Una diversa “radicalità” di vita per sconfiggere Daesh

di autori vari

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di don Andrea Lonardo

Per definizione ciò che è “moderato” non è appassionante.

Noi stiamo dimenticando che i giovani non chiedono semplicemente di essere “moderati” – sia nel senso di avere un controllo che li moderi, sia nel senso dell’essere tali –, ma chiedono piuttosto un motivo valido per dare la vita. Per offrirla per un ideale, così come per donarla ad una nuova creatura, ad un figlio. Meglio ancora a tanti figli. La denatalità è il sintomo evidente di una “moderazione” mortifera. I giovani chiedono di essere “radicali”. Per questo un Islam “moderato” non potrà molto. Non potrà fare molto un Islam che si limiti a dire “not in my name” e non si getti animo e corpo a rimuovere le profonde ingiustizie di tanti paesi musulmani, a partire dall’Arabia Saudita che mortifica le più elementari prospettive di una vita libera. Non andrà molto lontano un Islam moderato che non si impegni con tutto se stesso per la maturazione di una spiritualità che annunci la libertà e l’amore per Dio. Non otterrà frutti duraturi un Islam che non chieda una vera e propria “rivoluzione culturale” educativa, ammettendo le violenze compiute nel passato contro tanti popoli ed invocando una svolta di bene rispetto al passato.

Ma non serviranno a niente, allo stesso modo, una laicità ed un cristianesimo europei che non ritrovino la radicalità e la passione che li hanno contraddistinti. Se tutto ciò che noi proporremo ai figli di seconda, terza e quarta generazione di immigrati sarà un nuovo modello di IPhone, una confortevole vacanzetta e le distrazioni del sabato sera l’Europa non riuscirà mai e poi mai a sconfiggere la radicalità del terrorismo.

Se vogliamo comprendere una religione dobbiamo vedere come essa viene vissuta da persone che la vivono radicalmente. Dobbiamo vedere le scelte di una persona radicalmente cristiana come di una persona radicalmente musulmana per capire cosa è il cristianesimo e cosa è l’Islam.

Di mezze figure non sappiamo cosa fare.

La questione della radicalità incalza anche chi dichiara di essere “laico”. Chi sa bene cosa sia l’ideale di un mondo dove non si viva per il consumo, cosa sia la passione per la giustizia e per la lotta contro la povertà, cosa sia l’impegno per chi è nel bisogno, cosa sia lo slancio che permette a te e ai tuoi amici di ritrovarsi padri e madri di figli, per donare loro la vita come hanno fatto tutte le generazioni prima di noi. Chi sa cosa sia una rivoluzione interiore. Chi sa cosa voglia dire non vivere per se stessi, ma vivere per un altro più importante di te.

Di radicalità ha bisogno il mondo. Il cuore degli islamisti potrà esser conquistato da santi e da profeti che scelgono di offrire se stessi in nome della vita e di Dio, ma non da un’offerta di playstation, passatempi e cacabandole varie.

Una nuova alleanza fra cristiani e laici, un’alleanza non solo di “moderati”, bensì di “radicali” che esaltino il bisogno dell’uomo di sconfiggere il materialismo, che diano spazio al desiderio di offrire le proprie vite per i figli che nasceranno, che vivano la passione per tutta la bellezza prodotta nei secoli perché sia non solo conservata e trasmessa, ma vivificata, che offrano – in senso sacrificale – ciò che sono e ciò che hanno per vivere nella carità e nella misericordia, che amino la propria tradizione generata da un miscuglio di fede e di libertà a volte conflittuali ma sempre vicine come due facce di una stessa medaglia, di tutto questo ha bisogno l’Europa.

Questa rinnovata alleanza di sapienza (logos) radicale e di una carità (agape) radicale può interessare le giovani generazioni di musulmani. Questa rinnovata alleanza si può stringere anche con loro.

Non è un caso che i giovani amino Tolkien e Lewis, come un tempo i giovani greci amavano l’Iliade e l’Odissea: perché i giovani amano gli eroi.

Ebbene deve emergere una terza figura. Non deve esistere solo lo pseudo-eroe islamista che uccide impassibilmente, impasticcato di anfetamine, immolandosi per un dio della morte e del suicidio.
Ma non basta nemmeno il viveur, donnaiolo e consumatore, navigatore in solitaria di Internet e afferratore di ogni possibile piacere.

Il nostro tempo invoca la testimonianza di persone radicali, che mostrino che l’uomo non è fatto per gustare effimeri e transitori piaceri, bensì è nato per qualcosa di grande, per una vocazione, come già i suoi genitori ed i padri dei padri, capaci di dare la vita e di dare un significato alla vita, capaci di mostrare alle nuove generazioni perché la vita sia grande e con un destino eterno.

 

N.B. La moderazione verrà poi, perché anche di essa c’è bisogno. Ma si modera una passione, non il nulla.

Non posso tacere il debito del discepolo per il maestro, per F. Hadjadj, che ha ispirato queste considerazioni e le cui parole sono state in questi giorni un pungolo ed un’illuminazione. Così ha detto in un dialogo con Abdennour Bidar, su Le Figaro del 5/6/2015 (la traduzione è nostra):

«Il pericolo non è nell’immigrazione in quanto tale, ma in ciò che offriamo ai nuovi arrivati per integrarsi. Il supermercato tecno-liberale non è sufficiente per infondere lo slancio per una passione storica. Ma è proprio questo che i giovani si aspettano. Non desiderano diventare “moderati”, ma di entrare in una vera e propria radicalità (questa parola si riferisce alle radici, che non esistono per se stesse, ma per i fiori, i frutti e gli uccelli). I giovani hanno desiderio di eroismo. Ma i “valori commerciali” correnti nella République non propongono nulla di tutto questo, e questo vuoto nutre il terrorismo, così come nutre la xenofobia. Oggi dobbiamo ripensare alla Francia e all’essenza della République, mettendoli nell’ottica di una storia e di un’eredità che riconducano alla radicalità ebraico-cristiana».

E così ha scritto in un’editoriale di Famille chrétienne del 17/11/2015:

«Molti giovani si rivolgono all’Islam perché il cristianesimo che offriamo non contiene più nulla di eroico né di cavalleresco (mentre Tolkien è con noi), ma si riduce a delle garbate considerazioni di civismo e di comunicazione non-violenta.

Qual è il vero terreno di questa guerra? Alcuni vorrebbero farci credere che la forza dei terroristi dello scorso venerdì 13 consista nel fatto di essere stati addestrati, formati nei campi di Daesh, di modo che la battaglia sarebbe ancora quella della potenza tecnocapitalista per fabbricare un armamento più pesante. Ma in che modo un ragazzo bloccato alle uscite di sicurezza, e che si fa saltare in aria con degli esplosivi rudimentali, può essere un soldato navigato? Noi sappiamo – e lo ha provato l’esperienza recente di Israele – che chiunque può improvvisarsi assassino nel momento in cui è posseduto da un’intenzione suicidaria. Ciò che costituisce la sua forza di distruzione, pronta a esplodere in qualunque momento e luogo, non è la sua abilità militare, ma la sua sicurezza morale».

 

fonte: gliscritti.it

50 Responses to “Una diversa “radicalità” di vita per sconfiggere Daesh”

  1. Percepisco talvolta un certo imbarazzo a dire “sono cristiano” e credo in un Dio che si è fatto Uomo per me e per i miei
    peccati ,dove per peccato intendo la malvagità che nasce dal cuore dell’uomo. Ma più che imbarazzo e’ paura perché non sempre conosci l’interlocutore .
    Eppure il nostro essere radicali deve riguardare proprio il coraggio delle nostre idee, dobbiamo essere come San Paolo che viaggia e “spiega” con le parole e con il proprio vissuto cosa è Cristo e che non ci può essere un eroe più grande.
    Dobbiamo spiegarlo ai nostri figli che non è importante “divertirsi” perché vivere e’ un dono che va ben oltre i beni materiali e futili che regaliamo oggi. Ma noi per primi ne dobbiamo essere convinti altrimenti la nostra comunicazione sarà’ inefficace.

  2. L’ha ribloggato su Luca Zacchi, energia in relazionee ha commentato:
    “Il nostro tempo invoca la testimonianza di persone radicali, che mostrino che l’uomo non è fatto per gustare effimeri e transitori piaceri, bensì è nato per qualcosa di grande, per una vocazione, come già i suoi genitori ed i padri dei padri, capaci di dare la vita e di dare un significato alla vita, capaci di mostrare alle nuove generazioni perché la vita sia grande e con un destino eterno.”

    Il nostro mondo, aggiungoio, ha bisogno di cristiani radicali! Dalla testa fino ai piedi. O non c’è salvezza.

  3. L’ha ribloggato su Leonida & Co.e ha commentato:
    Servono radicali, non moderati. Buon 27 novembre.

  4. Grazie per quest’articolo meraviglioso!
    E buona festa della Medaglia miracolosa!

  5. …purtroppo per voi aspiranti radicali la gran parte dei giovani (a parte quelli di CL, ovviamente) vuole riuscire (se possibile) a guadagnarsi qualche soldarelllo divertirsi nei modi in cui loro si divertono vestire alla moda (di cenci in stile post-americano) e poco altro. Una vita semplice, tutto sommato.
    Se tutto questo è successo perchè non c’è più i valori cristiani, allora perchè non c’è più i valori cristiani?
    Perché c’è la televisione (e il web)!

  6. Leggendo questo post davvero “bello” ho forse colto come l’impiego del termine moderato generi equivoci
    Si coglie la possibilità di moderare le passioni
    Si rilancia l’idea di un islam moderato inutilmente inerte di fronte all’islam integralista

    A mio avviso, il concetto di moderazione non va né contrapposto né applicato alla passione nè appiccicato come etichetta a tutti quegli islamici non fondamentalisti

    Non c’è nulla da moderare o di moderato: va solo rimossa la possibilità di compiere violenza in nome di una passione

  7. allora il terrorismo non nasce dalla povertà ( materiale).
    ma da quella spirituale…

    • Diversamente TUTTI i poveri sarebbero terroristi…
      (e in realtà molti terroristi sono e sono stati “benestanti”)

      • credo che Vale si riferisca a queste parole pronunciate due giorni fa da Bergoglio:
        “L’esperienza dimostra che la violenza, il conflitto e il terrorismo si alimentano con la paura, la sfiducia e la disperazione, che nascono dalla povertà e dalla frustrazione”.

        • Può sembrare plausibile che povertà e ignoranza siano la causa del terrorismo( aggiungo io, magari facilitano il reclutamento degli “utili idioti” alla Lenin) ma semplicemente non è vero.: lo dicono i fatti e le biografie dei terroristi.

          Impegnarsi per ridurre la povertà è un obiettivo nobile e lodevole,ma non c’entra nulla con la lotta al terrorismo e chi sostiene il contrario dovrebbe in qualche modo dimostrarlo.

          come diceva lo statistico W:E:Deming “crediamo in Dio, ma tutti gli altri devono portare i dati” compresi il Papa e Piketty.

          da “il foglio” di oggi, pag. 3 “il terrorismo non è figlio della povertà”

          • @vale @giusi
            Solo per evidenziare che il Papa era in Kenia e stava parlando del Kenia e al Kenia dove Al-shabaab imperversa e recluta soprattutto tra giovani e poveri e fonda parte della sua attrattiva anche sul “passare dall’altro lato della paura” sull’abbandonare la disperazione e la frustrazione … ma vabbè …

            • beh, non è che quando ha parlato degli stessi temi all’europa abbia fatto dei ragionamenti granché illuminanti (le dichiarazioni post 13 novembre sono imbarazzanti)…ma vabbè…

              • @PaulBratter
                Ho solo contestualizzato le parole che come il famoso “Chi sono io per giudicare?” son state malintese
                Che si prestassero a fraintendimenti, che altre dichiarazioni siano imbarazzanti … onestamente … sono un altro argomento
                Tu di cosa vuoi parlare?

            • @bri
              avevo contestualizzato.
              ma è che,ogni tanto,pare che parli come parlano tutti.
              la storia di terrorismo e povertà l’aveva già detta precedentemente.
              poi c’è quella del riscaldamento globale.
              adesso viene fuori quella della chaouqui-voluta dal Papa in persona-nella commissione pontificia sulla finanza o quel che è, che pare faccia da mezzana al monsignore che rifiuta. evvabbé.dice che scherzava col monsignore.( ma con quello che è venuto fuori ultimamente,scherzare sul sesso con esponenti della curia non pare un tantino fuori luogo?)
              poi c’è sempre la faccenda di Ricca.

              insomma,visto che quando parla viene ripreso dai media di tutto il mondo,non potrebbe informarsi o farsi informare meglio?

              perché la lista comincia ad essere lunghetta. e siccome,poi, quando parla di fede, non se lo fila nessuno….

      • Bin Laden, di famiglia ricchissima
        Al-Zawahiri, medico
        Al-Baghdadi con un dottorato.
        Si può continuare….

        • @Giusi
          Non c’entra nulla
          Si parla del dramma dei giovani reclutati e “strappati” alle loro famiglie in Africa
          Non confondiamo le due verità
          Son temi diversi

  8. In seguito ai fatti degli ultimi mesi, in particolare agli attentati fondamentalisti, al regno dell’orrore costituito dall’ISIS e al loro rovescio di medaglia, che è la nostra cultura sempre più nichilista e anti-umana, io ho speranza – solo una speranza, nessuna certezza – che si levino proprio i nostri giovani e giovanissimi. Che al falso eroismo della cintura esplosiva contrappongano un vero eroismo di preghiera, che al falso premio di poter godere con la forza di donne sottomesse e prigioniere contrappongano il vero eroismo della castità e della difesa della maternità, che al falso edonismo che li vuole schiavi della pornografia, della rete, di vite virtuali, cavie di esperimenti di disgregazione sociale quali contraccezione, aborto, love is love, uteri in affitto, eutanasia, persone comprate e vendute, esseri umani trattati come oggetti o parti di ricambio, contrappongano la semplice, avventurosa bellezza di farsi largo nella vita come in un territorio sconosciuto e affascinante, pronti a prendere sole e pioggia, ad amare aperti alla vita, ad avere uno sguardo di pietà sulle proprie debolezze e le altrui, a saper accettare il limite biologico, facendone l’occasione per una grande storia personale. Non so bene come fare, ma se potessi trasmettere un solo messaggio ai miei figli o a qualche loro coetaneo, direi solo “siate eroici anche voi, levatevi sulle vostre vite e siate santi”. Una gioventù così sarebbe la sconfitta di ogni cultura di morte, terrorista o nichilista che sia.

  9. Bello! Segnalo sulla stessa linea quest’altro bellissimo articolo. Parla anche di un sano “ecumenismo”. E’ un po’ lungo ma ne vale la pena.

    http://www.maurizioblondet.it/per-quali-valori-ci-chiedono-di-combattere/

  10. Prima c’era la Legione Straniera per i giovani in cerca di sparatorie, ora c’è il califfato (cosiddetto)!

  11. Il pericolo non è l’immigrazione, è il vuoto che offriamo a quelli che arrivano. Alla fine tra una vita senza senso e l’idea-forza del califfato ha buone possibilità di avere la meglio la seconda. Tra l’immersione nel nulla che non sia lussuria, denaro e potere (Eliot) e una identità forte sia pure fondata sulla violenza, i giovani immigrati scelgono Raqqa. Allora qui si gioca la partita per il cristianesimo: offrire una ipotesi di senso più bella e più vera di qualunque violenza e del nulla che avanza, offrire una via verità e vita: offrire Gesù Cristo. Ma non sarà un cristianesimo che insegue il mondo scimmiottandolo né una Chiesa ridotta ad agenzia sociale a conquistare i migranti. Né a risollevare noi europei dal crollo demografico.

    • @Pierre, non è neppure così semplice…

      I “valori” li puoi pure “offrire”, ma bisogna vedere se dall’altra parte vengono accettati, recepiti o se semplicemente gli pseudo-valori che hai citato, sono considerati effettivamente tali.

      Questo vale per gli immigrati, come per i “nativi”, come per tutti coloro che ci vivono accanto… come è valso per me per un lungo periodo della mia vita.
      In parte forse è vero che Cristo non mi era stato annunciato con la stessa “forza” che ho poi incontrato, ma è altrettanto vero che in me c’era semplicemente un rifiuto “a priori”.

    • …ci penseranno gli immigrati a ripopolare l’Europa!

    • Il pericolo è ANCHE l’immigrazione! Nemmeno se fossimo il paese più cattolico osservante a attrattivo per valori di questo mondo non potremmo MAI accogliere degnamente milioni e milioni di persone in così poco tempo, neppure se venissero indietro tutti i discendenti italiani dall’America latina.
      Poi c’è sicuramente la questione dei nostri valori ma NON SI PUO’ ASSOLUTAMENTE MINIMIZZARE IL GRAVE PROBLEMA DELL’IMMIGRAZIONE!

    • Non si potrebbe cominciare ad averne un po’ di questa lussuria? mi paicerebbe poter scegliere se peccare con le intenzioni o con i fatti..

  12. “Tolkien si imponeva alla mia attenzione per la sua robusta certezza che il bene e il male sono tra loro incompatibili; che nella storia umana è in atto un assalto tremendo da parte delle forze della perversione; che l’esistenza è drammatica e non ci si può cullare in un irenismo zuccheroso. In una cultura dove tutto è mescolato e grigiastro, dove pare che la vita sia un gioco insulso senza scopo e senza regole, dove c’è molta comprensione per tutto tranne che per le ragioni della verità, l’universo presentatomi da Tolkien mi appariva come un forte e provvidenziale richiamo all’autenticità degli esseri, dei principi, delle intrinseche finalità”. G.Biffi

    • Non mi meraviglia che a Tolkien sia stato preferito (nellì’assegnazione del nobel per la letteratura del ’61), lo scrittore bosniaco Ivo Andric, autore di quel MAESTOSO romanzo che è “Il ponte sulla Drina”.

      Tolkien era un’idealista che scambiava l’essere con il “dover essere”. Non capire che bene e male sono mischiati fra loro in un inestricabile ginepraio, significa non rendersi realmente conto di quanto sia drammatica la condizione umana. A69

      • Dissento. C’è molto più realismo nella mitologia di Tolkien che nell’esasperante soggettivismo della letteratura moderna .

  13. piano con le intrinseche finalita’!!!

  14. Chiedere radicalità di vita è la scelta comoda per delegare le responsabilità delle proprie azioni. Si adottano schemi e regole prestabilite e si rimane integri ad esse. Così l’asino morirà nel pozzo il giorno di sabato. Proprio i giovani sono i più esposti a tali scelte e a tale plagio. Evitano la sofferenza di crescere e di assumersi le responsabilità delle proprie scelte e sposano una vita radicale dove cosa bisogna fare e scegliere è già definito. Preferisco l’iphone a scelte radicali. Usarlo poco e bene sarà una scelta matura non una scelta perché la “mia legge” me lo impone. Santi e da profeti che scelgono di offrire se stessi in nome della vita e di Dio lo fanno per amore non per radicalità, non per essere eroi. Di amore e comprensione e libertà abbiamo bisogno. La radicalità porta solo guerre e violenze e oppressione, vale la pena di combatterla mettendo da parte per un po’ l’Iphone.

  15. Condivido in pieno

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