Il nulla e la fecondazione eterologa

di autori vari

radici

di Sergio Mandelli

Quando è morto mio padre avevo dodici anni, ed stato un fatto tragico che ha condizionato pesantemente la mia vita.
Ciò che mi è mancata è stata soprattutto la possibilità di avere qualcuno che mi guidasse con sicurezza nel mondo. Avevo mia madre, per carità, che mi ha voluto bene, e altre donne sue amiche mi sono state vicine. Ma a me mancava mio padre.
Ho cercato a lungo di colmare questo vuoto nella ricerca delle mie radici.
Parlavo con la gente che lo aveva conosciuto cercando di strappare un ricordo che me ne rendesse un pezzetto. Riandavo nei luoghi che lo avevano visto in vita, la sua casa di origine, camminavo nei campi dove aveva camminato lui, percorrevo i boschi e le montagne che lui amava, visitavo le tombe dei miei avi…
Da allora ho vissuto con la costante nostalgia di una stabilità spezzata per sempre.
Cogli anni mi sono reso conto che in realtà io condivido con tanta gente, forse con tutti, questa sensazione.
Infatti, anche senza questo episodio particolare della mia vita, la sensazione di mancanza l’avrei avuta comunque; diciamo pure che la condizione stessa dell’uomo è caratterizzata da un vuoto interiore che lo spinge a fare, a realizzare un progetto, a spendersi per una causa, e, quando questa manca, a lasciarsi travolgere dalla depressione, a drogarsi, a uccidersi. Perché l’uomo non è una cosa immutabile, ma un essere portato alla trascendenza, teso a qualcosa che va oltre lui.
Mi sono reso conto poi che il punto di partenza del cristianesimo e dell’esistenzialismo è in fondo il medesimo, il vuoto originario, la mancanza, la frattura interiore, il nulla che ci abita.
Solo che viene risolto in due modi diversi, addirittura opposti.
Il cristianesimo si fonda sul mito biblico dei progenitori – Adamo ed Eva – i quali, con un gesto di superbia, ruppero il patto di fiducia con Dio, venendo estromessi dal Paradiso terrestre. Nel catechismo si parla di “peccato originale”.
Attraverso il battesimo però questo legame con il divino viene riannodato e riconfermato ogni volta con la riconciliazione (la confessione) e, soprattutto, con l’eucaristia in cui il cristiano diventa veramente una cosa sola con il Corpo di Cristo.
Il cristiano, inoltre, è sicuro che dopo la morte avverrà una nuova riconciliazione, definitiva, con il Padre. E’ la speranza di questo abbraccio che tiene in vita il cristiano e gli fa superare ogni tipo di difficoltà.
L’esistenzialismo di Sartre, che ritiene il cristianesimo una dottrina inconciliabile con la razionalità, teorizza invece l’esistenza da qualche parte dentro di noi di un nulla, una sorta di buco nero che ci spinge in continuazione a desiderare qualcosa che lo colmi.
In assenza di una redenzione, però, l’uomo non può scappare al suo destino di angoscia.
Anzi, è proprio la sua libertà che lo condanna paradossalmente a creare nuovo vuoto: infatti se scelgo di fare qualcosa, decido di fare il pittore, ad esempio, mi precludo la possibilità di sviluppare le mie potenzialità come medico, artigiano, capitano d’industria, chef stellato e così via. La libertà di scelta è in realtà, nell’ottica esistenzialista, la morte delle mie altre molteplici possibili esistenze.
L’azione politica volta a favorire il bene comune (Sartre era vicino al partito comunista) è, in realtà, un palliativo. Una volta lasciato solo a se stesso l’uomo si ritrova nella disperazione. Non a caso Umberto Galimberti ha affermato che la speranza non esiste, è un concetto cristiano di cui non vale nemmeno la pena di parlare.
Questa diversa visione del mondo si è tradotta ovviamente nell’arte.
In ambito cristiano si è formato l’ideale rinascimentale dell’artista che cerca di imitare Dio, utilizzando le stesse leggi che Gli hanno permesso di creare la natura; i corpi dei santi non conoscono corruzione, perché destinati a nuova vita, alla risurrezione.
Viceversa, l’artista contemporaneo, vede solo il decomporsi della materia, un inaridimento interiore. E’ di questo che parlano i quadri di Bacon e le sculture di Giacometti. In assenza di una prospettiva trascendente che parli di speranza, il corpo è ridotto ad una implacabile immanenza. Il corpo è pura materia che nasce dal nulla e finisce nel nulla.
Secondo l’esistenzialismo, perciò, ritornando al mio caso personale, non potrei nemmeno pensare di potere, un giorno, essere ricongiunto con le persone che mi hanno amato, con mio padre in particolare. Rimarrebbe solo questo mio anelito, questo desiderio perennemente insoddisfatto di poter vivere ancora con lui.
Eppure io mio padre l’ho conosciuto, so che mi ha tenuto in braccio da piccolo, so che mi ha portato in vacanza, che si è sacrificato per me, e già questo è fonte di parziale consolazione.
Per questo non posso che pensare con estremo dolore ai figli prodotti con la cosiddetta inseminazione eterologa, in cui il seme di una persona sconosciuta viene usato per ingravidare una donna. Abbiamo il diritto, nei limiti del possibile, di conoscere le nostre radici, attraverso le quali costruiamo una nostra identità.
Se conosco il mio passato, posso anche costruire il mio futuro.
Ad esempio, Mosè scoprì il proprio essere ebreo in età avanzata, e fece di questo il cardine della successiva esistenza, si diede il compito di liberare il suo popolo dalla schiavitù in Egitto.
Considero perciò il fatto che si possa far nascere degli esseri a cui è stata tolta programmaticamente la possibilità di conoscere il proprio passato una delle cose più crudeli che l’uomo abbia mai potuto concepire.

11 commenti to “Il nulla e la fecondazione eterologa”

  1. Non potrei essere più d’accordo. Ed è per questo che mi lascia fredda la lotta delle femministe contro l’utero in affitto. Perché finché si trattava di ridurre il maschio ad una cosa, farlo diventare da padre semplice donatore (parola letteralmente oscena), problemi non ce n’ erano… Invece adesso la mercificazione della donna, chissà perché, non gli va bene. Sono state anche loro a dare inizio a tutto questo orrore.

  2. Signora Michela, lei scrive cosi’ perche’ ha una morale e il conto quadra. Ora si ponga nella metalita’ di non avere nassuna morale e vedra’ che cio che succeede nel campo della trasmissione della vita’ umana non ha ne limiti ne barriere e il suo scrivere per persone amorali non ha nessun senso. Orribile che sia questa e’ la zizzania e il grano in cui viviamo. Per di piu’ e’ solo l’inizio. Si immagini di vivere fra 100 anni e cosa succedera’ nella riproduzione umana se si procede di questo passo. Per rallegrarla le dico,mia opinione, Dio non permettera’ a lungo che si offenda piu’ di tanto la sua Legge ripulendo il mondo da questa iniquita’ come dimostrato alter volte nella storia dell’Umanita’. Cordiali saluti, Paul

  3. La saggezza della Chiesa…

    Dalla costituzione pastorale «Gaudium et spes» del Concilio ecumenico Vaticano II sulla Chiesa nel mondo contemporaneo (Nn. 9-10)

    Il mondo si presenta oggi potente a un tempo e debole, capace di operare il meglio e il peggio, mentre gli si apre dinanzi la strada della libertà o della schiavitù, del progresso o del regresso, della fraternità o dell’odio. Inoltre l’uomo si rende conto che dipende da lui orientare bene le forze da lui stesso suscitate e che possono schiacciarlo o servirgli. Per questo si pone degli interrogativi.
    In verità gli squilibri di cui soffre il mondo contemporaneo si collegano con quel più profondo squilibrio che è radicato nel cuore dell’uomo. E’ proprio all’interno dell’uomo che molti elementi si contrastano a vicenda. Da una parte, infatti, come creatura, esperimenta in mille modi i suoi limiti; dall’altra parte si accorge di essere senza confini nelle sue aspirazioni e chiamato a una vita superiore. Sollecitato da molte attrattive, è costretto sempre a sceglierne qualcuna e a rinunziare alle altre. Inoltre, debole e peccatore, non di rado fa quello che non vorrebbe e non fa quello che vorrebbe (cfr. Rm 7, 14 segg.). Per cui soffre in se stesso una divisione, dalla quale provengono anche tante e così gravi discordie nella società. Certamente moltissimi, che vivono in un materialismo pratico, sono lungi dall’avere la chiara percezione di questo dramma, o per lo meno, se sono oppressi dalla miseria, non hanno modo di rifletterci. Molti credono di trovare pace in una interpretazione della realtà proposta in assai differenti maniere. Alcuni poi dai soli sforzi umani attendono una vera e piena liberazione della umanità, e sono persuasi che il futuro regno dell’uomo sulla terra appagherà tutti i desideri del loro cuore. Né manca chi, disperando di dare uno scopo alla vita, loda l’audacia di quanti, stimando vuota di ogni senso proprio l’esistenza umana, si sforzano di darne una spiegazione completa solo col proprio ingegno. Con tutto ciò, di fronte all’evoluzione attuale del mondo, diventano sempre più numerosi quelli che si pongono o sentono con nuova acutezza gli interrogativi capitali: cos’è l’uomo? Qual è il significato del dolore, del male, della morte che malgrado ogni progresso continuano a sussistere? Cosa valgono queste conquiste a così caro prezzo raggiunte? Che reca l’uomo alla società, e cosa può attendersi da essa? Cosa ci sarà dopo questa vita?
    Ecco, la Chiesa crede che Cristo, per tutti morto e risorto, dà all’uomo, mediante il suo Spirito, luce e forza perché l’uomo possa rispondere alla suprema sua vocazione; né è dato in terra un altro nome agli uomini in cui possano salvarsi (cfr. At 4, 12). Crede ugualmente di trovare nel suo Signore e Maestro la chiave, il centro e il fine di tutta la storia umana. Inoltre la Chiesa afferma che al di sopra di tutti i mutamenti ci sono molte cose che non cambiano; esse trovano il loro ultimo fondamento in Cristo, che è sempre lo stesso: ieri, oggi e nei secoli (cfr. Eb 13, 8).

  4. L’ha ribloggato su Luca Zacchi, energia in relazionee ha commentato:
    Riflettendo sulla mancanza del padre. Un bel post ripreso dal blog di Costanza Miriano.

  5. “diciamo pure che la condizione stessa dell’uomo è caratterizzata da un vuoto interiore”

    Potrebbe essere, ma anche non essere.

    “che lo spinge a fare, a realizzare un progetto, a spendersi per una causa, e,…”

    Potrebbe essere, ma anche non essere

    …”quando questa manca, a lasciarsi travolgere dalla depressione, a drogarsi, a uccidersi.”

    Non necessariamente. .

    “Perché l’uomo non è una cosa immutabile, ma un essere portato alla trascendenza, teso a qualcosa che va oltre lui.”

    Qualcuno potrebbe sentirsi portato e teso etc.e qualcun’altro no.

  6. Signor Filosofiazzero eh no sofismi eh!: “Perche’ l’uomo e’ una cosa mutabile…”,ma certo che lo e’ e lo deve essere, se gli va di esserlo, secondo i piu’ svariati implulsi del suo essere uomo pensante ricco di idee: e fin qua tutto “quadra”. Non spinga pero’ questa “transcendenza” dell’l’uomo con le sua capiacita’ cognitive “di processare i dati” ad esercitare la sua Liberta’ ad azioni illimitate nell’ operare il bene e il male a secondo i “capricci” della sua ampia fantasia, ritenendosi libero di farlo perche’ lo puo’ fare e lo vuole fare. Concedo,penso fuori soggetto, che non debba iniziare una esperienza che non gli e’ stata mai impartita e deve partire da un inizio di giusto e sbagliato. per poi analizzare i risultati…ecc. Completamente altro campo ontologico, non penso valido per societa’ Europee. Penso non mi debba dilungare. Cordiali saluti Paul,

  7. Signor Orazio, un libro di saggezza Buridano …speriamo non sia mai da applicare alle percorelle del Gregge che seguono il Pastore…anche se la profezia …senza pastore… e le pecorelle disperse. .Non e’ la prima volta che la Chiesa e in altomare con uragani che sbattono contro le Colonne della Fede. Preghiamo e rimaniamo con la Chiesa e la sua Dottrina ufficiale. Lasciamo da parte falsi profeti, e canne sbattute dai venti e fumi di apostasia e massoneria: diventati schiavi dell’ esaltazione del proprio ego, gloria e la vianita’ delle follie del mondo. Paul

  8. È bene puntualizzare comunque che Adamo ed Eva non sono un mito, sono la verità. Anche geneticamente tutti gli uomini discendono da un solo uomo e una sola donna (nota come Eva mitocondriale) vissuti poche migliaia di anni fa. La Bibbia non scherza mai.

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