Scontri di inciviltà

di Costanza Miriano

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di CostanzaMiriano

Tra chi, di fronte agli atti di terrorismo di matrice islamica sostiene, in nome di un vago irenismo, che si tratti di gesti folli, come se non avessero un fondamento teologico, e chi sostiene invece che siamo allo scontro di civiltà, io mi colloco istintivamente più vicina a questi ultimi. Ma non sono certa che si tratti proprio di uno scontro: più esattamente, credo che siamo alla collisione tra una civiltà e una non civiltà. Dove la civiltà è quella musulmana, mentre la nostra, quella occidentale, è la stanca, satolla, assuefatta e imbarbarita discendenza della magnifica civiltà europea – occidentale e orientale – che era nata dai valori cristiani inculturati nella ragione greca e latina portate al massimo splendore dalla fede.

Quella stessa civiltà che però poi ha rifiutato Dio, ha messo al centro l’individuo con tutti i suoi desideri ma senza alcun senso del limite, e che poi, imbolsita dalla sazietà, ha deciso di suicidarsi. In questo quadro desolante la cosa bella è che quello che sta succedendo – terrorismo (di cui i media tendono ad ampliare le dimensioni), crisi di economia e di senso – può essere per noi un’occasione di conversione. Sia per le folle, quelle a cui Gesù guardava con tenerezza perché erano “come pecore senza pastore”, che per noi che forse il pastore lo abbiamo intravisto nella nostra ricerca. Tornare a essere cristiani come unica risposta possibile. L’importante è sapere che quello che noi dobbiamo difendere con orgoglio e con tutte le nostre forze non sono un’identità o dei valori (“valori cristiani” è un’espressione che non significa niente, o meglio, che non significa la cosa più importante): quello che noi dobbiamo cercare, con il cuore dolorante di desiderio, è un incontro con Cristo, che dia senso a tutto quello che viviamo, che salvi ogni cosa sulla terra, perché ogni cosa è redenta dall’amore di Cristo, se riconsegnata a lui. Così è nata la nostra civiltà, non dall’orgoglio identitario ma dalle catacombe, e più tardi da un incontro con Cristo che i monaci facevano nel silenzio e nella preghiera, ed era la ricerca di Cristo a far desiderare loro di curare i malati, costruendo gli ospedali, di tramandare la sua parola, creando biblioteche, di raffigurare Dio o il desiderio di lui, e così è nata tutta l’arte fino a quella contemporanea (che infatti è tendenzialmente brutta, perché un tempo era l’uomo che cercava, come poteva, di raccontare la sua ricerca di Dio, poi invece ha cominciato a raccontare la sua ricerca di se stesso, piccolo omuncolo che non può certo far battere di bellezza i cuori di generazioni nei secoli).

Il tentato suicidio della nostra ex civiltà è descritto mirabilmente in un libro lucidissimo e profondo di Claudio Risé, nel suo Sazi da morire. Sottotitolo: claudio-rise-sazi-da-morire-copertina-h (1)Malattie dell’abbondanza e necessità della fatica. Non riesco a riassumerlo senza fargli torto, ma è davvero un libro che è indispensabile leggere, perché diagnostica (l’autore è uno psicanalista) la malattia dell’Occidente: un continuo oscillare dal delirio di onnipotenza e dalla volontà di godimento illimitato a una sostanziale impotenza e depressione. Questo disagio porta a sviluppare vere e proprie malattie, quelle di cui muoiono in occidente nove persone su dieci, ma soprattutto comporta il riferire costantemente tutto a se stessi, con una scarsissima consapevolezza del mondo attorno e degli altri, che è esattamente il contrario di quello che succede quando entriamo in una relazione d’amore col Dio trinitario, un Dio che è prima di tutto tre persone in relazione fra di loro. Paradossalmente è la relazione che ci libera, non l’autodeterminazione, e questo, che la Bibbia ci annuncia, la psicoanalisi ce lo conferma. Come dice il filosofo esistenzialista e psichiatra Jaspers “è il fatto di non essermi messo da solo nel mondo che mi rende libero” di ricercare e costruire la mia esistenza possibile. Il suddito del sovrano medioevale ha per certi versi le mani più libere del cittadino di qualsiasi delle rivoluzioni moderne: essere contenuti definisce un limite. Quell’esistenza possibile di Jaspers, dentro la quale è necessario stare. Non ogni desiderio si può realizzare. È l’essere accolti e definiti da qualcosa di più grande, forte e stabile che può dare tranquillità e sollievo al nostro cuore inquieto, quello di cui parla anche sant’Agostino.

Noi cristiani abbiamo come simbolo la croce non come strumento di morte, ma di vita. È davvero la croce che ci salva. È una verità non solo teologica e spirituale, ma anche storica, sociologica, e psicologica. La fatica è necessaria al nostro benessere, al nostro equilibrio, ed è una verità anche per chi non crede, perché tutte le verità di fede (come che è la croce che redime) sono anche verità umane. L’uomo ha bisogno di fare qualcosa di impegnativo per provvedere a sé, l’abbondanza ci lascia nell’inquietudine. Soprattutto, è più difficile che cerchiamo Dio, fino a che non abbiamo bisogno di alzare gli occhi verso di lui per chiedergli aiuto per qualcosa, e non parlo solo di bisogno economico. Nella prosperità – dice la Bibbia – l’uomo non comprende.

Possiamo ancora salvarci, il suicidio è in corso ma il laccio intorno al collo si può allentare. L’unica via, però, come ha scritto un lucidissimo monsignor Negri, è non puntellare l’impero, ma rifare il cristianesimo. E non rifarlo in senso orgogliosamente identitario. Piuttosto con una umile silenziosa conversione prima di tutto personale, pronta a diventare fatto pubblico non appena le circostanze ce lo chiedono, come è stato per esempio per i family day (quando ci sono i deboli in pericolo, allora sì che bisogna tirar fuori le unghie, non per orgoglio identitario ma per il dovere di difenderli).

So che una delle cose meno necessarie del momento è un’altra politologa autodidatta che dica la sua sui cambiamenti epocali che abbiamo sotto gli occhi – una civiltà che muore, qualcuno che la azzanna da fuori, la suddetta civiltà colta da afasia che balbetta paroline generiche sulla fratellanza generale, e che non riesce a chiamare le cose col proprio nome. Lo so, ma. Ma non se ne può più della retorica delle candeline e dei gessetti colorati, dei vaghi sentimenti di fratellanza politicamente corretti, per cui vanno tutti bene purché non siano maschi eterosessuali cattolici. Lo so ma non possiamo difendere con orgoglio i nostri centri commerciali, la nostra ignoranza, la nostra dipendenza tecnologica e la nostra incapacità di provvedere a noi stessi. Non abbiamo molto di serio da difendere. Guardiamo in faccia al fatto che siamo al declino e che su una nave che fa acqua così tanto non ha senso riparare le falle ma salire su una scialuppa e portare in salvo le cose più preziose. Salvare il seme, salvare quello che può farci vivere ancora, e avere il coraggio di accettare il crollo, sapendo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio.

67 Responses to “Scontri di inciviltà”

  1. “la retorica delle candeline e dei gessetti colorati, dei vaghi sentimenti di fratellanza politicamente corretti…”
    e dalla richiesta di preghiere non si capisce poi rivolte a che e perché 😐

    Il “suicidio è in corso”, certamente, ma non dimentichiamoci (almeno noi), chi sia l’istigatore di tal suicidio, colui che in realtà è omicida e menzoniero da sempre. Quindi impegnati in una ricostruzione che passa anche dalla conversione personale, ma sapere anche chi esattamente è il Nemico… è la testa del serpente che va schiacciata!

  2. Come al solito, cara Costanza, tu dici la verità con coraggio e nessuna ombra di omologazione, ma ora ho bisogno di capire: come si conciliano le tue considerazioni con ciò che ha detto Papa Francesco, quando ha parlato di “radici” plurali di un’Europa dei diritti umani, che il vangelo può “annaffiare”?

  3. Come al solito, cara Costanza, tu hai il coraggio di dire la verità senza ombra di omologazione, ma ora vorrei capire come si conciliano le tue affermazioni con quanto ha detto Papa Francesco quando ha parlato di “radici” plurali di un’Europa dei diritti umani, che il vangelo può “annaffiare”, portando i frutti di pace e di giustizia che i cristiani producono solo nella loro fede al vangelo stesso».

  4. Dovrei dire che “fortunatamente” mons. Negri non è l’unico, lo ha scritto anche mons. Burke:

    https://cruxnow.com/commentary/2016/07/22/us-cardinal-warns-islam-wants-govern-world/

    “Sfortunatamente” sono una piccolissima minoranza delle varie migliaia di vescovi esistenti.

    PS Interessante il libro citato: uno che ha il coraggio di dire che il problema non è che le nostre società sono troppo “povere”, ma che sono troppo “ricche” (quel “troppo” poi va capito bene).

    • ascoltavo stami radio cusano (radio dell’omonima università romana) ed a proposito di “limiti” il conduttore esaltava il fatto che “finalmente” anche l’italia avesse riconosciuto diritti civili agli omosessuali e che finalmente si fosse messo fine a queste insensate ed “ideologiche” forme di razzismo. esaltatissimo poi per nella nuova saga di star trek dove il capitano Spock dichiara la sua omosessualitá e la sua relativa “famiglia” normalissima con marito e “figli”…

  5. Sono d’accordo con l’ amara analisi tuttavia credo che al declino della società occidentale abbia contribuito, non poco, la stessa Chiesa la quale ha seguito da troppi anni, e ultimamente direi che sta aderendo in toto in modo a volte anche sfacciato, al mondo moderno e ai suoi malcostumi giustificandoli con un evidente abuso della misericordia (vd. S.Alfonso de Liguori). La Chiesa deve ritornare ad essere, come in passato, un punto di riferimento spirituale ed essenziale a Cristo e non all’uomo e ai suoi discutibili rappresentanti.

  6. Hai fatto un’analisi esatta e ragionata su quello che sta accadendo e che, purtroppo, nessuno vuol dire apertamente!!!! Dobbiamo rimboccarci tutti le maniche e testimoniare di più il nostro essere cristiani. Grazie.

  7. …un incontro con Cristo? La mia casa è sempre aperta, ma forse lui ci avrà ben altro da pensare con tutte le altre pecore e pecoroni e lupi mannari che popolano il nostro mondo decaduto da secoli! (almeno dalla fine della età dell’oro!) (ma quando è stata precisamente cotesta età dell’oro?)(al tempo di Costantino il Grande?)

  8. Carissima Costanza, mo’ sì, sembra che ragioniamo. Volevo scriverti allora a proposito di “muri che salvano”. Con questo ultimo post mi rispondi e mi rassicuri. I muri non salvano nessuno, possono proteggere e quindi essere utili, forse necessari, come il cibo dato da Dio con generosità ma che perisce e non impedirà che anch’io muoia prima o poi. Mi salva dalla morte Colui che mi ha amato e ha dato se stesso per me. La mia identità non viene dai muri perché i muri non amano, ma dalla mia appartenenza. Appartenendo a Cristo Risorto sono salvato e insieme ho una identità, perché sono nato dal volere di Dio. Dal kerigma può rinascere oltre alla mia vita anche la vita attorno a me e la cultura vitale di una società. Ma i cristiani da Museo o aggrappati alle forme di un tempo sono quelli che non hanno incontrato Gesù Risorto (probabilmente senza colpa, ma sono fuori), o quelli che hanno rinnegato la fede.
    Ho letto di recente parte di un’intervista di Padre (allora) Joseph Ratzinger … in francese. Ad ogni buon conto ricopio il testo. J. Ratzinger non era certo uomo pronto a buttare via la tradizione con superficialità. Ebbene quello che è oggi sotto gli occhi di tutti, qualcuno l’aveva già detto 50 anni fa (non solo Padre Ratzinger), e lo Spirito Santo aveva già suscitato risposte concrete carismatiche adatte a questo tempo assieme al Concilio Vaticano II. Riposte concrete alle quali tanti hanno aderito man mano con immensa gioia e profitto. Non temere, siamo in buone mani anche se i tempi non sono sorridenti né trionfalistici. Ricordo che la salvezza per chi crede in Cristo è nella Chiesa, fedele al deposito della Fede che è un pò più grande delle mie idee o consuetudini personali, e nell’obbedienza ai legittimi Pastori, non in gruppi che si dicono più cattolici del Papa, per cui non gli obbediscono, giustificandosi con ragionamenti arzigogolati… Extra Ecclesia nulla Salus. Santa Brigida (23 luglio!) e Santa Caterina da Siena non vivevano certamente tempi molto gloriosi del papato ma, non andando oltre Gesù Cristo, erano coscienti che questo era il papa dato dal Signore e Caterina lo chiamava perfino “Dolce Cristo in Terra”, con un cuore libero e riverente assieme.

    Le jour où Joseph Ratzinger a prédit l’avenir de l’Église Lors de l’enregistrement d’une émission à la radio allemande en 1969…TOD WORNER 15 JUILLET 2016 – ALETEIA

    Il n’a jamais prétendu pouvoir lire l’avenir. Non, sa sagesse était bien trop grande pour cela. D’ailleurs, il avait modéré ses remarques initiales en se déchargeant ainsi : « Soyons prudents dans ce que nous annonçons. Ce qu’a dit Saint Augustin est toujours vrai : l’Homme est un abysse. Personne ne peut savoir à l’avance ce qui va ressortir de ces profondeurs. Et quiconque considère que l’Église n’est pas déterminée uniquement par cet abysse qu’est l’Homme, mais qu’elle s’efforce d’atteindre le grand, l’infini abysse divin, sera le premier à douter de ses propres prédictions, car cette volonté naïve de vouloir avoir raison à coup sûr ne pourrait qu’être la preuve d’une incompétence sur le plan historique. »
    Mais son époque, marquée par un danger existentiel, un cynisme politique et une morale qui allait à vau-l’eau, avait faim de réponses. L’Église catholique, une balise dans ces eaux agitées, avait elle aussi opéré certains changements, et les « pro » et les « anti-changements » se demandaient chacun de leur côté ce qui allait advenir de l’Église.
    C’est dans ce contexte, en 1969, que le père Joseph Ratzinger allait donner une réponse très réfléchie à la radio allemande. Voici ses remarques de conclusion.
    « Je pense, non, je suis sûr, que le futur de l’Église viendra de personnes profondément ancrées dans la foi, qui en vivent pleinement et purement. Il ne viendra pas de ceux qui s’accommodent sans réfléchir du temps qui passe, ou de ceux qui ne font que critiquer en partant du principe qu’eux-mêmes sont des jalons infaillibles. Il ne viendra pas non plus de ceux qui empruntent la voie de la facilité, qui cherchent à échapper à la passion de la foi, considérant comme faux ou obsolète, tyrannique ou légaliste, tout ce qui est un peu exigeant, qui blesse, ou qui demande des sacrifices. Formulons cela de manière plus positive : le futur de l’Église, encore une fois, sera comme toujours remodelé par des saints, c’est-à-dire par des hommes dont les esprits cherchent à aller au-delà des simples slogans à la mode, qui ont une vision plus large que les autres, du fait de leur vie qui englobe une réalité plus large. Il n’y a qu’une seule manière d’atteindre le véritable altruisme, celui qui rend l’homme libre : par la patience acquise en faisant tous les jours des petits gestes désintéressés. Par cette attitude quotidienne d’abnégation, qui suffit à révéler à un homme à quel point il est esclave de son égo, par cette attitude uniquement, les yeux de l’homme peuvent s’ouvrir lentement. L’homme voit uniquement dans la mesure où il a vécu et souffert. Si de nos jours nous sommes à peine encore capables de prendre conscience de la présence de Dieu, c’est parce qu’il nous est tellement plus facile de nous évader de nous-mêmes, d’échapper à la profondeur de notre être par le biais des narcotiques, du plaisir etc. Ainsi, nos propres profondeurs intérieures nous restent fermées. S’il est vrai qu’un homme ne voit bien qu’avec le cœur, alors à quel point sommes-nous aveugles ?
    Ce qui restera, c’est l’Église du Christ, l’Église qui croit en un Dieu devenu Homme et qui nous promet la vie éternelle
    Quel rapport tout cela a-t-il avec notre problématique ? Eh bien, cela signifie que les grands discours de ceux qui prônent une Église sans Dieu et sans foi ne sont que des bavardages vides de sens. Nous n’avons que faire d’une Église qui célèbre le culte de l’action dans des prières politiques. Tout ceci est complètement superflu. Cette Église ne tiendra pas. Ce qui restera, c’est l’Église du Christ, l’Église qui croit en un Dieu devenu Homme et qui nous promet la vie éternelle. Un prêtre qui n’est rien de plus qu’un travailleur social peut être remplacé par un psychologue ou un autre spécialiste. Un prêtre qui n’est pas un spécialiste, qui ne reste pas sur la touche à regarder le jeu et à distribuer des conseils, mais qui, au nom de Dieu, se met à la disposition des Hommes, est à leurs côtés dans leurs peines, dans leurs joies, dans leurs espoirs et dans leurs peurs, oui, ce genre de prêtres, nous en aurons besoin à l’avenir.
    L’Église sera de taille réduite et devra quasiment repartir de zéro
    Allons encore un peu plus loin. De la crise actuelle émergera l’Église de demain – une Église qui aura beaucoup perdu. Elle sera de taille réduite et devra quasiment repartir de zéro. Elle ne sera plus à même de remplir tous les édifices construits pendant sa période prospère. Le nombre de fidèles se réduisant, elle perdra nombre de ses privilèges. Contrairement à une période antérieure, l’Église sera véritablement perçue comme une société de personnes volontaires, que l’on intègre librement et par choix. En tant que petite société, elle sera amenée à faire beaucoup plus souvent appel à l’initiative de ses membres.
    L’Église ordonnera à la prêtrise des chrétiens aptes, et pouvant exercer une profession
    Elle va sans aucun doute découvrir des nouvelles formes de ministère, et ordonnera à la prêtrise des chrétiens aptes, et pouvant exercer une profession. Dans de nombreuses petites congrégations ou des groupes indépendants, la pastorale sera gérée de cette manière. Parallèlement, le ministère du prêtre à plein temps restera indispensable, comme avant. Mais dans tous ces changements que l’on devine, l’essence de l’Église sera à la fois renouvelée et confirmée dans ce qui a toujours été son point d’ancrage : la foi en un Dieu trinitaire, en Jésus Christ, le Fils de Dieu fait Homme, en l’Esprit-Saint présent jusqu’à la fin du monde. Dans la foi et la prière, elle considérera à nouveau les sacrements comme étant une louange à Dieu et non un thème d’ergotages liturgiques.
    Le temps de « l’Église des doux » arrivera
    L’Église sera une Église plus spirituelle, ne gageant pas sur des mandats politiques, ne courtisant ni la droite ni la gauche. Cela sera difficile pour elle, car cette période d’ajustements et de clarification va lui coûter beaucoup d’énergie. Cela va la rendre pauvre et fera d’elle l’Église des doux. Le processus sera d’autant plus ardu qu’il faudra se débarrasser d’une étroitesse d’esprit sectaire et d’une affirmation de soi trop pompeuse. On peut raisonnablement penser que tout cela va prendre du temps. Le processus va être long et fastidieux, comme l’a été la voie menant du faux progressisme à l’aube de la Révolution française – quand un évêque pouvait être bien vu quand il se moquait des dogmes et même quand il insinuait que l’existence de Dieu n’était absolument pas certaine – au renouveau du XIXe siècle. Mais quand les épreuves de cette période d’assainissement auront été surmontées, cette Église simplifiée et plus riche spirituellement en ressortira grandie et affermie. Les hommes évoluant dans un monde complètement planifié vont se retrouver extrêmement seuls. S’ils perdent totalement de vue Dieu, ils vont réellement ressentir l’horreur de leur pauvreté. Alors, ils verront le petit troupeau des croyants avec un regard nouveau. Ils le verront comme un espoir de quelque chose qui leur est aussi destiné, une réponse qu’ils avaient toujours secrètement cherchée.
    Pour moi, il est certain que l’Église va devoir affronter des périodes très difficiles. La véritable crise vient à peine de commencer. Il faudra s’attendre à de grands bouleversements. Mais je suis tout aussi certain de ce qu’il va rester à la fin : une Église, non du culte politique car celle-ci est déjà morte, mais une Église de la foi. Il est fort possible qu’elle n’ait plus le pouvoir dominant qu’elle avait jusqu’à maintenant, mais elle va vivre un renouveau et redevenir la maison des hommes, où ils trouveront la vie et l’espoir en la vie éternelle. »
    L’Église catholique survivra en dépit des hommes et des femmes, et pas forcément grâce à eux. Et pourtant, nous avons notre rôle à jouer. Nous devons prier et cultiver l’amour de l’autre, l’abnégation, la fidélité, la dévotion aux sacrements et une vie centrée sur le Christ.
    Il est possible d’approfondir ces questions et de retrouver l’intégralité de ces propos en lisant l’ouvrage de Joseph Ratzinger La foi chrétienne hier et aujourd’hui.

  9. Mi è capitato di rileggere di recente l’Antico Testamento, i libri storici come Samuele, Re. Ho trovato molti parallelismi con la situazione di oggi: il popolo che volta le spalle a Dio, le invasioni esterne di Egizi, Assiri e poi Nabucodonosor. Eppure il popolo continua a recarsi ai pali sacri, a venerare gli idoli. Nessuno coglie i segnali inquietanti dello sfacelo che sta per abbattersi sul regno, a parte un pugno di profeti come Isaia, e pochi devoti che nulla possono contro la tendenza generale. E poi la catastrofe arriva.
    Allora attribuivano a Dio il castigo per i loro peccati. No, non era Dio. Come poi chiarifica Gesù stesso, non è Dio a far crollare la torre di Siloe. Ma se non ci convertiremo, periremo allo stesso modo.
    Ecco, questo mi hanno pensare le parole di Costanza. La prima conversione è quella che attende tutti noi come Chiesa. Il mondo continuerà ad andare così, ieri gli Assiri, oggi i terroristi, ieri i pali sacri, oggi quello che vediamo. Ma siamo noi che non dobbiamo perdere la Fede. Dobbiamo restare fedeli al nostro Signore. Altrimenti periremo sul serio.

  10. “Not in my name” dicono molti islamici dopo ogni attentato di matrice islamista e sarebbero i più credibili quando si dovesse additare qualche adoratore di Allah come esempio per negare che sia in atto uno scontro di civiltà tra islamisti e quelli che essi chiamano infedeli, ma come fare a negare prove e movente di tale scontro finché gli islamici brandiscono una loro dichiarazione dei diritti umani che nega l’art.18 della nostra per poter uccidere abiuri e blasfemi?
    http://www.xamici.org/n/ScontroDiCivilta‘.htm

  11. Un commento di Langone a proposito della strage di Nizza:

    […] Colpa dei preti che continuano a non dire la verità senza la quale non è possibile vivere liberi (visto che i corni del presente, epocale dilemma sono appunto la libertà e la sottomissione). Il Papa, attraverso il suo portavoce grazie a Dio pensionando, dopo la strage di Nizza ha parlato di “follia omicida” e non è stato di aiuto. Follia non significa nulla, anzi, follia è una parola fuorviante perché fa pensare a una totale irresponsabilità: come se Mohamed Lahouaiej Bouhlel avesse semplicemente perso il senno, e come se non si chiamasse Mohamed. All’inizio del suo pontificato, a Santa Marta e altrove, il Santo Padre tirava spesso in ballo il diavolo, anche per questioni all’apparenza non così cruciali. Parlando al collegio cardinalizio accusò Satana del pessimismo dilagante: d’accordo, il pessimismo è una brutta cosa, ma 84 morti ammazzati, fra cui molti bambini, sono meglio? Perché dopo i viaggi-lampo a Lampedusa e a Lesbo non organizza una capatina a Nizza? Mistero della fede.

    […]

    Colpa dei teologi che in questi anni si sono spremuti sul sesso degli angeli ossia sulla comunione ai risposati, una faccenda che non interessa a nessuno, che non serve a nessuno, mentre da due secoli per avere una seria definizione del Corano bisogna continuare a rivolgersi all’ateo Schopenhauer: “La forma più squallida e più povera di teismo”.
    Colpa dei cardinali tipo Schönborn che hanno speso tutte le loro energie intellettuali per provare a motivare la loro brama di benedire sodomitiche confricazioni.
    La colpa non è dei politici, poveruomini che non leggono, che non sanno, che vagano su internet come asini tra i suoni, è colpa di questi ecclesiastici che gli strumenti li avrebbero ma non li usano. Hanno il Vangelo, i Santi, la Madonna, i Padri, eppure seguono il mondo scodinzolando, non ci pensano proprio di analizzare e denunciare il Corano, e di esigere il disinnesco di questo enorme serbatoio di benzina a disposizione di tutti i violenti e gli invidiosi del pianeta.

  12. Camillo Langone:

    “e di esigere il disinnesco”!
    (chi e come lo dovrebbe esigere?)

  13. …ieri sera ero a cena con dei giovani amici arruolati come paracadutisti nell’Esercito
    e che prestano servizio nel Reggimento Savoia Cavalleria, li avevano lanciati (raccontavano) in Maremma l’altra settimana per partecipare a una esercitazione molto impegnativa. Sono forti, coraggiosi, fieri, onesti, allenati e pronti a farsi lanciare di giorno e di notte. Ma, nel nostro caso, lanciarli contro chi? e dove? A Parigi? A Nizza? a Bruxelles?Al Cairo? A Kabul? Nel deserto della Siria o dell’Irak? Mentre intanto i Mirianidi disquisiscono di teolgìa applicata? Loro a disinnescare e i Langoni a civettare con il “da farsi”?

  14. Camillo Langone:

    …ho incontrato ieri degli amici arruolati come pracadutisti nel
    Savoia Cavalleria. L’altra settimana li hanno lanciati (raccontavano) in Maremma per una impegnativa esercitazione
    di controllo di una zona (eventuale) di guerra. Sono giovani forti fieri coraggiosi onesti generosi
    allenati sempre pronti a farsi lanciare di giorno e di notte! Ma lanciare contro chi? e dove?
    Nei deserti di Arabia, al Cairo, a Parigi, a Nizza, Bruxelles, mentre intanto i Mirianidi disquisiscono
    di teologìa applicata loro invece dovrebbero disinnescare le forze del male coranico? nel mondo?

    • I paracadutisti fanno bene a mantenersi in allenamento perché non si sa mai. Comunque, effettivamente sono poco utili in una guerra civile.

      • …eppure sono stati impiegati in parecchie “guerre civili”, per esempio
        in Algeria.

        • Corsi ricorsi e “discorsi”:

          L’Organisation de l’armée secrète (OAS) era un’organizzazione paramilitare clandestina francese, creata il 20 gennaio 1961 dopo un incontro a Madrid, al riparo del regime franchista, da Jean-Jacques Susini e Pierre Lagaillarde che operò fino all’anno successivo in Algeria e anche nella Francia metropolitana. La sigla OAS comparve la prima volta sui muri di Algeri il 16 marzo 1961. Lo slogan era “L’Algérie française”.

          Tra il maggio 1961 ed il settembre 1962 l’OAS uccise 2.700 persone, di cui 2.400 algerini.

      • Soprattutto quando sono passati in cavalleria 😀

        Del resto, come insegnato dai fatti turchi, non bastano nemmeno i carri armati se non si ha l’animo di impiegarli… nemmeno un golpe antica maniera riesce più…

        Ciao.
        Luigi

  15. …ma non è che i musulmani siano però usciti salvi dalla mercificazione totale del mondo
    (e degli uomini). Credo che tutti si sia d’accordo nel dover ammettere che può
    fare (e ha già fatto) di più e di peggio, la mercificazione (Scoperta da Marx e da Engel) in poco tempo che la religione in secoli e secoli!

  16. Mah…

    I confini, i muri, i limiti e i divieti erano ciò che aiutava a far divenire uomini i maschi e donne le femmine.
    Erano il senso e la realtà del “finito” che per secoli, ancor prima che l’Europa diventasse terra di cristiani, contribuirono a spingere tanti verso il “diventa ciò che sei”.
    Perchè quando si intuisce che l’infinito, l’eterno, l’illimitato non sono di questo mondo, allora non resta che cercare di percorrere il proprio sentiero, senza divergere ovvero “divertirsi”…

    Solo quando confini, limiti, muri, divieti saltano sotto i colpi della follia e della folla, avviene che ci si perda dietro al nulla.
    Quando la patria è il mondo, non si ha nessuna terra da amare; di modo che ci si senta smarriti e inutili – al di là della finzione vigente – a New York come a Milano, a Parigi come a Brasilia.
    Quando ogni e qualsiasi legame di fedeltà diviene cosa ridicola, non si ha nessuna causa o persona cui donarsi.
    Ma come è noto da Ortega y Gasset, nobile è colui che assomma sopra di sè dovere dopo dovere, obbligo dopo obbligo; non chi fa quel c###o che vuole, sola legge oggi riconosciuta in Occidente (comprensiva della quota rosa “lutero è mio e lo gestisco io”).

    Più prosaicamente, era anche la lealtà del divieto e della legge a trattenere l’irrompere del male, e perciò a salvare.
    Erano anche i piccoli, umili katechon della proibizione e del disdoro sociale a confinare, per esempio, l’aborto nel recinto dell’abiezione.
    Non è stato il decadimento della famiglia a portarci al divorzio-aborto-genderismo di massa.
    No, sono stati questi demoni a contribuire fondamentalmente allo sfaldamento della prima pietra del vivere sociale. Basta leggersi Roberto Volpi e la spietatezza scientifica con cui concatena i dati, per capire questa semplice verità.

    È noto come il primo accenno agli “europenses” sia legato alla battaglia di Poitiers.
    Episodio fulgido di onore, oggi discreditato in ogni modo; compresa una disgustosa canzone di non ricordo più quale istrione.
    Da allora mai mancarono uomini che difendessero spalti di fortezze e tolde di galere, per salvaguardare tutto ciò che questi muri proteggevano: donne, campi, chiese, bambini e speranze.
    In questi tempi le genti d’Europa hanno invece voluto abbandonare il fardello che Leone XIII indicava come loro, in questo echeggiato dall’oggi innominabile Kipling:

    […] mandate in giro i migliori che avete allevato,
    legate a lunghi esilii i vostri figli
    per servire alle necessità dei sottomessi,
    per vigilare, in pesante assetto,
    su genti irrequiete e selvatiche –
    torve popolazioni, da poco assoggettate,
    per metà demoni e per metà fanciulli […]

    Come giustamente osservato da Costanza in questo mirabile articolo, nessuno – per idiota che sia – è disposto a morire difendendo centri commerciali, capolavori di archistars o night clubs.
    Rimane perciò l’unica alternativa del macello: invocando il demonio come al “Bataclan”, disegnando vignette blasfeme in qualche sordida redazione, o festeggiando bagni di sangue sul lungomare, il 14 di luglio.
    Del resto è noto, si muore come si è vissuto.

    E visto che nel frattempo è saltato fuori Pontecorvo – nomen omen – non posso che concludere con questa frase di Marie-Joseph Hélie Denoix de Saint Marc:

    “La vie est un combat. Le métier d’homme est un rude métier. Ceux qui vivent sont ceux qui se battent”

    Buona domenica a tutti.
    Luigi

    • Luigi, puoi spiegarmi l’ultimo paragrafo del tuo scritto che finisce con ” del resto è’ noto si muore come si è’ vissuto”
      Non riesco a capire cosa vuoi dire. Su fatto di morire come si è’ vissuto mi sembra un po’ lapidaria come frase. Vuoi dire che nessuno ha la possibilità di cambiare, di morire in modo diverso da come ha vissuto?. Sono convinta che c’è’ sempre una possibilità anche per l’ultimo degli uomini. Ciao rosanna

      • Certo Rosanna, c’è sempre una possibilità. Il “buon ladrone” è lì a dimostrarlo.
        Ma io ricordo che l’insegnamento sia “estote parati” e non “aspettate l’ultimo momento”.
        Ricordo male, forse?

        Le nostre più minute azioni, ogni pur piccola parola, perfino i silenzî, sostanziano le nostre esistenze.

        Tempo fa lessi di un ordine monastico dove uno dei primissimi doveri dei novizî era chiudere le porte sempre accompagnandole con la maniglia, senza rumore. Mai spingerle, tanto meno sbatterle o usare i piedi.
        La ragione di questa minuziosità, evidentemente priva di senso agli occhi occidentali del “tutto e subito, soprattutto se è casino”?
        L’abitudine a svolgere bene anche i compiti più umili è il primo passo per realizzare le cose grandi.
        Se non si è capaci nemmeno di chiudere una porta come si conviene, come si può pensare di riuscire in una vita consacrata a Dio?

        E allora dimmi tu, se vuoi: sarà più probabile morire cristianamente dopo un’esistenza cristiana, o dopo una vita paganeggiante oltre ogni dire?

        Aggiungo che per millennî si è ritenuto come talune azioni non fossero solo “illegali”, “criminali”, “peccaminose”, ma qualcosa di peggio: come dicevano i Romani nefas est, da cui il nostro “nefasto”.

        Disegnare vignette blasfeme… invocare il diavolo… festeggiare il primo genocidio dell’età contemporanea… frequentare postriboli omosessualisti… sono azioni più che cattive, sono empie.
        Ci si può meravigliare che si concludano in un’orgia di violenza e sangue?
        Non dico sia “giusto” o “meritato”, non sia mai, non è mio compito stabilirlo; dico solo che è “logico”.

        Come esempio, traggo da qui:
        https://www.theguardian.com/world/2015/nov/14/paris-attack-restaurants-dinner-terrorism-violence-war-happiness
        questo passo eloquente:

        “Several people were sitting on the first-floor balcony. It was quite a fun rock group and the audience was aged between 20 and 50. Some parents were with their teenagers. The ambiance was very jovial. The group had been on about an hour and they’d just said “We love you Paris” and started singing a song, Kiss the Devil, with the words ‘I met the Devil and this is his song’ when we heard very clearly some explosions”

        È perciò così fuori luogo dire che siano morti come sono vissuti?

        Ciao.
        Luigi

        • “Non dico sia “giusto” o “meritato”, non sia mai, non è’ mio compito stabilirlo; dico solo che è “logico” .
          Fammi capire “logico” per i morti del Bataclan, per quelli di charly , per quelli di Orlando, salvi qualcuno di quelli di Nizza oppure no? Non riesco a seguirti in questa logica del meritarsi un tipo di morte, proprio non è’ nelle mie corde.
          Penso che ognuno di noi sarà giudicato per come ha vissuto ma il castigo non può iniziare da come si muore!

          • Eppure Luigi ha proprio scritto “non dico che sia giusto o meritato”, dunque perché gli ribatti dicendo “Non riesco a seguirti in questa logica del meritarsi un tipo di morte” quando lui ha appena scritto “non dico che sia … meritato”?

            Non sembra molto difficile capire: è logico che una civiltà così immemore di sé e del bene comune da “benedire” unioni sessuali tra individui dello stesso sesso, festeggiare il genocidio vandeano con annessi e connessi, cantare in omaggio al diavolo, che trova il senso di sé nello stordimento dell’abuso da piaceri di qualunque segno essi siano, che non ha altro da difendere che il diritto al “divertimento” , e neppure ricorda il male insito in tutto questo ma al contrario chiama “malvagi” coloro che a tutto questo si oppongano… insomma una civiltà che fa del vizio propriamente inteso la propria pietra di fondamento: è logico che una civiltà siffatta berrà il calice dell’ira di Dio.
            Questo senza poter distinguere tra coloro che a questo partecipano, colpevolmente o incolpevolmente: perché quando arriva il flagello e ci si è messi d’impegno per distruggere qualsiasi muro, fisico o morale che esso sia, che permetterebbe di frenane l’impeto o difendersene, il giusto e l’ingiusto verranno ugualmente colpiti. Tutto questo è logico e assolutamente prevedibile.

            Inoltre, il castigo comincia eccome in questa vita, e non solo con la propria morte: il male (uno _stesso_ male: è importante ricordarlo) può essere corona di martirio e santità per alcuni, condanna divina per altri, ammonimento, segno, con un amplissimo ventaglio di possibilità intermedie. Se può non essere sempre semplice stabilire le responsabilità singole (ma spesso lo è: eccome) è più facile scorgere peccati e responsabilità che finiscono per investire tutta una civiltà (o presunta tale), un popolo, un gruppo.

            • Chi pecca e si compiace del peccato scivola nel vizio e nella depravazione; scaccia lo Spirito Santo e questo vuol dire che attira Satana. Questo vale per i singoli uomini; e vale anche per le società. Quello che stiamo vedendo è proprio quello che ha scritto Roberto e Luigi. Da ieri sera abbiamo ancora un attentato in Germania (fortunatamente andato quasi a vuoto) e una strage di ragazzini in Florida. Il primo ha matrice chiaramente islamica, il secondo non so e forse no. Ma dal mio punto di vista non cambia una virgola. San Francesco (mi pare) diceva che vedeva i demoni “come sciami di moscerini” che scorrazzavano fuori dalle mura della città. Possono agire mediante un fanatico religioso, ma anche mediante un “semplice” squilibrato. Ora che scelleratamente abbiamo abbattuto quelle mura, con il compiacimento di buona parte dei preti, i moscerini sono penetrati nella città e scatenano ogni sorta di male. È fin troppo evidente che siamo in fase di piena escalation – e siamo solo a metà dell’anno.

              Ma quel che è peggio è che chi dovrebbe rendere nota questa correlazione e invitare severamente ad un cambiamento di condotta, ovvero la Chiesa, dai suoi gradi più bassi a quelli più altri, non solo non lo fa, ma più o meno ambiguamente “benedice” quelle condotte che sono causa di quel che sta avvenendo.

              Questo scriveva il Cornacchiola a proposito della visione del 12 aprile 1947:

              I pastori del gregge non fanno il loro dovere. Troppo mondo è entrato nella loro anima per dare scandalo al gregge e sviarlo dalla via. […]. Pregate, si può fermare. […]. Allontanatavi dalle false cose del mondo: vani spettacoli, stampe d’oscenità. […]. Satana è sciolto per un periodo di tempo e accenderà tra gli uomini il fuoco della protesta. Figli siate forti, resistete all’assalto infernale. […]. La Chiesa tutta subirà una tremenda prova, per pulire il carname che si è infiltrato tra i suoi ministri. […]. Sacerdoti e fedeli saranno messi in una svolta pericolosa nel mondo dei perduti, che si scaglierà con qualunque mezzo all’assalto: false ideologie e teologie. […]. L’ira di satana non è più mantenuta; lo Spirito di Dio si ritira dalla terra, la Chiesa sarà lasciata vedova, sarà lasciata in balìa del mondo.

              Non finirà, finché per prima la Chiesa non cambierà condotta.

              PS Nota tecnica. Se qualcuno avesse a disposizione un testo completo delle Rivelazioni di Santa Brigida, incluso il quarto libro, paragrafo 142 (non c’è in molte edizioni), mi farebbe cosa grata se mi segnalasse l’edizione, in modo che la possa comprare. Il testo si può trovare online, ma su poche fonti che non sono in grado di verificare.

            • Allora se ho ben capito vuol dire che l’ira di Dio quando arriva non distingue tra gli uomini retti e quelli malvagi? Che Dio usa l’estremismo islamico per colpire il popolo che ha perso la strada? Che ” gli sciami di moscerini” ( come S.Francesco chiama i diavoli) possono agire mediante un fanatico religioso, uno schizzato e colpire questa società che ha perso il senno? E , cosa grave, le mura che li tenevano lontani sono state abbattute da buona parte dei preti della nostra povera chiesa. E come ci si salva?

              • Proviamo a fissare qualche coordinata.
                Dio usa? Una scelta verbale che mi piace poco.

                1 – Dio può agire attraverso cause seconde (azione mediata). E’ ciò che fa ordinariamente nel tempo.
                2 – Dio non vuole mai il male, ma lo permette. Corollario: nessun male potrebbe accadere se Dio non lo permettesse.
                3 – Qualsiasi male naturale colpisca noi esseri umani ha anche, sempre, un significato sovrannaturale, personale e/o sociale: questo, dal peccato originale in avanti.

                Domande: quando una disgrazia colpisce, è in grado di distinguere tra giusto e ingiusto? Ovviamente no. Richiamo quanto ho scritto più sopra, generalizzandolo: uno stesso male può assumere significati sovrannaturali personali radicalmente diversi e, in aggiunta, avere dei significati sovrannaturali sociali.

                La Provvidenza Divina agisce in maniera compartimentalizzata? Ci sono cioè cose che Dio lascia accadere così a casaccio? No, perché ciò significherebbe la possibilità – assurda – che possa verificarsi un male dal quale Dio non possa trarre un bene maggiore.

                Manifestazioni della perfezione divina sono da considerarsi sempre dei beni. Tra le perfezioni divine è annoverata sia la Misericordia che la Giustizia.

                Direi che si può cominciare ragionando su queste considerazioni.

                • Aggiungo una cosa banale, ma che evidentemente non lo è più. L’evento centrale del Cristianesimo è il Sacrificio di Cristo sulla Croce. Il Perfetto Innocente, Perfetto Giusto che muore, condannato ingiustamente dagli uomini. Tutto ciò è avvenuto ed era nei piani di Dio. Dunque, se il Figlio è morto ingiustamente, non capisco perché dobbiamo stupirci se nella storia certi uomini, che quando fossero giusti non lo sarebbero mai in modo perfetto, possono perire ingiustamente.

                  Come se ne esce? Chiedendo perdono a Dio per la superbia con cui negli ultimi decenni, ma anche più in là perché qui si stanno chiudendo cinquecento anni di Evo Moderno, le società hanno preteso di estrometterlo dai propri fondamenti, perché gli uomini erano capaci di fare di più e meglio e lo hanno considerato un fardello da cui liberarsi; chiedendo perdono a Dio per la superbia con cui preti e prelati hanno preteso di riscrivere la parola di Dio per renderla più “misericordiosa” o semplicemente più “vendibile”; si sono adattati alle pressioni del mondo, rinunciando a combatterle; e hanno progressivamente snaturato il sacrificio di Cristo, tanto da iniziare a metterlo da parte; quelli che nel nome dell’ecumenismo hanno iniziato a fare compromessi sincretisti, riconoscendo verità inesistenti nelle false religioni e rinunciando ad evangelizzare; anzi, magari insultando l’evangelizzazione stessa considerandola una specie di “invasione culturale”.

                  Qualche tempo fa dicevo che dobbiamo “ostentare” il Santissimo: rimetterlo al centro di tutto, presentarlo nel suo “scandalo mondano” ai non credenti come unica fonte di vita e di verità, al di fuori da tutti i compromessi. E ovviamente, pensando ognuno ai propri peccati, a convertirsi, a confessarsi – seriamente! – e accedere all’Eucarestia. Non c’è altro mezzo di salvarci, non solo in modo soprannaturale, ma anche per uscire da questo vicolo cieco.

                  • Riporto un commento di Danilo Quinto:

                    ALZIAMO LA CROCE DI CRISTO!

                    Mi rivolgo innanzitutto ai SACERDOTI: INDITE PROCESSIONI NEI VOSTRI PAESI E NELLE VOSTRE CITTA’. Chiamate a raccolta i vostri fedeli. FATELI PREGARE IN PUBBLICO AI PIEDI DI QUELLA CROCE. Con coraggio. Senza alcuna paura. INVOCATE L’INTERVENTO DELLA MADONNA CON LA RECITA DEL ROSARIO.

                    Mi rivolgo, poi, ai SINGOLI FEDELI DI CRISTO, a coloro che Lo amano perchè amano Suo padre (come Egli ci ha detto), che custodiscono come dono prezioso (il più prezioso) della loro vita, la grazia ricevuta e sono mossi dall’alito dello Spirito Santo che su di loro soffia. Vi dico, umilmente: AGITE. Non restate indifferenti o tiepidi rispetto a quello che sta avvenendo. Pretendete che LA CHIESA DI CRISTO PARLI, CHE I VESCOVI, CHE I CARDINALI, CHE IL PAPA PARLINO E NON CONTINUINO A TACERE. PRONUNCINO LA PAROLA ISLAM. Perchè tacere, in questa situazione, significa essere complici. Il cristiano – per dettato di Nostro Signore – non può essere, in nessuna circostanza e per nessuna ragione, complice del male. Che il Papa, in particolare, sappia e sia cosciente del fatto che il suo primo dovere è proclamare la Verità e difendere la Croce di Cristo. Per lui, innanzitutto, non c’è nessun bene terreno da custodire. La pace di cui parla Cristo non è quella terrena. E’ quella eterna. E’ la salvezza delle anime.

                    Se ci fosse anche solo un sacerdote che accogliesse l’iniziativa che ho proposto, sappia che altri, molti altri, lo seguiranno. Ne sono certo. Vi chiedo di pregare perchè questo avvenga. E’ necessario ed anche urgente. Non c’è più un minuto da perdere.

                    • Il Papa nemmeno di fronte a un suo sacerdote sgozzato sull’altare ha pronunciato la parola islam! San Pio V, Beato Marco d’Aviano, San Lorenzo da Brindisi aiutateci che noi abbiamo Bergoglio e Galantino!

                    • E’ tornata Giusi…
                      😛

                • @Roberto concordo in toto.

                  Dal che se ne può dedurre che il Cristiano non usa normalmente la parola “disgrazia”… semmai “tragedia”.
                  L’unica vera disgrazia sarebbe perdere la Fede, abiurare, perdere la Grazia.

        • E’ logico per un sacerdote morire sgozzato sull’altare?

    • “basta leggersi Roberto Volpi”
      …che tutti ce lo abbiamo qui pronto sul tavolo!!!

      “Notre vie est un voyage
      Dans l’hiver et dans la nuit,
      Nous cherchons notre passage
      Dans le ciel où rien ne luit”
      (canzone delle Guardie Svizzere, 1793)

    • Luigi, 24 luglio 2016 alle 15:13: ti copio, ti stampo, ti imparo a memoria.

  17. …a leggere qualche commento sembra quasi che quelli morti al Bataclan
    se lo sino meritato di venire ammazzati. Così imparano a andare ai concerti,
    invece di “battersi”!

  18. Leggo, del buon Alvise:

    “…che tutti ce lo abbiamo qui pronto sul tavolo!!!”

    Se non è così, male.
    Del resto segui il blog da più tempo di me, per cui ti è noto questo:
    https://costanzamiriano.com/2015/01/03/famiglia-40-anni-in-discesa
    Se non ne trai giovamento, almeno evita di secernere sarcasmo.

    “…a leggere qualche commento sembra quasi che quelli morti al Bataclan se lo sino meritato di venire ammazzati. Così imparano a andare ai concerti, invece di “battersi”!”

    Non offendere, prego.
    Non mi è infatti mai passata nemmeno per l’anticamera del cervello l’idea di classificare come “concerto” quello del Bataclan.

    Ciao.
    Luigi

    • ,,,concero nel senso stretto del termine di suonatori che SUONANO insieme (di concerto).
      non sarà Mozart o Beethoven, mA SEMPRE CONCERTO SARà, mOFOLOGICAMENTE)!
      ALLORA DITE CHE NULLA VI STA BENE, PER FARE PRIMA!

      • “non sarà Mozart o Beethoven, mA SEMPRE CONCERTO SARà, mOFOLOGICAMENTE)!”

        Secondo questa “logica” sarebbe un “concerto” anche una coppia di zingari che strimpellano una fisarmonica ed un violino su una carrozza della metropolitana.

        “ALLORA DITE CHE NULLA VI STA BENE, PER FARE PRIMA!”

        Le cose che ci stanno bene sono molte.

  19. Guardiamo in faccia al fatto che siamo al declino e che su una nave che fa acqua così tanto non ha senso riparare le falle ma salire su una scialuppa e portare in salvo le cose più preziose. Salvare il seme, salvare quello che può farci vivere ancora, e avere il coraggio di accettare il crollo, sapendo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio.

    ok x l’opzione benedetto.ci tocca trovare un posto adatto. l’unico problema da mettere ai voti è se ci viene a trovare alvise…. 🙂

  20. La Passione di Jacques, martire di Cristo. In Francia
    di Luigi Negri*

    In questo momento, la cui terribilità diventerà quotidiana, il nostro pensiero, il nostro cuore e la nostra ragione accompagnano questo strenuo difensore della Chiesa, questo servo appassionato del Signore fino a un’età così tarda, quest’uomo di Dio che con il suo sacrificio ha sovrastato l’orribile violenza che è stata perpetrata su di lui.

    Come il Signore Gesù Cristo, che gli ha concesso il grande dono di poter partecipare anche fisicamente alla sua Passione e Morte, come il Signore è stato il vero grande vincitore in questa vicenda. Perché questi figli delle tenebre che scorrazzano per il mondo civile, che rendono così precaria la nostra esistenza, che fanno vivere i nostri popoli in una costante paura; questi figli delle tenebre hanno già perso la battaglia, come l’ha persa il loro comandante. Solo che la vittoria di Cristo, in Lui come nei suoi figli, si realizza attraverso il sacrificio.

    Come breve e significativo commento vorrei anche ricordare a tutte le nostre autorità, comprese quelle ecclesiastiche, che il numero dei martiri cristiani in questi ultimi decenni ha già superato il numero dei martiri dei primi tre secoli, quando la Chiesa era conosciuta come la Chiesa dei martiri. È un grande flusso di grazia, di vita buona di Dio che si diffonde nei nostri cuori e nelle nostre coscienze. Ma mentre si diffonde la luce di Dio, è doveroso chiederci tutti se questa situazione in cui ci troviamo a vivere non sia stata fin troppo favorita da equivocità di posizioni teoriche, da equivocità di posizioni morali; e soprattutto da una prudenza che non era evangelica, ma solo il tentativo di dare cittadinanza o dignità alla cosa più terribile che un cristiano possa vivere come tentazione: quella di aver paura di Dio.

    *Arcivescovo di Ferrara-Comacchio e abate di Pomposa

  21. Vi sottopongo un dubbio che mi è venuto in mente leggendo le notizie. Vari giornali francesi e italiani hanno riportato le dichiarazioni di un politico francese che si è chiesto il perché non sia stato preso alcun provvedimento contro la nota moschea salafita di Saint-Etienne-du-Rouvray. D’altro canto, altri giornali francesi ed italiani riferiscono che la moschea di quel paese è stata costruita su un terreno donato dalla parrocchia cattolica e che l’iman era un buon amico del prete ucciso. Su Wikipedia, alla descrizione di Saint-Etienne-du-Rouvray, viene riportata l’esistenza di una sola moschea.

    Si sta parlando della stessa moschea o ce ne sono due? Una moschea salafita potrebbe essere stata ospitata in uno scantinato e quindi non essere menzionata da Wikipedia nella lista dei “monumenti”. Mi auguro che sia così. Però vorrei saperlo con certezza.

    Non posso però tacere il fatto che è grave che vengano usati i beni della Chiesa per favorire altre religioni. Altro che “non fare proselitismo”: qui si favorisce il proselitismo altrui. È peccato in sé; inoltre in Francia numerose chiese versano in condizioni pietose (posso dirlo per testimonianza personale) e certe vengono vendute o chiuse perché non ci sono i soldi per mantenerle. Ma evidentemente ci sono le risorse per fare donazioni alle comunità islamiche.

    • Ecco la mappa di Saint-Etienne-du-Rouvray, come si vede la chiesa parrocchiale e la moschea sono a pochi metri una dall’altra:

      http://www.guidemusulman.com/mosquee/226/76800-mosquee-yahia-a-st-etienne-du-rouvray

      Di altre moschee non trovo traccia…

      • @Alessandro È la piccola indagine che ho fatto anch’io ieri sera. Visto che qui, tra gestori e lettori, ci sono anche giornalisti, spero che qualcuno raccolga la cosa e faccia un’indagine ben fatta.

        @Beatrice “però ho letto che una volta un ragazzo chiese al Papa cosa potesse fare con la sua fidanzatina senza commettere peccato e Wojtila rispose: “quello che faresti di fronte a tua madre!””
        @Enrico “Non tutte le colpe, vere o presunte, della Chiesa sono sue.”

        Non tutte le colpe saranno sue, ma da uno che si mostra “insofferente sul piano pastorale verso la rigidezza mostrata da alcuni collaboratori di Wojtyla sui temi d’etica sessuale («vogliono mettere tutto il mondo in un preservativo», commentava con gli amici alla vigilia del conclave) cosa ci si deve aspettare? Citazione da Aleteia: http://it.aleteia.org/2015/07/18/quel-cardinale-strisciante-che-voleva-far-cadere-ratzinger-e-martini/

        Un Papa deve contrastare questa mentalità dei preti, non favorirla.

        • Scusate: la risposta a Beatrice ed Enrico è rimasta incollata anche qui, ma era destinata all’altro post (dove l’ho riportata).

  22. Dunque, la questione delle moschee è stata ripresa dalla stampa (minore, però):

    http://www.lettera43.it/cronaca/rouen-moschea-salafita-accanto-alla-chiesa_43675255038.htm
    http://www.huffingtonpost.fr/2016/07/27/-saint-etienne-du-rouvray-mosquee-imam-francois-bayrou_n_11216366.html
    http://www.leparisien.fr/faits-divers/saint-etienne-du-rouvray-point-d-ancrage-d-une-filiere-djihadiste-26-07-2016-5995925.php

    Nessuno parla di due moschee. L’HuffPost francese parla di due chiese, in relazione al fatto che il terreno donato alla moschea non è adiacente alla chiesa scena dell’attentato, ma ad un’altra chiesa, ma questo dettaglio non sposta niente.

    La moschea che sarebbe accusata di essere salafita è proprio la Yahya il cui imam era grande amico del prete morto. Lui nega ogni accusa. Peraltro, ha negato anche di aver mai visto l’attentatore in moschea, peccato che gli amici del ragazzo, quelli che avevano sentito delle sue intenzioni di attaccare una chiesa senza dargli peso, dicono che lo vedevano in moschea. È quantomai necessario che sia fatta chiarezza su questi dettagli.

    • LA RADICALIZZAZIONE DOPO CHARLIE HEBDO.

      In un’intervista pubblicata un anno fa su La Tribune de Geneve sua madre (di uno degli invasati assassini di 19 anni!) aveva raccontato che il ‘detonatore’ della sua radicalizzazione era stata la strage al settimanale satirico Charlie Hebdo.
      «A partire da gennaio 2015 (mese dell’attentato), da che era un ragazzo allegro, gentile, amante della musica e delle uscite con gli amici, ha iniziato a frequentare assiduamente la moschea», aveva raccontato la donna, un’insegnante, aggiungendo che in meno di tre mesi si è radicalizzato. «Diceva che in Francia non si poteva osservare tranquillamente la sua religione, parlava con delle espressioni che non gli appartenevano, era come stregato», ha aggiunto.

      http://a.msn.com/r/2/BBuTFvk?a=1&m=IT-IT

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