Quel metro di trincea tra i filari del lambrusco

di Costanza Miriano

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di Costanza Miriano

Sono diverse le cause che hanno provocato il mio ritardo nel finire di leggere Pensieri del lambrusco, di Camillo Langone, che mi vanto di essere andata a comprare prima che uscisse (avevo sbagliato settimana). La prima è del tutto estranea al libro: è finita la scuola, e tutti i secondi in cui non lavoro sono circondata dalla prole. La qual cosa succede anche più o meno durante l’anno scolastico, però poi in inverno a una cert’ora i figli svengono dal sonno, mentre in estate vengono spinti in camera solo col lanciafiamme, e fino a quel momento trovare il modo di aprire un libro presenta alcune criticità (si sa infatti che nulla provoca domande difficili, richieste irrealizzabili ed esigenze urgenti quanto la vista di un’anziana madre che legge). L’altro problema è stato il fatto che il libro mi è stato requisito da altri membri della famiglia, che avevano stabilito di doverlo leggere impellentemente, e prima di me.

Infine, e qui il problema è mio, quando finalmente ho potuto, ho esitato, perché la cultura di Camillo mi getta in uno stato di prostrazione, spalancandomi le praterie della mia ignoranza – un’ignoranza senza lacune, alla Flaiano – e convincendomi definitivamente che l’ultimo libro che mi rimane da scrivere avrà il titolo di quello di Nora Ephron: Non mi ricordo niente (sottotitolo: Se mai ho saputo qualcosa).

Detto questo, perché deprimersi? C’è qualcuno che sa le cose anche per me, ed è anche un amico. Qualcuno che aiuta a riordinare le idee, a mettere in chiaro sensazioni magari percepite confusamente, a smontare a suon di informazioni, dati certi, notizie vere, i luoghi comuni più ritriti del pol. corr. (il politicamente corretto, detto al modo del Foglio, sulle cui colonne alcune delle riflessioni contenute nel libro sono apparse sotto forma di Preghiera quotidiana). Come ha scritto Antonio Gurrado, è un libro che rende inutile l’atto del sottolineare, tanto è prezioso, tanto è tutto da sottolineare.

Rispetto a quanto era stato, solo in parte, scritto sul Foglio, l’espediente narrativo di descrivere la realtà di oggi, di domattina, di ieri pomeriggio al passato remoto, suscita un curioso effetto. Come quando ti svegli da un sogno terribile e ti accorgi che in realtà non è ancora tutto perduto – i figli non li hai persi al parco, la casa non è bruciata perché hai dimenticato una pentola, non hai litigato con la tua migliore amica, non hai maltrattato tuo marito – e ti viene voglia di essere una persona migliore, e telefoni all’amica e sei bravissima in cucina e conti i figli ogni due secondi quando esci con loro, esattamente allo stesso modo leggere il libro di Camillo ti mette voglia di fare qualcosa perché l’orribile realtà descritta al passato non sia. Non so se fosse il suo intento; sono certa comunque che anche se lo fosse non lo ammetterebbe mai, perché dichiara sempre di essere pigro e poco desideroso di darsi da fare per cambiare il mondo, almeno le parti che sono tanto evidentemente sotto il dominio del suo principe. Ma io credo che solo chi ama il piccolo metro di trincea che gli è stato consegnato da difendere trovi le motivazioni per continuare a scrivere. Anche contro voglia, anche sbuffando, ma le trova, perché non può fare a meno di custodire il posto che gli è stato assegnato. Di difendere, conservare, pregare, come aveva dichiarato nel Manifesto della destra divina.

E così Langone ci difende dagli attacchi del nemico – contro l’invasione è il sottotitolo, quasi dimenticavo – che sgancia dall’alto bombe di ogni guisa: per ognuna, in ordine alfabetico, da ambientalismo a veganismo, passando per femminismo genderismo omosessualismo nichilismo, il libro schiera la contraerea, fatta di radici, consapevolezza, fatta di un giudizio certo sulla realtà, fatta di mirabile sapere e della certezza di un’appartenenza. Passano le pagine e vorresti che il libro non finisse mai, perché ti senti meno solo, ti senti consolato, e ti viene voglia di svegliarti dal brutto sogno, e di contribuire a rimettere in ordine le cose, i muri dove servono, i ponti dove mancano, i maschi che fanno i maschi, i preti che fanno i preti, gli italiani che fanno gli italiani, perché accogliere la propria chiamata e prenderne ogni giorno il giogo al meglio è tutto quello che ci è chiesto, è tutto quello che ci è dato.

 

 

33 commenti to “Quel metro di trincea tra i filari del lambrusco”

  1. Non ci resta che leggerlo

  2. già letto.

    incluso il: “..eravamo così importanti noi credenti nella parola di Dio,noi amanti delle differenze, noi lettori di COSTANZA MIRIANO?”

    qual corrispondenza -letteraria -d’amorosi sensi.

    dovrebbero scriverne uno assieme,di libro.

    prosit

  3. …è avvilente che anche un babbalèo come Langone si senta capace di scrivere libri (cosiddetti).
    Del resto chi ci è più che non li scrive?

  4. a quando una playlist di letture per l’estate?? :o)

  5. Contributo alla playlist (readinglist?). Appena finito. Centodieci anni e attualissimo.
    http://www.atts.to.it/it/attivita/pubblicazioni/carrozza-di-tutti

  6. Filosofiazzero che problemi ha? Non c’è una volta che io leggo qualcosa sul blog della Miriano senza vedere i suoi commenti critici e acidi. Ma perché passa da lungo tempo un sacco di tempo su questo blog? Urge consulenza psicologica!

  7. lorenza:

    …sono solo un povero vecchio senza vita (ci vole pazienza)!

    • Alvise, coraggio, la vecchiaia non è poi così male se pensi alle alternative. (Questa, per sorridere, è di M. Chevalier; quella

      dopo è di San Paolo ai Corinzi, di vera consolazione).

      “Per questo non ci scoraggiamo, ma se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno. Infatti il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione, ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria, perché noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili. Le cose visibili sono d’un momento, quelle invisibili sono eterne.”

  8. “e convincendomi definitivamente che l’ultimo libro che mi rimane da scrivere avrà il titolo di quello di Nora Ephron: Non mi ricordo niente (sottotitolo: Se mai ho saputo qualcosa)”

    …non è tutta una parte anche questa?

  9. … anche l’omino di street view oggi ha il mantello arcobaleno…

  10. filosofiazzero sonda.

    Buonasera, è la prima volta che intervengo nel suo blog (infatti ci ho messo un po’ a trascrivere correttamente “filosofiazzero”, leggevo il presunto troller come “Filososvizzero”, chissà perchè!).
    Potevo commentare prima, dopo aver divorato “Quando eravamo femmine”, perchè senza neanche avere letto i suoi precedenti libri, ho cominciato a divulgare la novella (“buona”, nuova” “vecchia”…?) del suo libro ad amiche e parenti. Tutte l’hanno comprato perchè ho un minimo di reputazione professionale in fatto di libri, ma nessuna lo ha ancora letto, perchè ho anche una pessima reputazione in fatto di discussioni o perchè hanno altro da fare. La diciasettene figlia di una della due mie migliori amiche ha ascoltato la mia predica e si è detta interessata all’affare e sono stata contenta. Speriamo che il week end con i suoi amici al mare non la distolga dai suoi propositi.

    Il libro di Longone lo comprerò e leggerò prima di replicare, ma il suo post devo dire che incontra il mio desiderio, forse di tutti i cinquantenni felici, di conservare.

  11. Signora Fiorella,

    un saggio consiglio, non legga il moderno aiuta a mantenere la mente pulita, innocente e non si corre la possibilita’, garantita di inquinare il cervello perche’ e’ sempre come una spugna, con robotica mentale in generale di nessun valore.

    Se proprio le piace veramente leggere siamo daccordo che la Sacra Srittura e’ sempre lettura viva ed efficace per la nostra spiritualita’ e da i migliori consigli per il vivere giornaliero da veri cristiani.

    Ecellente fonte di vera informazione e sempre il miglior libro da leggere anche se oggi il brusio, il chiacchierare e le telecomunicazioni ci bombaradano.

    Sono strumenti usati per distrarci a riconoscere sempre meno del perche’ del nostro vivere: servire ed adorare costantemente Dio: ciascuno secondo il proprio stato e vocazione.

    Il resto non conta nulla:

    Che vale all’uomo/ donna conquistare il mondo (erudizione per se’) se poi perde l’anima?

    Con che “curiosita’ mondane” la ricomprera’?.

    Cordiali saluti e un fiore giallo d’estate,

    Paul

  12. Ho letto con avidità i libri di Costanza Miriano, ed ho apprezzato e condiviso i contenuti profondi che essi espongono (un po’ meno la forma, ma poco conta). Al contrario, non ho apprezzato il libro di Langone. Prendere posizioni così nette nei confronti di scelte non per forza ideologiche, estremiste e mitomani, senza domandarsi quali motivazioni le spingano, non è da persona colta, ma da persona limitata e saccente. Non è corretto, ad esempio, negare gli effetti dello sfruttamento eccessivo delle risorse naturali. Basta studiare la letteratura scientifica a riguardo. Distruggere l’ambiente è distruggere l’uomo, al contrario di quanto sostiene Langone. Non è umano, ed è troppo comodo, disinteressarsi dello sfruttamento barbaro degli animali in un mondo produttivo che ha visto e vede il profitto come unico fine. Anche in questo caso, è l’uomo il primo a pagarne le spese. Sono stata molto infastidita da questa lettura.

    • @mariapina condivido pienanente quanto dici sul sig. Langone, sono felice che quanto hai scritto sia stato pubblicato visto che le mie critiche non hanno avuto lo stesso onore. Il tuo fastidio è’ il mio e mi sono ripromessa di non leggere più niente di Langone, sono sicura che non sentirà la mia mancanza, la sua corte è’ vasta.

    • @Mariapina

      Da wikipedia: iperbole, figura retorica.

      “Dagli studiosi è stato messo in luce che l’iperbole presuppone la “buona fede” di chi la usa: non si tratta infatti di un’alterazione della realtà al fine di ingannare ma, al contrario, allo scopo di dare credibilità al messaggio attraverso un eccesso nella frase che imprima nel destinatario il concetto che si vuole esprimere.”

      Anche Langone è iperbolico e altera talvolta la realtà, ma lo fa a fin di bene (e io lo perdono, pur dissentendo qua e là).

    • Mariapina:

      …hai ragione “una persona limitata e saccente” (tra gli altri difetti)!

      • @Filosofiazzero

        Secondo l’eterogenesi dei fini il tuo intervento potrebbe costituire un forte incentivo all’acquisto.

        A proposito, hai mai pensato alla possibilità di uscire schifato dal blog (Alvexit)?

  13. “…l’eterogenesi dei fini” Eh vvvaiiii!!!

  14. Gentile Signora Mariapina’

    personalmento ha la migliore stoffa per fare l’eroe a guerra finita.

    Strano che 30, 40, 50 anni fa ci fossereo cosi’ pochi soldati a spegnere le terre dei fuochi.

    Per caso se ha visto i buoi che mi sono scappati dalla stalla me lo faccia sapere.

    Cordiali, rispettosi saluti con una birra fresca per schiarirci le idee.

    Paul

  15. La crisi del PARTITO COMUNISTA ITALIANO o PCI ha portato alla chiusura di molte sezioni del partito. La conseguenza è che quelli come filosofiazzero devono trovare qualcosa da fare.

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