I soliti vecchi inganni

di Costanza Miriano

di Costanza Miriano

L’altro giorno in edicola mi è caduto l’occhio sulla copertina dell’Espresso, che annunciava il ritorno dei maschi. La cosa ha acceso una scintilla, minuscola, di speranza in me, e andando contro i miei più radicati principi morali – non finanziare il gruppo editoriale – ne ho comprata una copia. Magari, mi sono detta, scriveranno che gli uomini hanno ricominciato a essere virili, a proteggere, sostenere e dare la vita per le donne, a fecondare il mondo, a generare figli, a prendersi responsabilità, a fare da muro che recinta e sostiene, a capire le paure e le ansie delle loro donne che sono rimaste incinte, ascoltarle e poi dire “no, questo figlio non lo ammazzeremo, ma ce ne prenderemo la responsabilità insieme, e lo cresceremo meglio che potremo”, come dovrebbe un vero uomo. Le speranze sembrano non morire neppure quando dalla copertina passo alla prima pagina dell’articolo. C’è un bicipite disegnato, e, in tempi di rammollimento generale, mi pare già qualcosa.

E invece niente, niente di nuovo. Dovevo saperlo: il bicipite era simbolo di cattiveria, perché oggi tutto quello che sa di forza è negativo. Oggi va di moda la mollezza, la sfumatura, la fluidità. Comunque, nessuna notizia. Una di quelle inchieste estive fatte per riempire i giornali quando non c’è altro da dire, o non si vuole dire quello che ci sarebbe. La solita lamentela sui maschi sfruttatori e le donne trattate da contenitori. Si parte dalle militanti del Pd che tengono l’ombrello ai compagni maschi. A nulla vale la dichiarazione di una studentessa che teneva l’ombrello e affermava di non sentirsi affatto offesa: quell’immagine addirittura metterebbe terrore, secondo Valeria Parrella, autrice del primo degli articoli, che per me ha il grave limite di mettere tutto sullo stesso piano: il fertility day e chi fa firmare le dimissioni in bianco alle lavoratrici per cautelarsi in caso di gravidanza. Si tratterebbe di un modo di trattare le donne come un contenitore. Un modo così ideologico di procedere non aiuta nessuno. Il fertility day è stata una campagna, magari discutibile nei toni, ma comunque volta a sollevare un problema oggettivo: le donne italiane sono quelle che fanno meno figli in assoluto in tutto il mondo, meno ancora che in Giappone. Le dimissioni fatte firmare sono prima di tutto un reato, e un’offesa contro le donne e i loro bambini.

Il problema dunque non è la cultura maschilista: chi fa firmare le dimissioni in bianco non è un maschilista ma il più delle volte un evasore fiscale e uno che non vuole farsi carico della maternità. Il problema non è il maschilismo ma il fatto che della maternità dovrebbe occuparsi la previdenza totalmente, e che tutti i contratti dovrebbero essere regolari (questa sì che sarebbe “dire qualcosa di sinistra”). Le donne non vogliono liberarsi dei figli, solo che di solito se ne rendono conto solo a un certo punto della vita, dopo essersi bevute i falsi miti del femminismo, della liberazione sessuale, dell’autonomia lavorativa. I fatti dicono che quasi tutte le donne italiane vorrebbero fare più figli di quanti in realtà ne fanno, e spesso si accorgono di questo quando è troppo tardi, perché la donna non è un contenitore, ma nemmeno si può totalmente autodeterminare: la natura ha delle regole. I fatti dicono che siamo le mamme più vecchie del mondo. Abbiamo quasi tutte il primo figlio dopo i trenta anni, quando la medicina impone di scrivere sulla cartella clinica “primipara attempata”. Questa è scienza, questo è un fatto. A una certa età la fertilità precipita, aumentano in modo esponenziale i rischi di problemi al bambino, sia genetici che legati a complicazioni della gravidanza. È la natura che ci tratta come contenitori, che non tiene conto delle nostre emozioni e dei sentimenti? È la natura, e basta. È un fatto.

Se, poi, secondo l’inchiesta de l’Espresso, è un atteggiamento maschilista quello dell’obiettore che nega la pillola del giorno dopo a una ragazzetta di sedici anni, vorrei far notare che: 1) sono tantissime le ginecologhe e anche le farmaciste, femmine a tutti gli effetti, che fanno obiezione di coscienza, e non perché maschiliste, ma perché amano le donne e le madri; 2) almeno la metà dei figli uccisi in grembo alla madre sono bambine. Loro chi le difende?

È profondamente sleale mettere sullo stesso piano chi difende la vita, e le bestie che fanno sesso con le schiave sulle nostre strade. È sleale, e ancora una volta non tiene conto della realtà. Io forse avrò un punto di vista parziale, anzi, sicuramente è così. È il mio punto di vista soggettivo, ma io conosco quasi solo donne che amano gli uomini, che cercano di valorizzarli, che non se ne sentono sfruttate, che sono grate ai loro uomini che le hanno rese madri e che continuano a prendersi cura dei figli. Che fanno fatica, certo, perché è difficile capirsi, accettarsi, volersi bene, ma non è questione di rivendicazioni.

Quanto all’emergenza della violenza sulle donne è roba per telegiornali, non è la verità, e non è confermato dalle statistiche. La violenza c’è, certo. Ma non è in aumento, anzi per fortuna in diminuzione. Sebbene anche un solo caso sia troppo, un solo uomo che uccide merita già tutto il dolore e la condanna, non è vero che i casi siano in aumento, e siamo comunque il fanalino di coda in Europa, e per una volta essere ultimi è una bella cosa. Nei paesi scandinavi, i pionieri della parità di genere, le violenze sessuali e le violenze tout court sono molto, molto più frequenti. Per forza: non è scendendo sul piano della misurazione dei rapporti di forza che se ne esce, perché l’uomo è innegabilmente più forte fisicamente e reagisce con la forza fisica – sbagliando, sottolineo mille volte – alle manifestazioni di dominio femminile, che sono in un’altra sfera, non quella fisica ma quella psicologica (la donna l’uomo se lo rigira come vuole, se vuole essere maliziosa e sleale).

È solo uscendo da questa logica di chi comanda che si può imparare a essere reciprocamente al servizio. “Il vero problema è che non cambia mai nulla” fa eco la Saraceno qualche pagina dopo. A parte che non mi pare. A forza di berciare, di ottenere il diritto di uccidere figli, a forza di cercare di convincere le donne che stare otto ore al giorno chiusa in qualche posto alle dipendenze di un lavoro sia comunque, a prescindere da tutto, necessariamente e sempre, meglio che fare la madre, le italiane sono quasi definitivamente cadute nell’inganno. Quindi non mi pare che non cambi niente. Ma se qualcosa resiste, se qualcosa rimane “ancora da cambiare”, magari è perché la vostra battaglia non è quella di tutte le donne. Se ci sono donne come me e come tutte le mie amiche e conoscenti che non hanno rivendicazioni da fare, che sono contente, magari, se serve, di rammendare calzini tra un aereo e l’altro, senza complessi, è perché prenderci cura è la cosa che ci piace di più fare. È perché amiamo le persone che abbiamo intorno, o cerchiamo di amarle meglio che possiamo.

Ecco, perché la Aspesi, che scrive il solito articolo contro il potere maschile, che definisce inconcludente e verboso – condivido – perché una volta non scrive anche per difendere le tante tantissime donne (la maggioranza?) che vorrebbero scegliere quanto tempo dedicare alla famiglia? Perché tutte dovremmo desiderare una vita come la sua, che non ha avuto figli, ma una luminosa, stupenda carriera? Io, personalmente, sono contenta per lei, non la giudico, non so niente del suo percorso – quanto sia stato scelto, quanto sia semplicemente avvenuto – ma perché mai quelle del “se non ora quando” non scendono mai in piazza per tutte le mie amiche commesse, impiegate, bariste, parrucchiere e via dicendo, che non vogliono le quote rosa nei consigli d’amministrazione ma più tempo per i loro figli? Che hanno dovuto lavorare non perché fosse gratificante (per alcune lo è, per altre no) ma per necessità? Qualche volta, poi, hanno pensato anche alle donne come me che amano il loro lavoro, ma che vorrebbero poterlo gestire in modo diverso, dedicandosi di più ai figli? Ho letto in un’intervista, bellissima, di Annalena Benini a Valeria Parrella, che peraltro trovo bravissima, che lei quando scrive non sopporta più nessuno, dice proprio così, si allontana da tutto e da tutti e scrive. Sono contenta per lei, ma non tutte possono permetterselo. Io per esempio posso scrivere solo dopo aver fatto tutto il resto – il mio lavoro, la mamma, tante cose perché i figli sono quattro e anche se ho un marito super bravissimo le cose sono sempre tante – quindi finisce che mi posso concentrare sulle mie cose solo dalle 2 alle 5 di notte, quando la mia famiglia dorme. Alle 6.40 mi sveglio (anche se dire che sono sveglia è una parola grossa). So che questo è un problema mio, e sono io che desidero scrivere e ho l’enorme privilegio di poterlo fare. Ma non tutte hanno questo privilegio. Comunque, era solo per dire che tante donne di oggi lavorano non per gratificazione come ci ha fatto credere tutta la nefasta propaganda femminista, ma lavorano portando pesi enormi, e senza la possibilità di scegliere tempi e modi nelle diverse fasi della vita – i figli piccoli, le generazioni precedenti che hanno bisogno di aiuto, o magari anche il desiderio di fare altro per brevi periodi.

Ecco, forse è ora di uscire da questa logica maschi femmine. Noi rifiutiamo fermamente le rivendicazioni femministe. Il sessismo non c’entra niente. Siamo diversi, e abbiamo desideri diversi. La Parrella e la Aspesi e la Saraceno e le altre devono sapere, almeno, che non rappresentano tutte le donne. Non me. Non le donne in carne e ossa che incontro tutti i giorni. Rappresentano una elite intellettuale, che fa bene a rivendicare i suoi desideri, perché anche quelli hanno diritto di cittadinanza. Solo che non sono i nostri.

Noi desideriamo imparare ad amare sempre più, sempre meglio, convinte che la capacità di fare spazio all’altro non sia affatto debolezza, ma al contrario forza. Non vogliamo difenderci dagli uomini, ma difendere loro dal loro egoismo. Vogliamo essere difese da loro nella nostra fragilità. Sappiamo di avere bisogno gli uni delle altre, e sappiamo che il bisogno non è un male, è semplicemente la nostra verità. Noi vogliamo difendere la vita sempre, comunque, quando è piccolissima e fragile, anche quando è inopportuna, perché siamo certe che dalla cavità che ci riempie saremo capaci di tirar fuori la forza per sostenere qualsiasi vita ci sarà chiesto di nutrire, anche quando “non è il momento”. Ecco, che le femministe facciano le loro battaglie. Solo, sappiano che non sono quelle di tutte le donne.

***

leggi anche Quando eravamo femmine

59 Responses to “I soliti vecchi inganni”

  1. Io 23 anni, mia moglie 19 il primo figlio, dopo 3 anni il secondo.
    Siamo cresciuti insieme a loro, giocando con loro, dividendo con loro ogni giorno della nostra vita nonostante dopo 2/3 anni anche mia moglie iniziasse a lavorare.
    Sono passati tanti anni ed oggi non ci rimane altro, visto che i nostri figli hanno preso la loro strada, che gioire quando specialmente in spiaggia vediamo una “futura” mamma arrivare con il suo bel pancione o una “già” mamma portarsi dietro il frutto del pancione.
    Qualche sacrificio, se così si può chiamare il tempo dedicato ai propri figli e non agli amici, alla gita fuori porta ecc, ecc, e la vita ti ricompensa per quello che hai fatto.

  2. come al solito cristiana lucidità sommata a puro buon senso!
    Brava Costanza!

  3. ascoltarle e poi dire “no, questo figlio non lo ammazzeremo, ma ce ne prenderemo la responsabilità insieme, e lo cresceremo meglio che potremo”. Proprio una bella frase da sentire per molte donne che come me sono state brutalmente violentate.Ho odiato quel bambino dal profondo del mio cuore, e tutte le volte che il mio ragazzo diceva questa frase , mi sentivo presa in giro , sia per il poco sostegno , sia perché detto da uno che ha avuto la sfortuna di avere questa orribile esperienza … Alla fine è avvenuto un aborto spontaneo , subito dopo un emorragia e un infezione all’utero ( come se di problemi non c’è ne fossero stati troppi) . Ho provato a chiedere aiuto alle istituzioni, anche a quelle religiose , ma sono sempre stata respinta e nemmeno le sedute dallo psicoloro funzionano .Rivivo ogni giorno quel trauma ( dello stupro ).In più , deluso dagli scarsi risultati , il mio ragazzo mi ha mollata , dichiarandomi un caso perso . Ancora adesso so provando a cercare aiuto , senza nessun tipo di risultati.

    • Carissima, credo che solo l’amore di Cristo possa guarire le nostre ferite più profonde. Spero di non averti incontrata dal vero e di non essere stata una “controtestimonianza”, una cioè che ti ha fatto dubitare dell’amore di Dio per te. Se mi scrivi in privato, anche con un account anonimo, ti mando il pdf di un libro che per me è stato illuminante, Il mistero della donna, e che purtroppo è fuori commercio.

    • @little angel, non ti dirò parole o altro ma dato che cerchi ancora aiuto, io sulla mia esperienza (che ovviamente non può essere la tua) potrei proporti una strada (vedremo-vedrai se praticabile)…

      Se scriverai a Costanza, chiedile se credi la mia mail (non è difficile arrivarci anche da qui…), nel metre pregherò perché tu possa incontrare Chi può dare un senso alle tue sofferenze e riconciliarti con la tua storia.

    • Piccolo angelo,

      appena puoi esci per strada ed entra nella prima chiesa che incontri. Cerca la statua della Beata Vergine che c’è di sicuro, magari un po’ nascosta.
      Dille che non ce la fai più. Dille che il peso è troppo, ormai. Dille che niente ha più senso. Dille che lasci ai suoi piedi il tuo dolore, che lei saprà cosa farne.

      Ciao.
      Luigi

  4. A proposito di quel che scrivi, quando ero incinta del mio primo figlio, 31 appena compiuti, rimasi perplessa, e pure un po’ offesa, quando la ginecologa scrisse sulla cartella clinica “primipara attempata”. Ero la prima delle mie amiche ad aspettare un bambino, mi sentivo una pioniera ma ora so che,se tornassi indietro, comincerei a fare figli molto prima. Solo che indietro non si può tornare.

    • Concordo con te…..io la mia seconda figlia ha vissuto solo 23 anni……non è facile eppure devo andare sempre in avanti, so che un giorno la rivedrò …..

  5. Condivido questo bell’articolo. Quattro figli li ho anch’io. Mia moglie fa un po’ fatica, cioe’ fatichiamo assieme ma c’est la vie. Certo come dice la Miriano un inganno di fondo esiste, quello di proporre alle donne ma anche agli uomini, un modello di vita molliccia, solitaria e di finta pace quotidiana, all’occidentale. Avevamo in tasca (e nel cuore spero) la grande arma che tutti i giorni ci apriva gli occhi di fronte agli squallori, una semplice Ave Maria del mattino e della sera, ma abbiamo ritenuto che fosse roba superata e antica. Bene! Guardiamo che razza di Italia e di Europa stiamo imbastendo con i nostri ingannevoli desideri, a partire dalla famiglia, prima cellula fondante della societa’.

  6. Sono del ’69 e tanti come me hanno una figura di uomo nel cuore. Quando leggo articoli come questo mi vedo apparire il nostro grande amato papa Carol Woytila, che con fare di padre alza il dito verso l’alto dicendo con voce potente “Ve l’avevo detto !”. Spero pero’ che ci possa sempre dire anche “Non abbiate paura”. Questa e’ veramente l’ora di rimboccarsi le maniche e scegliere da parte stare.

  7. grazie a Costanza, come sempre, aspettavo qualche suo scritto, che condivido in pieno… grazie
    a “little angel”: come sono triste pensando alla tua esperienza… credo che ho un’unica cosa da fare, pregare la Madre di Dio per te, che ogni sofferenza sa accogliere e curare
    Catherine

  8. Condivido in pieno: anch’io non mi sento rappresentata dalle varie Aspesi, Saraceno e Parrella e mi arrabbio quando parlano dicendo ” le donne”. Ho avuto tre figli (il primo dei quali molto “speciale”!) e mi sono occupata dei genitori anziani, senza per questo rinunciare ad un lavoro (amatissimo e gratificante!), ma facendo tanta, tanta fatica insieme a mio marito. Non rimpiango neanche un minuto della mia vita di sposa, di madre, di lavoratrice, ma certo noi donne che non vogliamo rinunciare, come è nostro diritto, né al matrimonio, né ad essere madri, né a lavorare, avremmo bisogno di aiuti veri, in primis asili, assistenza per i disabili e gli anziani, leggi che fossero veramente dalla nostra parte…
    Un pensiero a Little Angel: peccato che tu non abbia incontrato qualcuno capace di aiutarti veramente, pur avendolo cercato! La tua esperienza conferma che spesso questo “non è un mondo per donne”, ma non per questo dobbiamo arrenderci. Un abbraccio

  9. “È profondamente sleale mettere sullo stesso piano chi difende la vita, e le bestie che fanno sesso con le schiave sulle nostre strade”

    Le quali bestie, per la verità, non sono più bestie delle madri che assassinano i loro stessi figli con l’aborto.
    Gli uni come le altre sono esseri umani, figli e figlie di Dio, e la condanna del gesto non dovrebbe impedire di cercare di capirne le motivazioni.

    Cosa che comunque di solito si cerca di fare, anche da parte di chi è contrario all’aborto, con le madri che compiano un simile gesto.
    Non so perché nessuno o quasi ci provi, invece, con gli uomini che si accoppiano con le schiave sulle strade, piuttosto che con chi uccida la moglie che vuole divorziare (perché nella quasi totalità dei “femminicidi” si tratta, in realtà, di uxoricidio).
    Se non per amore verso il prossimo, almeno per cercare di impedire il ripetersi di simili comportamenti.

    Inoltre, se fossero bestie, tanto le azioni degli uni quanto delle altre discenderebbero da mero istinto, e non da una scelta della volontà.
    Invece la natura degli uomini e delle donne è esattamente all’opposto di quanto lascerebbero immaginare simili comportamenti. Come la vocazione delle seconde è la maternità nel suo più significato più ampio, così la missione dei primi è la difesa di tutto quanto è debole, piccolo, umile, silenzioso e modesto…

    Purtroppo quest’ultimo compito è ormai reso difficilissimo dal fatto che la società occidentale è femminea quante altre mai nella Storia (ho scritto femminea, non femminile).
    Infatti la frase:

    a capire le paure e le ansie delle loro donne che sono rimaste incinte, ascoltarle e poi dire “no, questo figlio non lo ammazzeremo, ma ce ne prenderemo la responsabilità insieme, e lo cresceremo meglio che potremo”

    dovrebbe essere resa più correttamente con “no, questo figlio non lo ammazzi, ma ce ne prenderemo la responsabilità insieme”; avendo in merito la legge italiana tolto ogni possibile capacità decisionale al padre.
    Una volta sradicata la pianta della virilità, inutile attenderne i frutti…

    Ciao.
    Luigi

    P.S.: il mio intervento è assolutamente generale, non sto criticando nessuno. Purtroppo tutti risentiamo, magari inconsapevolmente, del clima imperante; il che la dice lunga sulla gravità della situazione.
    Se poi dovessi passare per il solito pignolo rompiscatole che cerca il pelo nell’uovo, pazienza e scusatemi 😀

    • La penso esattamente come te. Ho usato la parola “bestie” perché è il termine scelto dalla Parrella, e si riferisce al fatto che le nigeriane a cui alludeva nell’articolo erano schiave. Quanto al perché dell’uxoricidio e al permanere della prostituzione, anche io penso che bisognerebbe con delicatezza indagare sulla nostalgia dell’uomo per la donna, ma è un terreno minato e avrei aperto troppe stanze per un solo articolo. E certo, anche io penso che l’aborto sia il gesto più efferato e anche contro natura che si possa fare.

      • “Ho usato la parola “bestie” perché è il termine scelto dalla Parrella”

        Ho messo la postilla finale proprio perché non mi tornava, che l’avessi impiegata di tua scelta. Ora capisco.
        Grazie per aver compreso che il mio intervento non voleva essere inutilmente provocatorio. E grazie, grazie di cuore, per quell’accenno alla “nostalgia dell’uomo per la donna”.

        Scrivine, un giorno, se potrai. Per favore.

        Luigi

    • @Roberto, è proprio bollare certi atti e comportamenti come ad uso delle “bestie” (nel caso dell’aborto no… quello viene ritenuto un “diritto”), che facilita la rimozione sulle “ragioni” profonde, le paure, le fragilità – anche quando sfociano in atti violenti – che minano al cuore l’agire dell’Uomo.

      Così facendo, si evitano domande profonde ed esistenziali alle quali per lo più il mondo non conosce risposta alcuna, così si percorre la strada più semplice, pensando che sono “bestie” diverse da noi (i non-bestiali).

      Oppure si arriva all’assurdo come nel caso del cosiddetto “femminicidio”, a proporre che già in tenera età i maschietti entrino nell’ottica di “capire” cosa significa essere femminucce (come se si potesse capire), scimmiottandole o vestendosi come loro… (sic!)

      Come vedi in questo profondo non-senso, per assurdo tutto ha un senso.

      • Roberto a chi? 😛

        Non so se si tratta di un tuo refuso, oppure c’è davvero in mezzo il commento di un Roberto che io, al momento, non vedo… comunque hai ragione, la violenza è sempre un sintomo evidente di debolezza, fragilità, insicurezza… come diceva un noto refrain pubblicitario di qualche anno (decennio?) fa, “la potenza è nulla senza controllo”.
        Peccato, letteralmente, che l’immagine di sfondo vedesse Carl Lewis in tacchi a spillo… e poi ci si domanda come siamo arrivati fin qui…

        Ma è facile trovare un senso, se sono bestie devono essere schiacciate, come si fa con gli scarafaggi.
        Inutile, ormai, ricordare che la disumanizzazione è il primo passo verso lo sterminio. Lo abbiamo visto nel XX secolo con Ebrei, Kulaki, Armeni… non si può condurre un genocidio, se prima non si è disumanizzato il destinatario… ora ci siamo di nuovo dentro.
        L’odio è la sola logica che conoscano i poteri di questo mondo.

        Felice di risentirti!
        Luigi

        • @Scusa Luigi …nessun refuso, sono proprio io che sono suonato (e forse anche solo un po’ stanco oggi – dalle 7.00 alle 14.00 in pronto soccorso con mio figlio, nulla di grave cmq).

          Ancora scambio i nomi delle mie figlie, quindi non avertene a male 😉

  10. L’ha ribloggato su Felicemente Stanchie ha commentato:
    Gli ultimi viscidi argomenti di Vermilinguo (l’Espresso, Repubblica) prima che la valanga di generazioni tradite dal femminismo li seppellisca https://t.co/PJKmvb5UyV

  11. Secondo la mia esperienza di vita, posso dire che bisogna rinascere per comprendere la violenza fatta alle donne, lo sa Dio e solo Dio le ferite di una donna, ….ma è anche vero che l’amore vero non sempre viene compreso agli uomini, ho forze tardi ma il male è fatto….e chi è che ne soffra ?? la donna… che è fatta per custodire l’amore vero….senza calcoli ma viene impedita spesso da l’uomo che crede nella legge umana…tutto un inganno….ma no riesce a capire il valore della vita…..parlo in generalo ….
    Questo per pure egoismi, per paura, no so…..è un vero mistero……invece l’amore combatte tutto, e si riesce a vivere ogni dono, il contrario è un danno…….non sono brava a scrivere ma vi leggo……ciao a tutti voi……

  12. Per tutta la vita ho cercato l’uomo virile, che protegesse, che morisse per me, che si assumesse le responsabilita`; nn ho mai voluto un uomo “mollaccione”, o meglio, ora che ho aperto gli occhi nn lo voglio.
    Prima nn pensavo fosse importante, pensavo che io dovessi essere forte, che dovessi provvedere da sola al fabbisogno della mia famiglia… ora ho scoperto il mio vero ruolo di donna e, di conseguenza, cio` che desidero in un uomo.
    Le mie amiche, e nn solo, nn comprendono, rivendicano un ruolo che nn e` il loro e vorrebbero tutto nei loro tempi e modi.
    Ho imparato che tempi e modi nn sono i nostri, ma quelli di Dio.

  13. Signor Luigi, Bariom e commentatori:

    per voi il comandamento Non Ammazzare ha valore democratico, dittattoriale o dipende dall’interpretazione del razionele umano applicato alla Santa Legge e Volonta’ di Dio?

    E chi piu’ capisce che trasformazione Vita e Morte hanno, nell’elaborazione dei dati, che avviene nella coscienza di una mente umana dotata di cosi’ ampia cultura di razionalita’ e stile moderno?

    Cordiali saluti, Paul

  14. ho come il sospetto che il termine “uomo ” e “donna” per la aspesi o la miriano abbiano significati diversi. è un parlare tra sordi.
    un po’ come l’avvocato/essa( ?) di charlie gard che è a capo di una associazione pro eutanasia.

    p.s. pare che non ci sia più tempo per gli u.s.a.. questi sono i frutti.

    come per i frutti ricordati da luigi (Una volta sradicata la pianta della virilità, inutile attenderne i frutti) o dalla miriano (È la natura, e basta. È un fatto.) : certe cose- anche battaglie- bisogna farle per tempo.
    dopo resta solo il purgatorio per chi rimane. se nn peggio.

  15. Grazie infinite per la solidarietà che mi state dando , non so nemmeno cosa pensare ….
    Siete I primi che non mi definiscono una poco di buono perché sono stata stuprata , un mostro perché ho avuto un aborto spontaneo o una fallita perche il mio ragazzo mi ha mollato …
    Vi ringrazio vivamente di cuore 😢😢😭😭.
    P.s : purtroppo , anche molti religiosi delle mie parti ( sacerdoti in particolare ) mi hanno fatto questi orribili commenti.

    • Mi dispiace se nn hai trovato conforto in alcuni sacerdoti.
      Anche io, come gli altri che ti hanno scritto, ti sn vicina nella preghiera.
      Affidero` le tue sofferenze a Dio..

    • Ora che hai trovato comprensione e compassione, non lasciarla… aggrappati… segui il consiglio di Costanza che ti ha invitato a scriverle in privato (o di Bariom)… Il Signore ci mette sempre in condizione di trovare la strada, un abbraccio forte

  16. E tra possibili inganni, ingannati e ingannatori:

    Charlie Gard, la resa dei genitori: «Troppo tardi per curarlo, lasceremo andare nostro figlio con gli angeli».

    L’annuncio tra le lacrime di Chris Gard e Connie Yates che hanno in questo modo abbandonato la battaglia giudiziaria per tenere in vita il piccolo, che i medici considerano incurabile…

  17. Nella mia azienda istituiscono commissioni per aumentare il reclutamento di donne e favorire la presenza in ufficio. Molte colleghe rimandano la maternità fino a trovarsi in difficoltà con gravidanze in avanti con gli anni. Bisogna trovare un modello di lavoro che contemperi le esigenze biologiche della maternità.

  18. Ma dove sono questi uomini virili? Ho trent’anni, mi sarei sposata a 26, avrei già fatto figli. Ma un uomo cosi non esiste, i trentenni di oggi sono bambinoni che hanno paura di tutto e soprattutto del costruire. E una ragazza cattolica, che vuole aspettare il matrimonio per comportarsi da moglie anche fisicamente? Per carità!
    Probabilmente rimarrò sola per sempre, e non avrò figli, e la sola idea mi dilania dentro.
    Ma tale è la situazione oggi.

    • Martina, confida sempre in Dio… La pensavo anche io come te – anche se prima dei 30 non mi potevo definire cattolica, anzi ero proprio lontana da Dio… – ma poi il Signore mi ha messo davanti l’uomo che poi sarebbe diventato mio marito non prima di aver partecipato attivamente alla mia conversione. Inoltre, ricordati che noi non sappiamo la Volontà di Dio su di noi (ci sono persone non sposate e senza figli che hanno ad esempio realizzato grandi cose…). Un abbraccio

    • Sei amareggiata Martina, ma non è così… uomini virili ne esistono e ti dirò, anche giovani sotto i 30.
      Certo forse non è la norma o non sono una moltitudine, ma ci sono.

      E dove li trovo? Dirai tu…
      Post-it tuttti i santi giorni e più volte al giorno alla bacheca del Padreterno!

      La vedova inopportuna insegna… e chiedere a Lui anche occhi per vedere anche dove crediamo di aver già guardato.
      Credimi, lo dico per esperienza, l’agenzia matrimoniale migliore che esista è la Sua 😉

      • Qualche giorno fa su LifeSiteNews è comparso un articolo a proposito dei giovani americani maschi, che in crescente numero non vogliono più sposarsi perché le donne non sono più donne. Lo snaturamento apportato dal progresso, dunque, è ormai completo.

        “When I ask them why, the answer is always the same: women aren’t women anymore.” Feminism, which teaches women to think of men as the enemy, has made women “angry” and “defensive, though often unknowingly.”

        “Now the men have nowhere to go. It is precisely this dynamic – women good/men bad – that has destroyed the relationship between the sexes. Yet somehow, men are still to blame when love goes awry.”

        “Men are tired,” Venker wrote. “Tired of being told there’s something fundamentally wrong with them. Tired of being told that if women aren’t happy, it’s men’s fault.”

      • Mi sento troppo vecchia…come se chi fosse destinato al matrimonio fosse già stato accoppiato e io fossi stata lasciata fuori sola e senza amore. Io chiedo, chiedo ogni giorno ma mi sembra di cadere nel vuoto… per cui Signore aumenta la mia fede, ma ti prego vienimi anche incontro

        • Martina,
          non sei troppo vecchia! Mia nonna materna, Iris, si è sposata a 36 anni con un uomo fantastico di 45 anni, Tiziano. Dalla loro unione, due anni dopo le nozze, è nata mia mamma, Gloria, che da quanto mi racconta è cresciuta in una famiglia meravigliosa (i miei nonni sono morti prima che potessi conoscerli). Si può dire con assoluta certezza che i miei nonni materni hanno avuto un matrimonio felice durato finché morte non li ha separati.
          Anch’io come te sono in cerca della dolce metà e per trovarla ho chiesto aiuto al Signore pregando la Madonna della Medaglia Miracolosa. A un certo punto ho creduto di essere stata esaudita, invece mi è piombata tra capo e collo una bella delusione amorosa da cui ormai mi sono definitivamente ripresa. Però subito dopo aver preso la botta devo ammettere che ho mancato di fiducia verso Dio pensando “ecco, bel modo che hai per esaudire le preghiere!”
          Poi come sempre quando cado, sono andata a chiedere perdono nell’unico posto in cui ci si può riconciliare con Dio, il confessionale, e quando ho ripreso a fare la Comunione ho sentito una nuova forza dentro di me che mi ha fatto ritrovare pienamente la pace interiore. Questo per dire che comunque la preghiera serve sempre anche se magari il Signore non esaudisce pedissequamente le nostre richieste. Comincio a capire come facciano le suore ad essere felici senza avere relazioni sentimentali con l’altro sesso: quando hai Dio hai veramente tutto, come dice bene Santa Teresa d’Avila:

          «Nulla ti turbi, nulla ti spaventi. Tutto passa, solo Dio non cambia. La pazienza ottiene tutto. Chi ha Dio non manca di nulla: solo Dio basta! Il tuo desiderio sia vedere Dio, il tuo timore, perderlo, il tuo dolore, non possederlo, la tua gioia sia ciò che può portarti verso di lui e vivrai in una grande pace.»

          Ora continuo a chiedere a Dio di farmi trovare l’uomo giusto, ma lo chiedo con uno spirito diverso, pensando “se lo incontro bene, altrimenti bene lo stesso!”
          Ho trovato delle preghiere specifiche per ottenere la grazia di un fidanzato, te le passo così puoi dirle anche tu se vuoi:
          http://www.preghiereperlafamiglia.it/preghiera-per-trovare-amore.htm
          https://it.aleteia.org/2016/06/10/preghiera-santantonio-chiedere-grazia-fidanzato-fidanzata/
          In ogni caso prega e confida nel Signore: vedrai che in un modo o nell’altro ti aiuterà! Con me fino ad oggi l’ha fatto!

          • Martina e Beatrice, poi c’è Glorioso Incontro, il libro di Denis Bourgerie. E’ proprio su questo. Io ne ho scritta la prefazione. Ve lo consiglio caldissimamente.

            • Grazie, Costanza, per la segnalazione. La devozione a “Maria che scioglie i nodi” la conoscevo già, ma non sapevo fosse legata a una storia così bella come quella dei coniugi Bourgerie. Mi piacerebbe leggere il libro “Glorioso incontro”, ma non sono riuscita a trovarlo da nessuna parte, sai se è possibile recuperarlo in qualche modo?

        • “Mi sento troppo vecchia”

          Ma per piacere Martina!

          Troppo vecchia a 30 anni nel 2017? Non scherziamo. Ad esempio in Toscana gli uomini si sposano in media alla soglia dei 40 anni (39 anni) e le donne a 37, e non credo proprio che si sentano decrepiti http://www.firenzetoday.it/cronaca/matrimonio-calo-convola-nozze-tardi.html . Tu sei una giovane donna a 30 anni, prega come ti hanno consigliato di trovare un uomo giusto da amare e col quale costruire una storia duratura e una famiglia solida.

          E non farti delle pare mentali sull’età.

          • Che in Toscana come nel resto d’Occidente avvenga così, è un fatto.
            Ma non significa che sia una cosa buona; anzi.
            Come dimostrato dal racconto di Beatrice, tutti hanno il loro cammino. Non bisogna pretendere di percorrerne uno uguale agli altri. Anche in tempi dove usualmente ci si sposava tra i venti e i trent’anni, esistevano varie eccezioni.
            Ma la regola generale era un’altra, ed era oggettivamente più aderente alla natura umana.

            Soprattutto, bisogna capire che il tempo dell’attesa – in una società dove viene insegnato che si può avere tutto, e che lo si deve avere subito – non è sterile, non è vano; o meglio, lo è solo se noi decidiamo che sia così.
            Come scrisse Romano Guardini, “chi non ama la vita non ha pazienza con essa”.

            Mi permetto infine di segnalare due brevi scritti, come spunto di riflessione.

            Il primo, sulla totale unicità del cammino di ognuno:
            http://5p2p.it/non-fare-una-famiglia-come-la-nostra
            Il secondo, invece, di un commentatore abituale del blog, che modestia – o scarsa memoria 😛 – gli ha impedito di ricordare (particolarmente importante la regola 3! Il matrimonio non è la carta dei vini…):
            https://pellegrininellaverita.com/2015/12/29/sulle-5-regole-doro-per-trovare-il-coniuge-giusto

            Ciao.
            Luigi

    • cara Martina, direi che il corso Fidanzati per coppie o single dei frati del SOG di Assisi potrebbe fare al caso tuo, anch’io parlo per esperienza diretta! è a dir poco spettacolare…non dirò di più…Vai e vedi!

    • “Ma dove sono questi uomini virili?”

      Mah, forse nello stesso posto dove sono finite le donne muliebri… 😀

      È sintomatico del bispensiero occidentale, questo continuo invocare gli uomini dopo aver fatto di tutto per eliminarli.
      Scrivo semplicemente “uomini”, poiché “uomini virili” è un pleonasmo. Gli uomini non virili non sono uomini, si limitano al dato biologico dell’essere maschio; anche se ormai bisognerebbe scrivere “zoologico”, visto l’andazzo.
      La società occidentale attuale è stata voluta dalle donne.
      In testa le femministe; non molte, ma combattive.
      Dietro le tante che ne appoggiavano comunque le battaglie. A seguire, infine, le più pericolose: quelle acquiescenti, per mera passività e quieto vivere. Pochissime, ancora oggi che i guasti provocati sono sotto gli occhi di tutti, sono quelle donne che come Costanza hanno il coraggio di dirlo apertamente: il femminismo è una boiata pazzesca. È peggio di un crimine, è un’idiozia; per dirla col Talleyrand.

      Scrivo che la nostra società è stata voluta dalle donne (ma non per loro, sia chiaro) perché sono loro che, in massa, hanno preteso fosse sancità per legge un’assurdtà come l’uguaglianza fra uomo e donna.
      Pochissimi uomini, alla fine, ritengono vera una simile sciocchezza. Magari si adeguano, per non perdere la dose di sesso cui sono costretti come i drogati, ma intimamente non la sentono vera. Prova ne è che ormai quasi tutte le donne si vestono in maniera maschile; ma il contrario non è ancora così diffuso.
      Rimane vero ciò che icasticamente scrisse Allan Bloom trent’anni or sono: la legge può anche affermare che un capezzolo maschile è uguale ad uno femminile. Il primo, però, continuerà a ostinarsi a non dare latte (il che significa, implicitamente, che il secondo continuerà ad ostinarsi a volerlo dare…).

      Negli ultimi cinquant’anni, non si è avuto in Occidente un solo atto pubblico che non avesse uno scopo preciso: la castrazione del maschio. Oh, e non sto dicendo solo metaforicamente; sono infatti ormai plurime le evidenze scientifiche che descrivono gli effetti deleteri del modus vivendi occidentale sulla virilità fisica.
      Parimenti, si è cercato di eliminare ogni pur minimo residuo di tutto ciò che contribuiva a rendere uomini i maschi della specie umana.
      Ripeto allora l’osservazione: che senso ha prima svellere la pianta della virilità e poi lamentarsi, quando inevitabilmente i suoi frutti non arrivano più?

      Avete voluto gli zerbini parlanti? Teneteveli e leggete “L’Espresso” per tirarvi su.
      Altrimenti seguite l’esempio di questa altra commentatrice:
      https://costanzamiriano.com/2017/07/24/i-soliti-vecchi-inganni/#comment-129746
      che ha intuito come forse non tutti gli errori e gli sbagli siano imputabili agli uomini, e di conseguenza agisce (perché a parole siamo tutti bravissimi; io, a parole, sono un incrocio fra Alain Delon ed Ettore “domatore di cavalli).

      Non senza dimenticare di ricordare che l’uomo (maschio o femmina) propone, ma è Dio che dispone…

      Ciao.
      Luigi

      • “zerbini parlanti”… opperò! 😉

        • Ho già fatto una serena e puntuale autocritica… l’espressione è stata perciò mutata in quella, più realistica, di “zerbini con le orecchie”.
          😀

          Ciao.
          Luigi

      • Ma chi ha detto di volere gli zerbini parlanti? Io sono nella Chiesa, lo sono sempre stata, sto seguendo ciò che mi è dato da fare nella realtà e coltivo dei desideri che mi sembrano nella mia natura. Spero che tu intenda come muliebri solo le donne che non lavorano perché mi sembri fuori strada, senza offesa. Mettere me nello stesso fascio delle femministe è assurdo

        • No, per nulla Martina.
          Non ti ho messo nello stesso mazzo delle femministe, perché ritengo che dare della femminista a una donna sia il peggiore degli insulti (perfino di altri diciamo più “tradizionali”); né tanto meno penso che sia “muliebre” solo una donna che non lavori.
          Anche perché le donne hanno sempre lavorato – spesso più degli uomini – ed è solo una delle tante menzogne femministe, ma certo non la minore, quella che ritiene il lavoro per e nella famiglia come un “non lavoro”.

          Mi dispiace inoltre che, scrivendo ieri di fretta, mi sia scappata questa frase:
          “Avete voluto gli zerbini parlanti? Teneteveli e leggete “L’Espresso” per tirarvi su.”
          che è ingiusta nei confronti delle donne che tali sono, pienamente e secondo natura.
          Più correttamente avrei dovuto scrivere:
          “Molte donne hanno voluto che gli uomini fossero solo degli zerbini con le orecchie. Se li tengano e leggano “L’Espresso” per tirarsi su”.

          Però avevi scritto che non ci sono più uomini degni, e io ne ho spiegato il motivo. Nemmeno ho contestato che forse qualcuno c’è ancora; perché in effetti stento a crederlo anch’io.
          Il fatto è che, mentre per una ragazzina è molto più diretto e inconsapevole diventare donna, per un ragazzino è molto meno fluido il diventare uomo.

          Non dico che sia più difficile; dico che è meno diretto e molto più mediato dall’esterno. Perché il proiettarsi sul mondo – quello che Costanza ha detto “fecondare il mondo”, ma io sono più pudico 😀 – necessita di una “scuola” di formazione che renda l’adolescente maschio consapevole di Sè e dell’Altro (consapevolezza che, in tempi più civili, prendeva il nome di virilità). Un’adolescente, invece, porta con sè la sua femminilità; i condizionamenti del mondo esterno tendono perciò a deviarla dalla sua strada in forma più lieve.
          Per questo i trentenni sono mediamente peggiori delle loro coetanee: è la prima generazione maschile a cui questa scuola è stata negata del tutto. Dire che sono tutti dei mollaccioni va bene come sfogo una tantum, ma non avvicina la risoluzione del problema di un solo millimetro.

          In bocca al lupo per la tua cerca.
          Luigi

      • Luigi, concordo in pieno la tua analisi. Purtroppo la donna e` respinsabile di tutto cio`..se solo capisse il ruolo fondamentale che ha all’interno della famiglia e della societa` anche e soprattutto nel 21° secolo……

        • Beh, Christina, analisi è una parola grossa. Ho scritto cose di un’evidenza disarmante. In altri tempi sarebbero state definite come “lapalissiane”.
          Purtroppo, oggi, è ormai inaccettabile dire che le foglie sono verdi in estate…

          A ciò va aggiunto il fatto che, sul tema in questione, un uomo può avere tutte le ragioni di questo mondo, ma il suo dire sarà sistematicamente ridotto a un becero tentativo di riscossa maschilista.
          Per questo è così importante che ci siano donne che dicano quanto male ha fatto loro il femminismo. Ormai i maschi sono stati ridotti a quantitè negligeable; anche per loro evidenti colpe, sia chiaro.

          Anni or sono fece ancora scalpore questa pubblicità, del solito Toscani:
          http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/cronaca/campagna-toscani/1.html
          Oggi, nessuno si accorgerebbe nemmeno, del profondo razzismo che la pervade.

          In bocca al lupo anche a te.
          Luigi

    • salve
      @Martina: sono Piero e ho (quasi) 56 anni e, pensavo le stesse che tu pensi degli uomini (in parte hai ragione) delle donne: volubili, materialiste, oche, ignoranti, “leggere” (termine genovese da portuale per indicare uno/una che si da a chiunque) e quanto di più negativo potessi pensare … poi, a 33 anni, nel posto più impensabile del mondo per trovare l’amore (quello vero), lo stadio Ferraris di Genova (seguo il Genoa, ovviamente 🙂 ) ho consociuto Barbara.
      Abbiamo due figli, maschio e femmina (che termine cattofascista, scusate), viviamo in collina e, cosa più importante, Barbara mi ha ri-portato a essere, non solo credente ma praticante e osservante …
      Non perdere nessuna speranza e non ti lasciare andare … auguri di cuore
      saluti
      Piero e famiglia

  19. Nel frattempo, negli USA, ChurchMilitant organizza una conferenza “Strength and Honor 2017”, rivolta proprio agli uomini (laici e ordinati) che comprendono i problemi derivati dalla loro mancanza nella società.

    If your husband, son, brother, friend, priest or any other man in your life is concerned about Western culture…

    E vengono attaccati (anche fisicamente) dagli “antifascisti”, che li accusano di diffondere una cultura d’odio (verso le donne e altre minoranze). Curiosamente, la stessa fraseologia usata da Padre Spadaro e l’altro compagnuccio di merende in un recente articolo de La Civiltà Cattolica contro i “fondamentalisti” cattolici ed evangelici americani (ampiamente demolito nei giorni scorsi da più parti). Evidentemente in Santa Sede il “pensiero” è questo: i “soliti vecchi inganni” ormai han preso piede pure Oltretevere.

    D’altronde è evidente che gente poco virile, che ribalta Scritture e Magistero anche per giustificare la propria mancanza di virilità, se la prende con chi richiama continuamente alle proprie responsabilità.

  20. Leggo questo blog sporadicamente senza commentare, però su questo tema vorrei dire la mia dal punto di vista della mia esperienza personale.

    In molti articoli scritti dalla gentile padrona del blog si evince più o meno esplicitamente che è la donna a “fare” l’uomo, che è lei che lo deve confermare nella sua autorità di marito, e nella sua figura di padre. La donna, al contrario ha già tutto “in se”, è quella forte, quella che regge e indirizza le redini della famiglia. Se ho interpretato male mi scusino tutti.

    Questo sistema di “pesi e contrappesi”- mi si passi l’immagine- però non ha fatto altro che opprimere la donna per far risaltare una “supremazia” maschile, che però, seguendo il mio discorso di cui sopra, è a tutti gli effetti un potere fasullo, che si regge sull’avvilimento dell’altra metà del cielo.
    L’uomo da qualche decina di anni, non potendo più contare sulla donna per rivendicare questa sorta di supremazia, si sente defraudato della sua stessa identità, e reagisce a volte violentemente, a volte più subdolamente non arrivando all’atto estremo di togliere la vita (che, pur se non fanno statistica, sono, penso, la stragrande maggioranza dei casi. Ma non per questo meno gravi).

    Per tutto quello che ho scritto sopra, penso che il femminismo in questo senso abbia condotto una battaglia sacrosanta per scardinare un ordine gerarchico e sociale in vigore da troppo tempo, e di cui non mi pare che nessuno si sia mai lamentato, o abbia sollevato scudi in difesa di tutto il genere femminile. Poi anch’io penso che alcune istanze femministe siano state nefaste, e lo sono state perché lo strappo che si doveva dare doveva necessariamente essere violento come tutte le rivoluzioni che si rispettino, per portare i suo frutti, buoni o cattivi.
    Quest’era che viviamo è l’era del crollo di un edificio, ma non e detto che, passata la bufera dell’impatto iniziale, non se ne costruisca uno migliore.

  21. Cara Costanza … però vedendo le firme che appaiono in copertina, un po’ dovevi sospettare che il contenuto non sarebbe stato quello che pensavi …
    Grazie per il tuo articolo.

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