potere delle madri.Si allevano i figli privi di spina dorsale vivono costantemente nella irrealtà che li porterà ad essere i futuri schiavi, dei giovani arabi mussulmani che fanno sacrifici e si impegnano e non guardano la pornografia come fanno molti nostri giovani.Deve ritornare ad emergere la figura di un padre che cominci a dare nerbate se figli non fanno il loro dovere.

  2. Una mamma cerca sempre dare buon consiglio, ma è anche giusto insegnare e lasciare che i figli prendano la loro responsabilità e da piccoli, con piccole cose e cosi via via a secondo della loro età…

    La papa cotta non fa crescere…
    .ma ci vuole anche il padre, che non sia solo un quadro… ogni uno suo ruolo al posto giusto, ma sempre insieme, …
    solo cosi diamo a loro il senso di responsabilità.
    Questo lo penso io….ma credo che è una linea, che danno più sicurezza ai nostri figli.

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