Cappuccetto rosso e la vittoria del divoratore

di autori vari

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tratto dal blog di Renato Calvanese www.sacrosanteletture.it

Lo so, lo so, anche a me quell’essere verde e burbero con un ciuchino per amico sta simpatico, però bisogna ammetterlo, Shrek ha rovinato tutto! Beati i tempi in cui un orco era un orco e in cui ciascuno faceva la sua parte: gli orchi mangiavano i bambini e i bambini per tutta risposta se ne tenevano alla larga. Mettere il caos nel principio base per cui un orco, così come un lupo, va evitato, può avere conseguenze poco piacevoli. Ed è proprio quello che è successo a Cappuccetto rosso.

Viene da chiedersi perché mai la favola di Cappuccetto rosso non sia mai diventata un grande classico della Disney da guardare con tutta la famiglia. Perché la storia della nipotina che saltella nel bosco non ha avuto la sorte toccata a Cenerentola, alla Bella addormentata nel bosco e alla Sirenetta? Cos’ha che non va? Eppure è un racconto popolare, conosciuto pressoché da tutti. Cos’è che non funziona? La risposta definitiva alla domanda è giunta da Pietro, nel senso di San Pietro, lì dove scrive: “Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare.” (Prima lettera di Pietro 5,6).

Il vero protagonista della storia

A dispetto del titolo infatti, il protagonista della storia raccontata da Pierrault non è Cappuccetto rosso ma il leone ruggente che si aggira nei boschi, il lupo, il divoratore. Un film uscito qualche anno fa, un mezzo horror ispirato alla favola e intitolato Cappuccetto rosso sangue, inquadrava bene la cosa: il sangue è più protagonista di quanto lo sia la bambina. Di lei sappiamo poco in fondo: era carina, tutti le volevan bene, aveva una mamma, una nonna. Stop. Con una stiacciata e un po’ di burro fresco si inoltra nel bosco per far visita alla nonna malata, e lì nella selva fa un incontro fatale con un essere in carne ed ossa, un animale che simboleggia una fame antica. Quella creatura, si sa, divorerà prima la nonna e poi la bambina. Quello che invece forse non si sa è che nella favola di Pierrault non c’è salvezza.

Il cacciatore non salva Cappuccetto Rosso

Alla fine del racconto, nonostante lo si aspetti, il cacciatore non arriva. La scena si chiude con questa bimba divorata dal mostro. Non c’è più rimedio, nessuno arriva in suo soccorso perché a volte le cose nella vita vanno a finir male, un errore può essere senza rimedio. E questo quanto è più vero delle false rassicurazioni che provano a convincerci che nella vita una scelta vale l’altra, basta farla con il cuore! A volte invece gli errori, verrebbe da dire “le disobbedienze”, si pagano per sempre, si pagano con la vita.

Cappuccetto Rosso non presta ascolto al suggerimento della madre, non si fida del monito lanciato dalla generazione che la precede, di stare attenta, di non allontanarsi dal sentiero. Cappuccetto Rosso non bada a quelle raccomandazioni, non dà ad esse il giusto peso. La tradizione, ossia quel lavorio lento che apre una strada nella foresta, che batte una pista, un’ipotesi da cui partire per camminare nella vita, è messa via con faciloneria. Più che la disobbedienza, che a volte è il modo con cui la nostra libertà è chiamata ad esprimersi, è la superficialità ad ammazzare Cappuccetto Rosso. Percorrere un’altra strada rispetto a quella tracciata può essere pericoloso ma può diventare anche una grande avventura umana; percorrerla invece senza essere guardinghi, senza avvertire il rischio, può essere miseramente fatale.

Quella cosa che dimentichiamo

La favola come sempre afferma qualcosa di elementare che chissà per colpa di quale incantesimo questo tempo tende a rimuovere: il male esiste, esistono scelte, atteggiamento che ci fanno smarrire, e parte della fatica che siamo chiamati a compiere vivendo consiste proprio nell’imparare a riconoscerle ed evitarle. Ma per quanto potremo mai sforzarci di far tutto perbene, in un dato momento la nostra vita è destinata ad entrare in un bosco tetro. Per uscirne sani e salvi serviranno almeno due cose: la coscienza del pericolo e la fede in chi ha tracciato il sentiero, in chi ha indicato una via possibile di uscita. Senza questi due ingredienti l’impresa potrebbe finire nella disperazione.

 

 

57 commenti to “Cappuccetto rosso e la vittoria del divoratore”

  1. Oooooh, ma allora non sono l’unico a pensare che la saga di Shrek sia dannosa perché fa un fritto misto e rimescola assegnando il ruolo contrario a quello da sempre posseduto da ciascuna figura (la fata è cattiva, l’orco buono e innocente…) creando confusione in chi guarda. Confusione, credo, non facilmente avvertita dagli adulti, figuriamoci dai bambini. E mi fa piacere scoprire che almeno qualche favola non ha il lieto fine…
    E il mio non è cinismo.

  2. Lo scrittore si chiama Perrault, non Pierrault…

  3. Ormai tutti i racconti della Disney vengono riproposti al contrario…vedi Malefica, La Bella e La bestia, Capitan Uncino…tutti i cattivi si trasformano in buoni e la morale diventa appunto che non esistono azioni sbagliate.

    • @J ‘n P

      Sul film Disney “Maleficent” hai assolutamente ragione, io l’ho trovato proprio brutto e noioso, come storia, caratterizzazione dei personaggi e qualità delle immagini (tra l’altro hanno rovinato quello che da bambina era il mio cartone preferito!). Anche se comunque il cattivo in “Maleficent” c’è, ma è il re Stefano, il padre di Aurora, fatto questo che è stato tra gli stravolgimenti più disturbanti che abbiano messo in atto. Per carità, lo so che esistono dei padri terribili (come pure delle madri tali), ma nella maggior parte dei casi, anche quando non sono perfetti, alla fin fine in un modo o nell’altro dimostrano di avere a cuore la propria figlia (e questo nel film “Maleficent” non si vede mai).
      Invece non capisco la tua obiezione su “La bella e la bestia”: sia nella fiaba originale che nel film Disney la bestia è buona o comunque lo diventa, proprio per questo riesce alla fine a farsi amare da una donna, riuscendo così a spezzare la maledizione in cui era imprigionato.

      • Intendevo il film Beastly.
        Il ragazzo viene descritto come vittima della sua storia, scusato per la sua arroganza e il suo egoismo. In fondo una persona sola e in cerca di sé stesso. Nella fiaba in realtà lui è veramente cattivo e si merita la punizione.
        E poi l’epilogo di Kendra salva veramente tutti.

    • Quindi i cattivi non possono mai trasformarsi in buoni?
      Un cattivo è per sempre?

      Un cattivo che si redime implica che non esistono azioni sbagliate? Da quale deduzione logica?

      Quindi anche la parabola del figliol prodigo non va bene?
      Quindi nemmeno la storia dell’Innominato riportata nei Promessi Sposi?

      • Ma no.
        Ogni storia o fiaba ha una morale (il tema del post è la fiaba e non il sistema massimo della redenzione personale alla luce di Manzoni).
        Affinché la morale sia credibile ed autentica è necessario che la storia sia vera, nel senso di specchio della realtà.
        Le fiabe raccontavano in maniera fanciullesca e fantastica la realtà del mondo, o almeno un pezzo della realtà e cioè che esiste il bene ed il male. Questa è la battaglia dentro la quale vive l’uomo. Il premio è la salvezza della sua anima. Nella fiaba era il “Vissero felici e contenti”.
        Nelle nuove fiabe invece, vi è una sovrapposizione dei due aspetti che provoca un’omologazione falsa e distorta. Un falsa rappresentazione quindi anche della realtà della vita.
        Infatti, non è vero che tutti si salvano e non è vero che tutti di redimono.
        Esiste Giuda, esiste Caino, esiste il ladrone alla sinistra di Gesù, esiste Caifa, ecc. Persone che non hanno accettato la redenzione.
        Per questo, dice la morale nella fiaba, fate attenzione alle vostre azioni. Obbedite, non lasciate la strada maestra. Non sia mai che incontriate il lupo.
        Spero sufficit mastro Monk 🙂

      • @Thelonious
        Il tuo discorso non fa una piega. Infatti il cartone Disney de “La Bella e la Bestia” è molto bello anche perché racconta la storia della redenzione di un uomo: la Bestia è tale perché in un lontano passato ha peccato gravemente contro la carità e solo l’incontro con Belle riuscirà a trasformarlo di nuovo in un principe, insegnandogli ad amare e ad essere amato.
        Tuttavia, a mio parere, le cose con Maleficent sono un po’ più complicate: Malefica è un essere sovrannaturale dotato di poteri magici, sia nel cartone che nel film live action con Angelina Jolie ha un aspetto che ricorda molto quello di un demone. La matrigna di Cenerentola è cattivissima ma è pur sempre un essere umano, la matrigna di Biancaneve è una strega ma anche lei è pur sempre una donna con poteri limitati tanto che per far fuori la figliastra deve servirsi prima del cacciatore e in seguito di una mela avvelenata (poi diciamocela tutta, è talmente forte che riescono a ucciderla dei semplici nanetti buttandola giù da un dirupo), Malefica invece è una vera e propria diavolessa nell’aspetto e nei poteri con tanto di demonietti al suo servizio ed esalazioni sulfuree di colore verde, non per niente è uno dei cattivi più iconici della Disney, è una specie di incarnazione del male. Per i demoni, a differenza degli esseri umani, non può mai esserci alcun tipo di redenzione. Quindi a me personalmente vedere Malefica, la cattiva più cattiva che ci sia, trasformata in una mamma dolce e amorevole ha inquietato non poco, come non vedrei mai nessun film o serie televisiva che rappresentasse Lucifero come un eroe buono (so che al giorno d’oggi hanno fatto anche questo). Il male assoluto purtroppo sappiamo che esiste davvero e ha forme e nomi ben precisi, che quelli come il compianto padre Amorth conoscono bene.

  4. Sarà il buonismo, sara la paura, ma abbiamo anche identificato l’orco con le persone sbagliate.

  5. A proposito di questo argomento consiglio la lettura di un testo fondamentale, scritto dallo psicanalista Bruno Bettelheim: “Il mondo incantato: uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe”. Caldamente raccomandato, soprattutto a chi si occupa di educazione

    • @ Maria. Sono una fervida estimatrice delle fiabe, da bambina come bambina, da adulta come adulta che si ricorda di essere stata bambina. Ho letto Bettelheim e anch’io un tempo avrei condiviso in pieno. Poi ho sentito dire di gran brutte cose sul conto dell’uomo Bettelheim e della sua condotta professionale. Non so quanto ci sia di vero, magari nulla, e comunque ho molto amato quel libro, specie l’apologia di “La Bella e la Bestia” (è la mia fiaba preferita, si sente? 😉 ). Nel dubbio, però, sempre meglio tornare alle fiabe, invece che disperdersi in interpretazioni dotte delle fiabe. Tanto più che “la” psicanalisi non mi ha mai convinto granché (sempre ammesso che esista “una” psicanalisi… più che altro ci sono gli psicanalisti e “tot capita tot sententiae” non è molto rassicurante, quando si tratta di trafficare con l’anima delle persone).
      Psicanalisti del blog, è ovvio che non ce l’ho con voi personalmente. Siete liberi di darmi della grezza brutale, ignorante e pressappochista. Lo sono 😀

  6. D’accordissimo! Ricordo ancora il mio disappunto quando uscì il film della Sirenetta: un’adolescente ribelle che mette a rischio sé stessa e tutta la sua famiglia, tutto il suo mondo addirittura, per un amore capriccioso…E alla fine sposa il principe e vive felice a contenta?! (Anche se, sulla solidità di quel matrimonio, io non scommetterei un granché…) Io, pur da adolescente in piena crisi di ribellione, ero certa che quella ragazza dovesse finire molto male… E infatti in seguito ho scoperto che la fiaba originale aveva un finale tragico!

    • Ellapeppa ! che durezza di giudizio…”un’adolescente ribelle che mette a rischio sé stessa e tutta la sua famiglia, tutto il suo mondo addirittura, per un amore capriccioso”

      Cerchiamo di non prendere tutto così seriosamente..
      E quali sarebbero le storie ammesse, dunque?

      • Le fiabe sono cose estremamente serie, caro Thelonious.

        • @senm_webmrs,

          Lo so, e lo diceva anche il cardinale Biffi e ne sono convinto anch’io (memorabile il suo libro “Contro Maestro Ciliegia”). Tuttavia mi pare, da certi commenti, che ci sia una certa seriosità nei giudizi, che è cosa ben diversa dalla serietà.
          Biffi stesso era capace di leggerezza e di ironia anche quando parlava degli argomenti più seri.

          • Siamo in tempi molto bui e anche il cardinale Biffi non scherzava, in fatto di Novissimi,

          • E ora che ci penso, Thelonious, proprio in “Contro Mastro Ciliegia” il nostro cardinale disegna un ritratto agghiacciante del “lupo in vesti di omino di burro”. Che fa con Pinocchio, Lucignolo e gli altri precisamente la stessa cosa del lupo con Cappuccetto Rosso; questo la persuade a lasciare il sentiero per correre dietro alle farfalle, quello se li porta nel Paese dei Balocchi a “divertirsi”. Non ti sfugge senz’altro che “divertire” viene da “de-vertere”, cioè abbandonare la strada segnata.

        • “Le fiabe sono cose estremamente serie”

          E infatti i bambini, come ha osservato qualcuno, tendono a mettere dei perentori “ne varietur” su di esse. Guai a raccontargliele una sera diversa dall’altra…

          Non si scherza, con le fiabe e coi bambini 🙂

          Ciao.
          Luigi

    • @Angela Bortoletto

      La sirenetta del film Disney non sacrifica la sua famiglia e il suo mondo per amore, mette in pericolo solo sé stessa, è il padre che con il suo comportamento duro e intransigente non le lascia altra scelta che rivolgersi alla strega del mare ed è sempre il padre a mettere in pericolo il regno del mare per salvare la figlia. Poi non definirei l’amore di Ariel per il principe Eric un capriccio, lei mette in gioco tutta sé stessa per lui, prima gli salva la vita e poi stringe un patto con la strega del mare rinunciando alla sua voce e mettendo a rischio la sua libertà per andarlo a conoscere di persona: io penso che il vero amore lo si riconosca proprio da questo, quando si è disposti a perdere tutto per qualcuno (“dare la vita, non c’è amore più grande di questo”).
      Nella fiaba originale di Andersen la sirenetta per avere le gambe deve sopportare immani sofferenze fisiche e quello che rischia di perdere non è solo la sua libertà, come nel film Disney, ma addirittura la vita, che arriva effettivamente a sacrificare pur di non uccidere l’amato principe che l’ha bellamente tradita sposando un’altra. Il suo bel gesto viene alla fine premiato dal Cielo facendola diventare una figlia dell’aria che dopo 300 anni sarebbe stata accolta in Paradiso (quindi in realtà anche nella fiaba il lieto fine c’è eccome, sebbene diverso da quello del film).
      Comunque se devo essere sincera anch’io non amo particolarmente né la fiaba originale né il film Disney, ma per ragioni diverse. La cosa che non sopporto della storia è il principe infedele che tradisce la sirenetta con un’altra donna, aspetto che c’è sia nella fiaba originale sia nel film (anche se nel film Eric è sotto l’effetto di un incantesimo, quindi non ha colpa del tradimento, come mi ricorda ogni volta mia sorella maggiore per difendere quello che è sempre stato il suo principe e il suo cartone Disney preferito fin da bambina). Il fatto è che, stregato o non stregato, il principe la tradisce, punto. E io questa cosa non l’ho mai potuta soffrire.

      • @Beatrice mi hai anticipato: in effetti nel libro di Andersen la Sirenetta finisce molto meglio che nel film di Walt Disney! 🙂 Ed e’addirittura motivo di edificazione per i bambini lettori, che sono spronati a comportarsi bene per non aggiungere altri anni al “tempo della prova.” ( Purgatorio? )

      • @ Beatrice che risponde ad Angela. C’è anche da dire che le fiabe di Andersen sono fiabe per modo di dire. Sono basate su temi del grande repertorio fiabesco popolare ma influenzate dalla personalità e dalle esperienze dell’autore molto più di quanto non accada per Perrault e tutti gli altri dalle dame dei Contes des fées ai folcloristi dell’Ottocento.

  7. Ma allora la versione che raccontavano a me che arrivava il cacciatore, uccideva il lupo, gli tagliava la pancia e uscivano Cappuccetto Rosso e la nonna vive e vegete era inventata? Ditemi di no vi prego che potrei non sopravvivere!

    • @Giusi
      La versione di Cappuccetto Rosso col lieto fine esiste: è la fiaba dei fratelli Grimm. La versione di Perrault invece finisce davvero con la morte della bambina, perché era una storia che doveva servire da monito nei confronti delle brave fanciulle, doveva ricordare loro l’esistenza di lupi famelici da cui guardarsi. Questa era la morale esplicitata da Perrault al termine della fiaba (la traduzione è di Collodi): “La storia di Cappuccetto Rosso fa vedere ai giovinetti e alle giovinette, e segnatamente alle giovinette, che non bisogna mai fermarsi a discorrere per la strada con gente che non si conosce: perché dei lupi ce n’è dappertutto e di diverse specie, e i più pericolosi sono appunto quelli che hanno faccia di persone garbate e piene di complimenti e di belle maniere”.

      • Volendo si potrebbe tornare ad un certo colloquio tra “la più astuta di tutte le bestie selvatiche” e una giovin donna…

      • Menomale! Oggi insorgerebbero gli animalisti!

      • “La versione di Cappuccetto Rosso col lieto fine esiste: è la fiaba dei fratelli Grimm”

        E infatti le nonne, saggiamente, si guardavano bene dal raccontare quella di Perrault.
        Forse per mero interesse… senza cacciatore, infatti, anche la nonna rimarrebbe nella pancia del lupo.

        Perché questo è il problema. Non solo l’inesperta giovinetta viene divorata.
        Il che potrebbe significare che è inutile raccontare la favola, perché tanto le donne, anche crescendo, non imparano 😀
        Oppure che il cacciatore è indispensabile

        Il cacciatore della favola come i cani da pastore nel noto apologo del padre di Chris Kyle in American sniper (ognuno ha le sue, di fiabe preferite).
        Non importano le accortezze che si possano mettere in atto, i lupi esistono e si travestono (in stile “Fronte pecorale democratico” di Guareschi).

        Ergo, cani da pastore e cacciatori sono necessari.
        Perché sono ciò che rimette ordine, quando proprio si deve. Come il nomos della terra di Schmitt e il katechon paolino.

        Ciao.
        Luigi

    • @ Giusi, puoi sopravvivere, c’è anche la versione in cui arriva il cacciatore: è quella dei fratelli Grimm, la tedesca.

  8. Ah, già che parliamo di fiabe moderne e modernizzate, il film “Maleficent” ha un altro risvolto molto negativo.

    (spoiler alert)

    Il bacio che risveglia la principessa non è quello del principe ma quello della “neomadre” Malefica. Secondo me è lo stesso problema dell’amore tra sorelle delle principesse di “Frozen”. Cioè la donna moderna il vero amore non lo può trovare negli uomini (che sono o veri malefici o amici pasticcioni), ma in rapporti puramente femminili, anche piuttosto fusionali, quello con la madre soprattutto (poi una madre abbastanza sessualizzata come Angelina Jolie). Quindi curiosamente nell’epoca in cui i legami familiari vengono respinti, gli affetti naturali vengono idealizzati.

    • In tutto ciò che non è dichiaratemente esplicito si può leggere un lato negativo… ma anche non.

      Il bacio di chi ama, può essere un bacio e un amore diverso da quello che abitualmente (nelle fabie poi è un classico) identifichiamo nell’amor cortese (o passionale che sia) del “principe” verso la “sua dama” o il prode cavalliere e la pulzella da salvare.

      Qui abbiamo un percorso che si potrebbe definire quasi di conversione.
      Da un odio (che aveva più di un motivi d’essere tale) che si traduce in una ricercata e costruita vendetta, ad una cambiamento di cuore che riconosce l’errore di quanto desiderato, soprattutto perché rivolto verso un’innocente (e inerme) ragazza e si pente di quanto fatto.

      Il bacio carico di disperazione perché sa di non poter più rimediare alla maledizione, il bacio di una madre adottiva o un sorella maggiore, per una figlia o sorella minore.
      Il baci di chi – forse – sarebbe disposta a rinunciare alla proria vita se pensasse questo potesse servire, ma la maledizione pronunciata “nessun potere al mondo potrà mai distruggere questo incantesimo” (vado a memoria) non dà scampo.

      In realtà sarà l’amore (quello di cui sopra) più potente di ogni altro arcano, ridando vita alla “bella addormentata”.

      Poi per carità, possiamo leggerci tutto e il contrario di tutto, dipende da quale occhiali indossiamo.
      Certo io dovessi spiegarla ai miei figli la morale, la spiegherei così.

      Sarebbe forse più costruttivo spiegargli che dietro ci sono subdole storture e contorti messaggi (ammesso ci siano)?

      • @Zimisce, Bariom
        La rilettura del “bacio del vero amore” che viene fatta in Maleficent e in Frozen a me personalmente non è piaciuta ed ora spiego perché. Oggi nella società liquida in cui viviamo è diffuso un grandissimo cinismo per ciò che concerne le relazioni d’amore: si pensa spesso ai tanti divorzi, è diffusissima l’idea per cui l’amore prima o poi finisce, si sta insieme a qualcuno senza mai legarsi definitivamente perché convinti che in fondo non si possa passare davvero una vita intera con la stessa identica persona. Quante volte ho sentito la frase: “gli amori finiscono, le amicizie invece sono per sempre”. Ma chi l’ha detto che è così? Anche le amicizie possono finire ed esistono amori che durano tutta una vita, i miei genitori lo possono benissimo testimoniare insieme a tanti altri che conosco personalmente.

        Io avrei buone ragioni per condividere il cinismo imperante (visto che ora come ora sono sola e ho alle spalle delusioni varie in ambito amoroso), dovrei essere la prima a preferire l’esaltazione del rapporto madre-figlia e del rapporto tra sorelle, visto che entrambe queste relazioni vanno a gonfie vele nella mia vita (con mia mamma ho un rapporto splendido e tale è anche quello coi miei fratelli), eppure non è così, a me piace vedere coppie felici nella finzione e nella vita reale, perché credo in quella forza potentissima che è l’amore tra un uomo e una donna, una forza talmente grande da poter collaborare con Dio nella creazione della vita. Una donna con la madre e con la sorella non raggiungerà mai il livello di intimità e condivisione che raggiunge col marito: “e i due saranno una carne sola. Sicché non sono più due, ma una sola carne”.

        Quindi sinceramente tutta questa presa in giro nei confronti del “bacio del vero amore” a me trasmette una grande sfiducia tipicamente post-moderna nei confronti delle relazioni uomo-donna, come a dire che l’unico legame sicuro lo si trova nella famiglia d’origine, quasi che fosse impossibile, o comunque altamente improbabile, continuare a credere di poter trovare la medesima sicurezza in una famiglia creata ex novo con qualcuno a cui si è liberamente scelto di donare tutta la propria vita.

        • @Beatrice, ognuno inevitabilmente da una lettura delle cose che prende le mosse dalle personali esperienze… comprese le delusioni.

          Le spinte della mentalità odierna, sono anch’esse spesso fuorvianti e rischiano di far leggere sempre tutto in negativo.
          Ti faccio un esempio: oggi è difficile vedere un uomo adulto che si accosta ad un bambino che non conosce, come sempre si sarebbe fatto mossi dalla giusta simpatia e anche “affetto” che un piccolo pargolo muove anche in un uomo adulto. Subito si vede “l’orco” e si è quanto meno diffidenti e in allarme.

          E ci si cade tutti, anche coloro che al mondo vorrebbero vedere in un’ottica diversa.

          Io Frozen non l’ho visto.

          Ciao.

    • @ Zimisce, le fiabe modernizzate gridano quasi tutte vendetta al cielo. Salvo Cenerentola di Branagh (la sola delle riletture Disney ad avere un messaggio cristiano, mi chiedo come glielo abbiano permesso) e la Bella e la Bestia di Cristophe Gans.

      • @senm_webmrs
        Cenerentola di Branagh io l’ho adorato, tra l’altro Branagh lo apprezzavo già come attore e regista di opere shakespeariane. Io temevo trasformassero l’eroina del film in una superdonna moderna stile guerriera, com’era successo con le varie riletture cinematografiche di Biancaneve, che erano una peggio dell’altra (a me la donna guerriera piace anche, ma non me la puoi mettere in ogni singolo film!). Invece hanno mantenuto intatte le caratteristiche dell’eroina originale, la sua gentilezza, la sua bontà, la sua forza d’animo nell’affrontare le avversità della vita e la sua capacità di perdonare chi le ha fatto del male (tutte caratteristiche presenti anche nell’eroina di Perrault). Ho apprezzato il fatto che il principe la incontri nel bosco prima del ballo e si innamori di lei proprio perché vede tutte queste sue qualità, in particolare la capacità di reazione di fronte alla sofferenza e al male. Ho scoperto che volevano aggiungere una scena in cui Cenerentola dopo il ballo consegnava una lettera da dare al principe per rivederlo, ma la lettera veniva intercettata dal cattivo del film, il granduca. Branagh disse che questo dettaglio della trama serviva a rendere Cenerentola una donna più intraprendente, più moderna, tanto da spingersi a cercare lei di contattare il principe. Io sinceramente sono contenta che abbiano invece scelto di non metterla quella scena, rispettando in tutto la fiaba originale. È bello che sia l’uomo a prendere l’iniziativa, a mostrarsi tenace e determinato nella sua ricerca, dimostrando in questo modo quanto tenga davvero a lei. Anche perché Cenerentola è umile, non è un’arrampicatrice sociale, non va a tutti costi “a caccia” del principe ma cede alle sue profferte d’amore quando vede che queste sono sincere. Io penso che se il principe avesse smesso di cercarla e si fosse messo insieme a un’altra, Cenerentola avrebbe capito che non l’amava davvero, se ne sarebbe fatta una ragione e sarebbe andata avanti con la sua vita come ha sempre fatto di fronte a ogni avversità. Il motto del film “sii gentile e abbi coraggio” esprime il modo di stare al mondo di chi, pur essendo investito dalla sofferenza, decide di reagire con tenacia e di non permettere che il dolore annichilisca quel germe di bontà presente nel cuore dell’uomo e che può crescere se lo si alimenta alle fonti giuste.

      • Vero. Ma sforzandosi di vedere il buono, l’aspetto notato da Bariom è molto bello (lottare per rimediarie al male che noi stessi abbiamo iniziato)

        • Il problema di Maleficent è che è uno specchio fedele della società in cui viviamo e presta il fianco a tantissime letture ideologiche: c’è il messaggio ecologista (Malefica è la protettrice del mondo magico dove la natura vive in perfetta armonia con le creature che la abitano, questo mondo incontaminato è però minacciato dalla cupidigia degli esseri umani “brutti e cattivi” che danneggiano la salute dell’ambiente), c’è il messaggio femminista (le donne quando sono cattive lo sono non per colpa loro ma perché vittime della cattiveria dell’uomo, come nel caso di Malefica, gli uomini invece o sono dei traditori avidi di potere e senza possibilità di redenzione, come il re Stefano, o sono degli inetti incapaci di qualsiasi impresa significativa, come il principe Filippo e il servo di Malefica Fosco), c’è il messaggio LGBT (la famiglia “tradizionale”, ma sarebbe meglio dire “naturale”, è incapace di amore, Aurora infatti viene cresciuta dalla madre adottiva Malefica che usurpa il ruolo di genitore alla madre e al padre biologico, certo alla fine il re Stefano non degna neanche di uno sguardo la figlia che non vede da sedici anni ma se non si è potuto affezionare a lei lasciando che quell’amore lo redimesse è perché Malefica ha lanciato la famosa maledizione) e infine c’è il messaggio nichilista (l’amore vero tra un uomo e una donna non esiste, o è un amore che termina con un tradimento, vedi rapporto Malefica-re Stefano, o è un amore basato su mero interesse, vedi rapporto re Stefano-madre biologica di Aurora, o è un amore immaturo destinato probabilmente a finire al termine dell’adolescenza, vedi rapporto Aurora-Filippo).

          Poi sinceramente non è vero che i personaggi hanno più spessore rispetto a quelli del cartone animato, l’unico personaggio di cui viene indagata la psicologia (e neanche tanto bene tra l’altro) è Malefica, tutti gli altri o sono dementi (tre fate) o sono inutili (Aurora, Filippo e Fosco) o sono irrimediabilmente cattivi secondo la classica separazione manichea delle fiabe per cui devono esistere dei cattivi che rimangano tali fino alla fine (re Stefano).

          Comunque le letture ideologiche di cui parlavo sopra sono effettivamente state fatte da tutta la grancassa mediatica che non perde occasione per inculcare la sua univoca visione della realtà basata sulla demonizzazione dell’uomo bianco occidentale con attrazione per l’altro sesso.

          Tra l’altro ho trovato delle recensioni negative fatte anche da persone che non sono cattoliche, non hanno una visione della vita basata sui valori cristiani né particolari antipatie verso determinate istanze progressiste della società odierna (una di queste ragazze in uno dei suoi video ha anche attaccato Adinolfi per le sue critiche al film “Kung Fu Panda 3” dimostrando di essere favorevole a certe tesi LGBT), se anche queste persone hanno odiato Maleficent una ragione ci sarà, quando è troppo è troppo! Questa è una recensione scritta da una blogger che condivido in pieno:
          http://amapolasyglicinias.blogspot.it/2014/10/come-ti-smonto-maleficent-in-tre-punti.html
          Questa è una video-recensione molto divertente fatta da un’altra ragazza:

          Questa è una video-recensione fatta da un ragazzo:

          E questa infine è una video-recensione un po’ lunga in cui un ragazzo mette a confronto il film live action Maleficent con quello di Cenerentola del 2015:

  9. Sinora mi sembra che il miglior commento, anche per via della sintesi, è il primo di Luigi igiul. Il fatto è che qui parliamo di bambini, cioè di persone che non sono in grado di cogliere le complesse sfumature della vita, e che le fiabe sono una delle prime forme di spiegazione del mondo esterno. Per questo non ci devono essere questioni cervellotiche, non si deve fare l’esegesi della fiaba, e i contenuti devono essere semplici e di immediata fruizione: il mondo non è un letto di rose, c’è il bene e ci sono persone buone, c’è il male e ci sono persone cattive, che le scelte sbagliate si pagano care e possono anche essere irrimediabili.

    Crescendo poi si conosce il mondo reale e si possono cogliere tutte le sfumature di grigio. Ma il primo messaggio deve far capire che esistono il bianco e il nero, altrimenti tutto viene relativizzato sin dal principio.

    Non mi pare una cosa fuori dal mondo; anzi, la cosa più ovvia e normale. Funziona così anche in altri campi dell’educazione. Quando si insegna l’italiano, si insegna prima la grammatica nella sua rigidità e nelle sue regole. Poi uno, crescendo, impara dai grandi scrittori e dai poeti che, in certi casi, si possono scavalcare. Così come la musica: si parte dalle scale e dalle cose ben definite; poi i compositori geniali ci insegnano come le regole strette si possono rompere. In scienza, si parte dalle cose deterministiche e non ci si pone il problema dell’imprecisione delle misure e le loro conseguenze; solo dopo arriva la statistica e la gestione dell’imperfezione.

    Visto che è attuale di questi giorni la denuncia dei seicento intellettuali, si dimostra che l’aver voluto iniziare l’insegnamento dell’italiano disprezzando subito la fredda grammatica ha portato solo al caos e all’ignoranza totale. Così anche voler far uscire le fiabe dal “rigido” schema bene-male non può portare che altro caos.

    • E’ proprio come dici tu. Come la follia del programma di storia fatto tutto in una volta sola, invece che riproposto per intero con modalità diverse e crescente approfondimento alle elementari, medie, superiori e università.

    • “Crescendo poi si conosce il mondo reale e si possono cogliere tutte le sfumature di grigio”

      Ma anche no!
      (Va bene, questa mi è proprio scappata…)

      “si dimostra che l’aver voluto iniziare l’insegnamento dell’italiano disprezzando subito la fredda grammatica ha portato solo al caos e all’ignoranza totale.”

      Mi viene in mente un noto film degli anni 80, in cui il maestro di turno ammansiva la focosità dell’allievo con il celebre “dai la cera, togli la cera”…

      Ciao.
      Luigi

      • Mi viene in mente un noto film degli anni 80, in cui il maestro di turno ammansiva la focosità dell’allievo con il celebre “dai la cera, togli la cera”…

        La cosa paradossale è che i ragazzi andavano a vedere il film e lo apprezzavano, poi ai prof. veri dicevano “dammi il sei politico”…

        • @Fabrizio Giudici
          La cosa paradossale è che i ragazzi andavano a vedere il film e lo apprezzavano, poi ai prof. veri dicevano “dammi il sei politico…

          Semplicemente perché un’allenamento per un’arte marziale richiede in modo tangibile la pazienza di un esercizio continuo. Per lo studio invece, difficilmente si comprende che quelle nozioni che si apprendono, allenano il cervello, o meglio, la mente al ragionamento e più si interiorizzano, più si è in grado di usare l’intelletto nel senso etimologico del termine e diventare più saggi perché capaci di discriminare. Purtroppo, tutto questo lo si capisce da adulti e con l’esperienza, se va bene. E spesso è troppo tardi per porvi rimedio…

          • Io quel film me lo ricordo poco, perché devo averlo visto solo una volta all’epoca e non era certo indimenticabile. Ma mi pare che il succo era che il protagonista veniva vessato dai compagni e il maestro gli insegnava che la disciplina era un modo per acquisire certe capacità – in quel caso le arti marziali – e farsi valere. Insomma, non mi sembra difficile ragionare per analogia anche nel campo dell’apprendimento.

  10. Completamente fuori tema, ma, se passa, è per rammentare che domani, 10 febbraio, è la giornata in cui si ricordano i morti delle foibe (e non solo) al nostro confine orientale e l’esodo forzato dalle loro terre di trecentomila giuliani e dalmati esuli in patria: gli unici profughi non graditi alle sinistre.

    Per loro chiedo a quelli del blog una preghiera o un pensiero, o tutt’e due.

    • Decisamente una preghiera…

      E una anche per coloro che furono i carnefici.

    • Sicuramente, Vanni! Hai fatto bene a dirlo!

    • La Meloni ha giustamente svergognato quella sottospecie di presidente della repubblica che ci ritroviamo:
      Giorgia Meloni
      Mi fa male sapere che domani in occasione del Giorno del Ricordo il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, non sarà alla foiba di Basovizza. Io sarò lì. Mi fa male saperlo non solo perché si tratta di una ricorrenza istituzionale di cui il Quirinale dovrebbe tener conto quando fissa gli appuntamenti fuori dall’Italia del Capo dello Stato, ma soprattutto perché l’assenza del Presidente della Repubblica pesa di fronte all’indegna ondata di negazionismo a cui assistiamo e rischia di dar credito a dei signor nessuno, che dopo 60 di silenzio dello Stato che ha preferito dimenticare i suoi figli piuttosto che ammettere che erano stati ammazzati dai comunisti, si permettono di organizzare conferenze per dirci che i nostri martiri erano dei torturatori. E questo è vergognoso.

  11. “Mi fa male sapere che domani in occasione del Giorno del Ricordo il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, non sarà alla foiba di Basovizza.”

    Azzo, ultimamente è ubiquo. Non c’è telegiornale che non ci propini uno dei suoi predicozzi, tanto che [mi autocensuro]. E non ha tempo di andare a Basovizza?

  12. Buongiorno a voi…..Leggere tra le righe la fiaba di cappuccetto rosso …parla anche della disobbedienza …. penso siamo in tanti l’avere capito da adulto, chi più chi meno…..almeno io si….certamente a un costo…
    Penso che l’educazione ricevuto conta molto, per crescere nella via della prudenza.
    In tanto la vita stessa ti insegna non dare nulla per scontato…i lupi ci sono in ogni anglo, ed è sempre stato, oggi più che mai….alzare la guardia anche su web e fb, la fonte spesso è un inganno,….anche gli ci vuole prudenza e non sempre basta….ci vuole una fede intelligente …..e questo richiede meditazione su ogni cosa.
    Grazie e buona giornata a tutti.

  13. Shreck io l’avevo interpretato tutto in altro modo…a differenza di cappuccetto rosso e pinocchio, in cui c’è questa connotazione (passatemi la semplificazione) buono-cattivo, male-bene, in shreck (che è brutto, ma buono), c’è la bella novità che per l’happy ending non bisogna essere a tutti costi belli sorridenti e ricchi…anzi, il re ricco ma cattivo, fa una brutta fine…

  14. Comunque la mia top ten personale è: “Monster & Co” ( l’incontro imprevisto come fonte del cambiamento – parabola del cristianesimo); “Inside out” ( il desiderio e la mancanza come molla della ricerca della felicità – il senso religioso…); “Alla ricerca della valle incantata 1” ( la sequela di chi conosce la strada verso la salvezza, anche se sbaglia – metafora della chiesa); Up ( i primi dieci minuti sul matrimonio, e gli ultimi quando la memoria non è più zavorra ma slancio verso nuove sfide…)

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