Gay scout dell’Avvenire

di Costanza Miriano

di Costanza Miriano

Il problema della pagina che l’Avvenire ha dedicato domenica al caso degli scout omosessuali è principalmente la collocazione all’interno del giornale: la pagina denominata catholica. Sarebbe stato più appropriato la pagina varie, o altro, o liquida, se si preferisce il latino. Perché nel modo di affrontare la questione non c’è assolutamente niente di cattolico. Se si fosse affrontata la conversazione in un qualsiasi salotto di gente non credente, ovviamente aperta, multiculturale, di larghe vedute, refrattaria ai dogmi come impone il pensiero medio, non retriva come noi cattolici che pensiamo che la Verità sia una sola possibile, gente che beve uno spritz la sera in riva al mare, sarebbero venute fuori più o meno le stesse conclusioni. Conclusioni di buon senso, forse, ma incuranti delle posizioni del magistero della Chiesa, e persino del Papa a cui forse credono di conformarsi: il caso è sempre da affrontare, bisogna discernere, includere eccetera eccetera.

Ma entriamo nel merito, con un’ultima nota preliminare. Accettare la parola gay senza neanche un cosiddetto davanti significa inchinarsi alla mentalità omosessualista di cui quella parola è figlia. La parola gay non è mai usata nei documenti della Chiesa, e si sa che la lingua è la prima scelta culturale che possiamo fare.

Il caso, noto, è quello del capo scout di Staranzano, vicino Gorizia, che ha deciso di celebrare un’unione civile con il compagno in comune, festeggiando e dando il rilievo pubblico che una scelta definitiva e importante come questa merita. La reazione del parroco, don Francesco Maria Fragiacomo è da cattolico e da sacerdote (si vede che non era a bere lo spritz con quegli altri che hanno ispirato la pagina di Luciano Moia), perfetta: “Come cittadino ognuno può fare quello che gli consente la legge dello Stato. Come cristiano, però, devo tener conto di quale sia la volontà di Dio sulle scelte della mia vita. Come educatore cristiano, in più, devo tener conto della missione e delle linee educative della Chiesa e della mia associazione cattolica”. Perfetto, da manuale. Normale, ovvio, oserei dire, per un sacerdote. Se vuoi insegnare a un bambino la matematica la devi conoscere, se gli vuoi insegnare il russo lo devi saper parlare, se vuoi educare in modo cattolico devi sapere cosa dice la Chiesa, e non puoi fregartene della tradizione, il magistero, gli insegnamenti della Chiesa costati il sangue a Cristo e a duemila anni di testimoni. Se invece vuoi insegnare ai bambini che è bello aiutare i vecchietti ad attraversare la strada, e saper costruire tende nel bosco, be’, non c’era bisogno del sangue di Cristo. Quella è una bella sfida educativa, e lo dico davvero, senza ironia: si può insegnare l’educazione ai bambini, a cavarsela nella natura e ad aspettare gli altri. Belle cose. Ma siamo su un piano umano. Un educatore cattolico è un’altra cosa. La fede in Cristo è una novità, una rottura, è una notizia. Non c’entra niente coi buoni sentimenti, l’afflato fraterno, la gentilezza, l’inclusività, che sono solo conseguenze secondarie di un cuore posseduto da Cristo. Il cristiano non è uno buono, è uno cattivo come tutti che mendica da Cristo un cuore nuovo. La fede, soprattutto, non è nostra proprietà: ci è consegnata da duemila anni di storia, e noi a nostra volta la consegneremo.

Cosa scrive invece l’Avvenire, nel pezzo del collega, nel quale peraltro Dio non è nominato manco di striscio? “Non si tratta solo di stabilire se il capo scout abbia offerto una testimonianza di vita coerente con la proposta cristiana sul matrimonio e la famiglia”! incredibile. Parole che gridano vendetta. Certo che non si tratta di stabilire questo! Un’unione tra due persone dello stesso sesso NON è coerente con la proposta cristiana sul matrimonio, tanto meno sulla famiglia (perché a due maschi i figli non possono nascere, a meno che il collega non voglia ammettere che li possano comprare o adottare, cosa su cui almeno Avvenire ha le idee chiare, è stato il primo giornale a combattere l’utero in affitto, mentre sulle adozioni non saprei, ho sentito cose che mi fanno pensare a una posizione più morbida, temo). La proposta educativa su affettività e sessualità, continua Moia, “va riformulata e riattualizzata”. Peccato che da nessuna parte nel magistero della Chiesa esiste questa proposizione di intenti. È davvero gravissima la confusione che ingenera l’articolo. Il giornale della Cei dovrebbe avere stampato in fronte il magistero, non è Repubblica! Gli appelli del magistero a cui fa riferimento il collega sono sempre affinché si trovi un modo per la cura pastorale delle persone omosessuali: perché, come ha detto il Papa, nessuno giudica un omosessuale che cerca Dio. Ma gli omosessuali sono chiamati alla castità (e la scelta dello scout di civilunirsi pubblicamente immagino non vada in questo senso). Gli atti omosessuali continuano a essere giudicati dalla Chiesa oggettivamente disordinati, anche se Moia si affretta a sottolineare che in Amoris laetitia questo giudizio non è ripetuto. Sottolineatura in mala fede perché il Papa ha sempre detto che sull’omosessualità lui la pensa come il catechismo, e il catechismo non è cambiato. Il Papa ha detto che il gender è uno sbaglio della mente umana, e che insegnarlo nelle scuole è come mettere i bambini in campi di rieducazione nazista o comunista. Parole sinceramente di una durezza inequivocabile. Ma è così difficile capire che la condanna della propaganda omosessualista e il giudizio sugli atti omosessuali NON è in contrasto con l’accoglienza delle persone, ma anzi, significa volere il vero Bene delle persone? Richiamare qualcuno alla castità significa dirgli “tu sei chiamato a un amore più grande”, e io, Chiesa, ti accompagno nel tuo cammino per arrivarci. La tua verità non è nella tua tendenza sessuale, sia che sia etero sia che sia omo, cioè che qualcosa nella tua storia abbia incrinato il disegno di Dio su di te. Inoltre il Papa in AL quando parla delle famiglie delle persone omosessuali parla delle famiglie di origine, mai e poi mai si è sognato di definire famiglia un’unione civile. E scrive che coloro che manifestano la tendenza omosessuale devono avere gli “aiuti necessari per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio sulla loro vita”. Non scrive benediciamo le unioni civili, ma accompagniamo le persone che vivono questa tendenza alla ricerca di Dio. Parla di ricerca, di un cammino da fare, della ricerca di un percorso per chi cerca Dio pur dovendo fare i conti con una condizione, che, l’esperienza lo dice, può anche essere temporanea, perché ancora nessuno ha dimostrato l’esistenza di una omosessualità innata.

Fermiamoci dunque davanti al mistero che è ogni persona. Sono d’accordo. Non giudichiamo le persone, come non siamo in grado di fare neppure con noi stessi. Non condanniamo, come Gesù non ha condannato. Ma ricordiamo che il giudizio che Gesù ha dato sulla realtà, al quale cerca da due millenni di conformarsi la Chiesa, è invece un giudizio chiarissimo sulle cose, un giudizio che è un aiuto alla nostra fragilità, alla fatica che il cammino per conformarci a quel giudizio ci chiede. Giudicare non è una brutta parola, anzi, da quando Cristo è venuto a dircelo morendo per amore nostro, il giudizio, la Verità, ci rende liberi. Dal nostro peccato, dalle nostre schiavitù. Flessibilità e inclusività e accoglienza sono per gli uomini, non per le loro bugie che li condannano alla sofferenza. Ci sono tante piccole realtà cattoliche che da anni, nel silenzio, cercano di accompagnare le persone omosessuali, come Courage, Luca Di Tolve, Chiara Atzori, e psichiatri come Tonino Cantelmi che cercano di affrontare la cosa nella libertà dal pensiero unico.

La pagina di domenica scorsa mi sembra aderente alla linea molto morbida adottata da Avvenire sul tema delle unioni civili: sabato abbiamo avuto un incontro sulla famiglia col direttore Tarquinio sul tema famiglia, a Sanremo, e la percezione mia e di molti presenti (avvalorata dalla pagina sugli scout), quando si è affrontato il tema, è che il direttore non fosse contrario al riconoscimento di “alcuni diritti” (in realtà come ho cercato di dire i diritti già c’erano prima della legge Cirinnà, il cui vero obiettivo è culturale) alle persone dello stesso sesso che decidano di unirsi, purché si preservi la differenza rispetto alle unioni tra uomo e donna. Sarei molto contenta di essermi sbagliata e di scusarmi per quanto ho scritto, se venissi smentita chiaramente. Ma mi pare che le conclusioni implicite del discorso ampio e articolato del direttore su natura e cultura, sulla necessità di non giudicare i sentimenti di nessuno, e sui diritti dei “figli” di coppie dello stesso sesso fosse questa. Ripeto, aspetto smentita, anzi la anelo, perché è rimasta solo la Chiesa a dire la Verità alle persone omosessuali, a prospettare loro un altro modo di guardare alla loro storia, e sarebbe per me una grande gioia vedere una Chiesa coraggiosa e unita, senza paura di sembrare fuori moda, orgogliosa di essere erede di Cristo e della Verità, con la certezza che tutti, anche i più insospettabili di noi, dentro siamo incoerenti bugiardi gretti e incapaci di qualsiasi bene, qualunque sia la tendenza sessuale, e che solo Cristo viene a dirci le parole che ci liberano e ci rendono felici.

Pubblicato su La Verità del 22 agosto 2017

88 commenti to “Gay scout dell’Avvenire”

  1. “… se vuoi educare in modo cattolico devi sapere cosa dice la Chiesa, e non puoi fregartene della tradizione, il magistero, gli insegnamenti della Chiesa costati il sangue a Cristo e a duemila anni di testimoni. Se invece vuoi insegnare ai bambini che è bello aiutare i vecchietti ad attraversare la strada, e saper costruire tende nel bosco, be’, non c’era bisogno del sangue di Cristo.”

    Perfetto.

    Allora la domanda mi sorge spontanea (vista anche la nota vicenda e le note non-prese di posizione): oggi l’Associazione Scout si propone come Associazione che educa i giovani al Cristianesimo, ad essere Cattolici o solo a far campi e tende (e altre opere che non la distinguono da qualsiasi associazione di volontariato)?

    Lo chiedo senza ironia e con tutto il rispetto di chi in questa Associazione crede e opera per un’educazione realmente Cristiana.

    Quanto ad Avvenire, sempre per la correttezza dei termini, non parlerei di “linea morbida” – agli altri cosa resta? Solo la linea “dura”? Quella degli intransigenti, dei “talebani”? – ma la definirei semplicemente “linea torbida”! 😐

  2. Dal 1970 al 1974 sono stato nei “Lupetti” (i piccoli degli scout). È stata un’esperienza per me importante anche per la presenza di due bravi sacerdoti che sono state tra le persone che mi hanno aiutato ad amare, seguire e credere in Gesù. Nel ’74 arrivato ai 12 anni fui passato nel gruppo degli scout. Mi trovai subito a disagio perché qui religiosi non se ne vedevano e di Dio non si parlava mai. Vedevo snaturato quello che avevo vissuto per 4 anni e per questo lasciai dopo poche settimane. Sono passati più di 40 anni ed episodi come quello oggetto dell’articolo di Avvenire dimostrano che l’esperienza scout sta smarrendo sempre più la sua origine. E comunque concordo, l’articolo di Avvenire ha un atteggiamento sin troppo blando sulla cosa.

    • “Sono passati più di 40 anni ed episodi come quello oggetto dell’articolo di Avvenire dimostrano che l’esperienza scout sta smarrendo sempre più la sua origine”

      Io penso invece di no.
      L’esperienza “scout” è oggi più che mai innervata alla sua origine.
      La quale origine, come dovrebbe essere noto, non fu cattolica.

      Quello che si è smarrito è solo che nemmeno insegnano più, a far campi e tende come Dio comanda.

      Ciao.
      Luigi

      • Hai perfettamente ragione Luigi.

        In effetti quella di cui stiamo parlando è semmai l’ AGESCI (Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani).

        • “In effetti quella di cui stiamo parlando è semmai l’ AGESCI (Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani).”

          Dai Bariom, fino a lì c’ero arrivato anch’io 😀

          Intendo dire, si era compreso dal racconto di Nicola che stesse parlando dell’AGESCI o, considerati gli anni, delle associazioni cattoliche che la precedettero.
          Ovviamente non penso che in quelli dell’ARCI, di scouts, ci fossero sacerdoti…

          Il problema è proprio quello.
          Si prese, fin dal principio, un’iniziativa palesemente non cattolica – il che significa anticattolica – e le si diede una verniciata di cattolicesimo, che non poteva celare a lungo la ruggine sottostante.
          Ruggine che infatti è, da tempo, saltata fuori (il racconto di Nicola risale a quasi mezzo secolo fa!).

          Tutto o quasi, nello scoutismo “cattolico” italiano, è rimasto più o meno consapevolmente fedele al verbo di Baden-Powell (*). Che non era precisamente quello di Cristo.
          Perfino lo stemma dell’AGESCI non ha nulla di cattolico. Almeno un crocifisso, per dire. Invece solo l’ubiquitario giglio (magico?).
          Perfino WP ricorda come:

          “Lo scautismo cattolico inizialmente fu accolto con sospetto e avversione, anche dal papa Benedetto XV, come sistema educativo straniero, laico e in odore di massoneria, oltre che protestante (Baden-Powell era anglicano), ma poi accettato come ‘minor male’ per porre un argine al successo dello scautismo laico anche fra i cattolici”

          Ecco, si prese un frutto avvelenato e lo si dipinse a nuovo.
          Ma non lo si risanò a fondo. Da qui tutti i problemi successivi, di cui quello ricordato da Costanza è solo uno, e forse nemmeno dei principali.
          Se pensiamo alle tristi vicende di realtà – come l’Azione Cattolica – nate profondamente e sentitamente cristiane, non ci si può meravigliare più di tanto di fronte alle derive di altri enti, che nemmeno come tali nacquero.

          Per dirne una, a suo tempo rimasi allibito nello scoprire che in diversi gruppi AGESCI viene ritardata la Prima Comunione degli iscritti, per farla coincidere con la Cresima. Significa perdere 4/5 anni, quando già Pio X invitava con la massima forza a non ritardare di un solo giorno l’accostarsi dei bambini all’Eucarestia, stante i pericoli sempre maggiori per le loro anime.
          E stiamo parlando di oltre un secolo fa, quando oggi la situazione è incomparabilmente peggiorata.

          Immagino che gli scouts e gli ex scouts non la prenderanno bene 😛

          Ciao.
          Luigi

          (*) Baden-Powell è quel tale che, dopo l’oscenità di Mafeking, ebbe la spudoratezza di mettere l’onore tra i valori dello scoutismo.

          • In effetti, se fosse solo un problema di scout, sarebbe il male minore: qui si parla del giornale dei vescovi !
            Ammiro Costanza per la pacatezza, pur nel dolore, che riesce ad esprimere: io sono molto, ma molto ,più arrabbiata !

          • Certo che ci eri arrivato Luigi… Mica l’avevo scritto per te 😉

          • Ho la netta sensazione che queste persone siano usate come cavie per spingere la Chiesa a abbattere i confini tracciati dalla dottrina, che sono poi i confini della vera misericordia.
            Conosco bene lo scoutismo cattolico perché sono stato scout per tantissimi anni ricoprendo anche qualche incarico a livello nazionale, e, sebbene mi renda conto che l’ambiente sia da tempo per lo più orientato politicamente a sinistra (come pure l’Azione cattolica, peraltro), pensavo che quel profondo senso di cattolicità, di lealtà e di obbedienza che contraddistingue l’etica scout avrebbe evitato all’Agesci almeno queste derive gayste.
            Purtroppo sono stato smentito.
            @luigi: Lo scoutismo era interessante e “attraente”, viverlo rafforzava il mio sentirmi uomo e cattolico. Oggi non saprei!

      • L’esperienza è ciò che ti forma e non ho mai avuto nessun dubbio che quella dello scoutismo italiano era radicata in origine alla Chiesa cattolica. Come ho raccontato, da decenni purtroppo non lo è più.

  3. O si segue Cristo, oppure “qualcun’altro”. Il Maestro disse: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.” E Paolo ispirato dallo Spirito Santo, disse: “Non v’illudete; né fornicatori, né idolatri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriachi, né oltraggiatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio.”

    Non si tratta di essere “talebani”, chi afferma questo è un accusatore! Chi ama il Messia lo segue, e applica i suoi insegnamenti per perseguire la Salvezza. Chi non l’accetta, libero di farlo!

    Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi. Nessuno ha amore più grande di quello di dare la sua vita per i suoi amici. Voi siete miei amici, se fate le cose che IO VI COMANDO. (Gv 15:12-15)

  4. Un articolo perfetto. Bravissima, condivido ogni parola.
    Grazie anche per il fatto di ribadire, per l’ennesima volta, la posizione di Papa Francesco in merito al Magistero della Chiesa, cosa che troppi cattolici si ostinano a non voler capire.

    Silvia

  5. Condivido in tutto e per tutto il pensiero di Costanza Miriano. Abbiamo bisogno di cristiani coraggiosi per non annacquare la nostra seppur piccola fede, immersa nelle acque del pensiero unico anticristiano che dilaga senza pietà. Mi fanno vergognare di essere cristiana questi bigotti benpensanti della nostra vecchia Europa, che appartengano agli scout o ad altre realtà della Chiesa.
    Quando Gesù tornerà e chiamerà gli invitati alle nozze, cioè quelli che erano con Lui a predicare la buona novella, ho paura che numerosi non li troverà pronti con l’abito bianco e puri di cuore, ma piuttosto pieni di scuse e indaffarati a seguire la corrente e le tendenze del momento. E allora, nostro Dio sempre pieno di sorprese e giusto, manderà a chiamare quelli delle piazze.. i poveri, i ciechi e gli zoppi.
    Spero di trovarmi pronta quel giorno!
    E continuo a pregare Maria anche per gli altri.
    Pace e bene!

  6. Sono perfettamente d’accordo: è il momento di essere chiari e non sempre solo tolleranti e buonisti!
    Complimenti!

  7. Sono stato negli scout per circa 10 anni, ho fatto tutto il reparto, ed il noviziato, ad alcuni anni da aiuto capo, poi sono uscito. Ho fatto delle belle esperienze, ma ho anche incontrato gente cattiva, marcia. Guardando adesso alla mia esperienza, penso che non manderei mai mio figlio in agesci, perchè questa associazione ha seriamente dimenticato il significato della della C inserita nella sua sigla. In tutti gli anni che sono rimasto in agesci, non ho maturato nessun pensiero cattolico, anzi, sono stato educato ad un “volemose bene” che alla fine mi ha confuso e basta. Dopo molti hanni ho capito cosa significa avere fede in Cristo, cosa dice il Vangelo, e di conseguenza qual’è la strada che dobbiamo seguire per arrivare, spero, alla salvezza. Di tutto questo in agesci nemmeno l’ombra, non mi sorprende che molti ragazzi si siano fatti promotori di quell’assurda “carta del coraggio” (ma coraggio de che?) e non mi stupisce che l’associazione non abbia preso nessun provvedimento a riguardo, ponendosi in veste di pilato, cioè pagano non credente. Agesci e Avvenire, una grande delusione insomma. Sinceramente non capisco perche i vescovi e la chiesa tutta non prenda posizione in modo chiaro una volta per tutta, attraverso documenti e parole semplici, non fraintendibili, e che arrivino alla massa, non soltanto a chi poi ha il tempo e la capacita di andare ad approfondire i documenti.

  8. Caro Luigi, il tuo intervento è molto discutibile. Certamente, come ex-scout non solo non lo prendo affatto bene, ma lo trovo fondato su pregiudizi puramente teorici e non conforme alla realtà, che ho vissuto personalmente per molti anni. Ma assai più di quanto possa dire io, valgono i fatti: http://notrehistoireavecmarie.mariedenazareth.com/fr/esc/le-pere-jacques-sevin-pere-du-scoutisme-catholique-de-france/?utm_source=Une+minute+avec+Marie+%28fr%29&utm_campaign=f0558e84f3-NHM_2017_N20&utm_medium=email&utm_term=0_a9c0165f22-f0558e84f3-106479201

    • Mi si perdoni la pignoleria, ma il collegamento parla fin dal titolo dello scoutismo cattolico francese… io però non ho scritto una mezza virgola su quello…
      Non posso comunque non notare come anche lì si legga, esplicitamente, questa frase:

      “En effet, pour Baden-Powell, si le scout doit absolument avoir une religion, peu importe laquelle”

      E quindi ritorniamo al fatto che lo scoutismo non ha origini e matrici cattoliche.

      Forse in Francia hanno fatto meglio che da noi, nel “trasbordare” questa forma di aggregazione giovanile. Non lo so, non sono francese, non ho la minima conoscenza in merito. Per questo – rimarco il concetto – della Francia non ho parlato (osservo come, in effetti, l’articolo dica che l’insegna degli scouts cattolici francesi sia “une croix de Jérusalem chargée d’une fleur de lys”. A parte che il simbolo del fiore di giglio, in Francia, ha ben altra storia, lì comunque la croce c’è… rimane il fatto che in Italia, invece, non c’è).

      Aggiungo che non si può addebitare a me la nascita e la situazione di quello italiano, che io mi sono semplicemente limitato a descrivere.
      Se non è bastato il fatto da me citato del ritardo della Prima Comunione, posso aggiungere la notevole promiscuità fra i sessi che contraddistingue molte realtà.
      Non dico che tutte le strutture, all’interno dell’AGESCI, siano tali. Dico che lo “stile” però è quello.

      Per giunta, l’articolo di “la Repubblica” citato dall’Admin riporta in fondo anche questa perla:

      Già nel 2012 l’Agesci era stata al centro di alcune polemiche relative all’omosessualità: in quell’occasione, in seguito ad un convegno sul tema, erano state dettate alcune linee guida per i capi scout Agesci, cui veniva vietato di fare coming out per evitare di “turbare e condizionare i giovani”

      Penso si commenti da sè, questo fatto.
      Il senso dell’onore dell’AGESCI pare consistere nel nascondere la polvere sotto il tappeto. “Siate pure omosessualisti, ma non ditelo apertamente”.
      Anche in ciò, per altro, risulta perfettamente in linea con la visione del mondo del fondatore dello scoutismo.

      E osservo, infine, il fatto che più di una testimonianza a commento dell’articolo di Costanza confermi che qualcosa non va, nello scoutismo cattolico (cattolico?) italiano.
      Forse era meglio commissariare l’AGESCI, piuttosto che i Francescani dell’Immacolata.

      Ciao.
      Luigi

      • Mi trovo costretto a fare ammenda di una mia affermazione non veritiera.
        Controllando di nuovo lo stemma dell’AGESCI mi sono accorto che al centro del fiore di giglio stilizzato, che è presente in esso, si veda chiaramente una croce, altrettanto stilizzata ma inequivocabile.
        Peccato sia una croce capovolta.
        Et de hoc, satis.

        • Caro Luigi, non sto mettendo in discussione l’attuale situazione dell’Agesci. Lo scautismo italiano ha una lunga storia, e certamente esso risente oggi, come molte altre realtà ecclesiali, della crisi generale della Chiesa e del mondo. Il discorso era sullo scautismo in se stesso e sullo scautismo cattolico, in particolare italiano. Quando ero giovane io – aimé, molti anni fa – l’Agesci neanche esisteva. Esisteva l’ASCI (Associazione Scautistica Cattolica Italiana) e non vi era promiscuità, perché per le bembine e le giovani vi era l’AGI (Associazione Guide Italiane). Lo scautismo cattlico italiano di allora era molto influenzato da quello francese: preghiere, canti, riti erano tutto “tradotti dal francese”. Posso assicurare, per esperienza diretta, che l’educazione religiosa e cattolica era ottima e personalmente sono molto lieto di aver fatto quel percorso anziché quello dell’Azione Cattolica. Non che non riconosca il grande valore di quest’ultima, ma lo scautismo – sano! – lo trovo più congeniale. Purtroppo lo scautismo fu investito in pieno dalla crisi del 68 e mia sorella, con il suo futuro marito, dovettero lottare in prima,linea per salvare il vero spirito scautistico e cattolico da una spaventosa degenerazione. Fu allora che si introdusse la promiscuità e nacque l’Agesci. Proprio per i segni di crisi che si manifestarono, nacquero allora gli Scout d’Europa (cattolici), che ristabilirono la separazione dei sessi. Ma tra i due gruppi vi furono a lungo delle forti rivalità. Da quella crisi, grazie all’azione di persone come mia sorella, anche l’Agesci in parte si risollevò e molti gruppi riuscirono a ritrovare il buono spirito originario anche nella promiscuità, vissuta in modo virtuoso. In questi ultimi anni la crisi si sta di nuovo riprensetando, in modo molto grave, nonostante gli sforzi in senso contrario di molti responsabili dello scautismo. Credo che bisognerebbe distinguere gruppa da gruppo. Ad ogni modo, la crisi non dipende dall’essenza dello scautismo, che sarebbe per sua natura malsano e estraneo allo spirito del cattolicesimo.Sappaimo bene come la crisi investa realtà squisitamente carttoliche, come le parrocchie e la stessa AC. Quindi non mi pare lecito desumere da essa giuidizi affrettati sullo scautismo come tale. Quanto al fatto che esso sia nato in terra protestante e ad opera di una persona che aveva certamente i suoi limiti e i suoi difetti, questo significa ben poco. Anche la filosofia di Aristotele fu opera di un pensatore estraneo alla fede cristiana e non immune da gravi errori e difetti. Ma è prerogativa della Chiesa far proprio, purificandolo, tutto cjò che di buono realizzano gli uomini con il retto uso della ragione e delle facoltà che Dio ha loro concesso. Quante realtà sono divenute cattoliche, nel corso della storia, pur avendo avuto un’origine del tutto indipendente? Il diritto romano, la lingua latina, l’architettura balisicale… e potrei continuare a lungo.

          • Se mai la cosa dovesse interessarti, nei romanzi che ho scritto recentemente per la goioventù, e di cui presto dovrebbe incominciare la pubblicazione, ho scelto proprio il mondo scout – sano! – come ambiente di riferimento.

          • Sono concorde con Don Massimo sulla sua conclusione che allarga il discorso a più di una situazione o realtà.

            Il problema non è in questo caso (come in altri) la “genesi”, giacché, come giustamente si fa notare, è l’innesto in Cristo (o l’innestarsi di Cristo) che porta a nuova vita ogni cosa.

            E’ stato così per feste che erano pagane, come per le prime basiliche, che erano tutto tranne che edifici di culto.
            Il problema semmai è la degenerazione e l’estromissione di Cristo, della Sua Parola, del Suo Spirito, degli insegnamenti della Chiesa da qual si voglia realtà, gruppo o esperienza.

          • Anch’io ho avuto esperienze educative molto belle e positive nell’Asci.

            Purtroppo è vero ciò che dice Don Massimo: la crisi del ’68, e in alcune realtà anche di qualche anno prima, ha avuto il sopravvento e il tanto di buono che c’era si è progressivamente guastato.

  9. Cara Costanza, ottimo il tuo articolo! Dato che vi si parla – ovviamente non per approvarle – sia di diverse forme di “cattolicesimo”, sia di diverse forme di “famiglia”, mi permetto di rimandare ad un mio articolo in cui ho cercato di fare la massima chiarezza possibile sull’una e sull’altra questione. Questo è il link: https://massimolapponi.wordpress.com/appunti-di-logica-elementare/,

    • Articolo interessante con spunti che condivido, come le parole che “rotolano” in altri ambiti per fargli ricomprendere dei significati che non possiederebbero in origine.

      Però, e qui’ è un “provocazione” la mia, una sfida di “logica naturale” oserei dire :

      Per come la vedo io la famiglia è un costrutto interamente di matrice culturale (e che quindi cambia nel tempo, e si modifica insieme alle condizioni ambientali e sociali) che si regge sul dato, quello si inequivocabilmente biologico, che un bambino nasce dall’unione di uomo e donna.
      “dedurre” che la famiglia debba essere quella tradizionale dal dato primario biologico è, per me, una sorta di “estensione indebita” di ragionamento.

      • @ulisse è il tuo un ragionamento che mi pare privo di ogni logica…

        La Famiglia sarebbe un “costrutto” interamente culturale che poggia su un assunto incontrovertibilmente biologico (e quindi naturale).

        Quarda caso è dall’inizio della vita dell’Uomo che, con rare eccezioni o varianti, la Famiglia poggia su questo assunto biologico, che comporta oltre all’unione tra un uomo e una donna, la presenza di un Padre e una Madre e via a seguire.

        Poi possiamo immaginere tutte le evoluzioni fantasiose e più o meno aberranti che vogliamo, ma asserire che queste abbiano senso svincolate dall’assunto “inequivocabilmente biologico” è come immaginare che l’uomo vivrà millle leghe sotto i mari (possibile), dimenticando il fatto “inequivocabilmente biologico” che non ha branchie per respirare o sostenendo che è nata una nuova razza “anfibia”.

  10. Proprio quella che penso io da cattolica praticante. Un articolo stupendo

  11. Prendiamo atto della realtà, constatata da tempo: il quotidiano Avvenire non è cattolico. La profezia del Beato Paolo VI sul pensiero non cattolico, che sarebbe divenuto dominante nella Chiesa, trova ,nella testata in questione, una dtammatica conferma. Farsene una ragione consentirà a tanti di spendere energie altrove. La ricerca della Verità oggi si si esercita altrove, in piccole realtà (purtroppo gli scout non rientrano in questo piccolo “resto d’Israele”) dove l’Eucatestia, la Vergine Maria e la Sacra Tradizione sono ben presenti. Lì il fumo del maligno viene combattuto. Non mancano luoghi cattolici, anche organi di informazione, dove attingere alla sempiterna fonte della Sapienza che è Cristo.
    A Tarquinio, Luciano Moia e ai loro datori di lavoro, vorrei col cuore ricordare l’orribile visione che scosse Santa Veronica Giuliani: le anime di tanti ecclesiastici dannati all’inferno a causa delle false dottrine propinate alla povera gente.
    Maria, vincitrice di tutte le eresie, soccorrici.

  12. Sono stato scout per molti anni, partendo dai lupetti per poi fare l’educatore per diversi anni. Ho partecipato a campi di formazione, eventi regionali e simili per cui posso dire di conoscere bene l’Associazione dal di dentro. A differenza di quanto scritto sotto, non è vero che il problema è che l’Agesci nasce da un adattamento “forzato” di un metodo laico o simili. Dallo scautismo sono nate e nascono tuttora vocazioni, famiglie generose e aperte alle vita, persone impegnate nella società, nella parrocchia ecc. Ci sono pagine meravigliose di scautismo cattolico italiano tutte da scoprire. Il sacerdote che guidava il nostro gruppo, e che aveva avuto esperienza anche di altre associazioni giovanili, pur non essendo affatto un fanatico di scautismo diceva che il metodo educativo scout era il più efficace e la proposta educativa la più esigente, sia per i ragazzi che per i capi. Il problema vero è un altro, e cioè che la qualità dello scautismo cattolico varia enormemente da gruppo a gruppo, anche all’interno della stessa città. E questo dipende anche dal fatto se un gruppo sia seguito efficacemente da un sacerdote o meno. Ovvero: se c’è un sacerdote che ha tempo e voglia di partecipare agli incontri di Lupetti, Reparto, Noviziato, Clan, Comunità Capi (soprattutto) avendo la possibilità di dire la sua non solo sulla catechesi e simili ma anche sul cammino personale di ciascun educatore. Ci sono sacerdoti che non hanno problemi (anche grazie ai genitori che li supportano, e qui c’entra molto anche la tradizione di ciascun gruppo= a mettere in guardia prima, e alla porta poi, chi non offre ai ragazzi una testimonianza di vita cristiana almeno un minimo coerente con gli insegnamenti della Chiesa. Ci sono invece gruppi abbandonati a se stessi, o che volutamente si sono chiamati fuori dalla vita della parrocchia, della diocesi, della Chiesa in generale, dove il sacerdote (quando appare) è un mero dispensatore di servizi (la Messa al campo, per capirci) e poco altro. Sono anni che l’Agesci sbanda, tra i tanti esempi la mancata partecipazione ai vari Family Day, al silenzio sulla vicenda di Eluana Englaro, la Carta del Coraggio e simili. Ma ci sono a livello locale esperienze di singoli gruppi davvero stimolanti, dove è possibile fare un’esperienza umana e di fede che non ha eguali. Sta alla buona volontà dei genitori informarsi e capire quale gruppo scout possa offrire tutta la proposta e non solo la parte dei valori civici bla bla bla, a costo di fare anche qualche km in più rispetto al gruppo parrocchiale dietro l’angolo.

  13. E’ da un pezzo che Avvenire è un quotidiano gay friendly.

    Stesso quotidiano stessa firma stesso ispiratore (Galantino mons. Nunzio, plenipotenziario della CEI per volontà di Francesco) stessa solfa (incompatibile con l’ortodossia cattolica):

    https://costanzamiriano.com/2017/05/17/il-coraggio-di-amare-le-persone-omosessuali/#comment-128342

    “La pagina di domenica scorsa mi sembra aderente alla linea molto morbida adottata da Avvenire sul tema delle unioni civili: sabato abbiamo avuto un incontro sulla famiglia col direttore Tarquinio sul tema famiglia, a Sanremo, e la percezione mia e di molti presenti (avvalorata dalla pagina sugli scout), quando si è affrontato il tema, è che il direttore non fosse contrario al riconoscimento di “alcuni diritti” (in realtà come ho cercato di dire i diritti già c’erano prima della legge Cirinnà, il cui vero obiettivo è culturale) alle persone dello stesso sesso che decidano di unirsi, purché si preservi la differenza rispetto alle unioni tra uomo e donna. Sarei molto contenta di essermi sbagliata e di scusarmi per quanto ho scritto, se venissi smentita chiaramente. Ma mi pare che le conclusioni implicite del discorso ampio e articolato del direttore su natura e cultura, sulla necessità di non giudicare i sentimenti di nessuno, e sui diritti dei “figli” di coppie dello stesso sesso fosse questa. Ripeto, aspetto smentita, anzi la anelo…”

    Costanza non riceverà alcuna smentita perché la posizione del direttore di Avvenire (che – superfluo dirlo – è sotto dettatura dei vertici della Conferenza Episcopale Italiana) è quella (incompatibile con l’ortodossia cattolica) enunciata dal medesimo sulle colonne del quotidiano dei vescovi ai tempi del dibattito sulla Cirinnà.

    Si veda ad es. qui:

    https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/nozze-gay-nel-pd-voci-diverse

    Afferma il direttore Tarquinio: “Due persone dello stesso sesso, invece, sposarsi non possono. Per questo – secondo l’indicazione della Corte costituzionale – può essere utile che la legge si occupi di quel tipo di convivenze. Come sa, il mio convinto auspicio è da qualche anno che si imbocchi una “via italiana” verso una regolazione che non imiti modelli stranieri, ma introduca un modello originale che faccia aumentare il tasso di solidarietà nella nostra società e, al tempo stesso, non possa essere confuso con il matrimonio.”

    Quindi Tarquinio (portavoce di mons. Galantino e della CEI) contravviene al Magistero della Chiesa, che vieta qualsivoglia riconoscimento legale della unioni omosessuali:

    “In presenza del riconoscimento legale delle unioni omosessuali, oppure dell’equiparazione legale delle medesime al matrimonio con accesso ai diritti che sono propri di quest’ultimo, è doveroso opporsi in forma chiara e incisiva. Ci si deve astenere da qualsiasi tipo di cooperazione formale alla promulgazione o all’applicazione di leggi così gravemente ingiuste nonché, per quanto è possibile, dalla cooperazione materiale sul piano applicativo. In questa materia ognuno può rivendicare il diritto all’obiezione di coscienza” (n. 5)

    “Se TUTTI i fedeli sono tenuti ad opporsi al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, i politici cattolici lo sono in particolare, nella linea della responsabilità che è loro propria. In presenza di progetti di legge favorevoli alle unioni omosessuali, sono da tener presenti le seguenti indicazioni etiche.

    Nel caso in cui si proponga per la prima volta all’Assemblea legislativa un progetto di legge favorevole al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, il parlamentare cattolico ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro il progetto di legge. Concedere il suffragio del proprio voto ad un testo legislativo così nocivo per il bene comune della società è un atto gravemente immorale.” (n. 10)

    https://costanzamiriano.com/2015/09/21/al-riconoscimento-legale-delle-unioni-omosessuali-e-doveroso-opporsi-in-forma-chiara-e-incisiva/

  14. siamo d’accordo tutti , mi pare ,con l’articolo della Miriano.
    però….

    galantino ,che è il capintesta di tarquinio, alla cei chi lo ha voluto? e va bene che ha anche ricordato- il Papa- di aver sbagliato a giudicare persone che poi ha nominato a qualche carica, ma la lista incomincia ad essere lunghetta per pensare solo a qualche inciampo….

  15. Bravissima Costanza. Esattamente quello che ho pensato io quando ho letto questo penoso articolo, decisamente troppo “fluido”. Grazie

  16. D’accordo su quasi tutto, non condivido il “Tu sei chiamato alla castità…” o il “richiamare qualcuno alla castità”. allargandolo anche alle coppie eterosessuali, mi dispiace. Il cristianesimo è libertà, non imposizione, per cui non si richiama, si propone. La castità (anche quella dei sacerdoti…), come il fatto di seguire o no Cristo, è una scelta libera, non una imposizione. Quello che cambia sono le conseguenze di una libera scelta, e quindi il fatto che le unioni omosessuali non possono essere accolte dalla Chiesa in alcun modo, ne’ le adozioni o l’acquisto. Rispetto per la scelta libera, ma è chiaro che non sei una famiglia, ne’ lo potrai mai essere. Se poi accogli la proposta cristiana e sei casto, benissimo, anzi, raccomandabile, è sicuramente una scelta dolorosa, ma tua, che ha altre conseguenze, ben diverse e salutari per l’anima e per la vita. Idem per i preti che eventualmente non lo fossero, casti. Non lo sei (e anche con le donne, beninteso…)? Non sei più prete. Altrimenti si rischia di essere quelli che dicono “vedi io sono bravo e ti dico che devi fare così”. La storia dei pesi imposti agli altri, che non si intende toccare nemmeno con un dito…

    • Ma veramente l’essere “chiamato” non è una imposizione… è per l’appunto “chiamata”, richiamo, invito (per quanto serissimo invito), come siamo peraltro chiamati alla Santità, nulla di meno.

      “Se poi accogli la proposta cristiana e sei casto… è sicuramente una scelta dolorosa”

      Ma chi l’ha detto??!!

      Dolorosa in che senso? Forse per il combattimento che comporta? Forse che non abbiamo tutti il nostro combattimento?
      Per il resto di persone che hanno risposto con fiducia e abbandono a questa *chiamata* e che ho la fortuna di aver conosciuto, vivono la scelta con estrema gioia (e gratitudine a Dio).

    • Giovanni, mi permetta una precisazione alla precisazione: la chiamata alla castità non è imposizione (come ben spiega Bariom). Più preciso sarebbe dire “l’opzione migliore per te persona umana è la castità (che non è sinonimo di astinenza)”. La libera scelta è quella di aderire a ciò che è meglio per noi in quanto persone umane oppure preferire a questa opzione un altra meno buona per noi.
      Grazie Costanza per la “costante” ispirazione!

  17. ah,p.s. da “riscossa cristiana” apprendo che:

    “…Da un sito locale d’informazione che parla del “matrimonio” leggiamo che:

    Prima della cerimonia c’è stato il saluto di don Genio, guida spirituale degli scout, che ha voluto sottolineare di essere presente «sia come amico, ma anche come prete e sottolineando che la chiesa oggi ha tante difficoltà a riconoscere queste scelte».

    Vi assicuro che né il nome del prelato né la grassettatura sono stati aggiunti o manomessi dal sottoscritto con intenti canzonatori. Facendo qualche ricerca chiunque può verificare che si tratta di tale Eugenio Biasol, viceparroco, chiamato amichevolmente dai suoi scout appunto don Genio…..”

    neppure tra parroco e viceparroco vanno d’accordo….

    • Chissà perché gli danno del “genio”??
      (ma forse si capisce…) 😐

      • caruccia .-)

        • A questo punto, leggendo i commenti del presente thread e considerato anche il “tono” di alcuni di essi, ritengo di aver fatto proprio bene a NON fare lo scout e ad essermene rimasto a casa mia, durante l’infanzia e l,’adolescenza………..

  18. Chiedo venia, mi sono certamente spiegato male, mi è chiaro che essere chiamati (anche seriamente) non è una imposizione, ma ha a che fare con la Vocazione, è Dio che ti chiama, e sicuramente anche Costanza nell’articolo scrive queste parole col tono di chi, nella fede, aiuta sinceramente e necessariamente a discernere. Ma ci sono anche quelli che si esaltano (ne ho in famiglia, e dicono a tutti quello che devono fare, i moralisti fino alla prima curva, che poi a lato pratico nella loro vita è un’altra cosa, ma intanto usano le stesse parole con quel senso)…
    Per quanto riguarda il fatto che sia una scelta dolorosa, beh, è vero, non è sempre così, ma non è sempre nemmeno il contrario, ho in mente bene quando non lo è, altrochè…ma non riguarda l’argomento dell’articolo, è inutile e sbagliato scriverne qui…

  19. E’ perfino imbarazzante dover constatare con che velocità i cattolici che contano in pochi anni si sono arresi senza condizioni (passando spesso sul campo avversario) davanti a ogni forma di attivismo aggressivo ideologico e fanatico contro i “valori non negoziabili” (espressione rottamata) della civiltà cristiana.

    Leggevo su “La Verità” di qualche giorno fa, che l’Assia vuol diventare il primo Land tedesco Lgbt-friendly, impartendo in tutte le scuole, a partire dalle elementari, l’insegnamento dell’omo bi e trans-sessualità. Naturalmente il Land in questione è governato dal CDU Volker Bouffier e nel suo gabinetto siedono 8 ministri tutti CDU (compreso il responsabile dell’istruzione Ralph Alexander Lorz).

    • Rimango un po’spiazzato dal “naturalmente” ( non so se tuo o ripreso dalla Verita’ ): si vuole forse insinuare che Schulz e compagnia avrebbero fatto di meglio? O i loro amici verdi? O forse la AfD che candida Alice Weidel?

      • “Naturalmente” l’ho aggiungo io con amarezza, non per dire che altri avrebbero fatto meglio, ma per ribadire l’incredibile realtà della resa incondizionata dei cattolici davanti al dilagare dell’ideologia Lgbt.

        • @ola

          La situazione è drammatica, come hai fatto notare, in particolare notando che pure un partito “nuovo” e “conservatore” come l’AfD candida una omosessuale e omosessualista. Però i cattolici dovrebbero distinguersi, anche politicamente; ma non lo fanno: quello è l’ironico “naturalmente”. In Cile, per esempio, è passata una legge che legalizza l’aborto (ovviamente in “casi umani e limitati”, ancora per qualche tempo): la locale Democrazia Cristiana “naturalmente” l’ha sostenuta attivamente (informazioni p.es. su Notizie ProVita).

          Ah, “naturalmente” la presidenta socialista Bachelet, grande architetto di questa legge, sarà presto speaker in una conferenza in Santa Sede.

  20. Ok tutto ma i vescovi?
    Ci sarà ben un vescovo da quelle parti?
    Perchè se i vescovi tacciono e i parroci litigano come comare… viva le donne prete!
    Gesù salvami

  21. il bello e’ che ad Avvenire ci hanno riflettuto per due mesi prima di giungere a queste eccezionali conclusioni!

  22. Scusate, però non accetto questo attacco ad alzo zero su Agesci fatto da persone che ne hanno una conoscenza superficiale se non palesemente deviata (vedi la falsità bella e buona sul simbolo). Dire che si sta facendo di tutta l’erba un fascio è poco. Mi sembra che il livello dei commenti sia in parte quello della “gente che beve lo spritz” citato nell’articolo. Se anche noi non ci distinguiamo nei giudizi, allora chi lo farà? Mi piace leggere Costanza perchè ha un giudizio chiaro sulle cose e cerco di anche io di guardare il mondo con occhi nuovi. Altrimenti è come mettere il vino nuovo negli otri vecchi. Non si fa un bel mestiere.
    Ci si lamenta tanto degli altri ma dare sfogo alla maldicenza, soprattutto tra membra della stessa Chiesa, mi sembra davvero un cattivo servizio reso da chi si lamenta proprio dei “mala tempora currunt”.
    Giudicare l’operato di un’associazione, di un movimento, è cosa complessa e non può essere riassunto in un “gli scout non sono più cattolici, anzi non lo sono mai stati”.

  23. E’ da un pezzo che Avvenire è un quotidiano gay friendly.

    Avvenire, il giornale dell’apostasia.

    Ci sarà ben un vescovo da quelle parti?

    Infatti c’è e, ovviamente, ha richiamato al “dialogo”.

    … scoutismo cattolico francese … non dico che tutte le strutture, all’interno dell’AGESCI, siano tali … Scout d’Europa (cattolici)

    Negli anni ’80 – quando potevano essere considerati per la mia formazione – la mia famiglia mi ci tenne ben alla larga, anche su consiglio di un paio di preti (che non erano rigidi tradizionalisti… anzi). Qualche conoscenza personale avuta, saltuariamente, con esponenti del mondo scout mi ha confermato un’opinione pessima in generale. La citata “Carta del Coraggio” e altri “sbandamenti” d’altronde confermano, anche per iscritto, le critiche che stiamo facendo. E non è stata scritta da “qualche” struttura impazzita: sono iniziative intraprese a nome di tutto l’apparato.

    Credo che la discussione sull’origine fatta da Luigi sia importante, ma per tagliare la testa al toro basta ricordare che se prendi un’associazione come quella di cui stiamo parlando e gli togli la Croce (la citata “purificazione”), diventa un’associazione filantropica, che finirà per perseguire il “bene” per come lo strombazza il mondo. Questo a prescindere dall’origine. Se poi l’origine era “filantropica” in partenza… anche peggio.

    siamo d’accordo tutti , mi pare ,con l’articolo della Miriano. però…. galantino ,che è il capintesta di tarquinio, alla cei chi lo ha voluto?

    L’articolo di Costanza è ottimo. La posizione di Papa Francesco è, ai fatti, quella di portare la lobby gay al governo della Chiesa. Ormai bisogna dire: magari il problema fosse circoscritto a Galantino (quello che “Sodoma si è salvata”). Praticamente non c’è una nomina recente, da “semplici” portavoce della Sala Stampa a vescovi, che non sostengano che “essere omosessuali è un dono”, che “la Chiesa deve scusarsi”, oppure che “chi pratica l’omosessualità può ricevere l’Eucarestia”, cenni di approvazione alle “famiglie multiple”, e addirittura benedizioni ai gay pride. Sopra sono stati citati alcuni land tedeschi, ma un po’ ovunque strutture educative cattoliche si piegano all’educazione gender, senza che dalla Santa Sede si prendano iniziative di censura; anzi, le ambiguità sono presenti anche nelle sue linee guida. D’altronde Papa Francesco caccia via su due piedi chi non gli piace, pertanto chi rimane al suo posto e continua a dire e fare scelleratezze evidentemente gli sta bene. Oppure Francesco non comanda veramente; cosa anche più grave.

    mi dispiace. Il cristianesimo è libertà, non imposizione, per cui non si richiama, si propone.

    Mi dispiace che si faccia un gran pasticcio con le parole. Intanto Dio comanda, non propone: l’etimologia dei comandamenti è questa. Non è un gergo veterotestamentario: anche il comandamento nuovo dell’amore è tale. Questo perché Dio non è uno psicologo che ci da’ consigli: Dio, che è Carità, è anche la Legge. Non c’è contraddizione. Amare Dio vuol dire amarlo in tutte le sue manifestazioni, Legge inclusa. Il termine “proposta” è ambiguo, perché lascia pensare che una cosa si può prendere come un suggerimento, magari in un modo è un po’ peggio, nell’altro un po’ meglio, ma niente di drammatico. Non è vero. Ogni uomo è certamente libero di obbedire o no al comandamento, ma se decide in opposizione al comandamento finisce liberamente all’Inferno (Avvenire, come dicevo giornale dell’apostasia, qualche giorno fa se ne è uscito anche con la farsa che le anime dannate non rimangono all’Inferno in eterno, e lo stesso Satana verrà alla fine redento: questa è l’eresia dell’apocatastasi, che aleggia in questo pontificato da quando il termine “misericordia” è stato distorto; eresia già condannata in modo definitivo dalla Chiesa; eresia responsabile della perdita di molte anime, della quale ad Avvenire verrà chiesto conto). Più volte Cristo nei Vangeli dice cose molto dure tanto che la gente non le capisce o se ne va; per esempio il “giovane ricco” o altre volte intere folle. Non sta a mercanteggiare, come si farebbe con una proposta: sta in silenzio, per ribadire che il comando che doveva impartire l’ha comunicato e non c’è niente da aggiungere e niente da togliere. E chi ha sale in zucca, come gli apostoli in un episodio, comprendono che per quanto dura la cosa possa apparire (perché poi è il rifiuto iniziale che fa apparire le cose più dure di quanto siano; perché il rifiuto scaccia la Grazia, che è quello che rende “leggero” il “giogo”) l’unica possibilità di salvezza è rispondere positivamente a quel comando.

    Il termine “proposta” si può intendere nel modo in cui i comandi si possono adempiere: ci sono molti modi, e se non rispondiamo al “piano A” di Dio, lui ha un “piano B”, ne ha più di tutte le lettere dell’alfabeto. Ma certamente tutti questi piani sono conformi ai comandamenti, non soggetti ai nostri mercanteggiamenti. Castità inclusa.

    • “Se poi l’origine era “filantropica” in partenza… anche peggio”

      Mi dispiace se qualcuno si è sentito attaccato personalmente, ma non posso che ripetere il concetto fondamentale (tanto non sono Paganini!): lo scoutismo non nasce come cattolico, sempre che non si voglia considerare cattolico l’intruppare la gioventù all’insegna dell’indifferentismo religioso (e del superiore interesse dell’Impero britannico, aggiungo).

      Bariom osserva, più su, che l’innesto in Cristo sana ogni difetto di partenza.
      Vero, con una chiosa importante però: che l’innesto riesca.
      In Italia, qualcosa è andato storto.
      Nessuno mette in dubbio l’opera di chi ha profuso energie per fare dello scoutismo italiano qualcosa di veramente cattolico; ma non si può nascondere come questo intento non sia stato coronato dal successo.

      Parli dell’importanza della Croce.

      Ho controllato sulla Rete, e nemmeno l’ASCI – antenata dell’AGESCI – ne aveva una, nello stemma.
      Lo so che – ai tempi del “love is love” e della “misericordia mannara” – questo badare a piccolezze (come è il simbolo di un’associazione) può far sorridere.
      Ma qualsiasi cosa pensi il mondo, i simboli contano; mettere o non mettere la croce non è la stessa cosa.
      In Francia ce l’avevano messa, infatti…

      Ciao.
      Luigi

      • @Luigi, “… che l’innesto riesca. In Italia, qualcosa è andato storto.”

        Certo, arrivati a oggi (così pare…), ma anche se non sono mai stato direttamente coinvolto dallo scautismo (ero un giovane pagano più propenso ad impegni vagamente sinistroidi) e ho l’esperienza non entusiasmante di una dei miei figli, non posso credere, che a fronte di tante testimonianze anche persone che ho conosciuto personalmente, dalla fondazione dello Scautismo Cattolico Italiano a oggi appunto, tutto sia stato da buttare (croce nel simbolo o meno…).

        Questa sarebbe affermazione ingenerosa e non credo propio aderente alla verità delle cose.

        Se si vuole discutere del come quando e perché si è arrivati a certe storture odierne, questo è altro discorso.

        • Questa sarebbe affermazione ingenerosa e non credo propio aderente alla verità delle cose.

          Giusto, infatti non mi pare che si stia sostenendo questo. Si sta invitando proprio chi ne è uscito ben formato a constatare la realtà dei fatti e trarne le conseguenze: o impegnarsi ancora di più – incluse le critiche esplicite – a riformare dall’interno, oppure prendere atto che la situazione è irriformabile e abbandonare la barca che affonda. Perché l’unica inaffondabile è la Chiesa, le altre sono satelliti della flotta che possono navigare molto bene per un po’ di tempo e poi affondare: bisogna stare attenti a non rimanere a bordo quando succede, e far di tutto perché non ci rimanga nessuno. Vale per gli Scout come per qualsiasi altra cosa, associazione, ordine religioso (*), eccetera.

          (*) È noto che la Chiesa ha soppresso numerosi ordini religiosi, un tempo floridi, quando ha ritenuto che avevano esaurito il proprio compito, o il proprio slancio, o entrambi, o peggio. Se non è eterno un ordine religioso, a maggior ragione non lo è un’associazione laica.

          • “Si sta invitando proprio chi ne è uscito ben formato a constatare la realtà dei fatti e trarne le conseguenze: o impegnarsi ancora di più – incluse le critiche esplicite – a riformare dall’interno, oppure prendere atto che la situazione è irriformabile e abbandonare la barca che affonda.”

            Veramente non avevo colto l’invito al di la delle critiche, ma se questo era il senso, appoggio certamente l’invito.

        • “Questa sarebbe affermazione ingenerosa e non credo propio aderente alla verità delle cose”

          Rispondo a te, Mario, perché sei fondamentalmente pacato. Volevo scrivere imborghesito, ma non mi pareva bello 😀

          In nessuno dei miei commenti ci sono attacchi personali verso alcuno.
          Ho solo messo in luce dei fatti; fatti che derivano anche dalle ansie di amici che hanno figli e figlie nell’AGESCI, e non sanno più che pesci pigliare. Per dire, la questione del ritardo della Prima Comunione è di fonte loro.
          Io poi ho semplicemente aggiunto un richiamo alle origini dello scoutismo, che sono quelle che sono.

          Anche qui, è un fatto che l’obiettivo di Baden Powell fosse l’inquadramento e la preparazione della gioventù in vista di determinati scopi; si veda, ad esempio, l’insistere – almeno in partenza – sulle capacità di sopravvivenza.
          Ed è sempre un fatto che Baden Powell non fosse l’ultimo arrivato, ma un tenente generale del British Army, figlio di un pastore anglicano e nipote di un ammiraglio della Royal Navy. Come è un fatto che l’idea fondante dello scoutismo gli venne durante l’assedio di Mafeking.

          Non ho mai detto – anzi, ho scritto proprio il contrario – che nella storia dello scoutismo cattolico italiano sia tutto da buttare.
          Però anche chi non accetta le mie idee ha sottolineato come, da decenni a questa parte, molte cose non vadano.
          Ora, le cose non vanno da mezzo secolo, su una storia di 70 anni o poco più… ipotizzare che l’innesto non sia riuscito, per cui ritorna fuori la pianta di partenza, è così peregrino?

          Né questo significa dare colpe a chi si è impegnato perché l’innesto riuscisse. Nel caso italiano, il mancato successo potrebbe esser stata una conseguenza dello scioglimento dell’ASCI voluto dal fascismo. Una gelata tardiva, per rimanere nel paragone botanico, ha fatto morire le marze. Capita anche ai migliori!
          Se però si nega l’evidenza, allora vuol dire che forse ho qualche ragione.

          Un ultimo appunto, infine.

          La questione della croce nello stemma di un’associazione cattolica non è secondaria, o “risibile”, come ha scritto qualcuno. La croce è il cristianesimo. Altrimenti tanto varrebbe mettere un asterisco, sui campanili; o un #, visto che è più alla moda.
          La croce agisce nella storia. Metterne una, nello stemma dell’AGESCI, vorrebbe dire che poi i ragazzini avrebbero una croce sulle patch della loro divisa; avrebbero una Croce fra loro e il mondo. Invece la Croce manca, e i risultati si vedono.

          Mi sarebbe piaciuto vedere la reazione di un crociato – “crociato”, appunto! – se qualcuno gli avesse detto che la croce sullo scudo o sulla sovracotta era questione “risibile”…

          Ciao.
          Luigi

          • Oddio @Luigi… pacato non lo sono mai stato, neppure di carattere!
            Imborghesito spero proprio noooo… 😦

            Crociati non ce n’è più credo (chissà forse si dovrà decidere se ripristinare gli ordini religioso-militari visto l’andazzo).

            Sul resto, ho ben compreso il tuo pensiero, ma visto che sei partito dalle origini arrivando d’un colpo agli ormai giorni nostri – o il contrario, mi era parso (ma mi sarà sfuggito) senza un solo afflato positivo… ecco il mio commento critico.
            Peraltro, personalmente, critico certamente anche l’attuale situazione. Mi pare di averlo scritto…

      • Trovo risibile la discussione sul simbolo dell’associazione. Mi interessa molto quella sull’origine.
        Sinceramente la questione sulla religione di Baden Powell è molto più complessa di quanto si possa qui dibattere.
        Quello che è certo è che l’esperienza degli scautismi cattolici (francese, italiano, spagnolo, etc…) ha iniziato una nuova storia. La bellezza dell’incontro con Cristo è quella di rendere vive cose che esistevano anche prima. Mi si passi il paragone, pane e vino esistevano anche prima dell’Ultima Cena. La bellezza di chi, come me e come tanti, è innamorato dello scautismo cattolico è questa. Aver trovato un’esperienza educativa, un’occasione perchè dei ragazzi possano sentirsi provocati dalla vita e possano andare a fondo di questa esperienza. E in questa esperienza siano chiamati a scoprire come Cristo sia la felicità che loro cercano. Siamo parte viva della Chiesa e vogliamo esserlo. Non penso sia questo il luogo o il tempo di parlare di potature o di soppressioni. Nello scautismo, come nella Chiesa e nella vita, è tempo di combattere la buona battaglia.

  24. Una cosa è certa : sull’omosessualità la parola “equilibrio” di giudizio è una chimera.
    Da una parte la confusione attuale, dove la chiesa pare addirittura rincorrere le associazioni pro-gay nelle loro legittime o illegittime istanze.
    Da una altre parte l’atteggiamento di secoli che , mischiando il peccato col peccatore, ha certamente contribuito a tante piccole/grandi discriminazioni contro le persone , fino ad autentici delitti.
    Si potrà mai uscire da questo dialogo tra sordi ? Per farlo dovrebbero tramontare pregiudizi talmente radicati da non essere neppure percepiti come tali, e (dall’altra parte) dovrebbe essere riaffermata dalla Chiesa stessa il suo diritto a dissentire su certi stili di vita sopratutto quando sono posti in essere da persone che allo stesso tempo sono membri operanti e quindi molto visibili.
    Per quante cautela si faccia , non si riesce quasi mai ad affrontare questi discorsi senza incorrere nella classificazione modernista/tradizionalista.
    Quanto ha contribuito l’atteggiamento di secoli a preparare la strada all’atteggiamento opporsto attuale ? Nessuno potrà mai saperlo, ma di certo ha contribuito a creare intorno alle persone con tendenza omosessualità una “simpatia” di contesto, determinante perchè poi una serie di leggi venisse proposta e poi approvata nelle varie nazioni, accogliendo instanze a volte giuste ed volte eccessive.
    Per contro il contrasto a queste leggi raramente è stato fatto con il corretto equilibrio, ma spesso e volentieri ha dato l’idea che ogni istanza fosse inaccettabile, col risultato di coaugulare ancora di più le simpatie intorno alle “vittime”. L’idea , per esempio, che in Italia, senza una legge sulle unioni civili, fosse possibile avere gli stessi diritti di una coppia regolarmente “sposata” (seppur civilmente) è affascinante, ma purtroppo errata ed ha contribuito non poco a screditare l’attendibilità di chi la sosteneva.
    Su questo link
    http://www.infodata.ilsole24ore.com/2016/06/07/legge-cirinna-si-alle-unioni-civili-e-alle-convivenze-di-fatto-ancora-escluso-il-tema-delle-adozioni/
    c’è una adeguata scheda di confronto su ciò che , nella vita pratica di tutti i giorni , è cambiato con la legge Cirinnà, rispetto ad una coppia di fatto o al “nulla”. Ignorarlo esponendosi a giuste critiche e quindi perdere credibilità verso tutti, il che è una danno per chi fa dellla Verità la sua arma.
    Ora resta però da capire perchè parroci e vescovi debbano mettere queste coppie al centro della loro azione pastorale, addirittura lasciandoli in posizioni molto pubbliche all’interno della comunità parrocchiale. E’ evidente che questo atteggiamento stride col catechismo, perchè da un lato va bene l’aiuto e l’accompagnamento ma dall’altro non si può dare certo di queste persone il compito di essere “campioni” del cattolicesimo, cosi come il catechismo stesso descrive.
    Non resta che avere fiducia nello Spirito , che ha contribuito all’elezione di Papa Francesco, e che di certo conosce il “bene” meglio di quanto noi, con le nostre razionalità umane riusciamo a fare. Di certo la Chiesa non è una entità politica che debba rispondere ad altro elettore che non sia il Signore stesso e , al di la delle critiche da una parte o dall’altra , il Papa e l’assemblea dei Vescovi hanno il diritto/dovere di lasciarsi coraggiosamente guidare anche dallo Spirito nella sua gestione, dovendo proiettare la Chiesa stessa verso la Verità vera, correggendo le digressioni da qualunque esse vengano

    • non so a quale equilibrio o tradizione ci si possa rifare in merito alla questione omosessuale.

      resta che S.Paolo in romani 1,18-32 è piuttosto chiaro.

      • Se è per questo sul Vangelo c’è anche scritto che “Se uno viene a me e non odia suo padre e sua madre, moglie e figli fratelli e sorelle e perfino la sua propria vita, non può essere mio discepolo” ( Lc 14, 26-27).
        Il termine odiare è anche esso piuttosto chiaro. Poi magari però questi termini sono stati nei secoli spiegati dalla Chiesa nel loro significato profondo.
        Se leggi Bibbia e Vangelo alla lettera ….

        • Se è per questo sul Vangelo c’è anche scritto che “Se uno viene a me e non odia …

          Fai bene a citarlo, perché quel passo di Vangelo è di facile interpretazione: basta verificare che “odia” vuol dire “ama di più”. È il perfetto passo della parola di Cristo per disinnescare il “love is love” (già ridicolo di suo). Vale anche per gli omosessuali: se “amano” (termine che peraltro è contestabile) qualcuno più di Cristo, non sono degni di Cristo. E per amare Cristo non si può praticare l’omosessualità, come è chiaramente scritto in vari passi delle Scritture e confermato dal Magistero.

          Dovremmo invece dare retta a te, che ti bevi alla lettera le balle del Sole24Ore?

          • Da un commento di Padre Cantalamessa:

            «Precisiamo subito una cosa. Il Vangelo è, sì, a volte, provocatorio, ma non è mai contraddittorio. Poco oltre, nello stesso Vangelo di Luca, Gesù richiama con forza il dovere di onorare il padre e la madre (cfr. Luca 18 20) e, a proposito di marito e moglie, dice che devono essere una sola carne e che l’uomo non ha diritto di separare quello che Dio ha congiunto. Come può dunque, dirci, adesso, di odiare il padre e la madre, la moglie, i figli e i fratelli?
            Per non vedere lo scandalo dove non è, bisogna tener presente un fatto. La lingua ebraica non possiede il comparativo di maggioranza o di minoranza (amare una cosa più di un’altra, o meno di un’altra); semplifica e riduce tutto a amare o odiare. La frase: “Se uno viene a me e non odia il padre e la madre…”, va dunque intesa nel senso: “Se uno viene a me, senza preferirmi al padre e alla madre…”. Basta, per rendersene conto, leggere lo stesso brano nel Vangelo di Matteo dove suona così: “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me” (Matteo 10,37).
            Ma con questo non abbiamo tolto al brano la sua carica provocatoria, che resta intatta. Gesù chiede che l’amore per lui passi avanti a tutti gli altri amori, sia a quello per le persone care (padre, madre, moglie, figli, fratelli e sorelle), sia a quello per i propri averi. E non si tratta solo di amarlo, quantitativamente, “un po’ di più delle altre cose”, ma di un amore qualitativamente diverso e a parte. San Benedetto, che lo aveva capito, ha lasciato ai suoi monaci il motto: “Nulla assolutamente anteporre all’amore per Cristo”.»

            D’altronde “…chi vorrà salvare la propria vita*, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà.” Marco 8,35

            Luca infatti termina l’elenco del “chi non odia” con “e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.”… ci siamo dentro tutti quindi.

          • Esattamente come ho scritto nel primo post, è impossibile parlare di questo argomento senza dividesi in bianchi e neri. La tua frase (“Dovremmo dare retta a te che ti bevi alla lettera la balle del Sole24Ore”) va proprio in questo senso, cioè di impedire ogni forma di dialogo e comprensione reale del problema, e limitare tutto a “buoni e cattivi”, “giusti e sbagliati”, con buona pace della “Verità” ed affermazione della para-verità che tanto ama chi sa vivere solo di certezze non avendo il coraggio di convivere con qualche dubbio.
            E’ anche possibile che lo schema allegato all’articolo del Sole24Ore sia inesatto in alcune sue parti, ma di sicuro è impossibile che sia sbagliato in tutte le sue parti, ed in ogni caso dovresti indicare dove è che è sbagliato invece di offendere chi, lecitamente e pacatamente, lo ha citato.

      • @Vale
        Leggo e rileggo questo suo intervento e non so davvero interpretarlo, o meglio, vorrei non doverlo interpretare.
        Lungi da me il fare la vittima incompresa, ma trovo che il post di Mentelibera65 sia, soprattutto nella prima parte corretto: quanto gli uomini di Chiesa hanno contribuito a porre le basi di un rapporto con il “mondo omosessuale” che è ormai inconciliabile nell’immaginario collettivo (tempo fa scrissi tra queste pagine che spesso mi sento chiedere come sia possibile per me continuare a credere)?

        • @Luigi igiuL,

          ciò che non comprendo bene è cosa dovrebbe esserci da “conciliare” con il “mondo omosessuale”?

          Prima di tutto perché questa realtà dovrebbe porsi come un “mondo” quasi fosse una realtà “alternativa” al vivere?
          C’è un solo vivere dell’Uomo e c’è una sola “conciliazione” da compiere: quella con Dio!

          E per dirla alla San Paolo “Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio.”

          Non è certo Dio che non ha desiderio di riconciliarSi con l’Uomo, tanto che ha dato la vita di Suo Figlio Gesù Cristo per questo, ma dipende dall’Uomo.
          E come si riconcilia l’Uomo con Dio se non per mezzo di Cristo e grazie alla Sua Chiesa? Lasciandosi convincere di peccato, sentendo il peso del peccato, provandone rimorso (sino al ribrezzo), chiedendo e ricevendo il Perdono di Dio attraverso i Suoi Ministri e cambiando vita. Con i tempi e le forze che Dio concede all’Uomo nell’azione dello Spirito Santo.
          Tutte le altre “riconciliazioni” sono chimere o inganni.

          Perciò non possimo trovare tutte le ipotetiche (e talvolta reali) scuse, in forze esterne che ci hanno indebolito o anche fatto sentire emarginati o più soli o persino perseguitati, ma la responsabilità e la scelta rimane nostra (le cause esterne il Signore le terrà in debito conto, ma sarebbe da stolti adagiarsi su queste).

          Quindi il probelma non è – come taluni ti domandano – come continuare a credere (anche i demoni “credono” in Dio), ma come continuare a vivere, dicendo di credere, in situazioni che di fatto contraddicono ciò che dico di credere.
          O che peggio, pretendono affermare come verità ciò che vero non è, come sano ciò che è malato, come nobile ciò che è ignobile, come giusto ciò che è iniquità.

          Affermo di credere ad una Chiesa Santa e Cattolica, ma non seguo e non obbedisco in ciò che insegna.
          Affermo di credere allo Spirito Santo ma lo “intrististico” (come usava dire) e lo allontano da me con il mio peccato.
          Affermo di credere nella resurrezione di Cristo, ma di fatto cosa ha a che fare con me questa Sua Resurrezione?
          Cosa conta la Sua vittoria sulla Morte e sul peccato, se nel peccato continuo a vivere o in esso mi adagio, perché è molto più semplice e meno doloroso rinunciare al combattimento (ne abbiamo gia discusso), piuttosto che implorare la Sua Potente alleanza e partecipare al (doloroso a volte) conflitto, sapendo che Lui è il Forte e l’Eroe, non dubitando mai della Sua Vittoria, certo che se mi lascerà ancora talvolta “sotto assedio” del nemico, è solo perché non vuole che io abbandoni la Sua Alleanza.

          Perché alla fine (già si è citata quata parola), se cercherò di salvare la “mia” vita, i miei ipotetici beni o il mio ipotetico “star bene”, i miei affetti, i miei pensieri, sino alle mie storture e debolezze, inevitabilmente la perderò!
          Se difatto non con le mie parole (anche quelle contano) ma con la mi vita, avrò rinnegato Cristo, il Suo insegnamento (che Unico e Vero ritrovo solo nella Santa Chiesa Cattolica),cosa conterà dire “Signore, aprici. Ma Egli vi (ci) risponderà: Non vi conosco, non so di dove siete.”!

          E’ che abbiamo perso il senso di ciò che c’è in gioco… la Vita Eterna (o la dannazione eterna).
          La vita – per lo meno quella del credente – non è questioone di “equilibri” o di “equilibrismi”, già di per sé forieri di cadute che possono aprirsi all’abisso, ma di buttarsi completamente in Dio (con tutto ciò che comporta ed è necessario).

  25. salve
    dalle mie letture ( Le Guerre Anglo-Boere di Alberto Caminiti economica Frilli ed) risulta che Baden-Powell fosse pure pedofilo e che gli scout nacquero come portaordini nelle guerre boere vistl che, i boeri, a differenza degli inglesi, non sparavano sui bambini (tra l’altro i campi d sterminio furono inventati, dagli inglesi proprio in quelle guerre).
    Da sempre ho notato questo: le famiglie “catto” progressiste mandano i figli negli scout, quelle cattoliche nell’ACR con la dichiarazione palese: almeno negli scout non rompono le palle con religione e preghiere.
    Avvenire, ormai è un clone di repubblica come, del resto, famiglia (ex) cristiana e, su Francesco nutro forti dubbi sulla sua ortodossia visto che è sempre ambiguo e sfuggente su tutti i temi o a domande dirette …
    saluti
    Piero e famiglia

    • Ecco il “salomonico” giudizio tranciante, che mette tutti al loro posto! Se ne sentiva l’esigenza…

      • salve
        se ti riferisci a me, ho solo riportato quanto di mia conoscenza personale che, non è certo Vangelo, sia ben chiaro.
        Non ho dato giudizi difatti ho scritto: ho sempre notato riferito alla mia cerchia e su Francesco nutro forti dubbi ma, sono dubbi miei 8che spero di poter esternare).
        Se ho dato adito a incomprensioni mi prendo tutta la colpa che, del resto, non può essere che mia.
        saluti
        Piero e famiglia

      • Continuo a ritenere che lo scoutismo di Baden Powell, nato nel solco di quelle “radici cristiane” rifiutate dall’Europa, confermate nello stile di vita richiesto a ragazzi e adulti scout, resta un’ineguagliabile strumento educativo e non ha alcuna finalità “filantropica” (se non per quell’invito in Souting for boys: “While you are living your life on this earth, try to do something good which may remain after you.”)
        Permanendo quelle robuste radici di civiltà forgiate dal cristianesimo, irrorate dalla grazia della fede cattolica, appare quindi particolarmente sconcertante ciò che è potuto accadere.
        Evidentemente le radici sono avvizzite, quanto alla fede… mah!

    • Grazie Piero per aver soffiato un po’ sul focolare delle maldicenze, abbiamo alzato il livello

  26. Beh, se il giornale dei vescovi afferma questo ed i vescovi stanno zitti ed acconsentono, chi siete voi per giudicare?
    La Chiesa cattolica va verso la riconciliazione con il secolarismo: e’ il progresso bellezza e nessuno lo fermera’.
    Quanto agli scout, ebbi una discussione con loro proprio sull’erotismo omosessuale, vent’anni fa. Non e’ cambiato nulla da allora, se non che queste faccende le affrontano pubblicamente. Dio scrive dritto sulle righe storte degli uomini, gli uomini scrivono storto sulle righe storte, evidentemente.

  27. Non so se le radici dello scoutismo fossero o no buone, ma a me sembra solo un episodio della tempesta distruttrice che si sta abbattendo sulla Chiesa.

    • @PieroValleregia

      Una sola precisazione sulla guerra boera: “campi di concentramento”, non “di sterminio”, direi. Giusto?

      • … l’autore parla di sterminio: vi erano detenuti solo donne e bambini in condizioni tremende, il tasso di mortalità fu altissimo.
        Fu l’unico modo di fiaccare e sconfiggere i boeri, toccargli le famiglie … dalla quarta di copertina: solo con l’ìisitituzione dei campi in cui furono internati donne, vecchi e bambini boeri (ne morirono a migliaia) e con l’uso della ferocia tecnica della terra bruciata (vennero dati alle fiamme fattorie e raccolti per poratre i boeri alla fame) …
        D’altronde gli americani fecero lo stesso con gli indiani, sterminandone 200 milioni in modo sistematico e scientifico; il caporale austriaco non ha inventato nulla
        saluti e buon fine settimana
        Piero e famiglia

        • @pierovallergia

          gli americani fecero lo stesso con gli indiani, sterminandone 200 milioni in modo sistematico e scientifico

          ma va là… per es.un libro,tra gli altri, di d.stannard “olocausto americano” bollati boringhieri torino 2001 parla d 114 milioni in 500 anni e in tutta l’america-per cui incluso il centro e sud america.i e la maggior parte per malattie ( importate dall’europa,ma ne morivano anche gli europei,tipo vaiolo.)

        • Un campo di sterminio è tale se è stato progettato con lo scopo esplicito e primario di uccidere i suoi occupanti. Tali erano i campi di sterminio nazisti, con tanto di ottimizzazione scientifica per essere più efficienti. Un campo di concentramento può causare la morte dei suoi occupanti per condizioni incontrollabili e/o per disinteresse dei carcerieri nei confronti dei prigionieri. L’intenzione, dal punto di vista morale, fa una bella differenza (anche se sono mali morali entrambi, gravi, c’è una differenza di intensità). Ovviamente tra i due estremi possono esserci anche gradazioni intermedie.

          Per esempio, Campopisano a Genova era un campo di concentramento: vi furono detenuti i prigionieri pisani catturati dopo la Battaglia della Meloria. Mi risulta che la grande maggioranza vi morì di stenti e malattie (circa diecimila in dieci anni), si salvarono solo quei pochi per cui le famiglie riuscirono a pagare un riscatto. Ma non credo che le intenzioni iniziali della Repubblica fossero quelle di ammazzarli tutti: sennò li avrebbero buttati a mare subito, nel tratto di mare lungo la rotta di ritorno a Genova, senza tanti complimenti.

          • … stesso scopo avevano gli inglesi contro i boeri: sterminarli.
            Idem le “giacche azzurre” e i loro governanti.
            Comunque, anche se ne avessero ucciso solo uno in quel modo è l’idea che è orrenda; se proprio devo morire almeno che io possa soccombere combattendo.
            saluti e fine del mio FT (fuori tema)
            chiedo scusa all’amministratore ma un tempo ero soprannominato “il dottor divago”: iniziavo a parlar di pesche e finivo con i carri armati, passando per il campionato di calcio scozzese …
            Piero e famiglia

            • Anch’io mi scuso per la “divagazione”.
              La questione sollevata è controversa, oltre che davvero complessa.
              In passato sono state mosse esplicite accuse a Baden-Powell di aver deliberatamente provocato la morte per fame di afrikaner e nativi nella difesa di Mafeking. La fonte principale è stata l’opera di Thomas Pakenham “The Boer War – Weidenfeld and Nicolson 1979”.
              Ma, in seguito a ricerche successive, lo stesso grande storico riconobbe l’infondatezza delle accuse (“The Siege of Mafeking” – The Brenthurst Press 2001)
              In un’articolo apparso sul Guardian nello stesso anno, “Mafeking revisited”, Justin Cartwright così infatti si esprimeva:
              “…the situation is complex, but it is almost certainly true that there was no deliberate policy of starvation, let alone genocide.”
              Anche precedentemente, in un articolo (Boers and Britons) apparso 30 Settembre 1999 su The Economist, sempre Thomas Pakenham, senza negare le colpe britanniche, ricordava che:
              “Apartheid theologians argued that South Africa was the Boers’ promised land, and that any roughness used to maintain control of it was therefore divinely sanctioned.
              Black scouts working for the British army, if captured by the Boers, were often castrated before being shot. Boer women and children in concentration camps may have received miserable rations and poor medical care; their black servants fared even worse. Researchers are starting to rediscover the sites of the black concentration camps, where perhaps 20,000 died.
              Granted, the Boers treated blacks abominably. The Great Trek had been in part a flight from British laws banning slavery.

              Un caro saluto.

              • Una piccolissima precisazione, Antonio.

                Le mie critiche a Baden-Powell, per il ruolo svolto a Mafeking, esulavano da quanto ricordi tu. Sono a monte le sue colpe, essendo egli a Mafeking esplicitamente per provocare il “casus belli” necessario. Particolare, questo, su cui in AGESCI pudicamente sorvolano:
                http://www.agesciroma84.org/public/wp/?page_id=361

                Ma del resto, il ricordo del presunto fondatore – che, almeno per lo scoutismo cattolico italiano, non fu il generale inglese – sfiora talora il culto della personalità:
                http://www.sanvito1.org/chi-siamo/il-fondatore

                Sul resto taccio, essendo ormai divenuto verità di “fede” il programma del terrorista Nelson Mandela.

                Ciao.
                Luigi

                • Luigi
                  Certamente il doloroso fallimento sul campo di battaglia, lo scontro diplomatico con Kruger e la scoperta dell’oro in Transwall accesero le brame di rivincita dell’impero, e una 2° guerra anglo-boera risultò agli inglesi nei fatti necessaria.

                  Restava però forte la paura di un’ulteriore (e definitiva) sconfitta, così Mafeking fu un abile stratagemma per bloccare una parte consistente di truppe boere nell’assedio di una città di secondaria importanza.

                  Ho quindi un sospetto: che sia anche per questioni storiche come queste, che indirettamente legano la nascita dello scoutismo a una guerra dove volontà di dominio e necessità difensive si confondono sui due fronti, che le associazioni scout hanno smania di accreditarsi tutte come pacifiste, terzomondiste e ora pure omosessualiste?
                  Un caro saluto.

  28. Pienamente d’accordo su quello che hai scritto. Ma l’avvenire è un giornale cattolico? Anche la posizione sul caso del bambino inglese non è stata chiara. Sembrava più propendere verso le affermazioni di D’Agostino accanimento terapeutico che non su quelle di mons. Sbreccia eutanasia. E che dire su un articolo comparso la settimana scorsa sulla Corea del Nord in cui c’era una esaltazione di quel regime. Grazie per quello che fai per la Chiesa. Stefano Santoru

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